La magia della Mosella: Jos. Christoffel Jr., Erdener Treppchen Riesling Auslese***** 1975

Da uno dei migliori produttori della Mosella nasce questo riesling ha la forza di trasportarci in un quadro aromatico più campano che teutonico, dove la tavolozza di Christoffel jr ci regala lampi di marmellata all’arancia, cedro, scorza di mandarino, pompelmo candito, mela cotogna, frutta esotica matura, fiori di campo e tanta mineralità territoriale.
In bocca è tutto quello che vorremmo da un grande vino bianco e il riesling, in questo, conferma di non avere rivali soprattutto se pensiamo che questo vino ha (solo) 36 anni. Consigliato come grandissimo finale per una cena davvero speciale.

Sangiovese e Brunello di Montalcino...


E' Ezio Rivella il nuovo presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino; succede a Patrizio Cencioni. Astigiano, 77 anni, Rivella e' cavaliere del lavoro dal 1985 e, per anni, ha ricoperto il ruolo di vicepresidente di Villa Banfi Cellars e direttore generale di Villa Banfi. Oggi e' produttore a Montalcino dov'e' presidente dell'azienda Pian di Rota. Rivella e' stato anche presidente dell'Unione Italiana Vini, del Comitato Nazionale Vini Doc, dell'Unione Italiana ed Internazionale degli Enologi, nonche' Vicepresidente dell'Office International de la Vigne et du Vin di Parigi e Presidente della Confederazione Italiana della Vite e del Vino-Unione Italiana Vini.

Esistono vini sopravvalutati?

Avete mai pensato, dopo aver aperto la bottiglia dei vostri sogni, di aver buttato i vostri soldi? A me, ad esempio, è capitato moltissime volte e non solo in riferimento a vini costosissimi. Mi succede spesso quando degusto molti supertuscan da 30/40 euro che tutto mi danno tranne che emozioni.
Ma quand’è che un vino è sopravvalutato? Seguirei in questo caso due strade: vini che presentano un rapporto qualità\prezzo pessimo e vini che hanno ricevuto voti strabilianti e che al bicchiere mostrano tutta la loro debolezza.
E’ chiaro che in entrambe i casi stiamo di fronte a valutazione puramente soggettive visto che per il russo coi soldi spendere 500 euro per un Masseto potrebbe costituire un affare mentre per altri, invece, potrebbe essere un furto.
In termini di qualità prezzo la cosa migliore sarebbe quella di degustare vini della stessa tipologia alla cieca, dare loro un punteggio, e solo dopo scoprire quanto costa quello che si è bevuto.
In tal senso, e mi espongo, ritengo il Masseto un’etichetta sopravvalutata come rapporto q/p di fascia alta. Mi spiego meglio: è sicuramente un bel merlot, ottimo in certe annate come la 2001, però mai e poi mai spenderei certe cifre per comprare un vino che, in media, non regge un lungo invecchiamento (le annate ’90 sono per me tutte in fase di decadenza spinta). A questo punto, con la stessa spesa, mi compro qualche Bordeaux serio oppure viro la mia scelta su altri merlot come il Messorio che, nonostante tutto, ha un costo minore di almeno un terzo. Per non parlare del Montiano che, seppur piacione e costruito come molti dicono, nelle grandi annate come 1997 e 2001 potrebbe dare i resti a molti compagni blasonati con una spesa che non supera mai i 30 euro al ristorante.
Butto là un’altra provocazione. Romanée Conti per me è un vino sopravvalutato, parliamo sicuramente di una bevuta assimilabile ad un’esperienza mistica, però spendere 10.000 euro per un vino, seppur immenso e mitico, è troppo. Alla cieca un La Tache, tanto per rimanere in famiglia, potrebbe schiantarlo con un risparmio notevole sul portafoglio.
E i vini premiati dalle guide e, soprattutto, da Parker dove li mettiamo? 100/100 possono cambiare la vita del produttore e far schizzare in alto il prezzo di bottiglie che solo il critico americano ha giudicato di grande qualità e futuro. L’esempio classico italiano? Il Solaia 1997, miglior vino al mondo secondo Wine Spectator, che dopo aver ricevuto il premio è passato in enoteca dalle 80 mila lire alle 400 mila lire (oggi si vende a circa 250 euro di media). Bene, se lo aprite non troverete un cattivo vino, anzi, ma un prodotto che non vale quel prezzo, tanto meglio aprire un Solaia 1994 che costa meno della metà ed è un ancora emozionante. Finchè parliamo di Solaia, comunque, rimaniamo nella sfera dei prodotti premiati, sopravvalutati ma, nonostante tutto, buoni. Vi è mai capitato invece di aprire una bottiglia premiata e di “lavandinare” subito il contenuto perché inacettabile?

