Anche io, come hanno fatto già illustri colleghi in internet, non voglio sottrarmi a pubblicare la mappa reale del Prosecco che, come spiega Luca di Bele Casel, troppo spesso è carente dell'area di produzione Asolo Prosecco Superiore DOCG. Innalziamo la cultura del vino cominciando dalle basi....geografiche!
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Il Merlot di Bele Casel dal 2002 al 2006
Fare riferimento a Bele Casel e parlare del loro Merlot e non del Prosecco a molte persone potrà suonare stonato ma vi posso assicurare che Luca Ferraro e la sua famiglia hanno puntato molto su questo vitigno che, come scritto sul sito internet, rappresenta una vera e propria sfida per tutti loro.
Noi abbiamo fatto una pazzia, abbiamo piantato merlot , vitigno tipico delle nostre zone, ma sempre maltrattato, facendo produrre alle vigne quantità d’uva assurde. Beh noi volevamo risollevare il nome di quest’uva. Impianti molto stretti, diradamenti spinti, vendemmia di uve ben mature e l’acquisto di botti grandi per non alterare la tipicità del nostro merlot.
Durante le ultime feste, approfittando della compagnia di un nutrito gruppo di amici appassionati, sono finalmente riuscito a degustare tutta la verticale del Merlot Bele Casel che da tanto, troppo tempo avevo in cantina. Cinque annate, dalla 2002 alla 2006, che fanno capire che da quelle parti si fa veramente sul serio anche con i rossi.
Prima di iniziare, però, qualche dettaglio tecnico: le vigne sono state piantate a circa 200 metri s.l.m in zona Cornuda su terreni rossi, ricchi di ferro e tendenzialmente argillosi. Impianti fitti (2.5x1 metro) a cordone speronato. Resa max 40 q.li ettaro. Vendemmia manuale. In cantina tutta la fermentazione avviene a contatto con le bucce con un primo travaso in botte e poi battonage per i primi 4 o 5 mesi. Rimane in in botte grande per almeno 24 mesi, niente filtrazioni e solo una piccola aggiunta di solforosa prima dell'imbottigliamento. Affinamento di almeno un anno in bottiglia.
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| La bella foto di Rossella di Ma che ti sei mangiato? |
Merlot 2002: il millesimo di per sè non aiuta certo il giovane vignaiolo che per la prima volta cerca di vinificare il suo merlot. Nonostante tutte le difficoltà del caso, esperienza in primis, nel bicchiere il vino, inizialmente chiuso, esce fuori abbastanza bene con sentori terziari di cuoio, fiori secchi, humus e un tratto ferroso che, come vedremo, rappresenterà una caratteristica che ci accompagnerà lungo tutta le degustazione. In bocca è esile, l'anna fredda si sente, cede un pò a centro bocca ma si riprende bene alla fine con una persistenza inaspettata.
Merlot 2003: da un'annata fredda ad una siccitosa, il caldo non dà tregua nemmeno da queste parti. A differenza del precedente bicchiere, in questo si sente una maggiore rotondità ed morbidezza, anche le sensazioni olfattive tendono più al fruttato (amarena) anche se, col tempo, la mineralità rossa fa di nuovo capolino. Bocca morbida, forse un filo di alcol in eccesso, ma sicuramente più ampia e meno cadente.
Merlot 2004: l'annata equilibrata (finalmente) si rispecchia nel vino che, in assenza di picchi, va dritto per la sua strada senza troppi fronzoli e, per la prima volta, si scopre elegante nelle sue note di spezie, frutta rossa a grappolo e sapida mineralità. In bocca è fine, fresco, piacevolmente sapido e fruttato e, nonostante ceda un pò nel finale, va giù che è un piacere.
Merlot 2005: rispetto al precedente è più scarico nel colore e presenta riflessi granato come se, rispetto al precedente, fosse più vecchio. Anche al naso la terziarizzazione degli elementi olfattivi è più netta visto che si percepiscono nette le note di fiori rossi da diario, frutta rossa essiccata, humus e un tocco di mineralità più nera che rossa. Bocca bilanciata, ampia, elegantemente austera. Piaciuto molto anche se avrà forse vita breve.
