C’è una Franciacorta che guarda avanti riscoprendo radici antiche, e poi c’è 1701 Franciacorta, che quelle radici le abita davvero, dentro un vigneto murato dell’XI secolo, il Brolo, da cui tutto prende nome e senso: una data, 1701, che non è marketing ma memoria liquida di una delle prime vinificazioni di questo angolo di Lombardia. Qui, a Cazzago San Martino, nel cuore dell’anfiteatro morenico affacciato sul Lago d’Iseo, la vite cresce su suoli di sabbia e limo, profondi e vitali, modellati dai ghiacciai e accarezzati da un microclima mitigato dall’acqua, condizioni ideali per generare quella tensione minerale che è la firma più autentica del territorio. Ma 1701 Franciacorta non è solo geografia: è una storia recente che affonda in un passato lungo oltre tre secoli, rinata nel 2012 grazie alla visione di Silvia e Federico Stefini che, insieme a un gruppo di amici, rilevano la storica tenuta della famiglia Conti Bettoni Cazzago e decidono di cambiare paradigma, scegliendo la via più radicale e coerente, quella della biodinamica.
I vigneti si distribuiscono tra Cazzago San Martino e Gussago, due anime vicine ma profondamente diverse: da un lato i suoli morenici, profondi e generosi, che danno vini di struttura, energia e pienezza; dall’altro le colline calcaree e più alte, dove altitudine ed escursioni termiche scolpiscono vini tesi, verticali, di maggiore finezza. Due identità complementari che si riflettono in una lettura sfaccettata del territorio. Divisi tra circa 10 ettari di Chardonnay e 3 di Pinot Nero, questi appezzamenti diventano un mosaico di parcelle e identità, lavorate secondo i principi della biodinamica, scelta certificata biologica nel 2015 e consacrata nel 2016 con la certificazione Demeter: la vigna è un organismo vivente, un sistema complesso in cui suolo, pianta e uomo dialogano continuamente, e solo preservando questo equilibrio si può arrivare a un frutto autentico. È da qui che nasce tutto, perché in cantina si interviene il meno possibile: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, nessuna chiarifica o filtrazione, solforosa ridotta al minimo, e una scelta radicale che segna lo stile, quella del dosaggio zero, senza aggiunte in sboccatura, per lasciare che il vino si racconti senza maschere.
La gamma dei Franciacorta segue questa filosofia rigorosa: il Brut Nature è l’ingresso diretto e manifesto nel mondo 1701, essenziale, fragrante e verticale; ai millesimati – Satèn, Rosé, Dosaggio Zero Riserva e Blanc de Noirs – spetta il compito di raccontare con precisione i diversi terroir e le sfumature dei vigneti, interpretazioni eleganti, minerali e vibranti, dove struttura e finezza convivono in equilibrio.
Accanto a queste linee principali si collocano vini più sperimentali e coraggiosi: LSD – Lieviti Solo Domestici, rifermentato esclusivamente con lieviti indigeni, senza zuccheri o lieviti aggiunti, e le Special Edition, micro‑vinificazioni e tirature uniche che raccontano biodiversità, tempo e curiosità enologica, estensioni creative della filosofia 1701.
Se dovessi scegliere un vino della loro gamma non avrei dubbi e prenderei ad esempio il loro Brut Nature che al naso si esprime con agrumi freschi, frutto bianco croccante e cenni di crosta di pane, mentre il sorso è salino, teso e vibrante, accompagnato da una bollicina fine che accompagna la progressione asciutta e dinamica. È qui che si coglie il senso più autentico del lavoro di 1701: non costruire vini perfetti, ma vini veri, capaci di restituire senza filtri il dialogo continuo tra terra, clima e visione, radici profonde che permettono una libertà autentica di pensiero e di espressione nel bicchiere.




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