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Il Prosecco in una mappa. Quella giusta.



Anche io, come hanno fatto già illustri colleghi in internet, non voglio sottrarmi a pubblicare la mappa reale del Prosecco che, come spiega Luca di Bele Casel, troppo spesso è carente dell'area di produzione Asolo Prosecco Superiore DOCG. Innalziamo la cultura del vino cominciando dalle basi....geografiche!


La strada del Processo in Australia ci mancava.....


Cosa accadrebbe se in Cina si creasse una strada dello Champagne?


Cosa accade se in Australia si inventa una strada del Prosecco?


Un gruppo di produttori australiani originari del nostro Bel Paese ha deciso di creare un percorso tra le loro cantine per far degustare il "famoso" prosecco australiano. 
Battistella, produttore italiano, si è scagliato contro tutto ciò dichiarando che "una Strada del Prosecco a 10.017 km di distanza dal distretto del Prosecco doc è uno scandalo bello e buono. Siamo contenti che Zaia abbia firmato qualche giorno fa il ‘blocco’,misura che ci protegge e ci tutela, ma si deve fare di più a livello internazionale, come non cistancheremo mai di ripetere al Ministro delle politiche agricole Romano, al Commissario Europeo Ciolos, all’assessore Manzato, a tutti i policy maker che possono e devono fare qualcosa. Noi siamo una casa spumantistica-boutique specializzata nella produzione di Prosecco Doc di altissima qualità: produciamo circa 20.000 bottiglie destinate a hotel e a ristoranti di fascia alta. La concorrenza non ci fa paura; quella sana, anzi, è uno stimolo per farci lavorare ancora meglio. Quella che ci fa paura è la concorrenza sleale. È quell’odioso fenomeno dell’Italian sounding, è il ‘Prisecco’ venduto negli Stati Uniti, è la Strada del Prosecco in Australia. Beh, noi questi ‘ladri di etichette’ non li tolleriamo più".

Se volete vedere il video della strada del prosecco australiano eccovi accontentati


Ah, la mappa...


Colfóndo e il tasting panel di Bele Casel


Il recente Vinitaly mi ha permesso anche di ritrovare il prosecco di Bele Casel che, per quest’anno, aveva riservato una sorpresa a blogger ed appassionati: il tasting panel Colfóndo!

Fonte: madeinbrescia.org
In cosa consiste? In pratica Luca Ferraro mi ha fornito di una bella confezione contenente quattro bottiglie, due col tappo a fungo classico, una col tappo a corona rosso e una col tappo a corona color acciaio. In sostanza si tratta di degustare e valutare due diversi imbottigliamenti con due (anzi tre) diversi sistemi di tappatura.

Il prosecco Colfóndo con la “vecchia” etichetta con la rocca di Asolo è stato proposto con due versioni di tappatura: tappo a fungo e tappo a corona (rosso).
La bottiglia avente la prima tipologia di tappo, che Luca mi spiega essere sempre andato bene, presenta nel bicchiere un prosecco inizialmente caratterizzato da note sulfuree a cui, col tempo e l’ossigenazione, seguono cenni di crosta di pane, banana e pera. In bocca è un mix di frutta a polpa bianca e sensazioni minerali, è di discreta ampiezza anche se, nel finale, percepisco un leggera nota ammandorlata che non un po’ mi disturba.

Vecchia etichetta
Il prosecco col tappo a corona rossa, spiega Luca, dopo circa quattro mesi dall’imbottigliamento era caduto in riduzione spinta dove la sensazione di aglio la faceva da padrone fino a qualche mese fa quando, fortunatamente, i lieviti hanno deciso di riassorbire tutti gli odori sgradevoli del vino. Aprendo questa bottiglia ho potuto constatare che ciò era vero parzialmente perché il Colfóndo mi è risultato sempre un po’ chiuso, meno espressivo e con l’aglio ancora a fare leggermente da eco. Col tempo le cose un po’ sono migliorate ma il prosecco è rimasto sempre statico e, cosa strana, mi è sembrato che, rispetto al precedente, abbia perso quasi subito la sua frizzantezza. Poco convincente di certo.


