E mentre gli altri erano in Fortezza per Benvenuto Brunello 2005...

...con qualche produttore e qualche amico appassionato ci siamo ritrovati al ristorante “Il Pozzo” di Colle Sant’Angelo per valutare senza problemi alcuni Brunello 2005 e, soprattutto, valutare qualche vecchia annata che, magari, era stata o meno sopravvalutata in tempi non recenti.
Accanto a succulenti piatti di pappardelle al cinghiale e bistecche alla fiorentina ecco, di seguito, qualche nota interessante e qualche consiglio per i futuri acquisti:
Brunello di Montalcino San Lorenzo 2005: è ormai dal 2003 che seguo l’evoluzione di questo giovane produttore toscano e, anno dopo anno, il suo vino mi piace sempre più, sta acquistando personalità e complessità. L’ultima annata è di grande finezza, leggiadria, è un’esplosione di fiori, piccoli frutti rossi e spezie scure. Bocca equilibrata, armonica, di buona persistenza. Non ho idea di quanto potrà evolvere ma già da ora è bevibilissimo.
Brunello di Montalcino Il Poggione 1999
: grandissimo vino, profondo, scuro con le sue note di tabacco, prugna della California, cardamomo, humus, grafite a cui si aggiunge, splendida, una intensa nota affumicata, di camino, che rende il vino compagno ideale in queste serate uggiose. Gusto di grande impatto, in bocca il vibrante tannino ci annuncia che questo Brunello avrà ancora tempo davanti. Ottima chiusura su note di frutta nera.
Brunello di Montalcino Stella di Campalto 2005
: un Brunello che non troverete in Fortezza visto che l’azienda, per così dire, non è in buoni rapporti col Consorzio. Vino da agricoltura biologica, al naso si presenta di grande freschezza, netti i sentori balsamici poi arriva il frutto croccante, tutt’altro che maturo, e una leggere sensazioni di spezie orientali e minerali. In bocca è rotondo, setoso, tutto è perfettamente fuso in una grande armonia di fondo. L’unico neo di questo vino? Forse il prezzo non proprio alla portata di tutti.
Brunello di Montalcino Cerbaiona 1998
: naso particolarissimo, non riesco a sentire precisamente degli aromi, dopo dodici anni tutto sembra perfettamente fuso in un unica grande caleidoscopica essenza composta da frutta nera, fiori, spezie. In bocca è spettacolare la sua carica giovanile, sembra un vino appena uscito, tannino graffiante e fervida acidità rendono tutto splendidamente vivo e di grande equilibrio. Alla cieca farebbe dei seri danni…
Rosso di Montalcino Soldera 1980
: chicca regalata dal sempre generoso Fabio Cagnetti. Poche parole: ci troviamo di fronte ad un vecchio playboy, la sua bellezza ormai sfiorita non riesce a celare totalmente il suo glorioso passato fatto di suadenti olfazioni e palati finemente sedotti nonostante un’annata tutt’altro che esaltante a Montalcino. Oggi possiamo percepire solo l’eco di quello che fu un tempo ma, nonostante tutto, continuiamo a rimanere incantati di questo vecchio signore, esterrefatti e anche un filo gelosi delle sue vecchie e nuove conquiste. Grazie Gianfranco.

