InvecchiatIGP: Castello di Monsanto - Chianti Classico Riserva "Il Poggio" 1982


di Roberto Giuliani

Reduce da Terre di Toscana - la splendida kermesse ideata da L’Acquabuona e curata nei minimi dettagli dall’instancabile Fernando Pardini - che da 15 edizioni tiene banco in Versilia e precisamente a Lido di Camaiore, ho approfittato di una delle due giornate in cui da alcuni anni un folto numero dei produttori partecipanti propone una o due vecchie annate dei loro vini.


Un’occasione ghiotta in cui ho potuto saggiare alcune meraviglie come il sorprendente Rosso di Montalcino 2006 di Sesti, un vino che ti fa sciogliere in un brodo di giuggiole al primo sorso, o come il Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 1981 di Selvapiana per il quale sto ancora versando lacrime di gratitudine per avermi aperto le porte a una “condizione di felicità piena, perfetta e costante, caratterizzata da un senso di appagamento supremo, serenità interiore e assenza di sofferenza”, in poche parole “beatitudine”. E ce n’erano molti altri, ma il nostro Invecchiato IGP concede spazio a un solo vino per volta, pertanto ho dovuto sceglierne uno, devo dire senza penare tanto, visto che si trattava del monumentale Chianti Classico Riserva Il Poggio 1982 di Castello di Monsanto.


La storia di questa straordinaria azienda prende il via nel 1961, quando Aldo Bianchi si innamora perdutamente di Castello di Monsanto e decide di acquistarlo. Il figlio Fabrizio ne comprende subito il valore e le potenzialità, grazie anche ai ripetuti assaggi di alcune bottiglie che si trovavano nella cantina. Erano tempi lontani, non si parlava di ecosistema o ecosostenibilità, eppure quella vista spettacolare su San Gimignano, l’Amiata e le Alpi Apuane, ebbe un impatto forte su Fabrizio, che con la moglie Giuliana credette da subito in un progetto imprenditoriale che potesse raccontare la meraviglia di quei luoghi attraverso una grande espressione di Chianti Classico. Oggi è la figlia Laura a portare avanti gli stessi principi con altrettanta determinazione.


Ogni volta che assaggio Il Poggio, oggi Chianti Classico Gran Selezione, sento uno stacco netto da tutti gli altri vini della stessa denominazione, e ogni volta ne rimango incantato. Così è stato lunedì 23 marzo a Terre di Toscana, con questo 1982, quando i profumi iniziali di arancia candita, fumo, polvere da sparo, grafite, hanno progressivamente lasciato spazio a un nuovo respiro dove emergeva incredibilmente un impianto floreale di rara bellezza. A noi purtroppo non succede di ringiovanire, a lui sì, solo con l’aiuto di un po’ di ossigeno, spazzando via qualunque cenno ossidativo o terziario, in nome di una vitale bellezza che si traduce in estasi per chi ha avuto la fortuna di bere quel sorso d’arte vinicola con 44 anni portati da Dio! Amen

La Crotta di Vegneron - Vallée d’Aoste Fumin Esprit Follet 2020


di Roberto Giuliani

Di solito in Valle trovo rossi eleganti, giocati sulla freschezza e non sulla potenza. Qui è diverso, questo “Spirito Folletto” ha una profondità e una verve sopra la media, frutta e spezie si rincorrono in un corpo solido ma in perfetto equilibrio. 


La persistenza è notevole, inutile resistergli.

La Casaccia di Franceschi - Rosso di Montalcino 2024


di Roberto Giuliani

Di quest’azienda fondata da Leopoldo Franceschi e oggi governata con i figli Flavia e Federico, conoscevo il Brunello di Montalcino e la versione Riserva, mentre del Rosso di Montalcino ero digiuno, semplicemente perché non era stato ancora prodotto. Le impressioni positive che avevo avuto l’anno scorso del Brunello 2021 mi hanno spinto a cogliere al balzo la notizia che Podere La Casaccia aveva finalmente realizzato anche questo Rosso, uscendo con l’annata 2024.


Un’azienda che possiamo annoverare tra le “medio-piccole” nel territorio ilcinese, con i suoi 15 ettari vitati, ma proprio per questo gestiti con estrema attenzione, in un contesto condiviso con ulivi e tartufaia. Il Rosso di Montalcino nasce da un vigneto impiantato nel 2007, lavorato in biologico su terreno formato da sedimenti marini pliocenici con presenza di conchiglie fossili a ricordarci l’origine marina della zona; siamo a 370 metri di altitudine nei pressi del borgo di Sant’Angelo in Colle.
In cantina, dopo la vendemmia che si svolge a ottobre in due fasi distinte (prima i grappoli maturi e dopo 10-15 giorni la restante parte), un lettore ottico consentirà una selezione accurata degli acini migliori. La fermentazione è spontanea senza aggiunta di lieviti selezionati e si svolge per circa 20 giorni a temperatura controllata in vasche di acciaio inox da 50 e 70 ettolitri, dove successivamente avviene anche la fermentazione malolattica. Il vino ottenuto viene trasferito in botti di rovere dove sosta un anno.


