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Il verdicchio è un grande vitigno. Diciamolo!


Verdicchio 2.0, evento organizzato dalla famiglia Togni di CasalFarneto, è stato un momento importante per capire non tanto come si possono relazionare vino e web (argomento ormai sciorinato più volte da altri autorevoli giornalisti e blogger) ma, piuttosto, come il vino marchigiano, e in particolar modo il verdicchio, possa essere comunicato al meglio al tempo dei social network.
A prescindere dai vari spunti di riflessione e da tutti i consigli che noi relatori possiamo aver fornito ad Alberto Mazzoni, Direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, penso che la mission fondamentale per un wine blogger sia quella di comunicare al meglio il vino di qualità italiano, di cui il verdicchio fa pienamente parte, fornendo al lettore dritte e spunti per poter bere meglio.

Panorama marchigiano
Perciò, dopo un interessante degustazione di vini marchigiani organizzata all’interno della bellissima Enoteca Regionale di Jesi, vorrei condividere qualche nota di degustazione ancora con l’emozione di aver bevuto, a tratti, grandissimi vini.

CasalFarneto - Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG ClassicoCrisio 2009: un verdicchio rotondo, smussato, che profuma di agrumi, pesca e minerali. In bocca è ampio e lungo anche se manca di quella punta di freschezza che me lo farebbe godere a pieno. 

Moncaro - Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico – Vigna Novali 2009: la parziale fermentazione in Barrique Allier con successiva permanenza sulle fecce fa di questo vino un verdicchiONE dalla struttura ancora troppo pesante per i miei gusti. 

Sartarelli – Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Tralivio 2010: le cose iniziano a cambiare con questo verdicchio dalla struttura più snella che offre ampi sentori di pesca, fiori bianchi, agrumi e mineralità di fiume. Bocca in linea con l’olfattiva e dotata di una bella vena sapida. Buona la persistenza finale. 

Santa Barbara - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico RiservaStefano Antonucci 2009: bello questo verdicchio, fresco, teso, minerale e dalla lunga scia sapida nel finale. Col tempo, nel bicchiere, si è aperto ed è cambiato fornendo intense sensazioni di mela verde e pesca.

Bucci - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva – Villa Bucci 2008: siamo di fronte ad uno dei grandi vini italiani e, come tale, da giovane, non riesce ad esprimersi a grandi livelli. E’ ancora troppo chiuso, timido, per farci sobbalzare dalla sedia ma anche i meno esperti, bevendolo, riescono a capire quanta materia ed eleganza nasconde questo verdicchio. Da aspettare con ansia.  

Panorama marchigiano
Garofoli - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva – Podium 2006: signori, chapeau! Siamo di fronte, a mio parere, al migliore verdicchio in circolazione ed ad uno dei migliori vini italiani. Il bicchiere offre una complessità dove giocano aromi di mela, gelsomino, agrumi, sambuco, anice, il tutto allacciato ad un contorno minerale di grande effetto. In bocca è ampio, sapido, la grande struttura è ben bilanciata da una acidità e una sapidità che smussano ed appagano la beva. Lunghissima persistenza agrumata e minerale. Applausi.  

CasalFarneto - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva – Gran Casale 2005: l’impronta aziendale si sente anche in questo verdicchio che, comunque, preferisco rispetto al primo degustato per una maggiore ampiezza gustativa. Cinque anni garantiscono un bouquet complesso con rimandi di spezie orientali, mela cotogna, noce, miele. Bocca a cui manca sempre quella dose di freschezza per esser (quasi) perfetta.  

Fattoria Coroncino - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Il Coroncino 2004: questo è un bicchiere didattico, riesci a capire veramente quali sono le potenzialità evolutive di questo grande vitigno italiano. L’olfattiva è un caledoscopio di profumi che vanno dalla frutta secca al miele di castagno, dal mallo di noce alla cotogna fino ad arrivare ad una intensissima vena minerale di roccia che esprime al 100% le caratteristiche del terroir. La bocca è elegante, ampia, strutturata ma non “cicciona” e, soprattutto, fresca. Un bicchiere che invita alla beva di continuo e che evolve col tempo. Ottimo.  

