Domaine Labet a Rotalier: tutto il bello del Jura a portata di bicchiere

Rotalier è un villaggio (non ho trovato sinonimo migliore) composto da 173 anime e da un pugno di casette localizzato nella parte sud dell'AOC Côtes du Jura. In questo fazzoletto di territorio nell'est della Francia è localizzata la piccola cantina di degustazione del Domaine Labet varcata la quale, tra vecchie bottiglie, giornali e panche di legno, mi aspetta Julien Labet, terzo di tre fratelli (gli altri sono Charline e Romain) che da qualche anno hanno preso le redini dell'azienda fondata dai loro genitori Alain e Josie che nel 2012 si sono dichiarati ufficialmente pensionati.
Julien Labet - Foto: jurawine.co.uk
Julien, mentre rimette a posto le tante bottiglie usate per una precedente degustazione, mi spiega che nel 1997 ha iniziato a lavorare nella piccola impresa di famiglia, che produce vino a Rotalier fin dagli anni '70, dopo aver fatto esperienza come enologo prima in Sud Africa e poi nella vicina Borgogna. A quel tempo la sua idea di viticoltura era leggermente diversa da quella suo padre che, tradizionalmente, portava avanti una filosofia agronomica non del tutto naturale.

"In realtà - mi spiega Julien - quando nel 1974 mio papà iniziò a produrre vino, tentò assieme a Pierre Overnoy e Jean Macle di Château-Chalon di coltivare la vigna organicamente ma, visto il clima qua in Jura e gli investimenti fatti, ebbe tremendamente paura di perdere il raccolto per cui, sempre in maniera ragionata e in piccolissime dosi, ha iniziato ad usare prodotti chimici.....".


E' per questo motivo che nel 2003 Julien decide di invertire la marcia e lo fa prendendosi tre ettari di vigna tutta per sé che man mano verrà coltivata in maniera biologica, ovvero senza uso di fertilizzanti ed insetticidi, ricevendo nel 2010 la certificazione ECOCERT. 

Questa scelta, inizialmente, ha fatto sì che sul mercato uscissero vini con etichetta Domaine Labet (supervisionati da Alain) e vini a marchio Domaine Julien Labet (Les Vins de Julien) che sempre più spesso trovarono apprezzamento all'interno delle fiere naturali (la più importante in Jura è “Le Nez dans Le Vert).

interno cantina
Oggi, fortunatamente, questa confusione è stata eliminata visto che tutti gli altri 10 ettari di vigneto del Domaine si stanno progressivamente convertendo al biologico andando incontro alla filosofia di Julien che tende a valorizzare l'importantissimo patrimonio ampelografico dell'azienda diviso in 45 parcelle ripartite su 4 comuni e 13 "lieux dits" dove vengono coltivate vecchie viti di chardonnay (66%), savagnin (17%), poulsard (8%) pinot noir (6%), trousseau (1%) e gamay (1%) che possono raggiungere anche i 100 anni di età.

Julien nelle vigne. Foto: Sarfati.it

La caratteristica principale del Domaine Labet è che ogni parcella viene vinificata separatamente in modo da poter far esprimere al massimo il terroir di provenienza. Un approccio simile ai vini di Borgogna che porta Julien a vinificare mediamente diciotto cuvée di cui dodici da vini bianchi (maggioranza savagnin) e le altre sei da vini rossi. 

In cantina si cerca di lavorare il più naturale possibile per cui, come mi spiega Julien mentre mi versa il primo vino, la fermentazione si avvale dell'uso di lieviti indigeni con una affinamento, per la maggior parte delle cuvée, effettuato sulle fecce fini (sur lie) in botti di rovere da 228 litri di almeno quattro anni di età (si arriva anche a quindici). I vini ottenuti, inoltre, non sono né chiarificati né filtrati. L'unico prodotto che viene aggiunto, in dosi molto basse, è un po' di solforosa al fine di permettere ai vini di essere trasportati senza problemi. L’imbottigliamento avviene in primavera quando i vini sono freddi e limpidi.


E' il momento di degustare qualcosa assieme e, come da tradizione giurassiana, iniziamo con i rossi. Il primo servito è il Poulsard "En Billat" 2016 (100% poulsard) proveniente da vecchie viti piantate nel 1898, nel 1955 e nel 1988 con esposizione est su terreno composte da marne del Lias e ardesia. Il vino, che affina cinque mesi in botti da 228 litri, è leggiadro e sa di fragolina e agrumi e si caratterizza da un finale sapido e deciso. 


Il Trousseau 2016 (100% trousseau), selezione di parcelle localizzate nei dintorni di Rotalier piantate su terreno di argilla rossa e calcare, è speziato, graffiante e decisamente gastronomico per versatilità. Affinamento: 5 mesi in botti di rovere da 228 litri.


Il Métis 2016 (35% gamay, 22% poulsard, 10% trousseau, 18% pinot noir, 15% vecchi viti a bacca rossa locali) è un  mix di vitigni locali vinificati separatamente che danno vita ad un vino inebriante e dalla bevibilità compulsiva. Affinamento: 5 mesi in botti di rovere da 228 litri.


Passiamo ai bianchi. Con Julien, inizialmente, abbiamo degustato un Fleur de Savagnin "En Chalasse" 2015 (savagnin 100%) prodotto a partire da savagnin jaune e vert (selezione massale e clonale) derivante da vigne del 1989 e 2003 piantate su marne blu del Lias con esposizione sud. Il vino, complice anche l'annata calda, è ha un naso ricco di frutta e un sorso in cui la leggera ossidazione del vino termina con una persistente nota di frutta secca e toni salati. Affinamento: 12 mesi in legno grande da 12 hl e botti da 228 l.


