Verticale storica di Pergole Torte a Pigneto 1870

LE PERGOLE TORTE A PIGNETO 1870

Verticale d'autore: 8 annate storiche, 3 magnum, 16 bottiglie.

Giovedì 20 aprile 2017, Ore 20.30
Degustazione e Cena
Pigneto 1870
Via del Pigneto, 25 - Roma

Pigneto 1870, bistrot romano con una cucina fatta di scorribande fra tradizioni regionali e internazionali nato dalla passione dello chef Andrea Dolciotti e dell'imprenditore Massimo Gabriele, ospita giovedì 20 aprile 2017 un nuovo appuntamento con il mondo del vino.
Una verticale d'autore dedicata a Le Pergole Torte in abbinamento ai piatti dello chef Andrea Dolciotti: tartare di manzo con scaglie di tartufo, carbonara, costine di maiale in salsa barbecue. 

8 annate storiche, 3 magnum, 16 bottiglie. Questi i numeri dell’appuntamento con Le Pergole Torte di Montevertine, la prima realtà nel cuore del Chianti Classico a rompere gli schemi. Sangiovese al 100% per un vino che ha scritto la storia della viticoltura italiana.

Il vino è un ingrediente fondamentale per Pigneto 1870. La carta dei vini è una piccola ma ricercata collezione alla quale Massimo Gabriele e Andrea Dolciotti sono particolarmente affezionati. Il loro impegno sta nel mantenere sempre al centro del bistrot i fondamentali della cucina e dello stare in compagnia.

In degustazione:

Le Pergole Torte 1990 Riserva (magnum)
Le Pergole Torte 1994
Le Pergole Torte 1997 (magnum)
Le Pergole Torte 2001
Le Pergole Torte 2007
Le Pergole Torte 2008
Le Pergole Torte 2009 (magnum)
Le Pergole Torte 2010

Giorno: giovedì 20 aprile 2017 | Ore: 20.30

Costo: 180 euro a persona (verticale Le Pergole Torte e cena)

Prenotazioni: +39 06 7021 401 | +39 340 3420205

Quali sono i vini che generano più lavoro? Ce lo svela uno studio Coldiretti per Vinitaly 2017

Con un totale di 19,4 milioni di ore impiegate all'anno in provincia di Chieti è il Montepulciano d’Abruzzo Doc il vino italiano a dare maggiore lavoro a livello locale, davanti al Puglia Igt con 16,5 milioni nella provincia di Foggia e alla Doc Sicilia con 16 milioni di giornate in quella di Trapani. Questo il terzetto che risulta dalla prima analisi sui vini Doc e impatto occupazionale a livello provinciale diffusa dalla Coldiretti in occasione del Vinitaly, il salone internazionali dei vini e distillati, che si tiene a Verona fino al 12 aprile. 


Nella top ten stilata dall'associazione quarto posto per il lombardo Oltrepò Pavese Doc (14,2 milioni di ore di lavoro) davanti a un “collega” del Piemonte l’Asti Docg per produrre il quale ne servono “solo” 13,4 milioni insieme al Barbera d’Asti. Al sesto posto l'Amarone della Valpolicella Docg con 13,1 milioni di ore a Verona dove pesa anche il Soave Docg seguiti da un altro gioiello della regione che ospita il Vinitaly, il Prosecco Docg con 12,9 milioni di ore a Treviso. Ci sono poi i piemontesi Barolo Docg, Barbaresco Docg, Langhe Doc e Roero Docg a Cuneo (12,4 milioni di ore), il Gavi Docg ad Alessandria (10,9 milioni di ore), mentre a chiudere è il Castel Del Monte Doc pugliese, con 9,4 milioni di ore lavorate nella provincia di Bari dove di rilievo c’è anche il Puglia Igt.

Secondo l'analisi di Coldiretti, nel 2016 il vino ha offerto opportunità di lavoro ad un milione e trecentomila persone tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell'indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall'industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall'enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall'editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione.


Il Boca DOC 2011 di Vini Barbaglia è il Vino della settimana di Garantito IGP

Di Luciano Pignataro


Una azienda, la bellezza di un rosso che si esprime con assoluta finezza nel blend di nebbiolo e vespolina, quattro anni di affinamento prima di lasciare la cantina. 
E tanti anni da raccontare a chi saprà aspettarlo, anche se è difficile non berlo subito. Efficace sui piatti di tradizione, rinfrescante. Ma soprattutto elegante.

Salviamo l'Asprinio d'Aversa - Garantito IGP

di Luciano Pignataro


La Campania del vino vive un paradosso assurdo: l’Asprinio d’Aversa, il grande bianco celebrato da Soldati e Veronelli è di fatto a rischio di estinzione. Meno di centomila bottiglie tra pochissimi produttori: Magliulo, Masseria Campito, I Borboni, Salvatore Martusciello, Vestini Campagnano e Caputo.
Non è la prima volta che solleviamo il problema ma da allora la situazione non è migliorata, anzi, se possibile, è peggiorata dopo la vicenda della Terra dei Fuochi.
Il paradosso dell’Asprinio di Aversa, un bianco acido, fresco, alla base dell’unica tradizione spumantistica in Regione, è che stava decisamente in vantaggio rispetto agli altri bianchi campani. Un vino di territorio, profondamente legato all’Aversano, il volto bianco che faceva da contraltare a quello rosso del Falerno.

