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Collestefano, il Verdicchio di Matelica alla prova del tempo

Una vecchia canzone di Niccolò Fabi e Max Gazzè più o meno diceva:"vento d'estate, io vado al mare voi che fate....."

Cari ragazzi, ma è ovvio, noi ci vediamo all'Osteria Monteverde e beviamo Verdicchio di Matelica, durante la stagione calda non può mancare soprattutto quando Alessandro ci porta buona parte della verticale storica del Collestefano, vino cult per molti, vino dal grandissimo rapporto q/p per tutti.

Il vino della famiglia Marchionni, proveniente da 15 ettari di vigneto certificato biologico e prodotto per la prima volta nel 1998 attraverso un blend delle varie parcelle aziendali, lo abbiamo declinato in otto annate (dal 2003 al 2012 escludendo 2004 e 2005) al fine di capire se e come può evolvere questo verdicchio che da sempre fa solo acciaio e che oggi viene prodotto in circa 80.000 unità.

Bevitori e ....timidoni..
Verdicchio di Matelica Collestefano 2012 da Magnumcapire come un terreno posto a 450 metri ricco di calcare e scheletro possa influenzare un vino è abbastanza semplice: provate questo vino da giovane! Il verdicchio di Fabio Marchionni in questa fase di gioventù è tagliente e affilato come la lama della spada di Goemon, è acido, vitreo, essenziale canterebbe Mengoni. L'annata calda non la sentiamo, ha solo tempo per migliorare e stemperare i vizi di gioventù.

Verdicchio di Matelica Collestefano 2011: Stanlio e Ollio, questi primi due verdicchio potrebbero tranquillamente andare a braccetto e formare, fisicamente, la famosa coppia di attori che in tanti abbiamo ammirato. Perchè? Se il 2012 prende la fisionomia di Stan Laurel (Stanlio) per il suo essere dritto e magro, la 2011 non può che avere le sembianze di Oliver Hardy per il suo essere più pacioccone e largo. Strana annata questa, il Collestefano sembra quasi non essere lui nonostante la sua fresca adolescenza. Minerale, fruttato, rivela col tempo delle note quasi tostate e speziate abbastanza inaspettate. Manca un pò di freschezza ma dalla sua ha corpo e carattere. Stapperò un'altra bottiglia tra un paio di anni per capire come intende evolvere.

Verdicchio di Matelica Collestefano 2010: si cambia registro, è lui, lo riconosco, è il mio Collestefano ed è tornato più in forma che mai. Se domando a me stesso le caratteristiche di un grande Verdicchio di tre anni non ho dubbi nella risposta: deve essere intenso, dotato di elegante espressione agrumata, vegetale (anice), minerale e floreale. A queste qualità, poi, si ha la necessità di aggiungere doti di freschezza, finezza, equilibrio e persistenza. Ecco, questo Collestefano ha tutti questi requisiti e mentre lo bevo mi ammalia per la sua chiusura sapida e succosa. Basta poco per finire da solo la bottiglia. Grande versione!

Qualcosa, col tempo, è cambiato....
Verdicchio di Matelica Collestefano 2009:  qualcuno mi ha detto che le annate dispari del Collestefano non sono le migliori. Sarà che il confronto con la precedente annata è davvero duro ed impietoso, ma questo Verdicchio al naso risulto abbastanza anonimo, forse è ancora chiuso, forse il marcato tratto minerale imprigiona (troppo) la carica fruttata e vegetale che sento solo in lontananza e che prende la forma dell'anice e del sambuco. Chissà... Fortunatamente i punti li riprende un pò alla gustativa che caratterizza un palato fresco, vibrante e dalla felice chiusura sapida. Mah, chissà se quel qualcuno ha ragione?!?

Verdicchio di Matelica Collestefano 2008: nonostante l'annata sia pari sembra che il dio del  tricloroanisolo, volgarmente del Tappo, abbia fatto visita a questa bottiglia che, dopo un breve combattimento, ha dovuto desistere e alzare bottiglia bianca alla TCA. Che ci siamo persi?

bevitori....schizzati.
Verdicchio di Matelica Collestefano 2007: l'annata calda carica il vino di una evoluzione che fino ad ora non avevo sentito così marcata. Al naso esce immediatamente il miele di castagno affiancato da sentori di frutta gialla matura, quasi esotica e sprazzi idrocarburici. In bocca avverto la stanchezza di questo Verdicchio che parte molle e sembra non avere la forza di ingranare la prima. Ancora una versione larga del Collestefano che si fa ricordare solo per la buona scia minerale nel finale. 