Lo Chardonnay "En Chalasse" 2015 (100% chardonnay) è stato proposto per le opportune comparazioni. Lo chardonnay, in questo caso, proviene da due vitigni del 1950 e del 1985 piantati su terreno di marne blu del Lias con esposizione ovest. Il vino rispetto al precedente è più rotondo, grasso, marcato negli agrumi e nei fiori gialli. Sorso coerente ed appagante. Affinamento: 12 mesi in legno grande da 12 hl e botti da 228 l.


Lo Chardonnay "Les Champs rouges" (100% chardonnay) proviene da vigne piantate nel 1967 e nel 1979 su terreno, lo dice anche l'etichetta, formato prettamente da argille rosse. Il vino, essenza del suo terroir, è deciso, austero, minerale in ogni suo atomo. Bel vino! Affinamento: 12 mesi in legno grande da 12 hl e botti da 228 l.


Lo Chardonnay "La Reine" 2015 (100% chardonnay) proviene da vecchie viti di chardonnay del 1947 piantate su terreno composto da marne rosse e calcare. Rispetto al precedente, al quale può essere paragonato, è più profondo, complesso e all'architettura minerale si aggiungono anche importanti intarsi sapidi che aggiungono slancio e dinamismo a questo vino davvero completo.  Affinamento: 12 mesi in legno grande da 12 hl e botti da 228 l.


Les Singuliers 2013 (80% chardonnay, 20% savagnin) è il primo "vin de voile" degustato con Julien e proviene da due parcelle molto vecchie visto che hanno oltre 60 anni di età. Il vino è molto tipico, giurassiano nelle tradizionali note di frutta a guscio verde, vegetali e mela cotogna. Diretta e molto tonica la bocca. Affinamento: 3 anni in legno di cui 2 sotto "voile".


Lo Chardonnay du Hasard 2013 (100% chardonnay) proviene da una piccola parcella di chardonnay di oltre 65 anni. Rispetto al precedente ha una maggiore complessità in quanto alle classiche note di mallo di noce e mandorla tostata si aggiungono intense fragranze di legni nobili, orzo e camomilla secca. Sorso intenso sfuma con intensa sapidità su sensazioni di frutta cotta e caramello tostato. Affinamento: 4 anni di legno di cui 3 sotto "voile".

L'ultimo vino degustato è Le Paille Perdue che da sempre viene prodotto come faceva il bisnonno di Julien Labet ovvero selezionando i migliori grappoli di chardonnay e savagnin posti ad essiccare per circa 4-6 mesi. Le uve così disidratate sono poi pigiate ottenendo un mosto molto dolce (oltre 400 grammi di zucchero per litro) che fermenterà, con l'ausilio dei lieviti indigeni, per circa due anni per affinare successivamente in vecchie botti di legno da 228 litri per altri 36/48 mesi prima di passare in bottiglia. Questo procedimento di vinificazione, più lungo della media grazie anche all'uso dei lieviti indigeni, difficilmente determinerà un grado alcolico di 14% vol. per cui questo vino non potrà essere venduto sotto l'appellativo di Vin de Paille ma utilizzando nomi commerciali. Fatta questa opportuna precisazione, questo Le Paille Perdue rappresenta uno straordinario nettare dove gli zuccheri residui (circa 200 g/l) sono perfettamente bilanciati da una acidità vibrante e da un respiro sapido che donano un equilibrio esaltante per un vino del genere la cui persistenza aromatica su ricordi di frutta secca, olive secche ed origano, è un'esperienza talmente esaltante che di questo vino ne ho ordinato due cassette. 


Vi ho detto tutto, alla prossima e se passate in Jura non potete mancare Domaine Labet!

Flavio Roddolo - Dolcetto d'Alba Superiore 2011

Di Luciano Pignataro

Il barolista Flavio Roddolo ha sempre amato tanto il Dolcetto. Tra i primi ad insistere sulla possibilità di allungare i tempi di assaggio. Per me ha il giusto rapporto tra il corpo e la sensazione di facile beva che non lascia insoddisfatto nemmeno ad un agnello vero che ha brucato in Irpinia. 


Montanaro il produttore, montanaro il pastore. Nord e Sud, alè, combinazione perfetta.

Amore Primitivo: dieci etichette (più una) del rosso pugliese che fa impazzire gli italiani - Garantito IGP

di Luciano Pignataro

Si legge Sud e si pronuncia Primitivo. Di Manduria o di Gioia del Colle poco importa agli occhi degli appassionati. Il fatto è che questo rosso, molto problematico sino a qualche anno fa, è dientato la punta di diamante dell'enologia pugliese e del Sud. Non è solo una questione di successo commerciale, ma anche di una grandissima ripresa qualitativa che ha ripulito il frutto, puntato sulla freschezza senza indulgere troppo sul dolce. Vini potenti, muscolari senza dubbio, ma anche scattanti e agili nonostante l'eccesso materico che ci si ritrova nel bicchiere. Una gara ad alzare l'asticella che vede alcuni protagonisti in prima fila.

