MenoDodicIGP: Gracciano della Seta - Rosso di Montepulciano 2024


di Roberto Giuliani

Non è così scontato trovare un ottimo Rosso di Montepulciano a meno di 12 euro, parliamo di Gracciano della Seta, una delle aziende di riferimento del territorio poliziano. In verità io l’ho bevuto in una trattoria che si trova al Lago del Turano nel comune di Colle di Tora (RI), costava 16 euro e, quindi, ero certo che sul web sarebbe stato inferiore.
 

Beh, ne vale la pena: tanto floreale (rosa, viola) e con un frutto fresco e generoso che ti coglie sia al naso che al gusto, una purezza stilistica invidiabile e un’alcolicità ferma a quota 13. Pura beatitudine enoica!

Prezzo medio sul web 9,80 euro

InvecchiatIGP: Tiziano Mazzoni - Ghemme dei Mazzoni DOCG 2010


di Roberto Giuliani

Il nebbiolo in Alto Piemonte - qui siamo a Cavaglio d’Agogna nelle Colline Novaresi – parla un linguaggio proprio, dove l’eleganza regna sovrana. Tiziano Mazzoni proviene da una famiglia che in questo Comune risiede da ben sette secoli, ma solo alla fine degli anni ’90 ha intrapreso la strada di produrre vino in proprio. Chi lo conosce sa che è persona schiva ma, una volta entrati in amicizia, diventa molto disponibile, capace di scherzare e stare in compagnia, il suo sguardo rivela un animo umile e profondo. 


I suoi vini, a mio avviso, lo rispecchiano perfettamente, compreso questo Ghemme 2010, dai profumi davvero affascinanti, di fiori essiccati, tabacco, prugna, leggero cuoio, sottobosco ma senza arrivare ai funghi, agli accenti più evoluti, mantiene un’aria fresca e in continua progressione man mano che si ossigena. Dopo meno di un minuto arrivano le erbe aromatiche, sfumature di china e liquirizia.


Il sorso è incredibilmente cremoso, il tannino puro velluto, una vena balsamica fresca spazza via qualsiasi possibile stanchezza, il bello è che non manca di spinta, carattere, continua a trasmettere sensazioni in continuo movimento, del nebbiolo ha tutta l’eleganza nordica e una persistenza quasi infinita. Ne ha ancora tanta di strada davanti, ma perché aspettare di fronte a tanto ben di Dio?

Il Sabato del Vignaiolo 2026: una giornata con 30 vignaioli indipendenti del Lazio


Sabato 9 maggio 2026, dalle ore 11:00 alle 19:00, l’azienda Riserva della Cascina sulla Via Appia Antica ospiterà l’edizione laziale del Sabato del Vignaiolo, la manifestazione annuale promossa dalla FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti – che in tutta Italia apre le porte delle cantine artigianali e porta i vignaioli indipendenti a incontrare direttamente il pubblico. Nato come appuntamento diffuso sul territorio nazionale, il Sabato del Vignaiolo è diventato nel tempo uno degli eventi più attesi nel panorama enologico italiano: una giornata in cui il vino si racconta senza filtri, attraverso la voce di chi lo produce dalla vigna alla bottiglia. 


L’edizione laziale 2026 riunirà circa trenta cantine della regione, tutte aderenti alla FIVI, in un unico luogo d’eccezione. La location: dove la storia incontra la vigna L’azienda Riserva della Cascina si trova all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica, a pochi chilometri dal centro di Roma. È un luogo dove il paesaggio agricolo convive con la memoria storica di una delle strade più antiche del mondo: un contesto che restituisce al vino la sua dimensione più autentica, quella del territorio, della terra, del lavoro manuale. Scegliere l’Appia Antica come cornice per il Sabato del Vignaiolo significa collocare il vino artigianale laziale in un paesaggio che ne è parte integrante: un atto di narrazione, oltre che di degustazione. Non solo degustazione Il Sabato del Vignaiolo non è una fiera e non è un salone: è una giornata in cui i vignaioli raccontano in prima persona il proprio lavoro. 


