Gli "château" americani fanno arrabbiare i francesi!

Non è sicuro ancora ma un'altra certezza nel campo del vino sta rischiando di saltare. La menzione "château" che fino ad ora era usata solo per i Bordeaux  francesi potrebbe non essere più esclusiva di questa tipologia di vino visto che nella Ue si sta discutendo di far utilizzare questo termine anche ai vini ''made in Usa'' prodotti con vigneti coltivati in loco e venduti in Europa.

I francesi come l'hanno presa? Maaaaaaaaaaaaaaaaaaaaleeeee, sono proprio incazzati come bisce e, a pensarci bene, tutti i torti non ce li hanno visto che la cosa potrebbe generare confusione e distorsione della concorrenza. Infatti, la menzione "château" in ottica americana comprenderà i vini la cui uva proviene da tutto il paese e fino al 25% dall'estero. In Francia, invece, tutte le uve devono provenire dalla proprietà. Semplice capire come i costi di produzione siano diversi.

Fonte: Myluxury.it

Bernard Farges, presidente del Sindacato dei viticoltori dei Bordeaux,  ha tuonato contro l'ipotesi in quanto "l'Euorpa avrebbe permesso agli americani di usare il nome "château" in cambio della possibilità per la Francia di vendere  vino da tavola negli Stati Uniti. Questo non è accettabile. Non svendiamo il nostro patrimonio per un vino da tavola che, oltre ad averne poco, lo dovremmo vendere a prezzi affatto competitivi vista la concorrenza di paesi come il Cile che hanno costi del lavoro molto più bassi". 

I francesi, ovviamente, non si danno per vinti anche se Le Foll, Ministro dell'Agricoltura, ammette che "la Francia è un pò isolata su questo tema".

Fonte: Myluxury.it

Sapete quali sono gli unici paesi che daranno supporto alla Francia? Spagna, Ungheria e.....Italia!! Sì proprio noi anche se, in un'Europa a 27 paesi, sarà difficile anche nel futuro contare qualcosa. 

Vedo che l'Unione Europa, non solo sul vino, sta adottando regolamenti molto larghi e il rischio, col passare del tempo, è non fare incazzare solo i francesi. 

A quando un Brunello made in China?

Tre Bicchieri 2013 Alto Adige Gambero Rosso

Alto Adige Cabernet Sauvignon Cor Römigberg 2008 Lageder
Alto Adige Cabernet Sauvignon Lafòa 2009 Colterenzio
Alto Adige Gewürztraminer Flora 2011 Cornaiano
Alto Adige Gewürztraminer Kastelaz 2011 Walch Elena
Alto Adige Gewürztraminer Nussbaumer 2011 Cantina Termeno
Alto Adige Lagrein Abtei Muri Riserva 2009 Muri Gries
Alto Adige Lagrein Riserva 2009 Griesbauerhof
Alto Adige Lagrein Taber Riserva 2010 Cantina Bolzano
Alto Adige Meranese Schickenburg Graf von Meran 2011 Cantina Merano
Alto Adige Moscato Giallo Passito Serenade 2009 Caldaro
Alto Adige Pinot Bianco Anna Turmhof 2011 Tieffenbrunner
Alto Adige Pinot Bianco Sirmian 2011 Nalles Magré
Alto Adige Pinot Bianco Tecum 2010 Castelfeder
Alto Adige Pinot Grigio Anger 2011 San Michele Appiano
Alto Adige Pinot Grigio Windegg 2011 Brigl
Alto Adige Riesling Berg 2011 Niedrist
Alto Adige Santa Maddalena Classico Antheos 2011 Waldgries
Alto Adige Terlano Pinot Bianco Vorberg Riserva 2009 Terlano
Alto Adige Val Venosta Riesling 2011 Castel Juval
Alto Adige Val Venosta Riesling 2011 Falkenstein
Alto Adige Valle Isarco Pinot Grigio 2011 Köfererhof
Alto Adige Valle Isarco Riesling Kaiton 2011 Kuenhof – Peter Pliger
Alto Adige Valle Isarco Riesling 2011 Strasserhof
Alto Adige Valle Isarco Sylvaner Praepositus 2011 Abbazia di Novacella
Alto Adige Valle Isarco Veltliner 2011 Röck
Vigneto delle Dolomiti Bianco 2011 Baron Widmann

Nuovi mestieri: selezionatore di vini per il Playboy Wine Club

Probabilmente piattaforme gratuite come Youporn hanno messo in ginocchio l'editoria sexy e così anche lo storico marchio Playboy cerca nuove strade per far soldi.

