Podere il Saliceto tra lambrusco e sfide da ring


Podere Il Saliceto, un fazzoletto di quasi quattro ettari immerso tra Campogalliano e Saliceto Buzzalino (Modena), nasce dalla passione di Gian Paolo Isabella, ex campione di Muay Thai, e di suo cognato Marcello Righi, agronomo.


Marcello Righi e Gian Paolo Isabella
Due pazzi, come amano definirsi, ai quali ho chiesto di descriversi amichevolmente perché, a volte, le mie parole non bastano per descrivere e sviscerare una passione che, come mi scrive Gian Paolo:”….nasce nel 2000 quando lascio il mio lavoro di ottico per  fare lo" schiavo" in varie aziende agricole per imparare a fare il vino. Lavoro per due anni anche da Vittorio Graziano, un grande vignaiolo che mi insegnerà molto. Nel 2005, con Marcello, acquistiamo i primi 4 ha di terreno e iniziamo la nostra sfida con un territorio difficilissimo come la pianura. Precipitazioni molto superiori alla norma, acqua a catinelle, piante che vegetano stile foresta amazzonica, insomma una vera battaglia che, per carattere, accetto anche perchè non so stare senza quel “frizzantino” che ti agita durante il sonno e che ti fa svegliare all’alba.


Passione, certo, ma anche il gusto di provare che il nostro territorio può dare molto ma molto di più. Il vino per me è questo: sfida, voglia di misurarsi con se stesso, godere delle giornate di sole e di pioggia, ridere per la bella vendemmia, bestemmiare per la grandinata, ridere dietro al confinante che prova raccogliere i grappoli che tu scarti durante la vendemmia verde, correre, sudare e non mollare mai, al limite cambiano loro. Godere dei commenti che la gente  esprime sul tuo lavoro, confrontarsi con i grandi maestri come Walter Massa o Stefano Berti, capire, crescere e cercare di imparare il più possibile, non essere mai contento dei tuoi vini, perchè da te vuoi solo il massimo, anche quando non arriva mai.
In cantina faccio un lambrusco tutto mio, un prodotto distante dallo stereotipo del “lambro” tradizionale. Religiosa selezione dell'uve, resa molto bassa dai 60 a 80 q.li / ha  (il disciplinare prevede 240 q.,li/ha), delastage a freddo per 4 giorni prima che la fermentazione inizi, fermentazione in autoclave con lieviti selezionati e tanta pulizia.


L’Albone", il mio lambrusco, è come quel pugile molto guascone che vuole apparire,  felice di essere ammirato per come porta i colpi, bravo a schivare e a rientrare, fiducioso del suo corpo (12% di alcool, 39 g/l di estratto secco, 7.9 g/l di acidità) e della sua anima da combattente, un gentiluomo sopra e giù dal ring.

Mia moglie dice l’Argine, l’altro mio vino, mi somiglia moltissimo perché ti ripaga ampiamente se lo tratti bene (giusta temperatura di servizio dopo averlo scaraffato) mentre, se maltrattato, è un pessimo compagno di bevute. Restando in ambito del ring è quel pugile che non molla mai, schivo, leale, che non concede niente, poco plateale, estremamente coerente ma che cresce alla distanza. E’ la nostra scommessa: solo a due matti poteva venire in mente di fare un vino rosso fermo in pianura".

Dopo questa belle parole ho voluto verificare di persona se questi due vini sono davvero come Gian Paolo li descrive.


L’Albone, blend di salamino e sorbara, nel bicchiere si presenta col suo vestito porpora effervescente che, dopo poco, viene rimosso per lasciare il vino nudo, pronto per invadere i nostri sensi. Non occorre avvicinarsi troppo al bicchiere per avvertire il bel connubio di aromi che vengono sprigionati, un mix perfetto ed elegante di frutta rossa croccante e terra che mi fa dimenticare la stucchevolezza di certi “lambri” bevuti da giovane. Al sorso stupisce per la sua fiera austerità. Le sensazioni di humus e fruttino di bosco sono ben calibrate all’interno di un architettura dove freschezza e sapidità la fanno da padrone. Leggero finale amaricante che rende il vino piuttosto maschio. La “nouvelle vague” del lambrusco parte anche da questo vino.

L’Argine 2008 (malbo gentile 65%, merlot 20%, sangiovese 15%) rappresenta la sfida al Lambrusco di Podere il Saliceto. Rosso rubino concentrato, impenetrabile, al naso è un trionfo di frutta rossa, nera, spezie. in bocca, nonostante una bella struttura, mi stupisce per la grande freschezza di beva e per un tannino presente ma perfettamente integrato. Chi si aspettava un vino marmellatoso e seduto dovrà ricredersi. Aveva ragione Gian Paolo, l’Argine è esattamente un pugile franco, diretto, che ti incanta e ti mette all’angolo per i suoi pochi ma incisivi colpi di classe.


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