Merlot 2006: scarico nel colore (cambio vinificazione?) si presenta con caratteristiche molto simili al precedente anche se, rispetto alla 2005, trovo un tocco di ciccia in più rappresentato da note cioccolatose, macis e radici. In bocca è sempre lui, minerale, sapido, abbastanza equilibrato, dritto e teso con un finale che, se fosse più grintoso, darebbe al vino quel qualcosa in più da portarlo nell'olimpo dei migliori merlot italiani.
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| Luca Ferraro Fonte: madeinkitchen.tv |
Colfóndo e il tasting panel di Bele Casel
Il recente Vinitaly mi ha permesso anche di ritrovare il prosecco di Bele Casel che, per quest’anno, aveva riservato una sorpresa a blogger ed appassionati: il tasting panel Colfóndo!
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| Fonte: madeinbrescia.org |
In cosa consiste? In pratica Luca Ferraro mi ha fornito di una bella confezione contenente quattro bottiglie, due col tappo a fungo classico, una col tappo a corona rosso e una col tappo a corona color acciaio. In sostanza si tratta di degustare e valutare due diversi imbottigliamenti con due (anzi tre) diversi sistemi di tappatura.
Il prosecco Colfóndo con la “vecchia” etichetta con la rocca di Asolo è stato proposto con due versioni di tappatura: tappo a fungo e tappo a corona (rosso).
La bottiglia avente la prima tipologia di tappo, che Luca mi spiega essere sempre andato bene, presenta nel bicchiere un prosecco inizialmente caratterizzato da note sulfuree a cui, col tempo e l’ossigenazione, seguono cenni di crosta di pane, banana e pera. In bocca è un mix di frutta a polpa bianca e sensazioni minerali, è di discreta ampiezza anche se, nel finale, percepisco un leggera nota ammandorlata che non un po’ mi disturba.
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| Vecchia etichetta |
Il prosecco col tappo a corona rossa, spiega Luca, dopo circa quattro mesi dall’imbottigliamento era caduto in riduzione spinta dove la sensazione di aglio la faceva da padrone fino a qualche mese fa quando, fortunatamente, i lieviti hanno deciso di riassorbire tutti gli odori sgradevoli del vino. Aprendo questa bottiglia ho potuto constatare che ciò era vero parzialmente perché il Colfóndo mi è risultato sempre un po’ chiuso, meno espressivo e con l’aglio ancora a fare leggermente da eco. Col tempo le cose un po’ sono migliorate ma il prosecco è rimasto sempre statico e, cosa strana, mi è sembrato che, rispetto al precedente, abbia perso quasi subito la sua frizzantezza. Poco convincente di certo.
Il Colfóndo con la nuova etichetta è stato proposto sia col tappo a fungo sia col tappo a corona che, in questo caso, era dotato di una guarnizione traspirante che lascia passere piccole quantità di ossigeno all’interno della bottiglia.
Tra le due tappature del “nuovo” Colfóndo non ho trovato grandissime differenze mentre uno stacco evidente l’ho notato tra le due etichette.
Il nuovo imbottigliamento mi è sembrato più maturo e conscio del fatto che bisognava cominciare a trovare una quadratura del cerchio soprattutto alla gustativa.
Al naso il nuovo prosecco mi sembra giochi più su evidenze di frutta a polpa bianca, pera williams soprattutto. Poi esce la nota di mela, pompelmo, lievito e solo in fondo risento il tratto minerale del prosecco. Al gusto mi sembra abbia più equilibrio del suo predecessore, con evidenti note di pera e banana al palato e una chiusura più lineare dove non ritrovo, fortunatamente, l’amaro finale del prosecco vecchia etichetta.
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| Nuova etichetta |
Percorsi Di Vino Wine Fest: è quasi ora....
Hai voluto la bicicletta? E mò pedali come se dice a Roma!
Ci siamo quasi, tra le aziende partecipanti/patrocinanti, sono riuscito all'ultimo ad inserire Podere Il Saliceto, una giovane realtà che merita rispetto, grande rispetto, per il suo Lambrusco di Modena. Sarà un onore proporlo sia a pranzo che nel pomeriggio tra i pochi invitati.