I visitatori potranno assaggiare i vini di circa trenta produttori laziali, dalle denominazioni più note — Frascati, Cesanese del Piglio e di Olevano Romano, la Tuscia e i Castelli Romani — fino ai vitigni autoctoni meno conosciuti che rappresentano la biodiversità enologica della regione. Ogni banco è presidiato direttamente dal vignaiolo o dalla vignaiola: nessun intermediario, nessuna scheda tecnica al posto di una conversazione. Il formato favorisce un rapporto diretto e informale, adatto sia a chi il vino lo conosce bene sia a chi si avvicina per la prima volta al mondo della viticoltura indipendente. I territori del Lazio in un calice Le cantine partecipanti arrivano da tutta la regione: dalle colline dei Castelli Romani alla Tuscia viterbese, dalla Ciociaria alle terre pontine, dall’alto Lazio fino alla Valle del Tevere. Una geografia vinicola vasta e diversificata, spesso poco raccontata, che il Sabato del Vignaiolo porta per un giorno al centro dell’attenzione. L’evento è organizzato dal Consorzio dei Vignaioli del Lazio per conto di FIVI Lazio. 

Tutte le info pratiche su: https://www.consorziovignaiolilazio.it

Annesanti - Bianco dell’Umbria IGT "Acqua della Serpa" 2021


di Roberto Giuliani

Grechetto, trebbiano, malvasia, pecorino e altre uve autoctone da vigne di oltre 50 anni. Sosta dieci mesi in anfore di terracotta e rivela una freschezza e una intensità fuori dal comune. 


Sa di gelsomino, cedro, lime e un cuore sapido, intenso, solare, perfetto per una grigliata di crostacei.

Cantine 366 - Erbaluce di Caluso Spumante "Scelte di Vite" 2021


di Roberto Giuliani

Caluso sta all’erbaluce come Barolo sta al nebbiolo. Questo piccolo comune del Canavese è il cuore di una DOCG che ne coinvolge altri 31 nella provincia di Torino, uno in quella di Vercelli e 3 in quella di Biella. L’Erbaluce è un vitigno che si è particolarmente adattato al terreno sabbioso e ciottoloso delle colline moreniche canavesane, grazie al quale rivela anche un’ottima acidità, non a caso è molto adatto alla produzione di passiti e spumanti.


L’azienda Cantine 366 nasce ad Agliè nel 2013 per volontà di Francesco, Ezio e Fabrizio, tutti e tre canavesani e tutti e tre nati nel ’66 (da qui la scelta numerica della Cantina), che hanno voluto recuperare vecchi vigneti abbandonati dai tanti contadini che scelsero una strada meno faticosa e più redditizia presso la Olivetti.
Scelte di Vite è l’emblema del progetto che hanno intrapreso i tre coetanei, recuperando alcuni vecchi vigneti nel comune di Bairo e riportandoli a nuovo splendore. 


Questo Erbaluce di Caluso Spumante, nella versione 2021 ha sostato sui propri lieviti per 36 mesi. Ha colore giallo paglierino intenso e brillante, perlage finissimo e un bouquet davvero gradevole ed elegante che richiama note di acacia, agrumi, pesca gialla, susina, un pregevole impianto floreale e note di pasticceria secca, biscotto, pane sfornato. L’assaggio è delizioso, freschezza e frutto vivo, succoso, con l’agrume che sembra accarezzato da pennellate di miele. Un sorso tira l’altro e rischi di finirlo prima di arrivare a fine pasto…

MenoDodicIGP: Girlan - Vigneti delle Dolomiti Rosso IGT Vernatsch "448 s.l.m." 2025


Oggi, con il sottoscritto, parte una nuova rubrica che noi Giovani Promettenti (IGP) abbiamo chiamato MenododicIGP dedicata ai vini che costano al pubblico (siti web) meno di 12 euro. C’è chi li definisce popolari, chi quotidiani; per noi sono solo vini sinceri, capaci di accompagnare la tavola con autenticità, dimostrando che il valore non sta nel prezzo ma nelle emozioni che sanno trasmettere senza rinunciare alla territorialità. E proprio da qui partiamo, con un’etichetta che interpreta al meglio questa filosofia.