da sinistra) Gianfranco Iervolino, Peppe Guida, Alfonso Pepe

Eppure questo vantaggio è stato progressivamente perso a partire dalla metà degli anni 90 perchè l’Asprinio è stato cannibalizzato dalla Falanghina per quanto riguarda la fascia medio bassa di consumo (pizzerie e trattorie), dal Fiano e dal Greco per quanto riguarda il consumo in ristoranti importanti. Addirittura, nella stessa provincia di Caserta, dal Pallagrello Bianco. Insomma la stranezza di questa situazione è che nella grande cavalcata delle uve bianche che alla fine hanno caratterizzato la Campania vitivinicola nell’ultimo quarto di secolo, proprio l’Asprinio è rimasto indietro. E questo nonostante il fatto che ci siano aziende che ci credono con forza puntando esclusivamente su questo vitigno a bacca bianca. Un paio di estati fa Slow Food ha lanciato l’appello alla salvaguardia dell’alberata, il tipico sistema di allevamento della vite maritata ai pioppi. Un metodo ancestrale, che richiede una buona specializzazione da parte di chi lo porta avanti.

Per tutti l’Asprinio è sempre stato l’abbinamento ideale con la mozzarella di bufala, un riferimento territoriale obbligato come si insegna ai corsi per diventare sommelier. A maggior ragione, adesso che questo latticino ha di fatto scalzato il fiordilatte dalle pizze, l’abbinamento viene spontaneo.
Sostenere e riscoprire l’Asprinio d’Aversa, il bianco campano doc di grande tradizione che rischia l’estinzione: è stato questo dunque l’obiettivo della serata organizzata ad Aversa da Morsi & Rimorsi che ha visto insieme tre grandi maestri del gusto (il pizza-chef Gianfranco Iervolino, lo stellato Peppe Guida di Nonna Rosa – Vico Equense e il noto pasticciere Alfonso Pepe) per sostenere le ragioni dei produttori del grande bianco campano.


Otto le aziende vitivinicole presenti al focus che rappresentano tutta la produzione: Benito Di Costanzo, Caputo, Magliulo, Masseria Campito, Numeroso, Salvatore Martusciello, Tenuta Fontana, Vestini Campagnano.
“Riteniamo doveroso – ha affermato Gianfranco Iervolino – che l’alta cucina vada in soccorso delle produzioni autoctone del territorio. Del resto, aggiunge, l’abbinamento ideale per piatti a base di mozzarella, che è uno dei prodotti più tipici di queste zone, è proprio l’Asprinio di Aversa che in molti realizzano nella versioni spumante”.

Perfetto si è infatti rivelato l’abbinamento con le creazioni esclusive dei tre maestri del gusto per la serata da Morsi & Rimorsi e, in particolare, con la frittatina di Peppe Guida realizzato con bucatini del pastificio Dei Campi, friarielli, salsiccia e nduja e con la pizza “Nonna Rosa” che il padrone di casa, Gianfranco Iervolino ha voluto dedicare proprio  allo chef stellato riportando sul top della pizza gli ingredienti di un celebre piatto di Guida: crema di patate, baccalà, scarola riccia, zeste di limone, polvere di camomilla e peperone crusco.

La versione spumante ha accompagnato lo straordinario babà di Pepe e l’anteprima della sua Colomba. La serata, organizzata dalla Event Planet, è stata divisa in tre momenti: la presentazione dei produttori di Asprinio, la degustazione e, infine, la solidarietà: i titolari di Morsi & Rimorsi (insieme a Iervolino fanno parte della compagine societaria i fratelli Capece e Gianni Malinconico) hanno simbolicamente consegnato a don Ernesto Rascato della Diocesi di Aversa l’assegno da 2500 euro, pari al ricavato della vendita della pizza Aversana, che servirà a finanziare il restauro del mosaico del Cardinale Innico Caracciolo – Secolo XVII, opera di Pietro Bracci, sito nella Cappella del Sacramento della Cattedrale di Aversa.

Moser, una vita tra bicicletta e vino. Ah, il suo Trentodoc Brut Nature 2011 è molto buono!

Anche se avevo 10 anni ed ero un bambino me lo ricordo bene quel gennaio del 1984 perchè per due volte, tra il 19 e e il 23 gennaio, tutta l'Italia si era fermata col fiato sospeso per tifare ed esultare dopo l'impresa di Francesco Moser che, nell'arco di pochi giorni, a Città del Messico aveva battuto prima Eddy Merckx e poi se stesso stabilendo il nuovo record dell'ora a 51,151 km con l'ausilio dell'innovativa bicicletta on le ruote lenticolari 
Foto: Sky Sport
Mi ricordo bene il volto stralunato di Moser al termine di quella battaglia vinta a 33 anni pedalando ad 50 km/h di media, sento ancora nella mia testa le urla di gioia di Adriano De Zan e quello speaker che nell'area rarefatta della capitale messicana gridava incredulo "Va por la hora! Va por la hora!"

