MenoDodicIGP: Girlan - Vigneti delle Dolomiti Rosso IGT Vernatsch "448 s.l.m." 2025


Oggi, con il sottoscritto, parte una nuova rubrica che noi Giovani Promettenti (IGP) abbiamo chiamato MenododicIGP dedicata ai vini che costano al pubblico (siti web) meno di 12 euro. C’è chi li definisce popolari, chi quotidiani; per noi sono solo vini sinceri, capaci di accompagnare la tavola con autenticità, dimostrando che il valore non sta nel prezzo ma nelle emozioni che sanno trasmettere senza rinunciare alla territorialità. E proprio da qui partiamo, con un’etichetta che interpreta al meglio questa filosofia.


La Schiava “
Vernatsch 448 s.l.m.” 2025 di Girlan, storica cooperativa alto atesina, è il rosso che rimette al centro il piacere semplice del bere. Leggera, fresca, profuma di ciliegia e piccoli frutti, con un tocco floreale che la rende immediata e invitante. Il sorso è agile e scorrevole, mai stancante: un vino accessibile, diretto, che rende piacevole ogni occasione e che, sfortunatamente, finisce sempre troppo in fretta!

Prezzo medio sul web: 9 euro

InvecchiatIGP: Marotti Campi – Lacrima di Morro d’Alba DOC “Rubico” 2004


Esistono bottiglie che non si limitano a essere buone: fanno domande. Il Rubico 2004 di Marotti Campi è una di queste, e la domanda che pone riguarda un vitigno intero — il Lacrima di Morro d'Alba DOC — e il pregiudizio silenzioso che lo accompagna, quello di essere un vino dell'immediato, bello e fragrante ma poco incline a invecchiare con dignità.


Per capire come sia possibile che un'etichetta del genere rimetta in discussione questa lettura, vale la pena partire da chi la produce. I Marotti sono a Morro d'Alba dalla metà dell'Ottocento: non una startup del vino naturale, non un progetto di ritorno alla terra, ma una famiglia che conosce questi suoli argillosi da generazioni. Oggi l'azienda conta circa 50 ettari e dalla fine degli anni '90 — con la costruzione della nuova cantina — ha scommesso con decisione sulla qualità degli autoctoni marchigiani, cercando un equilibrio tra identità territoriale e precisione espressiva che non sempre il mercato sa apprezzare subito.

Lorenzo Marotti Campi

Il Lacrima, in questo contesto, non è mai stato un ripiego. È un vitigno raro, confinato in un areale ristretto della provincia di Ancona, plasmato da suoli argillosi e dalla vicinanza del mare: uno dei pochissimi rossi aromatici italiani, con quella firma olfattiva di rosa, viola e spezie che lo rende immediatamente riconoscibile. Ed è proprio questa seduzione immediata a condannarlo, nell'immaginario comune, a una dimensione di gioventù — come se la bellezza esplicita escludesse la profondità.


Il Rubico nasce da uve Lacrima in purezza, vinificate prevalentemente in acciaio per preservarne la fragranza. Un vino pensato, nelle intenzioni, per essere bevuto presto. Vent'anni dopo, quella intenzione racconta solo metà della storia. 
Il colore è ancora rubino, percorso da riflessi granato che suggeriscono evoluzione senza cedimento. Al naso la centralità floreale si è ritirata per lasciare spazio a qualcosa di più oscuro e interessante: cola, radici, liquirizia, tamarindo, erbe officinali, una balsamicità che ricorda gli amari. 
Non è un vino che ha perso il filo — è un vino che ha cambiato discorso mantenendo la stessa voce. In bocca si muove con una leggerezza quasi ingannevole, sorretto da un'acidità integra e da tannini che il tempo ha levigato completamente: gioca di tensione più che di massa, e chiude lungo, speziato, pulito, con una vitalità che non ti aspetti.