Una amica produttrice alla mia domanda ipotetica: chissà come evolve nel tempo...ha risposto con ironia: basta che guardi gli Amarone della Valpolicella. Battute a parte, quando arrivano i Primitivo in batteria i degustatori alzano l'attenzione invece di smadonnare come accadeva alle prime edizioni di Radici.
Beh, adesso vi presento i miei Primitivo che vi possono servire per entrare in questo mondo. Dimenticherò qualcuno, ma il bello del vino è la scoperta del non detto, mentre quella del web è l'insulto quando non si è d'accordo.
A scanso di equivoci vi dico che i bonifici dei citati sono arrivati tutti :-)

Es 2015 Salento igt - Gianfranco Fino

Alcuni dicono che sia il migliore di sempre. Certo legno, frutto, acidità, alcol e tannini sono in un equilibrio perfetto. Lo citiamo per primo perché l'Es di Gianfranco e Simona è stato il primo grande vino evento di cui la Puglia aveva tanto bisogno dopo l'età dell'oro di Severino Garofano. Con una differenza: che questo rosso è figlio del 2.0 e , soprattutto, la punta dell'iceberg di una fenomeno di costante e incredibile miglioramento della produzione di vino. Vigne ad alberello, attenzione alle compatibilità ambientali. Imperdibile. Sui 45 euro. www.gianfrancofino.it


Old Vines 2014 Tarantino igt - Morella

Da una coppia all'altra, sempre ad alberello che, lo ricordiamo, difficilmente supera i 20 quintali di resa per ettaro. Lisa Gilbe e Gaetano Morella hanno sposato la filosofia biodinamica, dalla educazione dei figli alla produzione del vino, e la loro azienda a Manduria è anche certificata. Una bottiglia che legge in modo moderno il Primitivo, scattante, piacevole, ampio. Sicuramente anche con buone prospettive di crescita. Sui 40 euro. www.morellavini.it

Fatalone 2013 Primitivo di Gioa del Colle Riserva - Fatalone Pasquale Petrera

Un vino, una leggenda lunga cinque generazioni che adesso vede il timone in mano a Pasquale. Qui ci siamo spostati a Gioia, l'azienda mantiene attenzione alla sostenibilità ambientale e i suoi fini sono praticamente terni come hanno dimostrato più di una verticale. Uno stile meridionale, di potenza, di frutta e di alcol, ma è materia bevibile perché la freschezza resta il presupposto di partenza per la lavorazione. Risultato: un rosso di carattere, molto buono. Sui 20 euro. www.fatalone.it

Primitivo Gioia del Colle 2011 Riserva - Tenute Chiaromonte

Nicola Chiaromonte è uno dei Primitivo Boys che ha dato una spinta necessaria e indispensabile per fare uscire questo rosso dal ghetto e dalle cisterne. Lo ha fatto con una precisione maniacale, un fare artigiano che non lascia concessioni, come questo riserva, l'ultimo in commercio, che esprime al massimo tutte le doti del Primitivo di Gioia del Colle perchè abbina alla frutta e all'alcol la sostenibilità della bella acidità. Legno dosato alla perfezione. Da alberelli. Sui 10 euro. www.tenutechiaromonte.com

Vincenzo Latorre 2011 Primitivo Gioia del Colle Riserva - Cantine Imperatore

Ancora poco conosciuta questa piccola azienda ad Adelfia in provincia di Bari che ha da poco scapolato i dieci anni, fondata da Sonia Imperatore e Vincenzo Latorre. Questo rosso si esprime con molta eleganza e maturità, a distanza di sei anni ha trovato un equilibrio, il frutto è croccante, fresco, di grande fascino. Una bellissima interpretazione proposta in solo tremila bottiglie. Da non perdere. Sui 31 euro. www.cantineimperatore.com

16 Primitivo Gioa del Colle 2014 - Polvanera

Anche Filippo Cassano è un Primitivo Boys, però in questa sede confessiamo la nostra passione per i suoi bianchi. La materia messa a punto nel cuore vitivinicolo è esuberante, immensa, eruttiva quasi. Un rosso che non stai mai fermo, complesso e interessante al naso, sicuramente molto intrigante. Il pregio di questa edizione è, come in tutti quelli che stiamo segnalando, la freschezza assoluta che consente di bere senza mai stancarsi. Sui 25 euro. www.cantinepolvanera.com

Primitivo di Manduria Riserva 2011 - Attanasio

Domanda, c'è qualche appassionato che non adora il passito Dolce Naturale? Nessuno. Però qui ci manteniamo sui secchi ed ecco allora la riserva di questa azienda che poco meno di vent'anni di attività. Una scommessa che Giuseppe Attanasio, seguito dai figli, ha sempre voluto giocare sul filo della tradizione, con un rosso esuberante senza mediazioni, spudoratamente ricco di sentori fruttati e balsamici, in buon equilibrio e comunque sempre molto bevibile. Un rosso da spendere su piatti veri. Sui 30 euro. wwww.primitivo-attanasio.com

Tradizione del Nonno 2013 Primitivo di Manduria - Vinicola Savese

La tradizione dura e pura, a cominciare dall'uso dei Capasoni, gli otri di creta tipici pugliesi, per la famiglia Pichierri che ha fatto la storia del Primitivo di Manduria a cominciare dal secondo Dopoguerra. Anche qui abbiamo un Dolce Naturale di tempra straordinaria, noi segnaliamo questo rosso prodotto in circa 6500 bottiglie. Tradizione del Nonno matura parte in capasoni, parte in contenitori vetrificati interrati. Il risultato è un vino di carattere, decisamente alcolico ma anche fresco. Un vino da attendere ancora, forse un po' troppo giovane, ma che apre al mondo di una tecnica ancestrale. Sui 15 euro. www.vinipichierri.com


Sessantanni 2014 Primitivo di Manduria doc - Cantine San Marzano

Va bene, forse la bottiglia è da sollevamento pesi e l'uso dei legni un po' stile anni '90. Però dobbiamo dire che la materia selezionata da questa cantina leader del territorio è talmente potente e che il vitigno così generoso di note di frutta, da regalare un risultato più che apprezzabile. In ogni caso completa la scala interpretativa del Primitivo che come avete visto è molto ampia e per certi versi contrapposta. Un rosso elegante ottenuto da vecchie vigne, molto ben eseguito. Sui 30 euro. www.cantinesanmarzano.com