Foto: Ville&Casali
Capirete, cari amici, che per uno come me cresciuto col mito di Francesco Moser non è stato facile trattenere un filo di emozione quando pochi giorni fa da Pipero a Roma me lo sono trovato vicino, assieme ai suoi figli Carlo, Ignazio e al nipote Matteo, per la presentazione del Moser Brut Nature, ultimo nato della gamma aziendale assieme al Moser Rosé e al Moser 51,151.
I Moser al completo. Foto: Trentodoc
Già, cari amici, avete capito bene, i Moser producono anche ottimo vino e la tradizione vinicola di famiglia risale agli anni '50 quando in Val di Cembra, alle porte di Trento, Ignazio Moser inizia a coltivare la vigna cedendo poi le uve bianche, soprattutto Mueller Thurgau,  alle varie cantine della zona. La vera svolta arriva negli anni '70 quando i figli Francesco e Diego cominciano ad imbottigliare il proprio vino, soprattutto Teroldego, Chardonnay e Mueller Thurgau, per soddisfare le esigenze dell'agriturismo di famiglia. Col tempo, e il successo dell'iniziativa, arrivano i primi importanti investimenti che si concretizzano della realizzazione delle prime bottiglie di Trentodoc e il trasferimento nella nuova e moderna sede localizzata nella tenuta di Maso Villa Warth, un antico podere vescovile di origine seicentesca che dai suoi 350 metri s.l.m. si affaccia sulla città di Trento.
Maso Villa Warth
Oggi, grazie alla freschezza e all'energia di Carlo, Francesca, Ignazio e Matteo,  Cantine Moser gestisce circa 16 ettari di vigneto suddiviso in tre aeree trentine dalla particolare vocazione produttiva: il Müller Thurgau e lo Chardonnay crescono sui terrazzamenti di Giovo, in Val di Cembra, mentre sono terreni ideali per rossi corposi quali Cabernet Sauvignon, Merlot e Teroldego quelli di Sorni in prossimità di Lavis. La maggior parte delle vigne si trova nell’anfiteatro di Maso Villa Warth che accoglie Chardonnay, Moscato Giallo, Gewürztraminer e Riesling Renano quanto alle uve bianche, Pinot Nero e Lagrein per quelle rosse. L’identità produttiva di Cantine Moser è dichiaratamente trentina, ad iniziare da vini bianchi quali il Moscato Giallo, il Riesling, il Gewürztraminer, il Muller Thurgau o i rossi che propongono Teroldego e Lagrein. Ma è al Trentodoc che Cantine Moser guarda con particolare attenzione sopratutto oggi che è stato lanciato sul mercato il Moser Brut Nature, millesimo 2011, che nelle intenzioni dell'azienda va a posizionarsi al vertice della gamma.
Moser Brut Nature è un Blanc de Blanc da uve chardonnay prodotte in due diverse aree vitate della proprietà, posizionate in situazioni molto diverse tra loro: la prima a Maso Warth, che è anche sede dell’azienda, un anfiteatro di vigne ad un’altitudine di 350 metri di quota che si affaccia sul comune di Trento; la seconda in Valle di Cembra dove le altitudini sono molto più importanti, tra i 500 ed i 650 metri s.l.m. Si tratta di due bacini produttivi che consentono di unire il carattere e la pienezza delle uve coltivate a minor altitudine all’eleganza e ai profumi di quelle “di montagna”.



Le uve delle singole parcelle vengono vinificate separatamente con pressatura soffice, selezione del mosto fiore, fermentazione e affinamento in vasche di acciaio a temperatura controllata. Una volta individuate le microvinificazioni da destinare al Brut Nature si procede all’imbottigliamento e all’aggiunta del liquido di tiraggio. Inizia così il lungo periodo – minimo cinque anni - della maturazione in bottiglia. 
Degustandolo si capisce immediatamente che questo Trentodoc è ancora giovanissimo e gioca tutte le sue carte non sulla complessità, che arriverà in futuro, ma sulla sua sfrenata bevibilità amplificata dalla gradevole secchezza del vino il cui sorso, tagliente come una lama, è nettamente proporzionato in tutte le sue dimensioni. Il finale, nitido e decisamente minerale, è un plus da non sottovalutare.
Buona la prima ragazzi e, per il futuro, gambe in spalla e pedalare. E' il caso di dirlo, no?!

Di Filippo e il suo Grechetto IGT 2016 è il Vino della settimana di Garantito IGP

di Carlo Macchi

Lo dico subito così mi levo il pensiero: ne ho bevute sei bottiglie in sei giorni! 

Pesca, fiori, miele, solare e non eccessiva maturità. Bocca grassa e nello stesso tempo sapida, di ottima lunghezza. Cosa manca alla descrizione, la freschezza? E’ pure fresco!

Costa molto meno di 10 euro, famo a capisse…

Rifugio Scotoni: sciare, mangiare e bere in paradiso - Garantito IGP

Di Carlo Macchi

Mettetevi comodi perché questa storia parte da lontano, sia nel tempo sia nello spazio, quest'ultimo inteso proprio come chilometri da fare, naturalmente con gli sci.
Partiamo dal tempo: conosco Manuela Frenademetz (un cognome particolare in una terra di scatenati sciatori...) da quasi 20 anni, da quando mio figlio aveva poco più di un anno e, uscendo dal  "Residence Manuela" a La Villa, me lo mettevo sulle spalle e lo portavo a sciare con me tutto il giorno. Lui si divertiva come un matto, indicandomi quando curvare tirandomi o l'orecchio destro o il sinistro. 
La sera, molto stanchi (io più di lui), tornavamo nel residence e magari mi concedevo una birra al bar, dove Manuela mi parlava dell'idea di risistemare un vecchio rifugio in un posto meraviglioso tra le montagne. Quel rifugio si chiamava e si chiama Scotoni. 
Il Rifugio Scotoni si trova in un luogo meraviglioso, raggiungibile anche con un gatto delle nevi, ma il viaggio che farete leggendo queste righe andrà avanti solo con gli sci ai piedi. Naturalmente d'estate è molto più facile arrivarci, ma a noi le cose semplici non piacciono.


