La beneficenza cinguetta su Twitter: evviva la TwitAsta!

Dopo l'iniziativa benefica organizzata dal CCCP del Gambero Rosso sembra che il web 2.0 sia, tra le varie cose, una fucina di idee benefiche che questa volta hanno preso la forma di un uccellino chiamato Twitter.

Ma di che si tratta? Vi ricordate i promotori di TweetYourWines? Sì? Bene, perchè questa allegra banda ne ha combinata un'altra: tweet dopo tweet , infatti, ha fatto nascere un’altra bella iniziativa di cui vanno orgogliosi e che, con grandissima fantasia, hanno battezzato ‘Twit Asta’.

Facendo uno sfacciato copia ed incolla dal loro sito si riporto tutte le info. Leggiamo insieme.

Stiamo organizzando un’asta di beneficenza a favore di una neonata associazione dell’ospedale Gaslini che si occuperà di dare cure e sostegno ai bimbi nati prematuri e alle loro famiglie.

All’asta andranno le Cromobox che Roberto Colombo ha preparato per Vinitaly: all’interno delle Cromobox alcune bottiglie dei nostri prodotti, selezionati tra quelli delle cantine che hanno aderito al progetto #TweetYourWines e sapientemente distribuiti.

Abbiamo voluto contribuire donando le nostre Cromobox, ricordo di un Vinitaly twittato, e i nostri prodotti, perché vogliamo, nel nostro piccolo, donare un sorriso a questi piccolini e ai loro genitori.

Al di la’ del valore economico delle confezioni, il valore vero sta nel gesto di donare.

L’asta avrà inizio e proseguirà esclusivamente sul web via Twitter dalle h 10 di domenica 30 Maggio alle h 22 di sabato 5 giugno.

Lunedì 7 Giugno, durante la manifestazione Terroir Vino presso il Centrocongressi Magazzini del Cotone (Porto antico di Genova), avverrà l’assegnazione delle confezioni e la consegna ‘virtuale’ del ricavato all’Associazione.

Abbiamo fissato la base d’asta in 50€, senza rispettare l’effettivo valore economico di ciascuna confezione.

Coloro che si aggiudicheranno le Cromobox dovranno effettuare il versamento dell’importo direttamente all’associazione e avranno tutti i nostri più sentiti grazie!

Per agevolare l’asta (e perché siamo twitterAddict) abbiamo pensato di attribuire un # ad ogni confezione, andando così a creare una pagina dedicata ad ogni confezione sulla quale seguire in real time l’aggiudicazione.

Per tenere traccia di quello che stiamo facendo abbiamo aperto un account Twitter (@TweetYourWines), un account FriendFeed (TweetYourWines), una Fan Page su FaceBook e questo blog sul quale verranno presentate nel dettaglio le singole confezioni a partire da settimana prossima.
Per seguire tutta l’iniziativa su Twitter usiamo #tyw, hashtag che ha sostituito quello usato a Vinitaly #tweetyourwines.

Ricapitolando:

Twit Asta dalle h 10 di domenica 30 Maggio alle 22 di sabato 5 giugno, seguendo gli # di ciascuna Cromobox.

Alle h 19 del 7 giugno, consegna del ricavato all’Associazione e delle confezioni ai vincitori dell’asta (prevediamo anche la diretta streaming).

Noi facciamo questo: e tu #cosaseidispostoafare ?

Come saranno i Bordeaux 2009? Chiedetelo a Parker o ai cinesi!


Non sono più vini avvicinabili, almeno per noi poveri mortali che delle valutazioni Parkeriane ce ne freghiamo e che il vino lo beviamo e non lo conserviamo all’interno dei caveau bancari.
L’annata 2009, secondo Wine Advocate, è un millesimo da non mancare soprattutto se esaminiamo alcuni dei punteggi assegnati da Parker:

Angelus 96-100
Lafite 98-100
Latour 98-100
Petrus 96-100
Le Pin 95-98
Clinet 97-100
Clos l''Eglise 96-100
Mission Haut Brion 98-100
Montrose 96-100

Secondo James Suckling, altro sedicente guru del vino d’oltreoceano, i prezzi dei grandi premier cru saranno elevatissimi, molto simili a quelli stabiliti in passato col millesimo 2000 o 2005, con punte di ordinaria follia, aggiungo io, nel caso volessimo acquistare un Lafite 2009. Questo sarà il vero vino cult, un bordeaux talmente ricercato ed apprezzato dai cinesi che, in questa annata, hanno preordinato circa 100.000 casse, ovvero una domanda che supera di tre volte l’offerta. Che gli andasse di traverso!

