Dolce Puglia nel mio bicchiere!

Durante la manifestazione Dolce Puglia che si svolta qualche giorno fa a Roma ho potuto scoprire qualche vino emozionante, sicuramente non sono stato l’unico ad accorgermi di cosa sono capaci i bravi vignaiolo pugliesi che, oltre per i loro grandi vini rossi secchi strutturati, dovrebbero essere conosciuti per i loro gradevolissimi nettari dolci. Il Moscato di Trani, l’aleatico, il primitivo di mandria dolce naturale e gli altri vini dolci, ottenuti da numerose varietà autoctone, tradizionali o internazionali, rappresentano un patrimonio unico, di incredibile preziosità e dalle potenzialità ancora inespresse.

Due i produttori che hanno destato il mio interesse, che mi hanno davvero emozionato con i loro “vini del sole”.
Il primo è Gianfranco Fino: al banco di degustazione era presente Simona, la moglie, una delle persone più carine, gentili e disponibili che abbia mai conosciuto nel mondo del vino. Sapete perché? Perché nonostante la fatica di rimanere in piedi per molte ore, nonostante abbiano vinto il premio come miglior viticoltori dell’anno, Simona e Gianfranco erano là dietro il loro banchetto felici ed emozionati nel far degustare il loro ES più sole. Questione di rispetto verso coloro che hanno decretato il loro crescente successo, di rispetto verso l’addetto ai lavori, verso l’appassionato, verso il neofita e nei confronti del loro stesso vino che, con la presenza fisica del produttore, viene comunicato nel migliore dei modi. Il risultato del nostro incontro è stato più che soddisfacente, a tratti emozionante, nel bicchiere ho trovato tutta la potenza e la generosità dell’ES con in più quel tocco di dolce mediterraneità che non può non incantare il nostro palato: note di visciola sotto spirito, prugna della California, cioccolato fondente, macchia mediterranea si fondono in una vellutata dolcezza, tutto è corpo, rotondità, eleganza. Un vino dolce non dolce che con Simona Fino abbiamo abbinato ad un formaggio di media stagionatura. Magie del primitivo di manduria, del sole pugliese e del sorriso, della passione e della competenza dei coniugi fino.

L’altro vino interessante appartiene alla cantina Mille Una di Dario Cavallo che ha presentato il suo Dolce Nero, un passito da Primitivo proveniente da terreni rossi, ricchi di minerali e sesquossido di ferro che conferiscono al vino una netta territorialità. Il vino presenta un naso davvero intrigante, ampio su toni di frutta di bosco molto matura, mallo di noce, polvere di cacao ed erbe aromatiche. Differentemente dall’ES, il Dolce Nero al palato non nega la sua dolcezza che è ben equilibrato da un impianto tannico e da un’acidità molto importante. La persistenza è lunghissima, adatta forse ad un cioccolato fondente che azzarderei all’80%. Nota negativa: non ho potuto parlare con il produttore, mi sarebbe piaciuto scambiare qualche parola sulla sua azienda visto che, mi dicono, produce solo da vigne vecchie, con basse rese ed un’alta concentrazione di impianto. Sarà per la prossima volta?!

Una due giorni di vini francesi a Roma

Parte il conto alla rovescia per il Festival Sud de France (www.suddefrance-vini.com), che si terrà dal 26 ottobre all' 8 novembre a Milano e a Roma.
Il 26/10, a Roma, il calendario degli eventi prevede un incontro speciale: il WineDay organizzato dall'azienda vinicola veneta Balan, con il supporto dell'agenzia Ghiga Immagina, presso l'Hotel Parco dei Principi.
La giornata sarà articolata in diversi momenti: dalle 13.00 alle 20.00 ci sarà una degustazione collettiva con 20/25 banchi d'assaggio, in cui verranno presentati vini provenienti da tutte le principali denominazioni italiane e francesi: Barolo, Montalcino, Champagne, Borgogna, Bordeaux, Languedoc-Roussillon.
Per gli appassionati sarà l'occasione di incontrare e conoscere delle vere star dell'enologia: Anne-Claude Leflaive, Marc Sorrel, Jean-Marie Guffens-Heynen, Thomas Duroux, Xavier Planty.
Inoltre la giornata propone anche la scoperta di una grandissima varietà di vitigni e filosofie di produzione: dagli autoctoni rarissimi ai grandi classici, dalle grandi aziende ai piccoli coltivatori di nicchia devoti al metodo biologico.