Il Colfóndo con la nuova etichetta è stato proposto sia col tappo a fungo sia col tappo a corona che, in questo caso, era dotato di una guarnizione traspirante che lascia passere piccole quantità di ossigeno all’interno della bottiglia.
Tra le due tappature del “nuovo” Colfóndo non ho trovato grandissime differenze mentre uno stacco evidente l’ho notato tra le due etichette.
Il nuovo imbottigliamento mi è sembrato più maturo e conscio del fatto che bisognava cominciare a trovare una quadratura del cerchio soprattutto alla gustativa.
Al naso il nuovo prosecco mi sembra giochi più su evidenze di frutta a polpa bianca, pera williams soprattutto. Poi esce la nota di mela, pompelmo, lievito e solo in fondo risento il tratto minerale del prosecco. Al gusto mi sembra abbia più equilibrio del suo predecessore, con evidenti note di pera e banana al palato e una chiusura più lineare dove non ritrovo, fortunatamente, l’amaro finale del prosecco vecchia etichetta.

Nuova etichetta


La retorica di Natale tra spumante e champagne!



Ogni Natale, ogni fine anno sempre le stesse parole, la stessa retorica.

" Non e' vero che lo Champagne scorre come un fiume in piena ".

" Non e' vero anche perche' da noi e nel resto del mondo ad averla vinta e' lo Spumante italiano ".

" E' a Natale, e' a Capodanno che chiunque puo' capire cosa contano l'agricoltura italiana, l'agroalimentare italiano, in particolare il vino italiano ".

" Il nostro Spumante vince la sua corsa contro lo Champagne. Siamo primi nelle bollicine e, se ci fosse piu' sostegno da parte di Parlamento e Governo, probabilmente anche il Pil andrebbe meglio. Comunque, senza ironia alcuna, ironia che non avrebbe senso, l'agricoltura italiana fa gli auguri al Ministro Tremonti e a ogni cittadino che vive in un Paese dove dalle mie parti si vendono tra Prosecco Docg di Valdobbiadene Conegliano e Prosecco Doc, cioe' il Prosecco Nordestino, piu' di 150 milioni di bottiglie. Auguri e grazie a tutti i nostri produttori di Spumante, dall'Alto Adige e Trentino alla Lombardia, al Piemonte, al Veneto e al Friuli Venezia Giulia ".

Caro Galan, sicuramente i produttori delle Regioni sopracitate ti faranno gli auguri ma, da buon Ministro, perchè dimenticare chi fa una grande spumante nelle altre parti di Italia? Sai che esiste in Puglia un grande spumantista come D'Araprì? Sai che esiste Mottura nel Lazio che fa un grande spumante metodo classico??

E poi, due palle con sta sfida spumante contro champagne!!!

Evvia la retorica!!

#Colfóndo1 Bis chez Jacopo Cossater


Grazie a Jacopo Cossater posso dire che anche io, in ritardo, che ho partecipato a #Colfòndo1….bis.
Certo, non siamo proprio a Casonetto d'Asolo e mancano i produttori con i quali interloquire ma, nonostante questo, all’interno dell’ExEliografica di Perugia tira lo stesso una bella aria, c’è voglia di scoprire, capire e, perché no, dire la nostra sull’argomento.


Il prosecco Colfòndo o, per dirla alla francese, Sur lie, non è altro che il prosecco storico del trevigiano quando, a causa delle vendemmie spesso tardive, i vini rimanevano dolci causa basse temperature per poi ripartire in fermentazione a primavera quando ritornava il caldo.
Il risultato è un vino torbido, naturale, che conserva tutti i suoi lieviti che, per effetto dell’autolisi dovrebbero aver fornito al prosecco spalle ampie e forti e un carattere piuttosto indomabile.


Otto bottiglie in degustazione cieca (anche se qualcuno ne contava nove…..) divise per area geografica.

La BassetaDoc Treviso: è il prosecco che forse ha avuto la maggiore evoluzione nel bicchiere. Parte inizialmente serrato con una nota sulfurea a coprire il ventaglio aromatico che, col passare del tempo, si è schiuso e c’ha parlato di sensazioni di pesca, agrumi, frutta tropicale e un tocco minerale. Al palato purtroppo mi ha deluso, è sfuggente dal centro bocca in poi e non riesce a farsi ricordare come dovrebbe.