La scelta, ma guarda un pò, è caduta sul mondo del vino e così è nato il primo e unico Playboy Wine Club, una sorta di portale on line dove, anzichè oggettini sexy, vengono venduti vini. Possiamo dire che è nata la prima sexy enoteca al mondo? E diciamolo!!


Spulciando tra le varie parti del sito, all'interno della sezione About Us, si legge che il marchio del coniglietto si propone come obiettivo primario di vendere non solo vini di Paesi emergenti ma anche, e soprattutto, prodotti da zone sconosciute del mondo. Volete i vini di Walla Walla? Volete conoscere se ci sono vignaioli francesi degni di nota al di fuori delle "solite" zone come Borgogna e Bordeaux? Ecco, questi qua ci dicono che se vogliamo vini incredibili e senza compromesso dobbiamo seguire il sito e comprare le loro proposte.

Cavolo, l'Italia non è considerata!!! Vuoi vedere che cercano vini particolari e "senza compromessi" anche da noi? Ora mi candido per diventare il loro referente, magari una romanella de Frascati Riserva Polverini me la comprano pensando sia un vino trendy. 

Ah, il primo "wine scout" italiano selezionato, dicono, vince 12 bottiglie di Mistery Red Wine e Mistery White Wine della selezione "Playboy Blind Date"....


Il vino dell'Etna a Roma: piccoli appunti di degustazione

I vignaioli dell'Etna sono sbarcati a Roma grazie ancora a Tiziana Gallo che a Roma, cominciando dai Vini Naturali, organizza sempre degustazioni di grande interesse.

Devo dire che la curiosità di partecipare all'evento era tanta, ero curioso di capire la strada che sta intraprendendo questa tipologia di vino che, osannato da alcuni come il Borgogna italiano, ha sofferto un pò del paragone visto che, tranne rare eccezioni, nel lungo periodo non ha mai offerto le risposte che ci si aspettava.

Ma che territorio è quello dell'Etna, una delle più antiche DOC italiane (1968)? 

L'area di produzione interessa parte del territorio dei comuni di Aci, Sant'Antonio, Acireale, Belpasso, Biancavilla, Castiglione di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Mascali, Milo, Nicolosi, Paternò, Pedara, Piedimonte Etneo, Randazzo, Sant'Alfio, Santa Maria di Licodia, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea, sulle pendici dell'Etna, in provincia di Catania.


I vitigni, coltivati ad alberello su terreni sabbiosi di origine vulcanica, sono piantati fino ad oltre 1000 metri di altezza, una viticoltura spesso eroica che, anno dopo anno, anche per via del clima sempre più caldo, cerca nuovi spazi scalando quel vulcano che i siciliani chiamano a' Muntagna.

Il patrimonio ampelografico è estramamente interessante e, per quanto riguarda le uve a bacca bianca, è costituito prevalentemente da vitigni anche centenari come il carricante ed il cataratto, le due principali uve con cui si producono le due Doc Etna Bianco ed Etna Bianco Superiore. Più rara è la Minnella bianca.

L'Etna Rosato Doc e l'Etna Rosso Doc, invece, è costituito da due storici vitigni autoctoni come il nerello mascalese e il nerello cappuccio.

Fatta questa premessa un pò didattica, devo dire la degustazione è stata di ottimo livello, nell'areale dell'Etna Doc ci sono aziende estremamente valide con punte di assoluta eccellenza. Di seguito, gli appunti di degustazione dei migliori assaggi

Graci: dei dui vini presentati mi ha colpito moltissimo l'Etna Rosso Doc Quota 600, un nerello mascalese in purezza che colpisce per la sua mediterranea complessità accompagnata da tocchi di fiori viola. Ottimo per equilibrio e persistenza.


Foto: Andrea Federici

Valcerasa: la prima menzione speciale è per il loro l'Etna Bianco Doc 2009 che sprizza territorialità da tutti i pori con un quadro gustativo dove spicca la sapidità del terreno. Il sorso salato dell'Etna. Altra segnalazione per l'Etna Rosso Doc 2007, un mix di frutta rossa e macchia mediterranea che conquista subito il palato..e l'animo

Girolamo Russo: per me una delle sorprese della giornata. a' Rina, Feudo e San Lorenzo (nerello mascalese con piccola percentuale di cappuccio), tutti annata 2010, rappresentano vini di un livello qualitativo medio pazzesco. La mia preferenza va al San Lorenzo, il Cru aziendale, che mostra una profondità intrigante fatto di frutta nera croccante, fiori, spezie e mineralità vulcanica. Fresco, lungo, sapido, inarrestabile.