Io la risposta ce l’ho, tutti i vini valutati da Maroni con un IP sopra 90…..

Percorsi di Vino denuncia: il Wcc sfratta l'ultima vigna di Parma

Il cemento e l’uva, la città e la campagna. Non siamo in una favola di Esopo ma in via Budellungo, civico 37. E’ qui, su questa cerniera sottile fra centro e periferia sud-est, che l’azienda agricola Bernardi attende di sapere di che ‘morte’ morire. In ballo c’è la sopravvivenza della fattoria, cent’anni di storia e ultima vigna nel perimetro urbano, minacciata dal Welfare Community center voluto dal Comune. Il mega quartiere di servizi integrati rischia infatti di sfrattare l’azienda, 7 ettari di tralci e grappoli che dal 1920 producono Lambrusco, Malvasia, Chiaretto, Fortana. Così sembrano dire le carte dei progettisti, che destinano i terreni della fattoria all’edificazione del Wcc. “Ma finora l’Amministrazione cittadina non ci ha comunicato nulla di ufficiale – dice Ermete Bernardi, classe ‘26, il titolare – le uniche notizie le abbiamo avute dai giornali”. E’ l’aspetto che più infastidisce il coltivatore: la mancanza di dialogo con il Comune. “Speriamo che prima dell’arrivo delle ruspe qualche responsabile si faccia vivo” alza le spalle, occhi malinconici e sorriso buono.

Diverso il trattamento riservato alla fattoria dalla Provincia, che nei giorni scorsi ha consegnato un attestato a Bernardi “per l’impegno profuso nella salvaguardia della biodiversità agraria – sta scritto su una pergamena – e nella realizzazione della viticoltura parmense”. Il riconoscimento è firmato da Tiberio Rabboni, assessore regionale all’Agricoltura e da Pier Luigi Ferrari, vicepresidente della Provincia. Piazzale della Pace premia l’azienda, il Comune vorrebbe invece cacciarla.

“Silenzio sul nostro destino” - Basta guardare le carte del piano per sospettarlo. I terreni dell’azienda potrebbero essere ‘mangiati’ dai nuovi edifici del Wcc, una cittadella da 550mila metri quadrati e 100milioni di euro (di cui 60 sborsati da privati).”Come faremo a mandare avanti la nostra produzione – domanda intanto Anna Bernardi, figlia di Ermete – una realtà che produce utili per due famiglie e per quattro dipendenti stagionali?” Mistero. “Hanno fatto tutto senza avvisarci” ripete Anna. L’aspetto più paradossale, per la donna, è “l’idea del Comune di edificare all’interno del Welfare community center fattorie e luoghi destinati alla valorizzazione dell’ambiente”. Per farlo, infatti, i costruttori dovrebbero tirare giù un’azienda agricola già esistente.

Ma Ermete Bernardi non demorde. Dice che la sua fattoria ne ha viste di tutti i colori. Incendi dolosi, trombe d’aria, la guerra. Fino a due anni fa allevava anche “le bestie”. Vacche soprattutto. Poi ha deciso di lasciar perdere, di dedicarsi solo al vino. “Negli anni abbiamo superato tante difficoltà – sorride – possibile che stavolta debba finire tutto?”. E’ pronto a trattare il coltivatore, a sedersi intorno a un tavolo con il Comune. Ma per dialogare serve essere in due. E finora nessun interlocutore s’è fatto vivo. Il calendario dei lavori per il Wcc, intanto, promette già per il 2011 la consegna dei primi edifici. I tempi sono strettissimi. Ancora poco, poi la moderna favola di Esopo potrebbe finire con l’ultimo vignaiolo che s’inchina a sua maestà il cemento.
Fonte: La Repubblica. Articolo di Marco Severo.


Forza Ermete siamo tutti con te!!

