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Lo Champagne è un cocktail, parola di Yahoo! Answers

 
Su internet ci sono tanti spazi, forum e quant’altro, dove gli utenti condividono le loro conoscenze e rispondono ai quesiti dei vari internauti.
La peggiore piazza per me è Yahoo Answers, una sorta di Cioè on line dove si danno risposte imbarazzanti a domande spesso senza senso.
 

All’interno di questo mondo virtuale c’è qualcuno che ha raggiunto vette impossibili da raggiungere. L’utente DarioY dovrebbe essere premiato per le risate che mi ha suscitato perché, pur leggendo come si fa lo champagne su Wikipedia  è riuscito a scrivere una delle peggiori vaccate della storia. Quanto scritto qua sotto si commenta da solo.


 
Certo che pure quello che gli risponde non è da meno.

Cernilli fa chiarezza(?) sulla lista dei vini del G8

Fortunatamente frequentando il forum del Gambero Rosso ho potuto chiarire grazie alla presenza di Daniele Cernilli, che solitamente latita da quelle parti, i motivi dell'inserimento dei vini nella famosa lista per il G8 in Abruzzo.
Secondo il Direttore sono state contattate, inizialmente, tutte le aziende che quest'anno hanno preso i tre bicchieri per verificare la volontà di queste a partecipare all'iniziativa. Solamente poche, direi pochissime, hanno risposto positivamente all'invito che, come dice lo stesso Cernilli, è stato gentilmente declinato da mostri sacri come Conterno, Biondi Santi, etc.
Tutto ok allora? Beh, non tanto, perchè alla fine l'immagine enologica italiana alla fine è rappresentata da poche aziende, spesso di relativa importanza, e da pochi vini la cui lista non include nessun Brunello, Barbaresco o Amarone.
Beh, però quelli presenti almeno sono tutti tre bicchieri? Nemmeno per sogno, alla fine le aziende hanno fornito quello che avevano, nulla di imbevibile però almeno lo sforzo di dare il meglio della loro produzione lo potevano fare....
Ah, sarebbe carino capire anche perchè Biondi Santi e gli altri non abbiano partecipato ad un evento del genere. Sarò colpa dell'antipatia dei potenti della terra oppure c'è altro dietro?

