In partenza per il Vinitaly 2010...

Eccoci, siamo in partenza per questo ennesimo Vinitaly, il secondo da quando è nato il blog Percorsi di Vino. Pochi appuntamenti, mirati, e tanta voglia di riabbracciare vecchi e nuovi amici che, per vari motivi, siamo spesso “costretti” ad incontrare annualmente durante la più importante fiera enologica italiana. Nel personale taccuino di Percorsi di Vino (che fa anche rima) c’è segnato sicuramente l’incontro mattutino con tutta l’allegra brigata Zonin che svelerà al Vinitaly la “ricetta” del primo vino “open source” targato Feudo Principi della Butera. In questo caso appuntamento alle 10.30 presso lo stand dell’azienda stessa.

La mattina proseguirà poi, se il tempo non sarà troppo tiranno, con una puntatina alla degustazione-dibattito titolata "
bere col sorriso ovvero elogio della piacevolezza del vino", organizzata assieme alla partecipazione di Fabio Piccoli, Angelo Peretti e Santa Margherita. Un’occasione imperdibile se volete sapere se davvero il vino quotidiano sta tornando di moda. Dalle 11.00 presso 11.00 il Palaexpo A2, (1° piano).

Se rimango vivo dopo il frugale pranzo, il percorso riprende spedito ed eccoci dalle TwittCantine per un tour all’insegna della simpatia, della spensieratezza e, ovviamente, grande qualità dei vini dei produttori aderenti a questo caratteristico web-consorzio. Notizia di servizio: Sig. Ghislandi tenga il Salame Nobile del Giarolo “in caldo”.

Altro giro, altra corsa e via nel padiglione
Toscana per una visita a tre promettentissimi produttori toscani: Podere San Lorenzo di Luciano Ciolfi, Le Ragnaie di Riccardo Campinoti e Monteraponi di Michele Braganti, un tris d’assi che mi/vi faranno degustare due ottimi Brunello di Montalcino e un Chianti Classico col quale farete pace col mondo.

Non ci siamo ancora stancati, lo sappiamo, ci aspettano ancora altri amici di Percorsi di Vino:
Anselmo Guerrieri Gonzaga di Tenuta San Leonardo, Emidio Pepe, Masciarelli e Gianfranco Fino sono le nostre prossime tappe, un viaggio tra nord e sud Italia che vale da solo il prezzo del biglietto.

Prima di tuffarmi nel padiglione del Lazio, la mia Regione, mi aspetta l’ultimo appuntamento della giornata con
Alessandro Dettori che, tra vecchie e nuove annate dei suoi vini, mi presenterà una creatura eccezionale: il Chimbanta&Battoro 2006 (nuovissimo ed annata unica perchè dopo di questo il vigneto non mi ha fatto più uva).

Dite che non ce la faccio più?


Se avanza tempo mi tuffo anche in Campania da
Contrade di Taurasi, Nanni Copè, Ciro Picariello e nelle Marche dove è sempre un piacere scoprire dei grandi Verdicchio.

Basta sono sfinito, ricomincio domenica, forse….

Un altro motivo valido per venire al Vinitaly 2010? Slow Food presenta la sua nuova guida sul vino

In anteprima nazionale viene presentata al Vinitaly, venerdì 9 aprile alle ore 16.00 presso la Sala Vivaldi del Palaexpo di Veronafiere, la nuova guida ai vini italiani di Slow Food Editore.
All’appuntamento saranno svelati il titolo e la copertina, illustrata la filosofia e presentati i collaboratori.
La guida, che uscirà a ottobre, si presenta come una assoluta novità nel panorama delle guide enologiche per concezione ed elaborazione. Roberto Burdese, presidente Slow Food Italia, Marco Bolasco, direttore Slow Food Editore, e i curatori Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni parleranno dei concetti di fondo che stanno alla base del libro, declinabili in tre semplici parole chiave: uomini, vigne, vini.

Uomini
: 2000 cantine visitate alla scoperta dei volti, delle storie, del lavoro dei produttori. Una fotografia fatta sul campo per trasmettere ai lettori l’istantanea dell’attuale mondo vitivinicolo.

Vigne
: più di 2000 vigneti visitati (unica guida in Italia a utilizzare questa metodologia) per comunicare il valore della terra. Non esiste comunicazione del reale senza averlo osservato e sperimentato.

