Il prezzo del vino è stato fissato. Vi piace la politica di Oddbins?


Vi ricordate il post in cui raccontavo della catena di enoteche Oddbins che aveva creato un panel di degustazione in base al quale i consumatori fissavo il prezzo del vino in base alla qualità percepita?

I risultati di quell'esperimento sono appena usciti sul sito internet dell'enoteca che ha così dichiarato i prezzi di vendita (Customer Recommended Prices) dei seguenti vini: 

Vina Leyda Sauvignon Blanc 2010, Cile CRP £8.00 

A leggere le considerazioni postume si nota un certo dispiacere da parte Di Oddbins per un pubblico che, secondo loro, non ha apprezzato come avrebbe dovuto questo Sauvignon del Nuovo Mondo che "might remind one of a classic French white like a Reuilly". Probabile un incidente diplomatico tra i due Stati.

Fonte: wineanorak.com

Little Yerring Chardonnay 2009, Yarra Valley, Australia CRP £8.50

Si parla di un vino che, al contrario del precedente, ha ricevuto valutazioni sorprendenti rispetto alle previsioni, soprattutto perchè, scrive Oddbins, lo chardonnay è un'uva demonizzata. Anche in questo caso si parla di uno charme che ricalca la Cote d'Or anche se poi la ricchezza di frutta, mai segnata troppo dal rovere, lo riporta verso latitudini più lontane. L'importante è ammetterlo.


Valgrays Garnacha 2010, Spain CRP £8.5 

Secondo gli organizzatori questo vino ha messo d'accordo un pò tutto il panel di degustazione.Il vino, continuano, si abbina a moltissimi piatti ed è il sogno di ogni sommelier. Sempre secondo il sito internet rappresenta la massima espressione della zona di origine ed è un rosso che può essere comparato solo con i grandi vini del Sud Europa. Vabbè, se lo dite voi....


Vini da Vignaioli Veri a Roma


Organizzare queste piccole serate per me è motivo di grande soddisfazione perchè divulgare la cultura del vino di qualità prodotto dai "miei" vignaioli del cuore, rappresenta uno dei motivi per i quali mi onoro di collaborare con Slow Food. 

Venerdì scorso, alla presenza di Francesco De Franco di A' Vita e Damiano Ciolli, il solito gruppetto di appassionati romani ha potuto degustare:

Fondo San Giuseppe - Terà 2009 (trebbiano 100%): Stefano Bariani e la sua azienda di Brisighella erano sconosciuti ai più così come il suo vino, un trebbiano in purezza fermentato e affinato in botti di cemento, che ha sopreso per la sua intensa vena minerale legata a cenni idrocarburici. Bocca di bella espressione, intensa, larga, persistente su toni di sasso bianco e frutta poco matura. Il vino svolge malolattica, non è filtrato, chiarificato e viene vinificato con lieviti non selezionati.

Bonavita - Faro 2009 (nerello mascalese, nerello cappuccio, nocera): uh, quanto è difficile valutare un vino come questo appena imbottigliato! Nonostante ciò mi sembra di poter dire che la nuova creatura di Giovanni Scarfone sia una bella interpretazione di una annata minore essendo il vino meno complesso è più diretto con le sue note croccanti e mediterranee. Un Faro da bere con goduria in tempi brevi senza farsi troppi problemi. Bravo Giovanni che, sebbene tutte le difficoltà, riesce sempre a dar vita a prodotti di personalità!

Il Bonavita Faro 2009 in degustazione
Francesco De Franco - A' Vita Cirò Classico Superiore 2009 (gaglioppo 100%): l'annata più piovosa ha fatto propendere il vignaiolo per una vendemmia da uve della sua vigna esposta a sud con viti relativamente più giovani rispetto alla media. Il risultato è un vino comunque affascinante, dai colori nebbioleschi, che si apre su contorni olfattivi di ciliegia croccante, rosa e spezie marine. In bocca A' Vita è fresco e sapido e tradisce la sua gioventù con un tannino ancora galoppante. Resta il fatto che di questo vino ne berrei un secchio......

Francesco De Franco - A' Vita Cirò Classico Superiore 2008 (gaglioppo 100%): ....e se berrei un secchio del 2009 con questa annata mi potrei anche tumulare. Il millesimo, più caldo del precedente, ha costretto Francesco a vendemmiare prevalentemente dalla sue vigne più vecchie esposte a nord. Il risultato? Un grandissimo Cirò, balsamico e speziato, che col tempo ha acquisito un'eleganza davvero impressionante e che fa comprendere un pò a tutti le reali potenzialità di un vitigno spesso maltrattato da "aggiunte" internazionali.