Verdicchio di Matelica Collestefano 2006: forse non tutti sanno che Fabio Marchionni, prima di condurre con successo la sua azienda famigliare, ha preso la laurea in enologia e per fare esperienza è andato a lavorare in Germania in due piccole realtà vinicole della zona del Reno. Chissà come ha fatto Fabio a portare in bottiglia quei territori e quelle magie ma questo Collestefano sembra in tutto e per tutto un grande riesling e sono sicuro che, se messo alla cieca in un tavolo di vini della Mosella e del Reno, non sfigurerebbe affatto grazie alle sue doti mixate di agrumi e idrocarburi. Il vino preferito di tutta la verticale, una punto di arrivo che in realtà rappresenta un punto di partenza per l'azienda. 

Muffette...
Verdicchio di Matelica Collestefano 2003: quando penso di aver trovato una certezza nel Collestefano, e cioè che le annata calde (e dispari) non vanno a genio al vino, ecco arrivare questo Verdicchio a smentire tutto. Solo il colore giallo paglierino carico tradisce forse l'età non più candida visto che l'olfatto è ancora pimpante e giocato su sensazioni di granito, idrocarburi, camomilla per poi virare su inaspettate sensazioni mentolate e di erbe mediterranee. Bocca più orizzontale che verticale ma tutt'altro che grassa ed alcolica. Chiude , ricco e sinuoso, su note di buccia di arancia amara e mandorla. Vista l'annata e il suo stato di anzianità lo metto al secondo posto del podio a pari merito con la 2010.

La verticale completa
Chiudiamo la cena con il Rosa di Elena, il rosato di Collestefano prodotto da uve sangiovese. Che dire, non mi ha entusiasmato più di tanto, Fabio probabilmente è ancora alla ricerca della via maestra per questa tipologia di vino che mi è sembrato sì fresco e beverino ma anche abbastanza semplice. 


Roberto, lo chef dell'Osteria con la verticale di Collestefano







La Distesa di Corrado Dottori

A noi che amiamo il vino, certi scenari naturali, soprattutto in un caldo pomeriggio di estate, fanno dimenticare tutto il sudore versato per ogni secondo di sosta.
Siamo a Cupramontana e queste che vedete in foto sono parte delle vigne di Corrado Dottori all'interno del territorio di San Michele, contrada che, da secoli, rappresenta senza dubbio un terroir di eccezione per il Verdicchio.

Le Vigne di Corrado Dottori

La Chiesa di San Michele

Corrado Dottori, col quale ho fissato l'appuntamento per la visita qualche ora prima incontrandolo in piazza a Cupramontana, mi indica con orgoglio le sue vigne piantate nella conca di San Michele, nuovi e vecchi vitigni, anche a bacca rossa, dove il verdicchio, ovviamente, la fa da padrone visto che proprio a pochi metri da noi ci sono le vecchie vigne dalle quali deriva la sua Riserva: gli Eremi.
Il terreno, come mi spiega Corrado, è costituito da zone di creta bianca, dove domina il calcare, alle quali si alternano lingue di arenaria giallastra e marne azzurre, specie più in profondità.

La Distesa, la sua azienda nata nel 2000, oggi può contare su un'estensione di circa 3 ettari di vigneto coltivato in modo biologico non solo a San Michele ma anche nella zona di Staffolo e San Paolo di Jesi.

Il suolo del vigneto di San Michele

La cantina è subito dietro di noi, un vecchio edificio all'apparenza abbandonato ospita i pochi "attrezzi del mestiere" di Corrado. 
Entrando, scopriamo quanto sia artigianale e naturale il mondo de La Distesa. All'interno di quattro mura segnate dal tempo, qualche vasca di acciaio, una piccola fila di barrique usate e un tonneaux sono tutto ciò di cui ha bisogno Corrado per creare i suoi vini. Da queste parti, è facile capirlo, le pratiche enologiche sono pari a zero visto che, era facile immaginarlo, non si usano lieviti selezionati e l'uso di solforosa è al minimo indispensabile. 



L'obiettivo: fare vini che possano essere il più aderenti possibile al territorio e all'annata.