Vini: 20.000 vini assaggiati per 10.000 inseriti in guida, raccontati in modo semplice, diretto, puntuale, preciso. Fatto importante, proprio per discostarsi dal format classico delle guide di settore, non si farà ricorso a punteggi per la valutazione dei vini, ma giudizi ragionati che danno la possibilità di far conoscere meglio e più approfonditamente le diverse produzioni. Alla realizzazione della guida partecipano oltre 150 collaboratori che hanno sostenuto corsi propedeutici alle visite in cantina con agronomi, enologi e consulenti.
Al panel di valutazione si è aggiunto un team di “ospiti” costituito da giornalisti, blogger del settore e accreditati sommelier.


Io della guida qualcosa già so, in anteprima, e voi che aspettate a saperne di più?

Volete un altro motivo per andare al Vinitaly 2010? Protestare contro l'etilometro!

Questo mio post non fa altro che raccogliere una provocazione di Franco Ziliani che nel suo blog "Vino al Vino" sta portanto avanti una campagna di protesta, da avviare al prossimo Vinitaly, contro l'inutilità dell'etilometro.
Tutto parte da quanto scritto tempo fa dal prof. Zappalà che sostiene che "è stato dimostrato scientificamente, che l’etilometro a fiato è un’apparecchiatura che NON è in grado di ottenere ciò che dice". Un dossier svela, attraverso la traduzione di articoli dei più noti fisiologi polmonari mondiali e tossicologi forensi, che l’alcol misurato dall’etilometro non proviene dagli alveoli polmonari che lo catturano dal sangue, ma attraverso uno scambio lungo il cavo orale. Questo significherebbe che la concentrazione misurata non ha perciò nessun collegamento con la percentuale di alcol realmente presente nel sangue.
La legge, atta a scoprire e sanzionare i guidatori “ubriachi”, si basa sulla quantificazione della concentrazione di alcol nel sangue, utilizzando però apparecchiature (ABT) che misurano la concentrazione di alcol nel fiato (che non ha nessun riflesso sulle capacità di guida). Questa scelta conduce alla manifesta anomalia di misurare una cosa (quantità di alcol nel fiato, BrAC) per ottenerne un’altra (quantità di alcol nel sangue,BAC).
Questa sarebbe una delle tante anomalie che troverete scritte nel dossier che vi invito a scaricare e leggere.
Percorsi di Vino, partecipando civilmente alla protesta, non vuole incitare nessuno a bere senza moderazione però, nello stesso tempo, vuole anche evitare che l'alcol sia criminalizzato in maniera eccessiva anche perchè questo è solo uno dei motivi dei tanti incidenti stradali.
Perchè allora non fare test sul consumo di cocaina agli automobilisti? Oppure verificare se questi hanno fatto abuso di farmaci o altre sostanze psicotrope?
Detto che la questione è apertissima e in via di sviluppo, Franco Ziliani, dalle pagine del suo blog, propone di protestare contro questo legge farsa in questo modo: "uscire dal Vinitaly e presentarci in massa, a piedi, perché non essendo ancora saliti nelle nostre auto non ci possono accusare di aver compiuto alcun reato, dai vigili e dalle forze di polizia che si trovano fuori dall’ente fieristico, autodenunciandoci di aver superato i limiti dei consumi di vino consentiti e pretendendo, in massa, di essere sottoposti ai controlli dell’etilometro.
Facciamolo in cento, cinquecento, mille, e ancora di più e se necessario presentiamoci in massa, arrivandoci a piedi o in autobus, al comando dei vigili urbani di Verona in via del Pontiere, a quello della Polizia Stradale in Lungadige Galtarossa, convochiamo i cronisti dell’Arena di Verona e dei principali quotidiani e delle televisioni, solleviamo il caso, facendo clamorosamente risaltare l’ipocrisia di una situazione paradossale che autorizza di fatto l’infrazione ed il reato di massa.
Questo perché sarebbe letteralmente impossibile controllare le migliaia di visitatori che usciti dal Vinitaly salgono sulle loro auto, perché si sa perfettamente – e si fa finta di non sapere – che tantissimi di loro non sono in regola.
Un gesto clamoroso, una protesta plateale, spettacolare. Forse il modo migliore, in quella che per cinque giorni è la capitale del mondo del vino italiano, per sollevare un problema, quello della schiavitù da etilometro, degli eccessi di severità da etilometro, lo ripeto, del “terrorismo” da etilometro, dell’ingiusta criminalizzazione di chi, in fondo, non fa altro che bere due o tre bicchieri".

Io ci sto e voi?

