Percorsi di Vino miglior wine blog secondo Blog Cafè
Sempre in diretta dal Blog Cafè ma col Pc rotto
In diretta da Squisito ore 16.45
Siamo appena arrivati. Bell'atmosfera qua al Blog Cafè nonostante una "terribile" musica stile Peppino di Capri mi bombardi le orecchie. Primi incontri: Leonardo Di Vincenzo e Teo Musso che giravano per gli stand. Ormai coppia fissa in vista della prossima apertura dell'Open Baladin di Roma. Fa un caldo boia. Ancora non si conoscono i risultati del concorso Blog Cafè. Oggi pomeriggio forse andiamo a degustare i formaggi di Beppino Occelli. Stefania tra una piadina e l'altra è entrata in clima alla grande. A dopoSi parte per Squisito 2009. Pronti per la diretta dal Blog Cafè?
Ok è ora di partire, domani sveglia alle 5.00 e con Stefania partiremo alla volta di S. Patrignano. Sarà la nostra prima volta a Squisito e saremo molto emozionati perchè siamo in lizza per il miglior blog del vino. Ve lo dico ora che non so chi vincerà, a me, a noi, poco importa se arriveremo primi o ultimi, la cosa che più ci farà piacere sarà incontrare gli altri blogger per un bel confrontro tra di noi. Spero che si parli solo di vino, cibo, senza che ci siano code polemiche al seguito. Sono convinto che oltre al mio ci sono decine di blog veramente fatti bene e che tutti questi avrebbero meritato di essere in finale. Sono stato solo più fortunato e il grazie va a tutti i lettori di Percorsi di Vino che mi hanno votato. Pochi ma buoni. Porteremo il Pc con noi per aggiornarvi in diretta su tutti gli eventi e le degustazioni che seguiremo. Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 17.00. La Bruciata di Oscar Bosio.
piccola azienda piemontese di cui mi parlavano molto bene soprattutto per quanto riguarda la loro attenzione per l’uva Moscato.Allo stand, oltre a Maurizio, mi attende il titolare dell’azienda, Oscar Bosio, che mi descrive brevemente la sua “creatura”: situata a Santo Stefano Belbo, La Bruciata, da generazioni di proprietà della famiglia Bosio, si estende sulla collina più alta della frazione Valdivilla per circa
collaborazione, importantissima, di Dante Scaglione, l’ex enologo di Bruno Giocosa e Premio Veronelli come Miglior Enologo di Italia. Le premesse sono ottime.
tra acidità e zuccheri. Finale armonico. Di grande beva.
n vino da abbinare a tutto pasto. Lo vedrei bene anche con le ostriche!L’Ermenegildo 2007, vino da Moscato Bianco raccolto tardivamente, rappresenta un altro esempio di come questa uva aromatica possa dare importanti risultati anche vinificata in questa maniera “alternativa”. Di un bel dorato intenso, il vino presenta al naso i caretteristici aromi primari dell’uva solo che, stavolta, sono più evoluti. La pesca diventa matura così come la mela, non ci sono più i fiori bianchi ma troviamo il miele di acacia e la frutta secca.
Alla gustativa è pieno, denso, forse manca appena un pelino di freschezza visto che l’alcol (parliamo di 14%) risulta un tanto in evidenza. Bella persistenza finale.E ora la chicca finale: il MosChin, primo esempio, se non erro, di Moscato Chinato col quale Oscar Bosio vuole ripercorrere, in chiave moderna, le gesta del dottor Cappellano, suo eminente conterraneo. Avente come vino base l’Aivè moscato secco, il MosChin si presenta di un giallo ambrato ed è caratterizzato al naso dalla tipiche note aromatiche alle quali, in tale versione, si aggiungono i sentori di china, genziana, cannella, noce moscata, cardamomo, rabarbaro. Al palato apprezzabile è l’equilibrio tra l’amaro e il dolce che si fondono in un finale di bella persistenza. Avrà lo stesso successo del suo fratellone maggiore? Oscar te lo auguro!Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 15.30. Da Erede di Chiappone Armando con Davide e Cosimo
E’ ora di pensare un po’ al lato ludico della mia “attività” cercando di organizzare qualcosa di concreto assieme ad altri appassionati come me.E’ ora, quindi, di incontrare due miei amici, due persone veramente valide e preparate che da tempo operano nel mondo del vino e nell’organizzazione di eventi enogastronomici. Davide Canina, di Terra dei Vini, e Cosimo Errede, patron di Eat-Alia, ci aspettano nello stand di un promettente produttore piemontese, Erede di Chiappone Armando. Daniele, enologo e deus ex machina della proprietà insieme ai genitori e alla sorella Michela, ci accoglie come al solito cordialmente nonostante gli invadiamo tutto lo spazio possibile e immaginabile.
