InvecchiatIGP: Moris Farms - Morellino di Scansano Riserva 2008


di Stefano Tesi

E’ buffo come il luogo comune delle “bottiglie dimenticate in cantina” sia spesso fonte, per chi le ritrova, di reminiscenze folgoranti. Ricordo ad esempio distintamente alcuni fotogrammi di quando Adolfo Parentini mi regalò la bottiglia di cui sto per parlare. Era, mi pare, il 2010. Una luminosa giornata di primavera. Ed io stavo facendo una delle periodiche escursioni professionali in Maremma. Parlammo a lungo non solo di vino ma, appunto, di Maremma, dove certi umori stavano cambiando. Tornai a casa e della bottiglia si persero le tracce, per l’ovvia ragione che l’avevo messa nel posto sbagliato.

Il fatto di averla rintracciata per caso proprio alla vigilia della ventunesima edizione di “Vinellando” - la simpatica kermesse di Magliano in Toscana in programma dal 19 al 21 agosto prossimi, che mi vedrà immeritatamente presidente della giuria deputata, con esimi colleghi (tra i quali alcuni IGP…) a scegliere, alla cieca si capisce, il miglior Morellino 2020 e il Morellino 2020 “più tipico” (e qui si aprano le cateratte delle polemiche, il bello del resto è questo!) – è stato un segno del destino: senza esitazioni l’ho stappata, pieno di curiosità.


Primo segnale incoraggiante: tappo perfetto (anche perché di qualità, cosa all’epoca non sempre scontata per questa tipologia).

Secondo segnale incoraggiante: colore bellissimo, integro, un rubino caldo e pieno con appena un’ombra, un accenno o ancora meno di aranciato.

Dopo avergli concesso l’adeguata respirazione ho messo il vino nel bicchiere e qui il respirone l’ho dato io.

Al naso mostra un’ovvia “saggezza”, ma nessun cedimento. Emerge un frutto dolce, maturo, che presto lascia il posto alla resina, alla macchia mediterranea, al sottobosco asciutto così tipicamente maremmano. Dopo un po’ ecco una nota balsamica e poi terra smossa, qualche flash di carne cruda e via una sequenza cangiante che, tuttavia, non perde mai equilibrio né eleganza.

Anche in bocca è diretto, anzi dritto, senza spigoli ma nemmeno non curvo né incrinato, bello godibile. L’impatto non lunghissimo è compensato da una scia di retrogusti gradevoli e coerenti, che richiamano – se fosse suggestione, perdonatemi: quando si parla di cose vecchie, come questo vino, l’effetto madeleine è spesso inevitabile – certe atmosfere sensoriali delle pinete estive gracchianti di cicale. Chi c’è stato comprenderà.

Una bevuta resa ancora più piacevole dall’accorta temperatura di servizio, mantenuta fresca, e dall’abbinamento sbarazzino: pizza fatta in casa con farina di grani antichi.

Romagnoli - Spumante Metodo Classico Brut Cuvèe "Il Pigro"


di Stefano Tesi

Alessandro Perini è un enologo pieno di idee e di capacità di realizzarle. Questo metodo classico che nasce da uve 70% Pinot Nero e 30% Chardonnay coltivate sulle colline piacentine ha un’acidità viva, una bolla fine e sobria, note agrumate persistenti. 


Asciutto ed elegante, si paga 15 euro in vendita diretta.

Cantina Settecani - Lambrusco Grasparossa Dop Rosè Brut Metodo Classico "Settimo Cielo"


di Stefano Tesi

Come noto non sono un amante né delle novità in sé. Né dell’assecondamento delle mode a prescindere. Né delle derive commerciali che di solito sono la conseguenza o l’origine di certe novità. E quindi ho assaggiato volentieri, ma molto laicamente, anzi con una punta di scetticismo, questo Settimocielo, Lambrusco Grasparossa Dop Rosè Brut Metodo Classico della Cantina Settecani di Castelvetro.


Ero molto curioso e appunto un po’ diffidente, a fronte del “gran passo” della quasi centenaria cooperativa (fu fondata nel 1923), peraltro di ottimo nome per il suo Lambrusco, verso il tentativo di affrontare la tenzone della bollicina per eccellenza. Un passo insidioso e coraggioso più di quanto possa sembrare. E in cui, spesso, c’è tutto da perdere.

Del resto, e di contro, il mercato dice che, se il rischio andava corso, il momento era adesso. Come la vita. Ed eccomi a stappare questo rosato dall’effervescenza tipicamente lambruschiana e dal colore intenso e marcato – con le debite tare - altrettanto lambruschiano, diciamo “ciliegioso”.

Ciò che subito colpisce è la vivacità della bolla, sobria, fine e niente affatto volgare.