Se quanto detto finora non vi ha fatto scappare e siete ancora intenzionati ad acquistare qualche grande premier cru 2009, allora seguite i consigli che Paolo Repetto, responsabile di Vinifera, ha messo on line per tutti noi:

Il 2009 a Bordeaux è un'annata veramente eccezionale su tutta la linea.

Tutti i vini sono già stati eccezionalmente quotati dalla critica internazionale (James Suckling di Wine Spectator ha segnalato 14 vini a un potenziale di 100/100).

Ciò significa che la domanda sarà estremamente elevati per questa annata (simile alle annate 2000 e 1982).
I produttori di Bordeaux sono ottimisti sull’annata 2009, confrontandola con l’annata “epica”del 2005, nella convinzione che il 2009 potrebbe essere addirittura migliore. Questi giudizi sono basati sulla superba qualità delle uve portate in cantina.

Christian Moueix, che gestisce Petrus, ha affermato: “Non ho mai visto niente di simile nella mia carriera, una carriera che dura dal 1971!”

Jean-Charles Cazes, la cui famiglia gestisce Lynch-Bages, è ugualmente fiducioso e colpito dalla qualità. Dopo aver degustato i vini il 1 ° dicembre, li ha descritti come “ricchi e potenti, morbidi e raffinati allo stesso tempo” come il padre si ricordò della grande vendemmia 1982!
Soprattutto, considerando l'attuale domanda di Lafite e Mouton, i rapporti provenienti da Baron de Rothschild sono molto buoni, con enologo Philippe Dhalluin che dichiara di aver visto raramente frutto perfetto come quest'anno.


Qual è la migliore strategia di acquisto per il 2009?

Le indicazioni suggeriscono i prezzi di rilascio saranno sostenuti, vicini a livelli dell’annata 2005.
Nonostante questo, si suggerisce agli investitori di attivarsi il più presto possibile al fine di ottenere il miglior ritorno sui loro investimenti. Si prevede che questa annata “blockbuster” attirerà grandi patrimoni da nuovi investitori sul mercato.
Consigliamo in particolare di concentrarsi su Latour, Lafite Rothschild e Mouton Rothschild.
Rapporti provenienti da Bordeaux suggeriscono che Latour avrà le migliori performance nella classifica di punteggi, seguito da vicino dal sempre performante Lafite Rothschild.

Latour e Lafite: note per il 2009

La reputazione Lafite Rothschild ha continuato a salire nei primi mesi del 2010 e la domanda per il famoso Bordeaux Grand Cru Classé non mostra segni di cedimento. Lafite Rothschild è in vetta alle classifiche di investimento Liv-ex per il 2009, con una crescita di oltre il 17% in tutte le annate. In particolare, la performance del 2008 En Primeur è stata incredibile. Al secondo posto Chateau Latour (+12% di crescita).
Con Latour ora più presente che mai nei negozi di vino a Hong Kong (che ricordo dal 2009 ha azzerato i dazi doganali sul vino), i primi mesi del 2010 hanno visto i suoi prezzi aumentare notevolmente.
Considerando che il 2009 è già stato lodato come un 'vintage blockbuster' con i punteggi a tutti i livelli attesi a livello dell’annata 2005, i prezzi futuri di questi vini saranno simili a quelli attualmente oggetto di scambi commerciali per il 2005.

E’ presumibile che il prezzo di Latour e Lafite 2009 sarà intorno agli 11.000/12.000 euro la cassa (x12) al momento della consegna (primavera 2012).

Questo potrà offrire agli investitori un rendimento straordinario nei 24 mesi.