Foto: Andrea Federici

Tenuta di Fessina: oltre al solito grande Musmeci 2008, volevo segnalare l'Etna Bianco Doc a' Puddara 2010, un esempio di come il Carricante in Sicilia può venire davvero elegante e leggiadro. Ottimo anche il Nakone, uno chardonnay in purezza sapido e fresco che diverge da certe tipologie che possiamo trovare nella stessa isola. A buon intenditor poche parole...

Benanti: l'Etna Bianco Superiore Doc Pietramarina 2008, uno dei grandi vini bianchi italiani, è talmente giovane e citrino che alla cieca non lo piazzerei in Sicilia. Il vero marchio di fabbrica di Benanti è stato invece l'Etna Rosso Doc Serra della Contessa 2004 un vino grandioso che fa comprendere le reali potenzialità dei vari nerello se coltivati ed amati come si deve. Ferroso, mentolato, speziato, bastava un sorso per essersi ripagato l'ingresso.

Feudo Cavaliere: altra azienda a me sconosciuta che invece si è rivelata di grande interesse. Da segnalare il Etna Rosato Doc Millemetri 2010 dal sorso sapido e terroso e l'Etna Rosso Doc Millemetri 2008 dal carattere austero, quasi oscuro, che incanta per la sua scia minerale nell finale di beva.

Passopisciaro: chapeau a questa azienda che ha mi ha incantato con i suoi due vini in degustazione. Il primo, Sicilia IGT Rosso Passopisciaro 2010, è un nerello mascalese in purezza da vecchie vigne che sa di frutta rossa e macchia mediterranea e che conquista il palato per la sua estrema bevibilità. Il Contrada P 2010, da una piccola parcella posta in contrada Porcaria, aggiunge al precedente profondità, mineralità, eleganza e persistenza record. Un vino da ricordare.


Foto:Andrea Federici

I Vigneri di Salvo Foti: anche in questo caso la linea dei vini presentati era di grande livello ma la mia menzione speciale va al Sicilia Rosato IGT Vinudilice 2010 da uve alicante, grecanico, minnella e altre poste ad una altezza di 1.300 metri. E' un rosato spaziale, non convenzionale, una porzione di anima di Sicilia in rosa.

I Custodi delle Vigne dell'Etna: anche se forse l'annata non lo valorizza al massimo, l'Etna Bianco Doc Ante 2010, da uve carricante, grecanico e minnella, rappresenta sempre un gran bel bere. Si propone con toni agrumati, mimosa, erbe mediterranee fresche e sapidità marina. Bocca fresca, intensa, minerale.

Ho saltato, per questione di tempo altri interessanti vignaioli tra cui l'azienda agricola Calcagno e, a giudicare da quello che leggo in internet,  la mia mancanza non ammette perdono. Spero di rifarmi in futuro. Alla prossima!


Gruppo Enoroma


Tre Bicchieri 2012 Veneto Gambero Rosso

Vallée d'Aoste Chambave Muscat Flétri 2010 La Vrille
Vallée d'Aoste Chardonnay Elevé en Fût de Chêne 2011 Anselmet
Vallée d'Aoste Chardonnay Cuvée Bois 2010 Les Crêtes
Vallée d'Aoste Petite Arvine 2011
Ottin Vallée d'Aoste Petite Arvine 2011 Chateau Feuillet
Vallée d'Aoste Pinot Gris Elevé en Barrique 2010 Lo Triolet

Il blog non è una testa giornalistica. Lo dice la Corte di Cassazione, capito!!!?!?

Una sentenza storica su un argomento che sta provocando da anni polemiche continue ha stabilito proprio in questi giorni che i blog non sono un prodotto editoriale e quindi non sono equiparabili alla stampa clandestina.
 
La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi in merito al caso del sito accadeinsicilia.net (ormai chiuso dal 2004) curato dallo storico siciliano Carlo Ruta. Il blogger aveva dovuto rispondere di un’accusa del procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera per alcuni commenti giudicati diffamatori pubblicati sul suo blog. Il blog era stato giudicato “stampa clandestina”  in ben due gradi di giudizio, facendo riferimento alla legge sulla stampa numero 47 del 1948 che obbliga le testate giornalistiche ad iscriversi in Tribunale. A sei anni dalla prima condanna il giudizio è stato capovolto. E a sentire i motivi che hanno portato a questa decisione sembra incomprensibile come si sia dovuti arrivare in cassazione. 

I giudici, infatti, hanno  preso in considerazione l’articolo 1 della legge 47/1948 che considera “stampe o stampati tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisici, in qualsiasi modo destinati alla pubblicazione” e hanno spiegato che “Ai fini della sussistenza in senso giuridico del prodotto stampa necessitano due condizioni: un’attività di riproduzione tipografica e la destinazione alla pubblicazione del risultato di tale attività“.
Detto questo, continuano i giudici “il giornale telematico non rispecchia le due condizioni ritenute essenziali ai fini della sussistenza del prodotto stampa. La normativa di cui alla legge 7 marzo 2001, n. 62 – inerente alla disciplina sull’editoria e sui prodotti editoriali – ha introdotto la registrazione dei giornali online soltanto per ragioni amministrative ed esclusivamente ai fini della possibilità di usufruire delle provvidenze economiche previste per l’editoria.