Quindi preparatevi ad una sveglia di buon ora, diciamo attorno alle 7.30 e dopo un'abbondante colazione siete pronti per prendere la cabinovia che da La Villa porta al Piz La Ila. Qui gli appassionati sciatori non possono non fare almeno due veloci discese sulla Gran Risa, quella meravigliosa pista dove ogni anno si svolge uno dei più famosi slalom gigante di coppa del mondo. Dopo esserci scaldati grazie ad una delle piste più belle del mondo torniamo al Piz La Ila e da lì, salendo e scendendo, arriviamo fino all'Armentarola. 
Armentarola??? Dove si trova la Siriola diranno i più informati! 
Magari, mentre aspettiamo il bus che ci porterà al Passo Falzarego, ho il tempo per fare (dopo averla ponderata per circa 15 anni) una brevissima e per niente positiva recensione di questo famoso ristorante. Correva l'anno 2002, avevamo gli euro in tasca da pochi giorni e il 7 gennaio (occhio alla data!) decisi di andare a cena alla Siriola con mia moglie. Le guide dei ristoranti uscite qualche mese prima davano come prezzo del menu degustazione 100.000 lire vini compresi. 



Ci sediamo in un ristorante praticamente vuoto (così rimase tutta la sera) e abbiamo una bruttissima sorpresa: apriamo il menu e leggiamo “Menu degustazione, 100 Euro.” In sette giorni avevano aumentato i prezzi del 100%, complimentoni! Non mi dilungo perché il bus per il Falzarego è quasi arrivato: prendemmo il menu "100%" e purtroppo scoprimmo che quella sera lo chef era in fase negativa perché non ci fu un piatto decente, addirittura i pani che ci portarono erano carbonizzati. Chiesi di parlare con il titolare che si negò, morale della favola pagammo 240 euro in due, con la chicca del caffè che costava “solo” 10 euro. Speriamo che da allora le cose siano cambiate.


Ma lasciamo i brutti ricordi della Siriola e montiamo sul bus che in dieci minuti ci porta al Passo Falzarego, a quota 2109 metri. Qui prendiamo la piccola funivia del Lagazuoi che in un balzo ci scarica a 2800 metri, dove il panorama toglie il fiato: da una parte le Tofane, più lontano il Cristallo e sulla destra si scorgono la Marmolada e il gruppo del Pordoi, e altre decine di picchi dove l'occhio si perde in lontananza. 

Se l'occhio si perde lo stomaco è ben presente e comincia anche a dare segni di vita. Scendiamo allora sulla facile pista che, verso sinistra, ci porterà allo Scotoni. Entriamo in una serie di valli silenziose, con austeri picchi secolari da vertigine da cui, se non fosse per la neve, ti aspetteresti di veder spuntare Sioux e Navaho. Niente indiani naturalmente, solo una pista che si dipana tranquilla fino ad un rifugio adagiato su un pianoro dove ti togli gli sci, ti siedi ai classici e rustici tavoli in legno (all'esterno se è bella giornata, altrimenti all'interno) e prepari il tuo stomaco ad una sostanziosa esperienza. Se siete all'interno date un'occhiata alla mensola del camino. 

Le magnum di Champagne o di Sassicaia non dimostrano solo il passaggio di numerosissime comitive di russi, ma che il locale ha una bella e fornita carta dei vini, dove dalla Toscana si passa ad altre regioni italiane dove i rossi nascono potenti e strutturati e si arriva sino in Francia.
Ma adesso pensiamo al menu: il locale è famoso per la griglia, fatta come dio comanda e soprattutto con prodotti come dio comanda: quindi non solo carni locali ma bistecche del Cecchini tanto per dare un'idea.


Un bel piatto di carni e verdure miste alla griglia vi farà toccare il cielo con un dito, ma il mio consiglio è di chiedere se hanno fatto le patate in tegame o addirittura i Rösti: in quel caso non perdeteveli.

Le porzioni sono sempre molto abbondanti e i calici pieni salgono verso la bocca che è una bellezza: sarà l'aria di montagna (siamo a 2000 metri) sarà la semplice bontà di quello che preparano ma alla fine vi sentirete sazi e felici. 
Se vi sentite troppo sazi nessun problema: Manuela ha attrezzato anche alcune linde camerette dove poter passare una splendida notte in alta quota, magari aprendo qualche altra bottiglia davanti al camino. Per chi invece vuol tornare a valle il conto non lo alleggerirà più di tanto, diciamo 30-35 euro vini e panorama compresi.

