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La storia di Montevertine ha lo sguardo del Pergole Torte e il volto di Martino Manetti


La storia della famiglia Manetti e di Montevertine la puoi ascoltare durante una cena nella parole appassionate di Martino oppure la può facilmente dedurre ascoltando il messaggio emozionale che ti portano le vecchie e le nuove annate dei suoi vini che oggi, senza alcun dubbio, rappresentano l'avverarsi di un sogno di una famiglia e la scommessa vincente di un vitigno per qualcuno non grandissimo: il sangiovese (ok c'è anche del canaiolo....). 

Il Sodaccio di Montevertine 1987: un'annata piccola piccola, per qualcuno, regala un vino bono bono con un naso frizzante dove trovi la complessità della frutta rossa disidratata, arancia amara su tutte, i fiori da diario e una mineralità ancora galoppante. La bocca mi è piaciuta davvero tanto, il vino è vivissimo, fresco, sprizza acidità da ogni atomo con un'ampiezza e una persistenza inaspettate. 


Cannaio 1995: prodotto con uve selezionate di sangiovese e canaiolo, appena versato nel bicchiere sembra di odorare l'entrata di una miniera o di una fonderia tanta era la ruggine, il ferro e la nota di goudron che sprigionava. Poi, con l'ossigenazione, ecco far capolino le sensazioni di fiori secchi e la caramella mou. Bocca meno espressiva del precedente vino, forse un filino più corta e ampia ma, nonostante tutto, di grande eleganza ed austerità. 

Montevertine Riserva 1996: come alla Scala, dopo un concerto, dopo aver bevuto questo vino ci si alza in piedi e si applaude Sergio Manetti per qualche ora. E' un vino buonissimo, finissimo, borgognone (spero di non urtare la sensibilità di qualcuno) che ha caratteri di gioventù ed eleganza veramente rari da trovare in un vino di quindici anni. 


Pergole Torte 2001: non sarà a livello della mitica Riserva '90 ma bere questo sangiovese in purezza, ad oggi, è un'esperienza commovente e per certi versi didattica perchè capisci, facendo un paragone calcistico, la differenza tra Cristiano Ronaldo e Messi: il primo è un grande calciatore mentre il secondo è un fuoriclasse. Ecco, il Pergole 2001 ha quei numeri in più che ti fanno capire che questo vino, rispetto ad altri, ha una marcia in più. E' tutto di più e non servono tecniche speciali di degustazioni per capirlo. 

Martino Manetti durante la serata
Pian del Ciampolo 2002: come può un un vino base in una annata considerata sfigata diventare un gioiellino di bevibilità e piacevolezza? Le cose sono due: o chiedete un consulto ad Harry Potter oppure, meglio, chiamate Martino Manetti. amo sempre di puù questo vino! 

Montevertine 2009: L'annata, che promette veramente bene a Radda in Chianti, dà vita ad un vino che, nonostante sia stato appena imbottigliato, è già godibilissimo. Nette sono le sensazioni di ciliegia, fruttini di bosco e fiori rossi che ben si amalgamano alla vena minerale del vino. Bocca freschissima dotata di tannini setosi e ritorni di frutta rossa croccante e viola. Buono davvero. 

Pergole Torte 2009: se tanto mi dà tanto, soprattutto paragonandolo alle recenti annate 2007 e 2008, questo Pergole ha davvero tanta roba, oggi ancora inespressa ed inesplorata, che potrebbe portarlo col tempo a vette che ad oggi possiamo a malapena immaginare. Da comprare e tenere in cantina perchè è davvero giovane. A Martino brillano gli occhi a parlarne per cui....

La qualità chiatigiana a Roma


Bellissimo evento che il mio amico Davide Bonucci sabato prossimo propone nell'elegante cornice del Larys di Via Basento 54 a Roma (ingresso degustazione con buffet, 15 euro).


Dalle 14.30 a mezzanotte verranno presentati 14 produttori e organizzati due seminari sulla vita e i vini di Gambelli (euro 25) che dovrebbero avere questo schema:

Ore 15
 
Chianti Classico Villa Rosa Riserva 1971
Chianti Classico Rodano Viacosta Riserva 1995
Chianti Classico Bibbiano Montornello 95 (o 93 o 96 o 97)
Il Sodaccio Montevertine 1997
Salvino Podere Erbolo 2005 (o Pagliarese anni '70-'80)

Ore 17
 
Chianti Classico Villa Rosa Riserva 1969
Cannaio Montevertine 1985
Monna Claudia Rodano 1990
Chianti Classico Bibbiano anni '70-'90
Chianti Classico Monteraponi 2003

I produttori presenti sono divisi per zone:

Radda in Chianti

Caparsa (con Paolo Cianferoni)
Montevertine
Monterinaldi (con Daniele Ciampi)
Monteraponi (con Michele Braganti)
Val delle Corti (con Roberto Bianchi)
Lamole:
Fattoria di Lamole (con Paolo Socci)
I Fabbri (con Susanna Fabbri)
Castellinuzza (con Serena Coccia)
Castellinuzza e Piuca (con Simone Coccia)
Castellina in Chianti:
Bibbiano (con Tommaso Marrocchesi, seminario Gambelli)
Villa Rosa
Rodano
Gaiole in Chianti
Badia a Coltibuono (con Roberto Stucchi Prinetti)
Podere Erbolo
Val d’Elsa
Fattoria di Cinciano

Lista parziale dei vini presenti:

Chianti Classico Riserva Baron’Ugo 2007 – Monteraponi
Chianti Classico Riserva Il Campitello 2008 – Monteraponi
Chianti Classico 2009 – Monteraponi
Iugero Merlot 2008 – Monteraponi
Chianti Classico 2003 – Monteraponi (seminario Gambelli)
Chianti Classico 2008 – Monterinaldi
Chianti Classico Mezzosecolo 2007 – Monterinaldi
Chianti Classico Rierva 2005 – Monterinaldi
Sestante Syrah 2009 – Monterinaldi
Pesanella 2005 – Monterinaldi
Vin Santo – Monterinaldi
Pian del Ciampolo 2009 – Montevertine
Il Montevertine 2008 – Montevertine
Le Pergole Torte 2008 – Montevertine
Cannaio 1985- Montevertine (seminario Gambelli)
Il Sodaccio 1997 – Montevertine (seminario Gambelli)
Rosso di Caparsa – Caparsa
Chianti Classico Riserva Caparsino – Caparsa
Chianti Classico Riserva Doccio a Matteo – Caparsa (piccola verticale di annate significative)
Chianti Classico 2005 – Val delle Corti
Chianti Classico Riserva 2007 – Val delle Corti
Chianti Classico 2008 – Val delle Corti
Chianti Classico Lamole 2008 – I Fabbri
Chianti Classico Lamole 2009 – I Fabbri
Chianti Classico Olinto 2009 – I Fabbri
Chianti Classico Terre di Lamole 2009 – I Fabbri
Chianti Classico I Fabbri 2004 – I Fabbri
Chianti Classico I Fabbri 2009 – I Fabbri
Chianti Classico Le Stinche Castello di Lamole 2007 – Fattoria di Lamole
Chianti Classico Riserva Vigna Castello di Lamole 2007 – Fattoria di Lamole
Chianti Classico Antico Lamole Vigna Grospoli 2008 – Fattoria di Lamole
Chianti Classico 2009 – Castellinuzza
Chianti Classico 2005 – Castellinuzza e Piuca
Chianti Classico 2006 – Castellinuzza e Piuca
Chianti Classico 2007 – Castellinuzza e Piuca
Chianti Classico 2008 – Castellinuzza e Piuca
Chianti Classico 2009 – Castellinuzza e Piuca
Chianti Classico 2008 – Castello di Cinciano
Chianti Classico Riserva 2007 – Castello di Cinciano
Vin Santo – Castello di Cinciano
Chianti Classico 2008 – Badia a Coltibuono
Chianti Classico 2009 – Badia a Coltibuono
Chianti Classico Riserva 1999 – Badia a Coltibuono
Chianti Classico Riserva 2007 – Badia a Coltibuono
Sangioveto 2007 – Badia a Coltibuono
Vin Santo del Chianti Classico 2005 – Badia a Coltibuono
Chianti Classico Montornello 1993 – Bibbiano
Chianti Classico Montornello 1995 – Bibbiano
Chianti Classico Montornello 1996 – Bibbiano
Chianti Classico Montornello 1997 – Bibbiano
Chianti Classico 2009 – Villa Rosa
Chianti Classico Riserva 2007 – Villa Rosa
Poggio ai Rovi 2008 – Villa Rosa
Chianti Classico Riserva 1969 – Villa Rosa (seminario Gambelli)
Chianti Classico Riserva 1971 – Villa Rosa (seminario Gambelli)
Chianti Classico Riserva 1985 – Villa Rosa
Chianti Classico Riserva 1986 – Villa Rosa
Monna Claudia 1990 – Rodano (seminario Gambelli)
Chianti Classico Riserva Viacosta 1995 – Rodano (seminario Gambelli)
Salvino 2004 – Podere Erbolo
Salvino 2005 – Podere Erbolo (seminario Gambelli)
Salvino 2006 – Podere Erbolo

Ah, c'è anche una cena finale su prenotazione a euro 35.

Per info e prenotazioni:
Mario Monfreda 0685305130

I vini premiati dalla Guida de L'Espresso 2011



Come hanno fatto altri, riprendo dal blog di Luciano Pignataro la lista dei produttori premiati dalla Guida dell'Espresso. Ottimi i risultati per uno dei miei produttori del cuore: Montevertine

I vini dell’eccellenza

Valle d’Aosta
Rossi
18 Valle d’Aosta Arnad-Montjovet Superiore 2006 La Kiuva
18 Valle d’Aosta Pinot Nero 2008 Ottin Elio

Piemonte
bianchi

18.5 Gavi Pisé 2008 La Raia
18.5 Langhe Bianco Hérzu 2008 Germano Ettore
18 Gavi del comune di Gavi Bruno Broglia 2009 Broglia Gian Piero
18 Gavi Minaia 2009 Martinetti Franco M.
dolci
18 Moscato d’Asti 2009 Saracco Paolo
rossi
19.5 Barolo Monprivato Cà d’Morissio Riserva 2003 Mascarello Giuseppe e Figlio
19.5 Barolo Riserva Monfortino 2002 Conterno Giacomo
19 Barbaresco Pajé 2004 Roagna
19 Barolo 2006 Mascarello Bartolo
19 Barolo Brunate – Le Coste 2006 Rinaldi Giuseppe
19 Barolo Cannubi S. Lorenzo – Ravera 2006 Rinaldi Giuseppe
18.5 Barbaresco Asili di Barbaresco 2007 Giacosa Bruno
18.5 Barbaresco Campo Quadro 2007 Punset
18.5 Barbaresco Gaiun Martinenga 2006 Cisa Asinari
18.5 Barbaresco Montefico 2005 Roagna
18.5 Barbaresco Rizzi 2006 Rizzi
18.5 Barolo Acclivi 2006 Burlotto G. B.
18.5 Barolo Bricco Boschis Riserva Vigna San Giuseppe 2004 Cavallotto
18.5 Barolo Brunate 2006 Marengo Mario
18.5 Barolo Cerretta 2006 Germano Ettore
18.5 Barolo Ciabot Tanasio 2006 Sobrero Francesco e Figli
18.5 Barolo Riserva Bussia Cascina Dardi 2004 Fantino Alessandro e Gian Natale
18.5 Barolo Riserva Le Rocche del Falletto di Serralunga d’Alba 2004 Giacosa Bruno
18.5 Barolo Rocche 2006 Brovia Fratelli
18.5 Barolo Rocche 2006 Settimo Aurelio
18.5 Carema Etichetta Nera 2005 Ferrando e C.
18.5 Dogliani Sirì D’Jermu 2008 Pecchenino Fratelli
18.5 Gattinara Vigneto Castelle 2006 Antoniolo
18.5 Ghemme Signore di Bayard 2004 Antichi Vigneti di Cantalupo
18 Barbaresco 2007 Gaja
18 Barbaresco Asili 2005 Roagna
18 Barbaresco Basarin Vigna Gianmaté 2007 Giacosa Fratelli
18 Barbaresco Rabajà 2007 Cortese Giuseppe
18 Barbaresco Rabajà 2007 Rocca Bruno – Rabajà
18 Barbaresco Riserva Vigneti in Ovello 2005 Produttori del Barbaresco
18 Barbaresco Santo Stefano 2007 Castello di Neive
18 Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone 2008 Braida
18 Barbera d’Asti Superiore Muascae Massimo Pastura 2007 La Ghersa
18 Barolo Bricco Rocche 2006 Ceretto
18 Barolo Cannubi Boschis 2006 Sandrone Luciano
18 Barolo Cascina Dardi Bussia 2006 Fantino Alessandro e Gian Natale
18 Barolo Ciabot Mentin Ginestra 2006 Clerico Domenico
18 Barolo Cicala 2006 Conterno Aldo
18 Barolo Garblèt Sue’ 2006 Brovia Fratelli
18 Barolo Gattera 2006 Bovio Gianfranco
18 Barolo Prapò 2006 Schiavenza
18 Barolo Riserva 2004 Borgogno Giacomo & Figli
18 Barolo Riserva Bussia 2004 Fenocchio Giacomo
18 Barolo Riserva Runcot 2004 Grasso Elio
18 Barolo Sorano 2006 Ascheri
18 Barolo Terlo 2006 Einaudi
18 Barolo Vigneto Cerequio 2006 Batasiolo
18 Boca 2006 Le Piane
18 Dogliani Vigna Tecc 2008 Einaudi
18 Lessona 2006 Proprietà Sperino
18 Lessona Omaggio a Quintino Sella 2005 Sella
18 Roero Riserva Mompissano 2007 Cascina Cà Rossa

Liguria
Bianchi

18 Colli di Luni Vermentino Costa Marina 2009 Lambruschi Ottaviano

Lombardia

Bianchi

18 Lugana Brolettino 2008 Cà dei Frati
Rossi
19 Valtellina Superiore Sassella Riserva Rocce Rosse 1999 AR.PE.PE.
18 Valtellina Superiore Giupa 2004 Caven
18 Valtellina Superiore Prestigio 2006 Triacca
Spumanti
18.5 Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi 2003 Cà del Bosco
18.5 Franciacorta Extra Brut EBB 2006 Il Mosnel
18 Franciacorta Brut 2005 Gatti Enrico
18 Franciacorta Extra Brut Pas Operé Gran Cuvée 2004 Bellavista
18 Franciacorta Pas Dosé Riserva QDE 2004 Il Mosnel