Oltre a tutto questo, durante il Wineday ci saranno dei momenti riservati, dedicati ai veri appassionati di vino:

  • dalle 11.30 alle 13.00 - una degustazione guidata da Anne-Claude Leflaive "Che cos è il metodo biodinamico?"
  • dalle 16.30 alle 17.45 - la seconda degustazione " Gli Hermitage di Marc Sorrel" guidata da Marc Sorrel e Antonio Paolini;
  • dalle 18.30 alle 20.00: "Alla scoperta di Château Palmer", degustazione verticale di Alter Ego e Château Palmer condotta da Thomas Duroux.

Alle ore 20.30 si terrà inoltre una cena degustazione esclusiva, in cui verrà presentato lo champagne Thiénot, alla presenza di Garance Thiénot.

Ad arricchire il tutto, un ricco parterre di ospiti del mondo dell'enologia internazionale, dei maggiori giornalisti enogastronomici e del mondo politico ed imprenditoriale romano.
Qualche nome? Venite a scoprirlo durante un 'assaggio' ad una giornata che si prea
nnuncia squisita e non solo in fatto di vini.

Wine Show di Torino - Slow Food presenta la Guida al Vino Quotidiano 2010

Torno solo ora dal Wine Show di Torino, 700 Km di austrada ed eccomi qua davanti al mio portatile. Non ce l'ho fatta ad aggiornare prima, mi scuserete..
Riporto di seguito le principali novità che Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni hanno espresso durante la presentazione della guida:

  • rivalutazione del vino base: fino a qualche anno fa questa tipologia di vino era messa in damigiana e aveva caratteristiche organolettiche di scarsa qualità. Oggi, invece, sempre più cantine producono ottimi vini dal rapporto q\p eccezionale. Non è più una vergona andare dal piccolo produttore e chiedere per il nostro uso quotidiano il vino base, soprattutto se ha la complessità e la qualità totale dei vini in guida;
  • concetto di locale: i consumatori devono essere spinti ad andare a comprare i vini direttamente dal produttore dando vita, in tal modo, ad una vera e propria economia locale. Questa idea di fondo è ben collegata al concetto di territorialità del vino;
  • prezzo delle bottiglie inferiore alle 10 euro franco cantina: rispetto alla guida passata si è alzato il limite massimo di due euro e questo per il solo motivo di permettere anche alla aziende che sostengono, a parità di fattori, più costi delle altre (vedi ad esempio quella che fanno viticoltura eroica) di entrare in guida con vini di grande personalità.
  • giudizi finali: espressi in stelle, da uno a due, ed etichette, massimo punteggio attribuito al vino quotidiano. Le cantine segnalate, di cui si raccontano la storia e lo stile di produzione - spiegano Gariglio e Giavedoni - sono 1700: per ognuna di queste sono indicati fino a tre vini con un rapporto molto favorevole qualita'-prezzo. Tra queste 4 mila etichette, 300 si sono aggiudicate il nostro massimo riconoscimento.
  • dati delle aziende: forniti direttamente dai produttori in modo tale che si possa instaurare un rapporto di fiducia con Slow Food e, soprattutto, con il consumatore finale che poi dovrà giudicare l'attendibilità o meno degli stessi.

Percorsi di Vino al Wine Show di Torino



Seguite i vari aggiornamenti sull'evento in diretta sul blog

ore 19.00: si entra al Wine Show, alias il Salone del vino di Torino. Da subito mi sembra un vorrei ma non posso, in giro non vedo tante persone e, a parte qualche eccezione, gli stand riguardano per lo più Consorzi di Tutela e affini. Anche lo stand di Slow Food, dove domani presenteranno la guida al vino quotidiano, appare un pò isolato e con scarsa affluenza.

ore 20.00: passiamo allo stand di Terra dei Vini, uno dei pochi dove trovo molta gente, forse ci sono vini interessanti?

La risposta è sì, dopo una serie di degustazioni dei prodotti distribuiti da Davide Canina, posso dire che ho trovato qualcosa di interessante e dallo strepitoso rapporto qualità prezzo.
Due nomi su tutti: Terre di Gratia, un'azienda situata nel cuore della Sicilia Occidentale, sulle rive del fiume Belice Destro, che ha presentato un Nero d'Avola Don Sasà 2006 che mi ha davvero stupito: vinificato solo in acciato è un vino lontano dalla mode, da tutti quei Nero d'Avola di pessima qualità che girano, o hanno girato, nei peggiori wine bar d'Italia. Naso di grande austerità, scuro, i profumi sono di cuoio, terra, spezie nere, prugna della California. Bocca molto espressiva dove ritornano alla grande le sensazioni olfattive. Un vino che mi ha colpito molto per la sua vena acida che garantisce una bellissima bevibilità. Costo? circa 5 euro...
Altro nome che voglio consigliare è l'azienda "Erede di Chiappone Armando", un’azienda a conduzione familiare di Nizza Monferrato che produce ogni anno circa 30.000 bottiglie di due selezioni di Barbera: la ‘RU’, che si può fregiare della prestigiosa sottozona NIZZA ed è affinata per 12 mesi in legno, e la ‘BRENTURA’, affinata circa un anno in vasche di acciaio. Il primo vino, un 2004, è davvero un grande barbera, di una beva fantastica grazie ad una spina acida di grande classe. C'è tutta l'essenza di un vino conviviale ma che al tempo stesso non rinuncia a qualità e finezza. Il Brentura, invece, lo commenterò domani visto che ha vinto anche la stella Slow Food.