Per capire il potenziale di investimento della vendemmia 2009, bisogna guardare la “grande” vendemmia più recente, che è stata la 2005. Analogamente a quest'anno, la vendemmia 2005 è stata rilasciata a prezzi molto elevati (in effetti la 2005 è utilizzata come riferimento per i prezzi di quest'anno), e così fare una comparazione 2009-2005 dovrebbe dare una buona indicazione la possono aspettarsi i rendimenti degli investitori.
Con l'inflazione e l'afflusso di cinesi e compratori asiatici nel mercato, bisogna aspettarsi che la maggioranza dei vini del 2009 potrà superare le prestazioni della 2005. Inoltre, anche i punteggi dovrebbero superare quelli relativi all’annata 2005.
Riservando ora l’acquisto, gli investitori possono garantirsi il prezzo di emissione iniziale. Ogni anno i prezzi tendono ad aumentare molto rapidamente nel corso delle settimane, soprattutto a ridosso del rilascio, pertanto, è di grande importanza per l'investitore garantirsi il loro vino il più presto possibile.

E voi che fate? Investite in vino?

Il CCCP, Gianfranco Fino e la verticale di ES. Sapori di Puglia su Percorsi di Vino

Il Circolo Conviviale Colonna Pugliese (CCCP) rappresenta il braccio politicamente scorretto del forum del Gambero Rosso. Luciano Lombardi, meglio conosciuto col nick di Vignadelmar, ha organizzato presso la sua Osteria un’interessante verticale di ES, un Primitivo di Manduria da impazzire prodotto da grande artigiano del vino: Gianfranco Fino.
Ecco il risultato della splendida verticale che Avvonico, uno degli amici pugliesi presenti, ha scritto per noi:


Es 2004


La prima annata prodotta, e quella in cui la terziarizzazione si sente sensibilmente - pur avendo il vino ancora molto da dare - sotto forma di cuoio e tabacco biondo. E poi le spezie, sempre presenti in tutte le annate di questo Primitivo. Un distinto signore inglese di mezza età, con la sua pipa a caratterizzarne l'olfatto. E un abbinamento strariuscito con i pecorini stagionati - ed anche affinati in fossa - propostici dall'Oste.


Es 2005


Annata un po' sotto tono rispetto alle altre: niente di storto in assoluto, ma bevuto assieme a 2007 e 2008 ha dovuto cedere, sia pure con l'onore delle armi. Le caratteristiche organolettiche sono all'incirca le medesime degli altri, ma con qualcosina in meno sia a livello di intensità che di complessità. Intendiamoci, bevuto da solo sarebbe comunque risultato un grande vino, ma...le verticali mettono in evidenza anche queste particolarità.


Es 2006


Si avverte un cambiamento di marcia, un allungo rispetto alle annate precedenti. Natura più benevola, affinamento delle tecniche di allevamento e vinificazione? Rimane il dubbio; dubbi che invece non possono rimanere sulla riuscita di questa versione, che segna appunto come una cesura tra la prima produzione e quella più recente. Un punto di svolta. L'Es viene fuori dalla fase giovanile, e diventa adulto. Il preludio alla versione che verrà l'anno dopo, e che costituirà il capolavoro della breve serie fin qui eseguita. Grande con l'agnello al forno con patate.


Es 2007


Immenso. Questo campione merita davvero tutti i riconoscimenti attribuitigli, e forse anche altri. In quest'annata il bravissimo produttore è riuscito a sintetizzare al meglio, e ad armonizzare alla perfezione, tutte le caratteristiche del suo vino. Colore impenetrabile, acidità straordinariamente elevata, tannino poderoso ma elegante, struttura "sferica", che riesce cioè a racchiudere ogni elemento senza che nessuno possa fare gioco a sè, o tentare un fuga in avanti. Tutto è stabilmente al suo posto, come in un ordine precostituito. Come le ballerine del Moulin Rouge, tutte della stessa altezza. Un equilibrio quasi magico, una corrispondenza perfetta tra vista, olfatto e gusto. Amarene, un accenno di tabacco, leggere note vegetali di foglie d'olivo a tenere stretta la relazione con la sua terra, tante spezie morbide. Persistenza lunghissima. Abbinamento valido con tutte le pietanze preparate da Luciano. Se può essere un indice di piacevolezza, non riuscivo a berlo senza socchiudere gli occhi. Tiene fede al suo nome, Es, il piacere secondo Freud. E lancia definitivamente le ambizioni di questo giovane, ma già grande, produttore.