Volere Volare 2015 - Pietraventosa

Una nuova direzione su cui muovere il Primitivo. Torniamo a Gioia del Colle, e in questo caso la giovane cantina di Marianna Annio e Raffaele Leo lancia un rosso sostanzialmente giovane, fresco, non pesante. Un anno in acciaio e uno in botte sono i pilastri del protocollo di produzione di una azienda che ha puntato tutto su questo vitigno nella piccola proprietà non lontana dal paese. Un rosso dunque di nuova concezione, che presenta il Primitivo in modo più smart attraverso un approccio simpatico e leggero. Sui 19 euro. www.pietraventosa.com

Fuori Regione

Monacello 2015 Primitivo Matera doc - Tenuta Parco dei Monaci


Ed eccoci a Matera, terra di...primitivo. Già perché siamo a ridosso di Taranto e vicini a Gioia del Cole. In questa bella azienda lavora Vincenzo Mercurio, poliedrico enologo campano. Il rosso nasce nella campagna a ridosso della città, poco meno di 15mila bottiglie con il vino maturato in tonneau per circa un anno. Più agile e scattante dei "cugini" pugliesi, il Monacello rappresenta sicuramente la bottiglia più identitaria dell'azienda materana. Sui 15 euro. www.tenutaparcodeimonaci.it

Piemonte: i Tre Bicchieri 2018 Gambero Rosso

La tendenza che si sta delineando ormai da anni si conferma anche nell'edizione 2018 della Guida: sono tanti i vitigni e tante le zone che si stanno ribellando allo strapotere del Barbaresco e soprattutto del Barolo.
A una rapida lettura dell'elenco dei premiati piemontesi, il primo dato che salta all'occhio è il numero di bianchi - secchi e dolci o ancora fermi, frizzanti e spumanti - che hanno ottenuto i Tre Bicchieri. Delle 77 perle regionali di Vini d'Italia 2018 ben 15 sono bianche, ovvero quasi il 20% del totale. Con le vendemmie 2016 e 2015, che hanno regalato ottimi risultati per quasi tutte le tipologie assaggiate, tornano alla ribalta l'uva timorasso che sfoggia un tris di Tre Bicchieri, con il dissidente Walter Massa, ormai da anni fuori denominazione, e con la piacevole la novità di Cascina Salicetti. Un'altra bella sorpresa ci arriva dal cortese che, sulle colline di Gavi, spicca il volo con 3 premiati, tra i quali ben 2 neofiti. Il Moscato, decano dei bianchi subalpini, conferma il tris dello scorso anno, nel quale rientra per la prima volta l'azienda che più ha operato nel mondo per diffonderne l'immagine di qualità, quella di Paolo Saracco. Il Canavese conserva una valida e crescente produzione di bianco e piazza ben due etichette sul gradino più alto del podio. Il risultato più bello, anche perché arriva dopo una lunga attesa, è la consacrazione dell'Arneis, al quale è sempre mancato malgrado l'indubbio successo di pubblico il placet della critica. Con 2 Tre Bicchieri ad aziende già affermate nella produzione di vini rossi, il Roero Arneis entra finalmente nel Gotha del vino italiano.
Il Barolo conferma la sua posizione dominante con 30 Tre Bicchieri, anche grazie alla concomitanza di diverse annate favorevoli, guidate dall'austera e classica 2013. Il Barbaresco ci rammenta, invece, come nella sfortunata vendemmia 2014 l'uva nebbiolo ha raggiunto risultati inimmaginabili altrove o con altri vitigni. Il risultato che più inorgoglisce la regione è il gran numero di aziende - nuove o storiche, piccole o grandi, bianchiste o rossiste, dal Canavese al Tortonese, dal Gavi all'Alto Piemonte - che conquistano per la prima volta i Tre Bicchieri.