Da botte Corrado ci fa degustare un'anteprima: il Nur 2011. Questo è vino, blend di trebbiano dorato, malvasia toscana e verdicchio, deriva da una fermentazione sulle bucce per circa 8/10 giorni ed un affinamento in botti di rovere francesi di piccola caratura per circa un anno. Al naso, ancora giovane, è un vino che sa di erba tagliata, miele, frutta gialla, sale. In bocca la grande struttura data dall'annata è appena supportata da un'acidità che, complice il caldo sofferto nel millesimo, non è certo da record. Da riprovare tra un anno.

Bottiglie in affinamento

Il tour prosegue con la visita della piccolissime sale di affinamento (compreso il condizionatore messo "a palla" per contrastare l'afa estiva) ed etichettatura, per poi preseguire nell'agriturismo di Corrado dove abbiamo terminano la degustazione con il Marche Bianco "Terre Silvate" 2011 ed il Marche Rosso Nocenzio 2010.


Il primo vino è il "famoso" verdicchio IGT di Dottori che la Commissione Doc ha bocciato non avendolo ritenuto "adeguato" per meritarsi la qualifica di Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore
Corrado, certamente amareggiato della cosa, ritiene opportuno precisare che: "Per me va bene tutto, però allora se bocci il Terre Silvate dovresti adottare lo stesso metodo con quei tanti verdicchi che vedo in commercio che sono color carta da zucchero e sono sempre uguali a prescindere dall'annata. Non so perchè ufficialmente lo abbiano bocciato, forse per il colore, ma questo dorato che vedete è frutto del caldo dell'annata 2011. Strano vedere in giro vini dello stesso millesimo dello stesso colore del 2010 (annata fredda)".

Come dargli torto?

L'altra particolarità del Terre Silvate riguarda il fatto che non è 100% verdicchio in quanto tale vitigno, secondo tradizione, è stato integrato da una piccola presenza di trebbiano e malvasia.
Corrado spiega che "una volta il Verdicchio non era un vino monovitigno ma formato da più uve, le stesse che i contadini avevano piantato nei vigneti e che, all'epoca, erano tipici del centro Italia. Tante varietà di uve piantate, e questo vale anche per i rossi, per prudenza contandina: se un anno la parcella di verdicchio ti viene male, puoi sopperire col trebbiano e/o la malvasia. Hai presente il Rodano? Ecco, non sarebbe male ripristinare anche qua quel tipo di approccio enologico fatto di tante uve che concorrono alla produzione del migliore vino possibile".


Mentre penso alle sue parole bevo il Terre Silvate 2011 che, tutt'altro che verticale, mi sembra un vino di grande aderenza all'annata con i suoi sentori di miele, liquirizia, cedro e ginestra macerata. Non sarà un campione di freschezza, magari non avrà molti anni davanti, ma bocciarlo...boh!

Il Nocenzio 2010 (montepulciano, sangiovese e cabernet), figlio di un annata opposta alla 2011, è invece un rosso di bella struttura e dotato di una freschezza strabiliante (siamo oltre 6 g/l di acidità). Ho finito il bicchiere in un attimo. Trovate il nirvana se lo abbinate ad una razza Marchigiana grigliata durante una sera estiva.

Finisco questo piccolo post con un grande consiglio: Corrado ha da poco pubblicato un libro estremamente interessante:"Non è il vino dell'enologo". Leggerlo fa bene al cuore e alla mente.


Verdicchio di Matelica Collestefano 2011

L'azienda ed il vino di Fabio Marchionni non sono ormai più una novità per noi appassionati. 
Il Collestefano, Verdicchio di Matelica Doc, è da anni uno dei vini bianchi italiani dal miglior rapporto qualità/prezzo e il solo dubbio che questo vino si porta dietro, vendemmia dopo vendemmia, riguarda la costanza qualitativa che tutti sperano non possa essere mai scalfita da questo clima certamente non idoneo alla viticoltura. Ricordiamo, tra l'altro, che Fabio conduce i suoi tredici ettari di vigna in regime biologico da sempre.

Per fugare ogni dubbio sulla nuova annata del Collestefano, millesimo 2011, ho aperto una delle dodici bottiglie che conservo gelosamente a casa sperando che un pò di sano e fresco verdicchio possa aiutarmi a contrastare il caldo di questo autunno ancora troppo estivo.