È qui che il Lacrima di Morro d'Alba rivela qualcosa che raramente gli viene riconosciuto: la capacità di attraversare il tempo senza dissolversi, di trasformarsi senza tradirsi. Una faccia nascosta di un vitigno che il mercato ha frettolosamente catalogato, e che bottiglie come questa continuano, pazientemente, a smentire.

Tomei – IGT Lazio Cesanese Veniero 2024


Il Cesanese 2024 di Tomei vibra di terra e memoria, espressione di una visione biodinamica autentica. 


Profuma di frutti rossi maturi, macchia mediterranea e leggere spezie. Al sorso è dinamico, fresco, con trama tannica viva e un finale sapido. Un vino che emoziona con misura e profondità.

Greco di Tufo, zonazione o racconto? Il progetto di Cantine di Marzo


All’interno dell’areale del Greco di Tufo DOCG, dove il terroir è sempre stato più evocato che realmente sezionato, Cantine di Marzo porta avanti da qualche anno un progetto che prova ad alzare l’asticella: leggere il territorio per frammenti, per vigne, per differenze misurabili. Non solo racconto, ma dati—geologici, climatici, biochimici—messi in relazione con il profilo dei vini grazie al lavoro di Mariano e Vincenzo Mercurio, nel tentativo di costruire una zonazione interna alla denominazione e verificare se un vitigno fortemente identitario come il Greco di Tufo sia davvero capace di restituire sfumature territoriali leggibili e costanti nel tempo.


La traduzione pratica di questo lavoro si concentra su tre vigne—Ortale, Serrone e Laure—tra Santa Lucia e San Paolo di Tufo, in un contesto dove la variabilità dei suoli, tra argille, calcari, sabbie e componenti vulcaniche con la presenza storica di zolfo, offre basi concrete per una differenziazione. Ma è quando si passa dalla teoria alla verifica diretta, anche su più annate, che il progetto acquista spessore. 




Una mini verticale sulle annate 2023, 2022 e 2021 delle tre etichette restituisce infatti una chiave di lettura più nitida: Ortale emerge come il cru della profondità, capace di esprimere vini già relativamente equilibrati in gioventù ma soprattutto stratificati, dove la componente minerale si allunga nel tempo fino a sfiorare, nell’annata 2021, suggestioni idrocarburiche. Laure, complice anche l’esposizione, cambia completamente registro e si muove su un asse più teso: vini diretti, verticali, quasi nordici per impostazione, giocati più sulla linea acido-minerale che sulla larghezza. Serrone, al contrario, si colloca su un versante più caldo e avvolgente, offrendo interpretazioni rotonde, speziate, con richiami alla frutta tropicale e un carattere decisamente più mediterraneo.

Famiglia Di Somma

La sensazione, mettendo in fila le tre vigne anche nel tempo, è quella di una progressione coerente—profondità, verticalità, ampiezza—più che di una frattura netta tra i diversi terroir, con l’ulteriore evidenza che è proprio nel tempo che questi bianchi trovano la loro misura migliore: si distendono, acquistano proporzione, integrano le spinte acide e minerali e guadagnano complessità, fino a esprimere, nelle annate più mature, una statura che li avvicina con decisione alla categoria dei grandi vini. Ed è forse qui che il progetto va letto con maggiore lucidità: le differenze esistono, sono riconoscibili e, cosa non scontata, tendono a ripetersi nelle diverse annate, ma si muovono ancora su un piano di sfumature, non di contrasti radicali. Un esito che, in realtà, è perfettamente coerente con la natura del Greco, vitigno che mantiene una forte impronta varietale e tende a uniformare, almeno in parte, le variazioni del suolo.

Vincenzo Mercurio

In questo contesto, il peso storico di Cantine di Marzo non è un dettaglio secondario. Fondata nel 1647, la cantina è una delle realtà più antiche e rappresentative dell’areale, profondamente legata alla storia di Tufo e alla presenza delle miniere di zolfo che hanno segnato non solo l’economia locale ma anche l’identità dei vini. È una storia che dà solidità al progetto e lo sottrae, almeno in parte, al rischio di apparire come una semplice operazione di posizionamento.


