Pietracupa e quel Greco prodotto da Sabino Loffredo

Fino ad un mese fa, e lo dico con grande sincerità, pensavo che Pietracupa facesse rima solo ed esclusivamente con Fiano di Avellino, un vino amo visceralmente fin dalle prime annate e che, come tutti i grandi bianchi, offre il suo meglio solo dopo qualche anno. 
Il Greco di Sabino Loffredo, invece, l'ho sempre inspiegabilmente evitato vuoi perchè al mondo ci sono più "fianisti", vuoi perchè il Greco per certi versi beneficia di un impatto mediatico inferiore rispetto al suo "collega" Fiano che in questi ultimi anni è in piena rinascita qualitativa grazie a vignaioli come Picariello, Gaita, Troisi e lo stesso Loffredo (ovviamente ne mancano tanti altri che mi scuseranno se non li cito). 

Fatto sta che dovevo aspettare Alessio Pietrobattista e la degustazione TDC (non vi dico che significa) per capire quanto fino ad ora mi ero perso pur immaginandolo.

Sabino Loffredo - Fonte:www.chevsky.com

Prima di entrare nel dettaglio della verticale comprensiva delle annate 2003, 2006, 2008 e 2010, qualche dettaglio tecnico: il vino viene prodotto a partire da uve provenienti in maggior misura dal terroir di S. Paolina a cui Sabino aggiunge qualcosa proveniente dall'areale di Prata. In cantina pochi fronzoli: solo acciaio e il vino, generalmente, esce un anno dopo la vendemmia. Prevista, in ultimo, anche una selezione speciale di questo bianco, il Greco "G" che Sabino Loffredo fa uscire solo nelle annate considerate particolarmente favorevoli.

Pietracupa - Greco di Tufo 2003: sono sempre convinto che il "manico" del produttore si veda soprattutto nelle annate estreme come è stata questa vista che il caldo da quelle parti non ha dato molta tregua. Al naso il vino si presenta con la giusta morbidezza, con pennellate di miele e frutta gialla, a cui seguono sensazioni di curry e note minerali che virano verso la polvere pirica. E' al sorso, sopratutto, che il vino entusiasma per via della sua rotondità che mai inverte la rotta scontrandosi contro gli scogli della grassezza e della pesantezza. Tutto ancora è perfettamente integrato e il Greco, navigando sempre più veloce, prosegue la sua strada con un persistenza davvero avvincente. Loffredo con questo vino ha interpretato al meglio l'annata, che altro chiedere?

Pietracupa - Greco di Tufo 2006: prendete la precedente annata, spogliatela delle forme sferiche celate da abiti piuttosto larghi, rivestitela con gusto sartoriale di squisita raffinatezza e avrete il Greco di Tufo 2006 di Sabino Loffredo. La frutta gialla matura e il miele in questo vino si trasformano in un vaso di ginestre accarezzato da polline e pappa reale. Tutto è misurato, più femminile, come la bocca che ritrova il carattere minerale, quasi sapido, che accompagna tutta la beva senza mai stancare un minuto. Per chi ama le emozioni delle basse frequenze.

Foto: larcante.com

Pietracupa - Greco di Tufo 2008: c'è il Greco esuberante (2003), quello raffinato (2006) e poi, come in questa annata, esce fuori un'altra personalità del vino di Loffredo, quella ribelle e spiazzante che o la ami o la odi con tutte le tue viscere. La 2008, infatti, è un concentrato di idrocarburi e fervida mineralità che, se non stai ben attento, potrebbe portarti verso lidi ben più a nord di Montefredane. La durezza del naso, la sua aromaticità che col tempo si dispone verso toni anche torbati, al gusto viene solo leggermente scalfita da una iniziale nota di frutta secca perfettamente inglobata in una struttura dove tutto è in perfetto equilibrio e la scia salina finale, a tratti grafitica, non fa altro che donare ulteriore carattere ad un Greco che a mio modo di pensare potrà evolvere ancora per molto anni togliendosi da dosso questa corazza da guerriero e mostrando, se ce l'ha, la sua anima più "pacioccona". Chissà...

Foto:www.cellartracker.com

Pietracupa - Greco di Tufo 2010: c'è il figlio esuberante, il raffinato, il ribelle ma una famiglia come si deve, per poter trovare il suo equilibrio, deve dotarsi anche di un discendente che metta d'accordo tutti con il suo carattere stabile, armonioso e simmetrico. Se un figlio così metterebbe d'accordo tutti come può un vino con queste caratteristiche non esaltare anche il più diffidente dei degustatori? L'equilibrio lo si avverte fin dal naso dove ogni minimo sentore sembra cesellato da un fine artigiano che gioca a mettere in fila bouquet dai timbri ora minerali, ora agrumati fino ad arrivare al floreale di margherita e biancospino. Al gusto la struttura assorbe in maniera calibrata la veemente acidità, la sapidità e la rotondità del Greco che conclude su irrefrenabili rimandi quasi salmastri. La 2010 sarà anche l'annata del Greco "G" di cui si dice davvero un gran bene. In Campania, attualmente, tra Fiano e Greco ho comprato quasi di tutto. Voi non aspettate che questi vini finiscano, capito?



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