Lorenzo GattiDoc Treviso: sicuramente il prosecco sur lie più estremo che ho bevuto a Perugia. Il naso gioca su note abbastanza dolci dove ritrovo la mandorla amara, il caramello e la banana matura. Al palato è molto meglio del precedente, è abbastanza ampio, persistente, coerente col naso visto che in chiusura ritrovo un finale leggermente amarognolo. Per me rappresenta una versione troppo estrema di prosecco che difficilmente berrei in maniera compulsiva.


Bele CaselDocg Asolo: pur avendolo bevuto più volte a Roma ho fatto fatica a riconoscerlo alla cieca visto che ha tirato fuori delle note, estreme, che prima non avevo mai notato a questi livelli. Bocca e palato monocorde dove la nota di succo di pera l’ha fatta da padrone per tutta la degustazione. Si salva dalla catastrofe per una nota minerale che ogni tanto riesco a percepire. La bocca resta comunque equilibrata e dalla buona persistenza finale. Monocorde e forse bottiglia non ok.


Biondo Jeo - Docg Asolo: ad Asolo la pera rappresenta un descrittore tipico del prosecco sur lie perché anche questo vino ce l’ha bella in mostra anche se in maniera più discreta del precedente. Rispetto a Bele Casel, inoltre, l’olfattiva mostra maggiore ampiezza visto che ritrovo odori agrumati e di frutta bianca appena matura. Lieve minerale. In bocca manca dello sprint giusto per essere ricordato. Un gregario di lusso.

Costa di là - Docg Conegliano: acciderbolina che colore, un oro brillante carico che con la mente, anziché in Veneto, mi porta già al Sud. Il naso non tradisce le attese snodandosi tra profumi di mela golden, agrumi, fiori gialli di campo, miele, tabacco dolce. Bocca di bella struttura, intensa dove ritornano le sensazioni olfattive. Chiusura amara, troppo per i miei gusti. Altra interpretazione estrema che, forse, con la tradizione non c’entra un tubo.

Zanotto - Docg Conegliano: è il prosecco col fondo più scarico di colore di quelli bevuti fin d’ora, scarico e anche poco velato. Il naso mi stupisce fin da subito perché tira fuori intense e affascinanti aromi di pietra focaia, fiori di mandorlo e mela. In bocca è puro, preciso, sapido, fresco, non so perché ma a tutti noi ci è sembrato più un Franciacorta che un prosecco. Resta il più nitido ed equilibrato della batteria.

Casa Coste PianeDocg Valdobbiadene: un vino intimo, sussurrato, dove andare a ricercare col tempo la tanta frutta e fiori di cui è composto il suo leggiadro ventaglio aromatico. Anche in bocca è così, timido, soave, preciso, senza estremismi riesce a piacermi sorso dopo sorso.


Frozza - Docg Valdobbiadene: avevo sentito parlare di questo produttore di nicchia sui principali forum enogastronomici italiani per cui avevo tanta curiosità di assaggiarlo. Sia il naso che la bocca confermano che a Valdobbiadene ricercano la purezza e la precisione gustativa, tutto è didattico, nessuna forzatura e, per certi versi, voglia di evolvere. Frozza gioca molto con la frutta bianca e con i fiori. Assaggio sapido e di buona freschezza. Precisino come uno scolaretto in grembiule e fiocco. Rimane, forse, quello più tradizionale assieme al Casa Coste Piane.


PASSIONE, BLOGGER E #COLFONDO1




Tra pochissimo parte #colfòndo1, interessante manifestazione organizzata da Luca Ferraro di Bele Casel con l'obiettivo di  approfondire la conoscenza del territorio della Marca Trevigiana e di una delle sue espressioni enologiche più vere e profonde, passando in rassegna otto Prosecco delle zone DOC e Superiore DOCG dell'annata 2009, tutti caratterizzati dalla rifermentazione in bottiglia, i cosiddetti "col fondo" o, per usare un termine più accattivante, ma putroppo ora non più utilizzabile per questioni di legislazione europea, "sur lie".