L’azienda a conduzione famigliare produce annualmente circa 30.000 bottiglie da
Durante il meeting di “lavoro” degustiamo la loro più importante selezio
ne di Barbera, la 'RU' che si può fregiare della prestigiosa sottozona NIZZA e che ci viene servita insieme ad un fantastico salame piemontese (di cui ora cerco notizie perché lo rivoglio!). Al naso il vino presenta l’inconfondibile e tipica nota di ciliegia sotto spirito (ricorda molto quelle della Fabbri), china, cacao in polvere e pepe nero. Al palato il vino entra caldo, intenso, con un tannino misurato e controbilanciato da una morbidezza e una alcolicità ben definite ma certamente non eccessive. In chiusura tornano le note di frutta sotto spirito e cioccolato. Qualcuno direbbe Mon Chèri. Finale di struttura e sapidità. Bell’esempio di Barbera che naviga tra rusticità e gusto internazionale.Un grazie di cuore a Daniele per la calorosa accoglienza, mi riprometto di gustare con meno caos tutta la sua produzione che molti mi dicono essere estremamente interessante.
E l’incontro come è andato? Benissimo, come al solito il c’è un ottimo feeling tra me, Terra dei Vini e Cosimo Erede. Il risultato di questa riunione sarà l’organizzazione di un evento a Roma dove Davide Canina presenterà i vini della sua associazione sia al pubblico, sia alla stampa e agli operatori commerciali romani. A metà Maggio ne vedremo delle belle, state sintonizzati e lasciate un messaggio qua sul blog se volete prenotare un posto un prima fila!
Blog Cafè, ultimi quattro giorni per votarmi!
Blog Cafè 2009. Come forse sapete (o non sapete) sono tra i finalisti del concorso come migliore Blog del Vino. Meritato o non meritato per me già essere in questa finale è un grande riconoscimento di stima che i lettori (per qualcuno solo amici e parenti) di Percorsi di Vino mi hanno dato.P.S.: ho visto che la giuria ha inserito un premio speciale he affiancherà i tre premi decisi dalle votazioni pubbliche.
Queste le Nomination del Premio Speciale:
www.dissapore.com
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/
http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/
Chissà, alla luce di questi nomi forse qualcuno ora dirà che Blog Cafè ha fatto giustizia....
Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 14.00. Tenuta San Leonardo
tato del "suo" taglio bordolese arrivare allo stand della Tenuta San Leonardo ed essere trattato da “vecchio amico” è stata una grandissima emozione, lo ammetto.Con Anselmo parliamo un po’di tutto, discutiamo di vino, di wine blog (a proposito lui è un affezionato di Percorsi di Vino ma non ditelo a nessuno…), del caos del Vinitaly, della visita in azienda che prima o poi dovrò fare. L’atmosfera è molto cordiale, rilassata, mi sento “quasi” a mio agio.
Il tempo a disposizione è poco, c’è tanta gente che vorrebbe parlare con lui, lo stand di Tenuta San Leonardo devo ammettere che è un via vai di importatori, distributori, giornalisti e semplici appassionati. Nessuno, e dico nessuno, viene snobbato, tutti hanno il loro piccolo/grande spazio per poter bere o, semplicemente, per poter parlare con qualcuno dell’azienda.
