Tra il Chianti di Lamole e quello di Radda

Come sempre il  mio amico Davide Bonucci, presidente dell'Enoclub Siena, organizza in Toscana degustazioni non solo di grande livello ma anche didattiche.
L'ultima è stata strutturata la scorsa settimana a Lamole in occasione della manifestazione "I Profumi di Lamole" che ogni anno presenta la produzione del suo Chianti Classico.


Il wine tasting, totalmente alla cieca, prevedeva il confronto fra i Chianti Classico 2009 di Radda e quelli di Lamole per capire, se ci sono, differenze tra le due espressioni territoriali.

Ovviamente le figuracce che ho fatto sono state notevoli ma, a prescindere da tutto, voglio raccontarvi di due/tre vini che mi hanno fatto grande impressione. Alcuni, come vedrete, sono vere e proprie new entry per gli appassionati.



Pruneto - Chianti Classico 2009 : il loro vino non mi ha mai fatto traballare dalla sedia ma questo 2009 è davvero bello per il suo naso ben espresso tra frutta rossa e fiori e per una bocca intensa e vellutata caratterizzata da tannini ben fusi e grande equilibrio. Un Chianti dal buon rapporto q/p.



Montevertine - Pian del Ciampolo 2009 : sono sempre più convinto che Martino, adoratore di Borgogna, vinifichi questo IGT in terra francese. Ha tutto per essere considerato un grande village.

Fattoria di Lamole - Chianti Classico Vigna Grospoli 2009: come si fa a non mettere questo vino a Lamole? E' un grande vino di territorio che pare abbia discendenza diretta con ogni tipologia di fiore rosso presente sulla Terra. Eterea, setosa ed elegante la bocca. Paolo Socci, i love you!

Caparsa - Chianti Classico Caparsino Riserva 2009: è la seconda volta che bevo questo vino e, dopo qualche mese dalla mia prima volta, trovo un Chianti ancora più profondo e complesso. Il Caparsino di Paolo Cianferoni quasi nebbioleggia con le sue note di agrume e viola. Bocca freschissima, coerente, dotata di un finale di bella lunghezza.



Bibbiano - Chianti Classico Montornello 2009: l'intruso, non essendo nè di Radda nè di Lamole, ha conquistato tutti per la sua freschissima vena agrumata dove l'arancia sanguinella la faceva da padrone accanto a meno marcati accenti di lampone, mammola, eucalipto. Gran bella bocca, minerale, agrumata, sottile, dotata di fitti tannini e sapida persistenza. Bella sorpresa!

Poggerino - Chianti Classico 2009: mettere il naso nel bicchiere e ritrovarsi in un cesto di frutta rossa croccante che si trasforma in seta dello stesso colore in bocca.Tannino di grana fine, bellissimo equilibrio, meno acido dei precedenti vini ma sicuramente più rotondo e pronto. Altra bella sorpresa.




Podere Castellinuzza - Chianti Classico 2009: è il vino dell'estate, ha una straordinaria nota di anguria e frutta rossa in macedonia che, più che berlo, te lo mangeresti! Solo ancora troppo giovane ma il resto, sorso compreso, è davvero ottimo. 

I Fabbri - Chianti Classico Terra di Lamole 2009: il "base" di Susanna è sempre una piacevole conferma. Succoso, polposo, deciso quanto basta e, soprattutto, territoriale. 

Val delle Corti - Chianti Classico 2009: giovanissimo eppure già profondo e luminoso.  Sorso fresco e beva compulsiva. Roberto Bianchi è diventato davvero uno dei grandi del Chianti. 

Le Masse di Lamole - I Cortacci di Lamole IGT 2011: et voilà, ecco il colpo a sorpresa. Dopo una 2009 problematica che non aveva lasciato grandi ricordi a nessuno, Davide arriva con questa bottiglia di riserva che ha sorpreso tutti per il suo essere intensamente floreale e lamolese. E' un vino con poca gravità che va ascoltato ed ammirato. Piccola curiosità: è un blend di Sangiovese 80%, Canaiolo 5%, Malvasia e Trebbiano bianchi 15%. W la vecchia ricetta del Chianti!




