Terremoto: il Verdicchio di Matelica a forte rischio


''Abbiamo rischiato di perdere 2 milioni di bottiglie di uno dei vini più importanti d'Italia, il Verdicchio di Matelica, che anche quest'anno è stato, secondo il Gambero Rosso, il vino bianco più premiato d'Italia. Si è salvato, ma abbiamo scoperto a nostre spese che anche i serbatoi devono essere antisismici. La paura è stata grande''. Lo rivela l'assessore all'agricoltura del Comune Roberto Potentini, enologo nella vita.


Ci sono danni nelle cantine, ma soprattutto andranno sostituiti e adeguati tutti i serbatoi d'acciaio, con spese di centinaia di migliaia di euro, perché la scossa di domenica ha lesionato le gambe sulle quali si sorreggono. ''Ora vanno svuotati e restaurati o cambiati - spiega Potentini - il tutto nel periodo di massimo carico di mosti nelle aziende. Non ci sono rischi per la qualità, e neanche per la quantità, ma che succederebbe con una scossa più forte? Il verdicchio di Matelica è come il Barolo a Barolo, il Soave a Soave, lo Champagne a Champagne: è unico. Deve la sua forza al territorio, è irriproducibile altrove, vive un regime di monopolio territoriale, non teme la concorrenza di nessuna Cina insomma. Ora le aziende dovranno fare investimenti pesanti, ma almeno questa che è l'industria diffusa del territorio, sa in che direzione andare''.

A Matelica il vino è una 'fabbrica' che occupa tra le 200 e le mille persone, con 300 ettari coltivati, tremila ettolitri di prodotto e un fatturato che supera in loco i 10 milioni di euro.

''Porteremo il costo dell'adeguamento sismico delle cantine ai tavoli della ricostruzione - chiude Potentini - il vino è una delle poche speranze reali del territorio italiano, vedi la Toscana, la Franciacorta, il Piemonte. L'unica azienda che può dire: dove c'è grande vino c'è grande territorio, bello e ricco. E' uno dei pochi settori che va seriamente aiutato, è il vero depliant del territorio dove vive''.

Fonte: Ansa

Tripadvisor: l'Italia prima in Europa per l'enoturismo

Mentre in molte zone d’Italia i viticoltori si apprestano a raccogliere il frutto del loro lavoro, TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione di viaggi, 'omaggia' gli amanti del vino di tutto il mondo rivelando i tour enologici più apprezzati dai viaggiatori internazionali del sito. Tra vigneti toscani, uve della Borgogna e vini californiani, con questi tour enologici degustare il vino non può che rendere un viaggio indimenticabile. Un tipo di turismo che vede l'Italia prima in Europa e conquistare anche la Top 10 mondiale.

Foto: www.trentinowine.info

“Scoprire un Paese attraverso il suo patrimonio enologico può rappresentare un’interessante proposta per apprezzare una destinazione non solo per le sue bellezze architettoniche e paesaggistiche, ma anche per i prodotti della sua terra”, ha commentato Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor per l’Italia.

“Con così tanti vigneti e tour enologici tra cui scegliere, vale la pena fare una ricerca su TripAdvisor prima della partenza. I posti disponibili per questi tour sono spesso limitati quindi è consigliabile prenotare in anticipo per non lasciarseli sfuggire”, avverte.

Per numero e per posizioni i tour vinicoli italiani sono protagonisti indiscussi della classifica europea dei migliori tour conquistando ben quattro posizioni su dieci e occupando ben due gradini del podio, con Wine Tour in Tuscany in prima posizione e Tuscan Wine Tours by Grape Tours in terza posizione. Seguono in quinta e sesta posizione Tuscan Wine Tours with Angie e Wine Tours with Italy and Wine.

Anche a livello globale i tour italiani si distinguono aggiudicandosi due posizioni nella Top 10 mondiale con Wine Tour in Tuscany secondo e Tuscan Wine Tours by Grape Tours sesto. Primo a livello mondiale il tour californiano Squire Livery Tours. Da notare, infine, che nell’eterna battaglia eno-gastronomica tra Francia e Italia, questa volta è il Bel Paese a vincere sia nel mondo sia in Europa.

Se i tour enologici toscani occupano le prime quattro posizioni della classifica italiana e sono gli unici a rientrare nella Top 10 del Vecchio continente, anche nelle altre regioni non mancano proposte di degustazioni vini apprezzate dai viaggiatori. Il Veneto è rappresentato in classifica da Pagus Wine Tour a Verona (5°), Food Tours of Venice a Venezia (7°) e Veronaround Tours (10°), mentre Lazio e Piemonte sono presenti rispettivamente con The Old Frascati Wine Tour a Frascati (8°), Travel Langhe Wine Tour a Neive (9°).

Cantine del Castello Conti - Flores 2012 è il Vino della settimana di Garantito IGP

Di Roberto Giuliani

Minuscolo, ma solo nel nome, perché questo vino senza solfiti aggiunti è l’essenza del nebbiolo. 


Profuma di humus, viole, tabacco, prugne e liquirizia. Ha carattere, energia e ritmo, procede deciso al palato, generoso, avvolgente, sincero, puro. 

Da averne grande scorta in cantina.