Decidiamo di aprire le danze e subito ci viene versato nel bicchiere il Villa Gresti 2004, ottimo rosso “base” dell’azienda da uve Merlot (90%) e Carmenère (10%). Di un rosso rubino intenso, il Villa Gresti è un vino che fin dalla prima olfazione fa presagire che si è di fronte al frutto di una annata molto importante in Trentino. Tutto è estremamente pulito, elegante, i profumi sono intensi e complessi e spaziano dal ribes al mirtillo, dalla peonia alla violetta, dal tabacco da pipa al cioccolato al latte. Palato di grande equilibrio dove la tannicità evidente e ben sorretta dall’alcol e da una soave morbidezza donata dal sapiente uso del legno (un anno di barrique di rovere francese). Finale avvolgente e persistente.
Arriva il San Leonardo 2004, Anselmo mi aveva avvertito che era “grande” ma la realtà stavolta ha superato le mie aspettative. L’ho sempre detto e l’ho sempre sostenuto, il vino è spesso l’espressione del produttore e se conoscete Carlo ed Anselmo Guerrieri Gonzaga non potete non ritrovare nel loro taglio bordolese la stessa classe che li contraddistingue. Il San Leonardo 2004 stupisce fin da subito per la grande eleganza e la raffinatezza che trovo fin dal colore, un rubino non particolarmente carico che strizza l’occhio alla Francia e che nel bicchiere, rotazione dopo rotazione, ti inebria con profumi di ribes nero, mora di rovo, scorza di arancia, marasca, pepe, humus, cuoio, tabacco, cacao, liquirizia e la solita, grande e inconfondibile nota mentolata, caratteristica ormai imprescindibile di ogni grande San Leonardo. Al palato rivela un bel carattere, con tannini di ottima fattura e una vena acida che bilanciano egregiamente le morbidezze del vin
o. Chiude su ritorni di frutta di rovo e sottobosco. Non oso immaginare cosa potrà diventare questo vino tra 5/6 anni. Un monumento.Chiudiamo il nostro piacevole incontro con altri due grandi annate di San Leonardo: 2001 e 1999.
Il millesimo 2001 è sicuramente quello che ad oggi preferisco, raffinato, complesso e potente allo stesso tempo. Naso su note di frutta di rovo matura, erbe medicinali, spezie nere e la classica nota mentolata. In bocca ha grande struttura, perfettamente centrato su morbidezza, freschezza e sapidità. Chiude con grande persistenza su ricordi fruttati.
Il San Leonardo 1999, di un rubino tendente al granato, ha un naso dominato ancora una volta da note di eucalipto seguite da lievi tocchi di minerale, tabacco e prugna. Alla gustativa il vino è ricco, polposo, con un tannino ancora non del tutto domato. Nonostante l’età, al palato, sembra più giovane del millesimo precedentemente descritto. Chiude di media persistenza su ricordi minerali.
Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 12.00. Allo stand dell'indimenticato Gianni Masciarelli
Il bellissimo stand della Masciarelli è stracolmo ma, nonostante ciò, Rocco ci trova uno spazio, un tavolino solo per noi che subito viene riempito di piatti stracolmi di pane, olio e buonissimi salumi e formaggi abruzzesi. L’ospitalità di queste persone è commovente, questa è l’accoglienza dell’Abruzzo, Terra ora deturpata dal terremoto ma che, contando su queste persone, non può non risollevarsi in fretta.
Tutti insieme decidiamo di non degustare i vini aziendali (Villa Gemma in testa) perché, oltre a conoscerli molto bene, siamo curiosi di provare la gamma dei vini che Masciarelli seleziona e distribuisce in tutta Italia.
Abruzzo, Piemonte, Borgogna e Mosella sono i territori dove si cercano piccole grandi perle enologiche da poter importare/distribuire nel nostro Paese. Rocco Cipol
lone ci fa degustare veramente tanta roba, Riesling e Pinot Nero vengono versati nei nostri bicchieri con cadenza estremamente serrata perché la gamma di prodotti è estremamente ampia e noi abbiamo poco tempo e, soprattutto, vogliamo lasciar spazio anche ad altri ospiti che aspettano in piedi.
