Josko Gravner, un marziano a Roma


Bastano solo pochi secondi per capire che la persona che hai davanti è una sorta di alieno buono teletrasportato a Roma più per dovere che per piacere. Oslavia, il pianeta dove vive, gli manca da morire, lo deduco perché, gesticolando con le mani, disegna vigne ed anfore stilizzate.
Parlare con Josko Gravner, durante un pranzo in cui ti senti ospite indegno, ti riporta ad una dimensione irreale per i tempi moderni perchè, almeno per pochi minuti, l'uomo moderno riscopre la Natura dove tutto è lentezza, cura e amore.

Tre parole che solo in parte riescono a decriptare un UFO del Collio chiamato Pinot Grigio 2001 Anfora (bottiglia non in commercio) perchè ciò che resta sono solo fibrillazioni emozionali e gli occhi fissi di Josko che ti scruta per capire se te e il suo vino potete essere compatibili. Già, lo afferma senza timore, i suoi vini sono essere viventi che, esattamente come noi umani, si chiudono e diventano sgarbati quando sono avvicinati da persone che non confidano in altri mondi, che non credono nell'universo Gravner.

Gravner viene odiato o amato alla follia, lo sa benissimo. Tirato continuamente per la giacchetta da chi lo vorrebbe portabandiera di una delle tante associazioni di vini naturali, sui motivi del suo "esilio volontario" sapete cosa mi ha risposto? “Perché c’è gente che diventa "naturale" solo per sfruttare l’onda, dove erano questi produttori tanti anni fa quando io iniziavo a lavorare in un certo modo e tutti mi ridevano contro?”

Il vino, secondo Gravner, deve essere figlio dell'etica morale perché, proseguendo nel suo discorso, ci dice che "oggi, purtroppo, la maggior parte dei produttori di vino non hanno le mani sporche di terra, pensano più alla macchina. Non si può andare a puttane e produrre vino.”

E’ severo, non solo con gli altri, ma soprattutto con se stesso visto che più di una volta, in passato, racconta di aver sbagliato sia in vigna e in cantina.
Ha errato soprattutto quando ha usato prima l'acciaio e poi il legno per vinificare. L’utero del suo vino deve essere solo l’anfora di terracotta, tutto il resto crea prodotti che a lui non piacciono e, per questo, non produce più. Chiamatelo pure testone ma il suo grande Sauvignon 1991, bevuto qualche tempo fa con sommo gaudio, lui lo tiene nascosto in cantina e, se ve lo vende, vi dirà che questo è un prodotto lui non beve. Chiaro no?
Per capire chi è veramente Gravner inserisco qualche video di una sua recente degustazione romana. Le sue parole valgono mille righe del sottoscritto che, dopo qualche ora passata assieme a lui, pensa di aver conosciuto solo una parte infinitesimale dell’universo Josko.

In questo video c'è Filippo Polidori che legge del legame tra Veronelli e Gravner


Il Maestro spiega un pò di lui


Danielle Cernilli e Gravner


Ah, scusate la mano tremolante ma con una macchinetta fotografica senza piedistallo fare le riprese è quasi impossibile. Meglio sentire che vedere....
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