In pratica, se non si vogliono ricevere contributi all’editoria non si è in obbligo, come testata telematica, alla registrazione presso il Tribunale.
Con questa sentenza Carlo Ruta non dovrà pagare i 150 euro di ammenda, ma la vittoria ha una portata ben più ampia rispetto alla pena pecuniaria evitata.  Come fa notare l’avvocato di Carlo Ruta Giuseppe Arnone: “Questa sentenza, motivata con chiarezza ed essenzialità, è un fatto di portata straordinaria. Abbiamo ottenuto un risultato enorme per la libertà d’informazione, che è un cardine della democrazia. Ora, siamo più liberi ed Internet è riconosciuto come strumento fondamentale per un esercizio maturo dei diritti d’informazione e di espressione.”
Ha poi fatto sottolineato come questa sentenza “susciterà sconcerto negli ambienti che mirano a limitare la libertà sul web, perché è difficile che ne sfuggano le implicazioni ed il valore democratico che spero si traducano in una legge“.

Fonte: Peeplo

Tre Bicchieri 2013 Abruzzo Gambero Rosso

Montepulciano d'Abruzzo Cocciapazza 2009 Torre dei Beati
Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane Adrano 2009 Villa Medoro
Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane Zanna Riserva 2008 Illuminati
Montepulciano d'Abruzzo I Vasari 2009 Barba
Montepulciano d'Abruzzo Cagiòlo Riserva 2009 Cantina Tollo
Montepulciano d'Abruzzo Podere Castorani 2008 Castorani
Montepulciano d'Abruzzo Spelt 2008 La Valentina
Pecorino 2010 Cataldi Madonna
Pecorino 2011 Tiberio
Trebbiano d'Abruzzo Marina Cvetic 2010 Masciarelli
Trebbiano d'Abruzzo Vigna di Capestrano 2010 Valle Reale
Trebbiano d'Abruzzo 2007 Valentini

Tre Bicchieri 2013 Friuli Venezia Giulia Gambero Rosso

Arbis Blanc 2010 Borgo San Daniele
Capo Martino 2010 Jermann
Cof Bianco Biancosesto 2011 La Tunella
Cof Bianco Illivio 2010 Felluga Livio
Cof Friulano 2010 Meroi
Cof Rosazzo Bianco Ellegri 2011 Ronchi di Manzano
Cof Rosso Sacrisassi Rosso 2010 Le Due Terre
Cof Sauvignon Zuc di Volpe 2011 Volpe Pasini
Cof Veduzzo Friulano Cràtis 2009 Scubla
Cof Veduzzo Friulano Crei 2010 Sara e Sara
Collio Bianco Broy 2011 Collavini
Collio Bianco 2011 Colle Duga – Damjan Princic
Collio Friulano Manditocai 2010 Livon
Collio Friulano Zegla Riserva 2008 Keber Renato
Collio Friulano 2011 Kitzmüller Thomas
Collio Friulano 2011 Toros
Collio Malvasia Vigna Runc 2011 Il Carpino
Collio Malvasia 2011 Princic Doro
Collio Malvasia 2011 Raccaro
Collio Malvasia 2011 Ronco dei Tassi
Collio Pinot Bianco 2011 Castello di Spessa
Collio Pinot Grigio 2011 Russiz Superiore
Collio Sauvignon Ronco delle Mele 2011 Venica
Friuli Isonzo Pinot Grigio Gris 2010 Lis Neris
Friuli Isonzo Sauvignon Piere 2010 Vie di Romans
Ograde 2010 Skerk
Prulke 2010 Zidarich

Slow Wine 2013 e il Chianti Classico

Le anticipazioni toscane si aprono con il Chianti Classico. Territorio vasto, complesso che abbiamo percorso in lungo e in largo per cercare di offrire a voi lettori e appassionati un quadro enologico più che esaustivo. Il risultato di tale lavoro è sintetizzato bene da un dato fortemente esplicativo: il Chianti Classico è il territorio che ha raccolto più riconoscimenti complessivi nella Guida Slow Wine 2013, se si considera il numero di cantine recensite.


Molteplici sono i motivi di questo dato che può sorprendere se pensiamo alla non facile situazione economica di questo territorio. E invece il valore economico sembra avere segno opposto a quello viticolo che ormai, dall'inizio della nostra avventura solista nella critica enologica, sembra vivere una splendida crescita.