Belisario – Verdicchio di Matelica DOC – Meridia 2008: rispetto alle tipologia precedente, Matelica secondo me offre dei vini meno minerali e più giocati sulla frutta e sul vegetale. Qua ci sento molto la pesca noce, la mela, oltre ad una invitantissima scia balsamica di erbe aromatiche. Bocca armonica, forse un po’ troppo corta nel finale.  

La Monacesca - Verdicchio di Matelica DOC – Mirum 2008: subito esce dal bicchiere una vena vegetale molto interessante dove riconosciamo il finocchio selvatico e l’anice a cui, solo con l’ossigenazione, si alternano note di mandorla e, soprattutto, di sasso. Bocca tesa, nervosa, sapida, profonda.  

Belisario – Verdicchio di Matelica DOC – Cambrugiano Riserva 2008: un rosso vestito da bianco, così l’azienda lo dipinge sul suo sito internet e non posso che essere d’accordo…in senso negativo. E’ un verdicchio che ti riporta al tropicale e ad una sensazione di grassezza che non amo in questo vitigno. Non ci posso far nulla… 

Ceci Enrico - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Santa Maria D’Arco 2009: verdicchio didattico ed immensamente buono nella sua semplicità e purezza. Ceci è riuscito a mantenere tutte le caratteristiche del vitigno senza stravolgere nulla. Anice, mandorla, mineralità, freschezza, sono tutti i punti di forza di questo vino che ha un prezzo da lacrime: 4,5 euro a scaffale!! Da comprare a camion! 

Sartarelli - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Balciana 2008: un vino da vendemmia tardiva e rese bassissime che fino a questa annata troppo abbastanza ruffiano aprendosi su note di albicocca, cotogna, miele e ginestra. Bocca ricca, intrigante, succosa ma poco dinamica. 

Sartarelli - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore – Balciana 2009: cambio di stile in casa Sartarelli, ora lo zucchero residuo sfiora i 3 g/l e l’abito del verdicchio si sveste di ogni orpello per rimanere nudo e crudo come mamma  lo ha fatto. Lo voglio così, tipico e viscerale e sicuramente più abbinabile a tavola.
 
Ringrazio ancora per la bella giornata la famiglia Togni, Franco Ziliani, Monica Pisciella, Vincenzo Reda, Alberto Mazzoni, Luigi Bellucci e Giorgio dell'Orefice.
 