Dieci anni di Sassicaia. Il mito Toscano in una splendida verticale

Uno delle più interessanti verticali che sono state organizzate al Roma Vino Exellence 2010 è stata sicuramente la verticale di Sassicaia tenutasi alla presenza di Sebastiano Rosa (figlio del Marchese Incisa della Rocchetta). Non sto qua a scrivere di nuovo cosa ha significato in Italia la nascita di questo grandissimo vino, prima di entrare nel dettaglio delle varie annate posso solo sottolineare, anticipando un po’ le conclusioni che il Sassicaia è anzitutto un vino di territorio, come pochi, infatti, ha letto e riesce a leggere il terroir di Bolgheri che si distingue enormemente dal resto della Toscana. Il Sassicaia è anche un vino che, nel bene e nel male, riesce come nessuno a leggere perfettamente le annate, non è mai uguale a se stesso e questo, come sappiamo, è la prerogativa dei grandi vini.
Infine, il Sassicaia è un vino che esprime sempre e comunque eleganza, anche nelle annate difficili, pur con i suoi mille difetti, c’è sempre quella finezza di fondo che lo rende riconoscibile tra mille.
Tra le annate proposte in verticale vi era grande curiosità per la 2007, in anteprima assoluta per il pubblico presente, un’annata che lo stesso Rosa ha dichiarato essere molto simile alla ’97. Difficile dire cosa c’era dentro il bicchiere e, soprattutto, come questo vino evolverà visto che davvero mi son trovato di fronte ad un neonato che esprimeva la sua eleganza più in bocca che al naso. Mi domando sempre se è ha senso valutare dei vini di questa portata quando sono ancora in fase di affinamento e quando, se tutto va bene, inizieranno a dir qualcosa dopo almeno cinque anni.
2006: il vino si caratterizza per la sua freschezza ed eleganza nonostante abbia molta “ciccia” e una bella trama tattile. Grandi speranze per il futuro
2005: l’annata non è stata il massimo, abbastanza piovosa anche se le uve sono state portate in cantina prima che si generasse il danno. Vino meno carnoso del 2006 ma più floreale, leggiadro, fine con una leggera nota di peperone verde di contorno. Bocca non prepotente, tutto è abbastanza vellutato e lieve, tannino molto bordolese. Grande bevibilità.
2004: prima bella annata dopo i “danni” causati dalla 2003 e dalla 2002. Siamo di fronte ad un grandissimo vino che, superata la timidezza iniziale, si apre mostrando un mondo meraviglioso fatto di solida ed immensa eleganza e, soprattutto, di notevole profondità. Ci perderesti le ore col naso nel bicchiere. Equilibrio gustativo notevole. Il Sassicaia che oggi vorrei.
2003: banale scrivere annata calda,anche se il clima marino di Bolgheri ha mitigato le alte temperature. Siamo di fronte ad un Sassicaia potente, esagerato, anche il tannino va ancora mitigato. La finezza c’è, la si trova, ma siamo davvero al limite. Spero che il tempo lo faccia evolvere al meglio.
2002: al perché far uscire il Sassicaia in questa annata sfigata, Ian d’Agata ha risposto così:”Stiamo criticando una scelta che spesso e volentieri è ben accettata quando parliamo di grandi Chateau Bordolesi. Perché nessuno critica Chateau Margaux quando esce in annate terribili?". Fatta questa premessa posso solo dire che, nonostante tutti i difetti, il Sassicaia 2002 è un vino leggero dove tutto è appena accennato ma, in fondo, resta comunque piacevole. Certo che a quel prezzo…
2001: annata di grandi vini in Toscana e il Sassicaia di certo non tradisce le attese con un frutto maturo ben definito a cui si accompagnano aromi mediterranei e una leggera terrosità di fondo. In bocca il vino è di grande personalità e struttura, ha tannini finissimi, estremamente bordolesi e una grande persistenza. Si ritorna al mio Sassicaia.
2000: il Sassicaia sembra un po’ soffrire le annate calde anche se non siamo ai livelli della 2003. Più verticale rispetto al 2001, si caratterizza per aromi di frutta matura, caffè e humus. Struttura imponente e di grande intensità. Buona la persistenza finale.
1999: il Sassicaia che non ti aspetti perché, nonostante un’annata sottotono, il vino, pur mancando di profondità, rimane molto fine, elegante, sapido, una sorta di cattedrale dove si parte dalla base molto larga e si arriva stretti stretti verso l’alto. Io lo aspetterei ancora.
1998: un vino di assoluto equilibrio, eleganza, con un bagaglio aromatico dove si riconoscono le note di cola, humus, frutti di rovo e scorza di agrume. Ottima coerenza tra gusto ed olfatto. Un vino di grande beva e forse il più pronto della serata.

Vorrei che il Frascati Doc non fosse solo il vino di Roma....

I problemi del Frascati, storica DOC laziale, sono noti già da molto tempo a tutti gli operatori del settore e qualche mese fa avevo scritto su Percorsi di Vino un post dove si dava evidenza a tutta la crisi del settore agricolo dei Castelli Romani.

Nel frattempo le cose non sono migliorate, anzi, ho letto che Stefano Di Tommaso, sindaco di
Frascati ha scritto ad Alemanno per individuare insieme le azioni per un rilancio dell’intera filiera. In particolare il primo cittadino della città laziale nella sua lettera ha sottolineato ad Alemanno le difficoltà in cui versa un comparto fondamentale per un vasto territorio, che interessa centinaia di aziende e un indotto già penalizzato negli anni scorsi dalla scarsa remuneratività del prezzo delle uve, che quest’anno potrebbe ulteriormente scendere con conseguenze disastrose per gli operatori, il tutto nonostante l’alta qualità del vino Frascati che, secondi Di Tommaso, dovrebbe essere avere il seguente slogan: Frascati, il vino di Roma!