Dai Campi di Fonterenza nasce il Brunello di Montalcino delle gemelle Padovani

Fonterenza è un altro dei luoghi incantati che possiamo trovare girando nei pressi di Montalcino. Il suo nome richiama la purezza dell’acqua dalla cui fonte gli abitanti di Sant’Angelo in Colle hanno sempre bevuto in maniera abbondante. Quest’acqua sicuramente avrà rifocillato i tanti arieti, o birri in vernacolo locale, che fino a poche decine di anni fa erano allevati nella tenuta e che la gente del posto considerava così strambi che, qualcuno, in paese, ricorda un modo di dire di qui: “matto come un birro di Fonterenza”.
L’azienda agricola Campi di Fonterenza oggi ha le sembianze di due sorelle gemelle, Margherita e Francesca Padovani, le “gemelle di Milano” come dicono da queste parti, due ragazze che, sebbene cresciute nel capoluogo lombardo, hanno passato fin da bambine ogni estate ed ogni momento libero in questo angolo di paradiso acquisito dai genitori negli anni ’70.
La “pazzia di Forterenza”, assieme alla crescente voglia di passare più tempo tra la Terra, ha colpito inizialmente solo Margherita che, stabilitasi a Montalcino nel 1997, ha iniziato a valorizzare gli oliveti, imparando dai vecchi esperti i segreti della cura degli olivi, a cominciare dalle potature. Due anni dopo è stata raggiunta dalla sorella Francesca. Due gemelle non si separano mai.

La passione per il vino è nata piantando personalmente la prima vigna, nel 1999, in un appezzamento di terra circondato per tre quarti da un bosco
di lecci, querce, corbezzoli e ginepri, che sul quarto lato si apre sul paesaggio della val d’Orcia. Attualmente l’azienda può vantare circa 2,5 ha di vigneto in produzione tutto coltivato con i metodi della biodinamica.
La cantina, situata al podere e ricavata da ex stalle e granai, è divisa in spazio di vinificazione ed affinamento. In fermentazione, per il Brunello, il Rosso di Montalcino e il Lupo di Fonterenza (un IGT 100% Cabernet Sauvignon), vengono utilizzati dei tini-botte troncoconici in legno o serbatoi in legno da 5hl.
Nessun controllo della temperatura e solo utilizzo di lieviti selvaggi. L’utilizzo della solforosa è in discussione in azienda, per il momento l’obiettivo è quello di diminuire il più possibile la sua presenza che ad oggi viene utilizzata in fermentazione ed imbottigliamento.

Per l’affinamento si utilizzano a seconda della tipologia, tini-botte (18hl-38hl), botti (23hl), tonneaux, e barriques (ambiente condizionato).


Il Brunello di Montalcino 2005, la seconda annata prodotta, è inaspettatamente e schiettamente agreste, le gemelle Padovani non trasmettono al Sangiovese Grosso nulla di effimero, già al naso possiamo percepire il lato rustico del loro carattere che, ormai, è lontano dalla visioni cittadine della Milano da bere.
Ruotando il bicchiere si percepiscono evidenti le note di catrame e gomma, arricchiti da sensazioni di sottobosco umido, bacche selvatiche nere, humus, carrube. Davvero un profilo olfattivo scuro e terrestre. Al gusto deflagra per vigore e carattere, il tannino è un pò rustico, scalpitante, coerenti col naso i ritorni frutta nera e catrame. Chiude lungo, sapido, impertinente. Un Brunello fatto da due terribili “maschiacce” del vino che consiglio di seguire anche nei prossimi anni. Ne vedremo delle belle!

Ubriacature vintage: Orson Welles e lo champagne Paul Masson

Un connubio fortunato quello che negli anni '70 legò Orson Welles alla casa vinicola Paul Masson: per l'azienda pioniera del vino californiano il regista e attore girò numerosi e celebri spot trasmessi dalla televisione americana. I rapporti però si interruppero negli anni '80 quando in un'intervista televisiva Welles dichiarò di non aver mai bevuto vino Paul Masson.
A dire la verità neanche io l'ho mai bevuto. E voi? Intanto che ci pensate gustatevi questo video dove vedrete un Orson Welles che non riesce a dire nemmeno una battuta.


Il giudizio di Wine Advocate sull'annata 2007 di Tignanello, Solaia e Guado al Tasso

Sono cominciati ad uscire i primi giudizi dell'annata 2007 in Toscana. In particolare, Antonio Galloni, referente italiano di Wine Advocate, ha commentato così i vini di Antinori:

I vini annata 2007 di Antinori si sono rivelati tra i più brillanti e mozzafiato che abbia mai assaggiato da questa “azienda-punto di riferimento”. Renzo Cotarella poteva tranquillamente dormire sui suoi allori: dopo tutto, ad oggi lui è già uno dei più acclamati enologi italiani. Invece, Cotarella continua a curare e migliorare la qualità dei suoi vini in modo significativo.