Es 2008


Un bimbo in fasce. Ciliegiona in evidenza, poi spezie dolci, e poi tannini e acidità a bilanciarne le morbidezze. Ruota piano nel bicchiere, archi e lacrime a testimoniarne la struttura e la vena alcolica importante. L'alcol, appunto: tanto ma ben integrato, così come la struttura che lo regge: per l'insieme delle caratteristiche organolettiche il vino scende giù senza fatica, e si beve con grande facilità. Un plus con le lasagne al ragù di cavallo preparate da Vignadelmar. Sono d'accordo con Luciano quando ne pronostica un grande avvenire, insieme al bel presente.


Le foto sono di Nico Morgese. Bravissimo.

Il buono, il brutto ed il cattivo del Gewürztraminer dell'Altro Adige

IL CATTIVO

La domanda è: perché? Perché da un po’ di tempo non mi piace più il Kastelaz di Elena Walch? Tristemente mi rispondo che sicuramente è cambiato qualcosa, esigenze di marketing, altro manico in cantina, non so, però qualcosa è cambiato e, a mia opinione, in peggio. Ormai questo Gewürztraminer è una caricatura di sé, troppo grasso e pomposo già al naso dove esce inizialmente una salamoia poco varietale che solo dopo qualche minuto lascia il passo a note di frutta esotica matura, frutto della passione soprattutto, e note oleose di frutta secca. Non c’è leggerezza, i fiori non si sentono, c’è una mineralità compressa che non aiuta a fornire eleganza e complessità.
Al sorso il vino è pesante, il residuo zuccherino di 8 g/l si fa sentire e rende la bocca quasi impastata, pesante, e la media freschezza del vitigno non aiuta certa a rendere pulito il cavo orale. Finale comunque lungo e persistente. Anche troppo. Non ce lo vedo come vino da tavola, coprirebbe tutto e stancherebbe dopo un bicchiere.

IL BRUTTO

La bruttezza qua riguarda solo la bottiglia, con una etichetta ed un collarino verde acido che ha qualcuno, durante la degustazione, ha fatto ricordare l’austera bruttezza di alcune bottiglie di vino austriaco che hanno un’acidità pari al colore della loro etichetta.
Detto ciò vorrei parlarvi di Christian Kerschbaumer, dal nome tipicamente siciliano, giovane viticoltore e cantiniere dell’azienda vinicola Garlider a Velturno che produce un Gewürztraminer da agricoltura biologica e in cantina utilizza soprattutto lieviti autoctoni.
Questo vino, figlio della Valle d’Isarco, si stacca nettamente come profumi e corpo dal Kastelaz e, più in generale, sembra avere delle caratteristiche più ad un Sylvaner o da Grüner Veltliner che da Gewürztraminer. Il suo bouquet aromatico si presenta infatti di grande austerità, minerale, quasi fumè, con tocchi di rosa e chiodo di garofano. In bocca torna la bella nota minerale, è equilibrato, ampio, rotondo, sicuramente elegante anche se non ha quell’aromaticità e quell’intensità che spesso ritroviamo nella tipicità del vitigno. Ottima la persistenza. Beva compulsiva.

IL BUONO

La scelta è stata dura, potevo scegliere il solito
Kolbenhof di Hofstatter, oppure il sorprendente Brenntal di Cantina Cortaccia, invece la palma del più buon Gewürztraminer degustato la scorsa settimana all’AIS Roma l’ho data al Feld di Armin Kobler, piccolo viticoltore della Bassa atesina che dai suoi due ettari di vigneto, di cui il Feld rappresenta un cru, fa uscire dei prodotti davvero interessanti e dall’incredibile rapporto q/p. Questo Gewürztraminer, con solo 3,5 g/l di zucchero residuo, rappresenta un piccolo capolavoro enologico, un vino non per stancare ma per fornire piccole emozioni. Nel Feld non c’è nulla di pomposo, non passano le majorette e non ci sono i clown americani, qua c’è solo eleganza, uno stile aromatico giocato su note di rosa, il litchi, agrumi, pesca, noce e un garbato minerale di contorno.
Al palato il Feld è solo progressione, eleganza, garbata potenza e grande persistenza. Chiude rotondo, senza la classica nota amarognola del Gewürztraminer che molti tendono a contenere con residui zuccherini al limite dello stucchevole.
Beva fantastica. Prezzo f.c. circa 11 euro. Ne voglio un bancale!

Quel (vino) rosso di D'Alema!

