InvecchiatIGP: Tenute Gregu – Vermentino di Gallura Superiore DOCG “Selenu” 2014


Il profumo del legno che arde nel camino, i pecorini fatti in casa, il porceddu delle grandi occasioni e una cultura contadina tramandata di padre in figlio: prima ancora del vino, la storia dei Gregu è quella di una famiglia profondamente legata alla tradizione agro-pastorale sarda. Un patrimonio di saperi antichi che ha trovato nella viticoltura una nuova e felice forma di espressione. L'intuizione matura all'inizio degli anni Duemila, quando Raffaele e Federico, l'ultima generazione, comprendono che la bottiglia può diventare il mezzo più autentico per raccontare l'isola che amano. Non una Sardegna da cartolina, ma quella più profonda e identitaria della Gallura: terra di granito, vento e macchia mediterranea.


Il progetto di Tenute Gregu prende forma nel 2011, anno in cui Antioco Gregu e i figli acquistano 46 ettari nelle campagne di Calangianus, ai piedi del Monte Limbara. È un luogo di straordinaria integrità ambientale, immerso in una vegetazione potente e selvaggia, dove ai 30 ettari destinati alla vite se ne affiancano 16 occupati da boschi di sughere e tre ettari di laghetti, fondamentali per preservare l'equilibrio ecologico.


Qui i filari – dominati da Vermentino, Cannonau e Muristellu (il Bovale Sardo), a cui si aggiungono piccole parcelle di Syrah e Merlot – si sviluppano a circa 500 metri d'altitudine su terreni da disfacimento granitico. Il microclima è segnato da una costante ventilazione e da importanti escursioni termiche che, insieme alla formazione della rugiada notturna, rallentano la maturazione delle uve preservandone intatto il patrimonio aromatico. «Il nostro terroir ha caratteristiche uniche», racconta Antioco Gregu. «Il vento costante, le escursioni termiche e la rugiada notturna ci permettono di ottenere una maturazione lenta e completa. Noi valorizziamo tutto questo attraverso l'ascolto delle piante, raccogliendo i grappoli soltanto quando è la vite stessa a comunicarci che è arrivato il momento.»


In questo contesto, il Vermentino di Gallura Superiore DOCG Selenu rappresenta la sintesi più compiuta della filosofia aziendale. Dopo aver partecipato a una verticale storica dell'etichetta, ho potuto verificare come questo bianco sappia dimostrare, al di là delle differenze tra i vari millesimi, una straordinaria profondità e tenuta nel tempo. 


Prova ne è il Selenu 2014, prima annata entrata in commercio, figlia di un millesimo asciutto e luminoso caratterizzato da un'estate poco piovosa. A distanza di oltre dieci anni dalla vendemmia, il vino conserva un'integrità sorprendente: i richiami alla macchia mediterranea e alle erbe aromatiche si intrecciano a una scia salina che sembra non finire mai. Il sorso ha profondità, energia e una vitalità quasi commovente. Una grande annata, capace di mostrare quanto il Vermentino di Gallura sappia sfidare il tempo.

Serena Wines 1881 - Audace Blanc De Noir Extra Brut Metodo Classico


Audace è il Blanc de Noirs Extra Brut firmato Serena Wines 1881, nato da Pinot Nero coltivato sui Monti Lessini. Dopo diciotto mesi sui lieviti rivela eleganza, profondità e una vibrante mineralità vulcanica. 


Un Metodo Classico raffinato che apre un nuovo capitolo per la storica cantina di Conegliano.

Il Pipato 2025 di Arrigoni racconta l'anima eroica delle Cinque Terre


Da oltre un secolo la famiglia Arrigoni lega il proprio nome a due territori profondamente diversi, ma accomunati dalla stessa vocazione: la Toscana delle colline di San Gimignano e la Liguria affacciata sul Mediterraneo. Un percorso iniziato nel 1913, quando Gervasio Arrigoni, originario di Altopascio, comincia ad acquistare e commerciare i vini prodotti dai contadini delle Cinque Terre, frutto di una viticoltura già allora fatta di piccoli appezzamenti, lavoro manuale e pendii difficili da coltivare. Da quel primo legame con la Liguria la storia della famiglia attraversa le generazioni, fino ad arrivare oggi ad Andrea e Sara Arrigoni, quarta generazione alla guida delle due realtà di famiglia.



