L’11 ottobre torna Tra Vino e Tramonti: 42 produttori del Lazio incontrano una selezione di vignaioli francesi tra Borgogna, Loira e Roussillon


Il Lazio del vino si mette in dialogo con la Francia. Domenica 11 ottobre 2026, dalle 12 fino al tramonto, torna a Palazzo Tronconi, ad Arce, la quarta edizione di Tra Vino e Tramonti, la manifestazione dedicata al vino artigianale e ai suoi protagonisti. Al centro dell’evento restano i 42 produttori del Lazio, espressione di territori, vitigni e sensibilità differenti, ma accomunati da una filosofia produttiva orientata al rispetto della terra e alla minima interferenza in cantina: agricoltura naturale, biologica o biodinamica, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni e un impiego fortemente ridotto, quando non completamente escluso, di pesticidi e altri prodotti di sintesi.


La grande novità dell’edizione 2026 è l’apertura, per la prima volta, a una selezione di vignaioli francesi, provenienti da Borgogna, Valle della Loira e Roussillon.

L’obiettivo non è spostare il centro della manifestazione, che resta saldamente legato al vino del Lazio, ma creare un confronto con territori vitivinicoli già fortemente riconosciuti a livello internazionale. Un dialogo pensato per valorizzare il percorso che il Lazio sta compiendo, mettendone in evidenza identità, qualità e capacità di confrontarsi con realtà affermate senza perdere la propria specificità.

Dodici realtà francesi tra Borgogna, Loira e Roussillon

Saranno presenti personalmente ad Arce Bruno Duchêne e Alice e Olivier De Moor, distribuiti in Italia da Triple A Velier, e Manuel di Vecchi Staraz, distribuito da Merlini Distribuzione. Accanto a loro, il percorso di degustazione internazionale incluso nel biglietto comprenderà i vini di altre importanti realtà francesi, presentate anche attraverso il lavoro dei distributori italiani coinvolti, tra cui Gaja Distribuzione e Les Caves de Pyrene.

I produttori internazionali presenti nel progetto 2026:

- Nicholas Joly
- Bruno Duchêne
- Alice e Olivier De Moor
- Pattes Loup – Thomas Pico
- Olga Raffault
- Thibaud Boudignon
- Taupenot-Merme
- Domaine de la Cadette
- Domaine Derain
- Matassa
- Vinyer de la Ruca

Un itinerario che attraversa territori come Chablis, Vézelay, Côte de Nuits, Côte de Beaune, Chinon, Savennières e Banyuls-sur-Mer, portando ad Arce interpretazioni e sensibilità diverse della viticoltura francese.

Il Lazio resta protagonista

Tra Vino e Tramonti nasce per raccontare il Lazio attraverso chi il vino lo produce. La quarta edizione riunisce 42 realtà vitivinicole regionali, offrendo al pubblico la possibilità di degustare i vini direttamente insieme ai vignaioli e di conoscere territori, vitigni e approcci produttivi differenti.

L’apertura internazionale vuole quindi rappresentare un ulteriore passo nel percorso della manifestazione: non una competizione tra territori, ma un’occasione di confronto e scambio culturale tra produttori che lavorano in contesti diversi, accomunati da una forte relazione con la terra e con il proprio mestiere.

Vino, arte e musica fino al tramonto

La giornata si svilupperà tra degustazioni e performance artistiche e musicali, pensate come parte integrante dell’esperienza e diffuse negli spazi della manifestazione.

Tra gli artisti presenti:

- Rocco Lancia, pittore
- Veronica Fucci, soprano
- Sara Hoen, pittrice
- Ilona Dell’Olio, pittrice e performer
- Juri Corti, pittore
- Giuseppe Verri, scultore

Arte, musica e vino accompagneranno il pubblico durante tutta la giornata, senza sottrarre centralità ai vignaioli e ai banchi di degustazione.

La proposta gastronomica

Anche l’offerta gastronomica sarà parte del racconto della giornata. A Trapizzino, consolidato ambasciatore della tradizione culinaria romana e laziale, sarà affidata una parte centrale della proposta food, affiancata dalla cucina dell’Osteria di Palazzo Tronconi. A completare il percorso, una selezione di crudi e ostriche proposta da Triodinamico, in collaborazione con Corrado Tenace di Oyster Oasis.

