InvecchiatIGP: I Vigneri – Vinupetra Etna Doc 2006


Ci sono vini che invecchiano. E poi ci sono vini che, col tempo, sembrano scavare più a fondo dentro il territorio da cui provengono. Il Vinupetra 2006 de I Vigneri, creatura enologica di Salvo Foti, appartiene decisamente alla seconda categoria.


Assaggiarlo oggi, a vent’anni dopo la vendemmia, significa entrare dentro una delle narrazioni più autentiche dell’Etna contemporaneo. Non soltanto perché questo vino rappresenta una delle interpretazioni paradigmatiche del vulcano, ma perché riesce ancora a trasmettere quella combinazione quasi commovente di tensione, energia e profondità che solo i grandi rossi etnei riescono a custodire nel tempo.


Il colore racconta subito l’evoluzione, ma senza alcuna stanchezza: trasparente, mobile, vivo. Poi arriva il naso, ed è una stratificazione continua. Cenere vulcanica, arancia sanguinella, ferro, rosa appassita, erbe mediterranee, china, corbezzolo essiccato. E soprattutto quella sensazione di terra nera etnea che nel Vinupetra non è mai folklore, ma sostanza.

Ma è al sorso che il vino diventa davvero emozionante.

Perché il tempo non ha addolcito il carattere del vino: lo ha soltanto reso più profondo. La trama resta nervosa, affilata, verticale. La sapidità sembra emergere direttamente dalla pietra lavica, mentre l’acidità continua a trascinare il sorso con una vitalità quasi irreale per un 2006. Non c’è pesantezza, non c’è compiacimento evolutivo. C’è invece un’energia sottile, continua, che rende il vino dinamico fino all’ultima persistenza.

Ed è forse proprio qui che il Vinupetra diventa paradigmatico dell’Etna.

Perché dentro questo bicchiere convivono fragilità e forza, austerità e luce, materia e tensione. Non cerca mai la potenza. Non seduce con il volume. Ti conquista lentamente, attraverso dettagli salini, ritorni ematici, vibrazioni minerali e una progressione gustativa che sembra non voler finire mai.


È un vino che commuove non per monumentalità, ma per verità e io sono stato molto fortunato ad averlo bevuto assieme al suo papà, Salvo Foti, durante la visita in cantina lo scorso aprile in occasione di Contrade dell’Etna.

Mattei Wines - Mt 2025


Dalla storica vigna del 1975 a Frascati, zona Vermicino, nasce Mt 2025 di Mattei Wines, splendido blend di Malvasia Puntinata e Trebbiano. Solo 3mila bottiglie per un bianco spontaneo, non filtrato, affinato in acciaio. 


Naso delicato e agrumato; in bocca è pura dinamica: teso, minerale, sapido e con soli 11,5% vol. Una beva contagiosa.

Cantine Catabbo e il riscatto silenzioso del Molise del vino


C’è una regione che nel vino italiano continua a vivere ai margini del racconto nazionale. Una terra poco incline all’autopromozione, lontana dai riflettori delle grandi denominazioni e spesso compressa tra l’ingombrante vicinanza dell’Abruzzo e il fascino mediterraneo di Campania e Puglia. Eppure, il Molise custodisce uno dei patrimoni viticoli più autentici del Centro-Sud Italia: colline ventilate che guardano l’Adriatico, vecchi vigneti sparsi tra ulivi e pascoli, una biodiversità ancora integra e, soprattutto, vitigni identitari che oggi stanno finalmente trovando voce.


Tra questi, la Tintilia rappresenta il simbolo più potente di una rinascita ormai tangibile. Uva austera, complessa e dal carattere marcatamente tannico, era stata quasi dimenticata; oggi, invece, è la bandiera di una nuova generazione di vignaioli che ha scelto di puntare sulla riconoscibilità territoriale anziché sulla quantità. È esattamente in questa traiettoria che si inserisce il lavoro della famiglia Catabbo, una delle realtà più coerenti e significative del rinascimento vitivinicolo molisano. A San Martino in Pensilis, nel cuore collinare della provincia di Campobasso, questa cantina ha costruito negli anni un progetto lungimirante, che va ben oltre la semplice produzione. La storia aziendale nasce all’inizio degli anni Novanta grazie all’intuizione di Vincenzo Catabbo. All’epoca, impegnato nel commercio cerealicolo, viaggiava molto, entrando in contatto con modelli agricoli avanzati e territori che avevano già compreso il valore identitario del vino. La svolta arriva quasi per caso, attraverso l’incontro con un anziano contadino che custodiva alcune barbatelle di Tintilia. In quelle poche piante, Vincenzo intuì un patrimonio culturale prima ancora che agricolo.

