Terre Bianche di Filippo Rondelli: viaggio nel Rossese di Dolceacqua. Quarta parte


Continua il mio viaggio nel Rossese di Dolceacqua. Per chi si fosse perso le prime tre parti cliccare qua (Giovanna Maccario), qua (Ka mancinè), qua (Tenuta Anfosso).
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Saliamo sulla Panda improbabile, ancora una volta c'è Maurizio Anfosso con me, la mia inseparabile guida. Durante il viaggio mi confida che loro, i vignaioli più rappresentativi della denominazione, stanno cercando di arrivare ad una zonazione dei vari territori del Rossese. Definire e legalizzare una mappa dei Cru del Rossese, così come nelle Langhe, rappresenta un punto di partenza importantissimo per innalzare ancora di più la qualità del loro vini. Speriamo bene. 
Nel frattempo passiamo il bellissimo paese di Dolceacqua, cominciamo a salire, tornanti e controtornanti ci portano fino a 400 metri s.l.m in Località Arcagna. Qua, ai piedi del suo agriturismo, ci aspetta Filippo Rondelli, un ragazzone della mia età dalla cui dimora, che comprende anche la cantina di vinificazione, di gode di un panorama mozzafiato su tutta la valle.

La vista sulla valle

L'azienda nacque nel 1870 per volontà di Tommaso Rondelli che, in questa zona, impiantò barbatelle di Rossese in tempi decisamente non sospetti.
Oggi, grazie all'opera dei fratelli Claudio e Paolo Rondelli e di Franco Laconi, che nei primi anni '80 ampliarono e migliorarono la produzione, spetta a Filippo e a Franco Laconi gestire circa 8 ettari di vigna, parte di proprietà e parte in affitto, composta da uve a bacca bianca, pigato e vermentino, e uva a bacca rossa come rossese e cabernet sauvignon.
Con tutta la brigata saliamo sulla sua Jeep di Filippo che vuole farci visitare l'azienda, stavolta il mezzo di trasporto è più stabile, ci imbarchiamo per le viuzze a strapiombo per capire, come più volte mi è stato ripetuto durante il percorso, che da queste parti, anche in pochi metri il terreno può cambiare di molto. Ha ragione Filippo, le vigne di pigato e di vermentino, infatti, sono inserite in un contesto di terra rossa che degrada cromaticamente con la pendenza.

"Andiamo che ti faccio vedere un pezzo di Luna ora!!"

Pochi metri di strada ed arriviamo su un piano dove tutto cambia. Cambia l'esposizione che ora guarda verso le Alpi Occidentali, cambia il terreno, di argilla asfittica, color bianco sporco. Poi, a sorpresa, ci sono loro, questi splendidi calanchi, spettacolari forme di erosione dovute all’azione dell’acqua piovana sulle rocce argillose. 
Siamo senza fiato. Giriamo lo sguardo e vediamo la vigna di Rossese di Filippo con piante datate anche 1965.

I calanchi
Si capisce perchè Terre Bianche?

Torniamo verso il nostro punto di partenza, l'agriturismo il cui casolare è immerso nei vigneti di uno dei Cru più prestigiosi e storici della denominazione: l'Arcagna. 
Ci troviamo a 400 metri di altezza con esposizione est e le vigne, circa 3 ettari, allevate ad alberello e cordone speronato, hanno un'età che parte dai 50 anni fino ad arrivare ai 120.
Ci troviamo a 400 metri di altezza con esposizione est e le vigne, circa 3 ettari, allevate ad alberello e cordone speronato, hanno un'età che parte dai 50 anni fino ad arrivare ai 120. 

All'interno del vigneto è possibile trovare anche piccolo porzioni di pigato (1991) e vermentino.

E' ora di andare a bere qualcosa. Entriamo in cantina, vedo il solito acciaio, tonneaux e una "novità", le barrique da 225 litri con le quali Filippo affina il "Bricco Arcagna", il suo Rossese di punta.

Iniziando con i bianchi abbiamo potuto ammirare un interessante Pigato 2011 da vasca con un naso roccioso di sasso con sfumature di agrumi ed erbe aromatiche. Bocca verticale, lunga. Davvero una sorpresa.

Il Rossese di Dolceacqua 2011, imbottigliato da qualche giorno, conferma di essere un "classico" d'autore anche in questa annata. Balsamico, floreale con un frutto leggermente più scuro del normale, ha un sorso elegante e materico. In via di definizione ma estremamente godibile da oggi.

Il Rossese di Dolceacqua "Bricco Arcagna" 2010 è un grande vino, secondo Filippo il migliore che abbia mai fatto. Ha grande complessità all'olfattiva, sa di carne, minerale nero, arancia, frutti selvatici, pepe. Bocca suadente, sartoriale, sapida, lunghissima. Peccato che, qualcuno, non premierà questo vino.

Filippo Rondelli. Foto: Mirella Vilardi

Grazie Filippo, a rivederci presto! Il viaggio continua!

Ultim'ora: dal suo profilo Facebook il buon Rondelli ha annunciato delle novità importanti riguardo il suo vino, stay tuned!!
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