Presenti all'evento produttori già noti in ambito forumistico, quali Giovanni Frozza, Silvano Follador, Casa Coste Piane, assieme ad altre aziende meno conosciute quali Biondo Jeo, Selezione Zanotto, Costadilà, Lorenzo e Carolina Gatti, La Basseta di Maurizio Donadi, oltre ovviamente all'organizzatore Bele Casel.

l'evento #colfòndo1, che avrà luogo il prossimo Sabato 30 Ottobre presso la nuova Locanda Baggio, sita in località Casonetto d'Asolo (TV), in via Bassane 1 (tel. 0423 529648 begin_of_the_skype_highlighting              0423 529648      end_of_the_skype_highlighting), e che si svolgerà in due fasi.

Nella prima parte (ore 11.00-13.00) avverrà una degustazione alla cieca degli otto campioni di Prosecco col fondo (Bele Casel e Biondo Jeo per la DOCG Asolo; Costadilà e Zanotto per la DOCG Conegliano; Casa Coste Piane e Frozza per la DOCG Valdobbiadene; Gatti e La Basseta per la DOC Treviso).

A seguire, verrà servito un pranzo "di territorio" durante il quale si potranno bere altri vini, sempre a rifermentazione in bottiglia: trebbiano e fortana DOC del Bosco Eliceo dell'azienda Mariotti, due Prosecco col fondo di vecchie annate, ed il Prosecco di Valdobbiadene Superiore DOCG metodo classico di Silvano Follador. 

C'è la possibilità, per chi vorrà partecipare al pranzo, di presentarsi durante la mattinata al ristorante e iscriversi, al costo di 35 EUR a persona.

Qua si può vedere la diretta web clicca

Io per  motivi di lavoro non sono potuto andare ma non mancherò al prossimo #colfòndo2.

Ragazzi in bocca al lupo!


Il senso di Luca Ferraro per il Prosecco...Colfòndo


Ho bevuto Colfòndo per la seconda volta durante la visione de “Il senso di Smila per la neve” e, tra un bicchiere e l’altro, ho pensato che, come la protagonista aveva una connaturata sensibilità per tutto ciò che riguardava il ghiaccio, anche Luca Ferraro di Bele Casel in qualche modo doveva avere una spiccato intuito per tutto ciò che riguarda il Prosecco perché, grazie ai suoi prodotti, da un po’ di tempo a questa parte ho cambiato, in meglio, il mio modo di vedere e bere quello che in tanti ancora chiamano prosecchino.

Luca Ferraro dal blog Oliva e Marino
Colfòndo è la Tradizione, il Prosecco di una volta, quando in assenza di autoclave il vino veniva fatto rifermentare in bottiglia con i propri lieviti che, così come accade col metodo classico, con il fenomeno dell’autolisi si depositano sul fondo della bottiglia conferendo al prodotto maggiore complessità organolettica.
Bere un prosecco di questo genere significa avere di fronte a se una bottiglia simile a Dottor Jekyll e Mister Hyde perché, a seconda del nostro amore per i lieviti, possiamo bere il vino in versione limpida oppure, come dovrebbe essere, torbida.

Bicchiere di Colfòndo
Bere Colfòndo limpido significa non agitare la bottiglia prima dell’apertura e, in questo senso, privarsi degli effetti benefici dei suoi lieviti in sospensione. In tal caso il Prosecco sarà molto standard, un buon vino da aperitivo e niente più.
La vera natura del Prosecco Colfòndo la si capisce solo dopo aver agitato la bottiglia. L’ho fatto anche l’altra sera e il risultato è stato ancora una volta un vino tutt’altro che banale.
Luca sul suo sito internet lo definisce spiazzante, io non posso che condividere se paragono questo Prosecco con il 90% della produzione che troviamo in giro per l’Italia e, soprattutto, per il mondo dove questo nome è spesso abbinato a prodotti di infima qualità.

