La Stoppa e i suoi vini in verticale

Deve essere molto difficile il mestiere di Elena Pantaleoni e Giulio Armani, rispettivamente proprietaria ed enologo de La Stoppa, perchè combattere contro i pregiudizi può essere davvero un'attività stremante. 
Dopo la verticale storica dei loro vini tenutasi a Roma qualche giorno fa, ho definito l'Ageno, il Macchiona ed il Vigna del Volta come vini "antagonisti" perchè vanno contro chi pensa che Bonarda, Barbera e Malvasia di Candia siano vitigni buoni solo per lo sfuso da osteria, perchè vanno in contrasto con l'idea che i colli piacentini siano un territorio vitivinicolo sfigato, e , soprattutto, perchè danno una spallata ai tanti commenti presenti nel web che descrivono come "puzzolenti" il Macchiona ed i suoi fratelli.


Elena che spiega....
Giulio che si riposa...
Certo, non sono vini semplici, a volte spiazzano e hanno bisogno di aria e tempo per esprimersi al meglio, spesso bisogna entrarci in sintonia perchè oltre ad essere terreni sono anche vini mentali. Vini "antagonisti" e difficili, certamente, ma dopo questo viaggio nel tempo all'interno del mondo La Stoppa tutto non potrà essere più come prima. Almeno per me.

Ageno 2007 (Malvasia di Candia Aromatica 60%, Ortrugo e Trebbiano 40%): macerato sulle bucce per circa un mese come avveniva per i vecchi vini bianchi piacentini, è un vino che non lascia indifferente sia nel colore, arancione chiaro, sia negli odori che sono ben definiti e decisi. Sensazioni di mandarino, spezie orientali, foglie di the, zolfo. Bocca di grande struttura, ricca, dove acidità e tannino (sì c'è anche lui) la fanno da padroni. Un sorso alternativo che si vedrei benissimo con una bistecca al sangue. Perchè no?

Ageno 2005 (Malvasia di Candia Aromatica 60%, Ortrugo e Trebbiano 40%): rispetto al fratello minore l'ho trovato più timido e scontroso anche se a livello gustativo si lasciava andare meglio visto che l'età ha giocato favorevolmente sull'equilibrio del vino. Curiosità: Ageno è il nome è un omaggio al precedente proprietario de La Stoppa, l'Avvocato Ageno che per primo ha creduto nella grande potenzialità della zona e l'ha voluta valorizzare. 


Ageno 2007 e Ageno 2005
Macchiona 2005 (Barbera 50%, Bonarda 50%): Giulio Armani, spiegandomi questo vino mi ha chiaramente detto che, ad oggi, è troppo giovane per valutarlo. Sgranando gli occhi e avvicinando il naso nel bicchiere ho capito subito cosa voleva dire. Il Macchiona, per dirla alla Venditti, era "chiuso come le chiese quando ti vuoi confessare" e solo con la santa pazienza e un pò di esperienza riesci a capire il potenziale di un vino che è in mortale ritardo per il decollo finale. Al sorso è puro territorio, sa di frutta matura e terra e tutta l'impalcatura è ben sorretta da una struttura solida e magistralmente definita da una scia sapida finale.

Macchiona 2002 (Barbera 50%, Bonarda 50%): l'annata piovosa ed un maggior invecchiamento danno vita ad un vino più agile del precedente che, a mio parere, è ancora con i piedi troppo ancorati per terra. Questo millesimo, avendo minore "ciccia" da smaltire, cerca nel suo piccolo di mettere le ali e, sospinto da un vento fresco, va ad esaltare tutte le caratteristiche dell'annata che aiuta gradevolmente il sorso e, bicchiere dopo bicchiere, la bottiglia è finita. Certo, non sarà un mostro di complessità ma, ad oggi, è al suo massimo di godibilità. Ora o mai più!


Fonte: Sorgente del Vino
Macchiona 1995 (Barbera 50%, Bonarda 50%): quando ho aperto la bottiglia e versato il vino nel bicchiere, appena odorato, sono subito corso a cercare Elena e Giulio e, con un pizzico di emozione, gli ho sussurrato:"Ragazzi, ho capito il senso delle vostre parole di prima, quando sottolineavate chela 2005 era troppo giovane per essere capita!!". Nel calice, davanti a me, ho un vino nudo, crudo, che ha disperso nel tempo molte delle zavorre che, per dirla come il mio amico Francesco Vettori, lo tenevano distante dal cielo e dalle alte vette dell'eleganza. Il naso è articolato su note di spezie, fiori, ricordi di rosa, viola, foglie secche e fruttini rossi di montagna. Bocca di classe dal sapore terso, minerale, con un tannino perfettamente fuso nella massa e una chiusura lunga e sapida. Alla cieca lo scambieresti per un nebbiolo. Solo una domanda che sa di provocazione: ma si può aspettare un vino per così tanto?

Macchiona 1987 (Barbera 50%, Bonarda 50%): l'artigianalità e la naturalità di un vino che corre nel tempo senza guardarsi indietro. Questo può essere il titolo di questo Macchiona che, a partire dalla bottiglia sporca e senza etichetta portata da Elena, rappresenta un vero tocco di storia per La Stoppa che con questa versione di Macchiona si prende una sana rivincita contro il territorio e contro chi, troppo spesso, ha sottovalutato il potenziale evolutivo dei suoi vini. Pur sottolineando la diversità qualitativa tra le varie bottiglie presenti alla degustazione, il vino nel mio calice si è presentato perfettamente integro, autunnale, con tocchi balsamici e salini. Sorso di grande personalità, sapido, pericolosamente compulsivo. Chapeau!

Chiudiamo la serata in bellezza con le annate 2007 e 2005 del passito Vigna del Volta (Malvasia aromatica di Candia 95%, Moscato 5%).  Tra i due millesimi ho preferito l'annata più giovane per una maggiore precisione ed ampiezza aromatica e gustativa che ricorda la frutta disidratata, la scorza di agrume, il miele di acacia. Sorso cremoso, avvolgente, agrumato, freschissimo e dotato di un finale che si arricchisce di canditi e sbuffi iodati. 


Fonte: Altissimo Ceto
P.S.: visto che non ci sente e non ci legge nessuno.....Elena mi ha confidato che se passate in azienda a nome mio vi apre anche un Macchiona '83 e, se siete stati bravi, anche il Buca delle Canne, uno dei più grandi vini dolci italiani di sempre.... Shhhhhhhh, acqua in bocca........

Posta un commento