Ah, i laboratori. Tutti completamente esauriti, come me, tranne la Wine Session delle 19 dove ne vedremo delle belle e....delle vecchie dalla mia cantina.
In cucina, oltre la prenza di Dino De Bellis, avremo una guest star del mondo dei food blog: Daniela di Senza Panna. Una scusa per conoscerla è quella di venire da noi!
In cucina, oltre la prenza di Dino De Bellis, avremo una guest star del mondo dei food blog: Daniela di Senza Panna. Una scusa per conoscerla è quella di venire da noi!
#Colfóndo1 Bis chez Jacopo Cossater
Grazie a Jacopo Cossater posso dire che anche io, in ritardo, che ho partecipato a #Colfòndo1….bis.
Certo, non siamo proprio a Casonetto d'Asolo e mancano i produttori con i quali interloquire ma, nonostante questo, all’interno dell’ExEliografica di Perugia tira lo stesso una bella aria, c’è voglia di scoprire, capire e, perché no, dire la nostra sull’argomento.
Il prosecco Colfòndo o, per dirla alla francese, Sur lie, non è altro che il prosecco storico del trevigiano quando, a causa delle vendemmie spesso tardive, i vini rimanevano dolci causa basse temperature per poi ripartire in fermentazione a primavera quando ritornava il caldo.
Il risultato è un vino torbido, naturale, che conserva tutti i suoi lieviti che, per effetto dell’autolisi dovrebbero aver fornito al prosecco spalle ampie e forti e un carattere piuttosto indomabile.
Otto bottiglie in degustazione cieca (anche se qualcuno ne contava nove…..) divise per area geografica.
La Basseta – Doc Treviso: è il prosecco che forse ha avuto la maggiore evoluzione nel bicchiere. Parte inizialmente serrato con una nota sulfurea a coprire il ventaglio aromatico che, col passare del tempo, si è schiuso e c’ha parlato di sensazioni di pesca, agrumi, frutta tropicale e un tocco minerale. Al palato purtroppo mi ha deluso, è sfuggente dal centro bocca in poi e non riesce a farsi ricordare come dovrebbe.
Lorenzo Gatti – Doc Treviso: sicuramente il prosecco sur lie più estremo che ho bevuto a Perugia. Il naso gioca su note abbastanza dolci dove ritrovo la mandorla amara, il caramello e la banana matura. Al palato è molto meglio del precedente, è abbastanza ampio, persistente, coerente col naso visto che in chiusura ritrovo un finale leggermente amarognolo. Per me rappresenta una versione troppo estrema di prosecco che difficilmente berrei in maniera compulsiva.
Bele Casel – Docg Asolo: pur avendolo bevuto più volte a Roma ho fatto fatica a riconoscerlo alla cieca visto che ha tirato fuori delle note, estreme, che prima non avevo mai notato a questi livelli. Bocca e palato monocorde dove la nota di succo di pera l’ha fatta da padrone per tutta la degustazione. Si salva dalla catastrofe per una nota minerale che ogni tanto riesco a percepire. La bocca resta comunque equilibrata e dalla buona persistenza finale. Monocorde e forse bottiglia non ok.
Biondo Jeo - Docg Asolo: ad Asolo la pera rappresenta un descrittore tipico del prosecco sur lie perché anche questo vino ce l’ha bella in mostra anche se in maniera più discreta del precedente. Rispetto a Bele Casel, inoltre, l’olfattiva mostra maggiore ampiezza visto che ritrovo odori agrumati e di frutta bianca appena matura. Lieve minerale. In bocca manca dello sprint giusto per essere ricordato. Un gregario di lusso.
Costa di là - Docg Conegliano: acciderbolina che colore, un oro brillante carico che con la mente, anziché in Veneto, mi porta già al Sud. Il naso non tradisce le attese snodandosi tra profumi di mela golden, agrumi, fiori gialli di campo, miele, tabacco dolce. Bocca di bella struttura, intensa dove ritornano le sensazioni olfattive. Chiusura amara, troppo per i miei gusti. Altra interpretazione estrema che, forse, con la tradizione non c’entra un tubo.