Una delle cause della nostra inclinazione è sicuramente l'attenzione verso un approccio sostenibile alla viticoltura, favorita da un territorio fortemente vocato dove la biodiversità ha ancora un ruolo di primo piano.

Panzano in Chianti vede tutte le sue Chiocciole confermate. Castello dei Rampolla, Fontodi, Le Cinciole, Monte Bernardi: aziende che hanno fatto di Panzano, da noi promosso "comune" per merito della viticoltura chiantigiana, un'enclave di grande valore naturale ed enologico. Ma attenzione alle piccole realtà, segnalate come Monete, vale a dire Il Palagio e il Vallone di Cecione, da sempre radicate nella Conca d'Oro e testimoni del valore dell'agricoltura reale, oltre le mode e le tendenze. Ma la sensibilità ecologica non è solo una prerogativa "panzanese": anche Gaiole in Chianti, che vede un'altra Chiocciola aggiungersi a Riecine; è Badia a Coltibuono che da sempre unisce l'eccellenza dei suoi vini con il rispetto del territorio.

In termini di novità abbiamo voluto premiare con il nostro massimo riconoscimento anche Isole e Olena il cui fondatore Paolo de Marchi ha da sempre creduto nelle potenzialità di questo territorio. Ecco, infatti, un'altra motivazione alla nostra predilezione il Chianti Classico. La bontà dei vini prodotti. Come i vini di Montevertine, che, di consueto, ci hanno stupito per senso di appartenenza e assoluta finezza. È proprio Radda in Chianti uno dei territori che negli ultimi anni si sta affermando come splendido terroir. Accanto a Val delle Corti di Roberto Bianchi e Caparsa di Paolo Cianferoni, Chiocciole inossidabili, sottolineiamo la Bottiglia a Monteraponi del giovane Michele Braganti. Pur giovane, questa azienda si è resa protagonista di un'ascesa qualitativa senza precedenti e ogni vino prodotto rappresenta un sorso cristallino di territorio.

Paladine del territorio, esaltato attraverso l'approccio biologico condiviso, sono le altre due Chiocciole: la Fattoria di Rodàno, a Castellina in Chianti, Corzano e Paterno a San Casciano Val di Pesa e Fèlsina a Castelnuovo Berardenga.

Abbiamo parlato di approccio sostenibile ed eccellenza produttiva. Ma un altro motivo dell'amore che ci lega a questi luoghi è rappresentato dal fatto di trovare vini splendidi a prezzi giusti. Bandini Villa Pomona a Castellina in Chianti e Castello della Paneretta nel comune di Barberino Val d'Elsa sono, forse, i casi più lampanti. Provare per credere. A loro e ai già citati Il Palagio e Vallone di Cecione, si uniscono Bibbiano a Castellina in Chianti e I Fabbri, situata in quella splendida area che è Lamole, nel comune di Greve in Chianti.
Lamole è un territorio splendido e l'ingresso dell'azienda Castellinuzza, insieme a I Fabbri, alla Fattoria di Lamole e a Castellinuzza e Piuca, rappresenta il nostro omaggio a un territorio che vale la pena visitare non solo per i suoi vini, qui il Chianti Classico ha una delle sue culle, ma anche per un paesaggio senza uguali.

Tra i nuovi ingressi segnaliamo in quel di San Casciano, Montesecondo, che promette molto bene e la cui naturalezza espressiva dei vini sembra abbia trovato una correttezza formale adeguata.

Ecologia, qualità, prezzo e capacità di trasmettere l'essenza di un territorio sono state le nostre direttrici nella scelta delle aziende e dei vini da segnalare. Insomma una situazione di bellissima complessità difficilmente riassumibile in modo univoco che giustifica, se ancora una volta ce ne fosse bisogno, la nostra scelta di dare più chiavi di lettura al nostro pubblico.

Vini Slow

Chianti Classico 2010 - Badia a Coltibuono
Chianti Classico 2010 - Bibbiano

Chianti Classico 2010 - Buondonno
Chianti Classico 2010 - Vallone di Cecione
Chianti Classico 2010 - Villa Pomona
Chianti Classico 2009 - Le Cinciole
Chianti Classico 2009 - Riecine
Chianti Classico 2009 - Val delle Corti
Chianti Classico Il Campitello Ris. 2009 - Monteraponi
Chianti Classico Borro del Diavolo Ris. 2008 - Ormanni
Chianti Classico Caparsino Ris. 2008 - Caparsa
Montevertine 2009 - Montevertine
Terrine 2006 - Castello della Paneretta

Tanti "base" in questa lista, perché ci piace segnalare vini dal prezzo abbordabile, ma dalle qualità organolettiche eccelse. E secondo noi il Chianti Classico è proprio la denominazione che riesce a regalarci queste perle uniche. Vini che spesso e volentieri costano in enoteca meno di 20 euro, ma che in degustazione si comportano spesso e volentieri molto meglio di etichette ben più care. Sia Montevertine sia il Terrine sono due Supertuscan che contemplano la presenza di soli vitigni autoctoni e parlano il linguaggio di questa magnifica terra.