Resta però una zonazione interna, non codificata a livello di denominazione, e quindi inevitabilmente ancora in fase di costruzione anche dal punto di vista della comunicazione: più che per una mancanza di contenuti, per l’assenza, almeno allo stato attuale, di una restituzione organica e condivisa—che metta a sistema mappe, dati e linguaggio oltre i confini aziendali. Ma più di tutto conta la tenuta nel tempo: la capacità di rendere queste differenze non solo percepibili, ma riconoscibili e ripetibili vendemmia dopo vendemmia. La direzione è interessante, e per certi versi necessaria, in un territorio che vuole smettere di essere letto come blocco unico. Ma la zonazione, perché non resti un esercizio di stile, deve diventare prima di tutto esperienza concreta, qualcosa che nel bicchiere si impone senza bisogno di spiegazioni. È lì che questo progetto si gioca la sua partita, molto più che nelle intenzioni.

InvecchiatIGP: Domini Veneti - Valpolicella Classico Superiore “La Casetta di Ettore Righetti” 1996


di Lorenzo Colombo

Andando a selezionare un vino da degustare per la rubrica del sabato InvecchiatIGP, ci siamo imbattuti in questa bottiglia rimasta nella nostra cantina per troppo tempo rispetto alla sua destinazione. Non crediamo infatti che, pur appartenendo al marchio di punta della Cantina Negrar, ovvero la Domini Veneti, questo vino fosse stato allora concepito per essere degustato qualche decennio dopo il suo anno di vendemmia, ovvero il 1996. Ci siamo quindi accostati con circospezione, preparando per sicurezza un vino di riserva nel caso, che pensavamo assai probabile, di una bottiglia a fine carriera se non addirittura decrepita. Invece nel mondo del vino le sorprese non finiscono mai e, seppur non trovandola quasi certamente al massimo delle sue potenzialità, ci siamo trovati di fronte a un vino ancora godibilissimo che non presentava assolutamente alcun segno di ossidazione né di prevedibile decadimento.
Certo non aveva più la struttura di un tempo, ma la sua acidità ed in parte anche la sua trama tannica e, probabilmente, anche l’utilizzo di una parte di Cabernet Sauvignon l’hanno conservato molto al di sopra di quanto ci saremmo aspettati. Ma veniamo al vino ed all’azienda che l’ha prodotto.


Domini Veneti è il brand premium della Cantina Valpolicella Negrar, cantina fondata nel lontano 1933 da sei viticoltori di Negrar con il nome di Cantina Sociale della Valpolicella. Nel 1948 avviene la fusione con la Cantina Produttori della Valpolicella e nel 1957 viene rifondata col nome di Cantina Sociale di Negrar di Valpolicella. Nel 1989 nasce il progetto Domini Veneti, destinato alla produzione di vini di alta gamma, e nel 2023, in occasione del 90° anniversario dalla fondazione, assume l’attuale nome di Cantina Valpolicella Negrar. Ricreare la storia di questo vino a trent’anni di distanza non è stato semplice, anche se alcuni articoli scovati su riviste e guide dell’epoca ci hanno aiutato. Sin dalle sue prime annate di produzione è stato oggetto di considerazione da parte degli addetti ai lavori e la Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso/Slow Food ha assegnato al vino dell’annata 1996 i 2 Bicchieri Rossi. Il vino viene prodotto esclusivamente con uve provenienti dall’Azienda Agricola La Casetta di Ettore Righetti e, pur non essendo classificato come Ripasso, utilizza comunque la tecnica del ripasso sulle vinacce dell’Amarone; così perlomeno recita la controetichetta, anche se sui sopracitati articoli si parla di ripasso sulle vinacce di Recioto. La sua composizione prevede i classici vitigni della Valpolicella, ovvero Corvina Veronese, Rondinella e Corvinone, più una quota di Cabernet Sauvignon.