A proposito di panorama: non perdetevi la cascata di ghiaccio a pochi metri dal rifugio!
Un'altra cosa da non perdere, dopo qualche chilometro, quando la pista si farà piatta e dovrete fare gli ultimi 500 metri per arrivare agli impianti di risalita, sono i famosi “horselift”, cioè le slitte trainate da cavalli a cui vi accoderete e, attaccati ad una fune, fare l'ultimo pezzo di strada.
La sera sarete stanchi e felici, con negli occhi meravigliosi panorami e in pancia i gustosissimi piatti del Rifugio Scotoni, un pezzetto di paradiso gastronomico nel paradiso degli sciatori.
Rifugio Scotoni
Alpe Lagazuoi, 2 - 39030 San Cassiano
Tel. +39 0471 847330 

PERIODO DI APERTURA INVERNALE: 20.12.2016 - Chiusura da definire ma di solito attorno alla metà di aprile.

PERIODO DI APERTURA ESTIVO : 17.06.2017 - 01.10.2017


Tasting Alto Piemonte: per chi ama l'alt(r)o Nebbiolo l'appuntamento è a Novara!

Mancano pochi giorni all’atteso appuntamento con Taste Alto Piemonte, la manifestazione organizzata dal Consorzio Tutela Nebbioli dell’Alto Piemonte, con il patrocinio del Comune di Novara ed il supporto della Camera di Commercio, dell’Atl e della Fondazione del Castello di Novara. 


Durante le giornate di sabato 1 e domenica 2 aprile, in una location icona del territorio come quella del Castello di Novara, i produttori vinicoli delle quattro province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola si riuniranno per presentare alla stampa e al pubblico i grandi vini dell’Alto Piemonte. 

Attraverso banchi di assaggio e seminari tematici, a cui sarà possibile iscriversi sul sito eventbrite.it o con registrazione in loco, operatori ed appassionati di tutto il mondo potranno scoprire le eccellenze vinicole dell’Alto Piemonte approfondendo, grazie al contatto diretto con produttori ed esperti, la conoscenza delle 10 denominazioni: Boca DOC, Bramaterra DOC, Colline Novaresi DOC, Coste della Sesia DOC, Fara DOC, Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Lessona DOC, Sizzano DOC, Valli Ossolane DOC

La giornata di sabato dalle 11.00 alle 15.00 sarà riservata agli operatori di settore. A seguire, dalle 15.00 alle 20.00, si aprirà al pubblico con i banchi d’assaggio e i seminari dedicati alle diverse zone vinicole dell’Alto Piemonte, curati dall’Ais Piemonte (costo Euro 20 a persona). Il primo incontro si terrà alle ore 15.00 e illustrerà le caratteristiche dei vini delle Colline Novaresi, delle Coste della Sesia e delle Valli Ossolane mentre alle 17.00 sarà la volta di Lessona e Bramaterra. 

La domenica operatori e winelovers potranno accedere a Taste Alto Piemonte durante tutta la giornata (dalle 10.00 alle 20.00). Tre i seminari in programma: alle ore 11.00 un focus sui territori di Ghemme, Fara e Sizzano, alle 15.00 spazio ai vini di Boca e Gattinara e alle ore 17.00 grande degustazione di vecchie annate. Per quest’ultima il costo è di 25 Euro a persona. 

Da anni si sentiva la mancanza di una nostra anteprima - dichiara Lorella Zoppis presidente del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte - ma credo che Taste Alto Piemonte sia arrivato al momento giusto. Perché oggi la produzione vinicola dell’Alto Piemonte ha raggiunto livelli qualitativi d’eccellenza e noi produttori abbiamo acquisito la consapevolezza dell’appeal che le nostre denominazioni hanno per i consumatori nazionali e internazionali. Un potenziale testimoniato da un incremento delle esportazioni del 30%, registrato solo negli ultimi 5 anni. Attendiamo l’inizio di Taste Alto Piemonte con grande gioia e con la speranza che questa iniziativa possa dare ulteriore slancio alla crescita che sta vivendo il nostro territorio. Per questo ci tengo molto a ringraziare i numerosi produttori aderenti e i nostri sponsor, senza i quali non avremmo potuto realizzare questo fantastico evento: il Comune di Novara, la Camera di Commercio, l’Atl e la Fondazione del Castello di Novara, Igor Gorgonzola, Esseco, Ponti, Vh Italia Assicurazioni, La Stampa, Biscottificio Rossi, Ais Piemonte, Reale Mutua, SMS Radio, Valverde”. 

Un appuntamento col territorio da non perdere quello di Taste Alto Piemonte, dove ad accompagnare gli oltre 140 vini in degustazione, presentati dalle 45 aziende vinicole aderenti, ci saranno anche 15 aziende del settore food, in rappresentanza delle eccellenze gastronomiche locali. 

Orari di apertura al pubblico: 

SABATO 1 APRILE: dalle 15:00 alle 20:00 

DOMENICA 2 APRILE: dalle 10:00 alle 20:00 

Costo biglietto d’ingresso: BIGLIETTO GIORNALIERO PER PRIVATI: 15€ RIDOTTO PER SOCI AIS, FISAR, ONAV, ASPI, FIS, SLOW FOOD: 10€ (esibendo la tessera associativa) 

L’ingresso a Taste è gratuito (con registrazione in loco) per stampa e professionisti (titolari di ristoranti ed enoteche, distributori). Accesso ai laboratori/seminari su prenotazione e pagamento in loco o su www.eventbrite.it 


Il vino e le zone vitivinicole in Bulgaria

La Bulgaria è un paese in cui il tema vinicolo è sicuramente in primo piano. In effetti si rimane sorpresi nell'apprendere di come questo sia uno dei più antichi paesi produttori di vino: la produzione vinicola in Bulgaria risale ad oltre 3000 anni fa. 
 