Volete un valido motivo per partecipare al prossimo Vinitaly 2010? Tweetyourwines!

Galeotto fu il tweet, ma questa volta non per un fidanzamento, ma per la nascita di una bella iniziativa di collaborazione.

Twitter è uno strumento molto apprezzato ed utilizzato dalle cantine italiane e anche diversi abitanti
di Vinix lo usano, tanto che Filippo Ronco ha creato sul social network una lista per poterli seguire tutti insieme.

Così tweet dopo tweet,
Susanna Crociani , dell’omonima azienda vinicola, e Paolo Ghislandi di Cascina I Carpini, in collaborazione con Roberto Colombo (Cromobox), hanno sviluppato il progetto “Tweet your wines!” coinvolgendo altre aziende.

In occasione dell'imminente Vinitaly tutte le aziende aderenti ( non solo cantine ma anche aziende produttrici di olio, che partecipano al Sol) esporranno durante la manifestazione una Cromobox creata ad hoc per l’occasione; la
Cromobox riporterà i loghi delle aziende aderenti e il logo di twitter e sarà personalizzata per ogni espositore aderente al progetto, creando così un pezzo unico come tratto distintivo: una sorta di badge, solo molto più ingombrante.

Così facendo si ricrea un percorso virtuale, all’interno della manifestazione, tra le aziende che usano Twitter le quali, a loro volta, racconteranno il loro Vinitaly in 140 caratteri.

Si accorciano così le distanze tra chi produce il vino e chi lo consuma, ma anche tra gli addetti ai lavori, conoscendosi di persona, degustando e twittando insieme.


E' possibile interagire anche su
Facebook sulla pagina dedicata all'evento e ovviamente seguire grazie all'hashtag #tweetyourwines .

Le aziende che partecipano le trovate sulla TwittPiantina!


Fonte: http://comunicareilvino.it

Il Taurasi Radici di Mastroberardino in una indimenticabile verticale

Mastroberardino, un nome che subito rievoca la cultura contadina, la terra irpina, la tradizione, l’identità culturale e la rivalutazione dei vitigni autoctoni campani, dal Fiano al Greco fino a giungere, ovviamente, all'Aglianico, l’uva del Taurasi, il vino delle ‘vigne opime’ dell’antica Taurasia di cui parla Tito Livio.

Il Taurasi di Mastroberardino è un vino mito, da oltre 130 anni entra nelle nostre cantine in maniera sommessa, mai gridato e fuori dalle mode del momento, rappresenta spesso la mia certezza enologica, una sicurezza che nasce da vigne poste a Montemarano e Mirabella Eclano, per il Radici e dai soli possedimenti di Montemarano per il Radici Riserva. Il vino, dopo una macerazione sulle bucce la cui durata in certe annate sfiora i trenta giorni, prima dell'immissione in commercio matura per almeno 4 anni di cui circa 30 mesi in barrique di rovere francese e rovere di Slavonia.

Con Piero Mastroberardino e Ian d’Agata abbiamo ripercorso 43 anni di Taurasi Riserva commentando così le varie annate:

Taurasi 2003 Riserva
: l’Aglianico, varietà a maturazione tardiva, si è parzialmente salvato da tutte le brutture che ha portato questa annata calda. Il vino è ancora giovane, la frutta rossa matura, non cotta, è ben in evidenza, poi arrivano le spezie dolci e un po’ di tabacco da pipa. Bocca già abbastanza equilibrata, pulita, fresca, con tannini piuttosto ruggenti che segnano la gioventù del vino. Ottimo inizio direi.

Taurasi 2001 Riserva
: amo quest’annata, fino ad ora ho bevuto grandi cose del 2001 e questo vino non è da meno. All’inizio parte con sfumature animali, cuoio, poi si apre su eleganti note floreali e speziate, di chiodo di garofano e pepe verde. Profondo e ampio anche al gusto dove risulta fine, graffiante al punto giusto e di grande persistenza. Sublime.
Taurasi 1999 Riserva
: qua le cose si fanno ancora più interessanti, il vino cresce in eleganza, ampiezza e profondità regalando note di ciliegia, ribes, poi esce una bellissima nota fresca, balsamica, che farà da sfondo ad intriganti ed intensi aromi di rosa, tabacco, cuoio. Un vino alla sua massima maturità espressiva.

