Il 6 Aprile 2010 a Roma un grande pranzo di beneficenza in onore di Medici Senza Frontiere

Grazie alla collaborazione della colonna pugliese del forum del Gambero Rosso il 6 aprile presso il ristorante "Antica Osteria L'Incannucciata" di Roma sarà organizzato un bellissimo pranzo di beneficenza in favore di Medici Senza Frontiere. In cucina, per l'occasione, si alterneranno grandi chef nazionali: Arcangelo Dandini (l’Arcangelo, Roma), Dino De Bellis (l’Incannucciata, Roma), Beppe Schino (Perbacco, Bari), Franco e Catia Solari (Trattoria dei Mosto di Conscenti di Ne, Genova) e Luciano Lombardi (Vignadelmar, Monopoli).

Il menù sarà il seguente:
  • Sformatino di broccoletti con stracciatella di burrata e julienne di capocollo di Martina Franca (Ristorante Perbacco di Bari)
  • Canelloni di farina di mais con cavolo nero e formaggio della Valgraveglia in crema di Pinoli (Trattoria dei Mosto di Conscenti di Ne - Genova)
  • Ravioli di pane e prosciutto con gobbi al burro e pomodorini confit (Antica Osteria L’ Incannuciata di Roma)
  • Finta trippa alla romana con pecorino e menta (Ristorante l’Arcangelo di Roma);
  • Torta Saint-Honoré alla crema chantilly e cioccolato fondente (Osteria Vigna del Mar di Monopoli)
Prezzo per il pranzo di 40,00 euro vini inclusi.

Ma non finisce qua perchè, subito dopo la grande mangiata, è tempo di altra beneficenza e, per l'occasione, saranno messe all'asta le seguenti bottiglie:

1 Chateau Montrose 2001 mgn

1 Chateau d’Yquem 1999 (0.75 lt)

1 Chateau de Pez 1998
1 Barolo Bussia di Monforte d’Alba Prunotto 1964
1 Barolo Oddero 2004 mgm

1 Barbaresco Pora Prunotto 1967

1 Barbaresco Riserva Asili Bruno Giacosa 1996 mgn

1 Barbaresco Asili Bruno Giacosa 2004 dmgn

1 Rosenmuskateller Abtei Muri 2006

1 Weisseburgunder Terlano 1987

1 Le Pergole Torte Montevertine 2001 mgn

1 Decennale Poggio di Sotto 2001 mgn

1 Chianti Classico Riserva Il Campitello 2006 mgn

1 Brunello di Montalcino Riserva Marchesato degli Aleramici 2003 (5 litri)

1 Brunello di Montalcino Cinelli Colombini 2004

1 Brunello di Montalcino Le Ragnaie mgn

1 Kurni Oasi degli Angeli mgn

1 Fiorano Semillon Boncompagni-Ludovisi 1989

1 Patriglione Cosimo Taurino 1994

1 Pier delle Vigne Botromagno 2003 mgn

12 Vigna del Melograno Santa Lucia 2007 (nero di Troia)

1 Amativo Cantele 2007 dmgn

1 Le Cruste Alberto Longo mgn (nero di Troia)

2 Aglianico del Vulture Macarico mgn

6 Primitivo Old Vines Morella 2007

1 Falcone Rivera 2002 mgn

6 Catapanus D’Alfonso del Sordo (bombino bianco)

6 Casteldrione D’Alfonso del Sordo (nero di Troia)

6 Riserva Chiaromonte 2006

6 Riserva Chiaromonte 2005

6 Muro Sant’Angelo Chiaromonte
Le Braci 2001
1 Sessantanni Feudi di San Marzano mgn (primitivo)

1 Feudi di San Marzano mgn (negramaro)

1 Turriga Argiolas 1999

1 Valle Cupa 2003 – Salento Rosso IGT – Apollonio mgn

1 Sauternes Chateau de Malle 03 mgn


La lista non è definitiva ma in continua evoluzione.

Per prenotazioni chiamate Dino De Bellis allo 06.45424282 oppure mandate una mail a oste@vignadelmar.it.

