I venti anni di Luce della Vite festeggiati al Pagliaccio di Roma

La storia di Luce inizia con un incontro, quello tra Vittorio Frescobaldi e Robert Mondavi che agli inizi degli anni '90, complice la loro amicizia, decisero di dare vita ad una collaborazione inedita tra due grandi famiglie del vino mondiali. Lo scopo? Semplice, quella di produrre a Montalcino un vino unico, espressione di due mondi e di due culture, a base di sangiovese e merlot (il cui rapporto all'interno del vino cambia in base all'annata e alla qualità delle uve) a cui venne dato il nome di Luce: fu proprio Margareth Mondavi a ideare questo nome, in omaggio ad una giornata in cui un raggio di luce illuminava Montalcino dopo un forte temporale, ma soprattutto in omaggio al fiorire di una nuova vita.

A fianco di Vittorio e Robert, furono coinvolti anche i rispettivi figli Lamberto e Tim, allora giovani enologi, entusiasti di far parte di questo progetto condiviso (dal vigneto fino alle pratiche di cantina) che portò alla produzione della prima annata di Luce nel 1993 suscitando, ovviamente, grande interesse e curiosità tra addetti ai lavori e semplici wine lovers.

Tim Mondavi e Lamberto Frescobaldi. Fodo: Decanter.com

Dalla vendemmia 2004, con la fine della partnership con Mondavi, è Lamberto Frescobaldi a seguire personalmente il progetto e oggi la Tenuta Luce della Vite è una realtà più che consolidata a Montalcino estendendosi per 192 ettari di terreno di cui 77 vitati. I vigneti sono stati piantati tra il 1977 e il 2007 con una densità media di 6.150 ceppi per ettaro. 

Le vigne. Foto:www.vinitalyclub.com
La cantina. Foto:http://www.wine.com/

Il sangiovese, in particolare, è stato piantato nella fascia superiore della collina in quanto i terreni, ricchi di galestro, ben drenati e poveri di sostanze organiche, sono particolarmente favorevoli a questa tipologia di uva mentre il merlot è piantato nelle zone più basse che presentano un substrato più adatto essendo ricco di argilla.

Luce è il vino top della Tenuta che produce altri prodotti come Lucente, il secondo vino frutto sempre di una selezione di sangiovese e merlot, e Luce Brunello di Montalcino, il vino della tradizione, il cui sangiovese proviene da 5 ettari di vigneto.


Pochi giorni fa l'azienda ha voluto festeggiare le venti vendemmie di Luce con un evento presso Il Pagliaccio di Roma (due stelle Michelin) dove ha presentato l'etichetta del ventennale firmata sia da Lamberto Frescobaldi che da Tim Mondavi a suggello di un rapporto di stima e amicizia che dura incondizionatamente da due decenni.


Durante il pranzo, i cui piatti sono stati abilmente descritti da Giulia in Scatti di Gusto, Tiziana Frescobaldi e Sergio Di Loreto (Responsabile vendite Italia Alta Gamma presso Marchesi de Frescobaldi) hanno proposto anche una mini verticale del Luce iniziando, ovviamente, dalla 2012 che rappresenta l'ultima annata in commercio.


L'annata, dopo le abbondanti piogge primaverili, si è caratterizzata per un clima estivo particolarmente favorevole anche grazie alle escursione termiche tra giorno e notte che hanno favorito lo sviluppo armonioso degli aromi e la concentrazione delle uve, 
Il Luce 2012 è ricco e profondo ed esprime tutta la sua gioventù attraverso forti richiami di frutta di bosco, amarena, mirto e spezie nere. Al sorso è di compatta struttura con una morbidezza già evidente grazie ad un vellutato tannino. Finale persistente su soffi di spezie orientali e bacche.


Il Luce 2006, da jeroboam, proviene da una bellissima annata dove il clima temperato primaverile, le leggere piogge estive e le giornate fresche ed asciutte di ottobre hanno dato vita durante la vendemmia ad uve sane e di grande livello qualitativo.
Rispetto alla precedente annata, questo Luce si caratterizza per una maggiore complessità olfattiva: accanto alle sensazioni di prugna, amarena in confettura e gelso cominciano a delinearsi coinvolgenti profumi di pepe nero, macis, tabacco, cioccolato, mallo di noce, rabarbaro e erbe aromatiche. Al sorso è corposo ma al tempo stesso carezzevole e sensuale e la bella spalla acida e il patrimonio tannico di qualità  ne assicurano una longevità da primo della classe.




Il Luce 2001, sempre in formato jeroboam, deriva da un millesimo iniziato non benissimo grazie ad una gelata primaverile che danneggiando i germogli ha ridotto notevolmente il raccolto il quale, grazie ad una estate particolarmente assolata, alla fine non ha subito ulteriori problemi generando poca uva ma di ottima qualità.
Rispetto alla 2006 ritrovo nel Luce 2001 una maggiore carica minerale e floreale che mette in secondo piano la vena fruttata e speziata del vino. Al gusto è  il solito archetipo di eleganza e morbidezza a tutto tondo. Finale succoso e durevole su note di incenso.


In ultimo, col dolce, abbiamo degustato il Vinsanto 2007 di Castello di Pomino, una chiusura tradizionale e raffinata degna di un grande pranzo orchestrato magistralmente da Anthony Genovese che in sala può vantare uno staff di assoluto livello composto da Matteo Zappile (chef sommelier), Valentina Dellepiane (assistente sommelier), Gianni Trani (chef de rang) e Gennaro Buono (restaurant manager).


Alla prossima e...grazie Tiziana Frescobaldi e Sergio Di Loreto per il graditissimo invito!
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