Foto: Kitchen Times

Al naso il vino è suadente, asciutto ed elegante, quasi severo, con note rosacee che si prolungano senza corrompersi in strani cascami ed con una coda agrumata che si ritrova poi con nettezza al palato, dove l’acidità sguazza rendendolo l’assaggio vivo e sapido, sebbene non lunghissimo. Alla fine la bevuta è gratificante, intensa e soprattutto non banale.


In sostanza quella di uno spumante assai gastronomico e quindi, come tale, ancora una volta molto lambruschiano. Una sorta di sfida all’abbinamento: per non saper né leggere e né scrivere me lo sono bevuto, con gran soddisfazione, sulla frittata trippata, portata che in casa mia si fa d’estate. L’asciutto effetto-pulizia e quello dissetante hanno fatto presto terminare la bottiglia, il che è un ottimo segno, senza che per un attimo il vino nel bicchiere sia passato però in secondo piano. Un altro ottimo segno.

A boccia vuota leggo che il vino nasce da un antico clone di Grasparossa ritrovato a quasi 450 metri di altitudine e che fa 24 mesi sui lieviti. Acquistato dell’e-commerce dell’azienda, un cartone da 4 bottiglie costa 72 euro.

InvecchiatIGP: Antonio Caggiano - Fiano di Avellino "Bechar" 2008


di Luciano Pignataro

Con molta onestà devo dire che non apprezzai molto la decisione di Caggiano e Molettieri di allargare la posta oltre gli splendidi Taurasi che ci hanno regalato e che continuano a regalarci anno dopo anno. Forse, la mia, una visione un po’ rigida, ma basata sull’idea che la piccola cantina deve specializzarsi e non offrire tutto come la grande azienda, soprattutto quando siamo in territori vocati come l’Irpinia. 


Ma con altrettanta onestà devo anche dirvi che le buone sorprese arrivano anche da questo fronte. Bechar è il nome di una città algerina a ridosso dei confini con il Marocco sul versante interno, ed è anche il nome di un vento del deserto. Quel deserto che Antonio Caggiano ha attraversato a caccia di immagini.
La bottiglia era adagiata nella mia cantina di campagna da non so quanti anni e non so neanche come ci era arrivata, una 2008, annata sostanzialmente regolare dopo la calda ma non irritante 2007. Ce la portiamo a cena da un’amica, Franca Feola delle Tre Sorelle di Casalvelino e ne godiamo dopo lo stappo suna straordinaria batteria di piatti di mare.


Anche su questo siamo ormai laici. Queste uve coltivate a 400 metri nella vicina Lapio regalano, benchè trattate solo in acciaio, una versione di Fiano più grassa, fruttata, con piacevoli note anche di pasticceria. I 14 anni che ci separano da questa vendemmia hanno regalato al Fiano Bechar una evoluzione pazzesca, sicuramente in una batteria alla cieca di borgognoni avrebbe fatto la sua porca figura, ancor di più considerato quel che costa, appena 12 euro in rete. 


L’allungo olfattivo è dovuto dal pronunciamento delle note di idrocarburi che spesso il Fiano regala e che a Lapio si distendono nel corso degli anni in maniera impressionante. Come impressiona l’assoluta freschezza che tiene in piedi una beva verace, attiva, ricca, straordinariamente giovanile con una chiusura amara e precisa che lascia pulita la bocca. 


Una beva meravigliosa, imperdibile e ringraziamo allora la nostra tirchieria che ci fa aprire queste bottiglie solo quando ne vale davvero la pena, per la compagnia come per la cucina.

Garofoli - Verdicchio dei Castelli di Jesi "Podium" 2015

di Luciano Pignataro

La ricchezza olfattiva si riflette perfettamente al palato: note di frutta matura esaltate dalla sapidità, energica freschezza agrumata al  naso e al palato, lunghezza e promessa di longevità. 


Un vino ricco, da podio, appunto.

Anteprima Mastroberardino: sui grandi vini si gioca la carta del tempo e della memoria


di Luciano Pignataro

Il bianco e il tempo, il Fiano e il tempo. Comincia a far capolino la voglia di presentarsi sul mercato con uno o due anni dopo la vendemmia, ma con molti di più. Non a caso sono due aziende di lunga militanza, due delle dodici che esistevano in Irpinia prima del 1990, ad avviare questo discorso. Da un lato Di Meo con il Fiano Alessandra ed Erminia, dall'altro Mastroberardino che per primo, con il More Maiorum, avviò questo discorso nel 1995. Villa Diamante e Marsella, i primi ad uscire con un anno di ritardo, debuttarono due anni dopo, nel 2017.