Taurasi 1999 “130” Riserva
: questa esclusiva Riserva del Taurasi celebra il centotrentesimo anniversario dall’iscrizione dell’azienda Mastroberardino alla Camera di Commercio di Avellino. Era il 1878 quando il Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia Angelo Mastroberardino, bisnonno dell’attuale Presidente, professor Piero Mastroberardino,curava tale adempimento al fine di avviare leesportazioni dei suoi vini verso i paesi d’Europa e delle Americhe. Un’ulteriore selezione delle uve in vigna ha prodotto un vino che ha tutti i caratteri del precedente ma espressi all’ennesima potenza: struttura, potenza, eleganza, sono esaltati ulteriormente in un mix di esplosione sensoriale che darà vita ad un Taurasi dal lunghissimo invecchiamento.

Taurasi 1997 Riserva
: quest’annata non mi convince e anche in questa declinazione irpina non è che mi faccia cambiare idea. Il vino parte un po’ chiuso, poi a poco a poco si apre su note mature di frutta e spezie ma il tutto avviene in maniera poca dinamica. In bocca ha un buon impatto, è caldo, di buona fattura anche se il tannino mi pare un po’ sgranato, sembra quasi scindersi dal resto del vino. Fino ad ora è la versione che mi ha convinto di meno, forse una bottiglia sfortunata.

Taurasi 1980
: è l’anno del terremoto in Irpina, inizia un periodo difficilissimo per tutti, compreso Mastroberardino che proprio a Novembre ha iniziato la fermentazione dell’Aglianico che per i primi giorni, confessa lo stesso Piero, viene vinificato in condizione davvero selvagge, senza alcun controllo. Dopo il 23 Novembre 1980 tutto in questa Regione cambierà, compreso lo stesso nome del vino al quale, da quel momento in poi, verrà aggiunta la parola Radici, termine che sta ad indicare l’indissolubile attaccamento del vino e della cantina al suo territorio ora devastato.
Il vino ha sentori di frutti rossi disidratati, humus, foglie secche. In bocca è austero, monolitico, non si dona moltissimo e lo capisco, è come se in qualche maniera risentisse della tragedia e, giustamente, non vuole regalare troppo.

Taurasi 1977
: l’annata è stata buona e si sente subito, rispetto al 1980 il vino ha un passo sia come materia sia come profondità di espressione. Color mattone, ha lo spettro aromatico che richiama i vecchi liquori alla ciliegia, poi escono rabarbaro, note medicinale, una sorta di amaro dei frati in rosso. Bocca di grande struttura, giovane col suo tannino ancora graffiante e l’acidità da barolo appena svinato. Buona la lunghezza finale su ritorni di frutta rossa disidratata, liquirizia e erbe medicinali.

Taurasi 1968
: ve lo anticipo, siamo di fronte al capolavoro assoluto, ad un dei migliori vini rossi usciti in Italia. Sarà la grande annata, sarà per una serie di alchimie che stento a comprendere, ma il vino è ancora di color rosso granato intenso e presenta un’intensa e penetrante apertura olfattiva dove si riconoscono chiaramente gli aromi di ciliegia, mora, caffè, liquirizia, humus, erbe aromatiche, china, nocino, corteccia e via così all’infinito.
Bocca monumentale, tutto è perfettamente integrato, la freschezza è da lacrime così come la persistenza finale. Stento ancora a credere che sulla bottiglia ci sia l’etichetta 1968. Emozioni da grande Bordeaux. Una curiosità: all’epoca il vino costava 720 lire.

Il 6 Aprile 2010 a Roma un grande pranzo di beneficenza in onore di Medici Senza Frontiere

Grazie alla collaborazione della colonna pugliese del forum del Gambero Rosso il 6 aprile presso il ristorante "Antica Osteria L'Incannucciata" di Roma sarà organizzato un bellissimo pranzo di beneficenza in favore di Medici Senza Frontiere. In cucina, per l'occasione, si alterneranno grandi chef nazionali: Arcangelo Dandini (l’Arcangelo, Roma), Dino De Bellis (l’Incannucciata, Roma), Beppe Schino (Perbacco, Bari), Franco e Catia Solari (Trattoria dei Mosto di Conscenti di Ne, Genova) e Luciano Lombardi (Vignadelmar, Monopoli).

Il menù sarà il seguente: Prezzo per il pranzo di 40,00 euro vini inclusi.