Etichetta
Il vino è di colore bianco opaco, torbido, spuma birrosa, maschio come lo è anche il naso dove gli aromi che pervadono il nostro olfatto sono decisi, diretti. Si sente subito la frutta bianca matura, pera quasi in versione yoga, poi esce l’agrume, netta la nota di pompelmo, e una nota minerale, direi salina che mi ricorda la Camargue.
La bocca conferma totalmente il naso, il vino è vibrante nella sua freschezza e, al termine della deglutizione, lascia spazio ad una sapida e lunga persistenza tutt’altro che banale.
Il prosecchino da bar di periferia cercatelo altrove, non da Bele Casel!

Le colline del Prosecco e la tutela Unesco

Leggendo questo articolo sul Corriere della Sera di ieri mi è venuto in mente una cosa: se le colline del Prosecco mirano a diventare patrimonio Unesco, con tutto il rispetto, perchè allora non estendere la proposta alle colline di Montalcino oppure alla Valpolicella? Potrei andare avanti con un milioni di bellissimi posti in Italia che nessuno si caga a livello politico. Si vede, in questo caso, che Giancarlo Galan aspira a prendere il posto di Zaia. Che ne pensate? Intanto date una letta qua sotto!

Le colline del Prosecco si presentano con l’abito delle feste per la candidatura a patrimonio dell’umanità dell’Unesco: oltre seimila ettari di vigneti iscritti all’albo di denominazione Docg, che hanno prodotto nel 2009 più di 60 milioni di bottiglie, per un valore di 380 milioni di euro. A proporre la candidatura è stato ieri il ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto per 15 anni, che ben conosce le colline della Marca, e del Coneglianese in particolare. «È uno dei paesaggi rurali più significativi d’Europa - ha dichiarato il ministro -. Si tratta di un’ulteriore occasione per far conoscere al mondo la bellezza di un territorio che già conta cinque siti patrimonio dell’umanità». È passato meno di un anno dall’ingresso delle Dolomiti, perla del Veneto, fra i siti dell’Unesco. E ieri le colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene hanno brindato alla futura nomination.

La notizia della candidatura infatti, girata all’Unesco dal ministro Galan, è giunta nel bel mezzo del festival del Prosecco superiore di Valdobbiadene e Conegl
iano «Vino in Villa», ospitato nel castello di San salvatore a Susegana: non poteva esserci momento più adatto. E non ha sorpreso per niente gli addetti ai lavori: «Da tre anni abbiamo avviato un percorso rivolto a questo obiettivo - ha commentato il direttore del consorzio di tutela del prosecco Giancarlo Vettorello -. Ci imbarchiamo in un percorso lungo e impegnativo che dovrebbe portare questo territorio, terra di vino vitale e spumeggiante, in un’area vitivinicola protetta dall’Unesco, al pari di altri grandi territori del vino come la valle del Porto in Francia». Le pregiate bollicine Docg continuano ad essere uno dei prodotti trevigiani più ricercati sul mercato, sia nazionale che internazionale. Neanche la crisi ha messo in dubbio il loro valore, e la produzione nel 2009 ha registrato addirittura un segno più, con ben 8 punti percentuali di aumento rispetto all’anno precedente, un terzo della quale volato al di là dei confini.

Nel corso della mattinata in Villa, il presidente del consorzio Franco Adami aveva peraltro rimarcato come la Docg assegnata poco più di un anno fa avesse cementato l’identità del Prosecco con il territorio, portando valore aggiunto ad entrambi, aumentando la considerazione del prosecco delle colline trevigiane sui 40 mercati esteri di esportazione. «Il 2010 - ha detto Adami - si apre all’insegna della ripresa e con le scorte in diminuzione». Aggiunge Etile Carpenè, presidente della storica azienda: «Questa proposta di riconoscimento è per noi una grande festa».


Fonte: Corriere della Sera

Andiamo in enoteca? Sì, da Ikea.....

Articolo che fa riflettere quello de Il Sole 24 Ore che dedica una spazio importante al rapporto tra vino e grande distribuzione.

In particolare, nell'articolo a firma di Manuela Soressi, si parla di grandi e piccole manovre che coinvolgono il vino, ormai ritenuto anche dalle principali multinazionali distributive come un prodotto-chiave per attrarre i consumatori. Perché, a dispetto della crisi dei consumi, il vino è sempre di più una bevanda che fa status e che, soprattutto sui mercati più giovani (come quello statunitense), detta gusti e mode. Inquesto modo si aprono nuovi canali commerciali che possono rivelarsi un'opportunità interessante anche per il vino made in Italy.