Vi lascio con una splendida vista da Lamole


La classificazione dei Grand Cru d’Italia in occasione dell’Expo 2015? No, grazie

Tutto è nato da questo post inserito da Flaviano Gelardini all'interno del forum del Gambero Rosso:

Cari Forumisti,

come forse alcuni di voi avranno letto la settimana scorsa abbiamo presentato a Roma la Classificazione dei Grand Cru d’Italia: le 30 etichette italiane più ricercate nelle aste, classificate in base ai maggiori livelli di prezzo ed alla minore percentuale di lotti invenduti, registrati alle nostre aste (dal 2005 al 2013).

Dal 2009 abbiamo redatto questa classificazione basata su criteri oggettivi di prezzo ritenendo che possa essere uno strumento utile, ad integrazione delle nostre denominazioni, che definiscono più una tipicità che una qualità assoluta, per la promozione del vino italiano nel mondo, questo il link per scaricare la Classificazione aggiornata 2013: http://www.grwineauction.com/classifica ... tyPhoto/0/

La domanda del sondaggio è:

Sareste favorevoli ad ufficializzare la Classificazione dei Grand Cru d’Italia in occasione dell’Expo 2015 per consentire di inserire la dicitura “Grand Cru” nelle etichette classificate?

Facciamo un salto temporale all'indietro.

Una settimana fa molti organi di stampa riportavano che la Gelardini & Romani, famosa casa d'aste italiane specializzata in vino, avevano stilato la SUA classificazione dei Grand Cru d'Italia sulla base del seguente metodo:

La Classificazione riguarda le etichette di vino italiane più ricercate ed apprezzate da collezionisti ed investitori di tutto il mondo, classificate in base ai maggiori livelli di prezzo ed  alla minore percentuale di lotti invenduti registrati dalla Gelardini & Romani Wine Auction. Il metodo di classificazione dei Grand Cru d'Italia della Gelardini & Romani Wine Auction ricalca quello utilizzato per la classificazione dei Grand Cru di Bordeaux, voluta da Napoleone III in occasione dell’Esposizione Internazionale di Parigi del 1855, ovvero il livello di prezzo dei vini di Bordeaux riscontrabile sui mercati secondari.


Su tale base, i vini che sono reputati Grand Cru sono i seguenti:

★Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi 
★Masseto Tenuta dell’Ornellaia 
★Barolo Riserva Monfortino G. Conterno
★Amarone Dal Forno
★Barolo Riserva Rocche del Falletto B. Giacosa
★Redigaffi Tua Rita
★Amarone Quintarelli 
★Sassicaia Tenuta San Guido
★Montepulciano d’Abruzzo Valentini
★Barbaresco Riserva B. Giacosa
★Brunello di Montalcino Riserva Soldera
★Messorio Le Macchiole
★Barolo Brunate Voerzio 
★Sperss Gaja 
★Barolo Riserva Granbussia A. Conterno
★Solaia Antinori
★Barolo Cascina Francia G. Conterno 
★Ornellaia Tenuta dell’Ornellaia 
★Barolo Cannubi Boschis Sandrone
★Barbaresco Gaja
★L’Apparita Castello di Ama 
★Brunello di Montalcino Riserva Madonna del Piano Valdicava 
★Le Pergole Torte Montevertine 
★Brunello di Montalcino Riserva Frescobaldi 
★Tignanello Antinori 
★Flaccianello Fontodi 
★Saffredi Le Pupille 
★Oreno Sette Ponti 
★Paleo Le Macchiole 
★Barbaresco Riserva Produttori del Barbaresco 

Torniamo ora al forum del Gambero Rosso. 

Purtroppo la proposta, che secondo me aveva più il fine di cercare incoraggiamenti, non ha ricevuto un grandissimo successo, anzi, in quanto sono venute fuori tutte debolezze di una classifica stilata con questo metodo.