Francesco De Franco assorto...
Caparsa - Chianti Classico Doccio A Matteo Riserva 2007 (sangiovese 90%, colorino 5%, ancelotta 5%): il vino di Paolo Cianferoni sprizza territorialità raddese ed razza chiantigiana da tutti i pori anche se a qualcuno, come al solito, non piace troppo l'anima vagamente maschia dei suoi vini "giovani". Per me come struttura, equilibrio e bevibilità, ad oggi, ha pochi rivali.

I vini in degustazione con il Doccio a Matteo Ris.2007
Damiano Ciolli - Cirsium 2009 (cesanese di olevano 100%): un vino appena imbottigliato che fin da subito esprime la stoffa di cui è fatto: le vigne vecchie di Damiano, piantate su terreno vulcanico, offrono un ventaglio aromatico dove le sembra di odorare fiori rossi sul ciglio di un vulcano spento. In bocca ritrovo la solita struttura del Cirsium abbinata ad una sapida persistenza. Dove arriverà questo vino? Stappatelo tra cinque anni e mi direte!

Damiano Ciolli con me e Salvatore Manno

AIS Fiumicino e la pubblicità poco occulta


Trovo un pò stonato e suscettibile di mille interpretazioni il fatto che sul sito internet dell'AIS Fiumicino ci siano delle pubblicità di aziende vitivinicole. 


Non so se la pubblicità venga più o meno pagata ma, per ragioni di opportunità, non sarebbe meglio evitare che qualcuno pensi che certe aziende vengano "spinte" dall'associazione perchè amiche (i banner sono effettivamente sotto la scritta "Siti Amici")? Io so che non è così però gli altri lo sanno?
Interpretando ancora la parte l'avvocato del diavolo potrei tirar fuori anche il discorso della Guida Duemilavini di Bibenda Editore: molte delle aziende citate le troviamo tra quelle pagine. In un mondo di polemiche e di malpensanti non è meglio prevenire invece che curare? Lancio la palla sperando che qualcuno chiarisca la cosa.

Euposia premia i migliori Metodo Classico del Mondo. Siete d'accordo con la classifica?


La rivista Euposia, lo scorso week end, ha premiato i migliori Metodo Classico del mondo all'interno di una competizione "spumeggiante" che ha visto in gara ben 200 campioni valutati secondo le regole e col patrocinio del Grand Jury Européen.
La Giuria, guidata dallo scrittore inglese Tom Stevenson, ha decretato il seguente risultato: 
  • Campione del mondo, Premio Banca Popolare di Verona Civiltà dello spumante: Champagne Ayala, Francia, Brut Mayeur
  • Miglior Metodo classico internazionale: Schlumberger Wein und Sektkellerei, Austria, Die Edle von Goldeck 2008
  • Miglior Metodo Classico Italiano: Berlucchi, Franciacorta Docg, Cellarius Pas Dosè 2006 
  • Miglior Metodo classico Francese: Champagne Marie Stuart, Brut n.v.
  • Premio ConfCommercio-Verona al Miglior Metodo classico del Veneto: La Cappuccina, Villa Buri Millesimo 2008 
 
Per gli Spumanti Rosè (anche in questo caso, record di partecipazioni con quasi cinquanta campioni in competizione) il titolo di Campione del mondo non si è spostato – invece - dalla Gran Bretagna: ha ottenuto, infatti il massimo dei punteggi: Camel Valley England, Pinot Noir Rosè Brut 2009 (prima cantina a bissare il successo al Challenge); Miglior Rosè italiano, Zamuner, Verona, Pinot Nero Riserva 2004 (terzo miglior risultato in assoluto del Challenge a soli 4 centesimi dal vincitore Ayala); Miglior Rosè Francese: Bollinger Rosè Brut n.v. Miglior Rosè Internazionale: Schlumberger Wein und Sektkellerei, Austria, Rosé Brut Jahrgang 2009. Premio Speciale di Euposia, la Rivista del Vino a: Schlumberger Wein und Sektkellerei quale "rappresentante della grande tradizione vinicola austriaca e per i suoi risultati d’eccellenza”.

Gli altri metodo classico in gara, compresi nella top 30, sono: 
 