La storia del vino in Bulgaria ha origine con gli antichi Traci, che introdussero l'agricoltura su larga scala, sviluppando anche vigneti e rudimentali aree di lavorazione e conservazione, le cantine. Gli scritti di Omero parlano dei vini della Tracia antica, come si può constatare dall'Illiade e l'Odissea. Spedizioni archeologiche hanno inoltre scoperto piatti, vasi e monete raffiguranti scene del consumo di vino in Tracia. Con l'arrivo dei Romani nei territori venne acquisite nuove tecniche di vinificazione e diversi documenti storici mostrano con quanta cura venivano categorizzate le varietà delle uve e dei vigneti. 
 
In Bulgaria le prime "leggi del vino" vennero introdotte nel II secolo d.C. dall'Imperatore Antonius Pius,  attraverso la proclamazione che i vigneti della Bassa Mizia (ora Bulgaria settentrionale) sarebbero stati protetti. La conversione al cristianesimo nel IX secolo ha  dato una nuova enfasi al  consumo di vino.
 
Da diverso tempo il Governo bulgaro odierno ha investo molto sul settore vinicolo e grazie a questo si è registrato un aumento sia della produzione che dell’esportazione. 
 
Sono in tutto cinque le zone vinicole bulgare. Ognuna di queste ha una propria peculiarità, che non si trova in nessuna delle altre.


Regione del nord:
La regione più a nord del territorio bulgaro si trova tra il fiume Danubio e i Balcani, da nord a sud, e da est ad ovest nelle terre della Valle Dobrudzhae, al confine con i territori della ex-Yugoslavia. I vini migliori di questa zona vengono prodotti soprattutto con uve rosse e bianche. Quelli rossi sono il Gamza, tipico del luogo, oppure Cabernet Sauvignon e Merlot; i bianchi più comuni sono invece Chardonnay, Riesling e Sauvignon Blanc. Qui vengono prodotti i migliori Suhindol e Rousse.

Grappolo di gamza
Regione orientale:
La regione orientale corre lungo le coste del Mar Nero, tocca a nord il confine con la Romania e a sud le coste che danno sulla Turchia. In questa regione vengono prodotti soprattutto vini provenienti da uve bianche. Vengono coltivate quasi tutte le uve bianche, più le locali Misket e Dimiat. Questi vini bianchi sono particolarmente speziati, soprattutto per chi non è abituato a questo genere di sapore, ma sono molto amati dai bulgari e dagli abitanti dell’est e del sud Europa.
 
Regione sotto i Balcani:
La regione sotto i Balcani si estende nelle valli presenti a sud dei Monti Balcani. Il micro clima presente in queste valli è unico nel suo genere. Qui vengono prodotti i famosi vini bulgari Sungurlare Misket e Sungurlare Eau de Vie. La particolarità dei vini bianchi prodotti in questa zona, vere e proprie specialità locali, sono le uve diverse che vengono usate. In questa zona sorge la famosa azienda vinicola Slavjantzi.


Regione meridionale:
La regione meridionale comprende tutta la Valle Tracina, che parte dai monti Balcani fino al confine greco. Il clima in questa parte del paese è quello tipicamente mediterraneo, dove vengono prodotte le uve per i vini Cabernet Sauvignon e Merlot. Nella Valle Tracian viene coltivata la migliore uva di tutta la Bulgaria, e i vini rossi che provengono da questa regione sono tra i più rinomati.


Regione sud occidentale:
La regione sud occidentale risente anch’essa delle influenze climatiche del Mediterraneo e comprende la Valle Struma conosciuta anche come Pirin Macedonia. Da qui arriva dell’ottimo Cabernet. Tra i vini più rinomati troviamo il Melnik, un vino molto robusto e aromatico da lasciare invecchiare per apprezzarne di più il gusto intenso e il rosè Keratzuda, che viene prodotto col nome di Kresna. La migliore cantina della zona è la Damianitza, che possiede delle riserve molto pregiate.

Fonte: www.bulgaria-facile.com
Foto:http://www.thewinestalker.net

Sole Uve 2011 - Le Velette è il Vino delle Settimana di Garantito IGP

Di Roberto Giuliani



Quando andai a trovare Corrado Bottai nel 2014, rimasi affascinato dalla vista della rupe dove sorge Orvieto. Anche il suo grechetto Sole Uve 2011 è notevole, si è evoluto magnificamente, mandorla amara, pesca matura, miele, agrumi e un’avvolgente nota fumé. In bocca è semplicemente superbo.


Villa Montosoli Rosso 2013 - Pietroso: l'altro sangiovese -- Garantito IGP

Di Roberto Giuliani

Ho incontrato molte volte di sfuggita Gianni Pignattai, ma non avevo mai avuto occasione di scambiare quattro chiacchiere con lui. L'occasione è arrivata a Benvenuto Brunello di quest'anno e, successivamente, a Terre di Toscana in Versilia. Conoscevo e ho sempre apprezzato sia il Rosso che il Brunello di Montalcino, ma non avevo ancora avuto un incontro con il Villa Montosoli.