Già al naso risulta evidente che nulla è cambiato. E' proprio lui. Ha un corredo olfattivo che ho subito denominato crudo, quasi glaciale, di algida austerità. 
La mineralità tipica del terroir di Matelica esce fuori prepotentemente con sentori calcarei e sassosi, poi esce fuori il salgemma in sinergia con l'agrume, l'anice e il biancospino. Non so ma se chiudo gli occhi è un vino che definirei puro.

In bocca è armonico, fervido, la spinta acido-sapida è davvero intensa e crea una scia rinfrescante che invita continuamente alla beva. Epilogo lungo su ricordi minerali e agrumati. 

Il tempo aumenterà ulteriormente la sua complessità donandogli un profilo leggermente più arrotondato. In giro si trova attorno ai 6/7 euro. Non aggiungo altro.


Tre Bicchieri Marche 2013 Gambero Rosso

Barricadiero 2010 Aurora

Il Pollenza 2009 Il Pollenza

Kurni 2010 Oasi degli Angeli

Rosso Piceno Superiore Roggio del Filare 2009 Velenosi

Verdicchio dei Castelli di Jesi Brut Ubaldo Rosi Riserva 2006 Colonnara

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Crisio Riserva 2010 Casal Farneto

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Il Cantico della Figura Riserva 2009 Felici And
rea

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico San Sisto Riserva 2009 Fazi Battaglia

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Stefano Antonucci Riserva 2010 Santa Barbara

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Capovolto 2010 La Marca di San Michele

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Pallio di San Floriano 2011 Monteschiavo

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Podium 2010 Garofoli

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore San Michele 2010 Vallerosa Bonci

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Vecchie Vigne 2010 Umani Ronchi

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Vigna Novali Riserva 2009 Terre Cortesi Moncaro

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Villa Bucci Riserva 2009 Bucci

Verdicchio di Matelica Mirum Riserva 2010 La Monacesca

L'estate romana tra grande cinema indipendente e vino naturale

Uno degli appuntamenti centrali de “L’Isola del Cinema” è la rassegnaDependent Cinema”, che prenderà il via dal 27 al 31 Luglio nella grande Sala Arena dell’Isola Tiberina.
Durante i cinque giorni saranno presenti i fondatori principali dell’“antigruppo”: il francese Laurent Cantet, il brasiliano Walter Salles, l’americano-brasiliano Jonathan Nossiter, l’americano-israeliano Oren Moverman, il brasiliano-francese Karim Ainouz, e l’argentino-francese Santiago Amigorena. Tra i registi italiani presenti Ettore Scola, Matteo Garrone, Gianfranco Pannone, Daniele Vicari.
Durante le sere di Dependent Cinema verranno inoltre offerte degustazioni di vino naturale dei grandi produttori italiani, dal Piemonte alla Sicilia; un’occasione per affrontare dibattiti sul cinema e il vino, sia come un atto di piacere che come un atto di contestazione.

Dependent Cinema
Isola del Cinema - Sala Arena
Dal 27 al 31 luglio 2012
Ore 21
Info: 06 58333113; info@isoladelcinema.com

Programma

27 Luglio

21:00 Il Direttore artistico Giorgio Ginori e il regista Jonathan Nossiter accolgono gli ospiti: il Ministro dell’Ambasciata Argentina Eduardo Varela, l’Addetto Culturale Ana Sarrabairaus e il regista Santiago Amigorena.
Introduzione del regista Santiago Amigorena e del primo vino da parte di Alessandro Dettori (“Tenuta Dettori”, Sardegna).
21.30 Proiezione di “Another Silence” di Santiago Amigorena. Dopo il film, riprende la degustazione di vino e il dibattito tra Amigorena e Dettori.

28 Luglio

21:00 Il Direttore artistico de L’Isola del Cinema Giorgio Ginori da il benvenuto all’Ambasciatore francese S.E. Alain Le Roy che presenta Laurent Cantet.
Introduzione del regista Laurent Cantet e del primo vino da parte di Stefano Bellotti (Cascina degli Ulivi, Piemonte)
Dibattito tra i cinque registi di Dependent Cinema: Laurent Cantet, Walter Salles, Jonathan Nossiter, Karim Ainouz, e Santiago Amigorena. Degustazione del primo vino insieme al produttore Bellotti.
Proiezione di “L’Emploi du Temps” di Laurent Cantet, vincitore della Palma d’oro al festival di Cannes per “La Classe” nel 2008. A seguire, degustazione del secondo vino e dibattito tra Cantet e Bellotti.

