MenoDodicIGP: Tenuta Cocci Grifoni - Falerio Pecorino "Le Rondini" 2025


di Roberto Giuliani

Da 93 anni sulla breccia, la Tenuta Cocci Grifoni può essere definita una delle cantine d’avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità: tutta la produzione è bio e vegan, l’azienda è certificata Equalitas (che rientra in un più ampio progetto che internamente ha il nome di “vandalismo etico”, ovvero fare vino secondo i principi dell’agricoltura onesta), il packaging prevede vetri leggeri e carta certificata FSC, il bilancio di sostenibilità si può richiedere direttamente sul sito aziendale.


Il Pecorino Le Rondini 2025, bevuto ieri al Bistrot Soratte di Sant’Oreste (RI), gode di un piccolo contributo del 15% di trebbiano e mostra una gamma di profumi piacevoli di pera abate, pompelmo, fiori di ginestra ed erbe aromatiche. Bocca fresca, asciutta, sapida, perfetto abbinato a una pizza ai fiori di zucca, alici e stracciatella.

Prezzo medio sul web 10,50 euro

InvecchiatIGP: La Bellanotte - Venezia Giulia Pinot Grigio Ramato "Contelucio" 2015


di Roberto Giuliani

Ditemi quello che volete, sarà pure merito della magnum che consente un invecchiamento più lento, sarà perché il 50% della massa sosta in barrique di secondo e terzo passaggio, ma un rosato di 11 anni che ha ancora grinta, freschezza e un colore tutt’altro che smorto, merita di essere raccontato.
Parliamo de La Bellanotte, azienda di Farra d’Isonzo che il mitico Paolo Benassi conduce e promuove da decenni senza mai perdere entusiasmo. E ha ragione, difficile, almeno in Italia, trovare un pinot grigio rosato di siffatta classe e tenuta.


La cosa che più mi stupisce del Contelucio è come abbia mantenuto lo stesso carattere pur nella sua inevitabile evoluzione, ora la 2015 mostra un colore ancora ramato vivace con un leggero abbraccio verso l’ambrato; il bouquet è intenso e articolato, di frutta esotica matura, arancia candita, ananas disidratato, pompelmo rosa glassato, melata, miele di zagara e tanta altra bontà (spettacolare come si apre e acquista complessità e vitalità con il passare dei minuti).


Ma è al palato che mi lascia senza parole, ancora vivissimo, fresco, godurioso, la parte evoluta e terziaria si fonde magnificamente con quella più viva e trasuda bellezza, un sorso tira l’altro, è davvero pericoloso, soprattutto perché puoi berlo da solo… ed è una magnum! Quando mi capita un vino così non posso fare a meno di farlo assaggiare anche a mia moglie Laura che, dopo averlo sapientemente annusato e sorseggiato mi ha guardato e ha detto senza esitazione: “ma che buono!!”. Se non vi fidate di me, con lei potete stare davvero tranquilli.

Marco Capra - Nebbiolo d’Alba Testanvisca 2022


di Roberto Giuliani

“Testa calda”, “peperino”, questo è l’appellativo che Marco ha dato a suo figlio nel 2012. 


Questo Nebbiolo è perfetto per i suoi 10 anni (avrà mantenuto la testa calda?): fresco e pimpante, fruttatissimo e floreale; il sorso mette allegria, il tannino punzecchia un attimo e poi si gode all’infinito.

La riscossa del Valpolicella Superiore: la scommessa in quota de Le Guaite di Noemi


di Roberto Giuliani

Ho conosciuto Noemi nel maggio scorso, in occasione dell’evento “Nero su Bianco”, organizzato da un drappello di 12 vignaioli della Valle di Mezzane, territorio a est di Verona dove si produce Valpolicella e Soave. Fu un’esperienza molto interessante durante la quale ho avuto modo di assaggiare i vini proposti dalle 12 aziende, in un’atmosfera cordiale dove è emersa chiara la volontà di tutti di rimettere al centro il Valpolicella Superiore, dopo che questo era stato adombrato per molto tempo dal successo dell’Amarone.