Questo grido di dolore pare abbia avuto
effetto visto che, giorni fa, ho letto che si sta dando il via ad una iniziativa a tutela del Frascati Doc che vede coinvolti i Comuni di Roma, Frascati e il Consorzio di tutela denominazione Frascati, progetto che prevedrà degustazioni, una campagna promozionale e l'organizzazione di un corso di formazione professionale per addetti del settore e semplici appassionati.
Abbastanza eloquenti le parole di Mauro De Angelis, presidente del Consorzio di tutela denominazione Frascati Doc:” L'attenzione del sindaco Alemanno, dell'assessore Bordoni e del sindaco Di Tommaso è molto positiva ed è molto importante che si sia colto il giusto valore, sia dal punto di visto economico che storico, a un marchio la cui qualità è riconosciuta in tutto il mondo".
Quindi, da quello che leggo e che sento le cose sono due: o i politici locali sono degli eno-ignoranti e non hanno mai bevuto il Frascati Doc, oppure, e la cosa sarebbe peggiore, sono del tutto consapevoli ma fanno finta di nulla e così facendo, alla fine, non fanno di certo gli interessi del consumatore finale.

Il
motivo di queste mie affermazioni è molto semplice ed oggettivo: nel Lazio ci sono pochissime aziende che producono un Frascati decente che, con la sua qualità, possa essere paragonato ad altri vini bianchi italiani (verdicchio, fiano, etc.).
I vini sono talmente mediocri che anche le guide, con tutti i loro limiti, li ignorano.
Nella zona dei Castelli Romani manca da anni un leader, un vignaiolo che con la sua qualità produttiva possa trainare anche gli altri. Un esempio? Vedi Walter Massa col Timorasso.
I vini della Doc Frascati sono, mediamente, di poca qualità anche perché agli stessi produttori non gliene frega nulla di raggiungere certi obiettivi. Dico questo perché i dati in mio possesso parlando di una resa per ettaro media di oltre i cento quintali. CENTO QUINTALI!!!!!
Ma, allora, di che stiamo parlando? Come si fa a dire che il Frascati è un vino riconosciuto a livello internazionale per la sua qualità? E’ assimilabile ad un Borgogna? Come si fa a dire che il Frascati è di alta qualità quando in Italia ci sono almeno dieci denominazioni (e mi sono tenuto stretto) che gli fanno le scarpe?

Signori politici, prima di sparare cavolate, bevete e confrontate e poi, se siete in grado ancora, datemi il responso…

Josko Gravner e la sua posta....del cuore

Tra i vari vignaioli capaci di dare un’anima al vino sicuramente annovero quel grande uomo che ha questo nome e cognome: Josko Gravner.
Ebbene, cercando notizie per porre redigere un piccolo articolo su di lui, ho scoperto che fino a
poco tempo fa il nostro amato produttore teneva un’interessante rubrica o, meglio, un fermo posta dove, quando poteva o voleva, rispondeva ad una variegata schiera di appassionati di vino che gli ponevano le più disparate domande o che facevano lui i meritati complimenti.
Peccato che la sua rubrica sia finita (l’ultima risposta ad un lettore risale ad aprile 2009) anche se, conoscendo il personaggio e la scarsa propensione ad internet, non mi aspettavo nulla di infinito e, comunque, cadenzato.

Peccato, dicevo, che tutto sia finito perché dalle sue risposte ho potuto capire meglio il contadino Graver, la sua filosofia e, soprattutto, come la sua idio
sincrasia a tutto ciò che sembra commerciale.
Un esempio? Rispondendo ad una lettrice che lo rimproverava sulla sua mancata presenza ad un evento targato “Vini naturali” scrive semplicemente così:” Gentile signora Antonella,mi spiace davvero che lei e altre persone siano state illuse di una mia presenza, di certo tutto non è dipeso da me, infatti non ho mai detto o solamente pensato di parteciparvi.

Questo non perché io mi senta superiore agli altri produttori, solamente che io non credo “più” a questo tipo di cose, a queste associazioni fra produttori, forse mi sbaglio, ma questo è quello che penso, e non saranno i Vini Veri, i Vini Naturali, i Grand Crù d’Italia ecc..a farmi cambiare idea”.

Interessante è anche il modo in col quale contestualizza il suo lavoro e il suo mestiere:” …… come già detto più volte non sono un Maestro, faccio il Contadino, il Contadino volutamente scritto con la “C” maiuscola [….]. Ho sempre detto che per me fare Vino è filosofia non enologia e
Oliviero Toscani scrive che un contadino è uguale ad un filosofo, questo è il più bel complimento che poteva fare a chi fa “veramente” il mio mestiere”.
Un contadino che fa del vino la sua filosofia e dal carattere a volte burbero come dimostra questa risposta ad un enotecario di Torino che si lamentava di cercare (invano) di avere contatti con lui nonostante fosse cliente da anni:”………la tua lettera non è la prima ne sarà l’ultima che r
icevo…cosa vuoi che ti dica? Sono fatto così, è passato troppo tempo ora mai per cambiare il mio carattere e forse non lo vorrei neppure cambiare.
La mia azienda è la mia casa ma nel vero senso della parola, e forse è proprio questo che mi porta a proteggerla, molte volte lascio fuori dalla porta persone davvero interessanti mentre altre volte faccio entrare delle persone che con me e con i mie vini non hanno nulla a che fare…il mio chiud
ermi con me stesso non è altro che una protezione, con questo non voglio dire che sia giusto, ma non voglio che neppure gli altri mi dicano quello che sia giusto o sbagliato.
Comunque alla fine di tutto spero che i mie vini le piacciano essendo la cosa più importante…più di andare in giro per cantine, costruite solo per stupire i visitatori”.