Colore rubino di perfetta trasparenza, bouquet davvero invitante, arioso, un misto di viole, ciliegie, fragoline di bosco, riverberi balsamici in un contesto che emana freschezza. L’assaggio mette in risalto questa spinta fresca, addirittura a tratti agrumata, affiorano anche note di erbe aromatiche, timo in primis, sensazioni quasi ematiche, la trama tannica è in perfetta sintonia con la materia, non disturba; è un vino palpabile, fisico, soprattutto fortemente godibile senza per questo perdere in personalità, prodotto in soli 3500 esemplari, pertanto affrettatevi a richiederlo!

Roberto Giacobbo e quel sogno chiamato Torreclava


“Torreclava” è il nome del vino realizzato da Roberto Giacobbo, giornalista, autore televisivo e scrittore, una delle figure più riconoscibili della televisione italiana grazie ai programmi dedicati ai segreti dell’archeologia, della scienza e delle civiltà antiche. Il grande successo televisivo arriva nei primi anni Duemila con il programma Voyager – Ai confini della conoscenza, trasmesso su Rai 2. Dopo molti anni trascorsi in Rai, nel 2018 decide di intraprendere una nuova esperienza professionale passando a Mediaset. Qui dà vita al programma Freedom – Oltre il confine, che prosegue il percorso di divulgazione iniziato con Voyager e continua a esplorare enigmi storici e scientifici. Curiosità innata e instancabile sete di conoscenza lo spingono a varcare le porte di un nuovo settore: quello enologico, realizzando così il suo sogno: produrre un vino buono.


Siamo nelle campagne di Orta Nova, nel cuore della pianura del Tavoliere. Qui la terra è generosa ma pretende rispetto, dedizione, pazienza. Lo sa bene la famiglia Faretra, che da anni porta avanti, con estrema dedizione, la coltivazione della terra seguendo una rigida lavorazione dei terreni in regime biologico. L’unione tra Cataldo Faretra e Giovanna Giacobbo, figlia di Roberto, ha spinto l’azienda “Terre di Maria”, nome scelto in onore della mamma di Cataldo, Maria Pasquariello, a puntare non più solo sulla vendita delle uve, ma a imbottigliare il proprio vino.


C’è un momento preciso, nelle campagne della Capitanata, in cui il sole sembra fermarsi sui filari e il vento porta con sé il profumo della terra appena lavorata. È in quel silenzio, tra vigne che raccontano storie antiche, che prende forma il sogno di Roberto Giacobbo e del suo vino Torreclava. Tra le varietà coltivate in questo specifico angolo della Puglia e nelle “Terre di Maria” spiccano quelle che da sempre caratterizzano questa porzione di territorio: il Nero di Troia, fiero e intenso, e il Primitivo, caldo e avvolgente, il Susumaniello, raro e sorprendente. Uve che crescono sotto un sole forte, accarezzate dal vento che arriva dall’Adriatico.


Terre di Maria non nasce solo per produrre bottiglie. Nasce per custodire un’identità. E quando il primo vino esce dalla botte, il momento è quasi solenne. Il colore è profondo, il profumo racconta di frutta matura e terra calda. Nel bicchiere non c’è solo vino: c’è il lavoro di un anno intero, ma anche il coraggio di credere in qualcosa insieme. Due famiglie, una terra, un sogno condiviso.


Il sogno di Roberto Giacobbo oggi continua a crescere. Vendemmia dopo vendemmia, bottiglia dopo bottiglia. Con la stessa promessa che lo ha fatto nascere: fare un vino buono, vero, capace di emozionare chi lo beve. Perché alcuni vini non nascono soltanto dalla vite. Nascono dalle persone. Il vino Torreclava, un Primitivo al 100%, nasce dalla volontà di Roberto, il quale ha sfruttato la sua piccola anomalia nell’ipersensibilità genetica al gusto per realizzare un vino di grande qualità. Giacobbo dice del suo vino: “Lo bevo con immensa gioia, sapendo di avere un vino sano che la sera ti regala allegria e la mattina dopo lo ami”.


La terra pugliese ha completamente conquistato Roberto Giacobbo, che nonostante abbia girato tutto il mondo riconosce nella Puglia una grande garanzia nella qualità del suo cibo e dei suoi vini, la definisce “una terra magica”, spesso sfruttata e che invece deve essere sempre più rivalutata e valorizzata perché ha una grande storia di qualità.