Noi appassionati veri, anzitutto, poco tolleriamo una graduatoria basata su caratteri prettamente commerciali. Il più buono, il Grand Cru, è quello che viene venduto al prezzo maggiore? No, la risposta è no e per due motivi: il primo è che in questo modo, alla fine, la scelta la fanno i grandi ricchi del mondo. La seconda, più romantica forse, è che almeno io sono più legato ad una classificazione dei Cru di tipo borgognone cioè basata sulla qualità del vigneto. I migliori vini sono quelli che derivano dai migliori vigneti.

Sul forum, poi, sono state mosse altre critiche, tutte condivisibili. Siamo sicuri che Il Brunello di Frescobaldi sia davvero un Grand Cru? E l'Oreno Sette Ponti?
Poi ci sono delle imprecisioni: scrivere Barbaresco Riserva Produttori del Barbaresco non ha senso visto che che di questo vino abbiamo ben 9 Cru. Quale è quello preso in considerazione? 
Stesso discorso, secondo l'utente Pippuz, vale per il Barbaresco riserva di Giacosa. Quale? L'unica riserva "generica" etichetta rossa è il 1990, anno in cui sono usciti pure Asili e S.Stefano sempre et. rossa.

Forse, come scrive Andyele, "...quello che proprio non riesco a capire è la logica che sta sotto questa "classificazione" e se proprio proprio si volesse fare sono anche io del parere che "Gran cru" proprio non c'azzecca niente...tutta al più "Gran Vin".

Caro Flaviano, con simpatia, prova a riformulare la questione e vedrai che avrai maggior incoraggiamento! 



Gli Oscar del Vino 2013 sono l'inno alla Prima Repubblica enologica

Caro Franco Ricci, sicuramente non frequenti il mondo del web ma, spero, che tra i mille impegni tu riesca almeno ad accendere la TV per guardare il telegiornale.
Se lo facessi costantemente ti accorgeresti che da anni il mondo sta cambiando e, con lui, stiamo cambiando anche noi. 
E' crollato il muro di Berlino, la Russia e gli Stati Uniti non sono più in guerra fredda e, notizia di questi ultimi tempi, le cose stanno cambiando anche nei paesi di religione islamica dove dal 2010 sta andando avanti quella che viene definita la "Primavera Araba". 
Anche in Turchia, è notizia di questi giorni, c'è voglia di cambiamento. Pensa, addirittura i nostri politici (!) hanno capito che in Italia c'è voglia di innovazione e di riforme concrete e, per questo, anche se con grande fatica, si stanno adeguando.

Mentre tutto cambia c'è un mondo che non solo non va avanti ma, anzi, sembra anacronisticamente arretrare. Quel mondo, caro Franco, è il tuo e gli Oscar del Vino 2013 ne sono la fulgida espressione.


No, aspetta, non sto dicendo che i premi che hai consegnato (vedi ad esempio Sassicaia 2009 Five roses anniversario 2011), sono scandalosi, ovviamente ci possono stare, ma dal centro culturale del vino più importante del mondo, così come lo hai ribattezzato tu, mi aspetto ben altro e non una selezione di premi degni della Prima Repubblica del Vino. 
Se apro una qualsiasi guida degli anni '90 trovo gli stessi nomi: Tasca d'Almerita, Tenuta San Guido, Bellavista, Cà del Bosco, Feudi di San Gregorio (premiata come migliore azienda), Franz Haas, Riccardo Cotarella......

Sai che mi sembri? Uno feudatario degli anni 2000 chiuso nel suo castello che vive solo in base a logiche di potere circondato da una serie di vassalli che, ogni tanto, vengono compensati non mediante denaro ma tramite concessioni di benefici che una volta erano costituiti da terre. Ogni tanto, poi, vengono ricompensati col cibo migliore anche i servi della gleba.

Caro Franco sai quale è il mio rammarico più grande per gli Oscar di ieri? Che il miglior scrittore di vino ce l'hai all'interno del tuo staff e non lo sai...o non lo vuoi sapere.

Gli altri premi? Tranne forse il riconoscimento al Gran Cuvèe XXI Secolo 2007 D’Araprì (atto di benevolenza?) per gli altri non vorrei spendere nemmeno una parola. Sopratutto per Vespa.