Un progetto in crescita

Tra Vino e Tramonti arriva alla quarta edizione dopo un percorso di crescita costante. La precedente edizione ha riunito 34 produttori, registrando oltre 700 presenze e circa 400 bottiglie condivise nel corso della giornata. Nel 2026 il progetto amplia ulteriormente il numero dei vignaioli coinvolti e, per la prima volta, apre il proprio racconto oltre i confini italiani, mantenendo però il Lazio come punto di partenza e centro della manifestazione.

I 42 produttori del Lazio

- Vitivinicola Cioffi
- Il Vinco
- La Torretta
- Cardea
- Colle Formica
- La Visciola
- Damiano Ciolli
- Simone Sandei
- DS Bio
- Simone Pulcini
- Carlo Noro
- Riccardi Reale
- Fra i Monti
- Il Vecchio Poggio
- Il Sambuco
- Palazzo Tronconi
- Nicoletta Loreti
- Abbia Nova
- Marciano
- Andrea Occhipinti
- I Chicchi
- Rinelli Vigneti
- Marco Falcone
- Farina
- Emiliano Fini
- Liane
- Terracanta
- Mattei Wines
- Maria Ernesta Berucci
- Il Carretto
- Migrante
- Le Cerquette
- Marco Tumei
- Cantine Ferracci
- Podere Puelle
- Sete
- Podere Orto
- Aurete
- Giacobbe
- Icaro
- La Femminella
- Donna Vittori

La quarta edizione è supportata da:

Acqua Maniva
Refrigerio

Informazioni

Tra Vino e Tramonti 2026 – IV edizione

Domenica 11 ottobre 2026
Palazzo Tronconi, Arce (FR)
Dalle ore 12:00 al tramonto


Ingresso:

45 euro con prevendita online

50 euro direttamente all’ingresso il giorno dell’evento (fino a esaurimento dei biglietti)

Biglietti:

I biglietti sono disponibili online su Palazzo Tronconi

Organizzazione a cura di:

Palazzo Tronconi e Trapizzino

MenoDodicIGP: Fattoria dei Barbi - Igt Toscana Rosso "Brusco dei Barbi" 2024


di Lorenzo Colombo

Concepito da Giovanni Colombini, nonno di Stefano Cinelli Colombini, nel lontano 1969 voleva essere allora, e lo è ancor’oggi, un vino da potersi bere giovane, però con anche una certa capacità d’invecchiare. Prodotto con Sangiovese più una piccola percentuale di altri vitigni a bacca rossa provenienti da un vigneto posto a 400 metri d’altitudine su suolo argilloso-galestroso, vinificazione ed affinamento avvengono in vasche d’acciaio.


Si presenta con un color tra il rubino ed il granato. Intenso al naso con le note tipiche del vitigno, frutta rossa che ricorda la ciliegia selvatica con accenni di noci fresche. Fresco ed asciutto al palato, con bella trama tannica che nuovamente ci ricorda le noci, vi ritroviamo un bel frutto, buona la sua persistenza con chiusura piacevolmente amaricante.

Nello shop aziendale il suo costo è di 8 euro mentre on-line si trova attorno ai 9 euro

InvecchiatIGP: Nino Negri - Valtellina Superiore Vigneto Fracia 2006


di Lorenzo Colombo

La Vigna Fracia è di proprietà della Nino Negri dall'anno della sua fondazione, ovvero dal 1897. Si tratta di un vigneto di 10 ettari d'estensione, sette dei quali appartengono alla Nino Negri. Situato a un'altitudine compresa tra i 380 e i 500 metri s.l.m. su suolo scistoso e facilmente sfaldabile, composto principalmente da sabbia, ghiaia e limo, è disposto su ripidi (la pendenza arriva al 65%) ma ampi terrazzi sostenuti da muretti a secco. La loro ampiezza ha dato la possibilità di reimpiantare il vigneto dal tradizionale metodo a ritocchino, tipico della Valtellina, al più facilmente gestibile e parzialmente meccanizzabile giropoggio (da Est ad Ovest), con potatura a Guyot, aumentando così anche la densità di ceppi per ettaro. Nonostante si trovi in una zona relativamente più fresca rispetto ad altre, la vegetazione spontanea è quella tipica della valle, ovvero vi si trovano piante da clima mediterraneo.