Vini Quotidiani

Chianti 2010 - Fattoria San Pancrazio
Chianti Classico Olinto 2010 - I Fabbri
Chianti Classico 2009 - Villa Montepaldi
Chianti Monrosso 2010 - Monsanto

Spendiamo volentieri una parola su Monsanto, che oltre a produrre grandi vini di fascia alta ci sa deliziare anche con un "base" di altisismo livello organolettico. Un plauso a Laura Bianchi che conduce, con il padre Fabrizio, questa splendica cantina, che quest'anno ha festeggiato anche i 50 anni di vendemmie.

Grandi Vini

Castello San Sano Borro al Fumo 2008 - Rocca di Castagnoli
Cepparello 2009 - Isole e Olena
Fontalloro 2009 - Fèlsina
Pergole Torte 2009 - Montevertine

Il Borro al Fumo è alla sua prima uscita: un vino realizzato seguendo la vecchia ricetta di Bettino Ricasoli, che contempla la presenza anche della malvasia bianca. Un vino strepitoso. Su livelli altissimi i "soliti" Cepparello e Fontalloro. Per chi ci chiederà come mai Pergole Torte è Grande Vino, ricordiamo che da quest'anno i Vini Slow devono rispondere anche a un criterio di rapporto tra la qualità e il prezzo ben preciso, che il Pergole Torte, pur non costando certo uno sproposito (tanti vini italiani sono più cari e molto meno buoni...) non può vantare.

Sorsi di Chianti Classico

L'AIS Roma ha riaperto l'anno accademico portando nella capitale una nutrita truppa di produttori chiantigiani che hanno presentato al fino troppo nutrito pubblico romano le ultime annate in commercio.

Purtroppo questo tipo di degustazioni a banchi di assaggio, con tanto di folla sgomitante alla ricerca dell'aperitivo fighetto, non mi hanno permesso di avere una panoramica completa dell'offerta enologica della serata. Anzi, posso dire che mi è andata di culo se sono riuscito ad approfondire cinque/sei produttori sui cinquanta presenti per cui, di seguito, le note di degustazione sono estremamente parziali e riguardano solo la mia personale selezione chiantigiana.

Chianti Classico "Coltassala" 2008 - Castello di Volpaia (sangiovese e mammolo): da un solo vitigno posto a 450 metri s.l.m. nasce questo vino che sprigiona sentori di prugna, marasca, pepe nero. Bocca abbastanza fresca, sapida, con fitti tannini e chiusura speziata. Sarà apprezzato dagli amanti dei Chianti "pop". 


Chianti Classico Riserva "Rancia" 2009 - Felsina  (100% sangiovese): non c'è nulla da fare, questo Chianti rimane sempre buono e di grande bevibilità anche quando è giovane e scalpitante. Elegante, minerale, succoso, fresco, cosa chiedere di più ad un vino che è già leggenda?


I Sodi di S. Niccolò 2008 - Castellare di Castellina (sangioveto 85%-90% e malvasia nera 15-10%): non è un Chianti Classico ma, come per altri vini mito, rimane un sorso emozionante. Quest'annata, in particolare, genera un vino molto mediterraneo a cui si aggiungono tracce di sandalo e tabacco. In bocca è equilibrato, sapido, con tannini di buona fattura. Ancora giovane darà il meglio di sè tra qualche anno.

Chianti Classico Riserva "Borro del Diavolo" 2008 - Ormanni (100% sangiovese): anche con questo Chianti non si sbaglia (quasi) mai. Questa annata regala un vino profondo, minerale, con velati profumi di terra rossa, sottobosco, spezie e sprizzante balsamicità. In bocca è compatto, caldo, sontuoso. Ha tutto le caratteristiche per farci godere a  lungo.


Chianti Classico Riserva 2008 - Castello della Paneretta (90% sangiovese e 10% canaiolo): in molti di indicavano di passare al banco n°10 dove c'era un Chianti davvero interessante. Avevano ragione. Questa Riserva, affinata in botti grandi di 30 Hl, ha un naso fresco con ricordi di frutta di rovo, foglie di tabacco, corteccia di pino, violetta. Bocca elegante, equilibrata, scorrevole, con notevole nota sapida e freschezza in chiusura di sorso. L'Espresso lo scorso hanno gli ha dato 18.5. Bravi, piacevole sorpresa davvero!