Vincenzo Catabbo

Fu una scelta controcorrente. Negli anni in cui la tendenza generale inseguiva i vitigni internazionali e produzioni più redditizie, il fondatore decise di scommettere su un’uva poco produttiva, difficile da gestire e praticamente sconosciuta ai mercati. Nel 1992 impiantò il primo mezzo ettaro a Contrada Petriera, su terreni collinari e pietrosi: superfici che per i cereali erano quasi improduttive, ma che per la vite si sarebbero rivelate straordinarie.

Un gesto pionieristico che oggi appare profetico.

Nel tempo, l’azienda si è evoluta senza mai tradire l’impostazione originaria. Con l’ingresso dei figli Sara, Carla e Pasquale, la cantina ha assunto una dimensione più strutturata, mantenendo però intatta la forte impronta familiare. Oggi le tre tenute condotte in regime biologico — Petriera, Calvario e Convento — rappresentano con i loro 50 ettari vitati tre diverse interpretazioni della Tintilia e del paesaggio molisano. Cambiano i suoli, cambiano le altitudini, cambia la trama dei vini.

Carla, Pasquale e Sara Catabbo

A Petriera, cuore storico del progetto, i terreni argillosi e pietrosi danno vita alle espressioni più profonde e classiche del vitigno, come il Colle Cervino e la Riserva Vincè, nata proprio dal mezzo ettaro originario. Al Calvario emergono invece profili più tesi e verticali, sostenuti da una freschezza naturale che ne allunga il respiro. La tenuta del Convento, infine, guarda a una lettura più contemporanea ed essenziale, complici gli affinamenti in anfora e cocciopesto che ne enfatizzano la purezza e la precisione espressiva.

Tintilia

È nel bicchiere che si comprende davvero il lavoro svolto da Catabbo negli ultimi trent'anni. Una piccola rivoluzione che ha trasformato la Tintilia, di cui ci occuperemo oggi in particolar modo, da rosso spesso austero e tannico a vino capace di coniugare identità territoriale e straordinaria facilità di beva.


La Tintilia in Anfora 2024 è forse l'espressione più contemporanea della gamma. Dai terreni calcarei della Tenuta al Convento nasce un rosso vibrante, fresco, attraversato da note di piccoli frutti scuri, erbe mediterranee e spezie leggere. L'affinamento in cocciopesto ne preserva l'energia e la purezza espressiva, restituendo una Tintilia agile, dinamica e sorprendentemente scorrevole.


Con la Tintilia Colle Cervino 2024 si torna invece nel cuore storico di Contrada Petriera, tra suoli pietrosi e colline aperte alle brezze adriatiche. Il vino acquista profondità e complessità senza rinunciare allo slancio: ciliegia matura, liquirizia e spezie accompagnano un sorso equilibrato, lungo e raffinato, dove la freschezza sostiene costantemente la struttura.


La Tintilia S 2024, proveniente dalle Tenute al Calvario, rappresenta probabilmente il punto d'incontro tra eleganza e materia. I terreni ricchi di calcio e magnesio regalano un profilo più sfumato e balsamico, con un tannino cesellato e una progressione gustativa che privilegia armonia e finezza piuttosto che potenza.


Infine, la Tintilia Riserva Vincè 2022, ottenuto dalla storica parcella impiantata nel 1992 da Vincenzo Catabbo, è il vino della memoria e delle origini. Più profondo e stratificato, conserva però quella tensione e quella freschezza che rappresentano oggi la firma stilistica della cantina. Un rosso che racconta il passato della Tintilia ma, allo stesso tempo, ne indica il futuro.


Quattro interpretazioni differenti che condividono un medesimo obiettivo: dimostrare come la Tintilia possa essere un grande vino di territorio senza rinunciare a eleganza, bevibilità e modernità.

TORNA “TRALCI VULCANICI”: IL 14 GIUGNO AL PARCO ARCHEOLOGICO CULTURALE DI TUSCOLO LA SECONDA EDIZIONE DELLA FESTA DEI VIGNAIOLI DEL VULCANO LAZIALE


Domenica 14 giugno 2026, dalle ore 17:00 alle 22:00, la bellezza millenaria del Parco Archeologico Culturale di Tuscolo farà da cornice alla seconda edizione di “Tralci Vulcanici”, la grande festa dei Vignaioli del Vulcano Laziale. L'evento, nato per celebrare la cultura del vino secondo natura e le radici profonde del territorio, è organizzato da Iperico Servizi per la Cultura – cooperativa che gestisce i servizi ai visitatori del Parco - con l'esperta Ilaria Giardini. 


L’appuntamento promette un pomeriggio indimenticabile al tramonto, unendo l'archeologia, l'enogastronomia di eccellenza, la musica dal vivo e la valorizzazione della storia locale. 