Caro Franco ora ho da fare e, sicuramente, anche io ti avrò stancato con le mie vane parole. Vorrei solo che leggessi quest'ultima frase, il pensiero è di Harold Wilson: "Chi rifiuta il cambiamento è un vero e proprio architetto della decadenza e del disfacimento. La sola istituzione umana che può rigettare il progresso è il cimitero".

Gli Oscar del Vino 2013 in sintesi:

Miglior vino bianco
Chàrdonnay 2010 Tasca d’Almerita
Miglior vino rosso
Doc Bolgheri Sassicaia 2009 Tenuta San Guido
Miglior vino rosato
Five roses anniversario 2011 Leone de Castris
Miglior vino spumante (ex aequo)
Franciacorta Gran Cuvée brut 2007 Bellavista
Gran Cuvèe XXI Secolo 2007 D’Araprì
Miglior vino dolce
Alto Adige Moscato Rosa 2010 Franz Haas
Migliore etichetta
Trebbiano d’Abruzzo Vigna Capestrano 2010 Valle Reale
Miglior vino di grande Qualita-prezzo
Franciacorta Cuvée Prestige Ca’ del  Bosco
Migliore azienda vinicola
Feudi San Gregorio con Fiano di Avellino Pietracalda 2011
Migliore olio raccolto 2012 (ex aequo)
Olio extravergine frantoio Muraglia
Olio extravergine Biologico Monterisi
Olio extravergine Raggiolo denocciolato Felsina
Miglior enologo
Riccardo Cotarella
Miglior ristorante
Ristorante La Parolina (Acquapendente – Viterbo)
Migliore enoteca
La Casa del Barolo (Torino)
Migliore scrittore del vino
Giovanni Negri
Migliore Innovazione nel Vino 
Cooperativa Agricola La Guardiense
Migliore Direttore Commerciale
Giovanni Lai di Saiagricola

Val delle Corti, un Chianti Classico da brividi

Roberto Bianchi oltre che essere una persona speciale dotata di rara sensibilità, è anche un grande vignaiolo che, per dirla alla Armando Castagno, interpreta in maniera eccellente un terroir unico come quello di Radda in Chianti.
L'ho invitato a Roma un venerdì di Maggio, al Porto Fluviale, era tanto che gli facevo la corte per organizzare assieme un verticale del suo Chianti Classico. Volevo fargli una sorpresa, ad aspettarlo c'era tanta gente ma, una volta scaricate le casse di vino, ci siamo accorti che è lui che ha fatto la sorpresa a tutti noi perchè, tra le varie bottiglie che stava scaricando dal furgone, figuravano anche i millesimi 1996, 1997, e 1998


La sala prima della degustazione
Si inizia a stappare

Quelli sono gli ultimi Chianti Classico prodotti da Giorgio Bianchi, scomparso prematuramente nel 1999, anno a partire dal quale Roberto, assieme alla mamma Lis, prende in mano l'azienda per proseguire e migliorare il lavoro iniziato tempo prima dal padre che nel lontano 1974 vendette la casa di Milano e lasciò il lavoro per trasferirsi in Toscana, a Val delle Corti, che a quel tempo, pieno di rovi e muri a secco crollati, non era certo quel paradiso che è oggi.

La nostra verticale, pertanto, oltre a sfidare l'emozione del tempo, ci dirà anche se e come il lavoro di Roberto si sia differenziato da quello del padre. Due generazioni a confronto ed un unico filo conduttore: l'amore per un Terra e per il sangiovese.


Roberto racconta...