Una splendida serata in compagnia di Martino Manetti e Arcangelo Dandini

Arcangelo Dandini e Martino Manetti, ovvero uno dei migliori chef italiani e titolare del ristorante “L’Arcangelo” di Roma, ed uno dei “grandi” del vino italiano, papà del “Pergole Torte”, mitico IGT toscano. Grandissima gastronomia e grandissimi vini insieme per una cena che da tempo sognavo e che si è finalmente realizzata, con la compagnia di Stefania ed altri amici del forum GR, qualche venerdì fa a Roma. Il menù, creato ad hoc, dallo chef non poteva essere meglio: “stuzzichino” a base di polenta cacio e pepe (la farina proviene da una antichissima pannocchia italica chiamata “ottofile”) a cui è seguito un “Viaggio a Rocca Priora”, antipasto della memoria di Arcangelo Dandini a base di frittata di ramolacce, ricotta scottona e panunto. Sapori semplici, del territorio, ormai quasi persi per noi che abitiamo in città, a cui abbiamo abbinato l’M di Montevertine 1999, bianco non più in produzione, realizzato solo nelle migliori annate con uva Trebbiano al 50% e Malvasia al 50% e che effettua un affinamento in botti di rovere di Slavonia per un periodo di circa 24 mesi ed in bottiglia per circa 12 mesi. E’ un vero peccato che la ’99 sia l’ultima annata di questo grande bianco (sono stati estirpati nel 2000 i vitigni da cui era prodotto) perché è veramente interessante il naso dove le note di fiori gialli, mela cotogna e frutta secca si fondono in una scia minerale di grande eleganza. In bocca il vino è ancora giovane, strutturato e dotato di quella fervida freschezza che ben accompagna il nostro antipasto che richiedeva un vino fresco, sapido e dalla discreta persistenza finale. Gran bel prodotto l’M di Montevertine, un vino che a detta di Martino non è stato subito capito e che solo ora sta avendo il meritato successo. Il “primo” primo della serata è uno Spaghettone all'aglio rosso, parmigiano stravecchio e mosto cotto (dedica a Gabriele Bonci). Non sono molto bravo a parole, ma vi posso assicurare che questo piatto è la quadratura del cerchio della classica “ajo e oio”. Cottura divina, profumi perfettamente equilibrati ed un gusto che ti rimette a pace col mondo. L’abbinamento? Un delizioso Montevertine 2006, fratello più piccolo del Pergole Torte, che mi ha incantato per i profumi da “village” della Borgogna e per una freschezza ed un equilibrio da brividi. Un vino che per i suoi 20 euro circa rappresenta un prodotto dall’incredibile rapporto q/p. Il “secondo” primo è un altro piatto tipico della cucina laziale: la Matriciana. Che dire? Ne ho mangiate tante di “matriciane”, a casa o al ristorante, ma vi assicuro che questa fa parte di un’altra galassia per qualità di materie prime, preparazione e sapori. Il Pergole Torte 2006 ha degnamente accompagnato questo piatto. Vino appena uscito in commercio, è ancora giovanissimo e si caratterizza per gli intensi e suadenti profumi di lampone, ciliegia, visciola, viola a cui segue una fresca scia balsamica. Bocca ancora da equilibrare perfettamente, ma la materia prima c’è e la qualità si sente eccome. Dimenticatelo qualche anno in cantina e avrete uno dei migliori Pergole Torte prodotti. Parola di Martino!
Col filetto di bue piemontese in salsa di vino rosso e scalogni stufati, altro splendido piatto cucinato dallo chef e che mi fa capire come la carne buona non si trovi solo in Toscana o in Argentina, abbiniamo due “chicche” portate da Martino: il Novantuno di Sergio Manetti e il Sodaccio 1983. Il primo, dalla bellissima etichetta raffigurante un Sergio Manetti versione ballerino, è praticamente un Pergole Torte declassato visto che, a quel tempo, l’annata non si riteneva all’altezza (un po’ come è successo con il millesimo 2005 dove tutte le uve però sono confluite nel Montevertine). Avevano ragione a quel tempo a sminuire l’annata? Col senno del poi rispondiamo di no, il vino difatti è grandioso con i suoi ricordi di ciliegia matura, viola appassita, sottobosco, erbe aromatiche e una scia balsamica così intensa che la nostra mente ci evoca un campo di eucalipto. Al palato è ancora succoso, grintoso e soavemente armonico. Altro che, questo è un vero Pergole Torte, un grande Pergole Torte!
Il Sodaccio 1983, espressione di una vecchia vigna del 1972 che ora è stata espiantata, nonostante i capelli grigi dell’età che si riflettono nel suo colore aranciato, è ancora oggi un grandissimo vino con i suoi profumi di humus, fiori secchi, rabarbaro, grafite, un po’ di dado da brodo. In bocca il vino è ancora vivo, teso, convince appieno e, a dispetto dei suoi 25 anni, rimane ancora là, bello prepotente e con nessuna voglia di passare la mano.
Gran finale con una sublime cassatina di ricotta a cui abbiamo abbinato un Alsace Pinot Gris Rotenberg Vendange Tardive 1996 Domaine Zind Humbrecht portato dal fido Fabio “Redisasso” che, con questa chicca, ci ha portato dalla Toscana in Alsazia con un vino che alla cieca potremmo facilmente confondere con un riesling. Frutta gialla matura, spezie e un tocco di minerale per un vino che fa della grande freschezza il suo punto di forza e che lo porterà avanti per ancora tanto, tantissimo tempo.
Non saprei che altro aggiungere se non che è stata una serata fantastica, unica, dove la passione per il vino e la grande cucina si sono fuse dando vita a momenti di puro edonismo enogastronomico.
Arcangelo e Martino, che bello conoscervi!

E all'uscita dei Tre Bicchieri 2009 Toscana sul forum del Gambero Rosso...

...scoppia la solita polemica che, almeno quest'anno, si rivela molto più dura e complessa perchè siamo di fronte ad un Cernilli, neo direttore del Gambero Rosso, veramente inviperito contro chi contesta i premi attribuiti.