Fonte: nonsaditappo.blogspot.com
 

Verticale storica di Serra Fiorese Garofoli

Garofoli e il suo Verdicchio non hanno bisogno di presentazioni, soprattutto il Serra Fiorese, un vino che con la sua struttura e complessità può cavalcare benissimo il tempo e offrire emozioni incontrollate all’appassionato che si avvicina per la prima volta al magico mondo dei vini bianchi invecchiati.
Per capire come può evolvere un grande Verdicchio, dieci persone sono partite da varie parti di Italia alla volta di Castelfidardo dove Carlo Garofoli ci aspettava per una fantastica verticale di Serra Fiorese. Dal 1988 ai giorni nostri abbiamo fatto un viaggio sensoriale veramente incredibile.
Il 1988 incanta da subito con il suo colore giallo dorato carico e i suoi profumi intensi di miele, zenzero, pesca e albicocca matura, cedro e accenni di crema. In bocca è ancora vivo, ampio, polposo anche se a tanta struttura non corrisponde forse una persistenza equivalente. Annata che a detta dell’enologo ha sofferto una poco ottimale influenza del legno. Gran bel vecchietto comunque!
Il 1990 è forse un capolavoro di vino, è tutto quello che vorresti da un bianco invecchiato quasi 20 anni: eleganza, complessità, persistenza e struttura in un unico sorso. Macedonia di frutta, agrumi canditi, spezie esotiche e tanta mineralità al naso e una bocca dove grandissimo equilibrio, struttura e persistenza infinita vanno a tessere una unica emozione. Grande!
Il 1992, complice l’annata un po’ minore, è già più evoluto del precedente e si caratterizza per un naso un po’ chiuso dove fa capolino un lieve minerale e qualche sensazione di frutta gialla matura. In bocca perde senza dubbio il confronto con i precedenti in quanto squilibrato tra acidità e alcol che non viaggiano su piani paralleli rendendo, purtroppo, la beva un po’ difficoltosa.
Il 1994 è un vino estremamente godibile, di grande beva oggi anche se mi da l’idea di un nobile decaduto visto che la sua precedente classe ed eleganza la si può solo dedurre dalla degustazione. Un Verdicchio dal quadro olfattivo comunque interessante che ci inebria odori di la frutta esotica matura, zafferano e tocchi di resina, il tutto condito da un lieve minerale. Bocca di media ampiezza e struttura e che stenta ad allungarsi nel finale. Forse bevuto due anni fa era un grandissimo Verdicchio!
Il
1997 è il mio preferito in assoluto, forse anche aiutato dall’annata che a detta di Carlo Garofoli è stata la migliore in tantissimi anni. E’ un monumento al Verdicchio questo Serra Fiorese, dotato di grande freschezza al naso dove vi sono stuzzicanti ed esuberanti accenti di albicocca matura, pesca sciroppata, agrume candito, anice e tanta elegante mineralità. Splendido alla gustativa, esplode in bocca intensissimo e rinfrescato da elegante acidità e sapidità. Persistenza infinita per un vino che stenta a lasciarci e ci accompagna per un viaggio ai confini della realtà!
Il 1999, a detta dell’enologo, è stato un millesimo strano ma di grande godibilità visto che dalle sue precedenti degustazioni di Serra Fiorese erano dotati di una invadente per quanto godibile nota mielosa che, ovviamente, ritroviamo anche nel Verdicchio che degustiamo. Non solo miele però, ma anche frutta gialla matura e spezie dolci per un vino che fa della morbidezza il suo punto forte ma che, fortunatamente, riesce a tirar fuori una nota fresco/sapida che tende riequilibrare il tutto.
Il 2001 è un vino che comincia ad avvicinarsi alla giovinezza, inodora il calice con intriganti note minerali, un po’ boisè, accompagnate da accenni di frutta gialla appena matura e tocchi di ginestra. Palato di grande equilibrio e spessore, molto piacevole ed appagante la persistenza finale.
Il 2002, figlio di un annata piovosa, ha sicuramente meno potenza e struttura dei vini precedenti, anche se questo presunto deficit è bilanciato dalle grandissime note di freschezza del vino che conferiscono grande beva al vino. Finale ammandorlato molto lungo e di buona persistenza. Sicuramente un Serra Fiorese che non avrà un grandissimo futuro ma che, nonostante tutto, fa capire quanto siano bravi in cantina da Garofoli anche in condizioni difficili. Sorprendente.
Il 2003, figlio del sole e del caldo, rispetto alla sua giovane età è già un vino maturo dove frutta matura, fiori gialli passiti e una discreta mineralità formano un quadro olfattivo di tutto rispetto. Bocca di grande potenza anche se manca quella finezza e quell’equilibrio che avevamo trovato negli altri vini precedenti, soprattutto in quei Verdicchio di annate altrettanto calde che, a differenza di questo e nonostante l’età, avevano mantenuto una maggiore freschezza.
Il 2004 è già oggi un grandissimo vino dove il ventaglio olfattivo propone toni intensi di frutta estiva, miele, crema pasticcera, mandorla e un tocco di elegante mineralità. Bocca di grande spessore ed equilibrio, molto diretta con un finale molto lungo da dimenticare. Tenetelo in cantina, sarà uno dei migliori Serra Fiorese degli anni 2000.
Il 2005 come già scritto durante la mia degustazione al Vinitaly è un vino di grande equilibrio ed intensità, dotato di grande femminilità con i suoi profumi aggraziati di pesca, melone, spezie dolci e muschio. Bocca che non ricorderemo per l’esplosività ma per la grande finezza e la cremosità che gratifica il palato.
Il 2006, in anteprima, a detta di Carlo Garofoli è figlio di una grande annata (così come lo sono state la 2007 e la 2008). Olfatti di grande intensità che regala aromi di fiori bianchi, pera, pesca bianca, litchi ed erbe di campo. Assaggio caldo subito mitigato da sapidità e freschezza, questo millesimo, per ora, è stato commercializzato solo in Svezia visto che questo Serra Fiorese da quelle parti ha già vinto un premio. Intenditori!