Tra i vari vini degustati, interessanti sono stati i Riesling “targati” Weingut St.Urbans-Hof.
L
a cantina, il cui nome si ispira al santo protettore del vino, è stata fondata nel 1947 da Nicolaus Weiss, calzolaio con la passione del vino, a Leiwen, piccolo paese sul fiume Mosella. Oggi la cantina dispone di
Tra i vari riesling 2008 che Rocco e Marina ci hanno fatto provare, ho trovato
il St. Urban-Hof QbA abbastanza elegante, fresco e fruttato e con quel pizzico di residuo zuccherino che lo rende morbido e un po’ “piacione”.
L’Ockfener Bockstein Riesling Kabinett 2008, da uno dei migliori vigneti della valle della Saar, è una delizia al naso con un minerale che si fonde con sensazioni floreali di fiori di sambuco e frutta esotica. Bellissima l’acidità. Un riesling di grade beva.
Il Piesporter Goldtröpfchen Riesling Kabinett 2008, da uno dei migliori cru aziendali, è un riesling più impegnativo di quelli precedenti, si percepisce anche al naso che nel bicchiere c’è più profondità e struttura. Naso vagamente vegetale che si combina con note di ribes bianco, uva spina e pompelmo, scorza di arancia e litchi. In bocca è sapido e fresco e con soli 7,5% di alcol rappresenta un vino che potremmo bere in un attimo durante una fresca sera di estate.
L’ultimo riesling è la versione Auslese del precedente vino. Frutto di uve parzialmente colpite da botrite, presenta un naso più “maturo” dove si possono cogliere le note di nocciola, mela cotogna e miele. Al palato è naturalmente denso, pieno, anche se non manca di eleganza e freschezza. Finale di grande persistenza dove tornano le note di frutta gialla matura, quasi in confettura. Da bere da qui all’eternità.
Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 11.30. Andiamo in Friuli da Borgo del Tiglio
L’avevo letto, me lo avevano confidato, Nicola Manferrari, dietro i suoi baffoni neri, nasconde un animo schivo, non è fatto per le pubbliche relazioni, ti guarda, ti studia e cerca di rispondere con uno sguardo e io, piccolo wine blogger in erba, riesco solo in quel momento a capire se ho carpito o meno la sua attenzione.
Inizialmente al suo stand ci accolgono con freddezza, ci studiano per vedere se sei un altro di quelli che “scroccano” da bere senza nessun ritegno e rispetto per ciò che c’è dentro il bicchiere. Purtroppo al Vinitaly ce n’è tanta di gente così.
Chiedo di poter provare i loro vini bianchi.
Il gentile ragazzo dietro il bancone inizia con un gesto che penso abbia fatto mille volte in quei giorni: prende il bianco “base” dell’azienda e lo versa con fare quasi automatico, impersonale.