Oggi il progetto Arrigoni, grazie alla nuova generazione che prende il nome di  si sviluppa attraverso due realtà complementari, espressione di territori unici e di una filosofia comune: produrre vini capaci di raccontare il luogo da cui nascono. Nel cuore di San Gimignano, Pietraserena rappresenta l'anima toscana della famiglia. La tenuta si estende su circa 60 ettari, di cui 48 vitati, circondati da oliveti e bosco ceduo che contribuiscono alla tutela della biodiversità del territorio. Qui trovano piena espressione due grandi protagonisti della tradizione toscana: Vernaccia di San Gimignano e Sangiovese. Le vigne danno vita a etichette che sono diventate simbolo della tenuta, come Vigna del Sole, selezione di Vernaccia di San Gimignano DOCG il cui nome fu ispirato da Franco Zeffirelli durante le riprese di Fratello Sole, Sorella Luna, Cretula Vernaccia di San Gimignano Riserva DOCG, Caulio Chianti Colli Senesi DOCG e Poggio al Vento, storico cru aziendale dedicato al Sangiovese.

Andrea e Sara Arrigoni

Sulla costa ligure prende invece forma Rosadimaggio, il progetto con cui la famiglia Arrigoni interpreta la straordinaria complessità di un territorio sospeso tra mare e montagna, dai Colli di Luni fino alle Cinque Terre. La proprietà conta 18 ettari vitati, distribuiti tra le vigne di Sarzana e Castelnuovo Magra e gli spettacolari terrazzamenti affacciati sul mare tra Riomaggiore e Manarola. 


Un mosaico di parcelle dove roccia, vento e salsedine contribuiscono a definire il carattere dei vini. Vermentino, Bosco e Albarola sono le varietà che danno vita alle diverse espressioni liguri della famiglia, da Il Prefetto Colli di Luni Vermentino Superiore DOC a Tra i Monti Cinque Terre DOC Bianco, fino agli storici Sciacchetrà e Sciacchetrà Riserva e al Pipato, la selezione Cinque Terre DOC Bianco che abbiamo degustato nell'annata 2025, l'ultima in commercio.


Il vino, ottenuto da Bosco (60%), Albarola (20%) e Vermentino (20%), nasce dalla vigna Corniolo, una parcella straordinaria, scelta per la sua posizione a picco sul mare, dove ogni vendemmia diventa il risultato di equilibrio, pazienza e attenzione. Il nome del vino nasce da un curioso episodio raccontato dalla famiglia: un enologo toscano, profondamente innamorato delle Cinque Terre e del loro paesaggio, assaggiando il vino direttamente dalla vasca lo definì un vino "pipato dagli angeli". Una frase diventata memoria e identità.


La produzione segue la filosofia di Rosadimaggio: raccolta manuale in cassette, selezione accurata dei grappoli e una vinificazione pensata per preservare freschezza e fragranza. Ma al di là della tecnica, Pipato 2025 colpisce per ciò che riesce a evocare. Nel calice emergono profumi di agrumi, fiori bianchi, erbe mediterranee e una delicata impronta marina. Il sorso è luminoso, verticale, sostenuto da una piacevole sapidità che richiama il vento e il mare delle terrazze da cui proviene.

MenoDodicIGP: Alessandro di Camporeale - Sicilia Doc Catarratto Benedè 2025


di Lorenzo Colombo

Prodotto con uve Catarratto Lucido ed Extralucido, provenienti da giovani vigneti messi a dimora tra il 2020 e il 2022 nelle Contrade Mandranova, Fargione e Cattiva nel comune di Camporeale, tra i 300 e i 330 metri di altitudine. Il sistema di allevamento è a Guyot, con una densità d’impianto di 4.400 ceppi/ha. Vinificazione e affinamento avvengono in vasche d’acciaio, dove il vino sosta sulle fecce fini per sei mesi.


Il colore è giallo paglierino intenso e luminoso. Al naso si presenta fresco e complesso, con note fruttate di pesca, mela e agrumi, accompagnate da accenni di erbe aromatiche. Al palato è fresco, succoso, decisamente sapido e di discreta struttura, con ritorni di agrumi, mela verde, erbe aromatiche e una leggera nota piccante. Buona la persistenza.