Tra esperimenti nucleari e falsi vini

Chi garantisce che un Bordeaux o un Borgogna è davvero pregiato tanto da diventare un buon investimento, almeno per i collezionisti di bottiglie? I ricercatori australiani hanno trovato il modo, sfruttando le conseguenze degli esperimenti nucleari sull’atmosfera. Ma andiamo con ordine. Stabilire l’annata di un vino non è sempre facile e, con i prezzi che corrono, i falsi non mancano. È vero che i produttori si sono inventati vari sistemi per impedire le contraffazioni, sistemi basati su sigilli speciali o su etichette high tech, ma non esiste un metodo infallibile per dire che quello riportato dall’etichetta corrisponde a quello che c’è nella bottiglia.


TUTELARE IL CONSUMATORE - Il problema se lo sono posto anche i ricercatori dell’Università di Adelaide e non a caso : l’Australia è una grande produttrice ed esportatrice di vini e si sa che certe annate sono particolarmente buone, grazie al verificarsi di condizioni ambientali ideali per le viti, e che altre, invece, non lo sono affatto, sia per la quantità che per la qualità della produzione. Tutto questo condiziona il mercato, compreso quello dei «falsi». Adesso però i consumatori più raffinati e i collezionisti più esigenti hanno trovato chi potrebbe tutelarli. La ricerca australiana, infatti, ha dimostrato che l’anidride carbonica radioattiva, prodotta dai test atomici nell’atmosfera e assorbita dalle viti, può essere utile per valutare l’annata.


IL CARBONIO 14 – La tecnica è simile a quella usata per determinare l’età di reperti archeologici, e si basa sul confronto fra la quantità di carbonio 14 (C-14), una forma poco comune di carbonio presente nell’atmosfera, e la quantità di carbonio 12 (C-12) che, invece, è più stabile e abbondante: il rapporto fra questi due isotopi è rimasto costante nell’atmosfera per migliaia di anni. «Fino alla fine degli anni Quaranta – spiega Graham Jones, coordinatore della ricerca che è stata presentata a San Francisco, al meeting annuale dell’American Chemical Society – il carbonio 14 era prodotto, nell’atmosfera terrestre, dall’interazione dei raggi cosmici con l’azoto. La situazione è cambiata negli anni successivi fino al 1963, periodo durante il quale sono stati condotti, nell’atmosfera, numerosi esperimenti atomici che hanno significativamente aumentato la quantità di C-14. Quando i test sono terminati, è cominciata la diluizione di questo C-14 nella CO2 prodotta dalla combustione di combustibili fossili».


BOTTIGLIE AUSTRALIANE - Ecco allora che piccolissime quantità di carbonio radioattivo possono essere «catturate» dalle viti attraverso l’assorbimento di anidride carbonica e finiscono nel vino: l’analisi della presenza del C-14 in rapporto ad altri isotopi del carbonio può dunque indicare l’anno in cui quest’assorbimento di C-14 è avvenuto. I ricercatori hanno utilizzato uno spettrometro di massa per valutare la presenza di C-14 nelle componenti alcoliche di 20 vini rossi australiani, prodotti dal 1958 al 1997, e l’hanno confrontata con i livelli di radioattività di campioni atmosferici noti, dimostrando che il metodo funziona. La capacità di questa analisi nello svelare le frodi può essere migliorata associando altri test che valutano, ad esempio la presenza di sostanze come l’acido tartarico o derivati fenolici.


Fonte: Corriere.it

Sassicaia 1979 vs Tignanello 1979

La scorsa settimana, durante l’asta di Gelardini & Romani, ho incontrato questi due trentunenni che sedevano in bella mostra alla mia destra. Strano vederli insieme, spesso sono da soli, a volte girano in verticale con i loro fratelli, per cui l’occasione era troppo ghiotta per non parlare un po’ con loro, analizzarli, comprenderli, nonostante il poco tempo davanti e le tante persone che premevano per incontrarli.

Monsieur Sassicaia mi dice che è nato in un’annata climaticamente sfavorevole, diciamo sfigatella, in una fase storica che vorresti scordare soprattutto per le notizie di cronaca del tempo che parlano di brigate rosse, neofascisti, governo Andreotti ed invasione russa in Afghanistan.
La cattiva stella sotto cui è nato Monsieur Sassicaia la possiamo ritrovare anche quando gli chiedo di farmi sentire i suoi profumi, voglio capire che odore ha perché è tutt’altro che espresso, intenso, aromaticamente ha un’anima sfuggente, purea di frutta rossa e poco altro, nulla che faccia pensare al tempo che fu. Forse in bocca va meglio, non è così ritroso, il vecchio ragazzo esce dalla sua timidezza iniziale, si muove, scalpita, malgrado oggi la sua struttura sia morbidamente fusa, compressa, tempo fa potevamo parlare di eleganza, oggi potrei dire che è esclusivamente voglia di non morire. E’stato un piacere conoscerla Monsieur Sassicaia ’79, un vero peccato non averla incontrata prima.

