La Vigna di San Martino ad Argiano - Vin Santo del Chianti Classico DOC 2012


Giampaolo Chiettini, enologo toscano, da qualche anno ha creato La Vigna di San Martino ad Argiano, da dove viene questo Vinsanto da salto sulla sedia. 


Trebbiano e malvasia, classicissimo, con quasi 300 gr. di zuccheri residui mostra un’armonia e una freschezza impressionanti. Non buonissimo, di più!

Lo Scoglietto a Rosignano: un posto del cuore adatto anche ai nonni come Carlo Macchi!


di Carlo Macchi

Fare il nonno è una cosa meravigliosa, farlo allo Scoglietto a Rosignano, in una calda (ma non troppo) giornata d’estate ti porta direttamente nel Nirvana gastronomico del nonno.
Non penso di dire niente di nuovo se affermo che Claudio Corrieri abbia creato non un locale ma uno dei posti più goduriosi della costa toscana. Siamo circondati da una località di mare anni ‘60 del secolo scorso ma Lo Scoglietto sembra (forse lo è) un’astronave che guarda verso il mare e si lascia alle spalle ogni cosa.


Credo che il locale, aperto solo nei mesi primaverili e estivi, abbia avuto milioni di recensioni, ma nessuna dal punto di vista del nonno fornito di nipotina di 21 mesi e qui cercherò di rimediare.
Per prima cosa l’ingresso con il passeggino è comodo e agevole, c’è tanto spazio, sia nella sala “classica” quella coperta dalle stuoie che è sempre benedetta da un vento fresco, che in quella a sinistra, leggermente più “in muratura” ma con grandi finestroni che permettono all’aria di mare di fare il suo lavoro. Tavoli, larghi, ben spaziati e ben apparecchiati ti aspettano, ma riesci appena ad arrivarci perché la nipotina, che ha adocchiato il mare, vuole provarlo.
Nessun problema: lasci tutto al tavolo, prendi la belvetta scatenata e vai in spiaggia, che è tutt’uno col ristorante (non per niente si chiama Lo Scoglietto). Ci sono tanti begli ombrelloni e potresti anche sederti all’ombra ma la nipote punta dritta verso l’acqua e tu devi, nell’arco di un millesimo di secondo toglierle  scarpine, maglietta, pantaloncini e pannolino per poi farle incontrare la prima onda. Nel frattempo c’è chi lavora per te: Claudio ti porta un calice di bianco, la nonna e la figlia ordinano il pranzo e tutto si svolge con una calma che ti apre il cuore (in realtà anche lo stomaco visti i buoni odori che girano).

La Spiaggia

Espletato il “ciaf-ciaf in mare” il tavolo, immerso in una brezza piacevolissima, ti attende. La cucina è puntata sul pesce, con cotture semplici e saporite. Visto che la bambina mangia tutto quello che mangiano mamma e nonni ci buttiamo su piatti classici: spaghetti alle vongole (ma è in questi piatti che si vede la maestria dello chef), calamarata, sauté di cozze e vongole, e per secondo frittura mista. Il servizio è “veloce nella lentezza” nel senso che ha atteso il ritorno dalla spiaggia per far arrivare i primi piatti in tavola. La nipotina agguanta gli spaghetti e, modello idrovora, li succhia che è un piacere, mentre io mi tolgo il cibo di bocca (siete autorizzati a piangere) per dare tutte le vongole del mio sauté alla nipote, che gradisce.

Interno

Il piacevole rumore del mare e delle persone in spiaggia (che giunge attutito) permette a Clara di esternare il suo gradimento con una serie di paroda (fusione artigianale tra “parole e grida”) che in qualche locale più attento alla forma sarebbero stati stigmatizzati da occhiate taglienti. Ma qui tutto scorre sui giusti binari, grazie anche ai consigli enoici (non per la nipote, almeno per adesso) che Claudio ti mette in tavola. In effetti allo Scoglietto non solo si beve bene ma si riesce sempre a degustare qualche novità o, ancor meglio, qualche chicca a prezzi veramente convenienti. Del resto quando Lo Scoglietto è chiuso il compito principale di Claudio è girare per cantine, in particolare estere, alla ricerca di vini da proporre.
Nel frattempo il pranzo è andato avanti, infatti la nipotina ci ricorda che a quest’ora lei fa il riposino e quindi, munito di passeggino esco per addormentarla: sarà l’aria di mare, saranno le vongole o le buonissime alici fritte che non ha per niente disprezzato ma l’operazione si svolge nell’arco di un amen e quindi rientriamo al tavolo in pochi minuti, con la bella addormentata che ci lascia concludere in santa pace, grazie a una cassatina e a un buon gelato.