Trentino

bianchi

18 Besler Biank 2005 Pojer & Sandri
dolci
18 Trentino Moscato Rosa 2008 Zeni R.
rossi
18.5 Cabernet Franc Tre Annate Rosi Eugenio
18 Granato 2007 Foradori
Spumanti
18.5 Trento Riserva Lunelli 2003 Ferrari
18 Trento Brut Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2001 Ferrari

Alto Adige

bianchi

19 Manna 2008 Haas
18.5 Alto Adige Pinot Bianco 2009 Lun H.
18.5 Alto Adige Sauvignon Schweizer 2008 Haas
18.5 Alto Adige Sauvignon Voglar 2008 Dipoli
18.5 Alto Adige Terlano Pinot Bianco Riserva Vorberg 2007 Terlano
18.5 Alto Adige Valle Isarco Veltliner 2009 Nössing Manfred-Hoandlhof
18 Alto Adige Gewürztraminer Brenntal 2008 Cortaccia
18 Alto Adige Müller Thurgau Graun 2009 Cortaccia
18 Alto Adige Pinot Bianco 2009 Gumphof
18 Alto Adige Pinot Bianco 2009 Terlano
18 Alto Adige Terlano Riserva NovaDomus 2007 Terlano
18 Alto Adige Valle Isarco Riesling Kaiton 2009 Kuenhof
18 Alto Adige Valle Isarco Sylvaner 2009 Nössing Manfred-Hoandlhof
18 Alto Adige Valle Isarco Sylvaner Reserve 2008 Pacherhof
18 Alto Adige Valle Isarco Veltliner Praepositus 2009 Abbazia di Novacella
18 Alto Adige Valle Venosta Pinot Bianco Castel Juval 2009 Unterortl – Aurich
18 Enosi 2009 Baron Di Pauli
18 Feldmarschall 2009 Tiefenbrunner
18 Mitterberg Trias 2009 Niedrist Ignaz
dolci
18.5 Alto Adige Moscato Giallo Passito Serenade Castel Giovanelli 2007 Caldaro
18 Alto Adige Gewürztraminer Vendemmia Tardiva Pasithea Oro 2008 Girlan-Cornaiano
rossi
18 Alto Adige Cabernet Sauvignon Lafòa 2007 Colterenzio
18 Alto Adige Cabernet Sauvignon Laurenz 2008 Waldgries
18 Alto Adige Lagrein Riserva Abtei 2007 Muri – Gries
18 Alto Adige Merlot Riserva Gant 2007 Andriano
18 Alto Adige Pinot Nero Mazzon Riserva 2007 Gottardi Bruno
18 Lamarein 2008 Mayr Josephus – Unterganzner

Veneto
bianchi

18 Breganze Vespaiolo Superiore Vignasilan 2007 Contrà Soarda
18 Soave Classico Contrada Salvarenza Vecchie Vigne 2008 Gini
18 Soave Classico Monte Fiorentine 2009 Ca’ Rugate
18 Soave Classico Vigneti di Foscarino 2008 Inama
dolci
18.5 Recioto della Valpolicella Classico 2008 Bussola Tommaso
18 Passito Corte Durlo 2003 Ca’ Rugate
rossi
18.5 Amarone della Valpolicella Selezione Giuseppe Quintarelli 2000 Quintarelli Giuseppe
18.5 Masari 2007 Masari
18 Amarone della Valpolicella Campo Leon 2005 Latium
18 Amarone della Valpolicella Classico 2004 Zymè
18 Amarone della Valpolicella Classico Stropa 2004 Monte Dall’Ora
18 Colli Euganei Cabernet Sauvignon Irenèo 2007 Conte Emo Capodilista
18 Piave Raboso Gelsaia 2007 Cecchetto Giorgio

Friuli Venezia Giulia
bianchi

18 Carso Vitovska 2008 Zidarich
18 Colli Orientali del Friuli Bianco Sacrisassi 2008 Le Due Terre
18 Colli Orientali del Friuli Friulano 2009 Ermacora Dario e Luciano
18 Collio Bianco Vecchie Vigne 2007 Roncùs
18 Collio Bianco Zuani Vigne 2009 Zuani
18 Collio Friulano 2007 La Castellada
18 Isonzo del Friuli Bianco Vìgnis di Sìris 2007 Drius Mauro

Emilia Romagna

bianchi

18 16 Anime 2008 Vigne dei Boschi
dolci
18.5 Albana di Romagna Passito Riserva AR 2006 Zerbina
18.5 Colli Piacentini Malvasia Passito 2008 Il Negrese
18.5 Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno 2000 Lusignani Alberto
18 Colli Piacentini Vin Santo Albarola Val di Nure 2000 Barattieri di S. Pietro
rossi
18 Barbera Frizzante 2008 Donati Camillo
18 I Casoni 2004 Tenuta La Piccola
18 Lambrusco di Sorbara Frizzante Etichetta Bianca Fermentazione Naturale nm Paltrinieri
18 Rifermentazione Ancestrale 2008 Bellei Francesco & C.
18 Sangiovese di Romagna Riserva Superiore Michelangiòlo 2007 Calonga

Toscana
bianchi

18.5 Il Templare 2006 Montenidoli
18 Vernaccia di San Gimignano Riserva 2007 Panizzi Giovanni
dolci
18.5 Vin Santo del Chianti Rufina 2001 Frascole
18 Sanpetrolo 2001 Petrolo
rossi
19.5 Il Caberlot 2007 Il Carnasciale
19.5 Le Pergole Torte 2007 Montevertine
18.5 Bolgheri Rosso Superiore Ornellaia 2007 Ornellaia
18.5 Bolgheri Sassicaia 2007 San Guido
18.5 Brunello di Montalcino Riserva Piaggione 2004 Salicutti
18.5 Chianti Classico 2007 Riecine
18.5 Chianti Classico Riserva 2005 Castell’in Villa
18.5 Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 2007 Selvapiana
18.5 Masseto 2007 Ornellaia
18.5 Montevertine 2007 Montevertine
18.5 Poggio de’ Colli 2008 Piaggia
18.5 Rosso di Montalcino 2007 Poggio di Sotto
18.5 Rosso di Montalcino 2007 Stella di Campalto
18 Acciaiolo 2007 Castello d’Albola
18 Bolgheri Rosso Superiore Campo al Fico 2007 I Luoghi
18 Brunello di Montalcino 2005 Poggio di Sotto
18 Brunello di Montalcino 2005 Sesti
18 Brunello di Montalcino Riserva 2004 Biondi Santi
18 Brunello di Montalcino Riserva 2004 Fuligni
18 Brunello di Montalcino Riserva 2004 La Palazzetta
18 Brunello di Montalcino Riserva 2004 Le Potazzine
18 Brunello di Montalcino Riserva 2004 Podere Brizio
18 Brunello di Montalcino Riserva 1 2 3 2004 Solaria
18 Campo alla Sughera 2006 Campo alla Sughera
18 Carmignano Riserva Montalbiolo 2007 Ambra
18 Cepparello 2007 Isole e Olena
18 Chianti Classico Riserva 2006 Vecchie Terre di Montefili
18 Chianti Classico Riserva 2007 I Fabbri
18 Chianti Classico Riserva Baron’Ugo 2006 Monteraponi
18 Colline Lucchesi Rosso Tenuta di Valgiano 2007 Valgiano
18 Montecucco Rosso Sacromonte 2007 Potentino
18 Montecucco Sangiovese Grotte Rosse 2007 Salustri Leonardo
18 Pian de’ Guardi 2006 Il Lago
18 Rocca di Frassinello 2008 Rocca di Frassinello
18 Syrah Collezione De Marchi 2006 Isole e Olena
18 Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2006 Il Conventino
18 Vino Nobile di Montepulciano Simposio 2007 Trerose