Nato nel 2010 questa è la quarta vendemmia, non so quindi come fossero i precedenti ma posso dire che il 2013 è davvero grande. Parlando con Gianni ho saputo che il vigneto, che si trova nel punto più alto della storica collina di Montosoli a Montalcino, nel 2016 è stato totalmente spiantato, a malincuore, ma necessitava di un totale rinnovo, per poter impostare la vigna in modo più ergonomico, adottando fra l'altro il guyot al posto del tradizionale cordone speronato.

L'obiettivo è di ottenere in futuro un cru di Brunello e di ripartire anche con questo Igt. L'uvaggio con cui è stato ottenuto il Villa Montosoli, ha quasi un profilo chiantigiano, infatti ha una quota maggioritaria di sangiovese, a cui si accompagnano piccole percentuali di colorino, canaiolo nero, ciliegiolo e addirittura una minima quantità di trebbiano, ovvero tutto ciò che offriva questo appezzamento di circa un ettaro.


Ma veniamo al 2013, che si è giovato di una macerazione a temperatura controllata per circa tre settimane, con periodici rimontaggi e follature, la fase di maturazione si è svolta in tonneaux per due anni, a cui è seguito un periodo di alcuni mesi di affinamento in bottiglia.

Esaltante sin dai profumi, dove regnano note di rosa e viola, ciliegia matura, sottobosco, fogliame, radici, ginepro, cardamomo, sbuffi pepati. Il meglio arriva all'assaggio: un trionfo di sapori, un'energia tangibile che ti coinvolge ed emoziona, fatta di una miscellanea di frutta e spezie in perfetta armonia, la freschezza e un tannino di splendida fattura accentuano il piacere gustativo, in un finale quasi terroso, profondo e duraturo, con una chiusura di liquirizia e ciliegia davvero piacevolissima.

Azienda Agricola Pietroso di Pignattai Gianni
Podere Pietroso 257, 53024 Montalcino (SI)
tel./fax 0577 848573


La smentita di Walter Massa: "Nessuna joint venture con Farinetti e l'azienda Borgogno di Barolo!!"

La differenza tra un "si dice" e la ricerca della verità la fa una telefonata al diretto interessato, quel Walter Massa che può piacere oppure no ma al quale non possiamo addebitare il reato di "amicizia farinettiana" rivolgendogli vagonate di social-merda. Quale sarebbe la sua colpa? Essere vicino di casa della Borgogno? Aver attirato importanti investimenti nell'areale del Derthona V.B.? Prima dare risposte affrettate io, prima di tutto, mi leggerei attentamente quanto mi ha voluto riferire ieri Walter Massa.
Con questo prolisso comunicato intendo chiarire la posizione della mia azienda che e’ onorata di aver come prossimo collega di avventura e confinante di terreni l’azienda Borgogno di Barolo. I vigneti Massa dal 1879 sono della mia famiglia e oggi sono ancora serenamente posseduti al 50% da mia sorella Paola e per il resto dal sottoscritto, entrambi abbiamo competenze specifiche e ruoli ben chiari nella conduzione.Tra le altre cose, mai e stato preso inconsiderazione di variare l’assetto societario al di fuori della famiglia. Proprio per questo, dopo aver letto alcune notizie su internet, vorrei smentire categoricamente di aver in corso operazioni finanziarie, societarie, consulenze scientifiche e collaborazioni di vigna e cantina con la Borgogno, con la famiglia Farinetti, con Eataly. 
Ritengo l’azienda Borgogno strutturata, rodata con risorse umane ed intellettuali tali da per continuare a dare valore aggiunto all'economia italiana e, da oggi, contribuire a dare la giusta visibilità alle mie colline e valli, culla naturale del vitigno timorasso.Collaborare per noi vuol dire stare bene al mondo, con noi stessi e con gli altri. Quando uno scambio non reca negatività e può a chi dona e donar sollievo a chi lo riceve, perché non dare, negarsi e negarci.Approfitto di questo illogico polverone per esternare il mio pensiero per il prossimo futuro del vitigno timorasso, le strategie  e gli obiettivi del Derthona V.B.Ciao a tutti.
Walter Massa


Il mondo, tutto  sta cambiando….

Il mondo del vino sta cambiando alla velocità della luce…
Il vino sta cambiando il mondo, con consumi salubri, ludici, culturali… sempre più consapevoli, sempre meno da sballo
       …..con il vino si è capito che non si “deve mai essere “contro” ma “versus”, è la stessa roba, ma molto più fine, direi civile.
Il mio mondo , le mie colline tortonesi non sono mai cambiate, sono sempre state spremute, direi “munte” senza  riconoscenza per  4.000 anni,  pur con 4.000 anni di storia di agricoltura , di vigna e di cantina.
Io, per rispetto, forse amore verso di loro , 40 anni  or sono o forse più ho detto
…………………………………………………………………………………………..B A S T A SOPRUSI, MILLANTAZIONI, VIOLENZE, legge del taglione,………………………ce la debbo fare………………………………………………………
Io, sono stato fortunato e premiato……, dovrò pur essere riconoscente verso chi  pur essendo come me,  non ha avuto i miei privilegi; ho avuto un genoma su cui costruire un percorso imprenditoriale, enologico, culturale positivo.
Madre Natura e Sorella Cultura mi han dato un genoma da plasmare a mia immagine e somiglianza, ed io, non solo  parafrasando Erasmus da Rotterdam so che “il vino e’ il riflesso della mente”;
quel genoma si chiama TIMORASSO, che e’ il nome di un’uva che io coltivo dagli anni ottanta  con cui , meglio “da cui” ottengo un vino che per volontà popolare senza targhe ed essere taggato si chiama DERTHONA V.B.