Questo week end non perdiamo il Wine Show di Torino

Incontri con i produttori, shopping di bottiglie, mini-corsipresentazioni di libri e guide specializzate, convegni dedicati alle più attuali tematiche dell’enologia, degustazioni di vitigni autoctoni, ricette regionali e prodotti tipici da scoprire ed assaggiare: tutto questo, e molto altro, a WINE SHOW (www.wineshow.it), il nuovo Salone del Vino, al Lingotto Fiere di Torinodal 24 al 26 ottobre 2009, evento dedicato a tutti gli eno-appassionati italiani, organizzato da Lingotto Fiere–gruppo Gl events Italia. Al centro di Wine Show, aperto al pubblico e agli operatori professionali, le cantine del Belpaese che, con l’obiettivo di riconquistare il mercato interno, presenteranno al vasto target consumer le proprie etichette, ovvero vini accessibili, immediati e soprattutto economici.

Molte e di rilievo le degustazioni in programma con i Laboratori del Gusto di Slow Food: a cominciare da 1999, il Barolo del Millennio, dedicata all’ultima vendemmia del secolo; La terza via, un confronto-degustazione tra aziende che praticano la viticoltura sostenibile; I segreti del legno, condotta dal famoso consulente Joseph Nicastro, che verte sugli effetti dei diversi tipi di tonneaux; I vini del Patron, ovvero le etichette del cuore di due famosi chef, Maurilio Garola della Ciau del Tornavento di Treiso e Piero Alciati di Guido di Pollenzo.
Da non perdere la Grande Degustazione verticale dedicata a Franco Biondi Santi, un mito dell’enologia italiana: alla presenza di questo grande personaggio, un assaggio irripetibile delle migliori annate di Brunello di Montalcino degli ultimi 40 anni: 1968, 1970, 1983, 1998, 2001 Riserva. Proprio a Franco Biondi Santi sarà assegnato nella rassegna uno speciale "Premio alla Carriera”.
Altro momento esclusivo, la presentazione, in anteprima, della nuova Guida al Vino Quotidiano 2010, naturalmente firmata Slow Food, che seleziona e raccoglie tutte le migliori etichette al di sotto dei 10 euro. E ancora, per un viaggio tra le migliori ricette del Belpaese, ecco la Piazza dei Sapori, che comprende l’Osteria con le cucine regionali, il Bistrot e l’Enoteca del Vino Quotidiano, con oltre 250 etichette in assaggio.

Nel Wine Show anche due convegni, che affronteranno importanti tematiche del mondo dell’enologia: il primo sarà una riflessione sul futuro del vino, tra sovrapproduzione, prezzi e mercato; il secondo convegno si focalizzerà sul tema del bere consapevole, in particolare sul delicato rapporto bere-guida. A condurlo il giornalista e “gastronauta” Davide Paolini.

Ma Torino conferma anche un’anima professionale, con il Wine Forum – the Wine Show Business Area, lo spazio dedicato all’incontro tra domanda e offerta, momento imperdibile per le agende dei professionisti del settore, per appuntamenti con produttori (solo per citarne alcuni, dall’importante cooperativa trentina Cavit alla griffe siciliana Donnafugata, ai “dolci” Consorzio dell’Asti e del Brachetto, a tante cantine piemontesi), importatori, distributori, ristoratori e giornalisti. L’attenzione sarà sui mercati tradizionali quali Inghilterra, Spagna, Germania, USA e Canada, ma i riflettori saranno puntati sui nuovi mercati (Russia, Dubai e Sud Africa) e verso l’Asia (India, Singapore, Giappone, Corea del Sud).

Il Wine Show vedrà, in contemporanea, anche Dolc’è, il Salone dell'Arte Dolciaria, dalla pasticceria alla gelateria, dalla confetteria al caffè bar con stand, eventi, degustazioni e un particolare focus sugli abbinamenti vino-dolce. Da non perdere – a cura dell’Associazione Arte in Tavola – le lezioni sulla preparazione di sfiziosi cocktail, rigorosamente a base di vino.

