Rosso Pradarolo 2008: quando la volatile è tutto!

Chi mi segue, quei pochi, sanno che, in genere, non amo parlare male dei vini perchè rispetto moltissimo il lavoro del produttore che so perfettamente il mazzo che si fa.
Bevendo questa bottiglia a Pasquetta non ho potuto ripensare alla parola che ho usato prima: RISPETTO. E vi spiego il perchè.
Al ristorante, dove ho ordinato il Rosso Pradarolo 2008, con Stefania ci beviamo solitamente una bottiglia in due, amiamo abbinare il buon cibo con il vino e non sapete quanto siamo rimasti contenti nel trovare nella carta dei vini dell'osteria, accanto ai soliti noti, il nome di Podere Pradarolo presente sia con due bianchi che col rosso.


Il Rosso Pradarolo 2008 è una vendemmia tardiva a base di Barbera (90%) e Croatina (10%) vinificate tramite macerazione di 90 giorni e successivo invecchiamento di 15 mesi in botti grandi di rovere. Va in commercio dopo aver fatto almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia. Ovviamente, nessun uso di lieviti selezionati, nessuna filtrazione e stabilizzazione. 

Sembra tutto perfetto ma quando lo apri e lo versi nel bicchiere la poesia cambia. Anzi, non c'è proprio poesia ma solo un grande, grosso difetto chiamato acidità volatile

Troppa, tremenda, invadente!

E col cavolo che, come spesso sento dire, se ne va facendo ossigenare il vino.

Già, il vino. Il mio Rosso Pradarolo era totalmente massacrato dall'acetica che al naso non riuscivo a percepire altro sentore. Le eleganti note di frutta rossa che il produttore riporta nella scheda tecnica? Un atto di fede.
Il problema maggiore, comunque, riguarda la gustativa. L'acido acetico "brucia" leggermente la gola per cui dopo un bicchiere e mezzo, sforzandoci, non riusciamo più a bere. Non siamo masochisti.

Risultato? Bottiglia lasciata per oltre la metà. Soldi buttati. Incazzatura galloppante.

Quello che mi chiedo è se Alberto Carretti, il simpatico produttore che ho personalmente conosciuto tempo fa a Faenza assieme all'ineffabile Nossiter, abbia bevuto il suo Rosso prima di imbottigliarlo e venderlo. Non posso immaginare che un vignaiolo etico come lui, dopo averlo fatto, abbia dato il via alla vendita. Non si può!

E' una questione di RISPETTO! Eccola qua la parolina magica di cui sopra. Non si possono mettere sul mercato bottiglie così anche se le analisi dicono che tutto è ok. Non serve uno chimico per capire che il vino ha un problema e, per una volta, mettiamo da parte il concetto di naturalità se questo è il risultato. Cavolo, non offriamo il fianco a chi sparla dei vini naturali. Vedi la voce: Ricci e Co&. 

RISPETTARE il consumatore finale con vini degni della loro destinazione finale è pur utopia da queste parti?

In tema di acidità volatile, per chi vuole approfondire, consiglio questo link VINIX.

Alberto Carretti in cantina

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