Chianti Classico 2010 - Monteraponi  (90% sangiovese e 10% canaiolo): il vino del  Braganti è davvero buono, a partire da questo Chianti base che, sebbene in bottiglia da pochi mesi, è davvero buono e dotato di bevibilità sorprendente. Se tanto mi dà tanto, questa annata promette davvero bene. 

Chianti Classico Riserva “Il Campitello” 2008 – Monteraponi (90% sangiovese, 8% canaiolo, 2% colorino): è il vino che più mi è piaciuto tra quelli degustati durante la serata romana. Non c’è nulla da fare, il terroir di Monteraponi riesce a sfornare dei vini di rara eleganza e profondità. Tutto in questo vino è al punto giusto anche se non è certo un mostro di complessità come la Riserva “Baron Ugo” che a sto punto aspetto con grande ansia.  


Chianti Classico Riserva “Il Poggio” 1998 - Castello di Monsanto (90% sangiovese, 7% canaiolo, 3% colorino)  : appena l’ho visto ho gridato:”E’ mio!!!. Era, penso, l’unica vecchia annata presente in degustazione e, per chi come me ha partecipato alla verticale di un anno fa a Roma, questo vino rappresentava una perla di riprovare. Naso affascinante, ferroso, terroso, sembra di entrare in una vecchia cava abbandonata. Poi, col tempo, escono le note di fiori secchi e spezie nere. Bocca tradizionale, imponente, morbidezze e durezze del vino sono quasi perfettamente fuse per donare un sorso di grande eleganza e persistenza. E’ un vino mito e questo assaggio, per l’ennesima volta, lo ha dimostrato.

Tre Bicchieri 2013 Lombardia Gambero Rosso

Franciacorta Brut Collezione Esclusiva 2004 Cavalleri
Franciacorta Brut Nature 2008 Barone Pizzini
Franciacorta Cellarius Brut 2008 Berlucchi
Franciacorta Dosaggio Zero Francesco Iacono Riserva 2004 Villa Crespia – Fratelli Muratori
Franciacorta Dosaggio Zero Gualberto 2006 Ricci Curbastro
Franciacorta Extra Brut 2006 Ferghettina
Franciacorta Gran Cuvée Pas Operé 2006 Bellavista
Franciacorta Pas Dosé N.M. Cavalleri
Franciacorta Rosé Extra Brut Cuvée Annamaria Clementi Riserva 2004 Ca' del Bosco
Franciacorta Satèn Soul 2006 Contadi Castaldi
Lugana Brolettino 2010 Ca' dei Frati
Lugana Fabio Contato 2010 Provenza
Oltrepò Pavese Pinot Nero Brut 1870 Gran Cuvée Storica 2008 Giorgi
Oltrepò Pavese Pinot Nero Brut Classese 2006 Monsupello
Oltrepò Pavese Pinot Nero Metodo Classico Brut More 2008 Castello di Cigognola
Oltrepò Pavese Pinot Nero Noir 2009 Tenuta Mazzolino
Sforzato di Valtellina Sfursat 5 Stelle 2009 Negri Nino
Sfurzat di Valtellina 2008 Rainoldi
Valtellina Superiore Riserva 2009 Dirupi
Valtellina Superiore Riserva 2009 Mamete Prevostini

Tre Bicchieri 2013 Sardegna Gambero Rosso

Alghero Rosso Marchese di Villamarina 2007 Sella & Mosca
Buio Buio 2010 Mesa
Cannonau di Sardegna Dule Riserva 2009 Gabbas
Cannonau di Sardegna Josto Miglior Riserva 2009 Antichi Poderi di Jerzu
Capichera 2011 Capichera
Carignano del Sulcis Is Arenas Riserva 2008 Sardus Pater
Carignano del Sulcis Superiore Terre Brune 2009 Cantina Santadi
Carignano del Sulcis Tupei 2010 Cantina Calasetta
Carignano del Sulcis 2009 6Mura
Hortos 2008 Cantina Dorgali
Surrau 2009 Vigne Surrau
Turriga 2008 Argiolas
Vernaccia di Oristano Riserva 1988 Contini

Ho bevuto i vini turchi e.....

....forse dovrebbero rivedere qualcosa anche se, la premessa è d'obbligo, bere quattro o cinque vini locali non significa avere una panoramica completa della loro produzione. Anzi.