Tra i vari interventi di dissenso che si sono manifestati sul forum, due sono stati quelli che, secondo me, hanno scatenato le furie del barbuto Direttore.

Il primo riguarda l'utente Kira che scrive: "Questo ve lo raccomando, Rocca di Frassinello 2006 Rocca di Frassinello. Non dico mamma mia, dico che pena, come sono caduti in basso i degustatori che assaggiano i vini Toscani, quasi quasi rivaluto Riccardo Viscardi, mi manchi veramente Riccardo"
Il secondo riguarda Gianluca 1975 che, a proposito dei due bicchieri al Chianti Classico Bellavista 2004 di Castello di Ama, scrive: "A tutto c'è un limite, che il Bellavista 2004 sia inferiore ai 2005 premiati, non ci sta, non ci sta ed ancora non ci sta... Ed il problema è che queste valutazioni sono state fatte dalla commissione centrale, quella che assegna i tre bicchieri e non da commissioni sparse qua e là sul territorio... Poi i gusti sono gusti, però alcuni giudizi faccio veramente fatica a capirli, anzi non li capisco proprio".

E' troppo per Cernilli che, per difendere la competenza e la professionalità del lavoro suo e dei suoi collaboratori, esplode dando ai forumisti "dissenzienti" dei patetici valutatori di etichette. Finita qua? Ma nemmeno per sogno visto che rincara la dose scrivendo: "Alcuni di voi o sono agenti di commercio con precisi interessi nel settore, oppure sono collaboratori o fiancheggiatori di altre guide. Pochi esprimono giudizi sereni e frutto di un analogo sistema di assaggio. Perciò ritengo i giudizi della guida come minimo altrettanto attendibili di quelli di alcuni di voi, di altri no per evidente deficit di esperienza. E non consento a nessuno di essere sarcastico o di fare illazioni non pertinenti".

Tradotto: zitti tutti perchè siete o in mala fede o degli incompetenti in tema di vino.....

Chiaramente le reazioni non si fanno attendere e i forumisti, palesemente offesi, restituiscono pan per focaccia tacciando il Direttore di essere offensivo e arrogante.

Ora, a prescindere da come si è andati avanti con questa querelle (conclusa comunque in modo decisamente più civile), la polemica che ne è scaturita pone al centro dell'attenzione la figura del critico enogastronomico e della possibilità, anzi del diritto di criticare le sue scelte.

Entrando nel merito, è chiaro che nessuna critica è condivisibile se non costruttiva o, peggio, fatta strumentalmente e con un pizzico di invidia. E su questo Cernilli ha ragione. Al tempo stesso, però, bisogna anche che i critici facciano un bagno di umiltà perchè se nella vita ci si espone, anche mediaticamente, dando giudizi (e Dio solo sa quanto questi possano fare la fortuna o meno di un produttore di vino), allora gli stessi devono avere anche le spalle larghe per riceverli. Nessun processo sommario, non sarebbe giusto, ma a volte c'è la volontà di tutti noi di voler capire, imparare, da chi presumibilmente ne sa di più senza esser tacciati di incompetenza e, pertanto, non meritevoli di risposta. Non voglio cattivi maestri ma persone che mi sappiamo accrescere culturalmente, siano essi critici, produttori, enologi o semplici amici appassionati come me. Ripensando al ruolo del critico enogastronomico, soprattutto quando accadono questi fatti, spesso penso al borioso Anton Ego del film d'animazione Ratatouille. Miei cari critici, vi riconoscete in quel personaggio? Evviva, allora c'è ancora speranza che possiate cambiare visto che nelle ultime scene del film il buon Ego, in un rarissimo bagno di umiltà, pensa che:

“Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà, cui ci dobbiamo rassegnare, è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. Affermare che sia la cucina, sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull’alta cucina, è a dir poco riduttivo: hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere! In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau “Chiunque può cucinare!”, ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque. E’ difficile immaginare origini più umili di quelle del genio che ora guida il ristorante Gusteau’s e che secondo l’opinione di chi scrive, è niente di meno che il miglior chef di tutta la Francia! Tornerò presto al ristorante Gusteau’s, di cui non sarò mai sazio!”