I vini del Piemonte premiati con Tre Bicchieri

Alta Langa Brut Zero Nature Sboccatura Tardiva ’11 - Enrico Serafino
Barbaresco Albesani S. Stefano Ris. ’12 - Castello di Neive
Barbaresco Crichët Pajé ’08 - Roagna
Barbaresco Maria di Brün ’ - Ca' Rome'
Barbaresco Martinenga Camp Gros Ris. ’12 - Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Grésy
Barbaresco Montaribaldi ’13 - Fiorenzo Nada
Barbaresco Nervo ’14 - Rizzi
Barbaresco Ovello ’13 - Cantina del Pino
Barbaresco Ovello ’14 - Cascina Morassino
Barbaresco Pajoré ’14 - Sottimano
Barbaresco Rabajà ’13 - Bruno Rocca
Barbaresco Roncaglie ’14 - Poderi Colla
Barbaresco Serraboella ’13 - F.lli Cigliuti
Barbaresco Sorì Tildin ’14 - Gaja
Barbaresco Vallegrande ’14 - Ca' del Baio
Barbera d'Asti Bricco dell'Uccellone ’15 - Braida
Barbera d'Asti Sup. Epico ’15 - Pico Maccario
Barbera d'Asti Sup. Nizza Riserva della Famiglia ’09 - Coppo
Barbera d'Asti Sup. Sant' Emiliano ’15 - Marchesi Incisa della Rocchetta
Barbera d'Asti Sup. V. La Mandorla ’15 - Luigi Spertino
Barbera del M.to Giulin ’15 - Giulio Accornero e Figli
Barolo ’13 - Bartolo Mascarello
Barolo Bricco Rocche ’13 - Ceretto
Barolo Brunate ’13 - Enzo Boglietti
Barolo Brunate ’13 - Giuseppe Rinaldi
Barolo Cerretta V. Bricco ’11 - Elio Altare - Cascina Nuova
Barolo del Comune di Barolo Essenze ’13 - Vite Colte
Barolo Falletto V. Le Rocche Ris. ’11 - Bruno Giacosa
Barolo Gabutti ’13 Gabutti - Franco Boasso
Barolo Ginestra Ris. ’09 - Paolo Conterno
Barolo Lazzarito Ris. ’11 - Ettore Germano
Barolo Monfortino Ris. ’10 - Giacomo Conterno
Barolo Monprivato ’12 - Giuseppe Mascarello e Figlio
Barolo Monvigliero ’13 - F.lli Alessandria
Barolo Ornato ’13- Pio Cesare
Barolo Paiagallo Casa E. di Mirafiore ’13 - Fontanafredda
Barolo Ravera Bricco Pernice ’12 - Elvio Cogno
Barolo Resa 56 ’13 - Brandini
Barolo Ris. ’10 - Giacomo Borgogno & Figli
Barolo Ris. ’11 - Paolo Manzone
Barolo Rocche dell'Annunziata Ris. ’11 - Paolo Scavino
Barolo Sarmassa V. Bricco Ris. ’11 - Giacomo Brezza & Figli
Barolo Sarmassa V. Merenda ’10 - Giorgio Scarzello e Figli
Barolo Sottocastello di Novello ’12 - Ca' Viola
Barolo V. Lazzairasco ’13 - Guido Porro
Barolo V. Rionda ’10 - Figli Luigi Oddero
Barolo V. Rionda Ester Canale Rosso ’13 - Giovanni Rosso
Barolo V. Rionda Ris. ’11- Massolino
Barolo Vignarionda ’13 - Terre del Barolo
Barolo Villero ’13 - Brovia
Barolo Villero Ris. ’09 - Vietti
Boca ’12 Le Piane Bramaterra ’12 - Noah
Colli Tortonesi Timorasso Fausto ’15 - Vigne Marina Coppi
Colli Tortonesi Timorasso Ombra di Luna ’15 - Cascina Salicetti
Costa del Vento ’15 - Vigneti Massa
Dogliani Papà Celso ’16 - Abbona
Dolcetto di Ovada ’15 - Tacchino
Erbaluce di Caluso ’16 - Podere Macellio
Erbaluce di Caluso Le Chiusure ’16 - Benito Favaro
Gattinara Osso San Grato ’13 - Antoniolo
Gattinara Ris. ’12 - Giancarlo Travaglini
Gavi del Comune di Gavi GG ’15 - Cantina Produttori del Gavi
Gavi del Comune di Gavi Monterotondo ’15 - Villa Sparina
Gavi V. della Rovere Verde Ris. ’15 - La Mesma
Ghemme V. Pelizzane ’11 - Torraccia del Piantavigna
Grignolino del M.to Casalese ’16 - Vicara
Marcalberto Extra Brut Millesimo2Mila12 M. Cl. ’12 - Marcalberto
Moscato d'Asti ’16 - Paolo Saracco
Moscato d'Asti Canelli Sant'Ilario ’16 - Ca' d' Gal
Moscato d'Asti Casa di Bianca ’16 - Gianni Doglia
Nizza La V. dell'Angelo ’14 - Cascina La Barbatella
Roero Arneis Cecu d'la Biunda ’16 - Monchiero Carbone
Roero Arneis Le Rive del Bricco delle Ciliegie ’16 - Giovanni Almondo
Roero Gepin ’13 - Stefanino Costa
Roero Valmaggiore V. Audinaggio ’15 - Cascina Ca' Rossa
Ruché di Castagnole M.to Laccento ’16 - Montalbera

Il Greco di Tufo, quello buono, lo trovate da Tannico!

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Il Greco di Tufo, vino bianco prodotto in provincia di Avellino, da sempre rappresenta un’eccellenza enologica prodotta a partire dal vitigno greco il cui nome dichiara apertamente le origini geografiche e storiche, in principio era chiamato Aminea Gemina: Aristotele riteneva che il vitigno delle Aminee arrivasse dalla Tessaglia, terra di origine degli Aminei, popolo che colonizzò la costa napoletana ed impiantò questo pregiato vitigno sui pendii fertili del Vesuvio. Ne testimonia la remota presenza sul vulcano un affresco 8 ritrovato nell’antica Pompei risalente al I secolo a.c., dove viene chiaramente nominato il vino “greco”. Plinio il Vecchio invece ne conferma il pregio scrivendo: “In verità il vino Greco era così pregiato che nei banchetti veniva versato una sola volta”.

Vitigno Greco di Tufo. Foto: Vinitaly Wine Club
Il rapporto stretto tra il vitigno greco e Tufo inizia però in tempi più recenti quando, tra la fine del 1800 e gli inizi del secolo scorso, cominciò ad essere coltivato nelle zone interne dell’Irpinia, in particolare all’interno della Valle del Sabato, caratterizzato dalla presenza terreni argillosi, sabbiosi o calcaree di origine vulcanica, ricchissimi di sostanze minerali tra cui lo zolfo che, grazie alle miniere Di Marzo, venne estratto per moltissimo tempo nel comune di Tufo giovando allo sviluppo dell’attività vitivinicola dell’intera provincia grazie anche alla costruzione della prima strada ferrata d’Irpinia, da lì a poco chiamata propriamente “ferrovia del vino”, che collegava i migliori e maggiori centri di produzione vinicola delle Colline del Sabato e del Calore direttamente con i maggiori mercati italiani ed europei.
La crisi dell’industria estrattiva irpina degli anni ’60 culminata, come accaduto a Tufo, con l’avvenuta chiusura di tutti i giacimenti minerari negli anni ’80 ha creato una importante crisi economica del territorio che solo grazie alla viticoltura, ovvero al recupero della tradizione antica legata al Greco di Tufo, è stata tamponata generando un’opportunità per tutte le persone che avevano perso il lavoro che sono (finalmente) tornate nei campi a coltivare nuovi e vecchi vigneti di greco. Questa nuova vita del Greco di Tufo, con fortune alterne, ha raggiunto il suo culmine nel 2003 quando è stato tutelato e valorizzato diventando un vino DOCG (Denominazione di Origine Controllate e Garantita).