Però quattro indizi, cioè i vini da me degustati, fanno una prova, cioè che in Turchia si produce vino senza una personalità specifica e strizzando l'occhio alla massa, turisti non islamici in primis, con un uso del legno tarato per il mercato anglossassone. Parker da queste parti lo vedono come una sorta di ancora di salvezza e, a ben vedere, non posso dar torto ai pochi produttori presenti che, da veri reazionari, cercano di vendere alcol in un paese dove la religione lo vieta.

Il consumo di alcolici non è frenato solo dall'Islam ma anche dallo stesso Stato che tassa in maniera imbarazzante le poche bottiglie di vino che trovi in commercio nei supermercati col rischio di pagare un Tavernello locale come un Supertuscan. Non vi dico poi cosa significhi prendere del vino, se lo trovi, al ristorante. 150/170 lire turche, circa 80 euro, per vini che in Italia farebbero fatica a vendersi in qualsiasi ipermercato.

Un pò spauriti da questo contesto "contro" abbiamo acquistato al market di Oludeniz il nostro primo vino turco, un Anfora (maestro perdona loro) 2009 della cantina Pamukkale da uve autoctone Öküzgözü e Boğazkere. Prendere uno shiraz o un merlot turco..no grazie.

Anfora 2009

Sia al naso che in bocca questo blend di uve autoctone conferma la premessa al post di oggi, si tratta di un vino semplice, dagli aromi di fruttini rossi "tostati" da un legno ancora percettibile. Al palato risulta snello, quasi privo di tannino, scorrevole come una bevanda fruttata. Devo ammettere che con i 43° dell'estate turca il vino, leggermente freddo, scendeva giù discretamente. Vino privo di difetti, facile ma poco emozionale.

Gli altri tre vini li ho degustati ad Istanbul grazie ai miei amici Gianluca e Özke di Scoprire Istanbul che ci hanno portato in un bellissimo wine bar del quartiere Beşiktaş (si, proprio quello della squadra di calcio).

Stavolta abbiamo bevuto un pò di vino della produzione dell'azienda Corvus, situata sull'isola di Bozcaada e di proprietà del designer turco Res it Soley.

Di questa cantina molto trendy il primo vino degustato è stato l'AEGEA 2007 (100% Kuntra), un rosso più interessante dell'Anfora bevuta in precedenza se non altro per una maggiore complessità olfattiva che qua richiamava le note di liquirizia e pepe. In bocca questo Kuntra rimane abbastanza anonimo, leggero, poco tannico, con una nota amare finale da digestivo che presumo dipenda da un legno forse mal digerito.


AEGEA

L'altro vino bevuto è stato il Rarum 2007, blend di Kuntra e Karalahna, un bicchiere moooolto di stile internazionale che ad occhi chiusi, potresti scambiare per un qualsiasi cileno o argentino. Quando parlavo di personalità del vino turco mi riferivo a questo assaggio in particolare.
 
Rarum

Un Passito 2008 (100% Vasilaki) ha terminato la nostra degustazione. Non ho sbagliato nome, la Corvus ha esattamente usato il termine passito per indicare il loro unico vino dolce e anche questo, permettetemi, rappresenta un furbizia evitabile. Chiamate il vino dolce col vostro nome senza scimmiottare produzioni e tradizioni alloctone. 

Sì, vabbè, ma come era sto Passito? Onesto, forse troppo  morbido per i miei gusti.

Nota finale: spesso e volentieri al ristorante e anche al supermercato si trovano vecchie annate dei vini, non rarissimo trovare anche millesimi anteriori al 2007. Il motivo non deve essere rintracciato nella volontà di scimmiottare la scuola francese ma, semplicemente, alla mia domanda mi è stato risposto che i vini vintage li trovi perchè non si riescono a vendere e le cantine traboccano di stock di "vecchi" vini...


Tre Bicchieri Campania 2013 Gambero Rosso

Greco di Tufo 2011 - Di Prisco
Greco musc’ 2010 -  Contrade di Taurasi
Cupo  2010 - Pietracupa
Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 2010 - Villa Diamante
Fiano di Avellino 2010 - Ciro Picariello
Cilento Fiano Pietraincatenata 2010 - Maffini
Costa d’Amalfi Fiorduva 2010 - Marisa Cuomo
Taurasi Radici 2008 - Mastroberardino
Taurasi Vigna Macchia dei Goti 2008 - Caggiano
Taurasi Poliphemo  2008 - Tecce
Taurasi Renonno 2008 - Molettieri
Taurasi Piano di Montevergine Ris. 2007 - Feudi di San Gregorio
Taurasi Riserva  2006 - Di Meo
Montevetrano 2010 - Montevetrano
Terre di Lavoro 2010 - Galardi

Pallagrello Nero Ambruco 2010 - Terre del Principe
Sabbie di Sopra il Bosco 2010 - Nanni Copè