Marche
bianchi

18.5 Offida Pecorino Fiobbo 2008 Aurora
18 Nur 2008 La Distesa
18 Verdicchio di Matelica 2009 Collestefano
18 Verdicchio di Matelica Vertis 2008 Borgo Paglianetto
rossi
18.5 Kurni 2008 Oasi degli Angeli
18 Erasmo Castelli 2008 Castelli Maria Pia
Umbria
rossi
18 Montefalco Sagrantino Colleallodole 2007 Antano Milziade
18 Montefalco Sagrantino Il Domenico 2005 Adanti

Lazio
rossi

18 Cesanese del Piglio Superiore Tenuta della Ioria 2008 Casale della Ioria
18 Cesanese di Olevano Romano Cirsium 2007 Ciolli

Abruzzo
bianchi

18 Trebbiano d’Abruzzo Castello di Semivicoli 2008 Masciarelli
rossi
19 Montepulciano d’Abruzzo 2007 Pepe Emidio
18.5 Montepulciano d’Abruzzo 2006 Valentini
18.5 Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic S.Martino Rosso 2007 Masciarelli
18.5 Montepulciano d’Abruzzo Tonì 2007 Cataldi Madonna
18 Montepulciano d’Abruzzo Mazzamurello 2007 Torre dei Beati

Campania
bianchi

18.5 Greco di Tufo 2009 Di Prisco
18 Fiano di Avellino 2008 Picariello Ciro
18 Greco di Tufo Terrantica Etichetta Bianca 2009 I Favati
rossi
18.5 Taurasi Poliphemo 2006 Tecce Luigi
18.5 Taurasi Riserva 2004 Perillo
18 Falerno del Massico Rosso Rampaniuci 2008 Migliozzi
18 Le Fole 2008 Cantina Giardino
18 Montevetrano 2008 Montevetrano
18 Taurasi Riserva Radici 2004 Mastroberardino
18 Taurasi Vigna Cinque Querce Riserva 2005 Molettieri Salvatore

Puglia
rossi

18.5 Gioia del Colle Primitivo Riserva 2007 Chiaromonte Nicola
18 Gioia del Colle Primitivo “17” 2007 Polvanera
18 Graticciaia 2006 Agricole Vallone
18 Le Cruste 2008 Longo Alberto
18 Pier delle Vigne 2006 Botromagno

Basilicata
rossi

18.5 Aglianico del Vulture Titolo 2008 Fucci Elena
18 Aglianico del Vulture Basilisco 2007 Basilisco
18 Aglianico del Vulture Eleano 2006 Eleano
18 Aglianico del Vulture Gricos 2008 Grifalco della Lucania
18 Aglianico del Vulture Le Vigne a Capanno 2008 Tenuta del Portale

Calabria
Rosso

18 Armacìa 2008 Costa Viola
18 Cirò Rosso Classico Superiore Riserva Volvito 2007 Caparra & Siciliani
Sicilia
dolci

18.5 Moscato Passito di Pantelleria 2006 Ferrandes
18 Capofaro 2009 Tasca d’Almerita
18 Marsala Vergine Baglio Florio 1997 Florio
rossi
19 Contrada Rampante 2008 Passopisciaro
18.5 Etna Rosso M.I. 2008 Biondi
18 Etna Rosso Guardiola 2008 Terre Nere
18 Etna Rosso Il Musmeci 2008 Fessina
18 Etna Rosso Outis 2007 Biondi
18 Faro 2008 Bonavita

Sardegna
bianchi

18.5 Santigaini 2006 Capichera
18 Capichera 2008 Capichera
18 Vermentino di Gallura Branu 2009 Surrau
18 Vermentino di Gallura Cheremi 2009 Mura
dolci
20 Malvasia di Bosa 2006 Columbu
18 Vernaccia di Oristano Antico Gregori nm Contini Attilio
rossi
19 Cannonau di Sardegna S’Annada 2008 Sedilesu
18.5 Alghero Marchese di Villamarina 2006 Sella & Mosca
18 Cannonau di Sardegna Cortes 2008 Mura
18 Cannonau di Sardegna Mamuthone 2008 Sedilesu
18 Cannonau di Sardegna Riserva Dule 2007 Gabbas Giuseppe

Radda in Chianti è nel MIO bicchiere!


Radda in Chianti è un altro angolo di paradiso toscano circondato da vigneti, gli stessi che, nel bene o nel male, hanno prodotto quelle uve e quel vino che sabato scorso ha girato e rigirato nel mio bicchiere in cerca di una sua identità e di una sua collocazione nel firmamento, a volte un po’ nebuloso, del Chianti Classico.
Radda in Chianti, un fazzoletto di terreno dove puoi trovare di tutto, grandi e piccole proprietà, vignaioli dalle mani tatuate di terra o wine maker in giacca e cravatta, sangiovese o merlot, colorino o syrah, tutti assieme per formare un caleidoscopio di filosofie enologiche che fai fatica a dipanare quando ti approcci al sorso.
Durante Radda nel Bicchiere ho cercato, nel mio piccolo, di comprendere, discernere e valutare da che parte della barricata sta il mio gusto, se deve mettere l’elmetto da combattente o viaggiare in prima classe, biglietto di sola andata. Questi sono i miei appunti sparsi. Fatevi un’opinione.


Brancaia – Chianti Classico 2007 (85% Sangiovese, 15% Merlot): prescindendo dalle polemiche che si sono accese in questi giorni su questa azienda, direi che il vino ha una espressione territoriale non dissimile alla gentile donzella che versava il vino allo stand: minigonna e scollatura e tanta gente attorno.

Castello di Radda – Chianti Classico 2007
(100% Sangiovese): un vino abbastanza fresco, fruttato e poco altro. Ho trovato ancora tanto legno da assorbire, forse due anni di barrique sono troppi oppure è da aspettare ancora un po’ anche se la struttura del vino non è da grande invecchiamento. Per dodici euro compro sicuramente altro.

Castello di Volpaia – Chianti Classico Riserva 2006 (100% Sangiovese): concentrato al colore, ha profumi complessi di marasca, frutta di rovo, humus, grafite. In bocca entra potente, la nota alcolica si fa sentire un po’ troppo per i miei gusti, poi il vino va scemando in un finale che sembra andare in direzione opposta. Non mi fa impazzire. Bello senz’anima canterebbe Cocciante un po’ sconsolato guardando il bicchiere.


