Tre vini bianchi per la prossima estate!

So benissimo che è difficile trovarli in circolazione però, se vi capita di entrare in enoteca, buttate un occhio sullo scaffale del Friuli Venezia Giulia o della Francia, ne potrebbe valere davvero la pena. Quelli recensiti di seguito sono tre vini bianchi davvero interessanti e freschissimi nonostante l'età. L'estate, scimmiottando una canzone dei Righeira, non sta finendo.....

Volpe Pasini - Pinot Bianco Zuc di Volpe 1999: è stato tre bicchieri nel 2001 e, a posteriori, i degustatori del Gambero ci hanno visto lungo date che a distanza di qualche anno il vino si conferma in ottima forma con le sue note di mela appena matura, pesca, agrumi e una viscerale scia minerale che segna il territorio inesorabilmente. In bocca si conferma ampio, a tratti grasso, e di buona persistenza. Potenza del grande Pinot Bianco italiano.


Château Rayas - Châteauneuf-du-Pape - Blanc 1999: 50% Granache Blanc e 50% Clairette per un vino espresso fin da subito nel mio bicchiere con intense note di mela matura, miele, cedro e una montagna di pietre frantumate che ti teletrasportavano nel centro esatto del terroir di Châteauneuf-du-Pape. Bocca anch’essa grassa, imponente, un filo alcolica che, comunque, rimaneva elegante e di buon equilibrio e persistenza.


Maison Trimbach - Clos St. Hune 1997: all’inizio parte un pò monocorde, l’impronta olfattiva non si discostava da una nota di idrocarburo e gomma pane che a molti di noi non piaceva particolarmente. Col tempo, però, il vino si pulisce ed esce tutta l’anima di questo riesling, forse la migliore espressione di questo vitigno al di fuori dei confini tedeschi. Il Clos St. Hune, minuto dopo minuto, diventa dinamico, esce la frutta matura, la grande mineralità e tutta una ricchezza organolettica che solo chi sa aspettare può godersi appieno. Lungo il finale, sostenuto da una brillante freschezza e sapidità.



Il Villa Gemma, Gianni Masciarelli e la terra d'Abruzzo

Un lungo filo conduttore lega il 5 ottobre 2008 con il 17 maggio 2010: l’amore verso Gianni Masciarelli, un uomo di Abruzzo, un vignaiolo di terra e di sole che nella sua vita ha dato tanto al mondo del vino e, forse, ha raccolto troppo poco.
Marina Cvetic, sua figlia Miriam e Rocco Cipollone poco tempo fa a Roma hanno tenuto una piccola ma significativa verticale di Villa Gemma, una delle massime espressioni del Montepulciano d’Abruzzo assieme ad Emidio Pepe ed Edoardo Valentini.
Marina parla di suo marito
con tanto amore e rispetto, ci parla di Villa Gemma, una vigna unica, generosa, dove Gianni amava portare i figli raccontando loro dell’uva, della potatura, della vendemmia, un amore incondizionato verso una territorio che Marina non ha paura ha definirlo simile ad un giardino zen, dalle proprietà magiche e spesso terapeutiche per il corpo e per l’anima. Oggi il vigneto ha circa 16 anni, presenta una densità media di 9000 ceppi per ettaro e una produzione di circa 56/58 q/ha. Il risultato? Un Montepulciano concentrato come amava Masciarelli, impetuoso e profondo come la terra da cui nasce.

Il 1994 è frutto della vecchia vigna ormai espiantata ed è figlio di una bella annata. Al naso intenso, viscerale, gioca su note di frutta rossa matura, cioccolato al latte, fiori rossi macerati, dattero, fico, possiamo perderci tra le spezie dolci che vengono avvolte da una fresca balsamicità. In bocca è vivace, la frizzante acidità e un tannino maturo sostengono la struttura del vino che rimane di grande equilibrio. Nobile la scia sapida finale che diventa protagonista del nostro palato. Nella verticale proposta rimarrà un vino unico nel suo genere.

Il 1998 sembra un vino totalmente diverso rispetto al precedente, complice forse un’annata non al top noto all’olfattiva i caratteri della terziarizzazione, c’è poco frutto, gli aromi di cuoio e caffè sono netti, poi tutto è terra, spezie nere, radici, china, rabarbaro e una balsamicità meno netta ma più avvolgente della 1994. In bocca tornano le note olfattive, ci si accorge subito però la struttura è più esile del millesimo precedente, il vino ha meno amplificazione, meno progressione anche se rimane ampio ed emozionante. Finale meno sapido del precedente. Bella espressione di un’annata normale.