L’azienda Le Guaite, il cui nome significa “luogo di osservazione” o “posto di guardia”, viene fondata nel 2002 da Giulietta Dal Bosco, ma le origini risalgono agli anni ’60, quando Carlo Pizzighella e Lina Urbani decidono di acquistare i terreni dove avevano lavorato per anni come mezzadri, poco meno di 4 ettari di un’azienda agricola che non faceva vino ma coltivava piante da frutta: olive, ciliegie, albicocche e uva. Successivamente il figlio Stefano, insieme alle sue sorelle prende sempre più confidenza con il lavoro della terra e la produzione. Per un certo periodo Stefano fa esperienza in altre aziende, ma poi decide di tornare nella sua terra e riprendere le redini di ciò che aveva lasciato diventandone proprietario, nel 1984.


Acquista campi in disuso o mai considerati per la coltivazione di uva e olive e così espande la sua azienda. Nel gennaio del 1990 arrivano le prime novità, Stefano e Giulietta acquistano una proprietà sul monte chiamata Le Guaite e iniziano i lavori per realizzare un vigneto destinato alla produzione dei loro futuri vini, Valpolicella, Amarone e Recioto. Sette anni dopo Stefano acquista un piccolo frantoio per dedicarsi anche alla produzione di olio. Tra il 1999 e il 2001 iniziano le prime prove per la realizzazione del Valpolicella. Arriviamo al 2002, quando nasce Le Guaite, che coincide con la prima annata messa in commercio delle tre tipologie di vino prodotte.


Nel 2006 nasce il Valpolicella Ripasso e il “Solitario” (amandorlato), nel 2008 è la volta del “Thano” IGT rosso veronese, ottenuto da corvina, corvinone e rondinella; nel 2013 incrementa la gamma il “Tisbe”, cabernet sauvignon in purezza che subisce un appassimento nello stile tipico della Valpolicella. Nel 2015 Noemi, figlia di Stefano e Giulietta, dopo avere seguito i genitori per anni sia in vigna che in cantina, passa a condurre l’azienda, che diventa “Le Guaite di Noemi”, il cui nome deriva dall’etichetta che i genitori le avevano dedicato.


Ed eccoci, quindi, al vino che rappresenta la filosofia di Noemi, un Valpolicella Superiore ottenuto da corvina 35%, rondinella 20%, corvinone 35% e altre uve10%, che subisce (sic!) un breve appassimento delle uve. C’è da dire che le vigne si trovano a quasi 500 metri di altitudine, una quota che garantisce ancora una buona escursione termica tra giorno e notte. Siamo su terreni di matrice calcarea e basaltica ma dalle tonalità rosate per la buona presenza di ferro. Le uve, dopo la raccolta, vengono lasciate ad appassire per un mese in fruttaio, subiscono una macerazione a freddo e la fermentazione si svolge con lieviti selezionati a temperatura controllata; la maturazione avviene in barrique di secondo passaggio e dura tra i 36 e i 48 mesi, cui seguono almeno altri tre anni in bottiglia.


Colore rubino con riflessi granata, i profumi puntano fortemente sul frutto maturo, ciliegia, mora, prugna, ribes nero, marasca, ma anche viole macerate, cannella, timo, chiodo di garofano, L’assaggio mette in evidenza gli effetti dell’appassimento ma senza appesantire il sorso grazie ad una freschezza piena, si sente che è un vino “adulto”, ovvero che ha subito un processo evolutivo accurato che lo ha portato a raggiungere un ottimo equilibrio in ogni sua parte. Una visione del Valpolicella Superiore che vuole valorizzare la tipologia rendendola in un certo senso l’alternativa all’Amarone, più bevibile, meno alcolico (14,5%), dal prezzo ancora accessibile (33 euro in cantina).

MenoDodicIGP: Feudo Croce - Chardonnay Puglia IGP 2025


L’avventura salentina della famiglia Tinazzi nasce nei primi anni Duemila, quando Gian Andrea intuisce la profonda vocazione viticola del territorio e dà vita a Feudo Croce, a Carosino, nel cuore della Puglia più vera. In questo territorio, dove il Primitivo domina incontrastato, l’azienda produce anche uno Chardonnay che si smarca con classe da alcuni cliché legati ai bianchi pugliesi: niente sbavature di legno, burro o vaniglia, ma solo tanta piacevolezza. 


L’acciaio ne preserva la fragranza, regalando al naso profumi di agrumi e fiori gialli. In bocca il sorso è snello, dissetante e chiama subito il riassaggio. Un’interpretazione moderna e accessibile che incarna alla perfezione lo spirito della nostra rubrica.