Pietro Mastroberardino - Foto: Ottopagine

L'azienda di Atripalda condotta da Piero Mastroberardino si è sempre distinta per la capacità di assumere il tempo come valore aggiunto, ma per molti anni gli sforzi sono stati concentrati sul Taurasi. Da alcuni anni però Piero si è concentrato anche sugli altri due gioielli dell'Irpinia con il Fiano e il Greco attraverso la linea vintage.
Ma è con il progetto Stilema che ancora una volta la storica azienda campana allunga il passo. Si tratta della voglia di tornare ad alcuni protocolli di vinificazione del passato, dando il tempo giusto ai vini prima di metterli in commercio.
Il risultato è incredibile, noi speriamo che sia da esempio a tanti altri, soprattutto a quelle aziende di grandi dimensioni che appaiono quasi sedute su se stesse e che avrebbero la possibilità di dare un grande contributo alla crescita del territorio.
Ecco allora alcune note di questa degustazione di vini che a breve saranno sul mercato. 

La degustazione che segue è stata fatta insieme a Piero, all'enologo Massimo Di Renzo, professionista operoso, bravissimo, senza velleità da protagonista, e da Pierre Fonteneau dalla Borgogna che collabora con questo ed altri progetti. 


I BIANCHI 

Neroametà 2019 Campania IGT

Bianco da Rosso, ossia l'Aglianico vinificato in bianco. Abitudine che si era un po' persa negli anni '90 e che adesso ritorna. Il primo Neroametà nasce nel 2013 e si ricollega al vecchio progetto Plinius degli anni '80. Bianco prezioso, grande finezza nel naso con note agrumate e al palato buon corpo. Un 5% fa legno. 10mila bottiglie circa. Sui 14, 15 euro in enoteca. 

Stilema 2018 Fiano di Avellino DOCG Riserva

Il progetto parte nel 2015 e colpisce subito Cernilli ed è giunto alla quarta edizione. Selezione di filari di terroir più che cru, vinificazione in acciaio, piccola parte del mosto in barrique, due anni sui lieviti e poi in bottiglia. Grande naso di frutta, agrumato, mela, macchia mediterranea, leggero fumé, allungo piacevolissimo. Al palato molto corpo. Sur lies ma non tutto legno, questa caratteristica. 3000 bottiglie. 32-33 euro. 

Stilema 2018 Greco di Tufo DOCG Riserva

In questo caso parliamo di secondo millesimo perchè il primo è del 2017. Stesso protocollo del Fiano con parte in acciaio e piccola percentuale in barrique. Grande profumo elegante. Note di pietra focaia, piacevole, lungo. Anche in questo caso il Greco rivela il suo carattere forte, esprime energia con grande capacità di abbinamento. 6000 bottiglie. 32 33 euro 

More Maorium 2017 Irpinia DOC Bianco 

La novità di questo millesimo è il blend di Fiano e Greco. Fermenta e affina 18 in rovere e tre anni, separate le masse e al momento dell'imbottigliamento insieme. Grande note di albicocca, buono, piacevole. Si vuole assicurare uno stile ben caratterizzato. Cremosità, note di pasticceria, è sicuramente il più francese dei vini bianchi della casa, uno stile che a me affascina da sempre e di cui sono ghiotto. Si, ghiotto! 


I TAURASI 


Stilema 2016 Taurasi DOCG Riserva 

Primo Taurasi del 2015. Ritorno al passato con tecniche del futuro, il rosso non impenetrabile, lascia intravedere il fondo del bicchiere, molto piacevole, assolutamente bevibile. Lungo, ciliegia, chiusura precisa, fresca, che invoglia a ripetere. Il mondo nuovo del Taurasi che vuole essere più competitivo e leggibile. Straordinario anche grazie alla buona annata. 14mila bottiglie a 65, 70 euro 

Naturalis Historia 2016 Taurasi Riserva

Un grande classico della Mastroberardino in linea con le annate recente. Da vigna vecchia a Mirabella. Vinificazione affinamento in legno piccolo. 30 mesi, piacevole, naso di spezie e frutta molto ben indicato. 1997 nasce come blend con Piedirosso per essere venduto con il sistema dei future. Era il momento in cui la finanza incrociava il mondo del vino e anche in questo Mastroberardino fu precursore. La tenuta di Mirabella Eclano, voluta e creata da Piero, ha un’esposizione a sud-est ed è caratterizzata da un suolo profondo, a tessitura franco-sabbiosa, di origine vulcanica, con argilla in profondità e presenza di tracce di calcare lungo tutto il profilo. L’altitudine è di 400 m. s.l.m. 5000 bottiglie, sui 45 euro. 

Radici 2016 Taurasi DOCG Riserva

Nasce dalle vigne di Montemarano. Un Taurasi ricco di frutta, fresco, dai tannini ficcanti, lungo e piacevole.
Legno grande e legno piccolo ben alternati, il classico benchmark Mastroberardino che inizia il suo cammino senza fine e che segna i tratti caratteristici del Taurasi: dal naso al palato. 14mila bottiglie, sui 40 euro. 