Ormai si sono fatte le 15 e, visto che la dormiente insiste nel dormire, noi ci lasciamo cullare dal venticello e dall’ultimo calice di vino.
Il bello dello Scoglietto è proprio questo! L’ospite può stare a tavola quanto vuole, rilassarsi in spiaggia o in tutti e due i luoghi, senza alcun problema. L’uovo di Colombo dell’ospitalità. Il conto sarà tranquillo, anzi tranquillissimo: diciamo sui 35/40 euro per due piatti e naturalmente il vino. Da andarci, con o senza nipote!

Lo scoglietto
Via Lungomare Monte Alla Rena 13-15 - 57013 Rosignano Solvay - Rosignano Marittimo (LI)
Tel. 0586 767962 - Cell. 333 7502256 / 335 6653080
info@loscogliettorosignano.it

Podere Conca - Bolgheri Rosso Agapanto 2018


Ha fatto bene Silvia Ricci, medico di professione, a insediarsi a Bolgheri e lavorare in biologico vigne e vini con totale dedizione. 


I risultati sono eccellenti, questo rosso da cabernet e ciliegiolo ha profumi ammalianti di prugna, ciliegia, liquirizia e cacao e una bocca intensa ma scorrevolissima, succosa, di puro godimento.

Giovanni Scarfone: 10 anni d'amore tra Bonavita e Faro DOC


di Roberto Giuliani

Ho conosciuto Giovanni Scarfone nel 2008, allora la doc Faro era salita alla ribalta grazie a Salvatore Geraci, che ha indubbiamente contribuito a evitare che venisse cancellata per assenza di aziende vinicole attive. Quando ho assaggiato il Faro 2006 di Bonavita sono rimasto folgorato, amore al primo naso, tanto che decisi di andare a trovare la famiglia Scarfone insieme al mio amico e collega Alessandro Franceschini. Fu un’esperienza bellissima che porterò sempre nel cuore, Carmelo ed Emanuela, genitori di Giovanni e Francesco (che è un bravissimo pittore), furono deliziosi, un’accoglienza garbata e allo stesso tempo calorosa, diretta; il paesaggio intorno era bellissimo, si poteva vedere lo stretto di Messina, Faro Superiore si trova sulla punta a nord-est dell’isola, a un’altitudine sufficiente per poter ammirare il paesaggio marino circostante. Ricordo le fantastiche marmellate di Emanuela, fatte con la loro frutta, qualcosa di sublime che non può che darti una piacevolissima dipendenza!

Papà Carmelo e Giovanni. 

Purtroppo papà Carmelo è recentemente scomparso, ho un grande rimorso di non essere più tornato negli anni successivi, mi sarebbe piaciuto conoscerlo più a fondo.
Giovanni mi dette alcune bottiglie di quel 2006, ogni tanto ne ho aperta una, questa è l’ultima e devo dire che una parte di me vorrebbe custodirla come una reliquia, ma il vino va bevuto, la vita è troppo breve perché abbia senso accumulare bottiglie in cantina e rischiare di andarsene prima di averle bevute.
Così ho preso una decisione, se devo aprirla voglio almeno confrontarla con la 2016, può essere interessante, visto che si tratta di due annate con caratteristiche diverse sia per l’andamento stagionale, sia per l’età delle viti, sia per l’esperienza maturata in vigna e cantina. Un’esperienza che ha portato Giovanni a non utilizzare concimi chimici, erbicidi e insetticidi, e nutrire il terreno con il classico sovescio di leguminose e graminacee. Solo rame e zolfo quando strettamente necessario e in dosi molto moderate, puntando principalmente su una potatura verde molto attenta.


Faro 2006 (nerello mascalese, nerello cappuccio, nocera) – 12,5%: come riporta il sito aziendale l’anno è iniziato con un inverno piuttosto freddo e molto piovoso nei primi mesi, di conseguenza il germogliamento è partito a fine marzo per il nerello mascalese e nella prima decade di aprile per nerello cappuccio e nocera. Primavera fresca con precipitazioni regolari, estate asciutta ma senza eccessi di temperatura. A settembre si è avuto un periodo piovoso che ha rallentato la maturazione delle uve, portando la raccolta al 13 di ottobre, che ha garantito uve sane con una buona acidità (5,80 g/l) e una gradazione zuccherina non elevata, che si è tradotta in 12,5 gradi di alcol nel vino.