Ma non finisce qua perchè, subito dopo la grande mangiata, è tempo di altra beneficenza e, per l'occasione, saranno messe all'asta le seguenti bottiglie:

1 Chateau Montrose 2001 mgn

1 Chateau d’Yquem 1999 (0.75 lt)

1 Chateau de Pez 1998
1 Barolo Bussia di Monforte d’Alba Prunotto 1964
1 Barolo Oddero 2004 mgm

1 Barbaresco Pora Prunotto 1967

1 Barbaresco Riserva Asili Bruno Giacosa 1996 mgn

1 Barbaresco Asili Bruno Giacosa 2004 dmgn

1 Rosenmuskateller Abtei Muri 2006

1 Weisseburgunder Terlano 1987

1 Le Pergole Torte Montevertine 2001 mgn

1 Decennale Poggio di Sotto 2001 mgn

1 Chianti Classico Riserva Il Campitello 2006 mgn

1 Brunello di Montalcino Riserva Marchesato degli Aleramici 2003 (5 litri)

1 Brunello di Montalcino Cinelli Colombini 2004

1 Brunello di Montalcino Le Ragnaie mgn

1 Kurni Oasi degli Angeli mgn

1 Fiorano Semillon Boncompagni-Ludovisi 1989

1 Patriglione Cosimo Taurino 1994

1 Pier delle Vigne Botromagno 2003 mgn

12 Vigna del Melograno Santa Lucia 2007 (nero di Troia)

1 Amativo Cantele 2007 dmgn

1 Le Cruste Alberto Longo mgn (nero di Troia)

2 Aglianico del Vulture Macarico mgn

6 Primitivo Old Vines Morella 2007

1 Falcone Rivera 2002 mgn

6 Catapanus D’Alfonso del Sordo (bombino bianco)

6 Casteldrione D’Alfonso del Sordo (nero di Troia)

6 Riserva Chiaromonte 2006

6 Riserva Chiaromonte 2005

6 Muro Sant’Angelo Chiaromonte
Le Braci 2001
1 Sessantanni Feudi di San Marzano mgn (primitivo)

1 Feudi di San Marzano mgn (negramaro)

1 Turriga Argiolas 1999

1 Valle Cupa 2003 – Salento Rosso IGT – Apollonio mgn

1 Sauternes Chateau de Malle 03 mgn


La lista non è definitiva ma in continua evoluzione.Per prenotazioni chiamate Dino De Bellis allo 06.45424282 oppure mandate una mail a oste@vignadelmar.it.

Ma voi ce lo vedete il Brunello di Montalcino nella fiaschetta? No? Eppure sembra che...

E’ stato per decenni il contenitore più caratteristico per presentare il vino, in molti paesi esteri è l’emblema del vino italiano e toscano in particolare, ha una storia millenaria alle sue spalle; stiamo parlando del fiasco toscano che recentemente vede le sue sorti risollevarsi in quanto apprezzato da sempre più numerosi imbottigliatori. E’ di questi giorni la notizia che anche nelle terre del Brunello di Montalcino alcuni importanti produttori, tra i quali Banfi e Barbi, hanno presentato una proposta di modifica del disciplinare che prevede l’imbottigliamento del famoso vino in fiaschi da due litri di vetro chiaro per evidenziare le sfumature color rubino caratteristiche del Sangiovese, fiaschi rigorosamente “vestiti” con paglia di grano esclusivamente raccolto in Val d’Orcia.

La proposta sarà in discussione nella prossima assemblea del Consorzio, prevista per la fine di Maggio, nella quale si nomineranno tra l’altro i membri del nuovo consiglio direttivo del Consorzio stesso. Imbottigliare il Brunello nei fiaschi da due litri appare una vera rivoluzione per questa Docg in quanto fin dagli inizi della commercializzazione di questo vino si è preferita la bottiglia bordolese, tanto che Montalcino è stata la zona vitivinicola che di fatto ha lanciato in Italia questo contenitore di origine francese fin dai primi del ‘900.

La scelta del fiasco, oltre che rispondere alle nuove richieste dei mercati internazionali in uscita dalla crisi, si ispira ad una maggior aderenza alla tradizione italiana e al rigetto di tutte quelle mode filostraniere che hanno imperato fin troppo a lungo nel nostro paese. C’è da rilevare infine che contro questa proposta sono insorti alcuni produttori progressisti, capitanati da Donatella Cinelli Colombini (la quale è famosa per aver eliminato dalle sue aziende qualsiasi accenno ai contenitori tradizionali quali damigiane e, appunto, fiaschi) che ha dichiarato di volersi opporre con tutte le risorse disponibili a questa eventualità, chiamando a raccolta i produttori più esclusivi di questo vino.

Fonte: www.bereilvino.it