Gusbourne Estate, England, Blanc de Blancs 2006
Champagne Montaudon, Classe M Brut
Miroglio Elenovo, Bulgaria, EM Blanc de Blancs 2008
Penine Istenic, Slovenia, Prestige Brut Nature 2003
Bohemia Sekt, Repubblic Ceca, Prestige brut 2009
Penine Istenic, Slovenia, Prestige Brut 2003
Revì, Trentodoc, Brut 2007
Cesarini Sforza, Trentodoc, Aquila Reale Riserva 2004
Villa, Franciacorta Docg, Cuvette Brut millesimato
Nyetimber, England, Blanc de Blancs 2003
Cantina Storica Montù Beccaria, Oltrepò Pavese Docg, Pinot Nero 2006
Cantina Storica Montù Beccaria, Oltrepò Pavese Docg, Pinot Nero-Chardonnay E.D.Brut
Champagne Pannier, Egerié 2000
Cantine Riondo, Colli Berici Doc, Brut NV
Gavioli, VSQ Toscana, Brut
Marcato, Lessini Spumante Doc, 60 Mesi Millesimato Brut (biologico)
Bouvet Ladubay, Saumur AOC, Saphir Brut Vintage 2009
Ridgeview, England, Grosvenor Blanc de Blancs
Champagne Baron Fuente, les Galipettes (biologico)
Champagne Gosset, Grande Reserve
Quinta do Portal-Douro, Portogallo, Mural Reserva Bruto
Chateau Gaudrelle, Aoc Vouvray-Loire, Vouvray Brut 2009 Chenin blanc
Vinicola de Nulles, Cava-Spain, Adernats XC
Familia Zuccardi, Argentina, Alambrado Chardonnay 2010
Domaine Meyer-Fonne, Crémant d'Alsace AOC, Brut Extra
Champagne Baron Fuente, Grand Cru
 
 
A quando la Romanella "Roman Sparkling Wine" Competition?


Fonte: Euposia

E se il prezzo del vino lo decidessimo noi?


Tutti noi, quando beviamo un vino, alla fine cerchiamo sempre di capire se la qualità che abbiamo percepito sia in qualche modo proporzionale al prezzo della bottiglia. Quante volte abbiamo inveito contro il produttore di turno, spesso di zone vitivinicole alla moda, che vende il suo vino a prezzi da gioielleria senza fornire al tempo stesso alcune emozione al degustatore.
Bene, forse le cose stanno per cambiare e la "rivoluzione", per piccola che possa essere, sta partendo da una nota catena di enoteche di Londra che durante questo fine settimana ha dato vero potere al consumatore finale.


In pratica per quattro giorni, culminati nel week end precedente, tutte e 37 le enoteche della catena Oddbins hanno fatto degustare, rigorosamente alla cieca, tre tipologie di vino a tutti i loro clienti che, al termine, dovevano scrivere il prezzo al quale lo avrebbero acquistato. Al termine si determina il prezzo medio del consumatore (CRP) che sarà quello effettivo di vendita.
Ayo Akintola,  manager della catena, ha dichiarato che "almeno cento casse di ciascun vino saranno vendute al prezzo voluto dal cliente che, con questa operazione, è stato messo al centro della filosofia aziedale. Certo, il rischio di perderci da questa operazione c'è ma noi di Oddibins accettiamo il rischio pur di mettere al centro della nostra filosofia aziendale il cliente finale".


In attesa di conoscere i risultati finali, che si sapranno entro due settimane, cerco di capire se una cosa del genere possa essere fatta in Italia e, comunque, possa essere realistica. 
Immagino già schiere di distributori, intermediari e parassiti vari che vanno in piazza, immagino già sciami di produttori "offesi" dalla scarsa valutazione del loro vino. Mah, ha pensarci bene nell'Italia dei furboni e dei privilegi il CRP è pura utopia.



Fragole e Champagne buone solo per la gastrite


Fragole e champagne, non solo un abbinamento chic. Il frutto rosso che si dice esalti il sapore delle raffinate bollicine, tanto che si consiglia di accompagnare ogni morso al profumato frutto con un piccolo sorso di champagne, in realtà può davvero proteggere lo stomaco dai danni provocati dall’alcol: lo sostiene uno studio coordinato dall’italiana Sara Tulipani dell’Università di Barcellona, che ha investigato le proprietà antiossidanti contenute nelle fragole in favore dell’organismo umano.
La ricerca, pubblicata su Plos One, ha monitorato la reazione di topi ai quali era stato somministrato alcol etilico: i topi alimentati con una dieta a base di estratti di fragole (40 milligrammi al giorno per chilo di peso) per 10 giorni prima del consumo di alcol subiscono meno lesioni alla mucosa dello stomaco, che così è meno vulnerabile ai danni ossidativi provocati dall’alcol.
 
Fonte: TGCOM
Un’integrazione con estratti di fragole potrebbe in futuro diventare una cura per rallentare la formazione di ulcere gastriche. “Gli effetti positivi delle fragole sono legati non solo alla loro capacità antiossidante e all’elevato contenuto di composti fenolici, gli antociani, ma anche al fatto che attivano le difese antiossidanti”, spiega Tulipani.

 Fonte: TGCOM

Il verdicchio è un grande vitigno. Diciamolo!


Verdicchio 2.0, evento organizzato dalla famiglia Togni di CasalFarneto, è stato un momento importante per capire non tanto come si possono relazionare vino e web (argomento ormai sciorinato più volte da altri autorevoli giornalisti e blogger) ma, piuttosto, come il vino marchigiano, e in particolar modo il verdicchio, possa essere comunicato al meglio al tempo dei social network.
A prescindere dai vari spunti di riflessione e da tutti i consigli che noi relatori possiamo aver fornito ad Alberto Mazzoni, Direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, penso che la mission fondamentale per un wine blogger sia quella di comunicare al meglio il vino di qualità italiano, di cui il verdicchio fa pienamente parte, fornendo al lettore dritte e spunti per poter bere meglio.