Il grande Verdicchio di Garofoli

Garofoli vuol dire Verdicchio dei Castelli di Jesi, il vino Doc piu' famoso e storicamente conosciuto delle Marche (la denominazione quest’anno compie 40 anni).
Le grandi virtù del Verdicchio erano conosciute fin dall’antichità: attorno al 200 d.C. a Cupramontana, città nata attorno ad un tempio eretto in onore della dea Cupra, i romani tenevano riti propiziatori con sacre bevute di vino, probabile antenato del Verdicchio, in onore, appunto, di Cupra, dea della ricchezza e dell'opulenza. Qualche secolo dopo Pietro Aretino, noto poeta toscano del '500, nonostante la fama di denigratore di tutto e tutti, per il Verdicchio spese parole soavi per esaltarne le virtù dietetiche e gustative. Oggi, il Verdicchio rappresenta uno dei grandi vini bianchi del panorama mondiale per il fatto che riesce a coniugare allo stesso tempo una assoluta complessità strutturale con una grande finezza ed eleganza. Il Verdicchio viene anche definito “un vino rosso vestito di bianco”, proprio per questo le migliori etichette reggono bene il medio/lungo invecchiamento e sono molto frequenti le vendemmie che esprimono notevoli qualità soltanto oltre il biennio. La Garofoli, così come altri produttori marchigiani, da sempre ha creduto nelle potenzialità di questo vitigno autoctono tanto che negli anni '50 Franco e Dante Garofoli non vendono più il loro vino sfuso nelle osterie ma lo imbottigliano per essere venduto anche nei negozi di generi alimentari sprovvisti di licenza per la mescita. Il successo per l’iniziativa è talmente tale che, alla fine degli anni '50, viene realizzata la cantina di Serra de' Conti, attualmente ancora in uso, per effettuare in zona di produzione la vinificazione delle uve di Verdicchio. Durante la mia incursione al Vinitaly 2009 allo stand Garofoli ho potuto apprezzare tre grandi vini prodotti da questo vitigno autoctono: il Brut Riserva 2004, il Podium 2006 e il Serra Fiorese 2005. Il primo vino rappresenta una delle tante sfide di casa Garofoli perché spumantizzare un Verdicchio non è certo cosa semplice, bisogna essere molto bravi per creare un vino base dalla buona acidità a partire da un’uva che offre il meglio di sé se vendemmiata leggermente surmatura. Una maturazione sui lieviti di circa 48 mesi danno vita ad uno spumante dal colore paglierino carico, quasi dorato, e dal perlage abbastanza fine e persistente. Al naso è soprattutto floreale, biancospino e tiglio accarezzano i nostri sensi, poi esce un delicato aroma di pesca e mela verde. Bocca di bella intensità, cremosa, è un vino che stupisce per freschezza e sapidità. Chiude abbastanza persistente. Lo abbinerei a tutto pasto senza problemi! Il Podium 2006 è un vino potente, complesso ed elegante allo stesso tempo, caratteristiche tutte che derivano dalle basse rese per ettaro, dalla raccolta posticipata delle uve e dall’affinamento in bottiglia di almeno un anno. Questo millesimo si caratterizza per un bouquet aromatico di tutto rispetto, il naso è tutto di fiori bianchi, pesca, pompelmo rosa, mandarino, litchi, a cui si sommano, man mano che il vino si apre, intensi sbuffi minerali e intriganti effluvi di erbe di campo. La bocca è polposa ed ampia, per fortuna i 14 gradi alcolici sono ben supportati dalla grande acidità e sapidità del vino. Buona la persistenza finale. Servitelo fresco in una notte d’estate! Il Serra Fiorese 2005 è un Verdicchio caratterizzato dalla grande struttura e longevità visto che fermenta e matura in piccoli fusti di rovere per almeno un anno ed affina in bottiglia per almeno 15 mesi. Al bicchiere rivela subito le sue grandi potenzialità, è molto più complesso e maturo del Podium aprendosi fin da subito a sentori di ginestra, fiori di tiglio, agrumi canditi, fieno, pesca matura, mela golden, erbe officinali e una leggera nota tostata che tradisce il passaggio in legno. E’ ancora giovane e questa sua caratteristica la rivela soprattutto al palato dove è ancora “troppo” grasso, cremoso, con le note burrose e vanigliate che forse coprono un po’ il resto. Buona la persistenza per un vino che deve essere solo lasciato in cantina, tra qualche anno riapritelo e vedrete che meraviglia…..

