ArPePe e il GIUSTO tempo di attesa del nebbiolo di Valtellina. Parte 1

C'è un filo conduttore che unisce i Pelizzatti Perego ad altri grandi produttori: il Tempo
Appena uscito dalla cantina di affinamento di ARPEPE, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la scritta in gesso vista per la prima volta nella bottaia di CantillonLe temps ne respecte pas ce qui se fait sans lui (Il tempo non rispetta ciò che si fà senza di lui).


I Pelizzati sono una famiglia abituata a gestirlo da oltre un secolo. Nel 1960, infatti, l'azienda ha festeggiato i cento anni di ininterrotte relazioni “enologiche” con un fedele cliente svizzero che, in barba ai cambiamenti generazionali, aveva continuato a rifornirsi con i loro vini. Pertanto, il 1860 è presumibilmente l'anno in cui Giovanni Pelizzatti cominciò con tenacia a produrre grandi nebbioli in Valtellina, una avventura che porterà suo nipote Guido, nel 1961, ad inaugurare una nuova cantina, l'attuale, scavando nella montagna, sotto le viti di proprietà piantate nell'areale del Grumello. 


Foto d'epoca

Da quel momento in poi, per gestire i lunghi affinamenti in botte, non si dovevano più affittare i vari scantinati sparsi a Sondrio, nello storico e popolare quartiere Scarpatetti e, soprattutto, si poteva contare sull'aiuto di Arturo Pelizzatti, la quarta generazione, che al cognome paterno aveva deciso di aggiungere anche quello della madre. Nascono così i Pelizzatti Perego che, è bene dirlo, non ebbero sempre il tempo a loro favore. Infatti, dopo la morte di Guido Pelizzatti, problemi di eredità costrinsero Arturo a vendere tutto, marchio e storia compresa, al gruppo Winefood che, come negli incubi peggiori, stravolse il lavoro, la tradizione e la gestione del tempo dei Pelizzatti che non potevano vedere trasformati i loro vini in prodotti di massa. Era troppo! Arturo Pelizzatti Perego, sebbene alle dipendenze della multinazionale, lasciò a malincuore il suo incarico.
Ci volle tanto, forse troppo tempo affinchè il destino e i Pelizzatti Perego si prendessero la loro rivincita: mentre Winefood, nei primi anni '80, entrò in crisi e vendette tutto al Gruppo Italiano Vini, Arturo cominciò ad acquistare varie parcelle di vigneto e a vinificare di nuovo nel centro di Sondrio fino a quando non ebbe la possibilità di riacquistare la vecchia cantina aziendale, quella voluta e costruita da suo padre. 
E' il 1987 quando, per distinguersi dal marchio Pelizzatti in mano GIV, nasce ArPePe che, dal quel momento in poi, ha una reputazione tutta da ricostruire e ridisegnare, senza più compromessi anche se il momento storico non era certo adatto.
I tempi di affinamento ideali di Arturo, infatti, vengono derisi da molti dei suoi colleghi che, a cavallo degli anni '90, stanno cavalcando l'onda della moda del modernismo esasperato e commerciale. Arturo invece continua per la sua strada che porta solo sei anni più tardi, nel 1990, a far uscire in commercio il Sassella Rocce Rosse, il vino del riscatto, il vino che spazza via la paura di non farcela e zittisce ogni polemica.
Isabella, Guido ed Emanuele Pelizzatti Perego, quinta generazione, producono ancora oggi vini anacronistici anche se non c'è più loro padre, morto nel 2004, lasciandogli una preziosa eredità: rispettare il tempo perchè altrimenti lui non rispetterà il loro vino.


Guido, Isabella ed Emanuele Pelizzatti Perego

Con Emanuele ripercorriamo la storia dell'azienda di famiglia mentre letteralmente ci inerpichiamo sopra i vigneti terrazzati posti sopra la cantina ipogea, zottozona Grumello, che rapidamente salgono fino alla sommità della Rocca De Piro. 


In basso a Sx i vigneti ArPePe e ingresso cantina


Vigneti sopra la cantina

Vigneti sopra la cantina

La Valtellina è sinonimo di viticoltura eroica, ho il fiatone dopo un minuto che salgo scale di roccia scoscese che durante la vendemmia vedono pestate da schiene ricurve cariche di uva da portare al più presto in cantina con le classiche gerle. Ho letto che mediamente per lavorare questi vigneti servono 1200 ore di lavoro all'ettaro, tre volte tanto che altrove. Ci credo ciecamente.
ArPePe, oggi, può contare su circa 13 ettari di vigneto, età media di 50 anni, con esposizione nord-sud (detti a "ritocchino") suddivisi tra le sottozone Sassella (8 ettari), Grumello (4 ettari) ed Inferno (1 ettaro) a loro volta frammentati in più parcelle che daranno vita, se l'annata permette, ai vari Cru aziendali.
Con Emanuele, nei vigneti, il tempo scorre veloce ma sembra fermarsi una volta che scendiamo nella cantina, il cuore pulsante dell'azienda, la stessa che il nonno ha costruito nei primi anni '60 strappandola alla montagna e che il papà Arturo ha "riconquistato" dopo la parentesi Winefood e GIV. Uno spazio di quasi 1500 metri quadri per 8 metri di altezza dove spicca la presenza di 12 botti di rovere, acacia e castagno da 50 hl Garbellotto e qualche vecchio tonneaux che viene usato ancora per piccole quantità e a compensazione.





Ti fermi un istante a guardare e noti che probabilmente la cantina, a parte un moderno sistema di controllo geotermico della temperatura, non è cambiata molto nel corso degli anni e tutto è progettato per far sì che il nebbiolo di Valtellina di casa ArPePe esprima tutto il suo potenziale a partire dalla macerazioni che, in base all'annata e alla conseguente tipologia di vino ("base" o "Cru"), durano 6/8 giorni per il Rosso di Valtellina fino ad arrivare a 50/60 giorni per le grandi Riserve come il Rocce Rosse o il Vigna Regina.

E' con l'affinamento in botte grande, però, che i Pelizzatti Perego prendono il loro gessetto virtuale e scrivono su ogni botte che Le temps ne respecte pas ce qui se fait sans lui
A loro non importa avere il rispetto degli altri produttori che per anni gli hanno dato dei pazzi, dei temerari e dei testardi, assolutamente no, quello che conta davvero è il rispetto del tempo che a sua volta rispetterà il loro nebbiolo, un percorso che per i Cru come Vigna Regina e Rocce Rosse può arrivare a sfiorare anche gli otto anni tra affinamento in botte grande (5 anni) e bottiglia (3 anni). 



Pochi passi e ci troviamo nell'altra ala della cantina dove spiccano le vasche di cemento vetrificato “Ermenegildo Velo” risalenti agli anni '60 così come le vecchie cisterne di cemento costruite direttamente all'interno della roccia che oggi, al massimo, sono usate come magazzino. L'ultima sala della struttura, imponente e con un potenziali di milioni di pezzi, è dedicata all'affinamento delle circa 250.000 bottiglie che ArPePe attualmente sta coccolando prima dell'uscita sul mercato, in pratica ci sono le ultime cinque annate che stanno aspettando il giusto tempo di riposo. Solo un visionario ed un idealista come Guido Pelizzatti poteva concepire un progetto del genere.

Vasche di cemento vetrificato
Grumello Riserva 2005 Buon Consiglio  in affinamento

Mercoledì prossimo, su Percorsi di Vino, la seconda parte con le note di degustazione sul  Rosso di Valtellina 2011, Sassella Stella Retica 2010, Sassella Rocce Rosse 2002 e Sassella Ultimi Raggi 2006.
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