Pfarrhof Lago di Caldaro Classico Superiore DOC 2014

Sapete cosa ho imparato in questi anni di frequentazioni enoiche? Che sei hai per le mani una bottiglia di vino con riportata in etichetta la scritta Alto Adige puoi stare certo che, con le dovute e rarissime eccezioni, la qualità media di quello che starai per bere è a livelli altissimi.

Il Lago di Caldaro
Pochi giorni fa, per puro caso, dalla mia cantinetta ho tirato fuori una bottiglia di Pfarrhof 2014 della Cantina di Caldaro (Kellerei Kaltern - Caldaro) che gentilmente una cara amica mi aveva donato con l'intento di stupirmi ancora una volta con i vini di questa bellissima realtà cooperativa che, ad oggi, può contare su circa 400 soci che lavorano una superficie vitata complessiva di 300 ettari per una produzione annua di circa 2 milioni di bottiglie.


Spaventati da questi numeri? No, dai, non siamo in altre parti di Italia ma nella zona di Caldaro dove da secoli, con estremo rigore e serietà, le famiglie dei soci, che non sono visti come meri conferitori ma, bensì, come comproprietari, gestiscono con amore ed intelligenza i loro piccoli appezzamenti di terra che, credetemi, più che vigneti sembrano essere giardini inglesi dai mille colori.


Il Pfarrhof Lago di Caldaro Classico Superiore DOC 2014 è un vino rosso figlio di queste terre ricche e generose visto che è composto da due uve autoctone come la schiava (95%) e il lagrein (5%).

Leggendo la scheda tecnica del vino si apprende che le uve provengono da una selezione di vecchie vigne con esposizione a sud e ad altezza tra i 230 e 500 m sopra il livello del mare. Il terreno è argilloso, ciottoloso calcareo, ben drenato e caldo.

Il Pfarrhof viene vinificato attraverso una macerazione sulle bucce di 10 giorni a 25 °C, a cui segue la fermentazione malolattica e una maturazione sulle fecce fini per sei mesi in acciaio e grandi botti di legno.


Versato nel bicchiere, la prima cosa che si nota è il colore del vino che prende la veste di un luminosissimo color rubino scarico a cui seguono profumi intriganti che prendono la forma delle spezie e delle erbe di montagna fino ad arrivare, con l'ossigenazione del vino, a delicati accenni di rosa e gelatina di ciliegia.

Bevendolo, la prima cosa che si nota sono le suggestioni speziate e balsamiche che vengono esaltate da un equilibrio gustativo quasi cesellato che trova il suo punto fermo nel tannino ammorbidito dall'agile struttura.

Io l'ho sorseggiato piacevolmente fuori pasto ma se volete trovare il suo abbinamento ideale allora andate dal vostro salumiere di fiducia e comprate il miglior speck dell'Alto Adige. 


Foto: instoremag.it
Il Nirvana, dopo, non sembrerà molto lontano....

Posta un commento