L'Amarone Trabucchi 2003 ha sancito l'amore tra George Clooney ed Elisabetta Canalis....

Ok, ok, è la notizia più trash che potevo mettere questa settimana però, visto che in qualche modo tocca il mondo del vino, non potevo non metterla anche se so che alla fine una grossa pernacchia sancirà la fine dell'articolo.
Secondo quanto scritto da l'Arena di Verona, l'Amarone Trabucchi di Illasi 2003 ha battezzato l'amore fra l'attore americano George Clooney e l'ex velina Elisabetta Canalis. Non sarà un premio alla qualità, come quelli vinti da questa etichetta nei più prestigiosi concorsi, ma è sicuramente un premio alla bellezza, alla fama e un po' anche al gossip.
Così dopo l'ufficialità della sfilata sul tappeto rosso del Lido di Venezia, che ha consacrato la più chiacchierata storia d'amore della scorsa estate, c'è stata anche l'intimità di una romantica cena sulla terrazza dell'Hotel Cipriani, sull'isola della Giudecca. È uno dei luoghi più esclusivi al mondo, frequentato dai vip che vogliono discrezione e intimità.
Il settimanale «Gente» ha avuto l'esclusiva del servizio e l'inviato Andrea Tomasi non ha perso l'occasione per una sbirciata: «I protagonisti della passione del momento, quella di cui tutti vogliono sapere tutto, hanno appena sfilato per la prima volta insieme sul tappeto rosso della Mostra del cinema e ora siedono a un tavolo rotondo, tovaglie bianche fino a terra e luci di candele. Sono soli, George ed Elisabetta, il mondo e i flash fuori, gli occhi negli occhi. Parlano fitto e lo fanno sottovoce. Impossibile sentire quello che dicono, impossibile non vedere quello che mangiano: insalata di sedano bianco e coda di astice come antipasto, poi pennette rucola e pomodoro, vitello agli agrumi e semifreddo al mango e cocco. Il tutto accompagnato da una bottiglia di Amarone Trabucchi 2003 e sorrisi di denti bianchi.

Il chissenefrega e la pernacchia ce la metto io..GRATIS

Tenuta La Giustiniana: verticale storica di Gavi 1998-2008

Oggi parliamo di Gavi, un vino bianco da uve Cortese che in Italia è spesso sottovalutato mentre all’estero, dati alla mano, rappresenta uno dei nostri vanti enologici. Parliamo di Gavi e della Tenuta La Giustiniana, azienda agricola di antichissime origine che si estende per ben 110 ettari di cui 40 sono coltivati. Sita nel territorio di Rovereto di Gavi, La Giustiniana può vantare vigneti impiantati con perfetta esposizione a mezzogiorno ad una altitudine che varia tra i 300 e i 500 metri ed a una latitudine di 44°41' (la stessa dei celebri Graves francesi). Ad essi viene dedicata attenta e scrupolosa cura nella coltivazione: sono state sperimentate nuove forme di allevamento, i diserbanti chimici sono banditi come pure gli antibotritici per non avere le benchè minime alterazioni di profumi, le potature secca e verde limitano rispettivamente il numero di gemme e il carico di grappoli arrivando a rese di 50/60 quintali per ettaro. Minuziose analisi chimico-fisiche dei terreni e delle uve da essi ottenute, hanno convinto la Giustiniana, prima assoluta in Gavi, a vinificare separatamente due ben noti crus: Il Gavi D.O.C.G. del comune di Gavi vigneto Lugarara, prodotto su marne grigie plioceniche sovrastate da terreno vegetale di vecchia origine, e da frazione di sabbioni disciolti e ferrettizzati, ha caratteristiche di vino Gavi bianco particolarmente secco, acidulo con retrogusto mandorlato; Il Gavi D.O.C.G. del comune di Gavi vigneto Montessora, prodotto su un terreno dal particolare colore rosso cupo, coperto da alluvioni pleistoceniche ferrettizzato con base di ghiaie alterate intercalato da argille, è un vino ricchissimo di profumi e sfumature, morbido e secco al tempo stesso. Ho partecipato la scorsa settimana ad una interessante verticale dove sono state presentate undici annate (2008-1998) delle due tipologie di Gavi prodotte dall’azienda: Montessora, dall’omonimo cru e “Il Nostro Gavi”, vino nato dall'idea di creare un Gavi i cui artefici fossero i collaboratori commerciali di Giustiniana, per dimostrare che un grande vino nasce dalla scelta di grandi uve, dal territorio eletto e dalla passione e collaborazione tra uomini cultori e amanti del vino.