29 Luglio

21:00 Accolgono gli ospiti il Direttore artistico de L’Isola del Cinema Giorgio Ginori e il regista Jonathan Nossiter
Incontro tra il regista Jonathan Nossiter e Corrado Dottori (La Distesa, Le Marche)
Dibattito prima della proiezione tra i cinque registi di “Dependent Cinema” e registi italiani (Gianfranco Pannone, Mario Martone e altri). Modera l’incontro Gianluca Farinelli.
Degustazione di vino con introduzione del produttore Corrado Dottori.
Proiezione del film “Sunday”di Jonathan Nossiter, vincitore del Gran Premio Sundance nel 1997.
A seguire, degustazione del secondo vino e dibattito tra Jonathan Nossiter e Corrado Dottori.

30 Luglio

21:00 Il Direttore artistico de L’Isola del Cinema Giorgio Ginori e il regista Jonathan Nossiter accolgono il Ministro Consigliere dell’Ambasciata del Brasile Tarcisio Costa insieme al regista Karim Ainouz.
Dibattito tra il regista Karim Ainouz e Gianmarco Antonuzi (Le Coste, Gradoli, Lazio)
Introduzione di Gianmarco Antonuzi, Alessandro Bulzoni e Giovanni Bietti sul vino naturale; segue una degustazione del primo vino.
Proiezione del film “Madame Sata” di Karim Ainuz, premiato al Festival di Cannes del 2002, nella sezione Un certain renard.
A seguire, verrà servito un secondo vino e si terra un dibattito con il regista Karim Ainuz

31 Luglio

Due film, assaggio e dibattito. L’anteprima Italiana di un episodio della “SERIA DI MONDOVINO” di Nossiter poi “RAMPART” (2011) di Oren Moverman (Stati Uniti), assaggio dei vini Le Coste (Lazio) e dibattito sulla rivoluzione estetica e politica del vino naturale con Gianmarco Antonuzi di Le Coste, il critico e musicista Giovanni Bietti, Alessandro Bulzoni e Cantina Giardino.

Foto tratta da Puntarella Rossa

Colonnara e il Cuprese nel tempo e nell'anima


Era il 1959 quando un pugno di viticoltori marchigiani fondano la cantina sociale di Cupramontana che solo nel 1985, dopo una rapida fase di crescita ed ampliamento commerciale, cambia ragione sociale per diventare “Colonnara, società cooperativa agricola a responsabilità limitata”, nome già da tempo utilizzato come marchio per il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc classico e per lo spumante brut.
Oggi, Colonnara è una grande azienda di territorio che vanta circa 110 soci conferitori con circa 120 ettari di vigneto che, gradualmente, si sta riconvertendo al biologico. Piccolissimi appezzamenti, caratterizzati da diverse esposizioni e terroir, che rappresentano un grande patrimonio per la cooperativa.

Ogni appassionato di buon vino, così come ho fatto io, dovrebbe passare almeno una giornata in Colonnara perché solo in quel modo si è in grado di capire come una società dai grandi numeri possa avere un carattere così familiare e, per certi versi, artigianale.
Le grandi dimensioni e la conseguente tecnologia, infatti, da queste parti non sono caratteri in antitesi al concetto di territorialità, tradizione e manualità, termini che ritrovo ogni qual volta giro per la cantina di invecchiamento dove, tra barrique e pupitre con spumanti che effettuano ancora il remuage a mano, si possono ancora scovare in qualche angolo buio vecchie annate di Ubaldo Rosi, straordinario metodo classico a base verdicchio e, soprattutto, del vino che ha fatto e farà la storia dell’enologia italiana: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore CUPRESE.

Spumante in affinamento

Questo grande bianco italiano proviene da una selezione di uve dei migliori vigneti dei soci dei territori di Cupramontana, Maiolati Spontini e Staffolo, posti su terreni composti da marne argillose e, subordinatamente, di marne e calcari marnosi biancastri finemente detritici. 
Una vinificazione senza troppi fronzoli, in acciaio, e un imbottigliamento la primavera successiva la vendemmia, tranne eccezioni, concludono il processo di produzione del “nostro” verdicchio del quale voglio conoscere storia, anima e potenzialità. Sono a Cupramontana essenzialmente per questo.