Val delle Corti - Chianti Classico 1996: Roberto mi dice che di questa annata ne ha ancora pochissime in cantina e, mettendo un pò le mani avanti, dichiara pubblicamente che non sa cosa aspettarsi da questo vino che è da troppo tempo che non lo degusta. Apro la bottiglia come una reliquia e lo verso nel mio bicchiere. Il colore è ancora integro, vivo, così come il naso che non lascia molto all'ossidazione e alle "classiche" note brodose di altri Chianti pari annata degustati in passato. Mettendo il naso nel calice, la prima cosa che colpisce è il profilo austero di questo sangiovese che sembra possedere un’anima profondamente ematica e minerale. Inizialmente riottoso, col tempo prende vigore, si apre, spalanca le finestre alla primavera e fa entrare al suo interno ventate agrumate che prendono la forma dell'arancia sanguinella e del pompelmo rosa. Poi arrivano i fiori, la viola e l'iris tratteggiano un contorno soave del vino che col passare dei minuti diventa etereo, sublime. Il sorso è connotato da una freschezza che tutti stentiamo a credere, c’è tanta sostanza e progressione in questo sangiovese di razza che chiude sapido, minerale, grintoso. Commovente.


Val delle Corti - Chianti Classico 1997: questo sangiovese non riesce mai, a differenza del precedente, a scrollarsi di dosso un certo rigore aromatico che prende la forma della terra di Radda. E’ profondo, a tratti viscerale, risente dell’annata calda ma, soprattutto in bocca, ha ancora tanta ricchezza ed energia. Gli manca quel tocco di acidità per farlo persistere come vorrei ma la sua materia e il suo essere passionale gli rendono ampiamente l’onore delle armi.


Val delle Corti - Chianti Classico 1998: l’ultimo vino di Giorgio Bianchi lo beviamo con grande rispetto e Roberto, presentandolo, non può non tradire un pizzico di commozione. Sangiovese gagliardo, una via di mezzo tra la ’96 e la ’97 dove, accanto alle sensazioni “tipiche” scure del vino, si affiancano aromi di erbe aromatiche, frutta di rovo e fiori secchi. La bocca conferma la grinta del vino caratterizzato da tannini duri che il tempo ha solo parzialmente smussato. Fortunatamente la struttura e la verve acida sono tali da garantire un supporto tale da rendere la beva estremamente misurata. Chiude sapido anche se, come per la ’97, manca quel guizzo tale da renderlo indimenticabile come per la ’96.




Val delle Corti - Chianti Classico 2002: quanta paura aveva Roberto di presentare questo vino figlio di un’annata che molti, causa piogge, hanno giudicato quanto meno difficile. Quanto paura aveva Roberto e quanta soddisfazione deve aver avuto quanto tutti, alla fine della degustazione, hanno quasi decretato questo vino come il campione della serata. Esile, elegante ed etereo è un vino senza tempo che, per molti tratti, prende la fisionomia di una ballerina classica che danza sulle punte. E’ uno dei migliori 2002 degustati nella mia vita.




Val delle Corti - Chianti Classico 2004 Riserva: se avessi bevuto il vino alla cieca avrei detto che davanti a me c’era un il Monprivato di Mascarello. La prima riserva di Roberto mostra un sangiovese di purissima luce, è un diamante che brilla per freschezza ed integrità col suo naso ampiamente agrumato, aromatico e floreale e la sua bocca fine e di giuste proporzioni dove tutte le componenti sembrano modellate ed equilibrate da un laser di precisione. Per chi ama i grandi sangiovese, quelli senza spazio e senza tempo. La Riserva viene prodotta solo nelle grandi annate e con le migliori uve Sangiovese (100%), selezionate dai vigneti più vecchi del podere.




Val delle Corti - Chianti Classico 2005: dopo la 2002, l’altra grande paura di Roberto è stata questa annata che, come ci ha spiegato, è stata mantenuta in bottiglia 2 anni oltre la media visto che, inizialmente, questo Chianti non lo convinceva assolutamente tanto da fargli esclamare: ”Perché l’ho fatto?”. Era la Pasqua del 2008 quando, per l’ultima volta, ha provato ad aprire l’ennesima bottiglia che, visto il periodo, era totalmente risorta diventando il sangiovese cercato e voluto. Rispetto alla 2002 è meno vibrante in termini di freschezza ma ha una complessità aromatica davvero affascinante dove dominano le note di cola, timo, menta, ciliegia e terra rossa. Bocca dinamica, a tratti speziata, dotata di soffice trama tannica e chiusura sapida. E per fortuna Robbè!