Zanotto - Docg Conegliano: è il prosecco col fondo più scarico di colore di quelli bevuti fin d’ora, scarico e anche poco velato. Il naso mi stupisce fin da subito perché tira fuori intense e affascinanti aromi di pietra focaia, fiori di mandorlo e mela. In bocca è puro, preciso, sapido, fresco, non so perché ma a tutti noi ci è sembrato più un Franciacorta che un prosecco. Resta il più nitido ed equilibrato della batteria.
Casa Coste Piane – Docg Valdobbiadene: un vino intimo, sussurrato, dove andare a ricercare col tempo la tanta frutta e fiori di cui è composto il suo leggiadro ventaglio aromatico. Anche in bocca è così, timido, soave, preciso, senza estremismi riesce a piacermi sorso dopo sorso.
Frozza - Docg Valdobbiadene: avevo sentito parlare di questo produttore di nicchia sui principali forum enogastronomici italiani per cui avevo tanta curiosità di assaggiarlo. Sia il naso che la bocca confermano che a Valdobbiadene ricercano la purezza e la precisione gustativa, tutto è didattico, nessuna forzatura e, per certi versi, voglia di evolvere. Frozza gioca molto con la frutta bianca e con i fiori. Assaggio sapido e di buona freschezza. Precisino come uno scolaretto in grembiule e fiocco. Rimane, forse, quello più tradizionale assieme al Casa Coste Piane.
PASSIONE, BLOGGER E #COLFONDO1
Tra pochissimo parte #colfòndo1, interessante manifestazione organizzata da Luca Ferraro di Bele Casel con l'obiettivo di approfondire la conoscenza del territorio della Marca Trevigiana e di una delle sue espressioni enologiche più vere e profonde, passando in rassegna otto Prosecco delle zone DOC e Superiore DOCG dell'annata 2009, tutti caratterizzati dalla rifermentazione in bottiglia, i cosiddetti "col fondo" o, per usare un termine più accattivante, ma putroppo ora non più utilizzabile per questioni di legislazione europea, "sur lie".
Presenti all'evento produttori già noti in ambito forumistico, quali Giovanni Frozza, Silvano Follador, Casa Coste Piane, assieme ad altre aziende meno conosciute quali Biondo Jeo, Selezione Zanotto, Costadilà, Lorenzo e Carolina Gatti, La Basseta di Maurizio Donadi, oltre ovviamente all'organizzatore Bele Casel.
l'evento #colfòndo1, che avrà luogo il prossimo Sabato 30 Ottobre presso la nuova Locanda Baggio, sita in località Casonetto d'Asolo (TV), in via Bassane 1 (tel. 0423 529648 begin_of_the_skype_highlighting 0423 529648 end_of_the_skype_highlighting), e che si svolgerà in due fasi.
Nella prima parte (ore 11.00-13.00) avverrà una degustazione alla cieca degli otto campioni di Prosecco col fondo (Bele Casel e Biondo Jeo per la DOCG Asolo; Costadilà e Zanotto per la DOCG Conegliano; Casa Coste Piane e Frozza per la DOCG Valdobbiadene; Gatti e La Basseta per la DOC Treviso).
Nella prima parte (ore 11.00-13.00) avverrà una degustazione alla cieca degli otto campioni di Prosecco col fondo (Bele Casel e Biondo Jeo per la DOCG Asolo; Costadilà e Zanotto per la DOCG Conegliano; Casa Coste Piane e Frozza per la DOCG Valdobbiadene; Gatti e La Basseta per la DOC Treviso).
A seguire, verrà servito un pranzo "di territorio" durante il quale si potranno bere altri vini, sempre a rifermentazione in bottiglia: trebbiano e fortana DOC del Bosco Eliceo dell'azienda Mariotti, due Prosecco col fondo di vecchie annate, ed il Prosecco di Valdobbiadene Superiore DOCG metodo classico di Silvano Follador.
C'è la possibilità, per chi vorrà partecipare al pranzo, di presentarsi durante la mattinata al ristorante e iscriversi, al costo di 35 EUR a persona.
Qua si può vedere la diretta web clicca
Io per motivi di lavoro non sono potuto andare ma non mancherò al prossimo #colfòndo2.
Ragazzi in bocca al lupo!