Con Massimiliano Latini, giovane e dinamico presidente della cooperativa, Daniela Sorana, responsabile vendite e l’agronomo Agostino Pisani, che ringrazio per il tour tra i vigneti dei soci, approntiamo una mini verticale di Cuprese, quattro annate. Da queste parti mi dicono che non servono molte bottiglie per capire di che stoffa è fatto.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Cuprese 2011: giovanissimo, appena versato si presenta con note molto acerbe di frutta a polpa bianca come la mela e la pera, agrumi, mandorla, mineralità gessosa. In bocca è coerente col naso, ampio, tipico e senza alcun eccesso di struttura. Finale amarognolo anch’esso coerente con la tipologia. Promette benissimo.


Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Cuprese 2001: torniamo indietro di dieci anni. Il colore del verdicchio diventa leggermente più dorato, gli aromi mutano, si arrichiscono di sfumature, diventano aristocratici. Inizialmente il Cuprese sfoggia un corredo aromatico salmastro, salino, per poi mutare in note più armoniose di miele di acacia, mela cotogna, biancospino. Lasciato respirare il Verdicchio cambia ancora, diventa minerale, sa di pietra focaia, agrumi canditi. In bocca, poi, è uno spettacolo, la solare morbidezza del vino arriva fino a centro bocca per poi modificarsi e diventare inaspettatamente acido, minerale, salato e progressivo. Una PAI interminabile.  


Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Cuprese 1991: la macchina del tempo capitanata dallo staff di Colonnara ci porta indietro di un’altra decade…ma non sembra. Questo ’91, rispetto al 2001, ha un colore meno evoluto e, appena messo il naso nel bicchiere, direi non solo il colore. Ancora una volta, inizialmente, il vino si apre su note salmastre, saline, per poi aprirsi su intensi effluvi di polline, cera, mallo di noce a cui seguono, col tempo e l’ossigenazione, sentori di spiccata mineralità ed erbe. Alla gustativa il vino è incredibilmente fresco, giovane, non c’è la morbidezza del 2001 ma solo progressione salina che attraversa struttura che, come un mosaico, piazza i suoi tasselli a 360° all’interno del palato. Un vino immenso, un capolavoro di cui non solo Colonnara ma tutta l’Italia dovrebbe essere fiera. Francesi? Prrrrrrrrrrrr

Il mio Verdicchio al Vinitaly 2012


Le Marche sono una Regione veramente interessante e con tanti bravi professionisti che si occupano di fare promozione al vino. Questo lo si è notato anche allo scorso Vinitaly dove il padiglione ufficiale è stato impreziosito da una bella terrazza con tutti i vini in degustazione e con una serie di iniziative previste anche per noi wine blogger.


Appena salito in terrazza, tra le note di un dolce pianoforte e coccolato dall'accoglienza di tanti amici, alla vista di tute quelle etichette in degustazione libera ho esclamato:"Verdicchio, te m'hai provocato e io me te bevo!". 

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico - "Selezione Gioacchino" Riserva 2006 - Garofoli: ripeto quanto già detto in precedente post. Trattasi forse del miglior bianco italiano al momento, un monumento al Verdicchio e al lavoro di questa azienda semi-industriale..... 

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico - Manciano 2010 - Vallerosa Bonci: offre aromi dii fiori di campo, mandorla, agrumi, soffi di minerale bianco. Sorso equilibrato, sapido, teso, finale ammandorlato e minerale. 

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore - "Santa Maria d'Arco" 2010 - Azienda Agricola Ceci Enrico: rotondo, sapido, sa di frutta primaverile ed esotica. Bocca coerente, finale giustamente amarognolo. Ottimo rapporto q/p. 

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore - Tralivio 2010 - Sartarelli: naso che si apre su aromi di mela, pesca, ananas, fiori bianchi, gesso. Bocca sapida e minerale, molto fresca e con buona PAI. 

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore - Cuprese 2010 - Colonnara: solita classe ed eleganza per un verdicchio che odora di biancospino, agrumi, cedro e tanta mineralità. Bocca gagliarda, appagante, pulita, persistente. Grande prova.  

Lo stand con sopra la terrazza
Verdicchio di Matelica - "Vigneti del Cerro" 2011 - Belisario : naso floreale, zucchero a velo, erbe. Bocca morbida, progressiva, finale lievemente sapido. 

Verdicchio di Matelica - "Cambrugiano" Riserva 2008 - Belisario: solito vino di grande struttura e complessità, lo preferirei un filo più esile ma, si sa, agli uomini piacciono le morbidezze. 