Questo microclima più freddo fa sì che il ciclo vegetativo del Nebbiolo sia più lungo, conferendo al vino particolari sentori floreali e d'erbe aromatiche in gioventù, che si evolvono durante la vita del vino, il quale gode inoltre di una particolare longevità.


Nel corso degli anni l'etichetta è cambiata ed ora riporta la sottozona Valgella; il vino ha così acquisito il nome di Valtellina Superiore Valgella Vigna Fracia ed è stato inserito nella linea produttiva “Vigne di Montagna”. Attualmente l'affinamento del vino è cambiato, avvenendo principalmente in botti di rovere di medie dimensioni, relegando solamente una piccola percentuale in barriques e terminandolo poi con 18 mesi in bottiglia.

Il vino

La vinificazione è stata effettuata a temperatura controllata in vasche d'acciaio, terminando la fermentazione malolattica in barriques, dove è rimasto per 15 mesi. L'apertura della bottiglia, dopo vent'anni dalla vendemmia, non ha causato particolari problemi: il tappo, come si vede dalla foto, è uscito integro — abbiamo utilizzato il cavatappi a doppia lamella e verme — e solo leggermente colorato dal vino nella sua parte più interna (la bottiglia è sempre stata conservata coricata).


Il vino si presenta con un colore granato profondo con unghia tendente all'aranciato. Dopo i primi minuti nei quali ci appare un poco chiuso, s'apre ampio, complesso ed elegante, con buona intensità olfattiva su note di sottobosco, cuoio e fiori secchi, e poi ancora note balsamiche, di frutta secca e di caffè, prugna secca, pepe e vaniglia.


Intenso e strutturato, con leggeri accenni piccanti, vi cogliamo sentori di cioccolato alla menta uniti a quelli di noci, castagne, pepe e caffè. Chiude piacevolmente amaricante con lunghissima persistenza e tannino integro.

Pileum - Lazio Rosato IGP "Caterina" 2024


di Lorenzo Colombo

Prodotto con uve Cesanese di Affile provenienti dalle colline di Piglio, ad oltre 400 metri d’altitudine su suoli calcarei composti da argille bianche, limo e sabbia. 


E' un rosato dal color tra il salmone ed il ramato e si presenta fresco e sapido, succoso e con sentori di ciliegia e d’erbe aromatiche.

Alla scoperta di Surrau: l'azienda gallurese che punta tutto (o quasi) sul Vermentino


di Lorenzo Colombo

Surrau è un’azienda di recente fondazione — la prima annata sul mercato è la 2005 — creata dalla famiglia Demuro, proprietaria di Sardares, punto di riferimento in Sardegna per quanto riguarda l’edilizia da oltre 60 anni. L’azienda nasce con 5 ettari di vigneti dedicati alla produzione di vini rossi nella vallata del Surrau, in Gallura. Nel corso degli anni è cresciuta costantemente, arrivando a gestire attualmente 70 ettari di vigne suddivise in sette distinte zone del comune d’Arzachena, tutte situate su suoli sabbiosi da disfacimento granitico:
  • Vigneti Surrau: 4 ettari dedicati al Vermentino
  • Vigneti Juannisolu: 15 ettari in corpo unico destinati a Vermentino, Cannonau, Carignano, Bovale e Cabernet
  • Vigneti Spridda: 10 ettari vitati a Vermentino, oltre ad altri 10 ettari di boschi.
  • Vigneti Moro: 6 ettari a Vermentino e Caricagiola.
  • Vigneti Pastura e Vigneti Andrea Gusi: 13 ettari dove si coltivano Vermentino, Cannonau, Cabernet e Syrah.
  • Vigneti Chilvagghja: 16 ettari con Vermentino, Cannonau, Cabernet e Syrah.
Anche la produzione si è evoluta nel tempo, indirizzandosi ora soprattutto verso il Vermentino. Tra la dozzina di etichette prodotte, per un totale di circa 450.000 bottiglie annue, ben cinque sono riservate al Vermentino, che copre poco meno del 90% della produzione totale. Il 70% di queste bottiglie viene venduto in regione, mentre la restante parte è equamente suddivisa tra il resto d’Italia e l’estero.