La sperimentazione di Starbucks

La prima notizia che ha attratto l'interesse dei mass-media è la caduta di un tabù: Starbucks, la catena di caffetterie più grande del mondo con oltre 16mila punti vendita in una cinquantina di paesi, ha sdoganato l'alcol. Si tratta solo di un test, ma, viste le dimensioni e la potenza del gruppo, è un segnale da non sottovalutare. Starbucks ha scelto la sua città natale, Seattle, per verificare un nuovo format, trasformando uno dei suoi locali storici in “15th Avenue Coffee and Tea”. Se l'insegna non lascia presagire molto di nuovo, in realtà all'interno le novità non mancano: a cominciare dall'offerta di vini e birre, con menu del giorno, che si affiancano ai classici te e caffè. E poi musica dal vivo con dj set per un locale che si dichiara “ispirato da Starbuck'” ma che calca soprattutto la mano sull'atmosfera europea, cibi e bevande comprese.

Franciacorta in salsa svedese

Starbucks non è solo sulla strada della valorizzazione del vino. Anche Ikea ha novità in questa direzione. Nei bar di alcuni store italiani viene proposto il prosecco biologico, mentre in altri nella zona ristorante è comparsa l'enoteca Ikea, con bottiglie di vino bianco, rosso e prosecco fornite da un produttore della Franciacorta e in vendita nel banco frigorifero del ristorante. Insieme al vino, Ikea suggerisce anche i calici perfetti per la degustazione.

Chianti e Lambrusco sugli scaffali di mezzo mondo

È il caso di Auchan (presente in 13 paesi e con 39,5 miliardi di euro di fatturato 2008) che ha varato di recente l'Operazione Prodotti Paesi Latini nel Mondo per promuovere prodotti, sapori e stili alimentari dei principali paesi europei. Nell'iniziativa commerciale, che ha preso il via in settembre, è coinvolto un assortimento di referenze provenienti da Spagna, Portogallo, Francia del Sud e Italia. Gli “ambasciatori” del food&beverage italiano sono circa 200, perlopiù private label, in rappresentanza delle principali merceologie, a partire proprio dal vino. La catena distributiva ha aspettative positive su questo progetto internazionale, che è stato messo a punto sulla base del successo riscosso da Operazione Prodotti Italiani 2008, un altro mega-evento promozionale che ha visto 171 referenze italiane sbarcare nei punti vendita della catena presenti in sette paesi (Francia, Spagna, Portogallo, Ungheria, Romania, Polonia e Cina).

Una particolare attenzione viene dedicata al prodotto forse più nobile della tradizione alimentare italiana: il vino, che attualmente rappresenta il 5% del fatturato export realizzato dall'insegna. Dal 2008 Auchan porta la cultura vinicola italiana in Ungheria, Romania, Polonia, Cina, Francia, Spagna, e Portogallo con i prodotti che partecipano all'Operazione Vini dal Mondo. La collezione, che oggi comprende un Chianti, due Lambrusco e un Primitivo di Manduria, viene etichettata per l'occasione con la traduzione nelle lingue dei Paesi di destinazione.
Inoltre, in occasione di Vinitaly 2009, Auchan Italia ha presentato alle strutture acquisti di 13 Paesi la produzione vinicola italiana e li ha messi in contatto con fornitori potenzialmente interessati all'esportazione diretta verso altri paesi della rete Auchan.
Così 10 etichette italiane, fra cui un Nero d'Avola, un Valpolicella e un Barolo, entreranno anell'assortimento continuativo degli ipermercati Auchan in 9 paesi europei.