I vigneti, che nel 1996 avevano un’età di 20–35 anni, si trovano su suoli marnosi-calcarei con presenza di basalto e sono situati tra i 150 ed i 300 metri d’altitudine sulle colline di Negrar. La loro resa era assai bassa per l’epoca, ovvero 60/70 q.li/ha. Frutto di un’annata fresca, il vino è stato vinificato con macerazioni lunghe ed affinato in botti di rovere da 20 e 50 ettolitri per 24 mesi.


Mattonato il colore, con unghia aranciata. Non molto intenso al naso, dove cogliamo note balsamiche, sentori di prugne in confettura, fichi essiccati al forno e note vanigliate. Di media struttura, diremmo anche un poco esile, ancora fresco, con bella trama tannica e buona vena acida, buona succosità, sentori di caffè, vaniglia, prugne cotte e ciliegie mature, accenni di pepe; buona la persistenza.

Nota: il vino riporta ancora in etichetta la sigla VQPRD (non più utilizzata da anni).

Finigeto - Bonarda dell’Oltrepò Pavese “Il Baldo” 2023


di Lorenzo Colombo

Una godibilissima Bonarda ferma dal naso intenso e profumato che presenta sentori di frutta rossa matura e dolce (prugne e more). 


Bocca succosa dove la Croatina la fa da padrona con la sua importante ma vellutata trama tannica e la Barbera l’alleggerisce con la freschezza della sua vena acida.

Stefan Yim: l'outsider che sta riscrivendo i canoni dell'Etna


di Lorenzo Colombo

Una delle cose che riteniamo affascinanti nel mondo del vino è data dal fatto che, più spesso di quanto si creda, si incontrano aziende delle quali non si era a conoscenza e che ci rimangono impresse sia per la filosofia aziendale che per la qualità e l’originalità dei vini prodotti.

Credit: Gambero Rosso

Il caso più recente è stata la scoperta dell’azienda Sciara, di Stefan Yim, figlio di madre giapponese e di padre hongkonghese, Stefan ha trascorso buona parte della sua vita in California, nei dintorni di Los Angeles, dove ha iniziato a lavorare come sommelier ed ha poi deciso di mettersi a produrre vino, dapprima in California, comprando dell’uva nel 2008. Non soddisfatto dei vini californiani Stefan, che preferisce vini meno strutturati e più freschi, dopo un paio d’anni si è trasferito in Francia, nel Madiran, situata nel Sud-Ovest della Francia, zona meno famosa di altre, dove ha fatto esperienza lavorando con vitigni quali Tannat, Gros Manseng e Petit Manseng.


Sempre alla ricerca di maggior freschezza e di originalità Stefan, innamoratosi dei vini provenienti da suoli vulcanici, dopo aver in primo momento pensato a Tenerife ha alla fine optato nel 2015 per l’Etna, zona nella quale era stato più volte durante il periodo in cui lavorava in Francia. Abbiamo incontrato Stefan durante una degustazione tenutasi a Milano, condotta da Armando Castagno e organizzata dall’importatore e distributore Andrea Ordan, che gentilmente ci ha invitati.

Stefan ha spiegato che le ragioni della sua scelta sono state essenzialmente tre.

1) L’altitudine, che fa sì che possa essere contrastato il problema del riscaldamento globale.
2) I suoli vulcanici che permettono di produrre in modo naturale senza interventi massicci in cantina e che si evolvono, mantenendo freschezza e verticalità.
3) Infine perché l’Etna è uno dei pochi posti in Europa dove si possono ancora trovare viti centenarie e pre-fillosseriche a causa della natura dei suoli composti da ceneri, lapilli e piccole rocce vulcaniche.