Costo medio sul web circa 9 euro

InvecchiatIGP: I Custodi delle Vigne dell’Etna – Ante 2013


Sull’Etna la viticoltura ha un rapporto particolare con il tempo. Lo si capisce guardando le vigne, i vecchi alberelli, i muretti in pietra lavica e, soprattutto, il lavoro necessario per mantenerli in vita. È dalla volontà di preservare questo patrimonio che nasce il progetto de I Custodi delle Vigne dell’Etna, realtà che ha scelto di recuperare vecchie vigne e pratiche agricole tradizionali in un territorio dove l’abbandono ha rischiato di cancellare una parte importante della storia viticola della Muntagna.


L’idea prende forma nel 2007, quando Mario Paoluzi comincia ad acquistare le prime parcelle sull’Etna, tra cui quelle di Contrada Moganazzi, precedentemente appartenute a Mick Hucknall, il cantante dei Simply Red che con il progetto Il Cantante aveva contribuito a riportare l’attenzione internazionale sulla viticoltura etnea. È attraverso Hucknall che Paoluzi entra in contatto con Salvo Foti, un incontro destinato a segnare profondamente il percorso dell’azienda. Da quel momento prende forma una scelta precisa: recuperare il patrimonio viticolo etneo senza adattarlo a modelli estranei al territorio, affidandosi anche alla tradizione dei Vigneri e alla conoscenza dell’alberello etneo.


Oggi le vigne dell’azienda si distribuiscono in diverse contrade, per circa 12 ettari complessivi. A Moganazzi, dove si trovano piante ormai mature, sono stati persino eliminati alcuni impianti più giovani per ripristinare il tradizionale sistema a quinconce, legato alla coltivazione ad alberello. A Taverna, intorno ai 750 metri di altitudine, il vigneto guarda verso lo Ionio. A Feudo di Mezzo, invece, si trovano alcune delle testimonianze più preziose di questa viticoltura: viti prefillossera a piede franco, alcune con oltre due secoli di età, protette dai caratteristici muretti e dalle strutture in pietra lavica.


È in questo contesto che si inserisce Ante, Carricante in purezza che ho avuto modo di degustare qualche mese fa durante una verticale organizzata a Contrade dell’Etna 2026. Era un vino che avevo già nel radar, ma metterlo davanti a quattro annate diverse ha cambiato la prospettiva. Il tempo, in questo caso, diventa una chiave di lettura. La 2013 è stata la sorpresa della degustazione. Un’annata difficile, fredda e molto piovosa, arrivata oggi a una fase evolutiva tutt’altro che scontata. Il colore conserva luminosità; al naso il vino si apre lentamente, lasciando emergere note salmastre e agrumate, insieme a una componente minerale e a sfumature evolutive che non ne compromettono affatto la vitalità. Anzi.


In bocca è ancora sorprendentemente teso. Dopo un ingresso più morbido, il sorso prende velocità e si fa nervoso, verticale, quasi tagliente. La freschezza tiene tutto in equilibrio e la chiusura, asciutta e salina, rimane a lungo. È proprio qui che la 2013 racconta qualcosa di interessante sul Carricante e, più in generale, sulla capacità dei vini etnei di attraversare il tempo. L’evoluzione non ha cancellato l’identità del vino, l’ha spostata: meno immediatezza aromatica, più profondità, con quella componente salina e minerale che prende progressivamente il sopravvento.
Non è una bottiglia che impressiona per ricchezza o potenza. La sua forza sta nell’energia, nella precisione e nella capacità di mantenersi viva a distanza di anni. Ed è forse questa la lettura più interessante del lavoro de I Custodi: recuperare una vigna, conservarne la memoria e poi avere la pazienza di aspettare. Perché sull’Etna il tempo non è soltanto quello che passa tra una vendemmia e l’altra. È anche quello che permette a una vecchia bottiglia di tornare a parlare.

Az. Agr. Falisca – Toscana IGT Trebbiano 2024


Il Via della Luna 2024 della famiglia Pizzolato, prodotto a Certaldo, stravolge l'idea del trebbiano toscano neutro e banale. 


Profuma di tè, frutta secca, erbe ed echi fumé. In bocca h un'impronta decisamente sapida, dritta e vibrante. Un vino che non urla, sta lì in silenzio... finché all'improvviso non ti rendi conto di essere già al terzo calice.