Castello d’Albola – Chianti Classico 2007 (Sangiovese e Canaiolo): lo ammetto, mi aspettavo un vino più piacione ed invece questo Chianti “made in Zonin” mi ha sorpreso per pulizia e, soprattutto freschezza. Pecca un po’ in ampiezza e complessità però è un vino che si lascia bere senza problemi. Dieci euro spesi bene.

Valdellecorti – Rosè 2009 (VdT) (Sangiovese 100%): non si parla di Chianti in senso stretto in questo caso, però voglio segnalare a tutti questo rosato da sangiovese, freschissimo e bevibilissimo nonostante la tanta ciccia che lo caratterizza. A sei euro è uno dei rosati con il migliore rapporto q/p che abbia bevuto. Il Chianti Classico 2005, invece, è una piccola opera d’arte di Roberto Bianchi che, nonostante l’annata difficoltosa, è riuscito a dar vita ad un vino di grande finezza e tipicità. Se amate il vino piacione non passate da queste parti. Piccola nota di servizio: il Chianti Classico 2007 di Valdellecorti è risultato uno dei migliori durante la degustazione alla cieca di tre Sangiovese e tre Nebbiolo nel refettorio del Convento di Santa Maria al Prato con la guida di Carlo Macchi.


Caparsa – Chianti Classico Doccio a Matteo 1999 (Sangiovese 100%): della verticale degustata a Radda ritengo che l’annata 1999 di Doccio a Matteo sia la migliore in assoluto perché dà vita ad un vino integro, intenso, a tratti ancora ruvido, che trasmette senza compromessi territorio e carattere del produttore. In bocca stupisce per persistenza e sapidità. Plauso a Paolo Cianferoni che, tra l’altro, ha anche un interessante blog!


Montevertine – Pergole Torte 2007
(Sangiovese 90%, Canaiolo 5%, Colorino 5%): so che sarò deriso da molti ma per me rappresenta la migliore versione degli anni duemila e una delle migliori di sempre. Mi ha ricordato nei tratti il Brunello di Montalcino Biondi Santi Riserva 2004, un vino di grande complessità ed equilibrio nonostante le sue durezze e che, col passare del tempo, non potrà che evolvere in maniera divina. Metterà d’accordo veramente tutti in futuro. Da segnalare uno stratosferico Pian del Ciampolo 2008 che mi ha ricordato molti village della Borgogna. Un vino che non ha paragoni come rapporto q/p.


Monteraponi – Chianti Classico 2007 (Sangiovese 90%, Canaiolo 10%): Michele lo sa, questo è davvero il mio coup de coeur, un Chianti che a berlo di manda in estasi, un velluto rosso sangiovese leggero che entra nell’anima e non la molla più. Lontano mille miglia dall’America. Il Chianti Classico Riserva 2006 Il Campitello è un vino più orizzontale del precedente, ha la saggezza del fratello maggiore, profondo e intellettuale è secondo solo al Pergole Torte 2007 nella mia classifica personale anche se, compulsivamente, non smetterei di bere la versione giovane del Chianti di Monteraponi.

Percorsi di Vino al Premio Internazionale del Vino

Altro bellissimo articolo di Alessandro Sinibaldi che questa volta ci racconta le sue impressioni sul Premio Internazionale del Vino. Vediamo cosa ci racconta!

Domenica 31 maggio 2009 si è svolto nella splendida cornice dell’Hotel Cavalieri Hilton, alla presenza di star della televisione e con le riprese di RAI 1 il “Premio Internazionale del Vino”, organizzato da AIS Roma.
Tutto di grande effetto, con protagonisti vini e produttori decisamente interessanti. I vincitori sono stati determinati tramite la compilazione di un’apposita scheda anonima fornita con la guida Duemilavini 2009. Quando si partecipa a manifestazioni del genere, ma anche quando, tutti gli anni, escono le classifiche di Wine Spectator o simili, ci si chiede sempre che senso possa avere dichiarare cose del tipo “Il Miglior Vino Rosso” o, “Il Miglior Vino Spumante” o, peggio ancora “Il Miglior Vino del Mondo”. Come si fa a paragonare tra loro vini di vitigni e territori diversi, un Brunello con un Nero d’Avola, un Teroldego o un Syrah, e magari pure di annate diverse, quando in realtà ognuno ha la sua specificità? Ci sono ottimi vini, che per quanto fatti bene ed interessanti non potranno mai competere con la ricchezza aromatica e l’eleganza di un Barolo o di un Pinot Nero ma che, nonostante questo, hanno una loro giusta collocazione, i propri abbinamenti e anche il proprio pubblico.
Eppure è umano classificare. Si fanno i concorsi per il Mister o la Miss, si dichiara l’Auto dell’anno o l’Imprenditore del mese e, quindi, è in quest’ottica che va letta un’iniziativa del genere. E poi...non dimentichiamoci che comunque fa tanto marketing e vuoi mettere un produttore che nella sua bella brochure scrive a proposito dei premi presi dal proprio vino “Miglior vino dell’anno”? E’ con questo spirito e con quest’ottica che, comunque, ci siamo avvicinati al Premio che, a partire da quest’anno ha perso la dicitura di Oscar, da ora legalmente riservato solo all’unico e vero Oscar, quello del cinema, assegnato dall’American Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Un altro appunto che ci sentiamo di fare è che, trattandosi di un premio che si basa sull’opinione di un gran numero di votanti, sarebbe appropriato e significativo riportare il numero di schede valide pervenute e la percentuale di persone che ha votato un determinato vino. Quest’ultimo aspetto è, secondo noi, fondamentale data l’inevitabile dispersione di voto che ci può essere, stanti i motivi detti sopra.
Il fatto di dichiarare queste cose contribuisce sicuramente a una maggiore trasparenza e credibilità n
ei confronti del premio. Resta inoltre il fatto che, proprio a causa di tale dispersione di voto, rischia di vincere non il vino che ha le migliori caratteristiche ma il produttore che riesce a far votare il numero maggiore possibile di amici e parenti. E’ sufficiente, cioè, che un numero di persone appropriatamente istruito voti in modo compatto per falsare il risultato complessivo.
A nostro giudizio sarebbe addirittura preferibile, piuttosto che lasciare la scelta completamente in bianco al lettore e basata su parametri completamente arbitrari, individuare, magari attraverso un “comitato di saggi” una rosa ristretta a priori, indicando di ogni vino quali elementi valutare. Certamente questo renderebbe più complicato al lettore votare ma magari sarebbe più comprensibile capire perchè, all’interno di una certa categoria, un certo vino è stato ritenuto migliore di un altro. Tra l’altro, così messa la cosa, sarebbe anche più interessante per i produttori avere le motivazioni per la propria vittoria o sconfitta, perchè permetterebbe loro di concentrarsi nel migliorare quegli aspetti che il pubblico ha decretato come più deficitari.
Per quanto ci riguarda, la giornata, ottimamente organizzata, è stata un’occasione per degustare vini comunque interessanti, a partire dallo Champagne millesimato blanc de blancs “S” 1997 di Salon, azienda di Le Mesnil-sur-Oger. L’annata è la trentasettesima da quando questo vino ha cominciato ad essere prodotto. Profumi di zenzero, frutta esotica, miele e, in bocca, morbidezza controbilanciata da una buona acidità. Buono, per carità, ma alla fine non sappiamo proprio se possa a ragione essere considerato il “Miglior Vino Straniero”, anche relativamente ad altri Champagnes.
Personalmente abbiamo i nostri dubbi, soprattutto se tra i candidati era presente un Riesling Auslese di J. J. Prum.
Interessante anche la categoria dei vini rossi, con un ottimo Barolo Brunate Le Coste 2004 di Rinaldi. Ci ha molto favorevolmente colpito, vincitore tra i vini rosati, Il Rogito 2006 di Cantine del Notaio, di una persistenza davvero straordinaria.
Molto persistente e anche di intensa mineralità Colli Orientali del Friuli Rosazzo Terre Alte 2006 di Livio Felluga, della categoria vini bianchi.

