Il vino in Toscana: è tutto oro quello che luccica?

Me la pongo spesso questa domanda, soprattutto a leggere cià che viene scritto alla vigilia delle tante anteprime del vino toscano dove, a ritmi frenetici, le varie agenzie di stampa stanno sfornando una serie di comunicati che cercano di dar lustro al vino italiano, toscano in primis.


Va tutto bene a Montalcino? Certamente sì visto che una ricerca condotta all’agenzia Klaus Davi & Co per la Frescobaldi ha confermato il Brunello di Montalcino come il vino più venduto nelle enoteche segnando, tra l’altro, un aumento delle esportazioni del 9% rispetto allo scorso anno. Ed ancora, secondo la classifica annuale delle 100 migliori bottiglie stilata dalla rivista americana Wine Spectator, il Brunello di Montalcino è sempre nelle prime posizioni dei vini migliori del mondo.
Sembra un mondo perfetto vero? Un mondo dove si dimentica che aziende come Antinori, Banfi, Pian delle Vigne, Fattoria dei Barbi Agricola Centolani (per irregolarità sul Rosso di Montalcino) e la stessa Frescobaldi hanno patteggiato pene per lo scandalo Brunellopoli.
Un mondo perfetto fatto di comunicati stampa rilasciati da un Consorzio che giudica le varie annate non secondo Natura ma secondo quel marketing che deve evitare che gli americani comprino altro quando il prodotto non è all’altezza.
Un mondo perfetto dove stanno attaccando il Rosso di Montalcino che, da bravo fratello minore, dovrà prendersi, speriamo di no, fino al 15% di quelle uve internazionali che qualcuno ha piantato e che non sa come far fruttare.


Vogliamo parlare del Chianti Classico? Il mondo perfetto vede un 2010 dal bilancio decisamente lusinghiero, che totalizza una crescita delle vendite che mediamente si attesta su un +21% rispetto al 2009. Un trend che fa ben sperare per il 2011 e che indica una ripresa che, se pure con tutta la prudenza del caso, sembra inarrestabile.

Se andiamo a parlare con i piccoli vignaioli, prendiamo ad esempio Paolo Cianferoni di Caparsa, ci accorgiamo che il mondo perfetto è anche fatto di tanta, troppa burocrazia, di tasse raddoppiate, di prezzi al ribasso per le uve, di inceneritori incombenti e di una manifestazione, il Chianti Classico Collection 2011, dove sarà possibile presentare un vino IGT per ogni azienda partecipante. Merlot e cabernet anche a Firenze per un evento che dovrebbe tutelare la tradizione e il buon nome della dicitura Chianti Classico. Effetto Montalcino?


Potrei continuare per un  bel po’ parlando del Nobile di Montepulciano sempre più vino da export (68% delle vendite all’estero nel 2009) e sempre più “assediato” dalla Ocm che non riporta la menzione «Nobile» tra le denominazioni, nonostante la docg senese fosse già presente nei precedenti regolamenti UE.
Oppure dell’Amarone? Sempre più uguale a se stesso e senza quella parolina “Valpolicella” che gli conferiva un minimo di territorialità.

Il mondo perfetto del marchio Italia che va a gonfie vele forse si è dimenticato del ministro per le Politiche Agricole, Giancarlo Galan, che pochi giorni fa ha dato notizia dell’approvazione del decreto che  consentirà il ricorso alla distillazione di crisi non soltanto per i vini comuni ma anche per le produzioni di qualità (vini a denominazione di origine e ad indicazione geografica), cui la misura era precedentemente preclusa, con l'impegno di procedere, nella campagna successiva a quella in cui si effettua la distillazione, alla riduzione di almeno il 20% delle rese della produzione coinvolta.

Qualcosa non mi torna!
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