MenoDodicIGP: Caparra & Siciliani - Cirò Doc Bianco "Curiale" 2024


di Luciano Pignataro

Dici Cirò e pensi al grande rosso o agli splendidi rosati, rigorosamente da uva gaglioppo. Tutti noi parliamo, ecco perché stavolta vi consiglio il Curiale un bianco da uve greco bianco e pecorello prodotto da Caparra&Siciliani, storica e radicata azienda del territorio. Siamo sulle rive della Jonio, la magica combinazione delle due uve autoctone regala un profilo ben caratterizzato al vino, lavorato solamente in acciaio e messo in commercio la primavera successiva alla vendemmia. 


Io vi propongo la 2024 perché un po’ di bottiglia in più fa sempre bene: i profumi di frutta sono fusi a note minerali, la freschezza domina la beva e rivela la vocazione di questo vino ad abbinamenti di mare anche con pesci grassi o a piatti di vegetali. Insomma, una bella sorpresa a conferma che in questa regione si beve alla grande a prezzi più che abbordabili.

Prezzo: 10 euro dal sito aziendale

InvecchiatIGP: Valle Reale - Trebbiano d’Abruzzo DOC Vigneto di Popoli 2014



di Luciano Pignataro

Gli appassionati di Trebbiano sanno bene le potenzialità di invecchiamento di questo vino scoperte grazie a Valentini. Una strada che ha imboccato, con uguale rigore, anche Leonardo Pizzolo, veneto trapiantato in Abruzzo alla fine degli anni ’90 quando il padre gli affidò il vigneto a Popoli. I suoi bianchi, ottenuti in acciaio e a fermentazione spontanea, mi sono sempre piaciuti moltissimo per la loro pulizia olfattiva e soprattutto per l’energia inesauribile che il tempo non mette mai in discussione ma che, anzi, esalta.


Mi sono soffermato quasi esclusivamente sulla sua Vigna di Capestrano, ma ultimamente ho provato il Vigneto di Popoli che fa parte proprio del corpo iniziale dell’investimento abruzzese. Un impianto in gran parte dedicato al Montepulciano San Callisto ma che, per un ettaro circa, ospita il Trebbiano da cui si ricavano circa 5000 bottiglie a seconda dell’annata. Non siamo molto alti, poco più di 350 metri, su un altopiano le cui file guardano a sud-est verso la Majella e i Monti del Morrone che garantiscono un'energica escursione termica che tonifica le uve.


Avevamo conservato la 2014, annata problematica in molte zone d’Italia ma che Leonardo considera la migliore di sempre proprio grazie alle particolari condizioni che si sono create nel corso dei mesi in questa gola. Proprio il Trebbiano “del freddo”, come è definito dallo stesso Leonardo, ha goduto di condizioni favorevoli ed effettivamente quando lo stappiamo sulla cucina di mare di Alessandro Feo in Cilento godiamo subito di uno stato di grazia olfattivo straordinario. Naso fruttato, albicocche, esaltato dalla nota fumé e da un cenno di idrocarburo. Una sniffata lunga e appagante.


Al palato il vino esalta l’integrità della beva sostenuta da una grande freschezza e dalla pienezza del corpo per un finale lungo, lunghissimo e appagante. Complessivamente un sorso di un vino ottenuto da agricoltura biodinamica e lavorato solo in acciaio, capace di esaltare al massimo le caratteristiche del frutto. La testimonianza di come i bianchi italiani possano regalare soddisfazione e piacere immenso. Dodici anni di attesa non sono bastati a domarlo e, a nostro modesto avviso, il vino deve ancora raggiungere lo zenit.

Sergio Arcuri - Calabria IGT Rosato "Il Marinetto" 2025


di Luciano Pignataro

Il rosato di Sergio Arcuri è uno dei miei preferiti in Italia. Nasce in riva allo Ionio, è salino, minerale, non popputamente fruttato, non piacione. 


Da sempre il gaglioppo è un'uva da grandi risultati in questo segmento così sottovalutato in Italia, ma un sorso ci convince che un vino così possiamo berlo sempre, sia fresco sia invecchiato.

Radici e Rinascite: 8 etichette estive che raccontano 8 vite reinventate


di Luciano Pignataro

Il mio turno Igp arriva alla fine dell’estate e mi piace condividere con i lettori di questa rubrica una sintesi della serie che ho tenuto per otto settimane sul Mattino a luglio e agosto. Mi era stato chiesto di parlare di otto vini iconici campani adatti all’estate ed ecco allora la mia selezione. Si tratta di etichette conosciute dagli appassionati che al tempo stesso raccontano uno spazio e la storia di chi li produce, l’ennesima dimostrazione di come il vino abbia ancora una straordinaria potenza evocativa capace di far cambiare, come vedremo, piano di vita o antiche impostazioni generazionali. Seguite la foto da sinistra verso destra, non mettiamo le annate perché ci interessa parlare dell’etichetta e delle persone. Caratteristica comune a tutti: agricoltura biologica, prezzo fra i 15 e i 20 euro.