Chalet Galileo, il meglio dell’Adriatico nel piatto - Garantito IGP

Di Roberto Giuliani

La mia inevitabile attrazione per la buona cucina mi ha spinto, partendo da un obiettivo decisamente diverso, direi mistico-culturale, a prevedere durante il mio viaggio verso il Santuario della Santa Casa di Loreto, una sosta allo Chalet Galileo di Civitanova Marche (MC), di Stefano Orso e Maria Rosa Tarantini. Del resto da casa sono circa 3 ore di viaggio e, attorno alle 12.30, ero in dirittura d’arrivo, un orario inadeguato per fare una visita approfondita di questo straordinario luogo di culto, meglio fermarsi prima a fare uno spuntino…


Il ristorante si affaccia sull’Adriatico, sul lungomare di Civitanova, qui il pesce è dominatore assoluto nei piatti di Maria Rosa, del resto la famiglia ha una tradizione di pesca di quasi 50 anni. Per questa ragione il pesce deve essere sempre fresco e garantito, anzi, certificato; viene acquistato al mercato ittico dai pescatori locali, oppure all’asta (e per poter prendere i pezzi migliori bisogna alzarsi prima dell’alba). Il marchio “Scirocco 36” certifica tutte le fasi della filiera, dalla cattura in mare fino alla commercializzazione dei prodotti.

Il locale dispone di una luminosa sala interna con vetrate ampie che permettono di ammirare il panorama marino, mentre d’estate è possibile mangiare anche all’esterno. Appena entrati si ha l’impressione di trovarsi in una nave, o meglio, un peschereccio: le pareti sono rivestite di conchiglie e gusci di molluschi, tutto è molto semplice e l’atmosfera distesa, il servizio efficiente e cordiale, i tempi d’attesa sono davvero contenuti. Ma è indubbiamente la vista sul mare a colpire per prima, una vista che avrebbe apprezzato sicuramente anche Galileo…


Prima di iniziare il pasto non perdete l’occasione di assaggiare l’olio leccino di produzione propria, davvero ottimo, profumato e delicato, che potrete accompagnare a pane caldo, al nero di seppia, ai grasselli, alle noci o sgranocchiando carta musica. Sul menu potrete trovare tutte le indicazioni sulla provenienza dei prodotti impiegati per la preparazione dei piatti, olio e pasta compresi. La carta dei vini è ben studiata, poco meno di 500 etichette, molte aziende interessanti e tipologie che ben si accostano ai piatti preparati nelle varie stagioni.

Nell’attesa non resterete a stomaco vuoto, c’è sempre un’entrée che potrà allietarvi come il mini hambuger di pesce. Per cominciare potete sbizzarrirvi con gli antipasti misti (8 assaggi) oppure quelli freddi o caldi (4 assaggi); Tartare di ombrina con mela verde e profumo di limone; Seppia con fagiolini croccanti, Molluschi di mare in brodetto piccante. Io ho provato la seppia, davvero ben fatta, gustosa e allo stesso tempo leggera.

Sui primi si può scegliere fra Campofiloni con pannocchie, gamberi di Sicilia e concassé di pomodori; Spaghettoni con alici, capperi e datterini essiccati…sale in bocca; Ravioli di merluzzo con fiori di zucca, sogliola e filetto di peperone; Paccheri con cozze, ceci e patate; Lasagnette scomposte con vongole, calamaretti e pesto di basilico (il sughetto è da leccarsi i baffi!); infine Scialatielli con battuto di spigola, crema di aglio dolce e tartufo, che a dispetto di quanto potreste temere, è un piatto delicatissimo, di grande equilibrio.


Passando ai secondi abbiamo Orata del Gargano con pomodori gialli, cipollotto e olive taggiasche; Fragolino (pagelli) al forno con patate, olive e pachino; Guazzetto di pesce “di sole spine” agli odori di stagione; Spigola del Gargano al forno con verdure di stagione; Grigliata del barchetto con pane al prezzemolo; ma se non siete da soli vi consiglio di non perdere il Fritto misto di paranza con verdure julienne, leggerissimo e gustosissimo, uno di quei piatti che vorresti trovarti di fronte ogni giorno, vi assicuro che è digeribilissimo!


Sui dolci c’è da divertirsi, soprattutto con i semifreddi e i gelati, se ancora li trovate vi suggerisco una deliziosa Cheesecake scomposta, mentre agli amanti del gelato consiglio di provare il Gelato-alla-banana-con-prugne-e-croccante-di-mandorla; anche in questo caso nell’attesa non sarete lasciati a “stomaco vuoto”, a me sono arrivati dei deliziosi Profiteroles alla gianduja… bello essere coccolati così no? 


Ah! Non dimenticate una visita al Santuario!

Chalet Galileo
Via IV Novembre, S.n. – 62012 Civitanova Marche (MC)
Tel. +39 0733 817656
E-mail. ristorantegalileo@tiscali.it
Giorno di chiusura: Martedì 
Prezzo medio: 40 euro vini esclusi 




Da Sotheby: Un secolo di Champagne Bollinger, direttamente dalla cantina della famosa Maison

Il 19 Novembre 2016 la famosa casa d’aste Sotheby’s di New York presenterà un Secolo di Champagne Bollinger che per la prima volta lascia la sua cantina ad Aÿ. Lo Champagne Bollinger è conosciuto per essere un grande vino, dallo stile sofisticato e complesso, ma anche per essere il preferito di James Bond da più di 40 anni. Tra le bottiglie all’asta l’annata 1914 appena ritrovata in una galleria abbandonata nella chilometrica cantina della Maison Bollinger e soprannominata “Il tesoro scomparso di Bollinger”.