Abbiamo avuto il piacere di assaggiare alcuni dei vini prodotti presso l’Enoluogo, la casa di Civiltà del Bere a Milano, nel corso di una degustazione condotta da Alessandro Torcoli e Marco Loddo, responsabile commerciale dell’azienda. Ecco le nostre impressioni sui vini assaggiati.

Le Degustazioni

Sciala, Vermentino di Gallura Superiore 2025

I vigneti sono situati tra i 100 e i 150 metri d'altitudine e allevati a Guyot. La vendemmia si effettua verso metà settembre, mentre fermentazione e affinamento si svolgono in vasche d’acciaio, dove il vino sosta per sei mesi prima dell’imbottigliamento. Ne vengono prodotte circa 70.000 bottiglie all'anno, vendute in azienda a 21 euro. Nel bicchiere si presenta di un colore paglierino-verdolino luminoso. Al naso offre una buona intensità, con note minerali, rocciose e sentori d’agrumi e di frutta a polpa bianca fresca, accompagnati da una bella eleganza. È fresco al palato, minerale, sapido e verticale, quasi tagliente e decisamente agrumato, con una lunga persistenza. Un bel vino, anche se ancora leggermente scomposto alla bocca.

Sciala Life Edition, Vermentino di Gallura Superiore 2024

Le uve e la fermentazione sono le stesse dello Sciala. A cambiare è l’affinamento: parte si svolge in Wineglobe (contenitori di vetro da 225 litri) e parte in vasche di cemento ovoidali da 670 litri, dove il vino sosta per 12 mesi, seguito da un riposo in bottiglia di circa sei mesi. Prodotto per la prima volta con l’annata 2023, ha una tiratura limitata a 2.400 bottiglie e un prezzo in azienda di 35 euro. Si mostra con un colore paglierino dorato e una buona intensità olfattiva, arricchita da sentori di frutta a polpa gialla ed erbe mediterranee. Al palato è strutturato, intenso, succoso e sapido, con leggere note piccanti e una buona persistenza.

Montidimola, Vermentino di Gallura Vendemmia Tardiva 2023

Uve Vermentino in purezza provenienti da un singolo vigneto di 3,8 ettari, posto a 70 metri d’altitudine in una zona molto ventosa verso le Bocche di Bonifacio, il che ne causa un germogliamento tardivo. Dopo una macerazione pellicolare di 12-24 ore (in parte a grappolo intero e in parte diraspate) e una pressatura delicata, il mosto fermenta per il 50% in botti di rovere di Slavonia da 35 ettolitri e per l’altra metà in vasche di cemento non vetrificate da 670 litri. Dopo l’assemblaggio l'affinamento prosegue parte negli stessi contenitori di fermentazione e parte in anfore ceramiche per sei mesi; successivamente, dopo un nuovo passaggio di assemblaggio, il vino riposa in bottiglia per almeno 12 mesi. Il prezzo in azienda è di 30 euro. Il colore è oro, intenso e luminoso. Al naso è intenso, caratterizzato da sentori d’arancia matura, pesca gialla, note tropicali e lievi accenni di frutta candita. Al palato è strutturato, sapido, con accenni piccanti di zenzero e una buona persistenza.

Pentima, Cannonau di Sardegna Riserva 2023

Prodotto da uve Cannonau provenienti da vigneti posti tra i 70 e i 120 metri, allevati a cordone speronato, con vendemmia nell’ultima settimana di settembre. La fermentazione avviene — in parte a grappolo intero — in fusti di rovere di Slavonia da 35 ettolitri. L'affinamento si svolge negli stessi contenitori per almeno 12 mesi, seguiti da alcuni mesi di sosta in piccoli contenitori di cemento e da un ulteriore riposo in bottiglia di almeno sei mesi. Vengono prodotte 6.600 bottiglie, vendute tra i 25 e i 30 euro. Il colore è un granato di media intensità. L'olfatto è intenso e svela note di sottobosco, radici e sentori di botaniche da Vermouth. Asciutto al palato, intenso e sapido, presenta accenni piccanti e ritorni di radici, con una buona persistenza.