Mr Tignanello, nonostante abbia la sua stessa età di del Sassicaia, pare suo figlio, nelle zone interne del Chianti Classico l’annata, a dispetto della costa, è stata molto più regolare, a tratti calda, con un sangiovese giunto a piena maturazione che ha dato vita a vini moderatamente potenti e longevi. Quello che ho davanti, infatti, è un bel ragazzo di 31 anni, con qualche capello bianco stile Richard Gere anni ’90, che ha un’anima ed un carattere decisamente di impatto, elegantissimo il terziario che ho trovato, quasi noir, giocato su toni di prugna, fieno bagnato, tabacco e spezie nere.
Bevendolo possiamo apprezzare la sua progressività, intensità e la rara eleganza. Lo ammetto, il 1980 mi era piaciuto di più, forse per la struttura tutt’altro che svanita, forse per la maggiore complessità organolettica, però questo millesimo rimane un’altra, l’ennesima, versione di un vino che sembra non morire mai, un highlander che ancora oggi darebbe vita ed epiche battaglie con qualche Brunello pari annata (vedi alla voce Soldera Riserva).

E’ terminata la serata, i due toscani ormai finiti e sfiniti giacciono in un angolino della sala, in penombra, a vederli ora da lontano sembrano simili ma, tutti quelli che li hanno incontrati quel pomeriggio, sanno che non è così, sono figli diversi dello stesso tempo che dopo 31 anni ancora possono raccontare, in un bicchiere, di un territorio e delle sue differenze. Roba da numeri uno.

Come concimare le piante con l'Echezeaux 1970 Magnum del Domaine de la Romanee-Conti

Un vino in...Voga?

Onestamente quando me le hanno fatte vedere pensavo fossero flaconcini di profumo dell’ultima campagna pubblicitaria D&G, ero già pronto a spruzzarmi il contenuto sul polso per sentire se la fragranza poteva essere di mio gusto ed invece una voce, molto acuta, mi ha detto di non farlo perché quella non era una boccetta di profumo ma bensì una “semplice” bottiglia di vino.

Ormai pensavo di averle viste tutte ma mi sbagliavo, i creativi del mondo enologico stanno andando oltre ogni mia immaginazione e Voga Italia, azienda vinicola italiana, ha creato un nuovo packaging non-convenzionale per la sua collezione di vini tra cui: Voga Pinot Grigio, Voga Pinot Grigio Sparkling, Voga Merlot e Voga Quattro (“sapiente” mix di Cabernet, Merlot, Shiraz e Pinot Nero).
Masini, tempo fa, cantava “Perché lo fai”. La domanda, oggi, anche se non sono un cantante, la pongo io a Voga e a tutto il suo staff di marketing. Perché lo fate?

Perché mettere un vino sfuso dentro una boccetta di profumo e farlo pagare 10 volte il suo prezzo reale?

Perché dovrei pagare una sorta di Tavernello frizzante come un vino di qualità superiore?

Perché rivolgere la campagna pubblicitaria ad un pubblico di giovani molto fashion credendo che questi siano degli idioti che si bevono tutto?

Perché credete che comprare una bottiglia così faccia molto figo?


Io sarò un tamarro, un coatto, un paesano ma, nonostante tutto, amo la cara e vecchia bottiglia e, soprattutto, se sono uno che se paga X euro il vino è perché sta dando valore al lavoro del vignaiolo e non di una agenzia di marketing che cerca di vendermi del fumo.

Ah, un ultimo consiglio: se comprate il vino Voga e non vi piace il contenuto po
tete sempre pensare, come è accaduto a me, che dentro vi sia un ottimo profumo al merlot di Sicilia e andare a letto come faceva Marilyn Monroe….

Tanti auguri ad un caro amico

Oggi compie la bellezza di 41 anni un caro amico, una delle poche persone che sa parlarti di vino in maniera sempre emozionante, unica, mai banale. Come lui ce ne sono pochi al mondo, credetemi, e non lo dico per piageria.
Auguri di cuore ad Armando Castagno.