Lo trovate sul web a circa 9,50 euro

InvecchiatIGP: Peter Dipoli - Alto Adige Sauvignon "Voglar" 2013


di Lorenzo Colombo

Coloro che ci seguono sapranno ormai che il Sauvignon (ed il Gewürztraminer) non sono da annoverarsi tra i vitigni che maggiormente amiamo, soprattutto per quanto riguarda quei vini che sono ancora nella loro fase di gioventù, anche se, come avviene per tutte le cose, ci sono sempre delle eccezioni. Quando questi vini però raggiungono una certa maturità, vale a dire quando hanno qualche anno sulle spalle la situazione cambia radicalmente, sempre che, ovviamente siano stati degli ottimi vini in gioventù; il trascorrere del tempo smussa infatti la loro esuberanza giovanile, che a volte troviamo eccessiva e “poco” elegante. 


È ad esempio il caso del Collio Sauvignon De la Tour 2004 del quale abbiamo scritto poche settimane fa, nella rubrica InvecchiatIGP (vedi), e la cosa si ripete anche nel vino del quale andiamo a scrivere ora, ovvero il Sauvignon Voglar 2013 di Peter Dipoli. Prima d’aprire la sua azienda, nel 1987, Dipoli ha girato per anni in lungo e in largo i principali territori mondiali del vino; nel corso degli anni, partendo da poco più di un ettaro l’azienda si è ampliata sino a raggiungere gli attuali sette ettari vitati per una produzione annuale di circa 50.000 bottiglie; oltre al Voglar, l’altro suo vino più famoso è lo Iugum, un taglio bordolese frutto di 70% Merlot e 30% Cabernet Sauvignon. Il Voglar prende nome dalla zona dove si trovano i vigneti, che a sua volta è una corruzione del termine trentino fogolar; in origine vi si trovava il vitigno Schiava, sostituito tra il 1988 ed il 1991 dal Sauvignon.

Peter Depoli

Le vigne sono situate tra i 500 ed i 600 metri d’altitudine a Cortaccia, in frazione Penon; il vigneto s’estende su tre ettari, su suolo sabbioso con presenza di rocce dolomitiche, la densità d’impianto varia tra i 5.000 ed i 7.500 ceppi/ha ed il sistema d’allevamento è a Guyot. La vendemmia si svolge solitamente nella seconda metà di settembre e la fermentazione s’effettua in botti d’acacia da 19 a 58 ettolitri lasciando quindi il vino sui lieviti sino al mese di giugno dell’anno successivo; dopo un anno di sosta in bottiglia il vino viene messo in commercio. Già il suo colore ci predispone bene, un bellissimo color oro luminoso, diremmo brillante.



Non è molto intenso al naso, ma delicato: la sua intensità è inversamente proporzionale all’eleganza, che è notevole, come pure la sua complessità; i sentori rimandano alla frutta tropicale fresca ed agli agrumi, anche canditi, si colgono inoltre sentori di erbe aromatiche essiccate, salvia in primis.


Fresco e sapido alla bocca dove oltre alle note tropicali cogliamo un delicato sentore di pompelmo rosa, leggere note piccanti di zenzero ed accenni idrocarburici, oltre alle già citate note d’agrumi; buona la sua vena acida e lunga la persistenza. Dimenticavamo: l’abbiamo bevuto il giorno di Ferragosto accompagnandolo ad un piatto di tagliatelle al tartufo estivo. Dobbiamo dire che ci stava benissimo (ma stava benissimo anche da solo).

Perla del Garda - Lugana Superiore "Madonna della Scoperta" 2024


di Lorenzo Colombo

Sabato scorso Stefano Tesi ha presentato questo vino - dell’annata 2011 - nella rubrica InvecchiatIGP, ora noi vi proponiamo l’ultima annata, la 2024.


Caratterizzata da un color paglierino luminoso, elegante al naso con sentori d’erbe officinali, fresco e succoso alla bocca e con una lunga persistenza.

Pietroso: la costante ricerca dell'equilibrio a Montalcino


di Lorenzo Colombo

Durante un intenso press tour in Toscana, a metà giugno, siamo stati anche a Montalcino, dove abbiamo visitato due aziende. Una di queste è Pietroso, situata appena fuori dal centro cittadino e condotta dal 1992 dal nipote di Domenico Berni, Gianni Pignattai, coadiuvato dalla moglie Cecilia, dal figlio Andrea (entrato in azienda nel 2010) e dalla figlia Gloria. La storia di Pietroso inizia nel 1970 quando Domenico Berni, detto Delfo, impiegato nella pubblica amministrazione ma con la passione per il vino, riesce a comprare un ettaro di vigna appena fuori dal centro cittadino. Nel 1974 fonda l’azienda e quattro anni dopo esce la prima bottiglia di Brunello di Montalcino.