La vendita includerà anche sei lotti dell’eccezionale, rarissimo e sacro Vieilles Vignes Françaises di annate storiche, una “enciclopedia storica” di Bollinger R.D. che attraversa 4 decadi (1973–2000), insieme ad otto differenti formati di Special Cuvée: dalla mezza bottiglia fino al Nabucodonosor. 

Serena Sutcliffe MW, Presidente Onorario di Sotheby's Wine dice: “ C’è un filo conduttore in tutti gli Champagne della Maison Bollinger. Esordisce con un aroma salino accattivante, si potrebbe persino dire un bouquet “marino”, che lo rende un abbinamento perfetto alle ostriche e caviale. Più passa il tempo, più subentrano alle note marine, complessi aromi di biscotto. Questa particolarità è più accentuata nell’ultimo dégorgement dell’R.D. dovuto al maggior tempo che questo Champagne passa sui lieviti. Con Bollinger non si scherza – è sempre una grande esperienza, frutta inebriante e brioches tostate. Finale lungo e profondo”. 

Jamie Ritchie, Responsabile Mondiale di Sotheby’s Wine, aggiunge: “Siamo felici di inserire Bollinger alla lunga e illustre lista di produttori con i quali abbiamo lavorato nelle vendite ‘direttamente dalla cantina’. Queste aste forniscono ai collezionisti delle opportunità uniche di contatto con i migliori produttori di vino al Mondo, tramite la proposta di esperienze uniche ed esclusive come la visita/degustazione presso la Maison”. 


THE BOLLINGER 1914 EXPERIENCE all’asta a NYC: Si tratta di un’opportunità unica riservata a 4 persone di degustare le eccezionali annate del 1914 come parte di una esclusiva visita alla Galerie 1829 presso la Maison Bollinger. 

Il lotto all’asta include anche la visita della winery e delle vigne nonché una cena Due Stelle Michelin al ristorante, Le Parc - Les Crayères, accompagnata da Champagne Bollinger e guidata dal Presidente della Maison, Jérôme Philipon; il pernottamento è previsto al “Le Château - Les Crayères” a Reims e una mezza dozzina di lotti del mitico Vieilles Vignes Françaises

1 Bottle 1988, Estimate $1,400 - $1,800
1 Bottle 1992, Estimate $1,200 - $1,600 
1 Bottle 1996, Estimate $1,400 - $1,800 
1 Bottle 1997, Estimate $800 - $1,200 1 Bottle 2000, Estimate $800 - $1,200 
1 Bottle 2002, Estimate $950 - $1,200 

35 lots of R.D. spanning 4 decades (1973 - 2000): 
3 Bottles 1973, Estimate $1,600 - $2,200 (3 lots) 
3 Bottles 1982, Estimate $1,600 - $2,200 (3 lots) 
3 Magnums 1996, Estimate $1,400 - $1,800 (2 lots) 
1 Jeroboam 1979, Estimate $2,400 - $3,200 (2 lots) 
1 Jeroboam 2000, Estimate $1,300 - $1,800 (12 lots) 

Per la prima asta in assoluto di Champagne Bollinger negli Stati Uniti, siamo estremamente fieri di avere Sotheby's come nostro partner. Non solo sveleremo delle annate di grande spessore questo Novembre, ma dimostreremo anche la capacità la grande e rara capacità dello Champagne Bollinger di invecchiare. Siamo entusiasti di avvicinarci direttamente ai nostri clienti Americani con queste gemme, direttamente dalle nostre cantine". Jérôme Philipon – Presidente della Maison Bollinger.


Vino e Millennials: tutti i dettagli

Con la nascita di una cultura legata al prodotto e alla sua storia, sono sempre di più i luoghi comuni sfatati dal vino. Primo fra tutti: il vino è per uomini. Forse questa affermazione era vera all’inizio, ma col tempo il mito del vino al maschile è cambiato: oggi, infatti, le donne apprezzano il vino tanto quanto gli uomini e sviluppano gusti completamente diversi e autonomi. Il secondo mito, recentissimo, riguarda l’età: il vino, per essere apprezzato, necessita di una maturità degustativa che si sviluppa solo con l’età. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Wine Market Council, i Millennials, giovani nati tra il 1983 e il 2001, non solo nel consumo di vino hanno sorpassato i genitori, i baby boomers, ma spendono addirittura di più sviluppando una cultura enoica molto più approfondita delle categorie più mature. A guidare questa nuova rivoluzione poi è il target femminile: tra i Millennials, sono infatti le donne a spendere di più degli uomini, dimostrando quindi di sviluppare un’attitudine e una sensibilità al vino già in giovane età. 

Fonte: Ansa
Anche i dati di vente-privee confermano questa tendenza: nel 2016 in Italia il 32% delle clienti donne per il vino e il 25% dei clienti uomini è composto da Millennials. Percentuali importanti che crescono in maniera esponenziale in Europa, dove il 46% delle donne e il 54% degli uomini clienti del settore ha tra i 18 e i 33 anni, registrando una crescita del 12% rispetto al 2014 per le donne e del 13% per gli uomini. Dati che dimostrano come ormai questa tendenza abbia radici non solo italiane ma ben più profonde, in Europa fino a confini oceanici. Secondo il Wine Market Council infatti, nel 2015 i Millennials hanno acquistato più vino rispetto alle altre categorie. 