Castello di Ama: verticale storica di Chianti Classico Vigneto Bellavista

Ama è un piccolo borgo tra le colline, a circa 500 metri sul livello del mare, nel comune di Gaiole in Chianti in provincia di Siena. Si trova nel cuore del Chianti Classico storico, dove i vigneti si alternano agli oliveti e al bosco.
Dal 1982 la gestione tecnica dell’azienda, nata dieci anni prima per amore di quattro famiglie romane, è affidata a
Marco Pallanti, illuminato agronomo che, in tempi non sospetti, diede all’azienda una svolta qualitativa significativa: infatti nel quinquennio 1982-1987 furono reinnestate circa 50mila piante, un'enormità se pensiamo che la densità per ettaro era di 2.800 viti. Un'altra pietra angolare nella costruzione del successo dei vini del Castello di Ama è rappresentata dalla ricerca di nuove forme di allevamento dei vigneti, finalizzate ad ottimizzare la maturazione delle uve.

Nel
1982, per la prima volta in Italia, si vedono ad Ama delle viti dove la parete fogliare è sdoppiata a forma di V. Il sistema, detto a lira aperta per la somiglianza che il profilo della pianta assume con lo strumento musicale, era il frutto di studi effettuati in Francia e veniva proposta per vigne a bassa densità di impianto. Lo scopo è quello di incrementare il potenziale qualitativo delle uve attraverso una maggiore superficie fogliare esposta; la foglia, simile ad un pannello, catturerà più energia solare da cedere ai grappoli. Oggi Castello di Ama può vantare una superficie totale di circa 250 ettari dei quali 90 coltivati a vigneto e 40 a ulivo, posti ad un’altitudine media di 480 metri.

Il
Cru Bellavista è la selezione di vigneto più antica, si estende su 22.81.70 ettari impiantati tra il ‘67 ed il ‘75 ad una altitudine compresa tra i 530 metri s.l.m. (della zona denominata Bellaria) ed i 456 metri s.l.m. (dei Campinuovi). Il terreno ha una composizione prevalentemente argillosa con una forte presenza di scheletro. La forma di allevamento predominante è quella a spalliera (14.50.00 ha) con potatura a Guyot semplice, mentre la forma di allevamento denominata Lira Aperta si estende per 8.31.00 ha. La prima edizione di questo Chianti Classico, composto da Sangiovese con un pizzico di Malvasia Nera, risale al 1978 ed è sempre stato il fiore all’occhiello dell’azienda visto che, con la sua forte personalità, rappresenta l’eccellenza del terroir di Ama. Marco Pallanti, durante il Roma Vino Excellence, ci ha presentato le sue prime 25 vendemmie al Castello di Ama proponendo una verticale da brivido del “suo” Chianti Classico Bellavista (io per motivi di lavoro ho potuto seguire fino alla ’95).

Bellavista 2006
: l’elogio del frutto e non del vino frutto maroniano. Grande eleganza, equilibrio e, soprattutto, una viva acidità che solo vigne così alte possono conferire al vino. Nasconde secondo me un potenziale impressionante.

Bellavista 2004
(da magnum): rispetto alla precedente annata questo Chianti gode di maggiore profondità, la frutta rossa è meno croccante e si percepiscono chiaramente anche delle intense sensazioni floreali e speziate. Palato di grande equilibrio, tutto le componenti del vino sono ottimamente integrate fra di loro. Cresce la goduria.

Bellavista 2001
: la maggiore percentuale di Malvasia Nera utilizzate per il vino dona a questo un carattere diverso, esuberante, nette le note di liquirizia, cioccolato al latte, confettura di pomodoro, frutta di rovo. Tutto mi sembra più dolce e stemperato rispetto alle precedenti annate. Bocca come al solito di grande equilibrio, matura, forse poco dinamica e vivace ma comunque convincente.

Bellavista 1997
(da magnum): nonostante l’annata calda il vino mantiene una grande freschezza, ricorda con tratti più maturi la 2006. Cassis, prugna secca, liquirizia, spezie nere sono tutti i toni aromatici che possiamo sentire in questo Chianti che gioca molte delle sue carte in bocca dove mantiene un tannino scalpitante e, ripeto, una vivida acidità. Alla cieca ci sarebbero delle figuracce.

Bellavista 1995
: rispetto al precedente sembra che non abbiano solo due anni di differenza. Sensazioni evolute al naso, in bocca presente tannini “vecchia maniera”, aggressivi e scalpitanti che forse fanno capire come l’azienda, nel corso del tempo, si stia continuamente migliorando.