L'areale di produzione. Foto: Campania Stories
Il disciplinare di produzione prevede che il vino debba essere prodotto con uva greco (minimo 85%) e coda di volpe (massimo 15%) che devono assicurare una gradazione alcolica minima dell’11,5%.
Caratteristica principale del Greco di Tufo è il suo profumo che si pone quale eccezionale specchio del territorio di origine: tratto di pietra focaia e gesso evidente che non vanno ad offuscare l’ampio patrimonio aromatico giocato su tratti di fiori di campo e frutta gialla. Al gusto si caratterizza per una carica sapida decisamente prorompente ridondante di suggestioni fruttate che terminano con un “classico” finale leggermente amarognolo di mandorla tostata.

Il Greco di Tufo, che potete acquistare comodamente sul nostro shop on line, può essere bevuto sia giovane sia a distanza di qualche anno. Non abbiate paura di conservarlo in cantina a temperatura controllata anche per dieci anni.


A tavola il Greco di Tufo può essere abbinato tranquillamente a tutti i piatti a base di pesce (sublime l’accostamento col pesce spada alla griglia) ma non bisogna avere paura di sposarlo anche con la le carni bianche come l’arrosto di vitello o il pollo alla cacciatora. Non abbiate paura, inoltre, ad accompagnarlo ad un piatto assortito di formaggi freschi dove non dovrebbe mai mancare una succosa mozzarella di Montella condita con poche gocce di olio.

Su Tannico potrete comprare Greco di Tufo delle più importanti e premiate cantine irpine come, ad esempio, Pietracupa, Ciro Picariello, Cantine di Marzo, Mastroberardino, Petilia, Villa Raiano, Le Ormere, Antonio Caggiano e Villa Matilde.


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Toscana: i Tre Bicchieri 2018 Gambero Rosso

Regione di grande tradizione vitivinicola, culla di denominazioni la cui fama non teme confronti, ospita da secoli nobiltà e certezze, aziende che affondano le proprie radici in quel passato fatto di commercio, intelligenze e intuito, conquista e latifondo. Ma limitare la visione della Toscana a questo sarebbe non solo ingeneroso ma decisamente fuorviante. Perché questa regione in realtà non smette di stupire, cercare, proporre. A volte seguendo la tradizione pedissequamente, altre interpretandola in chiave contemporanea, altre facendo saltare il banco con irriverenza e coraggio da vendere, fregandosene di paradigmi e certezze e osando là dove i più indietreggiano.
Il Chianti Classico ci fa come sempre sognare. Selvaggio, aeroso, melanconico, umorale e luminoso, questo magico territorio può essere tutto e il contrario di tutto. I vini lo raccontano, e quando lo fanno senza esitazioni toccano corde profonde e ci fanno letteralmente innamorare. Così sono ben 21 i Tre Bicchieri alla denominazione - di cui 8 dalla vendemmia 2014 che, sulla carta, non faceva sperare in nulla di degno di nota- e 7 agli Igt che interessano la stessa area. Tra questi alcuni vini di aziende che vanno a segno per la prima volta: Buondonno, Dievole e Il Guercio, la nuova avventura di Sean O'Callaghan.
Chianti Classico chiama e Montalcino risponde: 14 i vini premiati con un successo clamoroso dei Rosso '15, ben quattro, che, complice un'annata adattissima alla tipologia, regalano leggiadria, souplesse e articolazione. La 2012 sfodera qualche bel fuoriclasse, ma va detto che a differenza di tanta critica che l'ha osannata a noi è sembrata meno interessante del previsto. Anche qui non mancano le novità a Tre Bicchieri: Corte dei Venti e Le Macioche con il Brunello '12 e Palazzo con il Rosso '15.
Soffre invece la costa, a nord come a sud. A Bolgheri e in Maremma i vini importanti arrivano proprio da quel 2014 che qui non ha fatto sconti a nessuno. Nemmeno chi agguanta il massimo riconoscimento lo fa con facilità, piuttosto mettendo in campo esperienza e savoir faire. Chiudiamo ricordando che oltre alle macro denominazioni già citate sono molte quelle più circoscritte, per ampiezza e capacità produttiva, ma non meno interessanti: dal Vino Nobile di Montepulciano alla Vernaccia di San Gimignano, da Cortona a Montecucco, dalla Valdarno al Carmignano... Una particolare menzione al Vermentino '16 di San Ferdinando, bianco della Val di Chiana affilato e scattante, e all'Ameri '15 di Podere San Cristoforo, Governo all'Uso Toscano da brivido.