Il senso di Luca Ferraro per il Prosecco...Colfòndo
Ho bevuto Colfòndo per la seconda volta durante la visione de “Il senso di Smila per la neve” e, tra un bicchiere e l’altro, ho pensato che, come la protagonista aveva una connaturata sensibilità per tutto ciò che riguardava il ghiaccio, anche Luca Ferraro di Bele Casel in qualche modo doveva avere una spiccato intuito per tutto ciò che riguarda il Prosecco perché, grazie ai suoi prodotti, da un po’ di tempo a questa parte ho cambiato, in meglio, il mio modo di vedere e bere quello che in tanti ancora chiamano prosecchino.
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| Luca Ferraro dal blog Oliva e Marino |
Colfòndo è la Tradizione, il Prosecco di una volta, quando in assenza di autoclave il vino veniva fatto rifermentare in bottiglia con i propri lieviti che, così come accade col metodo classico, con il fenomeno dell’autolisi si depositano sul fondo della bottiglia conferendo al prodotto maggiore complessità organolettica.
Bere un prosecco di questo genere significa avere di fronte a se una bottiglia simile a Dottor Jekyll e Mister Hyde perché, a seconda del nostro amore per i lieviti, possiamo bere il vino in versione limpida oppure, come dovrebbe essere, torbida.
Bere un prosecco di questo genere significa avere di fronte a se una bottiglia simile a Dottor Jekyll e Mister Hyde perché, a seconda del nostro amore per i lieviti, possiamo bere il vino in versione limpida oppure, come dovrebbe essere, torbida.
| Bicchiere di Colfòndo |
Bere Colfòndo limpido significa non agitare la bottiglia prima dell’apertura e, in questo senso, privarsi degli effetti benefici dei suoi lieviti in sospensione. In tal caso il Prosecco sarà molto standard, un buon vino da aperitivo e niente più.
La vera natura del Prosecco Colfòndo la si capisce solo dopo aver agitato la bottiglia. L’ho fatto anche l’altra sera e il risultato è stato ancora una volta un vino tutt’altro che banale.
Luca sul suo sito internet lo definisce spiazzante, io non posso che condividere se paragono questo Prosecco con il 90% della produzione che troviamo in giro per l’Italia e, soprattutto, per il mondo dove questo nome è spesso abbinato a prodotti di infima qualità.
La vera natura del Prosecco Colfòndo la si capisce solo dopo aver agitato la bottiglia. L’ho fatto anche l’altra sera e il risultato è stato ancora una volta un vino tutt’altro che banale.
Luca sul suo sito internet lo definisce spiazzante, io non posso che condividere se paragono questo Prosecco con il 90% della produzione che troviamo in giro per l’Italia e, soprattutto, per il mondo dove questo nome è spesso abbinato a prodotti di infima qualità.
| Etichetta |
Il vino è di colore bianco opaco, torbido, spuma birrosa, maschio come lo è anche il naso dove gli aromi che pervadono il nostro olfatto sono decisi, diretti. Si sente subito la frutta bianca matura, pera quasi in versione yoga, poi esce l’agrume, netta la nota di pompelmo, e una nota minerale, direi salina che mi ricorda la Camargue.
La bocca conferma totalmente il naso, il vino è vibrante nella sua freschezza e, al termine della deglutizione, lascia spazio ad una sapida e lunga persistenza tutt’altro che banale.
Il prosecchino da bar di periferia cercatelo altrove, non da Bele Casel!
La bocca conferma totalmente il naso, il vino è vibrante nella sua freschezza e, al termine della deglutizione, lascia spazio ad una sapida e lunga persistenza tutt’altro che banale.
Il prosecchino da bar di periferia cercatelo altrove, non da Bele Casel!
