Dell'artigianalità del vino e di Loreto Aprutino


Doveva essere, e in parte sicuramente lo è stato, un seminario sulle specificità del Trebbiano, del Cerasuolo e del Montepulciano d’Abruzzo prodotti a Loreto Aprutino (PE), territorio di grande vocazione agricola situato a metà strada tra il mare Adriatico e il Gran Sasso ma, quando si ha a che fare con i tre vignaioli come Francesco Paolo Valentini, Fausto Albanesi (Azienda Agricola Torre dei Beati) e Stefano Papetti (Azienda Agricola De Fermo), c’è sempre il rischio che il tema della serata, ideata e condotta da Giampaolo Gravina all’interno della manifestazione Amelia DOC, possa imboccare strade alternative, ma al tempo stesso affascinanti, dove i vini in degustazione sono solo un pretesto per intraprendere discorsi ben più ampi ed articolati che, come in questo caso, hanno puntato dritto su un concetto che sta molto a cuore ai “tre moschettieri loretesi” ovvero quello dell’artigianalità del vino.


Secondo Francesco Paolo Valentini, che per primo ha preso la parola scuotendo come al solito la platea, “il vino artigiano non è direttamente riconducibile alla mano dell’uomo ma deriva espressamente dal territorio che ne è il vero artefice, è la vigna e non la cantina la vera forza di questo concetto. Essere artigiano, pertanto, significa lavorare essenzialmente con la materia prima, rispettare di conseguenza il vino e, cosa fondamentale, salvaguardare il consumatore. Cosa faccio io, in pratica, per considerarmi artigiano? Lavoro in vigna con metodi tradizionali, non uso sistemici, uso rame e zolfo e soprattutto pongo in essere grandi lavorazioni del mio terreno che, per come gestisco io il vigneto, sono attività fondamentali. In cantina, come detto in precedenza, faccio ben poco, tutte le fermentazioni sono spontanee senza controllo di temperatura. Non acquisto lieviti estranei questo perché questi, assieme al tipo di cultivar, vanno a marcare inevitabilmente le sensazione organolettiche del vino e non voglio che questo accada. In tema di fermentazioni spontanee devo anche sottolineare che negli ultimi anni queste stanno diventando sempre più difficili da gestire visti i grandi cambiamenti climatici in atto che, come detto prima, vanno ad interferire nella parte iniziale del processo di vinificazione che ultimamente sta scontando il problema delle temperature esterne spesso estremamente elevate che, tra i vari problemi, possono creare arresti di fermentazione che, se ben gestiti dall’artigiano che conosce perfettamente la sua materia prima, possono anche non essere così deleteri come si potrebbe pensare visto che alla fine si crea una selezione a scalare di lieviti che donano complessità al vino. So perfettamente che è un gioco rischioso ma il gioco dell’artigiano è anche questo, non c’è nulla da fare. Poi, a mio parere, il vino dell’artigiano va in bottiglia senza altre operazioni post vinificazione se non rapidi travasi e tanto amore….”

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