Bevute mondiali: Germania contro Spagna è anche Lopez de Heredia contro Egon Muller

Spagna contro Germania, David Villa contro Miroslav Klose, passione latina in opposizione all’algidità teutonica, vini rossi mediterranei contrapposti a vini bianchi di grande freschezza.

Spagna e Germania, due mondi diversi tra loro che mi offrono lo spunto per parlare di Lopez De Heredia, storica casa vinicola spagnola, ed Egon Muller, “tetesco” di Mosella i cui vini possono raggiungere alle aste quotazioni incredibili.

Torniamo indietro nel tempo, siamo in Spagna intono alla metà del XIX secolo, Don Rafael López de Heredia y Landeta, un visionario studente di enologia, si innamora perdutamente del territorio di Haro, nella regione della Rioja Alta, dove trova una combinazione di clima e suolo che potrebbe permettere di ottenere grandissimi vini. E’ l’inizio. Nel 1877 inizia la progettazione e la costruzione della cantina che ancora oggi è conosciuta come Lopez de Heredia, un’azienda famigliare che da generazioni sta dando vita a al sogno di Don Rafael.


Oggi l’azienda si estende per oltre 54.000 metri quadrati, i vigneti, veri e propri cru che si chiamano Tondonia, Bosconia, Cubillo e Gravonia, occupano un’estensione di oltre 170 ettari con una produzione media annuale di circa 800.000 chili di uva, che viene vendemmiata anticipatamente, evitando problemi di surmaturazione e garantendo acidità e “equo” tenore alcolico.
Perché amo (e segnalo) questa azienda? Perché per loro l’affinamento del vino è una vera e propria filosofia di vita, i vini rossi e, soprattutto, i vini bianchi sono fatti maturare per tantissimi anni in bottiglia: le annate particolari denominate “Gran Reserva” trascorrono in botte anche nove anni e mezzo e vengono imbottigliate, previa chi
arifica con albume, direttamente dalla botti per poi trascorrere altri 8-10 anni in bottiglia prima di andare in commercio. Avete capito bene, oggi possiamo comprare tranquillamente un Viña Tondonia Tinto Gran Reserva 1991 come se fosse un nostro 2008.


Da uve Tempranillo (75%), Garnacho (15%), Mazuelo e Graciano (restante) nel bicchiere si presenta intenso di profumi mediterranei che vanno dalla frutta di rovo al tabacco da pipa, dal floreale di rosa al minerale più oscuro ed intrigante. Non finiremmo mai di trovare aromi. In bocca sorprende per quella freschezza ricercata in fase di vendemmia e per un’avvolgenza e una profondità che sono proprie solo dei grandissimi vini. Don Rafael aveva visto giusto.



Andiamo in Germania, da Egon Müller, la cui azienda, come la precedente, affonda le origini nel passato visto che Jean-Jacques Koch, il suo bis-bisnonno, acquisì la proprietà Scharzhof, dalla Repubblica Francese nel 1797.
Egon IV, ex studente della Università di scienze applicate Geisenheim e attuale proprietario dell’azienda, ama definirsi un “viticultore servo della vigna”, una frase che riassume le caratteristiche della sua produzione che vieta in maniera assoluta l’uso di erbicidi, insetticidi e fertilizzanti chimici.

Nella Saar l’azienda ha un totale di 16 ettari di vigneto, dei quali 8,3 (su 28 complessivi) nello
Scharzhofberg, incastonato su un suolo di ardesia azzurra e grigia, e 4,5 nel Braune Kupp (posseduto in monopolio), i cui vini vengono imbottigliati con l’etichetta Le Gallais. La vinificazione viene fatta sia in acciaio (per i base aziendali) che in botti grandi (le tradizionali “fuder”, botti da 1000 litri), utilizzando solo lieviti naturali che devono operare, in fase di fermentazione, alla naturale temperatura di cantina, circa 10 gradi, portando avanti la vinificazione anche per molto tempo.


Sempre con un minimo residuo zuccherino, perché bisogna rispettare la tradizione, i vini di Egon Muller, soprattutto gli Auslese e i T.B.A, sono vini dalla grande longevità ed eleganza, purezza cristallina che si concretizza all’interno di una bottiglia di Scharzhofberger Auslese 1971, il cui dono ha lo stesso effetto di un pacco regalo scartato da un bambino a Natale: incredulità mista a gioia irrefrenabile.
Questo Riesling è davvero un marziano atterrato sulla Terra, prendete tutte le sfumature della frutta gialla, declinate ogni specie di spezia orientale e fatevi assorbire dal minerale della sua anima. Il risultato di questa operazione è un vino immenso e profondo, senza se e senza ma. Un’esperienza extra-terrestre che ogni appassionato dovrebbe fare nella sua vita.


Fonti: www.vinealia.org - www.vinoedesign.it - www.enodelirio.it
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