Negli ultimi anni il vino è diventato, da mera e propria bevanda di consumo a sinonimo di Lifestyle. Con l’arrivo dei Millennials però questa accezione si è evoluta e, oggi, il vino è diventato anche sinonimo di cultura: i Millennials sono infatti cresciuti con il vino a tavola, sviluppando una sensibilità ancora più mirata per gli accostamenti col cibo e per la storia di ciascuna bottiglia. 

I Millennials e le preferenze sul vino: a far la differenza è la provenienza 

Rosso, bianco o con le bollicine? Le preferenze tra i vini sono ormai passate per i Millennials. A fare davvero la differenza non è più il colore della bottiglia ma la provenienza. La categoria dei Millennials, infatti, dimostra di non avere preferenze a prescindere in fatto di vini, ma di prediligere invece la provenienza e gli accostamenti eruditi, per delle scelte meno scontate e più interessate a prodotti del territorio italiano. I Millennials sono anticonvenzionali, anti establishment e attenti alla sostenibilità. Hanno dei paradigmi di consumo diversi dai baby boomers e influenzano a loro volta le categorie più alte. L’esperienzalità e la multicanalità sono fondamentali. Il livello di fedeltà ai brand è più basso rispetto ad altre categorie e dimostrano comportamenti tipici di categorie più alto spendenti rispetto a loro.
Le categorie più giovani, infatti, dimostrano di essere attratte soprattutto dalla storia della bottiglia e da quella dell’azienda vinicola produttrice e di non avere quindi preferenze di gusto a prescindere. Inoltre, sono sempre più le aziende del settore che, al fine di attrarre questo segmento di mercato, operano la scelta di privilegiare un packaging “insolito”: lo scopo, infatti, è proprio quello di stupire e attirare un maggior numero di consumatori giovani coinvolgendoli in un’esperienza davvero completa, dall’estetica della bottiglia fino al sorseggiare un ottimo vino. La bottiglia sta diventando anche oggetto da esibire in casa non solo in cucina ma anche nell’area living per vivere un’esperienza che coinvolge tutti i cinque sensi. Nel processo d’acquisto i Millennials prestano particolare attenzione, infatti, anche all’aspetto “estetico” del vino che stanno acquistando: dall’originalità della grafica dell’etichetta alla forma e dimensione della bottiglia, nonché la consistenza del vetro e il colore. Considerando anche quest’ultimo aspetto estetico, le donne sembrano davvero aver sviluppato un grande gusto e interesse per quel che concerne il cosidetto “nettare divino” e a confermarlo sono ancora una volta i dati di settore di vente-privee: in Europa, le clienti Millennials hanno speso nel 2016 il 13% in più rispetto allo scorso anno. Gli uomini Millennials hanno invece speso il 15% in più rispetto al 2015. 

Foto: Beverfood.com
Le occasioni di degustazione 

A differenza dei baby boomers che amano degustare vino pregiato in enoteche o cene fuori casa, secondo i dati raccolti da Survey Lab, il 62% dei Millennials predilige la condivisione del vino – anche bottiglie costose - all’interno della propria abitazione in compagnia del proprio partner o di amici; il 33% in occasione di eventi e degustazioni presso enoteche o wine bar e solo il 5% dichiara di degustarlo durante pranzi o cene al ristorante. Riuscire a decifrare la generazione dei Millennials equivale a comprendere a pieno la loro relazione con il vino. Per nulla imbarazzati nell’ammettere di capirne poco, questo comunque non frena la loro curiosità e voglia di sperimentare: un aspetto che si traduce nel pieno affidamento ai canali social e influencer del settore, per ottenere consigli e dritte sulla degustazione ottimale e sull’acquisto più giusto. 

I percorsi di degustazione online 

Oggi i Millennials comprano soprattutto online coniugando la rapidità d’acquisto alla profondità dell’offerta. Tra i device utilizzati il mobile è certamente quello più sfruttato: se, infatti, su vente-privee il 70% del traffico e il 55% del fatturato sono generati da dispositivi mobili, la categoria Millennials conferma e rafforza questa tendenza. L’online in generale si conferma una piattaforma ideale per gli acquisti del settore. vente-privee, infatti, ha lanciato questo settore in Italia nel 2012 proponendo sul sito le cantine complete di aziende portavoce dell’eccellenza italiana, difficilmente rappresentabili in enoteca. I clienti della categoria wine su vente-privee sono in realtà appassionati del settore. Negli anni, infatti, il sito è riuscito a indirizzare la clientela orientandone i gusti, un aspetto che vale ancora di più per i Millennials che hanno quindi imparato ad apprezzare il vino con e grazie a vente-privee che è riuscita quindi a far crescere un pubblico di appassionati. 

Fonte: Survey Lab di vente-privee

Tenuta Migliavacca – Grignolino del Monferrato Casalese 2014 è il Vino della settimana di Garantito IGP


La famiglia Brezza fin dagli anni ’60 conduce le sue vigne secondo la filosofia biodinamica e questo grignolino, fermentato con lieviti indigeni, è il degno frutto di un appassionato lavoro agricolo che porta nel bicchiere un vino luminoso, speziato, apparentemente leggero, e dalla grandissima bevibilità. Abbinamento consigliato: bagnacauda.


Riecine, una perla del Chianti Classico - Garantito IGP

Riecine, dal 1971, è una piccola perla incastonata nel terroir del Chianti Classico e, nonostante i tre cambi di proprietà di tre nazionalità diverse, ancora oggi, dopo 45 anni, rappresenta un punto di riferimento per il sangiovese di Gaiole in Chianti.