Più combattuta, secondo noi, è stata la battaglia sul fronte del Miglior Vino dolce, vinta da Diamante d’Almerita 2007 di Tasca d’Almerita, ma contro pretendenti di tutto rispetto, quali Muffo 2006 di Mottura e Recioto di Soave Suavissimus 2005 di Nardello.
Meritatissimo il premio per Il Miglior Rapporto Qualità/Prezzo al Pian del Ciampolo 2006 di Montevertine.
La lista completa dei premiati è visibile al link http://www.bibenda.it/notizie_news.php?id=254.

Una splendida serata in compagnia di Martino Manetti e Arcangelo Dandini

Arcangelo Dandini e Martino Manetti, ovvero uno dei migliori chef italiani e titolare del ristorante “L’Arcangelo” di Roma, ed uno dei “grandi” del vino italiano, papà del “Pergole Torte”, mitico IGT toscano. Grandissima gastronomia e grandissimi vini insieme per una cena che da tempo sognavo e che si è finalmente realizzata, con la compagnia di Stefania ed altri amici del forum GR, qualche venerdì fa a Roma. Il menù, creato ad hoc, dallo chef non poteva essere meglio: “stuzzichino” a base di polenta cacio e pepe (la farina proviene da una antichissima pannocchia italica chiamata “ottofile”) a cui è seguito un “Viaggio a Rocca Priora”, antipasto della memoria di Arcangelo Dandini a base di frittata di ramolacce, ricotta scottona e panunto. Sapori semplici, del territorio, ormai quasi persi per noi che abitiamo in città, a cui abbiamo abbinato l’M di Montevertine 1999, bianco non più in produzione, realizzato solo nelle migliori annate con uva Trebbiano al 50% e Malvasia al 50% e che effettua un affinamento in botti di rovere di Slavonia per un periodo di circa 24 mesi ed in bottiglia per circa 12 mesi. E’ un vero peccato che la ’99 sia l’ultima annata di questo grande bianco (sono stati estirpati nel 2000 i vitigni da cui era prodotto) perché è veramente interessante il naso dove le note di fiori gialli, mela cotogna e frutta secca si fondono in una scia minerale di grande eleganza. In bocca il vino è ancora giovane, strutturato e dotato di quella fervida freschezza che ben accompagna il nostro antipasto che richiedeva un vino fresco, sapido e dalla discreta persistenza finale. Gran bel prodotto l’M di Montevertine, un vino che a detta di Martino non è stato subito capito e che solo ora sta avendo il meritato successo. Il “primo” primo della serata è uno Spaghettone all'aglio rosso, parmigiano stravecchio e mosto cotto (dedica a Gabriele Bonci). Non sono molto bravo a parole, ma vi posso assicurare che questo piatto è la quadratura del cerchio della classica “ajo e oio”. Cottura divina, profumi perfettamente equilibrati ed un gusto che ti rimette a pace col mondo. L’abbinamento? Un delizioso Montevertine 2006, fratello più piccolo del Pergole Torte, che mi ha incantato per i profumi da “village” della Borgogna e per una freschezza ed un equilibrio da brividi. Un vino che per i suoi 20 euro circa rappresenta un prodotto dall’incredibile rapporto q/p. Il “secondo” primo è un altro piatto tipico della cucina laziale: la Matriciana. Che dire? Ne ho mangiate tante di “matriciane”, a casa o al ristorante, ma vi assicuro che questa fa parte di un’altra galassia per qualità di materie prime, preparazione e sapori. Il Pergole Torte 2006 ha degnamente accompagnato questo piatto. Vino appena uscito in commercio, è ancora giovanissimo e si caratterizza per gli intensi e suadenti profumi di lampone, ciliegia, visciola, viola a cui segue una fresca scia balsamica. Bocca ancora da equilibrare perfettamente, ma la materia prima c’è e la qualità si sente eccome. Dimenticatelo qualche anno in cantina e avrete uno dei migliori Pergole Torte prodotti. Parola di Martino!
Col filetto di bue piemontese in salsa di vino rosso e scalogni stufati, altro splendido piatto cucinato dallo chef e che mi fa capire come la carne buona non si trovi solo in Toscana o in Argentina, abbiniamo due “chicche” portate da Martino: il Novantuno di Sergio Manetti e il Sodaccio 1983. Il primo, dalla bellissima etichetta raffigurante un Sergio Manetti versione ballerino, è praticamente un Pergole Torte declassato visto che, a quel tempo, l’annata non si riteneva all’altezza (un po’ come è successo con il millesimo 2005 dove tutte le uve però sono confluite nel Montevertine). Avevano ragione a quel tempo a sminuire l’annata? Col senno del poi rispondiamo di no, il vino difatti è grandioso con i suoi ricordi di ciliegia matura, viola appassita, sottobosco, erbe aromatiche e una scia balsamica così intensa che la nostra mente ci evoca un campo di eucalipto. Al palato è ancora succoso, grintoso e soavemente armonico. Altro che, questo è un vero Pergole Torte, un grande Pergole Torte!
Il Sodaccio 1983, espressione di una vecchia vigna del 1972 che ora è stata espiantata, nonostante i capelli grigi dell’età che si riflettono nel suo colore aranciato, è ancora oggi un grandissimo vino con i suoi profumi di humus, fiori secchi, rabarbaro, grafite, un po’ di dado da brodo. In bocca il vino è ancora vivo, teso, convince appieno e, a dispetto dei suoi 25 anni, rimane ancora là, bello prepotente e con nessuna voglia di passare la mano.
Gran finale con una sublime cassatina di ricotta a cui abbiamo abbinato un Alsace Pinot Gris Rotenberg Vendange Tardive 1996 Domaine Zind Humbrecht portato dal fido Fabio “Redisasso” che, con questa chicca, ci ha portato dalla Toscana in Alsazia con un vino che alla cieca potremmo facilmente confondere con un riesling. Frutta gialla matura, spezie e un tocco di minerale per un vino che fa della grande freschezza il suo punto di forza e che lo porterà avanti per ancora tanto, tantissimo tempo.
Non saprei che altro aggiungere se non che è stata una serata fantastica, unica, dove la passione per il vino e la grande cucina si sono fuse dando vita a momenti di puro edonismo enogastronomico.
Arcangelo e Martino, che bello conoscervi!