Verdicchio di Matelica 2010 - La Monacesca: caldo con intense note di anice, nespola matura, erbe, mandorla. Bocca di grande equlibrio, sapida, minerale. Piaciuto abbastanza.

A.Mazzoni e G. Garofoli, una garanzia per l'IMT
 Le ultime due foto sono tratte dal blog di Vincenzo Reda
 

L'Anfora Belisario, un buon Verdicchio a 2 euro al supermercato


Esiste, lo giuro, esiste. 

Quante volte abbiamo discusso sui vari blog dell'impossibilità di acquistare al supermercato un buon vino al di sotto delle cinque euro, quante volte abbiamo fatto i conti della serva per far comprendere agli appassionati meno scaltri che solo il costo del tappo, l'etichetta e il vetro della bottiglia incidono per quasi due euro sul prezzo di un vino "potabile". 
Tante parole spese, tante certezze che tre giorni fa si sono sciolte come la neve d'estate quando, girovagando tra il mio supermercato di fiducia, trovo in bella mostra uno scaffale pieno di verdicchio Cantine Belisario a soli 2 euro la bottiglia.
L'azienda un pò la conosco, è il più grande produttore di Verdicchio di Matelica DOC, una cantina sociale che, nonostante i numeri prodotti (qualcuno potrebbe chiamarla industriale....), a mio giudizio mantiene una gamma qualitativa media di assoluto rispetto equiparabile per certi versi alle eccezionali realtà consociative del Trentino-Alto Adige.


Ma come si arriva a due euro per questo vino? La crisi è la risposta più reale e condivisibile alla domanda, vendere alla GDO sottocosto, perchè di questo si tratta, significa incassare in tempi brevissimi euro di cui si ha stramaledettamente bisogno per sopravvivere.

L'Anfora Belisario, perciò, è figlia della povertà di questi giorni ma, al tempo stesso, è anche Verdicchio molto godibile, nulla di eccezionale e complesso si intenda, ma è un vino che sa essere di buona intensità minerale con ritorni di frutta agrumata e piante officinali (salvia su tutti). Bocca tesa, acida, schietta, coerente col naso e dal finale ammandorlato.

Probabilmente, finchè dura l'offerta, il miglior rapporto q/p tra i bianchi italiani (sfuso di Valentini a parte...ovvio).

Il verdicchio è un grande vitigno. Diciamolo!


Verdicchio 2.0, evento organizzato dalla famiglia Togni di CasalFarneto, è stato un momento importante per capire non tanto come si possono relazionare vino e web (argomento ormai sciorinato più volte da altri autorevoli giornalisti e blogger) ma, piuttosto, come il vino marchigiano, e in particolar modo il verdicchio, possa essere comunicato al meglio al tempo dei social network.
A prescindere dai vari spunti di riflessione e da tutti i consigli che noi relatori possiamo aver fornito ad Alberto Mazzoni, Direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, penso che la mission fondamentale per un wine blogger sia quella di comunicare al meglio il vino di qualità italiano, di cui il verdicchio fa pienamente parte, fornendo al lettore dritte e spunti per poter bere meglio.

Panorama marchigiano
Perciò, dopo un interessante degustazione di vini marchigiani organizzata all’interno della bellissima Enoteca Regionale di Jesi, vorrei condividere qualche nota di degustazione ancora con l’emozione di aver bevuto, a tratti, grandissimi vini.

CasalFarneto - Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG ClassicoCrisio 2009: un verdicchio rotondo, smussato, che profuma di agrumi, pesca e minerali. In bocca è ampio e lungo anche se manca di quella punta di freschezza che me lo farebbe godere a pieno. 

Moncaro - Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico – Vigna Novali 2009: la parziale fermentazione in Barrique Allier con successiva permanenza sulle fecce fa di questo vino un verdicchiONE dalla struttura ancora troppo pesante per i miei gusti. 

Sartarelli – Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Tralivio 2010: le cose iniziano a cambiare con questo verdicchio dalla struttura più snella che offre ampi sentori di pesca, fiori bianchi, agrumi e mineralità di fiume. Bocca in linea con l’olfattiva e dotata di una bella vena sapida. Buona la persistenza finale. 

Santa Barbara - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico RiservaStefano Antonucci 2009: bello questo verdicchio, fresco, teso, minerale e dalla lunga scia sapida nel finale. Col tempo, nel bicchiere, si è aperto ed è cambiato fornendo intense sensazioni di mela verde e pesca.