CONCLUSIONI 

I vini di Mastroberardino, quasi 300 ettari vitati in Irpinia, sono da sempre il punto di riferimento assoluto per il territorio. L'attenzione dell'azienda si sta spostando sul territorio del tempo dove inevitabilmente gioca con grande vantaggio grazie alla lunga esperienza consolidata e ad una visione culturale e commerciale insieme di grande respiro, propria di chi è nato nel mondo del vino invece di arrivarci da altre esperienze imprenditoriali. Seguiamo Mastroberardino sul piano professionale dal lontano 1992, ma possiamo dire che questa batteria ci appare come la migliore di sempre.

“Terre Sicane Wine Fest”: successo della quarta edizione e appuntamento al 2023

CONTESSA ENTELLINA (PA) - Tre giorni di incontri, assaggi e musica nel borgo di Contessa Entellina (PA) per “Terre Sicane Wine Fest” la festa dedicata ai vini sicani e ai sapori del Belìce. 


Lo scorso weekend all’interno del Chiostro medievale dell’Abbazia Santa Maria del Bosco la quarta edizione del TSWF ha generato contatto e aggregazione nel vasto areale siciliano delle Terre Sicane diffuso da Contessa Entellina fino a Menfi, passando per Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belìce, Montevago, Sciacca. 

L’enterteinement jazz & soul dell'artista Joe Castellano è stato uno dei momenti clou di una manifestazione fortemente attesa in Sicilia. 

«È stata un’edizione straordinariamente partecipata - racconta Leonardo Spera, sindaco di Contessa Entellina - è tornato l’abbraccio del grande pubblico e per la prima volta insieme alla nostra Strada del Vino delle Terre Sicane abbiamo ospitato una delegazione della Strada del Vino e dei Sapori Trentini, un gemellaggio Nord-Sud che mette la nostra comunità al centro del dibattito nazionale grazie alle eccellenze produttive. Un richiamo sentito soprattutto dai giovani che tornano sempre più numerosi nelle terre sicane e ci restano da protagonisti con storie di bravura e unicità che fanno grande l’itinerario sicano e tutta la nostra isola». 

L’iniziativa ideata e coordinata da Michele Buscemi e dalla sua Associazione Enonauti è stata sostenuta dal Comune di Contessa Entellina, dalla Strada del Vino delle Terre Sicane, Itervitis, da Fondazione Inycon, da Associazione Sistema Vino e nella prima giornata dalla cantina Donnafugata che proprio nel comune di Contessa Entellina ha di recente riaperto le porte della tenuta “madre” testimone dei primi passi del brand. 

Un’altra importante novità è stata l’introduzione delle degustazioni guidate a cura di Valeria Lopis e co-condotte insieme a Luigi Salvo che hanno celebrato vitigni autoctoni, piccole denominazioni e classici. 

“Passo a due” svoltasi in piazza a Contessa Entellina è stata un suggestivo parallelo tra 5 vini Sicani a marchio Donnafugata e 5 vini trentini della strada del vino e dei sapori trentini. Per “Ti racconto le DOC minori” si è dato spazio per la prima volta ad un focus di 5 etichette Menfi DOC e altrettante piccole denominazioni del Trentino, produzioni eroiche di vini d’autore che sono anche scrigno di biodiversità e bellezza. 

Il Terre Sicane Wine Fest è anche il concorso enologico del miglior vino territoriale: 8 giudici specializzati hanno degustato alla cieca seguendo parametri internazionali per decretare 4 riconoscimenti: 

- Miglior Grillo TSWF22 vinto dalla cantina Antonio Gerardi Vini, Grillo 2021 Sicilia DOC 

- Miglior Nero d’Avola TSWF22 vinto dalla Cantina Planeta, Plumbago 2019 Sicilia DOC 

- I due Premio Piacevolezza ed Originalità assegnati al Grillo “Coste al Vento” 2021 di Cantina Marilena Barbera Menfi DOC e al Nero d’Avola 2020 della Cantina Filari della Rocca Sicilia DOC 

«Il “Terre Sicane Wine Fest” è stato un successo per tutto l’areale - afferma in chiusura del winefestival Gunther Di Giovanna, Presidente della Strada del Vino delle Terre Sicane - un momento di consapevolezza e riscoperta di una Sicilia del vino poco conosciuta che vogliamo raccontare a tutti». 

E mentre si spengono i motori del TSWF22 e si archivia una brillante e carismatica quarta edizione, si pensa già al 2023. «Per il prossimo anno il desiderio è di dare voce a sempre più produttori - spiega Michele Buscemi che ha diretto l’evento - vino ma anche olio e formaggio con laboratori dedicati per dare spazio ai produttori che in queste terre sono custodi dei luoghi e dei sapori sicani».

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