Tutto ebbe inizio con un ettaro e mezzo di vigna che, John e Palmina Dunkley, dopo una vita trascorsa a Londra, decisero di recuperare e curare con amore genitoriale. Bastava attraversare il giardino di fronte a casa ed ecco quella vigna, protetta alle sue spalle dai Monti del Chianti, che guarda dall’alto dei suoi 500 metri s.l.m. il paese di Gaiole e la vallata, esposta per ore e ore alla luminosità del sole. 

Negli anni il parco vitato è stato arricchito con tante altre tessere che lo hanno portato agli attuali 21 ettari grazie all'acquisto di piccoli appezzamenti, individuati dopo attente valutazioni agronomiche sempre all'interno del comune di Gaiole. Si tratta di parcelle tutte situate ad altezze importanti da alta collina ma con terreni molto diversi uno tra l’altro: la vigna di Riecine, ad esempio, poggia su terreni dove prevale quarzo, roccia, argilla, a Vertine, invece, è il masso vivo a prevalere, un terreno povero che costringe la vigna a cercare in profondità il suo nutrimento per poi dare vita a vini sapidi e minerali. C’è poi la vigna di Casina, quasi abbracciata da un fitto bosco, e qua la vigna si confronta con un terreno in cui prevalgono scisti e sabbie. Del mosaico di vigneti fanno poi parte Riecine Bosco e Palmina (dedicato alla signora Dunkley, vigna storica impiantata negli anni ’70 da cui proviene il Riecine di Riecine), San Martino e infine Gittori, quest’ultimo pressoché confinante con la “vigna madre” e situato su antichi terrazzamenti.


A seconda dell’età degli impianti varia il numero di ceppi ad ettaro, dai 3.400 presenti nelle vigne degli anni Settanta ai 5.000 / 6.000 del decennio passato. La forma di allevamento è da sempre il guyot ma in tempi recenti a Riecine è stato introdotto anche l’alberello, non più appannaggio della sola viticoltura meridionale ma sempre più impiegato in zone come la Toscana centrale, un tempo con temperature di tipo continentale ed oggi interessate dagli effetti dei mutamenti climatici. E così, sotto il cocente sole chiantigiano, l’alberello protegge e ombreggia i suoi grappoli.

Tutte le operazioni di campagna sono dettate dalle regole della viticoltura biologica e supportate da processi biodinamici. 


Durante la raccolta la selezione è molto severa, una prima cernita è effettuata in vigna e porta in cantina i soli grappoli integri e maturi, sugli acini diraspati si interviene nuovamente e solo perfette gemme brune entrano nella nuova cantina (2014) dove ora sono presenti vasche di fermentazione in cemento non trattato, attrezzature per la movimentazione delle uve e un innovativo sistema di umidificazione degli ambienti. 


L’uva arriva in cantina in piccoli contenitori all’interno dei quali viene pigiata delicatamente coi piedi - pratica del tutto desueta in Chianti - in modo da lasciare integri i vinaccioli dell’acino e non rendere troppo omogeneo il mosto. Questo viene poi trasferito in contenitori di cemento, acciaio o legno a seconda della vigna di provenienza ed inizia la fermentazione che grazie alla temperatura controllata estrae nella misura voluta tannini, colore, aromi. La fermentazione si sviluppa in modo naturale, senza aggiunta di lieviti, inizia quindi molto lentamente e permette al mosto di acquisire il suo vero carattere. Il cappello che si forma in superficie viene manualmente spinto verso il basso quattro volte il giorno e altrettanti sono i rimontaggi. Per aumentare infine l’ossigenazione del mosto è utilizzata anche la pratica del délestage.


Lunghi sono i tempi della macerazione, che si protrae oltre i 40 giorni, segue la fermentazione malolattica ed è poi tempo di affrontare il lungo periodo di maturazione – dai 12 ai 24 mesi a seconda della struttura del vino – in acciaio, in vasche di cemento, in tonneaux e barriques, legni nella gran parte già utilizzati in modo che le cessioni aromatiche siano contenute.

Tutte queste operazioni vengono effettuate sono l'attenta regia di Sean O’Callaghan che non è solo l'enologo dell'azienda ma una persona che, negli anni, ha rappresentato e garantito la continuità del progetto Riecine anche se, notizia dell’ultima ora, pare che lo stesso O’Callaghan stia in procinto di lasciare l’azienda per nuovi e futuri progetti . È un personaggio eclettico Sean già nei suoi dati anagrafici: nato in Sri Lanka, inglese di nazionalità, ha studiato Enologia e Viticoltura all’autorevole università di Geisenheim e fatto le sue prime esperienze di lavoro sempre in Germania. Arrivato in vacanza in Toscana nel 1991 non l’ha più abbandonata, “fatale” fu l’incontro con John e Palmina Dunkley che proprio in quell’estate cercavano un aiuto. Con il passare degli anni l’aiuto è diventato un tecnico di primo livello che ha permesso all’azienda di confermare la sua centralità nel mondo del vino italiano. Sean era a Riecine quando vi arrivò nel 1998 il nuovo proprietario, l’americano Gary Baumann, e nel 2012 quando l’azienda è stata acquisita da Svetlana Frank.  “Negli anni – dice Sean - ho imparato a conoscere le vigne di Riecine, a capire come si comportano e a prendermi cura di loro. Uso tutto i miei sensi quando faccio il vino. Cuore incluso”.