La Falanghina Campi Flegrei di Contrada Salandra a Pozzuoli 

Sandra Castaldo e Giuseppe Fortunato arrivano alla vite attraverso le api, vere e proprie sentinelle ambientali, indicatori di salubrità dei terreni. Partono infatti lavorando miele nei terreni di famiglia, ma la passione per il vino li travolge frequentando Montalcino dove si svolgeva una rassegna nazionale dedicata all’apicoltura. Rispettando l’ambiente, insieme riscrivono il gusto della Falanghina nei Campi Flegrei regalando a questo bianco complessità, longevità e personalità.

Vitamenia di Vigne di Raito in Costa d’Amalfi 

Una bellissima proprietà all’inizio della Costiera Amalfitana cambia la vita a Patrizia Malanga: questi due ettari diventano un giardino di viti da aglianico e piedirosso con frutta, ortaggi e sala per corsi e serate sospesi fra l’azzurro del cielo e quello del mare. Via dalla città, Patrizia cambia vita e produce prima un rosso e poi questo rosato. Le Vigne di Raito, questo il nome della cantina, è dal primo minuto in conduzione biologica certificata, immersa in una vegetazione tipica della macchia mediterranea, caratterizzata dalla presenza di limoneti, olivi secolari, melograni, boschi di corbezzoli, ecc. nonché luogo di rifugio della ricchissima microfauna presente nella zona. Le viti vengono coltivate su terrazzamenti, tipici della costiera amalfitana, delimitati dalle cosiddette “macere” termine con il quale, da queste parti, si è soliti indicare i muri verticali di contenimento, realizzati allo scopo di favorire il pieno utilizzo dei terreni sovrastanti.

La Matta, bianco frizzante di Fiano di Casebianche in Cilento 

Nel 2000 Betty Iorio e Pasquale Mitrano decisero infatti di dare una svolta radicale alla loro esistenza, mettendo da parte le loro sicurezze e la gratificante professione di architetti in provincia di Napoli per stabilirsi nella campagna di Torchiara nel Cilento insieme con i figli. La Matta prende spunto dai Prosecco Colfondo ed è un successo incredibile anticipando, nel 2010, le attuali tendenze di gusto.

Il Kalimera di Pasquale Cenatiempo a Ischia 

Ottenuto da uve biancolella in purezza è una delle chiavi giuste per capire come l’Isola Verde, nonostante i casini degli ultimi decenni, mantenga un rigore profondo, contadino, terragno. Sarà un caso che il piatto nazionale resta il coniglio all’ischitana e non una ricetta di mare? Isola di contadini più che di marinai e pescatori, un’isola abitata da montanari poco chiacchieroni e molto misurati. La piccola azienda gestita da Pasquale e dalla moglie Federica Predoni è una bella e solida realtà fondata nella prima metà del secolo scorso. Insieme hanno impresso una svolta di rigore agricolo puntando sul biodinamico e producendo vini fantastici e ricchi di personalità.

Il Vetere rosato di San Salvatore a Paestum 

Il rosato, l’azienda di Peppino Pagano che ha fatto la prima vendemmia nel 2009. Nasce quasi per gioco, perché in Italia questi vini quasi non sono considerati degni di attenzione. Invece questo vino che nasce a Giungano, piccolo paesino cilentano appollaiato sulle colline sui templi di Paestum è passato dalle 10mila bottiglie del 2013 alle attuali 130mila e non conosce battute d’arresto, praticamente ormai da solo assorbe un terzo della produzione aziendale. Peppino è un imprenditore di successo nel settore alberghiero e ristorativo, ma il suo sogno era dedicarsi alla viticoltura e adesso i figli si occupano degli alberghi e della Dispensa mentre lui ama dedicarsi solo al vino.

Il Pallagrello bianco di Teresa Mincione a Caiazzo 

La storia di un’uva dimenticata e di una ragazza che faceva l’avvocato. Dal loro straordinario incontro nasce questo bianco casertano, La Luna e il Ventaglio. Non sono uso consigliare bianchi freschi ma stavolta stappatelo e bevetelo tutto, in fondo se un vino è buono e piacevole perché aspettare prima di aprirlo? A bottiglia aperta, una chiacchiera tira l’altra e mi accorgo che si arriva ben presto al fondo in maniera facile e piacevole. Profumi agrumati e anche di frutta esotica, acidità marcata, questa versione del Pallagrello si libera abbastanza bene della stanchezza che in genere trasmette anche nelle sue versioni più giovani.