Bucci - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva – Villa Bucci 2008: siamo di fronte ad uno dei grandi vini italiani e, come tale, da giovane, non riesce ad esprimersi a grandi livelli. E’ ancora troppo chiuso, timido, per farci sobbalzare dalla sedia ma anche i meno esperti, bevendolo, riescono a capire quanta materia ed eleganza nasconde questo verdicchio. Da aspettare con ansia.  

Panorama marchigiano
Garofoli - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva – Podium 2006: signori, chapeau! Siamo di fronte, a mio parere, al migliore verdicchio in circolazione ed ad uno dei migliori vini italiani. Il bicchiere offre una complessità dove giocano aromi di mela, gelsomino, agrumi, sambuco, anice, il tutto allacciato ad un contorno minerale di grande effetto. In bocca è ampio, sapido, la grande struttura è ben bilanciata da una acidità e una sapidità che smussano ed appagano la beva. Lunghissima persistenza agrumata e minerale. Applausi.  

CasalFarneto - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva – Gran Casale 2005: l’impronta aziendale si sente anche in questo verdicchio che, comunque, preferisco rispetto al primo degustato per una maggiore ampiezza gustativa. Cinque anni garantiscono un bouquet complesso con rimandi di spezie orientali, mela cotogna, noce, miele. Bocca a cui manca sempre quella dose di freschezza per esser (quasi) perfetta.  

Fattoria Coroncino - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Il Coroncino 2004: questo è un bicchiere didattico, riesci a capire veramente quali sono le potenzialità evolutive di questo grande vitigno italiano. L’olfattiva è un caledoscopio di profumi che vanno dalla frutta secca al miele di castagno, dal mallo di noce alla cotogna fino ad arrivare ad una intensissima vena minerale di roccia che esprime al 100% le caratteristiche del terroir. La bocca è elegante, ampia, strutturata ma non “cicciona” e, soprattutto, fresca. Un bicchiere che invita alla beva di continuo e che evolve col tempo. Ottimo.  

Belisario – Verdicchio di Matelica DOC – Meridia 2008: rispetto alle tipologia precedente, Matelica secondo me offre dei vini meno minerali e più giocati sulla frutta e sul vegetale. Qua ci sento molto la pesca noce, la mela, oltre ad una invitantissima scia balsamica di erbe aromatiche. Bocca armonica, forse un po’ troppo corta nel finale.  

La Monacesca - Verdicchio di Matelica DOC – Mirum 2008: subito esce dal bicchiere una vena vegetale molto interessante dove riconosciamo il finocchio selvatico e l’anice a cui, solo con l’ossigenazione, si alternano note di mandorla e, soprattutto, di sasso. Bocca tesa, nervosa, sapida, profonda.  

Belisario – Verdicchio di Matelica DOC – Cambrugiano Riserva 2008: un rosso vestito da bianco, così l’azienda lo dipinge sul suo sito internet e non posso che essere d’accordo…in senso negativo. E’ un verdicchio che ti riporta al tropicale e ad una sensazione di grassezza che non amo in questo vitigno. Non ci posso far nulla… 

Ceci Enrico - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Santa Maria D’Arco 2009: verdicchio didattico ed immensamente buono nella sua semplicità e purezza. Ceci è riuscito a mantenere tutte le caratteristiche del vitigno senza stravolgere nulla. Anice, mandorla, mineralità, freschezza, sono tutti i punti di forza di questo vino che ha un prezzo da lacrime: 4,5 euro a scaffale!! Da comprare a camion! 

Sartarelli - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Balciana 2008: un vino da vendemmia tardiva e rese bassissime che fino a questa annata troppo abbastanza ruffiano aprendosi su note di albicocca, cotogna, miele e ginestra. Bocca ricca, intrigante, succosa ma poco dinamica. 

Sartarelli - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Balciana 2009: cambio di stile in casa Sartarelli, ora lo zucchero residuo sfiora i 3 g/l e l’abito del verdicchio si sveste di ogni orpello per rimanere nudo e crudo come mamma  lo ha fatto. Lo voglio così, tipico e viscerale e sicuramente più abbinabile a tavola.
 
Ringrazio ancora per la bella giornata la famiglia Togni, Franco Ziliani, Monica Pisciella, Vincenzo Reda, Alberto Mazzoni, Luigi Bellucci e Giorgio dell'Orefice.
 
Fonte: nonsaditappo.blogspot.com