Percorsi di Vino e lo chef Dino De Bellis insieme per "Bollicine sotto le stelle"
Ci si è messo anche il maltempo a Roma ma la serata che Percorsi di Vino voleva dedicare alle bollicine italiane si è svolta lo stesso, con successo, nonostante fulmini e grandine. Al nostro
arrivo all’Incannucciata c’era un bellissimo arcobaleno a darci il benvenuto e tutta la brigata capitanata da Dino De Bellis era indaffarata a terminare il lavoro sugli ultimi deliziosi finger food che dovevano accompagnare l’evento.
arrivo all’Incannucciata c’era un bellissimo arcobaleno a darci il benvenuto e tutta la brigata capitanata da Dino De Bellis era indaffarata a terminare il lavoro sugli ultimi deliziosi finger food che dovevano accompagnare l’evento.Tre i vini che avevo scelto per la serata, tre piccole chicche che volevo condividere con gli altri invitati per far capire loro che si può bere frizzante con godimento e senza spendere un patrimonio.
Certo, non avevamo davanti i mostri sacri francesi della Champagne, però devo dire che il Prosecco millesimato “Luca Ferraro” di Bele Casel, lo spumante “Riserva Nobile” 2004 della Cantina d’Araprì e il Brut Rosè di Luca Abrate non hanno certo sfigurato davanti ad un pubblico di palati esigenti che l’Antica Osteria l’Incannucciata ha ospitato lo scorso giovedì.
Venendo ora ai particolari, il millesimato di Bele Casel per molti è stata una grandissima sorpresa, pochi infatti si aspettavano un Prosecco così godibile e per nulla banale, molto lontano dallo stereotipo del prosecchino bevuto nei peggiori bar delle metropoli italiane. Fantastico questo Prosecco che, nonostante 20 g/l di zucchero, non è mai stucchevole grazie alla bella vena acida e alla grande sapidità che regalano al vino un equilibrio fantastico, senza eccessi e con una nota minerale che fornisce al tutto una garbata eleganza. Altro che Paris Hilton nuda e dorata tra lattine di Prosecco! Il prezzo del vino? Chiedete a Luca di Bele Casel, rimarrete esterefatti, uno dei vini dal miglior rapporto q/p che mi sia capitato.
Altra sorpresa assoluta è stato lo spumante “Riserva Nobile” 2004 della Cantina d’Araprì, grande Metod
o Classico da uva Bombino Bianco che quasi tutti i presenti avevano scambiato per un TrentoDoc. Non siamo nel nord Italia ma in Puglia, in una azienda nata nel 1979 dalla passione per il vino di tre amici jazzisti che, per scommessa, decidono di produrre spumante a San Severo, in provincia di Foggia, nel cuore della Daunia. Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, da cui "d'Araprì", seguono personalmente tutte le fasi di produzione del loro spumante che producono artigianalmente ed in quantità estremamente limitata, come questo “Riserva Nobile”, a cui gli oltre 48 mesi sui lieviti conferiscono una grande complessità giocata su sentori di pera matura, mela cotogna, nocciola, muschio, pane tostato e miele. In bocca è di grande freschezza e morbidezza e il finale, su ricordi di vaniglia e frutta matura, è lungo e persistente. La Puglia non è solo vini rossi, c’è tanto altro oltre il Primitivo e il N
egroamaro….
Col Brut Rosè andiamo a Nord da Luca Abrate, giovane azienda piemontese nata nel 1993 e che non molto tempo fa ho potuto conoscere su Vinix, il social network enogastronomico per eccellenza. Questo vino, spumantizzato secondo il metodo Martinotti, con una presa di spuma di tre mesi e affinato sui lieviti per almeno sei mesi, è realizzato totalmente con nebbiolo, caratteristica che lo rende estremamente particolare e dotato di tutti i pregi (tanti) e i difetti (pochi) che questa uva si porta con se. E’ uno spumante dotato al naso di suadenti nuance di frutti di bosco e violetta che in bocca mantiene le promesse olfattive corrobor
ato anche da un piacevole tannino che lo rende estremamente piacevole se abbinato a piatti di carne succulenti. Noi all’Incannucciata non avevamo finger food a base di bistecca Fiorentina però il vino è andato giù lo stesso anche se qualche presente ha notato che la sua struttura “nebbiolesca” lo rende forse meno beverino rispetto agli altri due vini presentati.
Finisco questo piccolo resoconto ringraziando Dino De Bellis e tutto lo staff dell’”Antica Osteria l’Incannucciata” per lo splendido servizio offerto, Stefania De Carlo che, oltre ad essere una splendida compagna di vita, è diventata anche una brava sommelier e Giorgia Toti che ha collaborato alla grande nell’organizzazione di questo piccolo evento che spero abbia fatto conoscere al grande pubblico piccole realtà enologiche che vale la pena di promuovere visto il livello di qualità raggiunto dai loro vini. Grazie a tutti!
