Lo Champagne è un cocktail, parola di Yahoo! Answers

 
Su internet ci sono tanti spazi, forum e quant’altro, dove gli utenti condividono le loro conoscenze e rispondono ai quesiti dei vari internauti.
La peggiore piazza per me è Yahoo Answers, una sorta di Cioè on line dove si danno risposte imbarazzanti a domande spesso senza senso.
 

All’interno di questo mondo virtuale c’è qualcuno che ha raggiunto vette impossibili da raggiungere. L’utente DarioY dovrebbe essere premiato per le risate che mi ha suscitato perché, pur leggendo come si fa lo champagne su Wikipedia  è riuscito a scrivere una delle peggiori vaccate della storia. Quanto scritto qua sotto si commenta da solo.


 
Certo che pure quello che gli risponde non è da meno.

Miss Muretto e le braccia rubate all'agricoltura

Alcune delle partecipanti a Miss Muretto


Secondo me queste tre fanciulle stanno all'agricoltura come Bossi sta a Dante Alighieri. Immagino che, dopo questi scatti, siano corse tutte dall'estetista a rifare il french alle unghie.
Eppure la notizia parla di un concorso, Miss Muretto, che ha permesso alle trenta candidate di passare un giorno a vendemmiare.
La giornata all'aria aperta di 'Naturalmente Miss' si è svolta tra i vigneti di uve della varietà Pigato e Pignoletto dell'azienda Sommariva di Albenga.
Oltre a partecipiate alla raccolta dei grappoli, le ragazze hanno guidato i trattori di una famosa marca che ha messo in campo per l'occasione vari mezzi destinati sia all'agricoltura hobbistica e a quella professionale.

La sola immagine, il solo pensiero di questa giornata bucolica mi fa venire il voltastomaco.

Ah, il sito da cui ho tratto la notizia, Agricoltura on web, apre la sua pagina pubblicizzando vari insetticidi ed erbicidi.

Più ritorno alla natura di questo non c'è....


Percorsi di vino sulla rivista europea dei blog


Sono contento di condividere con voi un piccolo traguardo di Percorsi di vino. Essendo ricompreso tra i mille blog più importanti di Italia, sesto nella classifica dei blog del vino, Wikio ha inserito il mio articolo sulle più brutte etichette del vino all'interno della rivista europea dei blog traducendolo in inglese, francese, tedesco e spagnolo. 


Dategli un'occhiata: http://e-blogs.wikio.it/il-top-5-delle-peggiori-etichette-di-vino e votatelo usando il solito bottoncino alla sinistra del titolo.

Castello di Monsanto Chianti Classico Riserva Il Poggio 1982


La coscienza di camminare sopra un tesoro ha accompagnato Fabrizio Bianchi fin dall’inizio della sua avventura, non si trattava però di miniere d’oro, ma di semplice terra….
Così è scritto sul loro sito internet e nulla di più vero può esistere.
Castello di Monsanto è un’altra perla toscana dove il sangiovese ruggisce dal 1962, la prima vendemmia dove il Vigneto Il Poggio, ripulito sasso dopo sasso, diventa il primo Cru del Chianti Classico.

Il Castello di Monsanto - Fonte Freevax.it
Parlavamo di terra prima. I 72 ettari di vigneto che compongono la tenuta sono caratterizzati da due tipi di terreno: suolo di origine cretacica composto da argille pietrificate e stratificate a filaretto (c.d. galestro toscano). Un’altra parte della proprietà, nel versante a sud della zona di Valdigallo, è caratterizzata da terreni di origine pliocenica composti da banchi sedimentati di sabbie marine, detti “tufi”, intercalati da leggere lische di argille composte.
A 350 metri s.l.m., su un terreno galestroso, si estende in tutta la sua bellezza Il Poggio, vigneto dal quale nasce l’omonimo vino, un Chianti Classico Riserva, prodotto solo nelle migliore annate, composto da Sangiovese al 90% e da un 10% di Colorino e Canaiolo.