Sean O’Callaghan
Riecine produce quattro diverse interpretazioni di sangiovese le quali, durante una bellissima giornata romana, sono state presentate da tutto lo staff dell'azienda che oltre al già citato O’Callaghan comprende anche Alessandro Campatelli (General Manager) e Amandine Zeman (responsabile commerciale).


Il primo vino proposto è stato, ovviamente, il Rosé for Jasper 2015 (100% sangiovese) che, nelle intenzioni dell'ex enologo , dovrebbe rappresentare il vino più immediato e disinvolto della gamma vista la sua eccezionale facilità di beva caratterizzata da importanti ritorni di buccia d'uva e sale marino. Note tecnica: il rosé è ottenuto da un pressurage diretto, senza quasi nessuna macerazione, viene successivamente maturato in in cemento.


Il secondo vino degustato è stato il Chianti Classico "Riecine" 2014 (sangiovese 100%) che incanta sia per colore, uno trasparentissimo rosso rubino, sia per carattere ed ambizione visto che, nonostante l'annata certamente non facile, è un sangiovese sottilissimo, apparentemente effimero, che al sorso denota solidità e territorialità allo stato puro. Nota tecnica: il vino fermenta in contenitori aperti e affina per almeno 18 mesi in barriques non nuove, vasche di cemento non trattato e acciaio. Dell’annata 2014 sono state prodotte 40mila bordolesi.


Il terzo vino presentato è stato il Riecine di Riecine Igt 2012 (sangiovese 100%) le cui uve provengono dalla vigna storica dell’azienda le cui radici sprofondano all'interno di un terreno di calcare e roccia. Dal 2010, anno di proma produzione, rappresenta la vera essenza di Riecine che ritroviamo all'interno di un vino decisamente elegante e complesso che, a mio parere, strizza l'occhio ai grandi Premier Cru di Borgogna (provate a degustarlo alla cieca e ne vedrete delle belle). Note tecnica: l'uva raccolta e selezionata è lasciata in parte con i grappoli interi. Dopo la pigiatura viene fermentato in tini aperti e matura  per almeno 24 mesi in vecchie botti di legno. Dell’annata 2012 sono state prodotte 5.000 bottiglie.


La Gioa, quarto vino presentato, nasce nel 1982 con l'intento di dotare Riecine del suo Supertuscan che, anche in questo caso è solo sangiovese proveniente da vigneti dalle diverse caratteristiche morfologiche. L'annata 2012 si presenta variegata e complessa nei profumi dove ritrovo la ciliegia matura, il timo, la lavanda, la mineralità scura, il tabacco e la violetta appassita. Sorso generoso ed armonioso e dal finale lunghissimo. Chapeau! Nota tecnica: il vino matura per 36 mesi in barrique e tonneaux di cui il 60% di primo passaggio. Dell’annata 2012 sono state prodotte 5,000 bottiglie.

La Raia: l'agricoltura biodinamica al servizio del grande Gavi e della Barbera del Piemonte

Il Gavi o Cortese di Gavi, DOCG piemontese dal 1998, è sicuramente uno dei vini bianchi più importanti del nostro Paese tanto che in passato il Governo italiano lo offriva durante i pranzi ufficiali come ad esempio è accaduto per il G20 di San Pietroburgo.

Ottenuto esclusivamente da uve cortese, una varietà che ha un patrimonio che risale al 1600 anche se le prime testimonianze scritte su questa tipologia di uva le troviamo a partire da fini '800 quando il Conte Nuvolone, vicedirettore della Società Agraria di Torino, descrive il cortese in questo modo: "ha grappoli alquanto lunghetti, acini piuttosto grossi, quando è matura diviene gialla ed è buona da mangiare, fa buon vino, è abbondante e si conserva".

uva cortese

La zona di produzione si estende tra le colline dei comuni della provincia di Alessandria (Gavi, Bosio, Capriata d'Orba, Carrosio, Castelletto d'Orba, Francavilla Bisio, Novi Ligure, Parodi Ligure, San Cristiforo, Serravalle Scrivia) per cui, cartina geografica alla mano, si può facilmente comprendere come questo vino possieda  nel suo DNA una chiara impronta ligure visto che le vigne di cortese sono inserite all'interno di un microclima caratterizzato dalla costante presenza di brezze marine provenienti dal Golfo di Genova che, insinuandosi attraverso l'Appennino Ligure, donano a questo territorio un aria tersa e decisamente mediterranea.


Questo territorio, sospeso tra cielo e mare, non poteva non affascinare tanti nuovi investitori che, dopo la crisi degli anni '90 del Gavi, hanno cercato di dare nuovo lustro a questa storica denominazione attraverso progetti di rilancio di alto livello qualitativo. Nasce su questi basi il progetto La Raia, azienda di circa 180 ettari totali che Giorgio Rossi Cairo (fondatore di Value Partners) nel 2003 ha acquisito con l'obiettivo di valorizzare il suo potenziale anche attraverso l'ausilio dei principi dell'agricoltura biodinamica che hanno portato l'azienda già nel 2007 ad essere certificata Demeter.

i vigneti aziendali

I 42 ettari di vigneto de La Raia, piantati a cortese e barbera, possono pertanto godere di tecniche agricole assolutamente naturali che prevedono, ad esempio, sovescio tra i filari, uso del corno letame dinamizzato e stallatico per fertilizzare, assenza di pesticidi, modiche quantità di rame e di zolfo di cava, potatura che segue la fase discendente della luna e ripristino della rotazione dei terreni con il recupero di coltivazioni antiche come il farro monococco, il farro dicocco, il farro spelta e la segale.