IL PROGRAMMA E LE ATTIVITÀ 

I cancelli apriranno alle ore 17:00 con l’inizio delle degustazioni libere presso i banchi d'assaggio delle 11 aziende vinicole del collettivo dei Vignaioli del Vulcano Laziale: Azienda Agricola Farina, Il Sambuco, Marco Colicchio, Colleformica, Simone Pulcini Azienda Agricola, Liane, La Torretta Bio, Cantina Terracanta, I Chicchi, Emiliano Fini Viticoltore e Mattei Wines. 

Alle 17:30 prenderà il via la passeggiata archeo-geologica alla scoperta del Tuscolo e del Vulcano, guidata dagli esperti di Iperico e da Matteo Giansanti, laureato in Beni Culturali ed esperto conoscitore del territorio dei Colli Albani, un'occasione perfetta per comprendere il legame indissolubile tra la natura vulcanica del suolo e la millenaria tradizione vitivinicola del territorio.

Dalle ore 18:00 si accenderà l'area Food con la cucina d’autore. Tre importanti realtà gastronomiche del territorio – Contatto Ristorante, Chicca Home Restaurant e Portale 21 – proporranno piatti originali e pieni di fuoco. Ad accompagnare l’intero evento, dalle 18:30 fino alla chiusura delle 22:00, saranno la musica live e il Sunset Party a cura di BLCKEBY. 

LA NOVITÀ 2026: SERVIZIO TRANSFER CON L’APP BE-IT 

Per garantire un’esperienza in totale relax e all’insegna della sostenibilità, la novità di questa seconda edizione è la partnership ufficiale con Be-IT. Tramite l'applicazione sarà infatti possibile acquistare le prevendite scontate, ma soprattutto prenotare un servizio di transfer continuo che collegherà direttamente Frascati (partenza dal Parcheggio di Via G. Romita, 1) con l'area dell'evento al Parco del Tuscolo. 

INFO BIGLIETTI E PREVENDITE 

Il biglietto d'ingresso include l’accesso a tutte le attività, la passeggiata guidata, la musica dal vivo e tutti gli assaggi liberi presso i banchi delle 11 aziende vitivinicole. I posti sono limitati.  In prevendita sull’app Be-IT: 15 €  Sul posto il giorno dell'evento: 20 € Per scaricare l'app, acquistare i biglietti in prevendita e consultare tutte le info utili, è possibile visitare i canali social dedicati all’evento “Tralci Vulcanici” o “Iperico servizi per la cultura”

InvecchiatIGP: Fornacelle - Vernaccia di San Gimignano DOCG 2008


di Lorenzo Colombo

Stavamo pensando quale vino pescare dalla nostra cantina per il nostro turno della rubrica del sabato InvecchiatIGP e la soluzione l’abbiamo trovata venerdì scorso, peraltro senza intaccare la nostra collezione di vini, quando, in occasione dei press days di Regina Ribelle siamo stati in visita all’azienda Fornacelle di Marco Giusti.


Tra i numerosi vini aperti per l’occasione da Marco ci ha particolarmente colpito la Vernaccia di San Gimignano 2008, vino dal color oro antico luminoso di buona intensità.
Non particolarmente esplosivo al naso dove alle note di mela, dovute alla non giovane età del vino s’aggiungevano sentori di scorza d’arancia amare e accenni d’erbe aromatiche.
Anche il corpo non è certamente imponente ma sapido e succoso con sentori di nespole sul lungo fin di bocca. Un vino che ci ha particolarmente stupiti, ancora vivo e vibrante dopo 18 anni dalla vendemmia, considerando anche che si tratta di uno dei primi vini imbottigliati da Marco che ha infatti iniziato a commercializzarli con propria etichetta solamente nel 2006.


Le uve provengono da un vigneto posto a 190 metri d’altitudine ed allevato a Guyot e la vendemmia s’effettua nella seconda metà del mese di settembre.
Fermentazione ed affinamento si svolgono in vasche d’acciaio, segue quindi una sosta in bottiglia di almeno tre mesi. Degli altri vini che Marco ha stappato per l’occasione e della sua azienda ne scriveremo in un prossimo articolo.

Zatti - “Sandrjolè” Metodo Classico Groppello Dosaggio Zero


di Lorenzo Colombo

Il Groppello è un vitigno autoctono della sponda occidentale del Lago di Garda, componente principale per la produzione dei vini della Valtènesi, ma che dà ottimi risultati anche nella produzione di vini spumanti. 


Prova ne è quello da noi assaggiato che s’avvale di una sosta sui lieviti di 36 mesi.