In dieci anni Stefan è riuscito a mettere insieme circa 10 ettari di vigneti situati in nove diverse contrade, otto delle quali poste sul versante Nord del vulcano (il più densamente vitato) ed una sul versante Sud ad un’altitudine sinora impensabile, ovvero oltre i 1.500 metri sfruttando il fatto che questo versante è il più caldo e soleggiato. Nei vigneti ha lasciato le varietà presenti, curandosi unicamente di ripristinarli, a parte il citato vigneto posto a 1500 metri, messo a dimora ex novo.
I suoi vini provengono da vigneti condotti in regime biologico (ha ottenuto la certificazione lo scorso anno), sono prodotti utilizzando un quantitativo minimo di solfiti, meno di 30 mg, aggiunti unicamente al momento dell’imbottigliamento.


Per quanto riguarda la parte enologica Stefan non segue un protocollo fisso ma si basa sulle caratteristiche dell’uva disponibile, cambiano ad esempio la durata delle macerazioni e l’utilizzo o meno di grappoli interi, fermentando sempre con lieviti indigeni in modo da esprimere al meglio l’annata. Sostiene infatti che sta ancora imparando ed ogni anno acquisisce maggior esperienza.


I vini degustati:

Vino Bianco Ubriaco sulla Luna 2022

60% Carricante, 40% Catarratto, Minella Bianca e Garganega da viti allevate ad Alberello ed a Cordone speronato d’oltre 50 anni d’età provenienti dalle Contrade Carrana, Taccione e Monte Dolce poste su suoli composti da rocce e sabbie vulcaniche e situati tra i 720 ed i 1.000 metri d’altitudine. Il nome del vino deriva dal fatto che durante il Covid, trovandosi solo, a volte Stefan esagerava un poco col vino nei vigneti. La vendemmia s’effettua a fine settembre ed il vino, prodotto per la prima volta nel 2018, subisce una macerazione sulle bucce di 32 giorni e co-fermenta tramite lieviti indigeni in ceramica (Clayvers) e vetroresina dove s’affina per 19 mesi, inoltre l’80% delle uve vendono vinificate a grappolo intero. Si tratta dell’unico vino bianco dell’azienda la cui produzione è stata di 1.550 bottiglie.


Color oro antico tendente al paglia intenso con leggeri riflessi ramati, leggerissima velatura. Naso molto particolare e interessante, buona l’intensità olfattiva, molto profumato, nota alcolica che ricorda il sidro, la mela, e la scorza di cedro. Asciutto, sapido, con buona vena acida, sentori di buccia di mela, accenni piccanti di zenzero, leggere note tanniche. Un vino dalle caratteristiche organolettiche che potremmo definire uniche, non presenta infatti alcuna nota che lo rende simile od identificabile con la maggior parte dei vini macerati e degli Orange wines.

Etna Rosso Doc 760 metri 2021

90% Nerello mascalese e 10% Nerello cappuccio provenienti dalle contrade Taccione e Sciaranuova situate tra i 720 ed i 770 metri d’altitudine su suolo di natura vulcanica composto da rocce e sabbie, le viti hanno un’età variabile dai 15 ai 75 anni e sono allevate parte ad Alberello e parte a Cordone speronato. La fermentazione avviene, come per tutti i vini aziendali tramite lieviti indigeni e l’affinamento del vino si svolge per 19 mesi in botticelle francesi di varie dimensioni ed in contenitori di vetro. Si tratta dell’unico vino che riporta in etichetta la Doc Etna, le bottiglie prodotte sono state 4.170.


Color rubino di discreta intensità. Buona l’intensità olfattiva, balsamico, frutta rossa, leggere note affumicate, buona eleganza. Discretamente strutturato, molto fresco, sapido, frutta fresca, note minerali, bella trama tannica, lunga la persistenza.

Terre Siciliane Igt 980 metri 2022

Nerello mascalese in purezza proveniente da vigneti di 45 – 80 anni d’età situati nelle contrade Carrana, Barbarbecchi e Monte Dolce, tra gli 840 ed i 1.000 metri d’altitudine, i suoli sono vulcanici composti da cenere, rocce e sabbia ed il sistema d’allevamento è ad Alberello. Fermentazione spontanea ad affinamento per 10 mesi in vari contenitori, barriques francesi, ceramica e vetro.