Panorama marchigiano
Perciò, dopo un interessante degustazione di vini marchigiani organizzata all’interno della bellissima Enoteca Regionale di Jesi, vorrei condividere qualche nota di degustazione ancora con l’emozione di aver bevuto, a tratti, grandissimi vini.

CasalFarneto - Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG ClassicoCrisio 2009: un verdicchio rotondo, smussato, che profuma di agrumi, pesca e minerali. In bocca è ampio e lungo anche se manca di quella punta di freschezza che me lo farebbe godere a pieno. 

Moncaro - Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico – Vigna Novali 2009: la parziale fermentazione in Barrique Allier con successiva permanenza sulle fecce fa di questo vino un verdicchiONE dalla struttura ancora troppo pesante per i miei gusti. 

Sartarelli – Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Tralivio 2010: le cose iniziano a cambiare con questo verdicchio dalla struttura più snella che offre ampi sentori di pesca, fiori bianchi, agrumi e mineralità di fiume. Bocca in linea con l’olfattiva e dotata di una bella vena sapida. Buona la persistenza finale. 

Santa Barbara - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico RiservaStefano Antonucci 2009: bello questo verdicchio, fresco, teso, minerale e dalla lunga scia sapida nel finale. Col tempo, nel bicchiere, si è aperto ed è cambiato fornendo intense sensazioni di mela verde e pesca.

Bucci - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva – Villa Bucci 2008: siamo di fronte ad uno dei grandi vini italiani e, come tale, da giovane, non riesce ad esprimersi a grandi livelli. E’ ancora troppo chiuso, timido, per farci sobbalzare dalla sedia ma anche i meno esperti, bevendolo, riescono a capire quanta materia ed eleganza nasconde questo verdicchio. Da aspettare con ansia.  

Panorama marchigiano
Garofoli - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva – Podium 2006: signori, chapeau! Siamo di fronte, a mio parere, al migliore verdicchio in circolazione ed ad uno dei migliori vini italiani. Il bicchiere offre una complessità dove giocano aromi di mela, gelsomino, agrumi, sambuco, anice, il tutto allacciato ad un contorno minerale di grande effetto. In bocca è ampio, sapido, la grande struttura è ben bilanciata da una acidità e una sapidità che smussano ed appagano la beva. Lunghissima persistenza agrumata e minerale. Applausi.  

CasalFarneto - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva – Gran Casale 2005: l’impronta aziendale si sente anche in questo verdicchio che, comunque, preferisco rispetto al primo degustato per una maggiore ampiezza gustativa. Cinque anni garantiscono un bouquet complesso con rimandi di spezie orientali, mela cotogna, noce, miele. Bocca a cui manca sempre quella dose di freschezza per esser (quasi) perfetta.  

Fattoria Coroncino - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Il Coroncino 2004: questo è un bicchiere didattico, riesci a capire veramente quali sono le potenzialità evolutive di questo grande vitigno italiano. L’olfattiva è un caledoscopio di profumi che vanno dalla frutta secca al miele di castagno, dal mallo di noce alla cotogna fino ad arrivare ad una intensissima vena minerale di roccia che esprime al 100% le caratteristiche del terroir. La bocca è elegante, ampia, strutturata ma non “cicciona” e, soprattutto, fresca. Un bicchiere che invita alla beva di continuo e che evolve col tempo. Ottimo.  

Belisario – Verdicchio di Matelica DOC – Meridia 2008: rispetto alle tipologia precedente, Matelica secondo me offre dei vini meno minerali e più giocati sulla frutta e sul vegetale. Qua ci sento molto la pesca noce, la mela, oltre ad una invitantissima scia balsamica di erbe aromatiche. Bocca armonica, forse un po’ troppo corta nel finale.  

La Monacesca - Verdicchio di Matelica DOC – Mirum 2008: subito esce dal bicchiere una vena vegetale molto interessante dove riconosciamo il finocchio selvatico e l’anice a cui, solo con l’ossigenazione, si alternano note di mandorla e, soprattutto, di sasso. Bocca tesa, nervosa, sapida, profonda.  

Belisario – Verdicchio di Matelica DOC – Cambrugiano Riserva 2008: un rosso vestito da bianco, così l’azienda lo dipinge sul suo sito internet e non posso che essere d’accordo…in senso negativo. E’ un verdicchio che ti riporta al tropicale e ad una sensazione di grassezza che non amo in questo vitigno. Non ci posso far nulla… 

Ceci Enrico - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Santa Maria D’Arco 2009: verdicchio didattico ed immensamente buono nella sua semplicità e purezza. Ceci è riuscito a mantenere tutte le caratteristiche del vitigno senza stravolgere nulla. Anice, mandorla, mineralità, freschezza, sono tutti i punti di forza di questo vino che ha un prezzo da lacrime: 4,5 euro a scaffale!! Da comprare a camion! 