InvecchiatIGP: Sankt Pauls - Südtiroler Weißburgunder Riserva DOC Sanctissimus 2015


Sankt Pauls è un mosaico di 190 famiglie che da oltre un secolo curano 185 ettari di vigneto nell’Oltradige, trasformando il lavoro cooperativo in una vera “grammatica del vino”. Nel borgo di San Paolo, dominato dalla cupola a cipolla del Duomo, la viticoltura non segue mode passeggere, ma le plasma con rigore e pazienza, facendo dialogare tradizione e visione contemporanea. I vigneti si arrampicano dai 300 ai 700 metri, dove l’aria sottile incontra i venti freddi della Mendola e le correnti calde che salgono dal Lago di Garda, mentre argille, porfidi vulcanici e depositi calcarei creano un terreno complesso e vibrante. Questo terroir verticale conferisce ai vini tensione, precisione e personalità, che oggi, sotto la guida di Philipp Zublasing, si esprimono in freschezza, pulizia e beva elegante, senza sacrificare struttura o identità.


Il simbolo indiscusso di questo territorio, ovviamente, è il Pinot Bianco, vitigno che in questa zona ha trovato una vera e propria terra promessa. Se il Kalkberg colpisce per la sua mineralità gessosa e per quella mela gialla croccante che invita al sorso continuo, è nel Sanctissimus Riserva – degustato nell’annata 2015 – che la visione dell’azienda raggiunge le sue vette più alte. Nato da viti centenarie che affondano le radici sotto la chiesa di Missiano — probabilmente il vigneto più antico della regione — e affinato con rara sensibilità tra anfore di argilla e grandi botti di rovere, questo vino si offre come un’esperienza quasi mistica.


Il naso è un racconto che si apre con lentezza e rispetto: inizialmente pietra focaia, terra bagnata, poi il frutto prende forma, con mele renette mature, pera Williams, scorza di agrume candito. Con l’ossigenazione emergono fiori secchi, camomilla, miele di montagna, una speziatura dolce appena accennata e un ricordo di nocciola tostata, chiara firma di un legno nobile, mai invasivo, perfettamente integrato. Il profilo aromatico è profondo, stratificato, privo di qualsiasi compiacimento.


In bocca il Sanctissimus mostra tutta la sua statura. L’attacco è ampio, sostenuto da una freschezza sorprendente per l’annata. La materia è piena, avvolgente, ma sempre guidata da una spina acida precisa, quasi scolpita, che dà ritmo e profondità al sorso. La sapida impronta minerale, cifra dei grandi bianchi altoatesini, accompagna il vino verso un finale lunghissimo, con un’eco salina e lievemente affumicata che resta impressa nella memoria.


Un Pinot Bianco che non cerca consenso immediato, ma ascolto. E lo ripaga, sorso dopo sorso.

Ventiventi – Lambrusco di Modena Doc La.Vie


Un sorso di La. Vie è un tuffo nella spensieratezza emiliana. Questo Lambrusco di Sorbara di Ventiventi danza nel calice con una spuma vivace e profumi di melagrana e pepe rosa. 


In bocca è un'esplosione di gioia, fresco e salino: la prova che l'eleganza può essere pop. Un vino che sa di vita e passione.

Sarà Syrah: il futuro di Cortona passa da qui


Ci sono territori che impiegano secoli per trovare il proprio vitigno simbolo e altri che, quasi per intuizione, riescono a costruire un’identità nel giro di pochi decenni. Cortona appartiene alla seconda categoria. Qui, tra le colline che guardano la Val di Chiana e le prime ondulazioni dell’Appennino, la Syrah ha rapidamente superato il ruolo di semplice varietà coltivata, diventando il linguaggio con cui il territorio racconta sé stesso: un legame così forte da rappresentare oggi la parte più significativa della produzione della denominazione Cortona DOC.


Un risultato tutt’altro che scontato se si pensa che fino alla seconda metà del Novecento la viticoltura locale era molto diversa: il paesaggio agricolo era dominato da colture miste e soprattutto da uve bianche, in particolare il Trebbiano, base dei vini quotidiani e del tradizionale Vin Santo. Storicamente la Syrah arriva a Cortona quasi in punta di piedi. Le origini della sua presenza non sono del tutto documentate, ma una delle ricostruzioni più accreditate racconta che il vitigno sia giunto in Toscana nei primi anni del Novecento grazie al conte di Montecarlo di Lucca, di ritorno da un viaggio in Francia. Da lì alcune barbatelle iniziarono a circolare in raccolte private e vigneti sperimentali, passando dal territorio aretino fino ad arrivare nel cortonese. Le prime testimonianze concrete della Syrah utilizzata per produrre vini di qualità risalgono però agli anni Sessanta, quando alcune aziende locali individuarono vecchi ceppi nei propri vigneti e decisero di studiarne il potenziale.