Laura Bianchi mentre mostra il vigneto Il Poggio



Nel mio bicchiere ho la Riserva 1982, l’anno della vittoria ai mondiali di calcio in Spagna anche se in Toscana, almeno per il vino, non è stata una grandissima annata, non ci sono le urla di Tardelli nei Chianti di questo millesimo che, nonostante tutto, rimangono decisi e profondi come la galoppata di Bruno Conti sulla fascia destra del Bernabeu prima del 3-0 di Altobelli.
Torniamo al vino e ai suoi profumi, territoriali, viscerali, e dotati, ad un primo impatto, di una grande mineralità che si esprime su sensazioni di ferro e sangue molto austere, da uomini duri.
 
Cantina di maturazione

Col tempo il quadro olfattivo diventa più complesso: inizialmente si alleggerisce esprimendo delicate note vegetali di erba medica, fieno e camomilla, a cui fanno seguito echi di frutta matura e sensazioni empireumatiche che forniscono al vino una veste scura, solenne, giocata su aromi di china, catrame, frutta secca tostata e legni nobili. Sembra davvero di mettere il naso nelle segrete del Castello di Monsanto.
Al sorso il vino sembra subire una scissione perché si coglie nettamente una leggera rottura tra la componente fresca e sapida del sangiovese, vibrante e a sé, e una nota di cera e di agrume amaro dall’altra che fanno fatica ad integrarsi e ad accompagnarsi mano nella mano nel finale gustativo che rimane comunque di buona persistenza.
Visto che rimango nel dubbio che la bottiglia possa essere “sfigata”, non mi rimane che andare al Castello di Monsanto e comprarmene un’altra. Tutto questo per amor di verità…eccerto!

Vecchie bottigle

Per le foto, tranne la prima, la fonte è Weimax.com


Sunday wine news: è in vigore l'accordo sul commercio del vino fra Ue e Australia


Il 1° settembre 2010, è entrato in vigore un nuovo accordo che disciplina il commercio del vino fra l’Australia e l’Unione europea. Questo nuovo accordo, che sostituisce quello firmato nel 1994, protegge il regime di etichettatura del vino adottato nell’Ue, garantisce la piena protezione delle indicazioni geografiche dell’Ue, anche per i vini destinati all’esportazione in paesi terzi, e include un esplicito impegno da parte dell’Australia a proteggere le espressioni tradizionali dell’Ue. In aggiunta, entro un anno dall’entrata in vigore dell’accordo e dopo un periodo di transizione, l’Australia non utilizzerà più per i propri vini alcune importanti denominazioni dell’Ue, quali “Champagne” e “Porto”.


L’accordo offre garanzie importanti al settore vinicolo dell’Ue. Assicura la protezione delle indicazioni geografiche e delle espressioni tradizionali per i vini dell’Ue in Australia e in altri paesi”, ha dichiarato Dacian Ciolos, commissario responsabile dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. “L’accordo offre vantaggi a entrambe le parti firmatarie e rappresenta un risultato equilibrato per i produttori di vino europei e australiani. Un traguardo essenziale è costituito dall’impegno in base al quale i produttori vinicoli australiani rinunceranno progressivamente a usare indicatori geografici fondamentali ed espressioni tradizionali utilizzati per i vini dell’Ue. Questo risultato è di vitale importanza per i produttori europei”.

L’accordo prevede la protezione immediata di altre indicazioni geografiche dell’Ue usate per i vini. Per alcune denominazioni è stato concordato un periodo di transizione. In particolare, a partire dal 1° settembre 2011, vale a dire un anno dopo l’entrata in vigore dell’accordo, i produttori australiani non potranno continuare a utilizzare certe importanti denominazioni tipiche dell’Ue quali “Champagne”, “Porto”, “Sherry” e altre indicazioni geografiche europee, fra cui alcune espressioni tradizionali quali “Amontillado”, “Claret” e “Auslese”.

Il nuovo accordo protegge il regime di etichettatura dei vini dell’Ue elencando le menzioni facoltative che possono essere utilizzate per i vini australiani (per es. indicazioni riguardanti le varietà di viti usate, i premi e le medaglie ottenuti o i concorsi vinti oppure un colore specifico, ecc.) e regolamentando l’indicazione delle varietà di viti sulle etichette dei vini.
Il nuovo accordo delinea inoltre le condizioni che i produttori vinicoli australiani devono rispettare per continuare a usare un certo numero di termini per vini di qualità, fra cui “vintage”, “cream” e “tawny” per descrivere i vini australiani esportati in Europa e venduti sul mercato nazionale.