I vini della Toscana premiati con Tre Bicchieri

Al Passo ’14 - Tolaini
Altrovino ’15 - Duemani
Ameri Governo all'Uso Toscano ’15 - Podere San Cristoforo
Baron'Ugo ’13 - Monteraponi
Bolgheri Sassicaia ’14 - Tenuta San Guido
Bolgheri Sup. Grattamacco ’14 - Grattamacco
Bolgheri Sup. Ornellaia ’14 - Ornellaia
Bolgheri Sup. Paleo ’14 - Le Macchiole
Bolgheri Sup. Sondraia ’14 - Poggio al Tesoro
Brunello di Montalcino ’12 - Biondi Santi - Tenuta Il Greppo
Brunello di Montalcino ’12 - Brunelli - Le Chiuse di Sotto
Brunello di Montalcino ’12 - Le Chiuse
Brunello di Montalcino ’12 - Corte dei Venti
Brunello di Montalcino ’12 - Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino ’12 - Salvioni
Brunello di Montalcino Giodo ’12 - Giodo
Brunello di Montalcino Poggio al Vento Ris. ’10 - Tenuta Col d'Orcia
Brunello di Montalcino Ris. ’11 - Le Macioche
Brunello di Montalcino V. Schiena d'Asino ’12 - Mastrojanni
Carmignano Ris. ’14 - Tenuta Le Farnete/Cantagallo
Carmignano Ris. ’14 - Piaggia
Chianti Cl. ’15 - Badia a Coltibuono
Chianti Cl. ’15 - Borgo Salcetino
Chianti Cl. ’14 Castello di Albola
Chianti Cl. ’15 - Castello di Monsanto
Chianti Cl. ’15 - Castello di Radda
Chianti Cl. ’15 - Castello di Volpaia
Chianti Cl. ’14 - Le Cinciole
Chianti Cl. ’15 - Le Miccine
Chianti Cl. Belcanto ’15 - Fattoria Nittardi
Chianti Cl. Brolio Bettino ’15 - Barone Ricasoli
Chianti Cl. Casavecchia alla Piazza ’15 - Buondonno - Casavecchia alla Piazza
Chianti Cl. Gran Sel. ’14 - Tenuta di Lilliano
Chianti Cl. Gran Sel. Riserva di Fizzano ’14 - Rocca delle Macìe
Chianti Cl. Gran Sel. V. del Sorbo - ’14 Fontodi
Chianti Cl. Lamole di Lamole Et. Blu ’14 - Lamole di Lamole
Chianti Cl. Montaperto ’15 - Fattoria Carpineta Fontalpino
Chianti Cl. Novecento Ris. ’14 - Dievole
Chianti Cl. Ris. ’14 Bandini - Villa Pomona
Chianti Cl. Ris. ’14 Brancaia
Chianti Cl. Ris. ’14 Val delle Corti
Chianti Cl. V. Istine ’15 - Istine
Cortona Syrah ’14 - Stefano Amerighi
I Sodi di S. Niccolò ’13 - Castellare di Castellina
Lupicaia ’13 - Castello del Terriccio
Maremma Toscana Alicante Oltreconfine ’15 - Bruni
Maremma Toscana Ciliegiolo V. Vallerana Alta ’15 - Antonio Camillo
Maremma Toscana Rocca di Frassinello ’15 - Rocca di Frassinello
Montecucco Sangiovese Poggio Lombrone Ris. ’13 - Colle Massari
Montevertine ’14 - Montevertine
Morellino di Scansano Madrechiesa Ris. ’14 - Terenzi
Morellino di Scansano Ribeo ’15 - Roccapesta
Nobile di Montepulciano ’14 - Tenute del Cerro
Nobile di Montepulciano ’14 - Maria Caterina Dei Nobile di Montepulciano ’14 - Salcheto
Nobile di Montepulciano Asinone ’14 - Poliziano
Nobile di Montepulciano Il Nocio ’13 - Poderi Boscarelli
Oreno ’15 - Tenuta Sette Ponti
Orma ’14 - Orma
Petra Rosso ’14 - Petra
Pinot Nero ’14 - Podere della Civettaja
Rosso di Montalcino ’15 - Baricci
Rosso di Montalcino ’15 - Capanna
Rosso di Montalcino ’15 - Palazzo
Rosso di Montalcino ’15 - Uccelliera
Saffredi ’14 - Fattoria Le Pupille
Sapaio ’15 - Podere Sapaio
Siepi ’15- Castello di Fonterutoli
Terre di Pisa Nambrot ’15 - Tenuta di Ghizzano
Valdarno di Sopra Galatrona ’14 Fattoria Petrolo
Vermentino ’16 San Ferdinando
Vernaccia di S. Gimignano Sanice Ris. ’14 - Vincenzo Cesani
Vernaccia di S. Gimignano Tradizionale ’15 - Montenidoli
Vigorello ’13 - San Felice
Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice Fonti e Lecceta ’11 - Torre a Cona
Vin Santo di Carmignano Ris. ’10 - Tenuta di Capezzana

Veneto: tutti i premi della guida Slow Wine 2018

Lo scenario del vino veneto si sta ridefinendo, o forse sarebbe meglio dire si sta assestando. Da qualche tempo stiamo assistendo all’entrata in campo di nuove generazioni di produttori, che oramai hanno già qualche vendemmia sulle spalle.
Si tratta di vignaioli formati (molti di loro hanno studiato enologia), che parlano correttamente inglese, viaggiano molto, sono curiosi e si confrontano con colleghi di altre parti d’Italia o del mondo. Sono menti attente e aperte al mondo che mantengono solidi legami con il loro territorio di origine, orgogliosi delle proprie tradizioni.
Cresce cioè “l’orgoglio contadino”, anche attraverso il proliferare di fenomeni che abbiamo definito “underground”: si tratta, crediamo, di realtà che stanno acquistando una loro fisionomia e che potrebbero fungere da vivaio per il futuro.