Il Milleuve Bianco 2007, costituito da un blend di cinque uve diverse, viene “creato” con il vino che avanza dopo che questo è stato utilizzato per dare vita alle bottiglie principali. Fresco e sapido, il Milleuve presenta una beva estremamente accattivante. Servitelo fresco e sarà il vostro aperitivo.Facciamo qualche domanda tecnica, ci presentiamo e, soprattutto, presentiamo il Percorsi di Vino ed Enoclub Roma. Dall’altra parte capiscono che forse abbiamo voglia di comprendere veramente, che siamo da loro perché ci interessa veramente Borgo del Tiglio e non perché hanno “er bianco bono”.Altra bottiglia, stavolta spunta il Collio Tocai Friuliano 2007, dai profumi di pera matura
, susina gialla, agrumi, biancospino e dalla sapida vena minerale. In bocca tornano le note olfattive, media persistenza. Sono curioso di provarlo con qualche anno sulle spalle.Ormai abbiamo spezzato il ghiaccio, anche Nicola Manferrari ogni tanto viene da noi e con un sorriso approva la degustazione che seguirà: una piccola grande verticale di Collio Chardonnay. Borgo del Tiglio ne produce due tipologie: quelle con l’etichetta chiara (proposte in verticale) sono gli Chardonnay versione “base” mentre l’etichetta scura sta a significare la versione riserva.L’annata 2007 si presenta di un bel giallo dorato scarico e, sorpresa delle sorprese, nonostante la fermentazione e l’affinamento in barrique, non appare un vinone standardizzato dagli aromi di burro, vaniglia, etc. Nicola Manferrari ama
La sorpresa maggiore riguarda lo Chardonnay 1995, grande regalo del produttore al quale, ora, cominciamo addirittura a stare simpatici. Con questo millesimo siamo all’apice delle “goduria” enologica per questa mattina: oro antico, al naso mostra tutta la complessità e l’eleganza che può fornire una giusta ossidazione: terra bagnata, fungo porcino, miele di castagno, cotognata, spezie orientali, crosta di pane, frutta secca tostata. In bocca nonostante un’acidità che stenta a decollare rimane un vino ampio, equilibrato, persistente e dal finale dove si percepisce chiaramente il miele di castagno e la frutta secca. Bella maturità.Proseguiamo la carrellata con due ultimi bianchi, altra piccolissima verticale di Studio di Bianco, che ci fanno degustare nelle annate 2007 e 1999. Il vino, come dice la parola stessa, rappresenta il frutto di vari studi/esperimenti che da anni Nicola Manferrari sta portando avanti sul Tocai Friulano, Sauvignon Blanc, Riesling, sulle loro possibili combinazioni e la loro evoluzione in legno.Il 2007 presenta complessi richiami di arancia candita, pompelmo rosa, frutta tropicale, sambuco e spezie dolci. Bocca sapida, fresca, piena, lo Studio di Bianco lo trovo un vino estremamente equilibrato, dotato di una morbidezza che è ben supportata dalla vena fresco-sapida. Ottima la persistenza.Per quanto riguarda il 1999, ho ritrovato nei miei appunti delle note di degustazione del Maestro. Nulla risulta più esplicativo di quanto scritto da Veronelli nel 2001: “ogni volta che assaggio i vini di Borgo del Tiglio si sovrappongono gioia per il vino in sè e gioia per il ricordo noumenico della bellezza senza uguali della sua osteria in Brazzano di Cormons... un amore puro, solo esaltato dallo studio e dal progetto”.
E su Blog Cafè anche Il Giornale la pensa come me...
Questo il testo integrale: Tra le cento iniziative che animeranno il prossimo Squisito all’interno della Comunità di San Patrignano, dal 1° al 4 maggio, info squisito.org, una premia chi fa informazione golosa in internet. È la terza edizione del Blog Café e, come le precedenti, è accompagnata da polemiche perché c’è sempre chi fatica ad afferrare il lato gioioso delle cose. Tre categorie (miglior blog sul vino, migliore su ristoranti e dintorni golosi, migliore in assoluto) e tutti liberi di inserire i blog preferiti, cosa che ha sconvolto alcune certezze della parrocchia web perché è difficile controllare oltre seimila votanti. Ora il gioco è alla seconda tornata, tutti chiamati a scegliere tra le nomination. I risultati a inizio maggio a Squisito. Chi volesse votare sappia che a livello cibo sono in corsa I Piaceri della Vita; Mediterraneo in Cucina (Marcello Valentino) e Una Finestra di Fronte; per il vino Divino Scrivere, Percorsi di Vino e VinoGlocal; mentre per il Blog dei Blog ecco Andrea Graziano...food & co., Cuciniamo insieme ad Andrea e Maidireristorante. Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 11.00. Marisa Cuomo e i vini estremi