L’azienda si sviluppa su 16 ettari, dei quali 6,5 di vigneti dislocati in cinque diversi appezzamenti situati tra i 320 e i 500 metri d’altitudine: 3,7 ettari sono iscritti alla produzione di Brunello di Montalcino e due ettari a quella di Rosso di Montalcino. Il sistema d’allevamento, originariamente a cordone speronato, è in conversione a Guyot e l’età media delle viti è di 20 anni. L’unico vitigno presente in azienda è il Sangiovese, con il quale si producono tutti i vini che vengono fermentati con lieviti indigeni ed affinati in contenitori di legno. La produzione annuale è di circa 40.000 bottiglie, il 60% delle quali è destinato all’estero.


Ecco quanto abbiamo potuto assaggiare:

Rosso di Montalcino 2024: La vendemmia si effettua nella seconda metà di settembre. La fermentazione si svolge in vasche d’acciaio con macerazione di circa 20 giorni, mentre l’affinamento avviene in botti di rovere di Slavonia e tonneaux francesi dove il vino sosta per un anno. Il suo prezzo in azienda è di 25 euro.
Molto bello il colore, granato luminoso. Mediamente intenso al naso: bel frutto, note balsamiche, leggeri accenni di legno. Discreta struttura, fresco, sapido e succoso; bel frutto, presenta leggere note piccanti che rimandano al pepe, bella trama tannica, buona eleganza e lunga persistenza.


Brunello di Montalcino 2021: le uve vengono vendemmiate nella prima settimana del mese d’ottobre. La fermentazione si svolge sia in vasche d’acciaio sia in tini di legno con una macerazione di circa 20 giorni. L’affinamento prevede una sosta del vino per sei mesi in tonneaux di rovere francese e per 24 mesi in botti di rovere di Slavonia e d’Austria, ai quali segue il riposo in bottiglia per un anno. Viene venduto in azienda a 60 euro. Color granato, profondo e luminoso. Intenso al naso: balsamico, frutta a bacca scura, spezie dolci. Buona struttura, bel frutto, leggere note piccanti, trama tannica in perfetto equilibrio, buona vena acida e lunga persistenza. Vino di notevole eleganza, armonico e dal perfetto equilibrio tra le sue componenti.


Igt Toscana Pietroso 2021: le uve provengono dal vigneto di Montosoli, situato a tre chilometri a nord di Montalcino. Reimpiantato nel 2016, si estende per 1,3 ettari sulla sommità dell’omonima collina a 320 metri d’altitudine con esposizione Sud-Est, su un suolo ricco di galestro ed alberese. 90 euro il suo costo in azienda.
Profondissimo e luminoso il colore. Frutto rosso maturo e dolce, ciliegie e prugne, accenni di confettura, spezie dolci, di buona eleganza. Morbido e strutturato, bel frutto maturo, note piccanti; lunghissima la persistenza su sentori delicatamente speziati.


Brunello di Montalcino Riserva 2020: le uve vengono raccolte la prima settimana d’ottobre, la fermentazione si svolge in tini di legno con una macerazione di 20 giorni. Il vino si affina quindi in botti di rovere austriaco e in tonneaux francesi per circa 40 mesi, ai quali seguono ulteriori 12 mesi di sosta in bottiglia. Si tratta del vino di punta aziendale, il suo costo è 120 euro.  Color granato, profondo e luminoso. Intenso al naso: balsamico, note surmature e di confettura, molto elegante. Dotato di buona struttura senza essere mai pesante, fresco e succoso, note pepate, piacevoli accenni amaricanti sul lungo fin di bocca.


Brunello di Montalcino 2022 (vino non ancora in commercio): molto bello il color granato. Balsamico al naso, note dolci. Fresco e succoso, bel frutto dolce, pepato, trama tannica morbida.

Brunello di Montalcino Montosoli 2022 (vino non ancora in commercio ed alla sua prima annata di produzione): molto bello il colore, granato luminoso. Naso meno irruento e più delicato rispetto agli altri Brunello, elegante. Fresco e succoso, delicato, pepato, armonico, molto elegante, buona la persistenza.