All’inizio degli anni Settanta, con il supporto del professor Attilio Scienza e dell’Università degli Studi di Milano, furono avviate ricerche sui suoli e sul clima della zona che portarono alla realizzazione di un vigneto sperimentale con diversi cloni del vitigno. Fu proprio in quegli anni che emerse la sorprendente affinità tra il clima delle colline cortonesi e quello della Valle del Rodano, patria storica di questa varietà. Da quelle intuizioni, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, prese forma il percorso che avrebbe cambiato il destino enologico di Cortona. Tra i pionieri di questa nuova stagione c’è Tenimenti d'Alessandro, tra i primi a intuire il potenziale della Syrah in queste colline e a lavorarla con convinzione, dimostrando quanto il vitigno potesse esprimere qui un carattere originale. Nel giro di pochi anni altri produttori seguirono la stessa strada: realtà come La Braccesca, la tenuta cortonese dei Marchesi Antinori, insieme a vignaioli come Fabrizio Dionisio e, soprattutto, Stefano Amerighi, hanno contribuito a definire uno stile sempre più identitario, capace di unire maturità mediterranea, profondità aromatica ed eleganza tannica.


È proprio questo percorso ad aver plasmato la personalità contemporanea della Syrah di Cortona; un’identità che ho potuto approfondire pochi giorni fa a Sarà Syrah, l’anteprima ufficiale inserita nel contesto di Chianina e Syrah, l'evento ormai diventato un appuntamento fisso per operatori e stampa, ideale per tastare il polso alle nuove annate e alle diverse interpretazioni del territorio, arricchite per l'occasione da un proficuo confronto con espressioni della Syrah provenienti da altri areali, sia nazionali che internazionali.


Tra i vini che mi hanno colpito di più c’è il Cortona DOC Syrah Spazzanido 2025 prodotto da Baldetti. Un Syrah che gioca tutto sull’equilibrio e sulla bevibilità: profumi floreali nitidi, richiami di piccoli frutti rossi e una speziatura leggera che accompagna il sorso. Il risultato è un vino scorrevole e piacevole, di quelli che si finiscono quasi senza accorgersene, capace di raccontare il lato più immediato e conviviale del Syrah di Cortona.

Più scuro e introspettivo il Cortona DOC Syrah Klanis 2022 di Tenuta Montecchiesi, che gioca su registri più profondi e materici. Il profilo è segnato da note terrose e sanguigne, quasi ferrose, che richiamano la terra da cui proviene, mentre il frutto resta in sottofondo, compatto e maturo. Un Syrah che guarda alla struttura e alla personalità, capace di restare a lungo nel calice.

Sorprende per schiettezza il Cortona DOC Syrah Castore 2024 di Chiara Vinciarelli. È il tipo di vino che restituisce il lato più quotidiano e autentico del Syrah: diretto, gustoso, immediato, con un frutto croccante e una trama agile che invita subito al secondo sorso. Un rosso da tavola nel senso più nobile del termine, di quelli che accompagnano senza sforzo una cena tra amici.

Di tutt’altra caratura il Cortona DOC Syrah Castagnino 2025 di Fabrizio Dionisio, che si presenta con un profilo decisamente più ambizioso. Qui il Syrah mostra tutta la sua classe: profumi intensi di frutto scuro e spezie, una trama tannica fitta ma elegante e un sorso dinamico che si allunga con decisione nel finale. Coniuga potenza e precisione con estrema naturalezza.

Tra i campioni degustati, però, uno svetta per personalità: il Cortona DOC Syrah Apice 2022 di Stefano Amerighi. Un vero fuoriclasse della categoria, capace di coniugare profondità aromatica, energia e precisione. Il frutto è scuro e vibrante, la speziatura elegante, il sorso teso e stratificato. Un Syrah che racconta con grande intensità la vocazione di queste colline.

Colpisce anche il Cortona DOC Syrah Particella 134 2021 di Cantina Faralli, ultima annata attualmente in commercio. Nonostante i suoi cinque anni mostra ancora un’energia sorprendente: il vino è graffiante ma allo stesso tempo armonioso, con un frutto speziato ben definito e una progressione gustativa che resta viva e dinamica fino al finale.

A chiudere la degustazione uno sguardo al futuro con l’IGT Toscana Be You 2024 di Cantina Canaio. Qui Syrah e Viognier convivono nello stesso vino dando vita ad un vino luminoso e freschissimo, un esperimento interessante che potrebbe indicare, e forse lo farà, una possibile evoluzione stilistica per la denominazione.