Tresinus, il Fiano di San Giovanni a Castellabate 

Questo Fiano leggermente passato in legno nasce in Cilento. La proprietà di circa 20 ettari, quattro di vigneto, fu acquistata dall’avvocato salernitano Marino Corrado. Uno dei suoi tre figli, Mario, classe 1965, dopo aver studiato Architettura a Torino, decise nel 1999 di lasciare la professione, cambiare radicalmente vita, e di trasferirsi con la moglie Ida Budetta. Una scelta radicale, in un luogo dove non arrivava la luce elettrica e senza linea telefonica, con un pastore che si credeva padrone della collina e li disturbava al punto di danneggiare il primo impianto fotovoltaico. Dove la sera bisognava fare la guardia ai vigneti insidiati da volpi e cinghiali. Insomma, una storia vera, non creata a tavolino.

Colle Rotondella, il Piedirosso di Cantina Astroni a Napoli 

Gerardo Vernazzaro è l’enologo che ha determinato la svolta di una delle cantine storiche di vinificazione che da sempre hanno prodotto il vino per la città, la famiglia Varchetta. Dopo aver completato gli studi di Enologia a Udine ha di fatto cambiato in modo radicale l’impostazione dell’azienda a cominciare dal nome, Cantine Astroni nel 1999. Insieme alla moglie Emanuela e ai cugini Vincenzo (anche lui enologo) e Cristina Varchetta ha portato avanti con decisione un progetto di riqualificazione dei vigneti in quest’area di Napoli, ben 25 ettari. Il Piedirosso con lui cambia passo. Ed oggi è un vino leggero, bevibile, moderno, adatto alla cucina leggera.

Bilancio: un rosso da Piedirosso, due rosati da uve aglianico, cinque bianchi uno da biancolella, uno da falanghina, uno da pallagrello bianco e due da fiano. Otto scelte di vita, una sintesi della biodiversità della costa campana.

MenoDodicIGP: Nicola Bergaglio - Gavi di Rovereto Minaia 2025


di Carlo Macchi

Se esistesse un premio per il miglior vino venduto al di sotto dei 12 euro non ho dubbi che lo vincerebbe a mani basse questo Gavi. Siamo di fronte ad uno dei miglior bianchi d’Italia e ad un’azienda di Contadini con la “C” maiuscola che da sempre fanno un grande Gavi e lo vendono ad un prezzo ridicolmente basso.
Rovereto è frazione di Gavi, e il vigneto Minaia è “semplicemente” una vigna curata alla perfezione in un terreno molto adatto. Il resto lo fa la mano del produttore in cantina.


Questo 2025 ha intensi e fini profumi floreali affiancati da lievi note di erbe officinali. La bocca è estremamente sapida, con una struttura importante e una lunga chiusura. Un vino che inoltre invecchia che è una bellezza. 

Sul web a 9.50 Euro, in cantina attorno a 7

InvecchiatIGP: Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy - Barbaresco Martinenga 2008


di Carlo Macchi

L’annata 2008 non è passata agli annali tra le migliori del nuovo secolo e i motivi sono stati diversi: si veniva dalla caldissima 2007 e l’inizio dell’anno è stato anch’esso caldo, non permettendo alle piante di riposare. Inoltre ci sono state piogge importanti per tutta la primavera, che sono proseguite per tutto giugno. Poi il classico caldo di luglio e agosto è stato interrotto ancora da 4-5 giornate di pioggia leggera e solo da settembre c’è stato un lungo periodo soleggiato senza pioggia. Quindi un’annata che ha voluto “guardare in faccia” il produttore. Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Grésy sono un’azienda storica di Barbaresco e la vigna di Martinenga è il loro fiore all’occhiello: 12 ettari in cui vengono coltivati vari vitigni, tra cui naturalmente il nebbiolo per l’omonimo Barbaresco.


Questo 2008 era da parecchio tempo in cantina ed è stato vittima della regola della casa che recita: “Chi viene invitato a cena deve, prima di salire, passare in cantina e scegliere quello che vuole”. Così Gianpaolo Giacomelli e Giovanni Solaroli sono arrivati con questa e altre bottiglie e mi sono ritrovato a stapparla sperando che il tappo non ci tradisse. In effetti era perfetto e tutto è andato bene: anche il caldo di questa tremenda estate, che ci ha costretto a berlo a una temperatura un po’ più alta del normale, non ha inficiato il risultato finale.


Il colore era un rubino non molto intenso, classico del nebbiolo, e anche il naso, dove il legno era perfettamente amalgamato, parlava chiaramente la lingua del vitigno con note floreali e balsamiche in prima fila. Bocca elegante, anche fresca, con una tannicità viva ma dolce che ha permesso al vino di accompagnare perfettamente un rustico ma gustoso spezzatino di manzo. Un vino che sarebbe potuto andare avanti per molti anni ancora ma… la regola della casa non risparmia nessuno!

Pietraserena - Toscana IGT Vermentino Nero 2025


di Carlo Macchi

Che a San Gimignano si producesse un vermentino nero non lo sapevo, che Pietraserena lo facesse così buono non lo immaginavo. 


Naso molto intenso pepato e speziato, corpo leggero, equilibrato e con un tannino sottile ma vivo. Un vino tutto piacevolezza da provare assolutamente. 18 Euro in cantina.