Surrau, Metodo Classico Dosaggio Zero Blanc de Noirs

Prodotto con uve Cannonau da vigneti posti tra i 50 e i 100 metri d’altitudine e allevati a cordone speronato, con vendemmia a metà agosto. Per la sua produzione viene utilizzato unicamente il mosto fiore (meno della metà del succo ricavato), fermentato in vasche d’acciaio. Nella formazione della cuvée viene impiegato circa il 4% di vino di riserva, mentre la sosta sui lieviti in bottiglia è di almeno 36 mesi. Il prezzo in azienda è di 30 euro. Alla vista offre una bella ed abbondante spuma con bollicine sottili e un colore paglierino. Molto intenso al naso, dove ai sentori di lievito si uniscono note d’agrumi freschi, lime, limone e frutta a polpa bianca. Fresco al palato, sapido, verticale e mediamente strutturato, chiude con discreta persistenza su note leggermente vegetali.

MenoDodicIGP: Poderi di Ghiaccioforte - Maremma Toscana DOC Vermentino "Bianco dei Poderi" 2025


di Stefano Tesi

In una Maremma assolata che più assolata non si può, e che a volte pare compiacersi delle proprie contraddizioni, ho assaggiato questo Vermentino nato nella vigna dell’Aquilaia, tra Scansano e il sito archeologico del Ghiaccioforte. Una magnifica collina in una campagna ariosa e ruvida come il suolo argilloso-calcareo che la contraddistingue e che da quasi vent’anni accoglie anche viti di Sangiovese e Carignano, per una storia ampelografica che, avendo più spazio, sarebbe tutta da raccontare. 


L’ho ascoltata con interesse sorseggiando questo bianco fatto in acciaio, di un bell’oro dai riflessi metallici e un naso gentile, sobrio, di una varietalità misurata, capace di lasciare spazio a una coda di frutta matura e sbucciata. In bocca ha il medesimo impatto garbato e un’asciuttezza sapida che aleggia viva nel palato, agevolata dalla gradazione contenuta nei suoi 12,5°.

Si compra on line a meno di 11 euro

InvecchiatIGP: Barone Pizzini - Franciacorta Riserva DOCG "Bagnadore" 2012


di Stefano Tesi

Bagnadore è il top delle riserve aziendali di Barone Pizzini e quella che più di tutte rispecchia la filosofia della cantina guidata da Silvano Brescianini: prodotto solo nelle migliori annate con uve Chardonnay (60%) e Pinot Nero (40%) provenienti da un unico vigneto di nemmeno quattro ettari, su suoli ricchi di sostanza organica e lambiti dal bosco, con viti di oltre 20 anni, rappresenta da tempo un classico della produzione franciacortina.


Il vino passa otto mesi in barrique e otto in acciaio inox prima dell’assemblaggio e del lungo affinamento, senza alcun dosaggio, beneficiando della maniacale vocazione al biologico, alla biodiversità e alla salubrità della terra del produttore, pionieristicamente passato all’organico già nel 2001. Quello di Brescianini è del resto un impegno autentico, testimoniato anche dall’adesione nel 2014 Biopass (Biodiversità, Paesaggio, Ambiente, Suolo, Società), il progetto per la salvaguardia e l’incremento della biodiversità in viticoltura, realizzato dallo Studio Sata in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano e con la Fondazione Mach di San Michele all'Adige “allo scopo – spiega lui - di misurare e valutare lo stato del terreno e quindi individuare gli strumenti per migliorare la sostenibilità della filiera”.


Sono argomenti importanti che non so fino a che punto c’entrino con la qualità organolettica finale di un vino e che non erano certamente in primo piano durante la degustazione, ma che tornavano carsicamente su mentre si assaggiava questo convincente Bagnadore Franciacorta Riserva docg 2012: figlio di un’annata un po’ calda e ritenuta difficile, a quasi quattordici anni di distanza si è rivelato in uno stato di grazia.


Di colore dorato scuro e intenso, dai bei riflessi metallici e un perlage fitto, preceduto da spuma vaporosa, al naso è profondissimo e si offre con una lama di freschezza che poi sfuma in un ventaglio misurato, progressivo di pietra focaia, scintille, olio minerale e sassi bagnati. La stessa freschezza torna al palato, con un impatto tattile gentile e cremoso e una lunga coda che cresce in ampiezza e complessità, a strati, culminando in durevoli note balsamiche e un retrogusto appagante, quasi compiacente. In sintesi, una bevuta di grande eleganza e di grande sostanza che è andata oltre le pur elevate aspettative.