di Carlo Macchi
L’invecchiato di questa settimana è un vino molto particolare per vari aspetti: il primo è indubbiamente unico perché, modestia a parte, posso dire di “averlo fatto io”, il secondo è che è forse il primo vino servito per portare dell’acqua, il terzo è che è nato per uno scopo umanitario, il quarto riguarda la cantina che ha permesso il tutto, cioè Rocca delle Macie e il suo titolare, il mio amico Sergio Zingarelli, che in periodo di piena vendemmia misero la cantina a completa disposizione per produrre una singola barrique di vino.
Ma andiamo con calma: siamo nel 2011 e a Rocca delle Macie portiamo avanti da quasi due anni un progetto su Youtube che presenta le varie fasi fenologiche della vite, dalla potatura alla vendemmia, riprendendo sempre la stessa vite di sangiovese nei vari momenti dell’anno: avevamo anche dato un nome alla vite, Rockea. Nacque dalla famiglia Zingarelli l’idea di fare qualcosa in più, cioè di creare un vino Rockea che servisse a raccogliere fondi a scopi umanitari. La proposta finale ci portò sul lago Malawi, dove un orfanotrofio/casa famiglia aveva bisogno di una pompa e di una canalizzazione per prendere l’acqua dal lago e poter coltivare la terra. Nacque così il progetto Rockea, dal vino all’acqua e vi consiglio di dare un’occhiata qui, qui e qui a questi filmati “d’epoca” per capire il lavoro che è stato fatto. Abbiamo raccolto tutta l’uva del filare di Rockea, portata in cantina e pigiadiraspata a mano, messa a fermentare in una piccola vasca inox da 500 litri con rimontaggi quotidiani (ancora oggi sento nelle orecchie gli improperi del vecchio cantiniere di Rocca delle Macie che doveva seguire una cantina intera e a cui andavo giornalmente a rompere le… per fare i rimontaggi a quel piccolissimo serbatoio). Poi abbiamo svinato, messo il vino in una barrique nuova e a marzo dell’anno successivo l’abbiamo imbottigliato.
Ne facemmo 300 bottiglie, la cui vendita finanziò il progetto che potete trovare riassunto qui. Prima di andare avanti voglio dire due parole sulla meravigliosa etichetta, che da sola riesce a presentare il progetto: per me parla di Africa, sole, bambini, speranza di una vita migliore e della gioia di poterla vivere. quest’etichetta è semplicemente bellissima, poetica e vi giuro che ogni volta che l’ho guardata mi sono emozionato. Tornando al vino ne comprai anch’io una bottiglia e visto che ero “il padre del vino”, lo assaggiai quasi subito: (link https://www.winesurf.it/rockea-ha-svolto-il-suo-compito-evviva/ devo dire che mi piacque, ma forse ogni scarrafone è bell'a mamma soja. Sono passati 15 anni da allora e per una serie di strani giri del destino mi sono ritrovato davanti un’altra bottiglia di Rockea anzi un’intera cassa da sei bottiglie.
La curiosità non mi ha dato tregua fino a quando non ne ho stappata una: il colore era granato, forse dovuto al fatto che il vino non venne filtrato se non per decantazione statica. Ho messo il bicchiere sotto al naso è mi sono veramente emozionato perché ho sentito i classici e profondi profumi terziari del sangiovese con sempre un accenno di frutta matura. Ci sono rimasto sopra parecchio perché non credevo al mio naso: legno perfettamente integrato, note balsamiche, accenni di macchia mediterranea, grande complessità aromatica. In bocca il tannino era setoso, vivo, consistente ma dolce e il vino mostrava un bellissimo equilibrio e un lungo finale.
Mi sono fatto i complimenti da solo ma la cosa è finita lì: quando però ho saputo che un bravissimo ristoratore e fine assaggiatore, durante una cena tra amici con varie bottiglie importanti ha bevuto quasi da solo una bottiglia di Rockea trovandola eccezionale non ho retto e ho scritto questo articolo non tanto per lodarmi (chi si loda s’imbroda diceva mio padre) ma da una parte per ringraziare ancora una volta la famiglia Zingarelli per la disponibilità e la lungimiranza e dall’altra per confermare le enormi potenzialità del sangiovese che riesce, anche in un vino “artigianale” a dare risultati impensabili. Mi dispiace solo che non possiate assaggiarlo ma forse, quando assieme a Sergio faremo nascere un nuovo progetto…



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