Il 1999 ci porta all’interno di un’altra dimensione aromatica, il vino sembra più crudo, diretto, nette in questo caso sono le sensazioni erbacee, minerali, percepisco anche un sottofondo selvatico e solo alla fine, sommessamente, esce la frutta rossa e un fresco floreale. Il palato ci conferma che l’uva non ha preso tantissimo sole, la sovramaturazione cara a Gianni Masciarelli ha dovuto per una volta cedere il passo a caratteri enologici meno gridati ma comunque eleganti. Un bicchiere per veri intenditori di Villa Gemma.

L’annata 2000, grandiosa, ha dato vita forse ad uno dei sogni reconditi di Gianni Masciarelli: produrre il Villa Gemma perfetto, l’archetipo del suo Montepulciano, potente, concentrato ma, al tempo stesso, di straordinaria eleganza gustativa. Nel mio bicchiere ho un vino grasso, imponente già alla visiva, che esprime tutta la sua complessità e la profondità al naso dove ritroviamo tutto ciò che abbiamo scoperto nei precedenti millesimi. Non avrei spazio per inserire tutti i descrittori aromatici. In bocca mi rendo conto ancora di più che sono davanti ad un monolite, nel vino tutto è perfettamente fuso, il tannino, di grandissima maturità, sembra diventare un elemento di morbidezza, l’equilibrio è supremo così come la progressione finale del vino, lenta ed inesorabile. Se amate il Montepulciano è vino da avere a qualunque costo.


Il
2001 sarebbe il miglior vino della serata se non fosse stato offuscato dalla precedente versione. Ha un naso che parte da nette sensazioni floreali, di violetta appassita, per poi aprirsi in tutta la gamma aromatica vista per il 2000 senza però avere la sua esplosività. Una sorta di vino scia che rappresenta un altro tassello verso una perfezione che, col passare del tempo nel vigneto e con la maggiore esperienza in cantina, si sta raggiungendo anno dopo anno. Bocca che rispetto al Villa Gemma 2000 è leggermente più morbida e con un tannino più levigato. Per il resto stessa progressione e persistenza.

Aprire il Villa Gemma 2005 rappresenta il consueto infanticidio che i degustatori perpetrano normalmente durante le verticali. Naso caldo ed avvolgente, ancora da interpretare nella sua chiusura giovanile che, comunque, lascia percepire una dolcezza di frutta e fiori rossi abbinata ad una bella scia balsamica. Al sorso è potente, esuberante ancora un po’ nell’alcol e nelle durezze anche se in bocca, alla fine, tutto magicamente prende il suo posto, un tetris che porta ad un profilo aromatico retrolfattivo che ci lascia intuire il grande futuro di questo vino. Da aspettare ma non troppo.

La domanda del fine settimana è....

Ma in guida ci si entra per merito oppure per marketing?

Non è una domanda polemica, lo giuro, nel corso della mia vita enologica ho sempre pensato che, nel bene o nel male, all'interno di una guida sul vino, che sia edita da Slow Food o Gambero Rosso o L'Espresso, le aziende e i relativi vini recensiti siano inseriti perchè ritenuti meritevoli da entità terze al produttore. In altre parole: se tu azienda sei in guida è perchè non me lo hai chiesto espressamente ma perchè qualcuno si è preso la responsabilità di metterti. Banale vero? La risposta è: per molti ma non per tutti.
Già perchè girovagando nella rete mi sono imbattuto in un sito internet all'interno del quale campeggiava la seguente scritta: "
Come introdurre la propria azienda nell'annuario dei migliori vini italiani 2011". La curiosità aumenta insieme al mio stupore. Clicco sul banner e leggo quanto segue:

MODALITA’ PER L’INSERIMENTO NELL’ANNUARIO DEI MIGLIORI VINI ITALIANI 2011

L’inserimento nell’Annuario è garantito a tutte le Aziende che invieranno i vini in degustazione, senza discriminazione di punteggio.