Venendo alle impressioni che ci hanno dato le tante degustazioni fatte, ci soffermiamo solo su alcuni aspetti di novità. A Conegliano e Valdobbiadene, nella zona tradizionale del Prosecco, sembra ci si stia allontanando gradualmente dagli zuccheri in eccesso: gli Extra Dry risultano più tesi e meno smaccatamente dolci che in passato, aumentano in qualità e numeri le tipologie Brut ed Extra Brut e il rifermentato in bottiglia con i lieviti prende sempre più piede tra le nuove generazioni.
Ci piacerebbe vedere una maggiore convinzione tra i Monti Lessini sul Durello Metodo Classico, che sta dando dei risultati molto incoraggianti: servirebbe più determinazione e lungimiranza da parte di tutti gli attori del comparto, con buone dosi di coraggio. Annotiamo una “pausa di riflessione” sui Colli Berici e sui Colli Euganei, dove l’alta qualità è garantita dal solito piccolo drappello di aziende virtuose, mentre invece nell’area di Breganze sembra che ci si stia risvegliando dal lungo letargo del passato, anche se dobbiamo ancora aspettare per avere sviluppi maggiormente definiti.
In Valpolicella si conferma, ribadendo così il piacere che avevamo già manifestato l’anno scorso, il nuovo stile di molti vini di annata – la tipologia Valpolicella Classico – che si sono assottigliati con interpretazioni più semplici ed efficaci, che puntano su freschezza e bevibilità, abbandonando quel modello eccessivamente muscoloso (e noioso) del passato. Abbiamo anche trovato, in genere, dei Ripasso un po’ più sobri ed eleganti. L’ultima cosa che ci è particolarmente piaciuta è che la maggioranza delle aziende concentra attenzioni e qualità sui vini Doc, dando minor peso ai vini Igt conditi dai vitigni internazionali.
Nel territorio del Lugana ci sembra di percepire una buona consapevolezza, da parte delle aziende, sulla strada che hanno percorso fino ad oggi e una decisa volontà a mantenere alta la qualità della denominazione, anche attraverso l’aumento degli ettari condotti in modo biologico.
Il mondo del Bardolino, infine, continua a proporre stili veramente differenti tra loro; di positivo c’è il fatto che cresce il numero di aziende che credono nella possibilità di ritornare a fare vini di alta qualità, capaci di rappresentare davvero le potenzialità del territorio: la strada è forse ancora lunga, ma diversi produttori (quasi insieme) l’hanno imboccata con convinzione.
E ora la lunga lista dei vini che hanno meritato un riconoscimento:
VINO SLOW
Amarone della Valpolicella Cl. Stropa 2009, Monte Dall´Ora
Amarone della Valpolicella Cl. Vigneti di Ravazzol Ris. 2008, Ca´ La Bionda
Amarone della Valpolicella Cl. Vigneto Monte Sant´Urbano 2013, Speri
Amarone della Valpolicella Valmezzane 2012, Corte Sant´Alda
Asolo Prosecco Sup. Extra Brut 2016, Bele Casel
Bardolino 2016, Le Fraghe
Breganze Cabernet Vigneto Due Santi 2014, Vigneto Due Santi
Colli Euganei Merlot Casa del Merlo 2013, Il Filò Delle Vigne
Lessini Durello M. Cl. Pas Dosé 2012, Fongaro
Montello e Colli Asolani Rosso San Carlo 2013, Case Paolin
Prosecco Col Fondo 2016, Ca´ dei Zago
Soave Cl. Colle Sant’Antonio 2014, Prà
Soave Cl. La Rocca 2015, Leonildo Pieropan
Soave Colli Scaligeri Castelcerino 56 mesi 2012, Filippi
Valdobbiadene Frizzante Naturalmente 2016, Casa Coste Piane
Valdobbiadene Superiore Brut Rive di Colbertaldo 2016, Frozza

GRANDE VINO
Amarone della Valpolicella Cl. 2009, Cav. G.B. Bertani
Amarone della Valpolicella Cl. 2009, Zymè
Amarone della Valpolicella Cl. 2011, Secondo Marco
Amarone della Valpolicella Cl. 2012, Santi
Amarone della Valpolicella Cl. Croce del Gal Label Black 2008, Benedetti Corte Antica
Amarone della Valpolicella Cl. Cuslanus 2012, Albino Armani
Amarone della Valpolicella Cl. Ris. 2007, Giuseppe Quintarelli
Carmenère Più 2014, Inama
Colli Euganei Rosso Gemola 2013, Vignalta
Lessini Durello M. Cl. Extra Brut 60 mesi Ris. 2010, Giannitessari
Montepulgo 2011, Masari
Raboso del Piave Potestà 2013, Bonotto delle Tezze
Soave Cl. La Froscà 2015, Gini
Soave Cl. Monte Carbonare 2015, Suavia
Soave Cl. Sup. Foscarin Slavinus 2015, Monte Tondo
Studio 2015, Ca´ Rugate

VINO QUOTIDIANO
Bardolino 2015, Poggio delle Grazie
Bardolino 2015, Giovanna Tantini
Bianco Masieri 2016, La Biancara
Col Fondo 2016, Mongarda
Col Fondo 2016, Nicos Brustolin 
Colli Berici Tai Rosso 2016, Pegoraro
Colli Berici Tai Rosso Vigneto Riveselle 2016, Piovene Porto Godi
Colli Euganei Cabernet Sauvignon Vigna Costa 2015, Borin Vini e Vigne
Custoza 2016, Albino Piona
Custoza 2016, Cavalchina
Le Contarine 2016, Il Mottolo
Lugana 2016, Menegotti
Lugana 2016, Ottella
Manzoni Bianco 2016, Giorgio Cecchetto
Soave 2016, La Cappuccina
Soave 2016, Corte Adami
Soave Cl. Montesei 2016, Le Battistelle
Soave Il Selese 2016, I Stefanini
Sottoriva Col Fondo per Tradizione 2016, Malibran
Valpolicella Cl. 2015, Le Marognole
Valpolicella Cl. 2016, Montesantoccio – Nicola Ferrari
Valpolicella Cl. 2016, Rubinelli Vajol
Valpolicella Cl. 2016, Viviani
Valpolicella Cl. Rugolin 2016, Corte Rugolin
Verdiso sui lieviti 2016, Gregoletto

Castello di Ama - Chianti Classico "Vigneto la Casuccia" 1989 è il Vino della settimana di Garantito IGP

Di Carlo Macchi

Bottiglia con tappo fradicio, vino a metà spalla della bottiglia (l’etichetta stava pure peggio e per questo non la mostro). 


Considerando l’annata da tregenda l’ho aperta sicuro del peggio. Invece complessità, freschezza, equilibrio, GRANDEZZA! Un vino commuovente, sono ringiovanito. Grazie Marco Pallanti!