L’accordo è stato firmato a Bruxelles il 1° dicembre 2008. Il 27 luglio 2010 le autorità australiane hanno informato l’Unione europea di avere completato le procedure di ratifica necessarie.
Nel 2009 le esportazioni di vino dall’Ue verso l’Australia hanno rappresentato 68 milioni di euro, mentre quelle dall’Australia verso l’Ue sono state pari a 643 milioni di euro.


Metti una sera a Castelvenere tra vignaioli e vini del Sud - 2° tempo


Non potevo finire il mio report da Castelvenere col precedete post perchè a fine Agosto, nel Sannio beneventano,si beve veramente bene. Segnalazione d'obbligo, pertanto, per le seguenti cantine.

Cantine Luigi Tecce – Paternopoli (Avellino): è uno dei nuovi volti dell’aglianico, anarchico ed imprevedibile, coltiva i suoi quattro ettari di vigneto in zona Taurasi come si faceva una volta, nella classica forma della raggiera avellinese, viti del 1930 dalle quali possono nascere due tipologie di vino: Poliphemo o Satyricon. Il primo se è figlio di annate ricche ed opulente, il secondo se nasce da annate che rendono il vino più bevibile nell’immediato. A Castelvenere  ho avuto la fortuna di assaggiare il Poliphemo 2006, un vero “coup de coeur” per dirlo alla francese, un Taurasi come pochi me ne ricordavo, potente ed avvolgente nello stesso tempo che, didatticamente, fa capire a tutti, principianti ed esperti, come deve essere un grande vino. Il miglior assaggio della giornata senza dubbio. 

Luigi Tecce in posa per noi
Nanni Copè – Vitulazio (CE): di Giovanni Ascione ne avevo parlato ampiamente durante il mio report sul Vinitaly. E’ stato un piacere incontrarlo di nuovo qua, soprattutto è stato una soddisfazione degustare di nuovo assieme il suo Sabbie sopra il bosco 2008 (Pallagrello Nero, Aglianico e Casavecchia) che, come sempre, incanta il mio palato per le sue evidenti note di fiori rossi macerati, frutti di bosco, cannella, chiodi di garofano e terra vulcanica. Se lo assaggerete anche una sola volta non lo dimenticherete. 

Ah, Giovanni Ascione è questo simpatico signore… 




Azienda Agricola Gennaro Papa – Falciano del Massico (Caserta): l’azienda, che affonda le sue radici nei primi anni del ‘900, è condotta da Gennaro Papa e da suo figlio Antonio. I vigneti, 4 ha in totale, sono ubicati nelle colline argillose del comune di Falciano del Massico. Su questi generosi terreni spicca una vigna di Primitivo con cui si produce il Campantuno - Falerno del Massico Doc, vino di origini antichissime, apprezzato dagli antichi romani, che ne garantivano l’origine e l’annata, e lodato da Plinio, Orazio e Cicerone.
Il Campantuono 2006 degustato a Castelvenere è il figlio della tradizione associata all’innovazione che ha portato l’azienda, a partire dal 1990, a ridurre le rese (ora siamo a circa un Kg per pianta) e ad usare la barrique per la maturazione del vino (almeno 13 mesi) che, lo scrivo prima che lo pensiate, non ha un tratto spiccatamente moderno nonostante sia ricco e potente.
Del Falerno del Massico di Antonio Papa mi ha affascinato la dolce eleganza del naso, un mosaico di frutta rossa matura, fiori, spezie, note balsamiche ed eteree, e l’opulento equilibrio gustativo, dove tutte le sensazioni, dure e morbide, sono ai massimi livelli senza però creare problemi alla bevibilità finale del primitivo che rimarrà per tanto, tantissimo tempo tra i vostri ricordi gustativi.

E questo è Antonio….

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