All’Azienda diamo l’opportunità di scegliere il tipo di visibilità che vorrà riservare alla promozione dei propri prodotti sull’Annuario, attraverso due opzioni:

OPZIONE 1
- PAGINA PERSONALIZZATA con riproduzione a colori del marchio e dell’etichetta del Miglior Vino.
• pagina aziendale dedicata contenente (vedi facsimile opzione 1) :
Logo-marchio, Storia
Indirizzi, Recapiti, Info su visita e vendita
Valutazione e pubblicazione di tutti i vini campionati
Evidenziazione del miglior vino
Etichetta miglior vino
Sensazioni di Luca Maroni sul miglior vino
Informazioni sul miglior vino
Impressioni del produttore sul miglior vino
Indici qualitativi medi
Commento conclusivo di Luca Maroni sul complesso della produzione

• 1 copia dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani 2011
• 1 abbonamento annuale a The Taster of Wine, 4 numeri
• Inserimento dell’azienda e degli assaggi sul portale www.lucamaroni.com
• Inserimento dell’azienda e degli assaggi sulla versione in lingua inglese dell’Annuario
• Diritto all’offerta di partecipazione a tutti gli eventi nazionali ed internazionali organizzati da Lm (Sensofwine - Roma, Washington, New York e Monaco di Baviera).


Il costo per la prima opzione - PAGINA PERSONALIZZATA è di Euro 190,00 + IVA.

OPZIONE 2 - INSERIMENTO NELL’ELENCO REGIONALE (senza pagina personalizzata)
In questo caso l’azienda verrà inserita in un elenco regionale.
Verranno pubblicati il recapito e gli indirizzi, il nome e il punteggio di ogni vino degustato (vedi facsimile opzione 2).

L’opzione 2 prevede anche:
• Inserimento dell’azienda e degli assaggi sul portale www.lucamaroni.com
• Diritto all’offerta di partecipazione a tutti gli eventi nazionali ed internazionali organizzati da Lm
(Sensofwine - Roma, Washington, New York e Monaco di Baviera).
La seconda opzione è gratuita.
Tutto chiaro? Per entrare in guida basta mandare i campioni del vino. Poi se produci una ciofeca non fa nulla, sei comunque nell'annuario dei Migliori Vini Italiani 2011!! A voi giudicare l'autorevolezza della guida. Ah, l'annuario è quello curato dal seguente signore:

Lo spumante metodo classico di Sergio Mottura

Il tempo è di quelli infami, non ho ancora fatto il cambio di stagione e la mia macchina pompa calore a più non posso. E’ Maggio, siamo al 15 Maggio e in Italia non smette di piovere e far freddo, le campagne attorno a Civitella d’Agliano e la Valle del Tevere sono ancora strette ad un letargo invernale che non sembra finire mai.
Nonostante questo, nonostante la stagione viticola sia già in parte compromessa, Giuseppe Mottura ci accoglie con un sorriso grande come la Tana dell’Istrice, un’antica residenza del ‘500 che ora ospita il suo agriturismo e la sua bellissima cantina.
E’ la più bella che sin d’ora ho visto nel Lazio, sicuramente una delle più suggestive in Italia, un dedalo di cunicolo scavati nel tufo vivo dove tutto è storia, tradizione, lavoro, fatica e….vino.
Negli angoli semi bui della cantina si scorgono le barrique, nuove e usate, che Mottura utilizza per l’affinamento dei suoi vini, tra le tante scorgo anche quelle “mitiche” acquistate da Luis Latour, negociant della Borgogna a cui deve il nome uno dei vini di punta dell’azienda: il Latour a Civitella.
Sergio Mottura non è solo grechetto ma, ve lo anticipo, anche grande spumante metodo classico i cui segreti sono gelosamente contenuti nei meandri oscuri della sua cantina, tra pupitre piene zeppe di bottiglie in attesa della loro dose quotidiana di remuage manuale e bottiglie impolverate dal tempo che aspettano il momento giusto per essere golosamente bevute.
Lo ammetto, in quel momento, tra quei vicoli nel tufo, non ero a Civitella d’Agliano, a pochi passi da casa mia, ma ero proiettato virtualmente Francia., tra la muffa dei muri respiravo a pieni polmoni tocchi di Bordeaux, Borgogna e Champagne.
Saliamo i gradini con un po’ di nostalgia e ci introduciamo nella bella sala di degustazione dove ci aspettano i trepidanti bicchieri. Hanno sete anche loro.
In controtendenza con la maggior parte degli articoli apparsi su internet e carta stampata, sul mio blog, per questa volta, non parlerò del loro splendido grechetto, tanto lo sappiamo tutti quanto è buono il Poggio alla Costa o il Latour a Civitella.
Le seguenti righe le vorrei dedicare ad un altro pezzo di storia dei Mottura, quello spumante metodo classico che ho visto produrre con i miei occhi, la cui idea in azienda ha preso forma nei primi anni ’80 contro la volontà di tutto e tutti, anni difficili, anni in cui era più facile fare il “frascatello” color carta da dare in pasto agli osti di tutta Roma.
Lo spumante Mottura è 100% chardonnay proveniente dal vigneto “S.Martino”, un impianto datato 1979 la cui coltivazione, come tutte le altre del resto, segue le regole biologiche: solo concimi organici e prevenzione delle malattie crittogamiche con rame e zolfo. Nessun insetticida. Cinque anni sui lieviti e, dopo la sboccatura, due mesi di bottiglia danno vita ad un prodotto davvero unico nel Lazio, un metodo classico che nulla deve invidiare alle bollicine trentine e della Franciacorta.