Nei vari assaggi effettuati con il passare degli anni ho visto questo vino continuare a crescere, mantenendo quelle promesse che avevo previsto nel 2008, questa volta sembra voler ingannare l’olfatto, poco dopo averlo versato nel calice spara con decisione un terziario marcato di funghi, polvere da sparo, cuoio conciato, caffè, sottobosco, fumo di pipa. Passano i minuti e l’ossigenazione lo risveglia sempre più, tornando a raccontare di frutti, maturi certo ma non ossidati, c’è anche il cacao, l’arancia rossa, il fico, il cardamomo, la menta e la liquirizia, segno che il vino è ancora molto vivo, sebbene abbia ormai superato la vetta, ma il manto odoroso è ancora magnifico e complesso.
All’assaggio conferma quell’impressione, c’è ancora tanta poesia e fascino, una profondità non comune, ma viaggia su toni più scuri e austeri, meno articolati, unico segnale di iniziale discesa di un grande vino, che credo fosse integralmente lavorato da papà Carmelo. Tanto di cappello…


Faro 2016 (nerello mascalese, nerello cappuccio, nocera) – 12,5%: in questo caso l’inverno è stato più mite, sebbene decisamente generoso nella piovosità; anche in primavera è piovuto ma in modo più regolare e non dannoso, mentre l’estate è stata fresca fino ai primi di settembre, quando ha ripreso a piovere in maniera insistente, mettendo in difficoltà la scelta vendemmiale. Alla fine si è raccolto prima il nerello cappuccio, intorno alla fine del mese, mentre il mascalese e il nocera sono stati vendemmiati nella prima decade di ottobre. Anche in questo caso l’alcol svolto ha portato la gradazione a livelli pressoché identici di quella del 2006.
Il colore del vino appare ovviamente più giovane ma con maggiore trasparenza, al naso i profumi ci portano verso la frutta rossa fresca e leggermente in caramella, ciliegia e lampone in primis, a cui fa seguito la susina rossa, piacevoli sfumature di rosa accompagnano un bouquet di bella finezza e pulizia, con uno sguardo verso l’agrume, l’alloro e altre erbe aromatiche.
Al palato c’è energia, freschezza e una materia misurata a tutto vantaggio di un’eleganza d’insieme tutt’altro che trascurabile. Il tannino sta integrandosi già molto bene, il sorso è piacevolissimo e l’alcolicità moderata lo rende davvero godibile. Non so se avrà la longevità del 2006, ma forse in eleganza gli è superiore, c’è una più raffinata precisione, segno di quell’esperienza maturata di vendemmia in vendemmia a cui accennavo prima.

Bravo Giovanni!

Tenuta di Artimino – Vin Ruspo “Barco Reale di Carmignano” Rosato 2019


Un perfetto blend di sangiovese, cabernet sauvignon e merlot dà origine a questo rosato dal DNA toscano ma che strizza l’occhio alla Provenza per eleganza e leggerezza. 


Vino diretto, non da competizione, che finisce in un amen a tavola. Provatelo sul crudo di gamberi. Slurp!!

Santus, un sogno di Franciacorta diventato realtà!!

Non mi nascondo dietro un dito, per chi come me cerca di comunicare il vino in maniera libera ed appassionata è decisamente stimolante scrivere di piccole realtà che spesso non trovano la giusta valorizzazione in un mondo, come quello dell’enogastronomia, dove per mille motivi magari ti ritrovi a parlare sempre delle stesse cantine
Oggi, perciò, vi vorrei parlare di Santus, una piccola azienda il cui progetto è stato elaborato, pensate un po’, tra i banchi universitari della facoltà di Agraria di Piacenza dove si sono conosciuti Maria Luisa Santus e Gianfranco Pagano, oggi marito e moglie e genitori di tre bambini, che duranti i loro studi universitari avevano maturato un sogno di vita ovvero dedicarsi alla viticoltura rispettando, nel contempo, la natura e i ritmi della terra in cui viene praticata. 


Il progetto è tutt’altro che utopistico ed inizia a prendere forma agli inizi degli anni 2000 quando vengono piantate circa 60.000 barbatelle, sia chardonnay che pinot nero, su 10 ettari di terreno, localizzati a Paderno Franciacorta, suddivisi su tre appezzamenti:

Tre Cortili - 1,5 ettari coltivati a chardonnay. La forma di allevamento è il cordone speronato;

Colombaia - 3,5 ettari coltivati a Chardonnay. La forma di allevamento è il guyot;

Albarello – 5 ettari totali di cui 3 coltivati a Chardonnay e 2 a Pinot Nero. La forma di allevamento è il cordone speronato.

Fatto questo, è tempo di pensare a come dar vita al loro primo vino! Maria Luisa e Gianfranco vogliono che il loro Franciacorta manifesti la sua espressività fin dalla prima uscita, pertanto l’uva dei primi quattro anni di produzione non viene vinificata. Finalmente, nel 2005, decidono che è arrivato il momento di dar luce alla loro prima annata producendo quasi in via sperimentale un Franciacorta Brut, tiratura 4.300 bottiglie, che vedrà la luce solo tre anni dopo.