Montessora 2008: giovane e prorompente, si caratterizza per sensazioni di susina, pera abate, mela, biancospino e un delicato tocco minerale. In bocca entra morbido anche se cede quasi subito il passo ad un attacco acido corroborato da una sapidità che lascia la bocca leggermente salina. Finale ammandorlato.
Montessora 2007: al naso stavolta la fanno da padrone i toni floreali subito accompagnati da una frutta a polpa bianca e da una vena minerale che col passare del tempo assume toni agrumati. Bocca di grande morbidezza (c’è più alcol rispetto al 2008) che cede leggermente in acidità rispetto all’annata precedente. Sintomo di un invecchiamento già visibile? Vediamo se le annate successive avranno questo trend;
Il Nostro Gavi 2006: cambiamo tipologia ma non livello emozionale, qua la nota olfattiva principale è un fresco minerale che arriva ai toni della silice, della pietra focaia, sensazioni che cedono gradualmente il passo ad un fruttato ed ad un floreale bianco. Palato sapido, di grande spessore acido, bella struttura. Dei tre Gavi sembra decisamente il meno vecchio. Trend non confermato…
Montessora 2005: i colori si fanno più carichi, le sensazioni olfattive più mature ed esce un bellissimo soffio di macchia mediterranea. Al palato la mineralità si trasforma subito in sapidità, talmente importante che stavolta l’acidità le fa da stampella. Un Gavi di grande vivacità, struttura e che lascia il cavo orale con una gradevole scia di ginepro e mela golden;
Il Nostro Gavi 2004: ancora una volta questo vino spicca per mineralità da pietra focaia, per note ferrose e per un impatto fruttato maturo. Un vino che sembra provenire direttamente dal terreno. In bocca torna alla grande, tutto è incentrato sulle note acido-sapide, la morbidezza arriverà col tempo..
Montessora 2003: annata calda, difficile, anche se questo Gavi si difende con un naso maturo ma non cotto e una bocca di grande morbidezza che riesce a bilanciarsi soprattutto grazie alla sapidità del vino. Un Gavi ben fatto, si vede che hanno lavorato bene sia in vigneto che in cantina. Il Nostro Gavi 2002: altra annata difficile e altro vino che comunque è riuscito bene soprattutto grazie ad un complesso minerale, che ritorna, che sfuma in tutte le sue declinazioni. Non è particolarmente complesso anche se, bevendolo, è fresco e piacevole grazie alla sferzante spina acida. Sicuramente il vino più pronto e godibile;
Montessora 2001: la grande maturità del vino si estrinseca in un quadro olfattivo caratterizzato da aromi di mela golden matura, frutto della passione, albicocca matura, fiori gialli appassiti. Bocca di grande struttura, raffinata, il vino si espande in bocca e la sapida mineralità rappresenta la chiosa di un sorso fresco e integro. Bella la persistenza. Ancora un volta un vino che, nonostante il naso, sembra di grande giovinezza;
Montessora 2000 (da Magnum): la vera sorpresa della serata, sarà che il vino proveniva da una magnum ma, se lo avessimo bevuto alla cieca, avremmo detto che si trattava forse dell’ultima annata in commercio. Il colore è giallo paglierino non carico, il registro olfattivo è fresco, ci troviamo la pesca, la pera, i fiori di campo, un delicato minerale. La bocca è viva, sapida, elegante, di grande equilibrio tra morbidezza e acidità. Grande vino che ha stupito anche chi lo ha prodotto!
Montessora 1999: un vino la cui nota ossidativi/evolutiva è percepibile, il tema olfattivo è delineato dalla maturità della pesca e della mela, escono i fiori appassiti e la macchia mediterranea. Al palato l’attacco morbido è subito bilanciato dalla vena acida che, come è accaduto anche con gli altri vini, mette la freccia donando freschezza e grande beva. Bella persistenza finale.
Montessora 1998: il vino più maturo e, forse, dal quadro aromatico più suadente: cotognata, frutta tropicale matura, miele, caramella d’orzo, pesca sciroppata, spezie orientali e piacevole mineralità. In bocca c’è tutta l’eleganza del tempo che passa, abbiamo di fronte una signora di mezza età che è ancora affascinante nonostante i capelli grigi. La struttura non cede nulla, soprattutto la vena acida è ancora viva, fresca e propulsiva. Chiude con bei ricordi di frutta matura e bouquet di fiori gialli. Un ottimo Gavi che potrà andare avanti ancora per qualche anno.