La Raia produce tre tipologie di Gavi (Gavi DOCG, Gavi DOCG Riserva e Gavi DOCG Pisé) e due tipologie di Barbera (Piemonte DOC Barbera e Piemonte DOC Barbera Largé) che vengono vinificati all'interno di una cantina costruita seguendo i dettami di un’antica tecnica costruttiva naturale eco-sostenibile, quella del Pisé, che è ha portato alla realizzazione di un muro di 40 metri usando, grazie all'abilità dell’architetto austriaco Martin Rauchla terra proveniente dai lavori di sbancamento la quale, insieme ad altra presa dai campi circostanti, è stata dosata e mescolata per grana, colore e consistenza fornendo un risultato finale di altissima organicità.

la cantina in pisé
interno cantina

Recentemente ho degustato tre vini de La Raia.  Il primo è stato il Gavi DOCG 2015 le cui vigne di cortese, al cui età varia tra i 9 e i 25 anni, sono a corona intorno alla cantina. Il vino, che fa solo acciaio e viene messo in bottiglia dopo una affinamento sui lieviti di circa 3/4 mesi, ha un corredo aromatico molto diretto che ricorda la pera matura, i fiori bianchi e le erbe aromatiche. Al sorso si caratterizza per la sua "orizzontalità" ovvero per espandersi sul palato in maniera coinvolgente nonostante non sia un campione di persistenza e dinamicità. Ottima la beva.


L'altro vino degustato è stato il Gavi DOCG Riserva 2014 il cui vigneto, chiamato Madonnina, si trova trova su una collina che guarda a sud-est e ha viti di circa 60 anni. Dal punto di vista enologico questa Riserva si caratterizza per una fermentazione in acciaio inox a cui segue, una volta ottenuto il vino, un ulteriore travaso in vasca per circa sei mesi. Al termine di quest’affinamento il vino viene imbottigliato e prosegue l’affinamento per altri sei mesi in bottiglia prima di essere immesso sul mercato. Rispetto al Gavi 2015, questa Riserva si caratterizza per un quadro olfattivo maggiormente complesso che rimanda alla mela golden, agli agrumi canditi e alla nocciola anche se, a mio avviso, il tutto è ancora troppo compresso. Sorso energico, sapido e netto nella chiusura dotata di morbida persistenza. Ha ancora tanto tempo davanti a sé e l'evoluzione in bottiglia non potrà che dipanare una matassa che oggi è ancora troppo intricata per una giusta valutazione finale.


Chiudiamo la degustazione con il Piemonte Barbera DOC 2014 le cui vigne, di circa 15 anni di età, sono poggiate su terreno marnoso e calcareo e si estendono a circa 380 metri s.l.m. in posizione sud. Questo storico rosso piemontese, che a La Raia fermentano e affinano solo in acciaio, è stata una piacevolissima sorpresa per il sottoscritto il quale, senza avere particolari aspettative, ha invece scoperto che questa terra di grandi bianchi è particolarmente adatta anche a produrre Barbera di eccellente golosità e bevibilità. Consiglio spassionato: portate il vino a 14° e poi versatelo nel bicchiere. Tempo mezz'ora, a dire tanto, e cercherete un'altra bottiglia da aprire. 


Domaine Pinson Frères - Chablis Premier Cru Fourchaume 2010 è il Vino della Settimana di Garantito IGP

Di Angelo Peretti


In genere con lo Chablis faccio fatica ad andare d’accordo. 

Troppo crudo nella giovinezza, troppo burroso nell’età adulta. 

Che rogna trovare il momento giusto per berlo.

Però il Fourchaume 2010 del Domaine Pinson m’ha convinto. 

Uva, si sentiva l’uva scrocchiare sotto i denti. Nervosissimo e cristallino.


La guida I Vini d'Italia 2017 de L'Espresso è tutta nuova e vi anticipiamo i premi


La Guida I Vini d’Italia de L’Espresso, giunta alla sedicesima edizione, è stata affidata alle cure di Antonio Paolini e Andrea Grignaffini e, come lecito aspettarsi, è stata prevista una vera e propria rivoluzione editoriale visto che oggi la pubblicazione, non più generalisti ma selettiva,ha come focus TRE DISTINTE CLASSIFICHE, ordinate per valore, ma senza punteggio: i “100 vini da bere subito”, vini importanti ed eccellenti, che si possono stappare con piacere già dal giorno di uscita della Guida; i “100 vini da conservare”, cioè quelli destinati ad affinarsi e migliorare nel tempo; i “100 vini da comprare”, per l’ottimo rapporto tra la qualità intrinseca e il prezzo sul mercato.

Il nucleo centrale della Guida è poi dedicato ai migliori vini delle denominazioni più importanti (oltre 120) ordinate per regione, ognuna introdotta da una cartina che evidenzia le principali denominazioni di origine. Pronti a scorrere l'elenco?