Siccome alla base della filosofia Santus c’è la convinzione che il compito dei piccoli viticoltori sia quello di essere una avanguardia a difesa delle biodiversità, Maria Luisa e Gianfranco nel 2016 fanno ancora un passo avanti, decisivo, ed iniziano il percorso di certificazione biologica delle uve in modo che, a partire dalla fine del 2021, tutti i Franciacorta Santus siano certificati biologici e vinificati nella nuova cantina che dovrebbe essere pronta per la fine di quest’anno.

Santus oggi produce mediamente 50.000 bottiglie così suddivise:
Franciacorta Brut – 25.000 bottiglie
Franciacorta Satèn Brut Millesimato – 10.000 bottiglie
Franciacorta Rosè Zero Millesimato – 8.000 bottiglie
Franciacorta Dosaggiozero Millesimato – 5.000 bottiglie
Franciacorta “Essenza” Millesimato – 2.000 bottiglie (prodotto solo in alcune annate).

Io, ovviamente, me li sono degustati tutti e vi porto la mia esperienza!


Santus – Franciacorta Brut (80% chardonnay, 20% pinot nero): paglierino luminoso e dal perlage fine. Ricco nel bagaglio aromatico di fiori bianchi, crosta di pane, agrumi e lieve mineralità. Strutturato, composto, piacevole al sorso che chiude con ritorni agrumati.
Maturazione: 6 mesi in acciaio inox e piccola parte in barriques di rovere francese. Affinamento in bottiglia sui lieviti: minimo 21 mesi.


Santus - Franciacorta Satèn Brut 2015 (100% chardonnay): paglierino luminoso e dal perlage fine. Impatto olfattivo molto diretto e senza fronzoli dove si percepisce la pesca bianca, il pompelmo rosa, l’erba cedrina a cui fa da sfondo una inconfondibile nota di gesso. Ottima coerenza al palato, invitante e sapido, che chiude su una scia agrumata davvero ragguardevole.
Maturazione: 6 mesi in barriques in rovere francese. Affinamento in bottiglia sui lieviti: minimo 30 mesi


Santus – Franciacorta Rosè Zero 2015 (100% pinot nero): è la novità di questo anno in quanto questa tipologia ha preso il posto dell’extra brut prodotto fino allo scorso anno. Colore rosa antico, brillante e dal perlage fine e persistente. Si esprime deciso su sensazioni di lampone acerbo, rosa, freisa, arancia sanguinella, pompelmo rosa. Il sorso è decisamente secco, austero e coinvolgente per avvolgenza, equilibrio e lunghissima persistenza che in questo caso, rispetto agli altri Franciacorta bevuti in precedenza, ha una progressione minerale di grandissimo impatto.
Maturazione: 6 mesi in acciaio inox. Affinamento in bottiglia sui lieviti: minimo 40 mesi


Santus – Dosaggiozero 2015 (70% chardonnay, 30% pinot nero): giallo paglierino arricchito da un perlage numeroso, elegante e persistente. Approccio olfattivo austero dove affiorano immediati i sentori freschi di mela verde, uva spina, biancospino, scorsa di pompelmo che col tempo virano decisi su una nota profondamente minerale, quasi di allume. Al gusto è tutto classe, consistenza, slancio e sapidità. Da bere a secchi!
Maturazione: 6 mesi in barriques in rovere francese. Affinamento in bottiglia sui lieviti: minimo 30 mesi.


Santus - Franciacorta “Essenza” 2012: ottenuto da uve Chardonnay 100% del vigneto aziendale Tre Cortili, raccolte a maturazione molto avanzata ed attaccate da Botrytis Cynerea. Il risultato? Un Franciacorta fuori dagli schemi, destabilizzante e di grande impatto, soprattutto olfattivo, che si esprime su un bouquet composto da effluvi di frutta secca, bergamotto, pesca sciroppata, nocciola e marzapane. Assaggio ricco, goloso e coerente con i ritorni aromatici di pasticceria e frutta matura. Tra i cinque, per lo stile, è quello che mi ha convinto di meno ma se amate l’avvolgenza e la morbidezza di uno vino questo non potrà non essere il vostro Franciacorta di riferimento.
Maturazione: 6 mesi in barriques in rovere francese. Affinamento in bottiglia sui lieviti: 60 mesi

La Scolca - Soldati La Scolca Brut Millesimato 2003


di Lorenzo Colombo

Tra i tanti luoghi comuni che ruotano attorno al mondo del vino uno sostiene che dopo la sboccatura gli spumanti abbiano vita breve. 


Ebbene questo Metodo Classico da uve Cortese della vendemmia 2003, sboccato nel 2011 (quindi nove anni fa) è la prova vivente di quanto sia falsa questa credenza. Ve lo possiamo garantire!!