InvecchiatIGP: Valle Reale - Trebbiano d’Abruzzo DOC Vigneto di Popoli 2014



di Luciano Pignataro

Gli appassionati di Trebbiano sanno bene le potenzialità di invecchiamento di questo vino scoperte grazie a Valentini. Una strada che ha imboccato, con uguale rigore, anche Leonardo Pizzolo, veneto trapiantato in Abruzzo alla fine degli anni ’90 quando il padre gli affidò il vigneto a Popoli. I suoi bianchi, ottenuti in acciaio e a fermentazione spontanea, mi sono sempre piaciuti moltissimo per la loro pulizia olfattiva e soprattutto per l’energia inesauribile che il tempo non mette mai in discussione ma che, anzi, esalta.


Mi sono soffermato quasi esclusivamente sulla sua Vigna di Capestrano, ma ultimamente ho provato il Vigneto di Popoli che fa parte proprio del corpo iniziale dell’investimento abruzzese. Un impianto in gran parte dedicato al Montepulciano San Callisto ma che, per un ettaro circa, ospita il Trebbiano da cui si ricavano circa 5000 bottiglie a seconda dell’annata. Non siamo molto alti, poco più di 350 metri, su un altopiano le cui file guardano a sud-est verso la Majella e i Monti del Morrone che garantiscono un'energica escursione termica che tonifica le uve.


Avevamo conservato la 2014, annata problematica in molte zone d’Italia ma che Leonardo considera la migliore di sempre proprio grazie alle particolari condizioni che si sono create nel corso dei mesi in questa gola. Proprio il Trebbiano “del freddo”, come è definito dallo stesso Leonardo, ha goduto di condizioni favorevoli ed effettivamente quando lo stappiamo sulla cucina di mare di Alessandro Feo in Cilento godiamo subito di uno stato di grazia olfattivo straordinario. Naso fruttato, albicocche, esaltato dalla nota fumé e da un cenno di idrocarburo. Una sniffata lunga e appagante.


Al palato il vino esalta l’integrità della beva sostenuta da una grande freschezza e dalla pienezza del corpo per un finale lungo, lunghissimo e appagante. Complessivamente un sorso di un vino ottenuto da agricoltura biodinamica e lavorato solo in acciaio, capace di esaltare al massimo le caratteristiche del frutto. La testimonianza di come i bianchi italiani possano regalare soddisfazione e piacere immenso. Dodici anni di attesa non sono bastati a domarlo e, a nostro modesto avviso, il vino deve ancora raggiungere lo zenit.

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