Tra le righe delle sue tante risposte anche un breve cenno al suo rapporto con Daniele Cernilli, accusato da lettore di esser stato in passato un grande nemico di Gravner.
Ecco la sua risposta:”… non giudico l’uomo per quello che mi può dare, non stringo amicizie per interessi. Ho persone amiche che non amano i mie vini, ma questo non va ad influire sul resto. E’ vero ci sono stati anni in cui Daniele non amava i mie vini ma come lui il resto del mondo, e allora??? Io avevo messo in conto tutto questo, ma sapevo dove volevo arrivare e una volta arrivato in molti mi hanno dato ragione, Daniele era uno di questi.

Ho conosciuto Daniele tanti anni fa, di lui mi ha sempre colpito la sua memoria e la sua cultura, ma in particolare la sua umiltà, siamo due persone che si stimano, i premi le critiche non mi interessano vanno evengono, quello che resta alla fine di tutto è la nostra faccia".


Un vero peccato che sia terminata (spero per poco) questa rubrica, una vera chicca per chi ama il vino ma, visto le ultime tragedie che lo hanno colpito, penso che Gravner si sia chiuso ancor di più in se stesso e non abbia molta voglia di parlare col mondo.
Ingiusto, tutto davvero maledettamente ingiusto!

Roma VinoExcellence - altro breve aggiornamento

Ieri due grandissime verticali bolgheresi. Martedì riordino tutti gli appunti ma vi posso anticipare che il millesimo 2004 a Bolgheri è stato fantastico con due grandi espressioni di Sassicaia e Paleo, davvero straordinari in termini di complessità e bevibilità.
Bevuto con grande godimento immediato anche il Caberlot 2005 e 2006, vino sicuramente unico nel suo genere, di grande struttura e intensità aromatica che ha il solo grande difetto: viene prodotto solo in poche magnum. Altro difettuccio? Talmento "mostro" che non riuscirei ad abbinarlo facilmente.
A breve altre impressioni...

Roma VinoExcellence & Merano WineFestival - aggiornamento

Tornato ora dall'evento dopo tre supe verticali di Cà del Bosco - Anna Maria Clementi, Taurasi Mastroberardino e Castello di Ama Chianti Bellavista.
Primi giudizi: grandissimo l'Anna Maria Clementi 1979, ottimo il Bellavista 2006 ma, una spanna sopra tutti, il Taurasi Mastroberardino Riserva 1968, uno dei migliori vini italiani di sempre.
Apocalittico!
A breve per una recensione completa della prima giornata

Al via il Roma VinoExcellence & Merano WineFestival

Oggi inizia il Roma VinoExcellence & Merano WineFestival, una nuova iniziativa del Merano Wine Festival, che dopo 18 anni di attività, è conosciuto in tutto il mondo per essere, insieme al Vinitaly, la più importante manifestazione di vino d’Italia.
Una manifestazione studiata e voluta da Helmut Koecher e Ian D’Agata negli anni, dedicata al vino di qualità per il grande pubblico e per i produttori, offrendo a tutti un progetto unico e
di grandissimo prestigio.
Helmut Köc
he
r, ideatore e presidente del MIWF, noto per la professionalità nella selezione delle aziende vitivinicole da tutto il mondo nei diciotto anni di storia del MIWF, e Ian D'Agata, uno dei più noti e sopratutto credibili wine writer del mondo, responsabile per l'Italia dell'International Wine Cellar e autore di guide e testi sul vino (fra cui la prima guida scritta da un italiano per una prestigiosa casa editrice USA, “The Ecco guide to the Best wines of Italy” delle Ecco/Harper Collins), hanno voluto ricreare il Merano WineFestival delle origini, quando le aziende prescelte non erano più di cento, scegliendo Roma, capitale d’Italia e primo mercato del vino della nazione.

Con Stefania saremo sicuramente presenti alla manifestazione iniziando il "percorso di vino" alle 10.30 con la partecipazione al Convegno:
l Sangiovese oggi, splendori e miserie di un grandissimo vitigno italiano.

Seguite gli aggiornamenti in diretta!