L’idea c’era da tempo. I dettagli sono stati messi a punto qualche tempo fa nel corso di una cena che non è sbagliato definire di «vertice», anche se atipica. Al tavolo c’erano, il líder máximo Massimo D’Alema, l’allora governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti e il «re» degli enologi Riccardo Cotarella. Tre personaggi di spicco a discutere, non di guerra tra le fondazioni democratiche e nemmeno dei riflessi occupazionali della crisi del comparto lusso o di disoccupazione umbra, ma di technicality; dettagli burocratici e produttivi relativi alla prossima impresa dalemiana: una tenuta di viti per produrre un vino. Rosso e di lusso, si intende.

La notizia l’ha data ieri il Giornale dell’Umbria che ha individuato in Montecastrilli, tra Todi e Terni, l’area scelta da D’Alema per il suo esordio tra i produttori di vini. Ma in ballo ci sarebbe anche un’altra proprietà, dalle parti di Otricoli, al confine con il Lazio. Alla fine entrambi i vigneti potrebbero finire tra le proprietà di D’Alema.
Nessuno nel Ternano si è sorpreso della scelta di Massimo D’Alema. Sono ormai storia le sue incursioni culinarie che hanno contribuito a lanciare il cuoco Gianfranco Vissani. Ed è noto che D’Alema apprezzi questa zona, che si trova a pochi chilometri dalla Capitale, ma dentro la macro regione rossa composta da Emilia-Romagna, Toscana e Umbria.
I dettagli sono ancora da definire. Il riserbo sull’operazione è totale. Il nome dell’ex premier non risulterebbe nemmeno tra i proprietari del vigneto che dovrebbe essere intestato a uno studio legale romano per essere poi gestito dai figli del presidente del Copasir. Si sa che il terreno non supererà i 4-5 ettari perché l’obiettivo non è tanto fare produzione di massa, magari da regalare alle feste del Pd, quanto portare poche bottiglie sulle tavole che contano.
I tempi comunque non saranno brevissimi e non per colpa della politica. Per maggio è in programma l’impianto delle viti. Questo significa che prima di avere bottiglie della premiata ditta D’Alema, bisognerà aspettare almeno cinque anni. Prima di allora, sarà costruita la cantina, dove si imbottiglierà il rosso.

Ancora non è stato deciso il nome. Scelta importante, con possibili ricadute anche politiche. Ogni riferimento al rosso, tanto per dirne una, finirebbe per assumere connotati politici e rischierebbe di imbarbarire un’operazione che invece punta tutto sul livello alto.
L’obiettivo di collocare il vino tra quelli di lusso è dimostrato anche dalla scelta dell’enologo, che sarà quasi sicuramente Riccardo Cotarella, orvietano che si è imposto nel mondo ed è diventato il tecnico di fiducia di personaggi del calibro di George Clooney, Roman Abramovich e anche di Silvio Berlusconi.
E questo è l’altro dato sensibile, che potrebbe rendere più amaro il vino dalemiano. Cotarella è un enologo di fama mondiale e non bada di certo all’appartenenza politica dei clienti e tantomeno dei vip che si affidano ai suoi consigli. Ma i tempi sono quelli che sono, e c’è da scommettere che, quando la cosa diventerà ufficiale, qualcuno griderà al complotto, applicando la proprietà transitiva al terzetto D’Alema-Cotarella-Berlusconi.
Due politici, un premier e un ex premier; il leader del centrodestra e uno degli azionisti di maggioranza del Pd; con lo stesso enologo. Roba da scatenare retroscena su un nuovo «dalemone», ma in versione country chic. Un inciucio innaffiato da un vino rosso umbro. Costosissimo però.

Fonte: Il giornale

Luciano Pignataro e la carica dei 101....vini da bere

Non ci sono dalmata ma solo storie di piccoli grandi vignaioli nell’ultimo libro di Luciano Pignataro intitolato “101 vini da bere almeno una volta nella vita”, un libro e non una guida, come ci tiene a precisare lui stesso, all’interno della quale il lettore troverà più di cento etichette di vini selezionati che, tranne rare eccezioni, non superano il prezzo di 10 euro franco cantina.
Storie di vino quotidiano che il giornalista de “Il Mattino”, nonché prossimo curatore di Slow Wine, ha voluto condividere la scorsa settomana col pubblico romano dell’AIS che si è ritrovato nel bicchiere interessanti vini quotidiani. Dei nove presenti quel giorno ho scelto di scrivere su:

Cantopassi - Terre Rosse di Giabbascio Catarratto 2009: Centopassi è un marchio vitivinicolo che raggruppa varie cooperative che aderiscono alla rete Libera di Don Luigi Ciotti e che producono vino dalla terre confiscate alla mafia. Solo per questo comprerei questo vino, da vigne di oltre venti anni di età, che presenta un naso dolce, giocato su toni di frutta bianca mediterranea, melone bianco su tutti, e fiori di acacia. Dolcezza che in qualche modo è stemperata da un fondo sapido che rende il tutto più elegante e meno stucchevole. In bocca c’è perfetta sintonia col naso, si ripropone questa morbida dolcezza a cui si affianca una sapidità che rende il palato abbastanza armonico ed equilibrato. Bello il finale dove ritorna il floreale bianco (mandorlo) e la frutta bianca matura. Costo f.c. circa 10 euro

Azienda Agricola Petrussa - Pinot Bianco 2008: da una piccola azienda familiare friulana, attenta da sempre al biologico, nasce questo interessante pinot bianco dall’impostazione severa, tradizionale, che si apre su note minerali, quasi fumè, intervallate da sbuffi di frutta bianca, fiori di sambuco e fieno. Al palato è fresco, puro, riempie senza sbavature e con una progressione minerale davvero interessante. Costo f.c. circa 10 euro

Ciro Picariello – Fiano di Avellino 2007: non è una sorpresa per me, stiamo parlando di uno dei migliori bianchi italiani in circolazione. Questo fiano ha un intrigante naso floreale dove percepiamo nettamente la ginestra ed il tiglio, poi escono le note minerali, di bergamotto e di macchia mediterranea (ruta). Il sorso rivela una grande freschezza giovanile, la spalla acido-sapida tiene in equilibrio una importante struttura. Grande persistenza finale per un vino giovanissimo che potrà sicuramente regalare emozioni in futuro. Costo f.c. circa 8 euro

Azienda Vinicola CarboneTerra dei fuochi 2007: di questa azienda ne avevo sentito parlare positivamente si Vinix e devo dire che non si sbagliavano. Il monte Volture, terreno lavico ricco di potassio ed estremamente fertile, regala questo Aglianico di grande espressione territoriale che colpisce per la sua anima nera, minerale, selvatica, dove la grafite si fonde al catrame, alla china, alla radice di liquirizia e alla frutta nera di rovo. La bocca è armonica, 12,5° di alcol sono un piacere per il palato che rimane basito per l’estremo equilibrio di questo vino del quale non possiamo non apprezzare l’estrema facilità di beva. Un sorso dal vulcano. Prezzo f.c. circa 7 euro

AR.PE.PEGrumello riserva Rocca de Piro 2004 : L'azienda vitivinicola Ar.Pe.Pe., che prende il nome da Arturo Pelizzatti Perego, si trova nel cuore della Valtellina e produce da sempre “nebbiolo (chiavennasca) di montagna” di grande classe che viene commercializzato solo quando si pensa possa essere alla sua massima espressione. Non bisogna perciò stupirsi se ora in commercio troviamo il Sassella Riserva Rocce Rosse 1997 o questo interessante Grumello Riserva 2004. Di un rosso rubino vivo, con riflessi rosa corallo, offre aromi eleganti di arancia amara, rosa, lampone, cuoio, tabacco, liquirizia. L’assaggio non delude per equilibrio e coerenza. L’ottimo tannino supportato da una buona freschezza rendono il sorso godibile, ampio, di bella persistenza. Un vino che non smetterei mai di bere per la sua leggerezza ed armonia. E se questo è il vino base…..

Le Macchiole: verticale storica di Paleo

Ancora una volta una interessante verticale, stavolta vi (ri)porto a Bolgheri, a Le Macchiole, per parlarvi di come il Paleo, il vino più amato da Cinzia Merli Campolmi, sia cambiato nel tempo snaturando quello che una volta era un “semplice” blend di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.

In occasione del Roma Vino Excellence & Merano Wine Festival e alla presenza non solo di Cinzia ma anche dell’enologo Luca D’Attoma, abbiamo valutato il vino, anno dopo anno, partendo dal 2000, tralasciando in questo excursus solo il millesimo 2002 per il solo fatto che in azienda ne avevano poche scorte residue.