Sartarelli - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Balciana 2008: un vino da vendemmia tardiva e rese bassissime che fino a questa annata troppo abbastanza ruffiano aprendosi su note di albicocca, cotogna, miele e ginestra. Bocca ricca, intrigante, succosa ma poco dinamica. 

Sartarelli - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Balciana 2009: cambio di stile in casa Sartarelli, ora lo zucchero residuo sfiora i 3 g/l e l’abito del verdicchio si sveste di ogni orpello per rimanere nudo e crudo come mamma  lo ha fatto. Lo voglio così, tipico e viscerale e sicuramente più abbinabile a tavola.
 
Ringrazio ancora per la bella giornata la famiglia Togni, Franco Ziliani, Monica Pisciella, Vincenzo Reda, Alberto Mazzoni, Luigi Bellucci e Giorgio dell'Orefice.
 
Fonte: nonsaditappo.blogspot.com
 

Mel Gibson voglio essere tuo amico! Consigli per gli scrocconi esigenti.


Comprereste 250.000 dollari di Champagne versandolo tutto ai vostri amici senza berne una goccia? 
Se la risposta è NO allora non siete degni di essere equiparati a Mel Gibson, il leggendario Braveheart che assieme a Petra Ecclestone e suo marito hanno voluto omaggiare i loro ospiti, invitati al Bleacher's Madhouse Club di Los Angeles, con tante bottiglie di champagne Cristal.


Gibson, al quale in passato è stata ritirata la patente per guida in stato di ebbrezza, ha rinunciato a bere, dicono i più informati, per cercare di rilanciare la sua immagine e la sua carriera che negli ultimi tempi, soprattutto dopo essere stato indagato per violenza domestica, hanno subito una brusca frenata.
Gli scrocconi esigente dovranno perciò "puntare" quelli come i coniugi Ecclestone che sono invece ASTEMI....ma c'hanno un sacco de sordi.....per cui......

Parassiti di tutta Italia è il momento di farveli amici!!!

Petra Ecclestone e James Hunt  

Foto tratte da: http://www.dailymail.co.uk

Flavio Roddolo e l'elogio del Dolcetto d'Alba


Non conosco Flavio Roddolo ma da quello che mi dicono è un tipo tosto, senza mezzi termini, un contadino di Langa che se vai a trovarlo, sperando ti riceva, ti stringe la mano ancora con la Terra tra le dita. Non ha un sito internet e, probabilmente, non leggerà mai quello che sto per mettere in Rete perché la sua vita è la sua vigna e la sua cantina e non quei fastidiosi social network dove ormai tutti sono commissari tecnici ed enologi.
Peccato non abitare vicino a Monforte per dirgli di persona che oltre trenta persone, dopo aver bevuto ieri il suo Dolcetto d’Alba 2009, hanno vibrato per la bontà e l'emozione del suo vino che, creando varchi spazio-temporali nella nostra mente, ci proietta direttamente all’interno di Bricco Appiani dove Roddolo, da sempre, coccola le sue amate vigne.

Flavio Roddolo in cantina. Fonte: girodivino.splinder.com
Qualcuno ha chiesto, mentre stappavo la bottiglia, se poteva essere classificato come produttore naturale. "Intuendo un pò il tipo - ho risposto - se lo chiamaste così si incazzarebbe a morte perchè un contadino di sani principi come lui tratta sempre la sua Terra con Amore (vedi biodinamica) senza sbandierare appartenenze o certificazioni varie. Motivo? Perché è così che si fa e così facevano i suoi nonni. Gestire la vigna in altro modo è inconcepibile e oltraggioso".

Fatte queste premesse è chiaro che tutta la platea si aspettava un Dolcetto introverso, celebrale, e così è stato. Naso intenso, terroso, langarolo, dove la ciliegia matura lascia spazio ad un panorama autunnale dove le foglie secche e l’humus fanno da cornice ad una “rusticità” che ben inquadra il produttore. In bocca è ampio, strutturato, succoso, ritrovo la scia terrosa e la frutta rossa che accompagnano un tannino ben definito, a tratti crudo.

Lo ammetto, questo Dolcetto è un vino difficile, austero ma, nonostante tutto, profondamente territoriale e frutto di un gesto d’amore, quello di un vignaiolo di Langa che ha voluto dare nuova dignità ad un vitigno troppo spesso oltraggiato da produzioni senza etica.

Grazie per questo, da trenta e più persone, a Flavio Roddolo.


