InvecchiatIGP: Vini Franchetti - Terre Siciliane IGP "Passobianco" 2016


di Roberto Giuliani

Andrea Franchetti è stato sicuramente uno dei personaggi più significativi nel mondo del vino. Morto nel 2021 a 72 anni dopo una lunga malattia, era un uomo del tutto particolare, un visionario, amava la solitudine e il vino rappresentava per lui un tramite tra l’uomo e la natura, cui era profondamente legato. Il suo primo progetto è iniziato in Val d’Orcia con la Tenuta di Trinoro, che fece ben presto parlare di lui, vini profondi, originali, con un proprio linguaggio che li rendeva distinguibili tra mille. Poi arrivò l’amore per la Sicilia e, in particolare, per l’Etna, lì si rese conto dell’enorme affinità che quelle terre avevano con la sua visione, la sua ricerca di una solitudine che non è mai stata isolamento, piuttosto il bisogno di trovare una dimensione interiore attraverso la quale ottenere vini che raccontassero questo profondo connubio con la terra. Si racconta che era quasi astemio, ma non disdegnava assaggiare la terra e riconoscerne la composizione.


Il Passobianco 2016 (prima annata 2007) arriva da Passopisciaro; a testimonianza dell’unicità del suo percorso non è ottenuto dal classico carricante, vitigno oggi in grande rispolvero e uno dei principali “esponenti” a bacca bianca dell’enologia etnea, ma nientemeno che dallo chardonnay, quattro ettari in Contrada Guardiola, tra gli 850 e i 1000 metri di altitudine, piantati al suo arrivo su terreno sciolto e profondo, composto da cenere lavica dall’alto contenuto minerale, che dal 2014 affina ben 2 anni in bottiglia prima di essere commercializzato. Non ha mai nascosto la sua predilezione per la Borgogna e questo vino ne è un chiaro omaggio, pur mantenendo traccia evidente del territorio a cui appartiene.

Andrea Franchetti

Figlio di un’annata eccellente nell’areale etneo (ma anche in gran parte dello Stivale), la 2016 mi ha impressionato per l’acidità vibrante, per la nota agrumata intensa e oggi giustamente matura, corroborata da una pennellata di miele che lo rende particolarmente invitante. Oggi è quasi una bestemmia parlare di mineralità nel vino, almeno dal punto di vista olfattivo, ma sinceramente la sensazione di avere a che fare con la pietra focaia, la cenere, la roccia sgretolata è piuttosto evidente e non frutto di fantasia.


Al palato conferma tutto, rivelando una baldanza che dopo dieci anni certamente evidenzia l’assoluta qualità di questo vino, goduto alla grande presso il Ristorante degli Angeli di Magliano Sabino (RI), al prezzo a mio avviso assolutamente corretto di 40 euro (basti pensare che sul web arriva anche a 240 euro!).

Fratelli Vagnoni - Toscana Rosso Sodi Lunghi 2020


di Roberto Giuliani

Sangiovese 90% e Colorino per la restante parte. A San Gimignano, nella terra dove la bianca Vernaccia domina la scena, si fanno anche ottimi rossi ma se ne parla decisamente poco. 


Quello dei Vagnoni regala profumi di prugna, ciliegia nera, cannella e pepe, sapore intenso, persistente, sapido.

Fattoria Sardi e il "15 Primavere": la nobiltà del rosato secondo Matteo e Mina


di Roberto Giuliani

Non so quante aziende vinicole italiane abbiano scelto di puntare sul rosato come vino identitario, base di un progetto che lo collochi in una posizione ben diversa da quella usuale, Matteo Giustiniani e Mina Samouti lo hanno fatto. Ci troviamo nella Lucchesia, a pochi chilometri dalle mura della splendida città di Lucca, tra i fiumi Freddana e Serchio, ai piedi della Alpi Apuane. Nella parte più in pianura i vigneti si trovano su suoli sciolti, limo-sabbiosi e ciottolosi, mentre in collina c’è più argilla e un buono scheletro; le esposizioni vanno da sud-est a sud-ovest.


Matteo e Mina ha deciso da subito di lavorare perseguendo la strada biodinamica e biologica, puntando al massimo rispetto del territorio, alla ricerca del migliore equilibrio per il suolo e le piante, in un ambito dove i boschi hanno un ruolo tutt’altro che secondario. Tutto parte dalla vigna, in cantina si deve intervenire il minimo possibile e preservare le caratteristiche espressive di ogni annata. 