Paleo 2000 (CS 70% - CF 30%): eccellenti condizioni climatiche in primavera. Invasatura anticipata di circa 10 giorni. Estate inizialmente regolare, poi torrida da metà agosto a metà settembre. Maturazioni anticipate che hanno portato ad anticipi di vendemmia anche di dieci giorni di media. Il Paleo, in tale annata, è estremamente sapido, marino, il profilo olfattivo è rappresentato da erbe aromatiche, frutta nera, note minerali e vegetali che, come ha affermato D’Attoma, col tempo si sono stemperate.
Bocca compatta, lievemente salmastra, manca un po’ la spinta acida che non riesce ad equilibrare la verve alcolica. Le note minerali prolungano a sufficienza la persistenza.

Paleo 2001
(CF 100%): il passaggio totale al Cabernet Franc non poteva avvenire in una stagione migliore, un inverno mite, una primavera fresca ed un’estate non troppo calda hanno permesso alle uve di raggiungere una maturazione ottimale. Naso ricco di frutta nera di bosco, spezie ed erbe officinali che lo rendono estremamente deciso e dai profumi intensi. Al gusto ampiezza, complessità ed equilibrio si fondono come strumenti in una grande orchestra. Lunga la chiusura finale.

Paleo 2003
(CF 100%): autunno ed inverno molto piovosi e rigidi, primavera ed estate calde e siccitose hanno generato, come sappiamo, anticipi di maturazione e problemi i maturità fenolica delle uve. Il vino, nonostante tutto, riesce a mantenere una certa personalità e una discreta profondità olfattiva giocando su opulenti note di frutta rossa, cacao e caffè. Non avrà certo lo spessore e la lunghezza del 2001 però rappresenta sempre una ottimo risultato in una zona non proprio fresca come la costa bolgherese.

Paleo 2004
(CF 100%): non c’è nulla da fare, la 2004 a Bolgheri è stata una grandissima annata, l’andamento climatico è stato il più regolare degli ultimi venti anni e così come accaduto per il Sassicaia, anche per il Paleo siamo di fronte al miglior vino della giornata. Naso ampio e ricco di sensazioni balsamiche, minerali, c’è un cesto enorme di frutta rossa dentro il bicchiere, poi esce tutto il mediterraneo di Bolgheri e qualche effluvio di spezie nere. Al palato è ineccepibile, avvolgente, pieno, sapido, equilibrato, è un vino che possiamo aprire con sommo gaudio ora come nei prossimi dieci anni.

Paleo 2005
(CF 100%): questa annata è stata caratterizzata da un inverno abbastanza rigido, una primavera mite e un’estate con temperature fresche soprattutto in Agosto dove, a metà mese, si sono avute piogge copiose. Questa freschezza climatica la possiamo risentire anche nel vino che è meno potente dei precedenti ma sicuramente più fine, elegante, si apre con sensazioni di mora, cassis, tabacco da pipa, spezie nere e delicati effluvi vegetali. In bocca non manca certo di materia e di equilibrio, il tannino spinge meno rispetto al 2004 e questo regala una fluidità di beva non indifferente. Persistenza finale di buona qualità.

Paleo 2006
(CF 100%): andamento stagionale molto regolare, le temperature non sono state mai né troppo fredde né troppo calde, consentendo la conservazione delle risorse idriche necessarie e uno sviluppo ottimale del potenziale aromatico e produttivo. Naso ben rifinito, cristallino nelle sensazioni di frutta nera (non rossa come il precedente), rosmarino, yogurt al mirtillo, polvere di cacao. Al palato c’è molta concentrazione e meno freschezza rispetto alla 2005, si sente la tanta polpa e forse un’influenza del legno che non si era notata nelle altre annate. Da aspettare nell’evoluzione.

Paleo 2007
(CF 100%): anteprima assoluta per i presenti. Si ritorna verso una maggiore finezza, nonostante il vino sia ancora in fase di affinamento, si intravedono belle potenzialità sia aromatiche che gustative con una bocca già ottimamente equilibrata, senza eccessi né sbavature. Dopo la 2004 forse rappresenta il miglior Paleo in prospettiva. Chi vivrà vedrà!