Val delle Corti - Chianti Classico Riserva 2006: il vino, rispetto alla precedente annata, si fa più intenso sia nel colore che nella gamma aromatica che regala note di mirto, ciliegia, aghi di pino, anice, iris e anice stellato. Al sorso il vino è fresco, agrumato, teso ed in perfetto equilibrio. In chiusura una lieve nota fumè dona ulteriore eleganza a questo Chianti dal volto mediterraneo.




Val delle Corti - Chianti Classico Riserva 2007: questo vino non è solo luce ma anche gioia di vivere ed un inno alla territorialità con sensazioni ancora croccanti di mammola e ciliegia ed una profonda mineralità rossa che ritroviamo anche al palato dove tutto è ancora primario, soprattutto la spina acida è ancora tagliente e dotata di fitti tannini dalla grana fine. Chiude su ampie volute sapide, fruttate e floreali. Probabilmente è la quadratura del cerchio per Roberto che, forse, sta strizzando l’occhio a suo papà che lo guarda fiero da lassù.

Qualche foto della serata alla fine, ricordi indelebili!











Grand Cru d'Italia, il top del vino italiano secondo Gelardini & Romani

Le classifiche, si sa, sono fatte per essere discusse e per scontentare molti. Sicuramente anche questa avrà fatto storcere il naso a qualcuno visto che, parlando di Grand Cru, c'è chi ricorda che questa classificazione in Borgogna l'ha stabilita la storia in base alla reale qualità del terroir.
Gelardini & Romani, invece, ne stabiliscono una tutta loro a fini meramente speculativi visto che il loro mestiere è quello di mettere grandi vini all'asta, soprattutto in oriente dove da poco si sono stabiliti. Peccato, le loro aste a Roma erano sempre interessanti!

Comunque, secondo la Gelardini & Romani Wine Auction, la Top Ten della classificazione dei "Grand Cru d'Italia 2013" presentata il 28 maggio a Roma prevede i seguenti vini: Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi, Masseto, Barolo Riserva Monfortino Giacomo Conterno, Amarone Romano dal Forno, Barolo Riserva Le Rocche del Falletto Bruno Giacosa, Amarone Giuseppe Quintarelli, Sassicaia, Montepulciano d'Abruzzo Valentini, Barbaresco Riserva Bruno Giacosa, Brunello di Montalcino Riserva Soldera.
La catalogazione raccoglie le etichette piu' ricercate ed apprezzate da collezionisti ed investitori di tutto il mondo, articolata in base ai maggiori livelli di prezzo ed alla minore percentuale di lotti invenduti.


"Rispetto all'ultima classificazione che risale al 2009 abbiamo elaborato una lista di 30 etichette contro le 27 della passata edizione" - afferma Raimondo Romani - In particolare un'etichetta e' uscita dalla classificazione per mancanza di record d'asta e quattro etichette hanno invece raggiunto i requisiti per esservi comprese. Altra novita' rispetto al 2009 e' la nuova, prima, fascia di prezzo, oltre ?300, naturale conseguenza della rivalutazione intercorsa in questi quattro anni delle tre etichette che stanno sul podio".

Durante la serata, che si e' svolta presso il ristorante romano Romeo Chef and Baker, a Luca Martini, Miglior Sommelier del Mondo 2013 (AIS), e' stato affidato il compito di presentare quattro delle migliori etichette: il Barbaresco Riserva Produttori del Barbaresco 2005; Il Brunello Castelgiocondo Riserva 2001; Il Paleo Le Macchiole 2001 e il Montepulciano d'Abruzzo Valentini 1993.


"Dopo l'estate abbiamo in programma la piu' grande asta di vini italiani di sempre che si terra' ad Hong Kong. A questo scopo resteremo in Italia fino a settembre per raccogliere le collezioni e completare il catalogo. L'Asta sara' preceduta da un Road Show per promuovere i Grand Cru d'Italia sia nelle principali citta' della Cina che ad Hong Kong" ha preannunciato Flaviano Gelardini.
Per il prossimo appuntamento in Italia si dovra' attendere dicembre per l'ormai tradizionale asta Natalizia dei Grand Cru d'Italia "en primeur", l'unico appuntamento che, anche per questioni affettive, i due giovani imprenditori non vogliono rinunciare a svolgere in patria.

