di Carlo Macchi
Si parla di un vino fatto da uve Turbiana (un clone di trebbiano? Un cugino del verdicchio o del friulano?) ben 16 anni fa, quando il Lugana era già di moda ma la sua cavalcata era agli inizi. Sono andato a riguardare cosa scrissi sulla vendemmia 2010, non certo tra le migliori di quegli anni, e ho trovato un giudizio generale positivo. Accanto a nasi ancora un po’ chiusi per i troppo recenti imbottigliamenti, dicevo: "Una buona freschezza si associa spessissimo a potenza e bella grassezza, con una conduzione di bocca che ti fa entrare fin da subito in confidenza con questi vini. A dare una mano talvolta ci sono alcuni grammi di zucchero residuo, ma neanche più di tanto".
Con questo bagaglio alle spalle stappo questo Lugana base (quello del 2024 costa poco più di 10 euro) e subito noto un tappo praticamente perfetto. Il colore è un giallo dorato brillante e vivace, per niente intenso, e anche questo depone a favore della condizione del vino che, ricordo, si proponeva per essere consumato (come quasi tutti i Lugana) nell’arco dell’anno successivo alla vendemmia.
Il naso non è certamente chiuso come nei giovani Lugana assaggiati nel 2011, anzi: le note di idrocarburo sono immediate e importanti, associate anche a lievi sentori agrumati e speziati. Inoltre, non ci sono segnali maturi ma solo una logica evoluzione. Se ci penso bene, non credo di aver mai assaggiato un Lugana di 16 anni e quindi il suo naso è una vera e propria scoperta: mi ricorda alcuni importanti Verdicchio dei Castelli di Jesi e dei "giovani-ma-non-troppo" Timorasso. Ricordi a parte, è una vera e positiva sorpresa.
Anche in bocca il vino è giovanissimo e unisce quella freschezza e grassezza di cui parlavo 15 anni fa. Indubbiamente qualche grammo di zucchero residuo c’è, ma la chiusura non è morbida, bensì ancora nervosa ed estremamente piacevole. Non mi aspettavo certamente che fosse in questa splendida forma e mi fa pensare che forse l’attuale posizionamento del Lugana potrebbe anche essere rivisitato, magari non proponendo Riserve dove il legno marca forse per sempre, ma semplicemente con vini ben fatti che, come questo di Bulgarini, hanno visto solo acciaio. I grammi di zucchero residuo sono indubbiamente un vantaggio, ma se il vino non avesse avuto una sua struttura adesso sarebbe semplicemente dolcino e moscio, mentre invece è fresco e vibrante. Questo depone a favore sia della bravura del produttore che delle caratteristiche di invecchiamento, oggi poco considerate, della Turbiana. Ultima cosa: sin da allora il Lugana si propone con bottiglie spesso inutilmente pesanti e la nostra lotta contro questo modo poco intelligente di inquinare vede questa denominazione tra quelle più "inquisite". Per questo ci fa piacere dire che la bottiglia del Lugana 2010 di Bruno Bulgarini pesa esattamente 550 grammi, cioè rientra nei nostri parametri per una bottiglia leggera.
Insomma, assaggiando questo Lugana 2010 mi è sembrato di rifare velocemente la storia degli ultimi 15 anni di questo vino e di capire che la sua attuale fortuna potrebbe anche crescere se gli si lasciasse il tempo di esprimersi. Magari non 16 anni come questo, ma ci sono aziende importanti in zona che propongono lo stesso vino messo in commercio dopo 5 anni di bottiglia: la strada sembrerebbe già tracciata. Ultimissima nota: una frase strausata è "grande successo di critica e di pubblico", ma in questo caso è verissima perché la bottiglia, dopo l’assaggio, l’ho portata in tavola e mia moglie e mio figlio (con il mio aiuto, naturalmente) l’hanno finita in un battibaleno.




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