La Schiava “
Vernatsch 448 s.l.m.” 2025 di Girlan, storica cooperativa alto atesina, è il rosso che rimette al centro il piacere semplice del bere. Leggera, fresca, profuma di ciliegia e piccoli frutti, con un tocco floreale che la rende immediata e invitante. Il sorso è agile e scorrevole, mai stancante: un vino accessibile, diretto, che rende piacevole ogni occasione e che, sfortunatamente, finisce sempre troppo in fretta!

Prezzo medio sul web: 9 euro

InvecchiatIGP: Marotti Campi – Lacrima di Morro d’Alba DOC “Rubico” 2004


Esistono bottiglie che non si limitano a essere buone: fanno domande. Il Rubico 2004 di Marotti Campi è una di queste, e la domanda che pone riguarda un vitigno intero — il Lacrima di Morro d'Alba DOC — e il pregiudizio silenzioso che lo accompagna, quello di essere un vino dell'immediato, bello e fragrante ma poco incline a invecchiare con dignità.


Per capire come sia possibile che un'etichetta del genere rimetta in discussione questa lettura, vale la pena partire da chi la produce. I Marotti sono a Morro d'Alba dalla metà dell'Ottocento: non una startup del vino naturale, non un progetto di ritorno alla terra, ma una famiglia che conosce questi suoli argillosi da generazioni. Oggi l'azienda conta circa 50 ettari e dalla fine degli anni '90 — con la costruzione della nuova cantina — ha scommesso con decisione sulla qualità degli autoctoni marchigiani, cercando un equilibrio tra identità territoriale e precisione espressiva che non sempre il mercato sa apprezzare subito.

Lorenzo Marotti Campi

Il Lacrima, in questo contesto, non è mai stato un ripiego. È un vitigno raro, confinato in un areale ristretto della provincia di Ancona, plasmato da suoli argillosi e dalla vicinanza del mare: uno dei pochissimi rossi aromatici italiani, con quella firma olfattiva di rosa, viola e spezie che lo rende immediatamente riconoscibile. Ed è proprio questa seduzione immediata a condannarlo, nell'immaginario comune, a una dimensione di gioventù — come se la bellezza esplicita escludesse la profondità.


Il Rubico nasce da uve Lacrima in purezza, vinificate prevalentemente in acciaio per preservarne la fragranza. Un vino pensato, nelle intenzioni, per essere bevuto presto. Vent'anni dopo, quella intenzione racconta solo metà della storia. 
Il colore è ancora rubino, percorso da riflessi granato che suggeriscono evoluzione senza cedimento. Al naso la centralità floreale si è ritirata per lasciare spazio a qualcosa di più oscuro e interessante: cola, radici, liquirizia, tamarindo, erbe officinali, una balsamicità che ricorda gli amari. 
Non è un vino che ha perso il filo — è un vino che ha cambiato discorso mantenendo la stessa voce. In bocca si muove con una leggerezza quasi ingannevole, sorretto da un'acidità integra e da tannini che il tempo ha levigato completamente: gioca di tensione più che di massa, e chiude lungo, speziato, pulito, con una vitalità che non ti aspetti.


È qui che il Lacrima di Morro d'Alba rivela qualcosa che raramente gli viene riconosciuto: la capacità di attraversare il tempo senza dissolversi, di trasformarsi senza tradirsi. Una faccia nascosta di un vitigno che il mercato ha frettolosamente catalogato, e che bottiglie come questa continuano, pazientemente, a smentire.

Tomei – IGT Lazio Cesanese Veniero 2024


Il Cesanese 2024 di Tomei vibra di terra e memoria, espressione di una visione biodinamica autentica. 


Profuma di frutti rossi maturi, macchia mediterranea e leggere spezie. Al sorso è dinamico, fresco, con trama tannica viva e un finale sapido. Un vino che emoziona con misura e profondità.