Eugenio Rosi e il marzemino in evoluzione


Penetrare nel mondo di Eugenio Rosi significa privarsi di certezze inconfutabili ed entrare in una sorta di caos calmo formato da vigne in affitto la cui uva verrà fatta fermentare in una cantina di terzi dalla quale partirà il vino che andrà ad affinare in un altro locale, un vecchio palazzo del ‘400 a Calliano con tanto di affresco del ‘500, anche questo preso in locazione. Finito qui? No, perché la sua idea è di spostare qualche pezzo a Volano dove vive con Tamara, sua moglie.

L'affresco del 1500
Questa sorta di puzzle enologico comincia a prendere forma e sostanza appena lasciamo la macchina in cima alla collina che domina i vigneti di marzemino in località Ziresi: da quel momento in poi le parole di Eugenio Rosi e il territorio della Vallagarina si fondono creando solo sicurezze contadine e vecchie verità da scoprire. E cominci a capire…


In vigna Rosi applica un’agricoltura naturale priva di troppi tecnicismi e forzature ed è per questo che, ad oggi, pur essendo incuriosito dal filosofia biodinamica, si professa un biologico col solo obiettivo di dar vita ad un vino migliore. 
Migliore e non diverso” mi ripete, “voglio distinguermi per un grande vino e non per un vino fuori dagli schemi”.


In terra di marzemino questa ricerca è ovviamente partita con l’uva con la quale è cresciuto e che, pertanto, conosce meglio. “Non ce la facevo più a bere prodotti banali che nemmeno mio padre era in grado più di riconoscere”, mi dice con voce ferma e fiera.
Il 1999 è l’anno zero. Si licenzia dalla cantina sociale per la quale lavorava, si sposa, prende un fazzoletto di vigna in affitto dal padre ed inizia la sua rivoluzione culturale.
Si introducono i filari abbandonando la vecchia concezione di pergola trentina, si ritorna alle fermentazioni naturali, all’uso del legno di ciliegio e, sulla base di come erano vinificati alcuni vecchi Marzemino di Avio degli anni ’70 (di cui custodisce ancora qualche bottiglia) si introduce l’appassimento dell’uva in fruttaio per colmare le possibili carenze di maturità del marzemino in una zona fredda come questa.

Entrata cantina
Eugenio ci fa accomodare nella sua cantina di affinamento e ci apre qualche bottiglia tanto per farci testare con mano o, meglio, con bocca il risultato di questa sua “eccentricità” che, lo anticipo subito, dimostra come il marzemino targato Rosi acquisti col tempo eleganza e complessità. Alla faccia del “vinello” da bere subito…

Il Marzemino Poiema 2003 è ricco, complesso, dotato di spalle larghe ma, al tempo stesso, dotato di una agilità da atleta olimpico che allunga la falcata seminando gli avversari quasi avesse le scarpe alate.


Il Marzemino Poiema 2008 parte con note di ciliegia e viola ma subito vira verso accenni più maschi di spezie nere, erbe medicinali e liquirizia. In bocca è equilibrato, dinamico, persistente e con buona corrispondenza degli aromi col naso.

Il Marzemino Poiema 2009 somiglia molto al precedente anche se, a mio giudizio, l’annata ha quel tocco di “ciccia” che rende la beva più piena ed intensa.

Il Marzemino Poiema 2010, campione da botte, è un vino che entra in bocca “facendo a sportellate” e marciando inesorabile all’interno del nostro cavo orale. A Roma si direbbe un vino quasi coatto ma, alla gioventù, se poi diventa quel tipo di adulto, si perdona (quasi) tutto.

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