Percorsi di Vino e lo chef Dino De Bellis insieme per "Bollicine sotto le stelle"

Ci si è messo anche il maltempo a Roma ma la serata che Percorsi di Vino voleva dedicare alle bollicine italiane si è svolta lo stesso, con successo, nonostante fulmini e grandine. Al nostro arrivo all’Incannucciata c’era un bellissimo arcobaleno a darci il benvenuto e tutta la brigata capitanata da Dino De Bellis era indaffarata a terminare il lavoro sugli ultimi deliziosi finger food che dovevano accompagnare l’evento.
Tre i vini che avevo scelto per la serata, tre piccole chicche che volevo condividere con gli altri invitati per far capire loro che si può bere frizzante con godimento e senza spendere un patrimonio.
Certo, non avevamo davanti i mostri sacri francesi della Champagne, però devo dire che il Prosecco millesimato “Luca Ferraro” di Bele Casel, lo spumante “Riserva Nobile” 2004 della Cantina d’Araprì e il Brut Rosè di Luca Abrate non hanno certo sfigurato davanti ad un pubblico di palati esigenti che l’Antica Osteria l’Incannucciata ha ospitato lo scorso giovedì.
Venendo ora ai particolari, il millesimato di Bele Casel per molti è stata una grandissima sorpresa, pochi infatti si aspettavano un Prosecco così godibile e per nulla banale, molto lontano dallo stereotipo del prosecchino bevuto nei peggiori bar delle metropoli italiane. Fantastico questo Prosecco che, nonostante 20 g/l di zucchero, non è mai stucchevole grazie alla bella vena acida e alla grande sapidità che regalano al vino un equilibrio fantastico, senza eccessi e con una nota minerale che fornisce al tutto una garbata eleganza. Altro che Paris Hilton nuda e dorata tra lattine di Prosecco! Il prezzo del vino? Chiedete a Luca di Bele Casel, rimarrete esterefatti, uno dei vini dal miglior rapporto q/p che mi sia capitato.
Altra sorpresa assoluta è stato lo spumante “Riserva Nobile” 2004 della Cantina d’Araprì, grande Metodo Classico da uva Bombino Bianco che quasi tutti i presenti avevano scambiato per un TrentoDoc. Non siamo nel nord Italia ma in Puglia, in una azienda nata nel 1979 dalla passione per il vino di tre amici jazzisti che, per scommessa, decidono di produrre spumante a San Severo, in provincia di Foggia, nel cuore della Daunia. Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, da cui "d'Araprì", seguono personalmente tutte le fasi di produzione del loro spumante che producono artigianalmente ed in quantità estremamente limitata, come questo “Riserva Nobile”, a cui gli oltre 48 mesi sui lieviti conferiscono una grande complessità giocata su sentori di pera matura, mela cotogna, nocciola, muschio, pane tostato e miele. In bocca è di grande freschezza e morbidezza e il finale, su ricordi di vaniglia e frutta matura, è lungo e persistente. La Puglia non è solo vini rossi, c’è tanto altro oltre il Primitivo e il Negroamaro….
Col Brut Rosè andiamo a Nord da Luca Abrate, giovane azienda piemontese nata nel 1993 e che non molto tempo fa ho potuto conoscere su Vinix, il social network enogastronomico per eccellenza. Questo vino, spumantizzato secondo il metodo Martinotti, con una presa di spuma di tre mesi e affinato sui lieviti per almeno sei mesi, è realizzato totalmente con nebbiolo, caratteristica che lo rende estremamente particolare e dotato di tutti i pregi (tanti) e i difetti (pochi) che questa uva si porta con se. E’ uno spumante dotato al naso di suadenti nuance di frutti di bosco e violetta che in bocca mantiene le promesse olfattive corroborato anche da un piacevole tannino che lo rende estremamente piacevole se abbinato a piatti di carne succulenti. Noi all’Incannucciata non avevamo finger food a base di bistecca Fiorentina però il vino è andato giù lo stesso anche se qualche presente ha notato che la sua struttura “nebbiolesca” lo rende forse meno beverino rispetto agli altri due vini presentati.
Finisco questo piccolo resoconto ringraziando Dino De Bellis e tutto lo staff dell’”Antica Osteria l’Incannucciata” per lo splendido servizio offerto, Stefania De Carlo che, oltre ad essere una splendida compagna di vita, è diventata anche una brava sommelier e Giorgia Toti che ha collaborato alla grande nell’organizzazione di questo piccolo evento che spero abbia fatto conoscere al grande pubblico piccole realtà enologiche che vale la pena di promuovere visto il livello di qualità raggiunto dai loro vini. Grazie a tutti!