di Luciano Pignataro
Luigi Frascino è un imprenditore affermato nel settore della finanza che ha deciso, nel 2017, di creare un'azienda vitivinicola. Non è il primo e non sarà l’ultimo caso di investimenti in questo comparto da parte di persone che, dopo aver avuto successo in altri campi, scelgono a un certo punto di dedicarsi alla produzione di vino.
Alcuni commettono l’errore di andare di fretta; altri, invece, comprendono la necessità di dare tempo al tempo e di avviare un progetto che solo nel lungo periodo, e con continui aggiustamenti, potrà far rientrare l’investimento e, magari, produrre margini di guadagno. Da questo approccio dipende la selezione dei diversi progetti sul mercato: alcuni investitori, stanchi di aspettare, ne escono cercando di vendere e recuperare il capitale; altri, al contrario, ne fanno una questione di orgoglio e di passione.
Luigi Frascino – napoletano trapiantato a Verona, dove ha acquisito il ristorante Da Ruggiero a pochi passi dall’ingresso Cangrande, ben noto a tutto il mondo del vino – nel 2016 ha deciso di produrre nel Chianti, nel cuore della denominazione, a Castelnuovo Berardenga. L’azienda, che oggi si estende su 22 ettari di cui 11 vitati, è stata costruita in tre fasi da tre proprietari diversi ed è entrata in produzione con il Ruello nel 2019. Nel corso di questi anni sono stati recuperati tre ettari di vecchi vigneti di circa 60 anni, mentre gli altri otto sono frutto di nuovi impianti. Siamo a 400 metri di altitudine e le ricerche documentali attestano l’esistenza di un’attività vitivinicola già nella seconda metà dell’800.
Perché investire proprio qui? Luigi Frascino ha studiato Economia a Siena ed è rimasto legato a questo territorio sia dal punto di vista lavorativo sia, ovviamente, affettivo. Ha avuto così l’ambizione, dieci anni fa, di produrre un Chianti Classico da uve sangiovese in purezza, avvalendosi della consulenza di Riccardo Cotarella. Insieme hanno presentato la prima verticale di Ruello Chianti Classico DOCG. Il vino viene prodotto da circa due ettari di vigneto a quasi 400 metri d'altezza, su suoli composti da galestro e argilliti. Dopo la vinificazione, viene elevato per 28 mesi in tonneaux e riposa per altri 9 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato.
La verticale ha riguardato le annate dal 2019 al 2023.
Le considerazioni generali hanno evidenziato, anzitutto, il filo conduttore che lega le cinque etichette: eleganza, pulizia, frutto maturo e croccante, uniti a un'ottima acidità e a tannini molto ben risolti che ne garantiscono la longevità. L’alcol si attesta intorno ai 14,5 gradi. Si tratta sicuramente di vini che promettono un’ulteriore, interessante evoluzione, ma che risultano piacevolissimi da bere anche subito.
Ve le elenco di seguito, in ordine di mia preferenza.
Chianti Classico Ruello 2021: il rosso perfetto e più performante, facilitato da una annata di tutto rispetto. Qui mi ha colpito la maturità del sangiovese e soprattutto l’equilibrio olfattivo e gustativo.
Chianti Classico Ruello 2019: giusto una spanna sotto il precedente, all’inizio era proprio quella che ho preferito. Si sente in questo caso la vendemmia decisamente favorevole, la ricordiamo tutti bene perché è quella che ha preceduto il Covid.
Chianti Classico Ruello 2023: appena imbottigliato, è senz’altro destinato ad un lunghissimo percorsi di vita, prevale ovviamente l’acidità e la freschezza del frutto a bacca rossa.
Chianti Classico Ruello 2022: annata un po’ controversa, ma ben risolta. Appena un po’ più sottile rispetto alle tre che l’anno preceduta, ma ben interpretata alla fine con un sorso equilibrato e appagante.
Chianti Classico Ruello 2020: ottima complessità, al naso nette le note di ciliegie e frutti rossi.
Le cinque annate sono una bella interpretazione del Sangiovese, un vitigno che non è facile da gestire ma che regala fortissime emozioni. La produzione oscilla a seconda della raccolta, in ogni caso non oltre le 4500 bottiglie.




