Ho degustato per la prima volta le annate 2007 di Tignanello e Solaia due anni fa, quando erano ancora vini separati in singoli lotti, ma già allora era evidente che sarebbero divenuti vini speciali. Assaggiare le varietà Sangiovese e Cabernet Sauvignon, provenienti dai vigneti di Tignanello e Solaia situati nel Chianti Classico, è stata un’esperienza indimenticabile per l’unicità di questi due grandi terroirs. In particolare il vigneto di Solaia è assolutamente uno dei migliori in Italia per personalità e carattere. Uno delle più grandi e recenti modifiche che la Marchesi Antinori ha fatto è stata la vinificazione separata dei vini Guado al Tasso, Tignanello e Solaia, iniziata a partire dall’annata 2004.
Nel 2007 Cotarella ha portato questo approccio anche più avanti, creando piccoli lotti di vinificazione che hanno consentito di avere una massima flessibilità fino alla creazione del blend finale assemblato per ogni vino. L’annata 2007 porta con sé un numero significativo di cambiamenti. La varietà Syrah è stato eliminata dalla composizione del Guado al Tasso a favore del Cabernet Franc, un’uva che dimostra di essersi eccezionalmente ben adattata alla costa toscana. Se l’annata 2007 è indicativa, Guado al Tasso sta acquisendo sempre più la personalità tipica dei vini provenienti dalla zona di Bordeaux. L’azienda sta anche gradualmente utilizzando tonneaux più grandi per le varietà internazionali e sempre meno legno nuovo sul Sangiovese.

L’annata 2007 di Guado al Tasso richiama fortemente Bolgheri. Aromi di erbe dolci, caffè, spezie e confettura di amarena si esprimono in un generoso e avvolgente insieme. C’è un meraviglioso senso di opulenza e di calore nei sentori di frutta con un finale armonioso e rotondo e note pulite e minerali, che lo arricchiscono in freschezza. Questo vino è semplicemente favoloso oggi, ma è ancora giovane, e il legno ha ancora bisogno di integrarsi. Ciononostante, non è possibile non ammirare il Guado al Tasso 2007. Guado al Tasso 2007 è composto da 65% di Cabernet Sauvignon, 25% Merlot e 10% Cabernet Franc. Le uve Cabernet Franc, particolarmente mature e utilizzate al posto delle uve Syrah per la prima volta nell’annata 2007, conferiscono al vino freschezza, una caratteristica che nelle precedenti annate mancava. 94/100
Maturità presunta: 2012-2014.

Il Tignanello 2007 è meravigliosamente maturo e seducente nei suoi aromi di amarena, fiori, spezie, tabacco, salvia, cedro, menta e minerali. Si tratta di un Tignanello opulento come mai prima d’ora, ma al tempo stesso, dotato di acidità e struttura, grazie al Sangiovese, che lo trattengono ancora dall’essere al top. La ricchezza del vino e il suo calore sono tali che in una degustazione alla cieca l’ho scambiato per un vino proveniente dalla Maremma! Le note fruttate, dense e muscolose, portano ad un finale impeccabile senza spigolosità e che chiude incredibilmente bene, con tannini morbidi. In poche parole, il 2007 è un’annata magnifica per il Tignanello. Il Tignanello 2007 è composto all’80% da Sangiovese, invecchiato in botti francesi nuove di rovere da 300 lt., 15% Cabernet Sauvignon e 5% di Cabernet Franc, entrambi affinati al 100% in barriques di rovere francesi. 95/100

Maturià presunta: 2012-2027.

Il Solaia 2007 riempie il palato con una composizione inebriante di amarene mature, susine, cassis, caffè e aromi dolci di rovere francese. C’è una nota esotica in Solaia che lo rende a mio parere irresistibile. A dispetto della sua ricchezza e maturità, il Solaia 2007 non è mai pesante, ma piuttosto impressiona per la sua straordinaria finezza ed equilibrio. Note minerali, di grafite e pietrisco contornano un lungo e seducente finale. Questo è un Solaia meraviglioso contraddistinto da questa annata e dal carattere del suo vigneto. Il Solaia 2007 è costituito da 75% di Cabernet Sauvignon, il 20% di Sangiovese e il 5% di Cabernet Franc, invecchiato al 100% in legno di rovere nuovo. 97/100

Maturità presunta: 2017-2027.

Fonte: Serena Storri - Brand Manager Antinori