e non solo. La cosa che mi colpisce di più del loro spazio al Vinitaly sono le foto che ritraggono i vigneti, davvero splendidi e a picco sul mare, e la cantina, scavata interamente nella roccia che dona, naturalmente, freschezza e umidità alle barriques di rovere francese utilizzate per produrre il loro vino. Ci facciamo largo tra la folla, dopo una breve attesa finalmente tocca a noi. Ci accoglie un elegante ragazzo a cui chiediamo di poter degustare solo i vini bianchi dell’azienda. Detto, fatto!Il secondo vino bianco che gentilmente ci offrono è il Furore Bianco 2008, fratel
lo minore del Fiorduva, che mi sorprende non poco per il suo carattere per nulla prostrato al più blasonato vino aziendale. Qua i colori rispetto al precedente sono più intensi, vividi, e mettendo il naso nel bicchiere non possiamo non tornare con la mente al paesaggio naturale della Costeria Amalfitana: sentori di cedro, arancia e mandarino si fondono su eleganti tocchi di susina gialla, pesca, ginestra, erbe aromatiche e un lieve minerale. In bocca tutto è equilibrato, di grande intensità e persistenza. Un vino di grande beva e con un rapporto q/p estremamente interessante.Il Fiurduva 2007, la vera star aziendale, prodotto da uve Fenile (30%), Ginestra (30%) e Ripoli (40%), è un vino che Marisa Cuomo chiama estremo. I Vini estremi sono vini eroici, figli della fatica, del sudore, della laboriosità dell'uomo e il Fiorduva, vino proveniente da vigne sdraiate sulle
rocce a picco sul mare, rappresenta davvero un vino estremamente difficile da produrre, frutto di una selezione maniacale delle uve che sono raccolte surmature in maniera del tutto manuale (e non vedo come fare altrimenti vista la pendenza del vigneto). Al naso il vino mantiene tutte le promesse con una complessità molto marcata: frutta tropicale, albicocca disidratata, agrumi canditi, fiori di arancio, camomilla, miele di fiori di arancia, fiori gialli essiccati e un tocco di spezie dolci donate dal sapiente uso del legno. In bocca il Fiorduva è denso, con un bilanciamento tra morbidezza e acidità che lascia il palato vellutato e al tempo stesso equilibrato. Vino dalla grande persistenza e dalla bella chiusura sapida.L’unico neo, secondo me, è che il Fiorduva rappresenta un altro di quei vini “muscolari” che trovo difficile da abbinare a tavola, meglio il Furore Bianco che, nella sua elegante snellezza, rimane il miglior assaggio dei bianchi di Marisa Cuomo.
Al wine blogger non piace il premio Blog Cafè?
Posso anche essere d'accordo su questo, ci sono blog fatti veramente bene e oggettivamente migliori del mio però, se vogliamo entrare nello specifico, vanno fatti degli opportuni distinguo.
Bisogna evitare di confondere un blog amatoriale fatto da una persona che, come me, fa tutt'altro nella vita, da un blog scritto e diretto da veri professionisti del settore. E' chiaro che un wine blog scritto da Vizzari e Ziliani non potrebbero mai essere confrontati con Percorsi di Vino. E' come se il Corriere della Sera fosse paragonato al quotidiano di quartiere.
La cosa che mi amareggia di più è il corporativismo che vedo nel mondo di internet e, più specificatamente, nel mondo dei blogger/comunicatori di vino. Se non sei loro amico, se non fai parte della loro cerchia, se per loro sei un misero sconosciuto, allora non vali nulla e rischi di essere anche sbeffeggiato.
La cosa che trovo più brutta? In un concorso dove tutti partono alla pari e con le stesse regole, chi non è entrato in nomination ha scritto (a posteriori) che il concorso è tutto da cambiare, che le regole fanno schifo, etc etc.E se invece le cose fossero andate diversamente? Avrebbero detto e scritto quelle cose?
Addirittura c'è qualcuno che sta cercando di creare un concorso parallelo perchè DEVONO vincere certi blog, altrimenti il loro ego come potrebbe sopportare che Davide ha vinto contro Golia?
Finisco dicendo che a me non piace essere il primo della classe, non mi ci sento, l'unica cosa che vorrei trasparisse è che Percorsi di Vino è fatto col cuore. Tutto qua.
Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 10.30. Cantine Lonardo e il suo Grecomusc' 2007
scontato, con tali premesse e visto che ero in Campania, passare a trovare un altro vero vignaiolo di questa bella Regione: Sandro Lonardo di Contrade di Taurasi.
e solo con lieviti autoctoni. In seguito il vino viene affinato in tonneau di 5 ettolitri per circa quattro mesi. Al secondo travaso il vino rimane in acciaio per circa due mesi prima di essere filtrato ed imbottigliatoPiccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 10.00. Ciro Picariello e il suo Fiano di Avellino
Fiano di Avellino, dell’ottimo Fiano da degustare. Il box aziendale è molto piccolo, di quelli standard, c’è la signora Rita, la moglie, che si occupa di fare le pubbliche relazioni mentre Ciro, il vignaiolo, se ne sta in disparte dietro le quinte, forse non gli piace apparire, fosse per lui starebbe a controllare la sua vigna con le mani sporche di terra. Qua tutto è composto, non ci sono lustrini, cotillons e zone privè con tanto di cordone a separare l’ospite grato dai rompiscatole. Qua c’è solo una cosa protagonista: il Fiano e la passione che ci si mette per produrlo. L’azienda agricola è ubicata a Summonte, in provincia di Avellino, e si estende su una superficie di sette ha di cui 5 coltivati a Fiano di Avellino, e 2 coltivati ad Aglianico, Sciascinoso e Piedirosso. I vigneti si trovano in alta collina, tra i 500 e i 650 metri di altezza, con esposizione sud/sud-est, condizioni tutte che determinano un microclima caratterizzato da forti escursioni termiche (estati molto calde seguite da inverni abbastanza rigidi) la cui influenza è solo positiva per il grappolo d’uva che in tal modo giu
nge a maturazione tardiva ma completa (fine ottobre per il Fiano ed inizi novembre per l’Aglianico) e ad un bellissimo sviluppo di sostanze aromatiche. Raccontiamo ai signori Picariello del nostro interesse per la loro azienda, del blog e dell’articolo che faremo sulle nostre degustazioni al termine del Vinitaly. La signora Rita, dal canto suo, ci parla della loro passione per la vigna ed il vino ed è estremamente orgogliosa quando ci dice che il loro Fiano 2006 è stato candidato al premio come migliore rapporto qualità/prezzo dall’Ais/Bibenda. E parlando parlando ci tira fuori l’ultima annata del loro bianco, un 2007 molto interessante e che, inizialmente,
rispecchia il carattere del produttore. Schivo e un po’ sfuggente nei primi minuti, col passare del tempo si apre e vengono fuori tutte le caratteristiche del grande Fiano di Summonte: grande carica di frutta gialla croccante, agrumi, fiori di campo e una bella nota minerale. In bocca la corrispondenza al naso è ottima e la vena acida tende ad equilibrare in maniera quasi perfetta la struttura e l’alcol del vino. Di grande beva oggi anche se darà il meglio di sé tra qualche anno quando la maggiore complessità fornirà anche una ricercata eleganza. I signori Picariello ormai ha preso confidenza con noi e ci aprono altre due chicche: il Fiano 2006 e il Fiano 2004, prima grande splendida annata. Il primo, candidato come detto come
miglior vino dal rapporto q/p, al naso si differenzia dal millesimo 2007 per una maggiore carica di erbe aromatiche e di sentori minerali (molto bella per me la nota di roccia bianca) che rendono il complessivo quadro olfattivo molto più elegante e misurato. In bocca il vino, rispetto al fratello più piccolo, è meno acido anche se lo trovo più ampio e persistente. Tornano vivide le note minerali nel finale. Il Fiano di Avellino 2004 di Picariello è una vera sorpresa, altro grande esempio di come i vini bianchi italiani, se fatti come Bacco comanda, possano dare ottimi risultati. Il naso di questo millesimo ci fa presagire che berremo un vino abbastanza morbido e complesso, privo di ogni asperità di gioventù. Tornano sia al naso che in bocca le caratteristiche del Fiano di Picariello: ci sono gli agrumi, le erbe aromatiche e i toni minerali anche se ora è tutto più maturo e avvolgente. Quel vino imbottigliato un po’ per gioco è cresciuto ed ha superato l’esame di maturità. Ora è diventato davvero grande.Mobilitiamo il mondo del vino in favore degli amici abruzzesi
Volevo parlare del Vinitaly....