Il video seguente, tratto da Youtube (grazie a Gori), fa capire bene di cosa sto parlando


Borgogno e le etichette di Oscar Farinetti


Sul sito c'è scritto che le teorie Borgogno in centro tavola possono aiutare
a discutere di cose vere e cioè: Chiesa, Gesù, piacere, dovere, autorevoli, informali, moderazione, determinazione, orgoglio, ironia, onestà, furbizia.

Arriveranno mai quelle su Berlusconi e la crisi delle Borse?

Ma, soprattutto, perchè pure davanti ad un Barolo devo fare discorsi sulla vita? Oscar, dimmi, perchè?

clicca per ingrandire

Kate Moss vuole produrre vino. Avanti un altro!!!


Kate Moss, non è solo brava a fiutare gli affari nel settore moda. Se ultimamente pare abbia  ottenuto successi anche in ambito immobiliare, ora ha deciso di dedicarsi anche ai vini, specialmente quelli francesi e italiani, di cui è amante. Durante il viaggio di nozze nel Mediterraneo ha perciò pianificato il progetto di acquistare una vasta tenuta con tanto di vigneto da 130.000 sterline nella Francia Meridionale  e diventare produttrice. 


Prima dell’acquisto Kate ha chiesto consiglio al suo ex Johnny Depp, già proprietario di un ’azienda sulle colline nelle vicinanze di Saint Tropez. A quanto si racconta Johnny avrebbe incoraggiato Kate, perché produrre il vino “è un hobby incredibilmente gratificante. 
La modella e il marito Jamie, dopo il viaggio di nozze, hanno, in tale prospettiva pensato di fare un viaggio nel Sud della Francia per cercare immobili da destinare alla futura attività: pare che Kate voglia attribuire al vino il suo nome, e sembra che le piacerebbe usare un vitigno Merlot, per la produzione della prima annata del Vin de Mossot. La notizia è riportata dal quotidiano britannico The Indipendent.

Hispellum: Percorsi di Olio per wine & food blogger


Ammetto la mia poca conoscenza sull'olio, so riconoscere quello buono da quello "industriale" ma, a parte questo, non avevo mai visto dal vivo come si produce e, soprattutto, non avevo mai partecipato alla raccolta delle olive. 
Finalmente, la scorsa settimana, grazie ad Hispellum ho colmato la lacuna e sono diventato un (indegno) produttore di olio, assieme ad altri wine & food blogger, per un giorno!!
L'azienda, di proprietà della famiglia Ciampetti, coltiva sulle colline di spello circa 50 ettari di oliveti secondo i principi della biodinamica per cui, come potete vedere anche dalle foto sottostanti, chi calpesta quei suoli sentirà la terra viva e rigenerata.

Mario Ciampetti
I bellissimi olivi
Ma come si fa l'olio? La risposta l'abbiamo avuta "lavorando" di persona alla produzione dell'olio del blogger. Anzittuto, ed è la parte più pesante, si devono raccogliere le olive. Hispellum usa sia metodi "meccanici" che manuali.



Questo sopra non è un black bloc ma sono io la mattina presto, con freddo e vento, alla prese con una sorta di rastrello elettronico.

Stefania col rastrello manuale
Jacopo Cossater alla prese con la raccolta
Le olive!


Una volta raccolte le olive queste vengono immediatamente portate al frantoio dove vengono pesate e poi pulite da ogni possibile elemento esterno (terra, rami, foglie, etc.)

Si scarica!
I blogger alla pesa!
Il video di sotto spiega al meglio come l'oliva viene pulita e mandata al frantoio


Il video seguente, invece, mostra l'attività di frangitura e gramolatura delle olive.


La frangitura costituisce la fase di estrazione vera e propria e ha lo scopo di arrivare a determinare la pasta d'olio, una massa semifluida composta da una frazione solida (frammenti di noccioli, bucce e polpa) e una liquida (emulsione di acqua e olio).
La gramolatura ha lo scopo di rompere l'emulsione fra acqua e olio e far confluire le micelle d'olio in gocce più grandi che tendono a separarsi spontaneamente dall'acqua. Si effettua in macchine dette gramole o gramolatrici.

 
Pasta d'olio in rimescolamento all'interno di una gramola
Arriva poi la fase di estrazione vera e propria che, ad Hispellum, avviene per centrifugazione che ha lo scopo di separare tre frazioni: 
  • le sanse;
  • il mosto d'olio, contenente una piccola quantità d'acqua;
  • l'acqua di vegetazione, contenente una piccola quantità d'olio.
Finalmente l'olio!!



Inutile stare qua a dirvi che il Terre Rosse di Hispellum, un extra vergine di oliva da cultivar moraiolo, è strepitoso e con un contenuto di polifenoli di 675.90. Provate a confrontarlo con quelli del supermercato e scoprirete la vera differenza. A questo punto non resta che ringraziare Mario Ciampetti, Jacopo Cossater e tutti i blogger partecipanti tra cui: Slawka, Sara, Judith e Jeff, Laura

Quanto siamo belli!!!