Rubino luminoso. Bel naso, di buona intensità, fresco, fruttato, elegante, leggeri accenni sulfurei. Fresco, asciutto, verticale, leggera nota piccante, bella trama tannica e buona persistenza. Vino dalla notevole qualità, prodotto in 3.100 bottiglie.

Vino Rosso Centenario Pre-Philloxera 2022

Prodotto con uve pre-filosseriche di oltre 100 anni d’età di Nerello mascalese provenienti dalla contrada Feudi di Mezzo posta a 630 metri d’altitudine, allevata ad Alberello su terrazze laviche rocciose. Fermentazione spontanea ed affinamento in anfore e vasche di fibra di vetro. 896 le bottiglie prodotte.


Rubino luminoso di buona intensità. Intenso al naso, molto profumato, presenta un bel frutto, nitido e pulito, leggeri accenni di fumo. Di buona struttura, succoso, verticale, con bella vena acida e buona trama tannica, buona la persistenza.

Vino Rosso Sensazione di Lava 2022

60%Nerello mascalese e 40% Grenache provenienti dalla contrada Tartaraci situata a 920 metri d’altitudine su suolo composti da lava, sabbia e piccole rocce vulcaniche, il sitma d’allevamento è ad Alberello e le viti hanno un’età che varia dai 20 ad oltre 115 anni. Fermentazione in vasche aperte con il 70% delle uve a grappolo intero, affinamento per 19 mesi in barriques francesi tostate.


Color rubino-granato di media intensità. Bel naso, intenso, sentori di frutto rosso selvatico, erbe mediterranee, accenni di fumo. Fresco ed asciutto, di media struttura, verticale, minerale, con bella trama tannica e lunga persistenza. Un vino dal naso intrigante, prodotto in 1.000 esemplari.

Terre Siciliane 1200 metri 2021

Prodotto con uve Grenache in purezza provenienti da un unico appezzamento di 0,6 ettari posto contrada Nave a 1.200 metri d’altitudine su suolo con cenere vulcanica e sabbia, le viti, allevate ad Alberello, hanno un’età di 70-120 anni. Stefan trovò questo vigneto abbandonato e la ricerca del proprietario non fu affatto facile. Dopo la fermentazione, avvenuta in cantina, il vino s’affina per 19 mesi in due anfore sepolte nel vigneto.


Color rubino di media intensità. Bel naso, elegante, di buona intensità olfattiva, balsamico, mentolato, sentori d’erbe aromatiche. Fresco, sapido, asciutto, verticale, balsamico, mentolato, con trama tannica importante ma ben integrata, lunga la sua persistenza. Un vino dall’altissima qualità, il nostro preferito tra quelli degustati, la produzione è stata di 960 bottiglie.

Vino Rosso 1520 metri 2022

Questo vino viene prodotto dal vigneto a bacca rissa più alto d’Europa. Situato in contrada Cielo, posta nella zona Sud dell’Etna, il vigneto, di 1,1 ettari è stato messo a dimora da Stefan con 4.550 viti nel 2020, durante il Covid ed è allevato ad Alberello su suolo composto da ceneri vulcaniche e lapilli, Il vino, composto da 45% Pinot nero, 35% Grenache e 20% Pineau d’Aunis, raro vitigno quest’ultimo proveniente dalla Loira, dopo la fermentazione s’affina per 19 mesi in anfore e damigiane di vetro. Alla sua seconda annata di produzione ne sono state prodotte 355 bottiglie.


Color granato non molto intenso. Buona l’intensità olfattiva, fresco, balsamico, mentolato, leggermente piccante, pepato, sentori di scorza d’arancia amara. Fresco, asciutto, verticale, di corpo un poco lieve (ricordiamo che il vigneto è stato messo a dimora nel 2020 e quindi si tratta della seconda annata di produzione), agrumato, agrumi amari. Un vino decisamente particolare e molto interessante, già molto godibile, ma certamente da rivedersi quando le vigne avranno raggiunto la loro maturità.