La sfida estrema di Lieselehof: verticale di Solaris, il "Vino del Passo" che guarda le vette


di Lorenzo Colombo

Tra le varietà a bacca bianca della famiglia dei PIWI (acronimo tedesco di Pilzwiderstandsfähig, ovvero vitigni resistenti alle malattie fungine), il Solaris occupa oggi una posizione di primo piano. Creato nel 1975 presso l’Istituto Statale di Friburgo dal professor Norbert Becker, il Solaris è il risultato di una complessa serie di incroci: la genealogia del vitigno vede protagonista il Merzling, a sua volta derivato da Zarya Severa e Muskat Ottonel.


Identikit di un vitigno precoce

La caratteristica distintiva del Solaris è la sua spiccata precocità: germogliamento e fioritura avvengono precocemente, così come la maturazione, che avviene con largo anticipo rispetto alle varietà tradizionali. La sua capacità di accumulare rapidamente zuccheri lo rende ideale per la coltivazione in climi rigidi o ad altitudini elevate, permettendo di mantenere l’equilibrio acido ed evitando gradazioni alcoliche eccessive che appesantirebbero il profilo organolettico. Dal punto di vista sensoriale, il Solaris esprime note di frutta gialla e tropicale, accompagnate da cenni floreali ed erbe aromatiche. Non è raro riscontrare, a seconda dell’annata e del terroir, affinità stilistiche con Riesling o Sauvignon Blanc, una versatilità che ne sta decretando il successo internazionale.


L’ascesa globale e la situazione italiana

Se nel 2016 la superficie vitata mondiale si attestava su appena 120 ettari – concentrati principalmente in Germania – la crescita degli ultimi anni è stata esponenziale. Oggi si stima una diffusione globale di circa 1.500 ettari, distribuiti tra Europa settentrionale, Svizzera, Austria e Italia. 

Nel nostro Paese, pur in assenza di dati ufficiali definitivi, si stima una presenza di circa 100 ettari:

Trentino-Alto Adige: ~60 ettari

Friuli-Venezia Giulia: ~20 ettari

Veneto e Lombardia: ~10 ettari per regione

Resto del Nord Italia: quote minori

Un dato di riferimento certo giunge dal Registro Nazionale delle Varietà di Vite, che certifica, per il 2023, la produzione di circa 103.000 barbatelle. Ricordiamo che il Solaris è stato inserito nel Registro Nazionale nel luglio 2013 e, sebbene non ancora ammesso alle DOC, è impiegato con successo in una decina di produzioni a Indicazione Geografica.


Il "Vino del Passo": una sfida estrema a 1.250 metri

Simbolo della sperimentazione italiana sul Solaris è l’azienda Lieselehof di Caldaro. Fondata nel 1993 da Werner Morandell – affiancato oggi dai figli Julian e Maximilian – l’azienda è certificata BIO dal 1995. Morandell, vero cultore della biodiversità, ha creato un "Museo dei vitigni" che conta oltre 340 varietà. Nel 2000, Morandell ha iniziato la sperimentazione del Solaris, testandolo progressivamente a quote sempre più elevate, dai 500 ai 900 metri, fino a piantare un vigneto pioniere sul Passo della Mendola, a 1.250 metri d’altitudine. Qui, su un suolo di argilla ferrosa e calcarea con una densità di 1.100 ceppi su 1.500 metri quadri, nasce il "Vino del Passo". Data l’altitudine, nonostante la precocità del vitigno, la vendemmia avviene nella seconda metà di ottobre, con una resa estremamente contenuta (40 q.li/ha).
Note di Degustazione: Verticale del "Vino del Passo"


In occasione di Vinaltum (Bolzano), abbiamo analizzato l'evoluzione di questa etichetta rara, guidati da Werner Morandell e dal giornalista Nereo Pederzoli.

2024: Paglierino luminoso. Al naso è delicato, con note floreali, polpa bianca e gialla. In bocca è verticale, sapido e agrumato (limone), con un finale persistente di pepe bianco.

2023: Paglierino acceso. Vinificato in legno, sprigiona note idrocarburiche, frutta tropicale e vaniglia. Struttura piccante, acidità vibrante e lunga persistenza.

2021: Paglierino-verdolino. Profilo fresco e verticale. Il pompelmo domina sia al naso che al palato.

2020: Oro chiaro. Elegante e complesso, mostra accenni idrocarburici e note di pompelmo maturo. Ottima struttura.

2019: Giallo dorato. Segnato dal tempo, presenta note di mela matura, mela cotogna e zenzero con lievi cenni ossidativi.

2015: Oro intenso. Sorprendente vitalità dopo un decennio. Emergono sentori di frutta tropicale essiccata, albicocca disidratata e una nota piccante di zenzero che chiude l'assaggio.