Verticale Storica Montepulciano Valentini: l'elogio della variabilità

Un altra gita verso gli amici di Siena e un'altra degustazione emozionante. Questa volta, ospiti della Compagnia dei Vinattieri, abbiamo organizzato una splendida quanto unica verticale di Montepulciano Valentini.
Le annate proposte erano:
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 1977
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 1987
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 1990
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 1992
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 1993 (tappato)
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 1994
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 1995
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 1997
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 2000
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 2001
Montepulciano d’Abruzzo Valentini 2002
L'intruso di lusso: Montepulciano d’Abruzzo Pepe 1977
Al di là delle singole note di degustazione che posterò successivamente, mi piace sottolinerare il fatto che tutte le bottiglie sembravano avere una storia personale, ogni bottiglia era un essere vivente che mutava continuamente. Molti dicono che se confrontiamo più bottiglie di Valentini della stessa annata non ne troveremo una uguale all'altra, mentre io, dopo questa verticale, sostengo che non solo non troveremo bottiglie simili, ma che esiste una variabilità all'interno della stessa bottiglia visto che qualche bicchiere al naso era diverso dall'altra (ciò ha influenzato anche i punteggi individuali). Confermato poi il filo conduttore dei descrittori tipici del montepulciano Valentini: note animali, ematiche, di polvere di caffè, talvolta ancora grezze e con pazzesche volatili in apertura, via via ripulite salvo poi tornare e scomparire di nuovo.
Veniamo alle note degustative:

1977: Colore granato con unghia aranciato, al naso, secondo me, questo vino rappresenta l'archetipo del Valentini terziarizzato: esplodono le note animali di pelle, cuoio, odori stallatici ed ematici, poi la grafite, il fungo, la scatola di sigari. Qualcuno sente note di velluto e frutta rossa sotto spirito. In bocca il vino è emozionante, polposo, primordiale, con un tannino perfettamente integrato sorretto da una spina acida che definirei da vino bianco. Vino di razza superiore. Trentuno anni portati alla grande!!

1987: Rubino con unghia granato, al naso sprigiona in sequenza profumi complessi di humus, fungo, sottobosco. Col passare del tempo si apre ed escono note affumicate e di torrefazione. Alla gustativa il vino risulta potente ma al tempo stesso elegante, con grande afflato calorico, su nerbo acido presente ma più contenuto rispetto alla 77. Un altro gioiello di casa Valentini.

1990: Il vero dilemma della giornata. C'è chi lo ha sentito splendido e chi, come me, lo ha declassato in quanto, secondo il mio parere, la bottiglia non era in splendida forma. Il vino, infatti, appena aperto aveva un nota alcolica (aldeide acetica) fastidiosa e predominante che è sparita solo un pò col passare del tempo. In bocca torna la nota bruciante dell'alcol rendendo difficile l'analisi delle altre componenti gustative.

1992: Rubino intenso, all'olfattiva si caratterizza per le note dolci di frutta rossa in confettura, cioccolato al latte, sensazioni balsamiche. Aprendosi escono le classiche note terziarie di pelle di animale e la meno pregiata ma altrettanto comune nota alcolica di aldeide (che sparirà con l'ossigenazione). In bocca il vino è intenso, potente, caldo, con un finale interminabile giocato su toni minerali e fruttate. Splendido.

1994: Rubino intenso, presenta un naso meno espressivo inizialmente che pian piano si pulisce e che fa emergere note di frutta sciroppata, cioccolata, rabarbaro e un buon floreale (fiori viola appassiti). Ancora un volta, aprendosi, il vino tira fuori la classica nota di caffè e una fastidiosa, quanto temporanea, nota volatile di acetica. In bocca il vino entra con garbo ed accarezza il palato con tannini morbidi al punto giusto, sostenuti da una spalla acida ben presente. Strutturato, complesso e bilanciato rimane lungamente nel retronasale con arie di frutta rossa e minerale

1995: Rubino intenso, ha un naso decisamente fruttato, confettura di ciliegia, si apre piano una nota animale di pelo e un sentore di liquirizia. In bocca il vino risulta frizzante, segno di una artigianalità di produzione che porta il vino a rifermentare in bottiglia. Sembra quasi un lambrusco. Corto in bocca. La variabilità del vino e la sua anima si determinano col passar del tempo quando, ridegustando a distanza di un'ora circa, la carbonica è del tutto scomparsa. Bottiglia da punto interrogativo.

1997: Rubino intenso, all'olfattiva il vino si apre con una bella nota di frutta rossa matura seguita da lievi effluvi di fiori viola macerati. Notan animale che compare col tempo segno di un liquido in continuo movimento. In bocca ancora un frutto rosso molto dolce e piacevole e, per la prima volta, si avverte un tannino ancora scalpitante. Chiude con buona persistenza.

2000: Rubino intenso, parte con note fruttate di visciola e mora di bosco, china, pelliccia, più una leggera nota balsamica. Al palato il vino risulta caldo, strutturato, convincente anche se è presente, ancora una volta, un lieve carbonica che certo non fa piacere e che fa perdere un pò di punti al vino. Chiude di media lunghezza.

2001: Rubino intenso, presenta un naso tutto piacevolmente calcolato di frutto dolce più note ferrose, quasi ematiche. La bocca è ricca, calda, avvolgente, con una buona spalla acida a supportare un tannino elegante ma ben presente. Finale e persistenza di ottima fattura.

2002: Rubino intenso, presenta un olfatto molto complesso giocato su note ematiche, di animale, di humus. Sembra di mettere il naso all'interno di un sottobosco autunnale. In bocca, l'impatto è importante, ma lascia spazio subito alla morbidezza e ad una freschezza incantevole. Chiude lunghissimo su note fruttate e vegetali. Un'annata su cui non avrei scommesso ma che rimane, per me, la migliore degli anno 2000.

Montepulciano Pepe 1977: Colore granato intenso, all'olfatto il vino spiazza decisamente tutta la compagnia in quanto presenta un naso che esprime sentori di prugna matura in confettura, cacao amaro, grafite, con netti riconoscimenti di salamoia e foglie bagnate di bosco. In bocca ha una perfetta corrispondenza con l’olfatto, dimostrandosi morbidissimo ma quasi salato, con un perfetto equilibrio; vino maturo, che può conservarsi perfettamente per altri quaranta anni. Per me il vero campione della serata insieme al 77 di Valentini.

Concludendo, la degustazione ci ha offerto sicuramente tante emozioni e tanti spunti di discussione su un vino e un vitigno, il montepulciano d'abruzzo, capace di esprimere grandi vini di qualità dalla lenta evoluzione.
Il grandissimo montepulciano, invece, si riesce a farlo solo se si è un vero artigiano del vino come era Edoardo Valentini. Grazie.
Posta un commento