E voi, siete d'accordo con questa classificazione oppure...

Il Wine Italy Tour Heres di Roma

Essere invitati da Heres fa sempre piacere perchè sai che alla fine della degustazione avrai bevuto bene godendo come un riccio. 
La loro selezione, specialmente quella che fa capo a Heres Import, è talmente di alto livello, a tratti inavvicinabile, che spesso le persone fanno la fila e sgomitano solo per quella. 
Come dargli torto se davanti a te si stappano senza problemi bottiglie di grande Champagne o Borgogna? Strano, ma anche io ho iniziato proprio da lì ......

Gli Champagne erano degnamente rappresentati da Pol Roger che proponeva ben quattro tipologie: Pure (non dosato), Brut Réserve, Blanc de Blancs Vintage 2002 e Brut Vintage 2002





La mia preferenza è andata sul Pure e sul BdB Vintage 2002, due prodotti, ovviamente, di diversa complessità ma caratterizzati da una acidità sferzante, tagliente così come piace a me. Vini che dissetano!

Si passa ai bianchi, si va verso i vini di Chablis, gli chardonnay venuti dal freddo come a qualcuno piace chiamarli. Il produttore di riferimento Heres è Billaud-Simon che ha portato a Roma ben cinque vini, partendo dal Petit Chablis 2011, passando per i vari Premier Cru 2010 ( Mont Milieu e Les Vaillons) per arrivare al grandioso Chablis Grand Cru Les Preuses 2010. Le mie preferenze? Il Petit Chablis è davvero agrumato e diretto, piacevolissimo d'estate, ma quando bevi il Grand Cru tocchi davvero alte vette. Didattico, per tutti quelli che lo chardonnay deve sapere di banana..




Gli altri due grandi bianchi della Borgogna facevano capo al Domaine Antoine Jobart. In degustazione il Bourgogne Blanc 2010 e il Meursault "En La Barre" 2010. Rispetto agli Chablis sono vini più rotondi, tridimensionali, mentali, confortevoli. 



La Borgogna, quella rossa, durante la manifestazione era in mano a Luca Santini che era spesso tallonato da questo "losco" figuro che ho ripreso di spalle. Il Maestro e l'Allievo, l'Allievo e il Maestro, chi ha superato chi?


Il pinot nero selezionato da Heres è senza dubbio il fiore all'occhiello dell'azienda. I nomi sono quelli che molti appassionati vorrebbero avere in cantina: Joseph Voillot, Domaine Chandon de Briailles, Bart, Rossignol-Trapet, Domaine d'Eugénie, Domaine des Lambrays, Chateau de la Tour. Non hanno portato tutto, mancavano ad esempio Fourrier e Mugneret-Gibourg, ma sono sopravvissuto lo stesso....

In rapida carrellata:

Da bere a secchi, ancora e ancora

Per chi vuole scoprire l'altra Borgogna...

La Borgogna per tutti a prezzi umani

Piccolo grande mostro

Piccolo grande mostro BIS

Un village da acquistare al volo

Quando l'altra Borgogna è grande Borgogna

Incantevole l'annata 2008

Soave ed intenso, è Lui!

Lascio la Francia non senza un senso di nostalgia ma i vini italiani selezionati dalla Heres sono di grande livello e ancora tutti da scoprire. Tanti gli assaggi fatti ma sul mio Moleskine l'asterisco è andato ai seguenti vini:

Una lama datata 2012. Da vasca.

incenso e polpa allo stato puro

Cinzia Merli non sbaglia un colpo. Quale scegliere?

Etna o grande Borgogna?

Il tempo a mia disposizione non era molto, tante le cose che ho saltato, tanti i produttori Heres che meriterebbero ulteriori approfondimenti. La prossima tappa del Wine Italy Tour Heres sarà a Milano il prossimo ottobre. Se siete da quelle parti non dovete mancare, io farò di tutto per esserci e per terminare il giro...