Sono intervenuto nella coltivazione della vite, meglio, direi nella gestione del vigneto, nell’approccio in cantina mettendo a punto un protocollo di produzione che esalta l’interazione TERRENO TORTONESE E VITIGNO, poi la comunicazione, e li, colpo di fortuna all’ennesima potenza, la storia ci ha donato il nome DERTHONA V.B. per DIFENDERE il vino di uva timorasso ottenuto nella sua culla originale, le valli del Borbera, Curone, Grue, Ossona, Scrivia e Spinti.  Con 240 euro ho registrato il marchio all’ufficio brevetti  per la categoria merceologica Vini Spiriti e Liquori e questo nome contribuisce da 15 anni a comunicare al mondo e nel mondo la bellezza delle nostre colline, e  se per una parte troppo piccola, la gioia delle nostre colline, da un verso immensamente grande la tristezza, l’abbandono dei nostri villaggi.

In sintesi, la ricchezza dei cimiteri, la povertà dei battisteri.

Il derthona V.B. è da qualche lustro considerato tra i migliori vini bianchi d’Italia, risultato ottenuto nel Tortonese, con le uve di timorasso e prodotto da una squadra di aziende e di vignaioli autoctoni.
Questa alta considerazione può risultare sorprendente per i “normali”, ma non appagante per chi vuole, per chi sa, per  chi può osare……perché  crescita e dialogo vanno a braccetto per portare sorrisi, cultura, economia, appartenenza in tutto il territorio tortonese, direi italiano.
Noi, e quando scrivo NOI, intendo i vignaioli, i viticoltori, gli imprenditori vinicoli, la cantina cooperativa di Tortona che,  tutti tortonesi fino al midollo abbiamo dimostrato che si puo’….

Oggi si “deve” fare il salto per dimostrare e collocare il vino derthona nell’olimpo dei piu’ grandi vini  bianchi del mondo.

Non e’ detto che vinca anche questa partita, quella che darà anche senso quantitativo alla mia vita, ma è dovere, e per rispetto all'umanità che devo, dobbiamo provarci.
La  Scuderia Ferrari, icona del made in Italy, dopo una partenza a fine anni '40 con tecnici, meccanici, piloti italiani, per essere competitiva verso Lotus, McLaren, Mercedes, Williams e C. ha assunto, piloti, manovalanze e tecnici anche stranieri, per un certo periodo anche il portavoce.
L’internazionale F.C., per ritornare sul trono d’Europa  45 anni dopo, ha dato ad un’allenatore portoghese una rosa di calciatori cosmopoliti e multirazziali.
Il mio tortonese per affrancarsi nel salotto buono del vino mondiale, ossia nelle migliori enoteche, sulle carte vini dei ristoranti che pagano e contano,  nelle più importanti cantine private del mondo e battuto alle aste del vino in tutti i continenti deve crescere.
Il mio tortonese da sempre coltiva in maniera significativa 7 cultivar da sempre presenti sulle colline e coltiva ancora  circa 2.000 ettari di vigneto, negli anni '50 erano oltre 5.000.
5000 ettari di grandissima potenzialità per uve bianche e nere a disposizione dell’umanità da bere, e delle imprese da coltivare, per produrre uva, vino, ma su tutto P.I.L.
Senza andare in Portogallo, Francia, Brasile, Germania, Inghilterra, il tessuto umano del tortonese si e’ arricchito innestando la conoscenza, la cultura, l’amicizia, la rodata struttura di tre aziende piemontesi.  eccoci pronti a partire verso mete, che farebbero felice Martin Luther King,  la realizzazione di un sogno.

Una serie di concause, tra cui anche una anche triste, ha fatto sì che tre aziende piemontesi con vigne e cantine in Langa e Monferrato, con  presenza commerciale in oltre 50 nazioni al mondo investissero nel tortonese, coltivando il timorasso e ampliando  la loro  prestigiosa gamma con la referenza Derthona V.B.

Le tre aziende in rigoroso ordine alfabetico sono: Borgogno di Barolo, la Ghersa di Moasca, Alfredo e Luca Roagna, di Barbaresco.

Io rimango nella mia bergere di Monleale, correndo nelle mie vigne, nella mia cantina, e partecipando a tutti i consessi del vino che mi vorranno, con la libertà produttiva, imprenditoriale e culturale che mi ha accompagnato per oltre 40 anni di vita produttiva, con altri sogni, come poter portare gente di tutte le etnie a parlare DIALETTO tortonese sulle colline tortonesi, perché con i se, i ma, le cinture di castita’ e le vessazioni ed i preconcetti abbiamo toccato il fondo.

Intanto, il genoma del timorasso interessa altri territori, spero non ci credano per moda, ma per qualità e forza espressiva. Spero che chi comunicherà il frutto di queste nuove interazioni abbia la cultura, la saggezza di comunicare il vitigno tra gli ingredienti perché a furidi comunicare il vino con gli ingredienti e non con il territorio, delocalizzeremo in altri continenti  pure vigneti ed a questo punto sarà la fine della nostra agricoltura, quella etica. Rimarrà quella estetica, ma per rimediare gli sbagli quella epica non e’ sempre a disposizione.

Sveglia ITALIA.

Walter Massa