Matteo e Mina

Le uve allevate sono vermentino, sangiovese, syrah, cabernet sauvignon, merlot, tre di queste contribuiscono alla composizione del rosato “Primavere” (il cui numero cambia di anno in anno, infatti questa è la quindicesima vendemmia effettuata dal 2010): il sangiovese viene pressato a grappolo intero in modo soffice, poi in macerazione a freddo contribuiscono il syrah e il vermentino. La sfecciatura del succo ottenuto viene fatta a bassa temperatura, la fermentazione è spontanea ed è attivata da uno specifico pied de cuve ottenuto dalla vigna. Affinamento in acciaio sulle fecce fini per 4 mesi. In pratica è un assemblaggio di mosti fiore.

LA DEGUSTAZIONE

Più rosa di così non potrebbe essere, davvero molto bello, un pastello, ricorda in parte la buccia di cipolla ma con una tonalità rosa più netta. Il bouquet è molto gradevole e fine, ricorda la rosa canina, il pompelmo rosa, il melone, il mandarancio.


Palato fresco, succoso, assolutamente privo di derive dolci, incedere di notevole fascino che invita a portarlo a tavola, magari gustando un paio di fette di prosciutto Bazzone o una garbugia primaverile. Ah, dimenticavo! Il 15 Primavere ha 12 gradi di alcol, valore perfetto per questa tipologia, che ne conferma ulteriormente la dote di gaudente bevibilità.

MenoDodidIGP: Monte del Frà – Custoza DOC 2025


Sotto i 12 euro ci sono scelte che profumano di intelligenza e passione, come il Custoza Doc 2025 di Monte del Frà. Nato a sud-est del Garda, tra Sona e Sommacampagna, unisce l'anima di Garganega, Trebbiano Toscano, Cortese e altri piccoli vitigni locali.
 

Il vero punto di forza? Una piacevolezza di beva disarmante: un bianco fresco, corroborante, sapido e piacevolmente profumato, pensato per riempire il calice con spontaneità ed eleganza. È la dimostrazione perfetta di come un grande vino di territorio possa essere un acquisto intelligente, capace di regalarci il lusso della qualità quotidiana.

Prezzo medio sul web: 8 euro

InvecchiatIGP: Tenute Gregu – Vermentino di Gallura Superiore DOCG “Selenu” 2014


Il profumo del legno che arde nel camino, i pecorini fatti in casa, il porceddu delle grandi occasioni e una cultura contadina tramandata di padre in figlio: prima ancora del vino, la storia dei Gregu è quella di una famiglia profondamente legata alla tradizione agro-pastorale sarda. Un patrimonio di saperi antichi che ha trovato nella viticoltura una nuova e felice forma di espressione. L'intuizione matura all'inizio degli anni Duemila, quando Raffaele e Federico, l'ultima generazione, comprendono che la bottiglia può diventare il mezzo più autentico per raccontare l'isola che amano. Non una Sardegna da cartolina, ma quella più profonda e identitaria della Gallura: terra di granito, vento e macchia mediterranea.


Il progetto di Tenute Gregu prende forma nel 2011, anno in cui Antioco Gregu e i figli acquistano 46 ettari nelle campagne di Calangianus, ai piedi del Monte Limbara. È un luogo di straordinaria integrità ambientale, immerso in una vegetazione potente e selvaggia, dove ai 30 ettari destinati alla vite se ne affiancano 16 occupati da boschi di sughere e tre ettari di laghetti, fondamentali per preservare l'equilibrio ecologico.


Qui i filari – dominati da Vermentino, Cannonau e Muristellu (il Bovale Sardo), a cui si aggiungono piccole parcelle di Syrah e Merlot – si sviluppano a circa 500 metri d'altitudine su terreni da disfacimento granitico. Il microclima è segnato da una costante ventilazione e da importanti escursioni termiche che, insieme alla formazione della rugiada notturna, rallentano la maturazione delle uve preservandone intatto il patrimonio aromatico. «Il nostro terroir ha caratteristiche uniche», racconta Antioco Gregu. «Il vento costante, le escursioni termiche e la rugiada notturna ci permettono di ottenere una maturazione lenta e completa. Noi valorizziamo tutto questo attraverso l'ascolto delle piante, raccogliendo i grappoli soltanto quando è la vite stessa a comunicarci che è arrivato il momento.»


In questo contesto, il Vermentino di Gallura Superiore DOCG Selenu rappresenta la sintesi più compiuta della filosofia aziendale. Dopo aver partecipato a una verticale storica dell'etichetta, ho potuto verificare come questo bianco sappia dimostrare, al di là delle differenze tra i vari millesimi, una straordinaria profondità e tenuta nel tempo. 


Prova ne è il Selenu 2014, prima annata entrata in commercio, figlia di un millesimo asciutto e luminoso caratterizzato da un'estate poco piovosa. A distanza di oltre dieci anni dalla vendemmia, il vino conserva un'integrità sorprendente: i richiami alla macchia mediterranea e alle erbe aromatiche si intrecciano a una scia salina che sembra non finire mai. Il sorso ha profondità, energia e una vitalità quasi commovente. Una grande annata, capace di mostrare quanto il Vermentino di Gallura sappia sfidare il tempo.

