Il sangiovese d'altura di Radda in Chianti e Lamole


Alla faccia di chi dice che oltre una certa quota il Sangiovese non matura. Lo abbiamo pensato in tanti lo scorso sabato durante la bella iniziativa promossa da Radda nel Bicchere e dall’Enoclub Siena del mio amico Davide Bonucci.
L’ex Convento di Santa Maria, nel cuore del Chianti, è stato testimone della creazione di magiche alchimie nel bicchiere all’interno di un incontro/scontro tra il sangiovese di Radda in Chianti e quello di Lamole. Non ci sono nè vincitori nè vinti, solo tanto godimento!


Il video qua sotto, indegno come al solito quanto artigianale, mostra Gioacchino Bonsignore che intervista il presidente...


I Raddesi

Montevertine 2007 - Martino Manetti (sangiovese, canaiolo e colorino): inizialmente sembra chiuso, scontroso, poi si apre e sembra di essere affacciati sui vigneti di Radda durante una bella giornata di primavera. Mi colpisce la sua sferzante freschezza, la sua progressione e la sua finezza di equilibrio. Martino è sempre una garanzia.

Martino Manetti
Chianti Classico Riserva Doccio a Matteo Caparsa 2007 - Paolo Cianferoni (sangiovese, colorino, ancelotta): sembra di esser di fronte ad un ippopotamo all’interno di una negozio di cristalli. I vini di Paolo sono così, gagliardi e scalpitanti appena usciti, grandissimi dopo cinque anni di bottiglia. L’annata poi promette bene…

Paolo Cianferoni
Chianti Classico Riserva Val delle Corti 2007 - Roberto Bianchi (sangiovese): come scrive anche Davide sul suo blog, Roberto non deve essere più considerato uno dei tanti nel Chianti perché questo vino rappresenta oggi una pietra miliare del sangiovese per profondità e complessità. Floreale, fresco e di un equilibrio da lacrime.

Chianti Classico Riserva Il Campitello Monteraponi 2007 - Michele Braganti (sangiovese, canaiolo e colorino): Michele Braganti è il nuovo che avanza, inesorabile, e la sua aria un po’ dandy può sviare il degustatore meno esperto che di fronte ha un vino tutt’altro che racchiuso nel suo mondo. Il Campitello è un grande Chianti, fruttato e dotato di grande mineralità. Lo si beve in un istante. Qualcosa vorrà dire?

Michele Braganti
 
Lamole contro tutti

Il colore di Lamole
Chianti Classico Terre di Lamole I Fabbri 2007 - Susanna Grassi (sangiovese):  la differenza c’è con Radda, lo si sente al naso visto che il sangiovese di Susanna è soave, floreale di giaggiolo, sa di melograno, fragolina, eleganza pura. Bocca in linea, graffiante forse solo nel finale.

Chianti Classico Le Masse di Lamole 2007 (sangiovese): bottiglia non a posto

Chianti Classico Castellinuzza e Piuca 2009 (sangiovese e canaiolo): un vino che berresti a secchiate senza stancarti mai, nulla di esplosivo ma qua la semplicità la fa da padrona per un Chianti dal rapporto q/p fantastico. Vi ho incuriosito?

Chianti Classico Castellinuzza 2009 (sangiovese e canaiolo): la cugina dalla cantina accanto ci offre un vino un po’ dottor Jekyll e Mr  Hyde. Se all’olfattiva, infatti, il vino era una bella donna vestita di fiori e seta, al palato il sangiovese si trasformava dotando il vino di una mascolinità e di un vigore spiazzante ma affatto penalizzante. Rustico al punto giusto!

Chianti Classico Vigna Grospoli Fattoria di Lamole 2008 (sangiovese): amore a prima vista, Castagno ha scritto che è un grande Borgogna del Chianti, io posso solo consigliarvi di chiudere gli occhi mentre mettete il naso nel bicchiere perché vi perderete all’interno di un caledoscopio di aromi che vi porteranno per mano tra giardini fioriti e mercati orientali di frutta ed essenze. In bocca ha la classe di Audrey Hepburn e la verve psicadelica di un assolo di chitarra di Jimi Hendrix. Costa circa 35 euro, da prendere a casse anche se, con 745 bottiglie prodotte è un vino quasi virtuale…

Paolo Socci


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