Intervista esclusiva a Martino Manetti: io, mio padre, Montevertine e il Pergole Torte

Come e quando nasce la passione della tua famiglia per il vino?

La passione per il vino mio padre l’ha sempre avuta fin da piccolo, nascendo a Poggibonsi è una cosa naturale, fa parte dell’ ambiente. Considera poi che è cresciuto assieme a Giulio Gambelli, che nel corso degli anni gli ha insegnato parecchie cose. Quando ha avuto la possibilità di produrre vino da solo, non si è quindi lasciato sfuggire l’occasione.


Il tuo primo vino prodotto è del 1971. L'idea di tuo padre è stata subito quella di puntare sul Sangioveto?


Il nostro primo vino è stato il Chianti Classico 1971, una produzione di circa 4000 bottiglie. Da subito sono state eliminate le uve bianche previste dal disciplinare e si è puntato sul sangiovese come punto di riferimento per la produzione.


Siete usciti, tra i primi, dal Consorzio di Tutela del Chianti. Come mai questa scelta di "chiamarvi fuori"?

La scelta di uscire dal consorzio è stata dettata sicuramente dal carattere di mio padre, che non ha mai voluto aver padroni nella sua vita e soprattutto non ha mai accettato di sottostare a regole secondo lui sbagliate. La scommessa di puntare sul solo nostro nome è stata vinta solo grazie a alla qualità, non scordiamocelo. Il tempo penso ci abbia dato ragione.

Oltre a te e tuo papà, chi sono le persone più importanti in azienda? Puoi spiegarmi perchè è fondamentale il loro ruolo?

Le persone importanti in azienda , oltre a Sergio, sono state e sono tuttora Bruno Bini, il fattore, nato a Montevertine e sempre vissuto qua dedicandosi alla fattoria, prima come mezzadro e poi come collaboratore principale. Si può considerare senza dubbio la memoria storica dell' azienda, nonché il primo cantiniere. Poi Giulio Gambelli, senza di lui Montevertine, almeno a questi livelli, non sarebbe mai esistita. Per vent'anni ha lavorato con noi anche mio cognato Klaus Reimitz, che ha fatto moltissimo per l'azienda, sia in cantina sia nelle relazioni con l'estero. Purtroppo un paio di anni fa avvenimenti familiari ci hanno diviso, con mio profondo rammarico.Oggi citerei anche i nostri collaboratori di cantina e di vigna Andrea, Stefano, Marco, Paolo, Marco e Armando senza i quali non si andrebbe certo avanti. Poi la nostra segretaria - factotum Romanita, che si occupa del "lato oscuro" dell' azienda, cioè l'ufficio, sollevandomi quotidianamente da beghe varie. Last but not least, Giselda e Claudia, le cuoche del reame, e penso tu sia d'accordo....

Mi puoi parlare delle attuali vigne e di come le gestite?

Le vigne attuali sono un insieme di vecchi e di nuovo. Del nucleo originale, piantato fra il 1968 e il 1982, oggi rimane solo la vigna Pergole Torte, la prima, ed una parte sotto le cantine. Queste sono state “restaurate” negli ultimi due anni, reimpiantando le fallanze e sostituendo pali e fili. Stiamo oggi procedendo al reimpianto completo di 2,5 ettari piantati nel 1972, che verrano quasi interamente piantati a sangiovese, salvo qualche filare di canaiolo e colorino. Abbiamo poi un nucleo di 3,5 ha a Selvole, a 3 km di distanza, piantato nel 1997, altri 2 ha sotto la fattoria piantati nel 1999, la vigna del sodaccio, reimpiantata completamente nel 2000 e la vigna del pian del ciampolo, piantata ex novo nel 2003. Dal 2006 abbiamo poi preso in affitto due piccoli appezzamenti contigui alla fattoria per un totale di 1,5 ha. Considera che le vigne vecchie sono allevate a guyot, mentre tutte quelle nuove a cordone speronato. Tutti i lavori in vigna sono eseguiti manualmente, ad eccezione dell’ aratura , della concimazione e della cimatura estiva. Per la concimazione usiamo maggiormente stallatico. Per la difese della vite, la tradizionale poltiglia bordolese, salvo casi eccezionali. Mai e poi mai antimuffe varie, comunque.


Come nasce il Pergole Torte? Come lo potresti definire?


Il Pergole Torte nacque nel 1977, come proposta di chianti classico “superiore”. Proposta che come ben sai venne bocciata dal consorzio, dando vita alla scelta di uscirne fuori. Ancora oggi penso che questa definizione possa andar bene. Il Pergole è in effetti, almeno nei nostri intenti, un vino fortemente di territorio, che prova ogni anno ad essere migliore e a sfruttarne appieno le caratteristiche.


Vi aspettavate tutto questo successo?


Il successo? Sono sicuro che Sergio se l’aspettava, non ha mai intrapreso un‘ attività per il gusto dell’avventura, sapeva certamente che ne sarebbe uscito qualcosa di buono. Io a dire il vero nel successo ci sono nato, è inutile nascondersi, è da quando sono bambino che sento parlare del nostro vino come di un punto di riferimento. E qui viene il difficile, mantenere il successo in tempi come questi, dove tutti sono pronti a cogliere in fallo alla minima esitazione chi il successo appunto ce l’ha. A volte, comunque, confesso che ogni tanto mi stupisco dei complimenti che riceviamo, dopotutto siamo solo dei normalissimi viticultori e non abbiamo certo inventato nulla di nuovo.


Qual'è l'annata del Pergole che ritieni migliore? E quella secondo te sottovalutata?


L’annata migliore del Pergole, e penso che siamo d’accordo , è stata il 1990, non ci sono dubbi. A ruota metterei il 1988, il 1981, il 1999. Per il 2001 e il 2004 aspettiamo. Quelle sottovalutate sono il 1996 e il 1998, a cavallo della sopravvalutatissima 1997.


Se e cosa è cambiato nell'attuale processo di vinificazione del vino dopo la morte di tuo padre? Stai dando una impronta tutta tua oppure c'è sempre il rispetto della tradizione?


Dopo la morte di mio padre non è cambiato assolutamente nulla, ci tengo a dirlo. I nostri metodi di vinificazione sono gli stessi da sempre, con una guida come Giulio del resto non potrebbe essere altrimenti. Quello che è cambiato è l’attrezzatura di cantina, abbiamo comperato macchinari più moderni per aggiornarci e lavorare meglio, sempre nel rispetto di un metodo consolidato e, ritengo, vincente.

LA PASSIONE NASCE A MONTEVERTINE

Tre amici una macchina e via, Montevertine ci aspetta. La strada che ci conduce da Martino Manetti è fantastica, davanti a noi solo colline sinuose, vigneti e piccoli casali.
Il Chianti è stupendo e il suo paesaggio vale da solo il viaggio.
Sono le 11.30 di un sabato di febbraio e a 425 metri di altezza il freddo è pungente, ma l’emozione di degustare di lì a poco una grande verticale di Pergole Torte ci scalda il cuore.