Certo, non avevamo davanti i mostri sacri francesi della Champagne, però devo dire che il Prosecco millesimato “Luca Ferraro” di Bele Casel, lo spumante “Riserva Nobile” 2004 della Cantina d’Araprì e il Brut Rosè di Luca Abrate non hanno certo sfigurato davanti ad un pubblico di palati esigenti che l’Antica Osteria l’Incannucciata ha ospitato lo scorso giovedì.

Venendo ora ai particolari, il millesimato di Bele Casel per molti è stata una grandissima sorpresa, pochi infatti si aspettavano un Prosecco così godibile e per nulla banale, molto lontano dallo stereotipo del prosecchino bevuto nei peggiori bar delle metropoli italiane. Fantastico questo Prosecco che, nonostante 20 g/l di zucchero, non è mai stucchevole grazie alla bella vena acida e alla grande sapidità che regalano al vino un equilibrio fantastico, senza eccessi e con una nota minerale che fornisce al tutto una garbata eleganza. Altro che Paris Hilton nuda e dorata tra lattine di Prosecco! Il prezzo del vino? Chiedete a Luca di Bele Casel, rimarrete esterefatti, uno dei vini dal miglior rapporto q/p che mi sia capitato.
Altra sorpresa assoluta è stato lo spumante “Riserva Nobile” 2004 della Cantina d’Araprì, grande Metod
o Classico da uva Bombino Bianco che quasi tutti i presenti avevano scambiato per un TrentoDoc. Non siamo nel nord Italia ma in Puglia, in una azienda nata nel 1979 dalla passione per il vino di tre amici jazzisti che, per scommessa, decidono di produrre spumante a San Severo, in provincia di Foggia, nel cuore della Daunia. Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, da cui "d'Araprì", seguono personalmente tutte le fasi di produzione del loro spumante che producono artigianalmente ed in quantità estremamente limitata, come questo “Riserva Nobile”, a cui gli oltre 48 mesi sui lieviti conferiscono una grande complessità giocata su sentori di pera matura, mela cotogna, nocciola, muschio, pane tostato e miele. In bocca è di grande freschezza e morbidezza e il finale, su ricordi di vaniglia e frutta matura, è lungo e persistente. La Puglia non è solo vini rossi, c’è tanto altro oltre il Primitivo e il N
egroamaro….Col Brut Rosè andiamo a Nord da Luca Abrate, giovane azienda piemontese nata nel 1993 e che non molto tempo fa ho potuto conoscere su Vinix, il social network enogastronomico per eccellenza. Questo vino, spumantizzato secondo il metodo Martinotti, con una presa di spuma di tre mesi e affinato sui lieviti per almeno sei mesi, è realizzato totalmente con nebbiolo, caratteristica che lo rende estremamente particolare e dotato di tutti i pregi (tanti) e i difetti (pochi) che questa uva si porta con se. E’ uno spumante dotato al naso di suadenti nuance di frutti di bosco e violetta che in bocca mantiene le promesse olfattive corrobor
ato anche da un piacevole tannino che lo rende estremamente piacevole se abbinato a piatti di carne succulenti. Noi all’Incannucciata non avevamo finger food a base di bistecca Fiorentina però il vino è andato giù lo stesso anche se qualche presente ha notato che la sua struttura “nebbiolesca” lo rende forse meno beverino rispetto agli altri due vini presentati.Finisco questo piccolo resoconto ringraziando Dino De Bellis e tutto lo staff dell’”Antica Osteria l’Incannucciata” per lo splendido servizio offerto, Stefania De Carlo che, oltre ad essere una splendida compagna di vita, è diventata anche una brava sommelier e Giorgia Toti che ha collaborato alla grande nell’organizzazione di questo piccolo evento che spero abbia fatto conoscere al grande pubblico piccole realtà enologiche che vale la pena di promuovere visto il livello di qualità raggiunto dai loro vini. Grazie a tutti!
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