Verdicchio 2.0 - La Cultura del vino cresce sul web!



E' la prima volta che partecipo come relatore ad un convegno sul web 2.0 e, lo ammetto, sono molto emozionato anche perchè con me, moderati da Giorgio dell’Orefice del Sole 24 ore Agricole, dei grandissimi ospiti come:

Franco Ziliani : Vino al vino
Alberto Mazzoni : Direttore IMT 
Luigi Bellucci : Tigullio vino 
Monica Piscella : Wineup 
Vincenzo Reda : artista e blogger 

Indice dei temi che verranno trattati:

- Il nuovo Verdicchio e il bisogno di una nuova comunicazione 
- IMT e il suo ruolo nel progetto generale di promozione 
- Come il web ha trasformato la comunicazione del vino.
- Vino e territorio ai tempi del web.
- Può un vino “diventare famoso” grazie ad internet?
- Cosa possono fare i produttori locali per promuovere il Verdicchio?
- Cultura enogastronomica diffusa, è possibile stimolarla nelle Marche e nella zona del Verdicchio?

L’appuntamento è fissato per sabato 22 ottobre a partire dalle 10 all’interno dalla cantina CasalFarneto di Serra de’ Conti.

Se il Cannellino di Frascati e il Frascati Superiore diventano DOCG.............


Arrivano tre nuove denominazioni per il Lazio del vino: sono stati pubblicati oggi in Gazzetta Ufficiale i decreti di riconoscimento delle Denominazioni di Origine Controllata e Garantita per il Frascati Superiore ed il Cannellino di Frascati, e quello di riconoscimento dell’Indicazione Geografica Tipica per la Costa Etrusco Romana.
In un momento particolarmente delicato per il settore vitivinicolo laziale - sottolinea il presidente di Coldiretti Lazio, Massimo Gargano - poter contare su queste nuove denominazioni permette un nuovo passo nella direzione della riconoscibilità e della competitività del prodotto di qualità legato al territorio”.
Il Lazio - aggiunge il direttore regionale di Coldiretti Aldo Mattia - rappresenta una zona con una lunga tradizione vinicola. Oggi si registra un’attenzione crescente sulla qualità e quindi aver aggiunto ulteriori vitigni alle denominazioni riconosciute, che oggi sono in tutto 36 (con 3 Docg, 6 Igt e 27 Doc), è un segnale importante in quel percorso da noi indicato che deve necessariamente mirare ad uno sforzo simultaneo e coordinato di imprese, consorzi e soggetti istituzionali”. 

Beh, volete sapere qualche info sul disciplinare di produzione? Per il Frascati Cannellino e il Frascati Superiore, ad esempio, la produzione massima di uva non deve eccedere le 11 t per ettaro di vigneto in coltura specializzata. In annate eccezionalmente favorevoli, la produzione dovra' essere riportata ai limiti di cui sopra, purche' quella globale del vigneto non superi del 20% il limite medesimo. Le uve destinate alla produzione del vino a denominazione di origine controllata e garantita «Frascati Superiore», anche nella versione Riserva, devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 11,50% vol. 

Il vermentino di Gallura, ad esempio, ha una resa di 9 tonnellate per ettaro. E questa è la qualità del Lazio?

A me viene solo da piangere....... 


Le Aziende dell'Anno 2011 secondo Bibenda


Franco Maria Ricci e la sua Bibenda hanno individuato le Aziende dell'anno, una sorta di surrogato dell'Oscar del Vino che quest'anno non è stato organizzato. Dal sito internet si evince che i vincitori sono stati scelti nella cerchia dei loto frequentatori e lettori più assidui ma anche tra i consumatori “inesperti”.
Una fotografia che ha dato la possibilità di identificare, regione per regione, un’Azienda che potesse rappresentare quella del cuore e quella più in sintonia con i canoni della qualità di ciascun intervistato. Ovviamente, come potete leggere sotto, nessuna sorpresa.

 

Valle d’Aosta / Les Crêtes
Piemonte / Gaja
Lombardia / Ca’ del Bosco
Alto Adige / Elena Walch
Trentino / Tenuta San Leonardo
Friuli Venezia Giulia / Vie di Romans
Veneto / Anselmi
Liguria / Giacomelli
Emilia Romagna / San Patrignano
Toscana / Antinori
Marche / Garofoli
Umbria / Arnaldo Caprai
Lazio / Falesco
Abruzzo / Masciarelli
Molise / Di Majo Norante
Campania / Feudi di San Gregorio
Puglia / Leone De Castris
Basilicata / Paternoster
Calabria / Librandi
Sicilia / Tasca d’Almerita
Sardegna / Argiolas
Il Premio Azienda dell’Anno 2011 sarà consegnato durante la Serata di Gala di presentazione di DUEMILAVINI 2012 e de I RISTORANTI DI BIBENDA 2012 il 31 Ottobre prossimo. Inoltre sarà protagonista a Roma il 18 Novembre 2011 con un grande Banco d’Assaggio al Rome Cavalieri.