Serena Wines 1881 - Audace Blanc De Noir Extra Brut Metodo Classico


Audace è il Blanc de Noirs Extra Brut firmato Serena Wines 1881, nato da Pinot Nero coltivato sui Monti Lessini. Dopo diciotto mesi sui lieviti rivela eleganza, profondità e una vibrante mineralità vulcanica. 


Un Metodo Classico raffinato che apre un nuovo capitolo per la storica cantina di Conegliano.

Il Pipato 2025 di Arrigoni racconta l'anima eroica delle Cinque Terre


Da oltre un secolo la famiglia Arrigoni lega il proprio nome a due territori profondamente diversi, ma accomunati dalla stessa vocazione: la Toscana delle colline di San Gimignano e la Liguria affacciata sul Mediterraneo. Un percorso iniziato nel 1913, quando Gervasio Arrigoni, originario di Altopascio, comincia ad acquistare e commerciare i vini prodotti dai contadini delle Cinque Terre, frutto di una viticoltura già allora fatta di piccoli appezzamenti, lavoro manuale e pendii difficili da coltivare. Da quel primo legame con la Liguria la storia della famiglia attraversa le generazioni, fino ad arrivare oggi ad Andrea e Sara Arrigoni, quarta generazione alla guida delle due realtà di famiglia.



Oggi il progetto Arrigoni, grazie alla nuova generazione che prende il nome di  si sviluppa attraverso due realtà complementari, espressione di territori unici e di una filosofia comune: produrre vini capaci di raccontare il luogo da cui nascono. Nel cuore di San Gimignano, Pietraserena rappresenta l'anima toscana della famiglia. La tenuta si estende su circa 60 ettari, di cui 48 vitati, circondati da oliveti e bosco ceduo che contribuiscono alla tutela della biodiversità del territorio. Qui trovano piena espressione due grandi protagonisti della tradizione toscana: Vernaccia di San Gimignano e Sangiovese. Le vigne danno vita a etichette che sono diventate simbolo della tenuta, come Vigna del Sole, selezione di Vernaccia di San Gimignano DOCG il cui nome fu ispirato da Franco Zeffirelli durante le riprese di Fratello Sole, Sorella Luna, Cretula Vernaccia di San Gimignano Riserva DOCG, Caulio Chianti Colli Senesi DOCG e Poggio al Vento, storico cru aziendale dedicato al Sangiovese.

Andrea e Sara Arrigoni

Sulla costa ligure prende invece forma Rosadimaggio, il progetto con cui la famiglia Arrigoni interpreta la straordinaria complessità di un territorio sospeso tra mare e montagna, dai Colli di Luni fino alle Cinque Terre. La proprietà conta 18 ettari vitati, distribuiti tra le vigne di Sarzana e Castelnuovo Magra e gli spettacolari terrazzamenti affacciati sul mare tra Riomaggiore e Manarola. 


Un mosaico di parcelle dove roccia, vento e salsedine contribuiscono a definire il carattere dei vini. Vermentino, Bosco e Albarola sono le varietà che danno vita alle diverse espressioni liguri della famiglia, da Il Prefetto Colli di Luni Vermentino Superiore DOC a Tra i Monti Cinque Terre DOC Bianco, fino agli storici Sciacchetrà e Sciacchetrà Riserva e al Pipato, la selezione Cinque Terre DOC Bianco che abbiamo degustato nell'annata 2025, l'ultima in commercio.


Il vino, ottenuto da Bosco (60%), Albarola (20%) e Vermentino (20%), nasce dalla vigna Corniolo, una parcella straordinaria, scelta per la sua posizione a picco sul mare, dove ogni vendemmia diventa il risultato di equilibrio, pazienza e attenzione. Il nome del vino nasce da un curioso episodio raccontato dalla famiglia: un enologo toscano, profondamente innamorato delle Cinque Terre e del loro paesaggio, assaggiando il vino direttamente dalla vasca lo definì un vino "pipato dagli angeli". Una frase diventata memoria e identità.


La produzione segue la filosofia di Rosadimaggio: raccolta manuale in cassette, selezione accurata dei grappoli e una vinificazione pensata per preservare freschezza e fragranza. Ma al di là della tecnica, Pipato 2025 colpisce per ciò che riesce a evocare. Nel calice emergono profumi di agrumi, fiori bianchi, erbe mediterranee e una delicata impronta marina. Il sorso è luminoso, verticale, sostenuto da una piacevole sapidità che richiama il vento e il mare delle terrazze da cui proviene.