I 100 vini da bere subito 1I 100 vini da bere subito 2I 100 vini da bere subito 3

I 100 vini da conservare 1I 100 vini da conservare 2I 100 vini da conservare 3

I 100 vini da comprare 1I 100 vini da comprare 2I 100 vini da comprare 3

I VINI D'ITALIA DE L'ESPRESSO 2017
Direttore: Enzo Vizzari
Curatori: Andrea Grignaffini e Antonio Paolini
336 pagine
Euro 18,00 in edicola e in libreria
Euro 7,99 in versione digitale in app disponibile per Iphone, Ipad e dispositivi Android

Monte Bernardi, il Chianti globale che parla locale - Garantito IGP

di Angelo Peretti

Allora, è andata così. Rientravo dalla Maremma e all’altezza di Siena ho deciso di regalarmi una sosta nel Chianti. Sapevo che sotto Radda, in località Lucarelli, c’era un’ottima trattoria, e siccome m’era venuta voglia di mangiare chiantigiano e di bere sangiovese, ho impostato il navigatore e mi ci sono diretto. Si chiama Le Panzanelle. Al tavolo ho chiesto un vino del 2014, perché chi ha lavorato bene in quell’annata così difficile ha fatto buoni vini, di quelli che piacciono a me, bevibilissimi, per niente muscolosi. Paolo m’ha consigliato il Chianti Classico di un produttore che non conoscevo, Monte Bernardi. L’ho assaggiato. “Prende un bicchiere?” m’ha chiesto. “Lasci la bottiglia”, ho risposto. Poi, a fine pranzo, m’ha anche suggerito di fare un salto in azienda. Ho domandato se fosse lontana, considerato che in etichetta – una bellissima etichetta vintage - sta scritto che è a Panzano. “Panzano è di là della siepe, siamo sul confine”, ha replicato lui. “La cantina è quella là”, ha aggiunto, indicandomi una casa sulla collina di fronte.


Passo al presente storico. Il tempo verbale, intendo. Dunque, vado, un paio di tornanti, una strada sulla sinistra. Arrivato.

Mi accoglie una giovane donna californiana. Apprendo che il proprietario, Michael Schmelzer, è americano di padre tedesco e che la campagna l’ha acquistata da un inglese di origine cipriota (era Stak Aivaliotis, grande nome della fotografia e della pubblicità) che aveva preso questo posto per farci un Supertuscan, “questo sogno degli anni Novanta”, come dice lei, e dunque aveva impiantato vitigni bordolesi dove c’era il sangiovese. Ora si sta pensando di rimettere il sangiovese dov’era, perché quella è terra di galestro, buona per il sangiovese. “Quando Michael è arrivato qui – mi racconta – si faceva solo questo vino, ma lui non voleva fare questo tipo di vino. Voleva che si esprimesse la terra. Voleva che il vino non si facesse in cantina, ma in vigna”. Insomma, ha vinto il Chianti, come territorio, come ambiente, come terroir.

Adesso sulla bottiglie c’è la certificazione bio, la conduzione è biodinamica. Dal 2004, il che vuol dire che di esperienza ce n’è già un bel po’. Dal sito, che è solo in inglese (già, siamo nel Chiantishire, del resto), apprendo inoltre che la proprietà è di una cinquantina di ettari, e di questi una decina hanno le vigne (altri quattro ettari di vigneto sono in affitto). Il novanta per cento è a sangiovese. Resta qualche po’ di uve internazionali per gli igt. Produzione totale intorno alle sessantamila bottiglie.


I vini, ora. Con una premessa. Se cercate il frutto, qui lo trovate, e non è mai sopra le righe. Se cercate la freschezza, qui la trovate, e garantisce longevità. Se cercate la territorialità chiantigiana, c’è anche quella, perfino sugli igt da taglio bordolese. L’unica obiezione è che mi pare che il legno – seppure non vanigliato, non coprente, non da falegnameria – comunque un po’ si avverta, e probabilmente è destinato a integrarsi meglio col tempo, ma se anche questo dettaglio fosse in futuro messo a punto ulteriormente, be’, gli applausi sarebbero ancora più convinti.

Chianti Classico Retromarcia 2014 Monte Bernardi
Dell’etichetta ho detto, da premio. Il vino è il motivo per cui sono andato a far visita alla cantina. Un modello di quel che si è potuto fare nel 2014 stando tanto attenti a selezionare le uve. Fruttino succoso, spezia minuta, una beva strepitosa.
(88/100)


Chianti Classico Riserva Monte Bernardi 2013 Monte Bernardi
Viene dalle vigne più vecchie, che hanno una quarantina d’anni. Al sangiovese si somma un briciolo di canaiolo. Ha un gran bel frutto, che schiocca sotto ai denti. Mi sembra ancora molto giovane. Va atteso.
(87/100)

Chanti Classico Riserva Sa’etta 2012 Monte Bernardi
Il vigneto del Sa’etta è proprio attaccato a casa, su un costone che riflette il calore del sole. Praticamente solo sangiovese. Ne viene un vino complesso, e la complessità esce lenta dal calice e man mano accelera. Giovanissimo.
(89/100)

Colli della Toscana Centrale Tzingarella 2014 Monte Bernardi
Ecco i tre vitigni bordolesi “migliorati” da un filo di autoctono colorino. M’è piaciuto questo strano rosso, che resta del tutto chiantigiano nello stile. Rusticamente improntato sul frutto macerato e sulla spezia. Goloso.
(88/100)

Colli della Toscana Centrale Tzingana 2012 Monte Bernardi
La nuova versione dell’originario Supertuscan. Solo uve bordolesi. Mi si dice che appena il nuovo vigneto dello Tzingarella avrà abbastanza anni, questo qui passerà a sangiovese. Tanto frutto, tannicità vibrante.
(85/100)