Vino Merlot. Commenti?


Anja Voldenhoff e' l’ambasciatrice europea dello Champagne 2011


E' l’olandese Anja Vondenhoff, docente di una scuola alberghiera, ad aggiudicarsi la finale europea del concorso “Ambasciatori dello Champagne” che si è svolto a Epernay il 14 ottobre.

Anja Vondenhof
Giunto alla settima edizione, il concorso indetto dal Comité Champagne è rivolto a tutti coloro che operano nel mondo della formazione, dai sommelier agli enologi, dai docenti degli istituti alberghieri agli enotecari, ma anche ai semplici appassionati che abbiano maturato un’esperienza di formazione. Il tema di quest’anno era dedicato all’assemblaggio dei vini di Champagne.

Gli otto finalisti, primi classificati negli otto concorsi nazionali che si sono svolti in Italia, Germania, Belgio, Spagna, Francia, Inghilterra, Paesi Bassi e Svizzera sono stati ospitati a Epernay (sede del Comité Champagne) per una settimana di formazione. La prova finale ha poi testato la capacità di ogni candidato di dimostrare la propria conoscenza dei vini di Champagne attraverso due prove: “La mia degustazione dello Champagne” in cui i finalisti hanno affrontato una prova di assaggio e “La mia lezione sullo Champagne” in cui ciascuno ha presentato la propria lezione su un tema a sorpresa.

La giuria, presieduta da Jean Baptiste Lecaillon, chef de cave di Louis Roederer, e nella quale era presente per l’Italia il giornalista enogastronomico Enzo Vizzari, ha assegnato il suo premio speciale all’inglese Edwin Dublin, che lavora come enotecario a Londra. Il premio speciale del CIVC è andato alla sommelier tedesca Lidwina Weh. L’Italia era rappresentata dal sommelier fiorentino Andrea Gori, Ambasciatore Italiano 2011.

Gli italiani vantano da sempre un’ottima tradizione in questo concorso, con una vittoria assoluta, ottenuta lo scorso anno dal milanese Marco Chiesa, e due terzi posti, conquistati nel 2007 da Nicola Roni di Lanciano e nel 2009 dal senese Marco Anichini.

Alle Galeries Lafayette di Parigi c'è la mia enoteca ideale


Se siete a Parigi e siete fanatici del vino non potete perdere uno dei posti più belli che un appassionato possa visitare: l'enoteca delle Galeries Lafayette
Fondate nel 1893, questi grandi magazzini sono la risposta francese ad Harrods soprattutto in termini di beni di lusso che, all'interno dei vari reparti disposti su sette piani, rappresentano spesso un mero sogno per un semplice turista come me. Soprattutto in fatto di vino.
Il reparto è diviso in due stanzone: la "Bibliotheque Des Vins" e, seguire, la "BordeauxThèque".
La prima sala non è altro che una "semplice" enoteca dove, tra i vari scaffali, possiamo trovare bottiglie di media qualità delle varie regioni vinicole francesi, dall'Alsazia alla Borgogna passando per la Provenza. Tante offerte, tanti libri e accessori sul vino e poco altro. All'inizio ero molto sconcertato, mi aspettavo di meglio, ma sapevo che da qualche parte si nascondeva la sorpresa. 
Infatti, in un angolino della prima sala, si nascondeva una parete tutta a frigo cantina contenente i (primi) tesori dell'enoteca: Romanée-Conti e Henri Jayer.





Due passi più là, un pò nascosta, c'è la "BordeauxThèque", una sorta di porta del paradiso per appassionati di taglio bordolese.
Ai quattro lati della sala i principali Premier Cru (Margaux, Lafite, Mouton Rothshild, Latour, Haut-Brion) francesi più Petrus e Chateau d'Yquem che si prende, con la sua "ruota" la parte centrale della stanza. 
Tutto qua? Già sarebbe molto ma la parte straordinaria è che ogni Chateaux è declinato nel tempo attraverso verticali storiche da brividi. Un esempio? Chateau d'Yquem prevede come prima bottiglia della verticale il millesimo 1899! La prima annate di Lafite disponibile è la 1938. E via così.....

La sala buia dove dormono i vecchi Bordeaux
La verticale di Lafite
La verticale di Petrus
La parte più bella è coreografica della sala, per me, è rappresentata dalla "ruota" del Sauternes dove, a partire dal 1899, Chateau d'Yquem si può ammirare in tutti i suoi colori...e sapori.



Come è logico pensare, i prezzi delle bottiglie sono un pò fuori mercato per i miei gusti visto che il Lafite 2000, venduto a 5000 euro a bottiglia, lo trovo a molto meno in giro per l'Europa. Ma, si sa, alle Galeries Lafayette si va per sognare e non per comprare....