Volevo parlare del Vinitaly....

ma le ultime notizie dall'Abruzzo mi hanno molto turbato per cui prima di scrivere due righe su come è andata al Vinitaly vorrei dedicare un pensiero a questa bellissima Regione e ai suoi abitanti. Ho tanti amici in Abruzzo, alcuni di questi sono produttori, e il mio abbraccio in questo momento va a tutte le persone che stanno soffrendo perchè hanno perso una persona cara oppure la casa. Posso solo lontanamente immaginare l'angoscia che stanno provando in queste ore. Non so cosa succederà ora al padiglione Abruzzo del Vinitaly, non penso e non credo che i presenti abbiano voglia di bere e brindare con tutti gli appassionati che giustamente visitano i loro stand.
A tutti voi la solidarietà mia e di Percorsi di Vino.


Tornando al futile, io e Stefania siamo rientrati solo ieri notte da Verona e non abbiamo avuto tempo di buttar giù nemmeno una riga sulla nostra presenza al Vinitaly, sulle tante emozioni provate per un vino bevuto o solo per una stretta di mano.
Queste ultime righe le vorrei dedicare proprio a loro, a tutte le persone speciali che ho incontrato durante la mia tappa veronese, uomini e donne che mi hanno lasciato un segno nell'anima, a volte per la loro competenza e professionalità, a volte per il loro calore umano, a volte per la loro umiltà da vignaioli che, per me, rappresenta la massima virtù per chi produce vino.


Ed è per tutto questo che fin da ora ringrazio:

  • Luciano di Podere San Lorenzo per la sua passione e generosità, caratteristiche tutte che ritrovo nel suo Brunello 2004;
  • Ciro Picariello perchè dietro la sua modestia si nasconde un grandissimo Fiano:
  • Contrade di Taurasi perchè il suo Grescomusc' lo trovo sempre più interessante ed espressivo;
  • Marisa Cuomo perchè, nonostante tutte le difficoltà del caso, riesce a creare dei fantastici vini estremi;
  • Paolo Ghislandi di Cascina I Carpini perchè è un amico e il suo Rugiada del Mattino lo berrei anche a colazione;
  • Borgo del Tiglio perchè il suo Chardonnay 1995 è stata pura emozione;
  • Antica Casa Vinicola Garofoli perchè il suo Serra Fiorese rappresenta l'anima del Verdicchio delle Marche;
  • Marina Cvetic, Rocco Cipollone e tutto lo staff della Masciarelli perchè, oltre a fare grandi vini di territorio, sono persone dal cuore grande come una casa. A voi tutto il mio pensiero in questo momento delicato.
  • Anselmo Guerrieri Gonzaga perchè pur incontrandolo per la prima volta mi sembrava di conoscerlo da sempre;
  • Davide Canina di "Terra dei Vini" perchè è un altro "pazzo" come me;
  • Tutto lo staff dell'azienda piemontese Erede di Chiappone Armando perchè il suo Barbera d'Asti Superiore Nizza "Ru" abbinato al salame è pura goduria;
  • Maurizio Fava per avermi fatto conoscere Oscar Bosio dell'azienda vitivinicola La Bruciata. Con loro si può davvero entrare nel mondo del moscato a 360°;
  • Anton Maria Coletti Conti e Giuseppe Mottura perchè, oltre ad essere degli amici, rappresentano il Lazio dal punto di vista qualitativo. Avanti così ragazzi.
  • Cosimo Errede e tutto il suo staff perchè ci vuole davvero passione e tanta tenacia per stare 5 giorni al Vinitaly :-)) Sei er mejo!!
  • Riccardo dell'azienda agricola Le Ragnaie di Montalcino perchè fa del gran Sangiovese pur avendo la moglie americana.....
A presto con gli appunti del Vinitaly 2009!