Salendo su verso l’agognata metà si incontrano i vigneti aziendali che oggi ammontano a circa 13 ettari, divisi nelle seguenti zone:

LE PERGOLE TORTE, piantata nel 1968, superficie 2 ha, esposizione N-NE;

MONTEVERTINE, piantata fra il 1972 e il 1982, superficie 2,5 ha, esposizione SE-S;

IL SODACCIO, piantata nel 1972 e successivamente reimpiantata totalmente nel 2000, superficie 1,5 ha, esposizione SE;

IL CASINO, piantata nel 1999, superficie 2 ha, esposizione SSELVOLE, piantata nel 1997, superficie 3,5 ha, esposizione SE-SPIAN DEL CIAMPOLO, piantata nel 2003, superficie 1,5 ha, esposizione O-NO

Il sito aziendale riporta inoltre che il Sangiovese costituisce circa il 90% del totale delle viti piantate. Il restante 10% è costituito da Colorino, Canaiolo e Malvasia Bianca. La densità di impianto è di 5000 viti per ettaro nei vigneti piantati a partire dal 1997 e di 3200 per ettaro in quelli precedenti.

Arrivando, il nostro padrone di casa ci aspetta davanti alla cantina, prima tappa del nostro tour della fattoria. Entrando si notano subito le botti utilizzare per la produzione del Pian del Ciampolo, il Montevertine e per alcuni passaggi del Pergole Torte che viene affinato nella barricaia presente al piano inferiore.








Risaliamo le scale e Martino ci porta nella stanza delle meraviglie: un “caveau” che contiene la memoria storica di Montevertine, dai vecchissimi Chianti impolverati, alla verticale completa di Pergole Torte con le bellissime etichette disegnate dal pittore Alberto Manfredi, compresi tutti i maxi formati di tutte le tipologie di vino.
Là dentro c’è tutta la passione di Sergio e Martino Manetti e un bel pezzo di storia del Chianti, passato, presente e futuro.











Nella sua bellissima e accogliente casa Martino ha preparato una saletta solo per noi.
Le bottiglie sono già allineate sul tavolo. La storia è davanti a noi.
Pergole Torte prende il nome da un'antica vigna piantata nel 1967. Le uve, raccolte nella loro piena maturità generalmente dopo il 10 ottobre, vengono vinificate con una macerazione prolungata e continui rimontaggi per poi sostare due anni in legno. I primi sei mesi in barrique nuove per un terzo; i restanti diciotto in botti di rovere di Slavonia di capacità compresa tra 10 e 18 quintali.

Le annate che andremo a degustare sono la 1981, 1983, 1985, 1988, 1990 riserva, 1992.

1981

Colore granato limpidissimo nonostante l’età. Al naso è un caleidoscopio di profumi: frutta matura, ciliegie sotto spirito anzitutto. Passa qualche minuto e cominciano ad uscire le spezie dolci, qualcuno sente netta la nota di croccante o torroncino. Rimetto il naso nel bicchere e di nuovo muta il corredo olfattivo del vino: ora si avverte netta una nota di torrefazione e di cacao amaro. In bocca il vino conferma la sua immensa classe: è ricco, avvolgente, con un tannino perfettamente vellutato e supportato da un’acidità prorompente. Chiude fresco e lunghissimo. Un vino che ha davanti a sé ancora tanto tempo. IMMENSO!

1983

Colore granato meno limpido del precedente ma comunque vivo. Al naso risolta più evoluto del 1981 in quanto il frutto cede subito il passo a note terziare di cuoio, goudron e ferro. Il frutto esce col tempo, ma non si percepiscono i frutti rossi, bensì una nota di arancio, succo di arancia matura. Al palato il vino è rotondo e pulito, non esplosivo ma di grande eleganza, lungo, e concluso da una bella trama tannica.

1985

Colore granato molto limpido. Rispetto ai precedenti, il vino al naso risulta più inespresso, chiuso, anche se sono comunque percettibili le note di frutta matura (ciliegie sotto spirito e prugna secca) ferro e carrube. Al gusto invece la musica cambia in quanto questo sangiovese è un campione di eleganza con un tannino di gran classe perfettamente equilibrato da un’acidità sferzante. Chiude lunghissimo e caldo su note che ricordano quanto percepito al naso.

1988

Bottiglia forse un po’ sfortunata in quanto il vino è leggermente torbido. Al naso comunque escono sentori di frutti rossi, arancia e ferro. La corrispondenza al palato del vino è buona anche se chiudo corto su note sempre agrumate. Bottiglia da riprovare in altre occasioni.

1990

Siamo di fronte alla quadratura del cerchio. Il 1990 riserva, versato da magnum, è di un colore aranciato e al naso è intenso ed estremamente complesso con note ben definite di frutta rossa matura, spezie dolci e tabacco da pipa, violetta. Come per il Pergole 1981, anche questo vino cambia continuamente all’olfatto perché, lasciandolo qualche minuto nel calice, esce una piacevolissima nota mentolata seguita da sottili effluvi minerali. In bocca il vino è una esplosione di eleganza, potenza ed equilibrio con un finale interminabile che rende questo vino uno dei migliori vini italiani degustati negli ultimi anni. Prospettive di vita? Infinite!

1992

Colore granato. Al naso parte leggermente chiuso con lievi sentori di frutti rossi maturi e una vena minerale appena accennata. Si apre un po’ col passare del tempo ma la sensazione è che rimanga un po’ inespresso. In bocca il tannino è ben integrata anche se non supportato da un’adeguata acidità. Chiude leggermente corto con un finale centrato su toni confetturati. Bottiglia non a posto?

E’ ora di andare a tavola. La casa di Martino è inondata di profumi che solo a pensarci mi viene l’acquolina in bocca. Seduti allegramente a tavola abbiam divorato crostini toscani, salumi casarecci, fettuccine fatte in casa al ragù, capretto allevato al forno con patate e piselli, ciacci e una serie di strepitose praline di cioccolato ripiene di
Aqua Vitae Le Pergole Torte.

Durante il luculliano pranzo abbiam stappato altre annate di Pegole Torte:

1996

Colore rubino con unghia granato. Al naso frutta matura in confettura, scorza di arancia, una leggera vena minerale. Una struttura esile ma non priva di eleganza. Al palato il vino si allarga prepotente ma rimane leggiadro con un finale di media lunghezza su note fruttate. Raffinato.

1997

Colore rubino con unghia leggermente granato. Il vino è frutto dell’annata “prepotente” con un naso opulento, vigoroso, dove le note olfattiva vanno dalla frutta nera matura, alle spezie nere con lievi soffi minerali. In bocca il è vino fresco dalla buona succosità e con un tannino un tantino "sgranato". Termina lungo. Meno elegante dei suoi fratelli maggiori.

2001

Bel colore rubino. Il vino è giovane ma ha prospettive da vero fuoriclasse. All'olfatto e' ben articolato, di un'elegante complessita', con suggestioni di viola, ciliege , confettura di lamponi, vaniglia, grafite ed erbaceo, cuoio e tabacco. Al palato presenta sensazioni di frutta rossa bilanciate da tannini morbidi che gli conferiscono profondità grande lunghezza. Un vino da bere oggi ma da aspettare per almeno un decennio per fargli acquisire ulteriormente quella eleganza che lo proietterà tra i migliori sangiovese di pari annata.