Tornando al futile, io e Stefania siamo rientrati solo ieri notte da Verona e non abbiamo avuto tempo di buttar giù nemmeno una riga sulla nostra presenza al Vinitaly, sulle tante emozioni provate per un vino bevuto o solo per una stretta di mano.Ed è per tutto questo che fin da ora ringrazio:
- Luciano di Podere San Lorenzo per la sua passione e generosità, caratteristiche tutte che ritrovo nel suo Brunello 2004;
- Ciro Picariello perchè dietro la sua modestia si nasconde un grandissimo Fiano:
- Contrade di Taurasi perchè il suo Grescomusc' lo trovo sempre più interessante ed espressivo;
- Marisa Cuomo perchè, nonostante tutte le difficoltà del caso, riesce a creare dei fantastici vini estremi;
- Paolo Ghislandi di Cascina I Carpini perchè è un amico e il suo Rugiada del Mattino lo berrei anche a colazione;
- Borgo del Tiglio perchè il suo Chardonnay 1995 è stata pura emozione;
- Antica Casa Vinicola Garofoli perchè il suo Serra Fiorese rappresenta l'anima del Verdicchio delle Marche;
- Marina Cvetic, Rocco Cipollone e tutto lo staff della Masciarelli perchè, oltre a fare grandi vini di territorio, sono persone dal cuore grande come una casa. A voi tutto il mio pensiero in questo momento delicato.
- Anselmo Guerrieri Gonzaga perchè pur incontrandolo per la prima volta mi sembrava di conoscerlo da sempre;
- Davide Canina di "Terra dei Vini" perchè è un altro "pazzo" come me;
- Tutto lo staff dell'azienda piemontese Erede di Chiappone Armando perchè il suo Barbera d'Asti Superiore Nizza "Ru" abbinato al salame è pura goduria;
- Maurizio Fava per avermi fatto conoscere Oscar Bosio dell'azienda vitivinicola La Bruciata. Con loro si può davvero entrare nel mondo del moscato a 360°;
- Anton Maria Coletti Conti e Giuseppe Mottura perchè, oltre ad essere degli amici, rappresentano il Lazio dal punto di vista qualitativo. Avanti così ragazzi.
- Cosimo Errede e tutto il suo staff perchè ci vuole davvero passione e tanta tenacia per stare 5 giorni al Vinitaly :-)) Sei er mejo!!
- Riccardo dell'azienda agricola Le Ragnaie di Montalcino perchè fa del gran Sangiovese pur avendo la moglie americana.....
Tra i primi tre blog di vino!!
Al Vinitaly 2009 ricchi premi e cotillons!
Massima espressione dell'imprenditorialità legata all'agricoltura, e da sempre votata
all'eccellenza, cresciuta in oltre venti anni sotto l'egida dell'alta qualità, la Castello Banfi ha vinto il Premio Internazionale Vinitaly "perché rappresenta oggi uno dei principali ambasciatori del made in Italy nel mondo. Forza trainante del "modello Montalcino", indissolubilmente legata al territorio che emerge con intensità ad ogni sorso dei suoi vini, la Castello Banfi è riuscita a coltivare l'innovazione tecnologica, con un'ottica di produzione e di tutela dell'ambiente, senza dimenticare mai l'importanza della tradizione".
Se queste motivazioni fossero lette da Mr. Bean forse sarebbero più credibili. Ma come si fa a dire che Banfi rappresenta tutto ciò che è scritto in neretto??? Vi prego ditemi che non è vero e che ho letto un pesce d'Aprile!!