Il millesimo 2005, l’ultimo nato, ha un perlage finissimo, persistente, l’olfatto ricorda la scorza di agrume, la mela cotogna, la pesca, il pane della Tuscia Viterbese. Stessa rispondenza al sorso, ampio, profondo e per nulla banale.
Giuseppe sparisce un attimo e torna con un’altra bottiglia di spumante, non mi fa vedere l’annata, è una sorpresa e, comunque, potrei scoprirla da solo (dice lui). Il tappo all’apertura tradisce i suoi anni, non pare più un fungo ma un proiettile conficcato nel collo della bottiglia. Il perlage è ancora fine, di buona persistenza.
Metto il naso, sono consapevole che sto odorando un pezzo di storia, riconosco facilmente l’agrume candito, la cotognata, il sapido minerale, poi escono le arachidi, tocchi di camomilla. Non ha grandissima complessità olfattiva, non lo paragonerei ad uno champagne di pari annata ma è ugualmente emozionante.
In bocca non tradisce, direi che migliora decisamente con una spina acida davvero importante che tiene su tutta la struttura del vino che al palato sa tanto di sassi e frutta gialla matura. Bella progressione finale.
E’ un 1992. Una delle poche perle laziali nascoste. Chapeau!

Arriva l'etichetta del vino per i non vedenti

Proprio ora è uscito questo articolo dell'Espresso Food& Wine a cura di Eleonora Cozzella. Lo vorrei condividere con voi perchè mi sembra un primo passo importante.

Un'etichetta scritta in braille per gli amanti di Bacco che non possono leggere. Ora, grazie all'iniziativa dell'azienda Italo Cescon Storia e Vini di Roncadelle di Ormelle, in provincia di Treviso, anche i non vedenti avranno accesso alle indicazioni sulle caratteristiche del vino che stanno assaggiando. Nel Veneto è il primo esempio di produttori che danno ai non vedenti la possibilità di "leggere una bottiglia di vino".

L'idea è stata messa in pratica in collaborazione con l'Unione italiana Ciechi (il cui commissario straordinario UIC Treviso, Mario Girardi, ha seguito passo passo il progetto durante lo studio e la Realizzazione) e le cantine di Italo Cescon saranno aperte il 22 maggio per una degustazione dimostrativa.

"Adesso anche i ciechi potranno leggere le informazioni di una bottiglia di vino" ha detto Cescon. Un progetto molto importante e sentito, tanto che, come spiega il produttore, hanno scelto di iniziare questo percorso dalla linea di vini più prestigiosa dell'azienda vitivinicola: "I Cru". Proprio per enfatizzare l'importanza del progetto. La visita guidata dell'azienda inizierà con una passeggiata in mezzo al vigneto per poi continuare con un giro della cantina per spiegare tutto il processo di vinificazione e affinamento. Poi la visita alla barricaia e la zona di imbottigliamento e stoccaggio. Per concludersi, naturalmente, con una degustazione guidata dall'enologo di Svejo (Veneto igt Manzoni Bianco), Mejo (Veneto igt Sauvignon), Chieto (Veneto igt Merlot - Cabernet Sauvignon) e Rabià (Piave doc Raboso Riserva), che presenterà, per l'occasione, in anteprima, il nuovo packaging.

Le colline del Prosecco e la tutela Unesco

Leggendo questo articolo sul Corriere della Sera di ieri mi è venuto in mente una cosa: se le colline del Prosecco mirano a diventare patrimonio Unesco, con tutto il rispetto, perchè allora non estendere la proposta alle colline di Montalcino oppure alla Valpolicella? Potrei andare avanti con un milioni di bellissimi posti in Italia che nessuno si caga a livello politico. Si vede, in questo caso, che Giancarlo Galan aspira a prendere il posto di Zaia. Che ne pensate? Intanto date una letta qua sotto!

Le colline del Prosecco si presentano con l’abito delle feste per la candidatura a patrimonio dell’umanità dell’Unesco: oltre seimila ettari di vigneti iscritti all’albo di denominazione Docg, che hanno prodotto nel 2009 più di 60 milioni di bottiglie, per un valore di 380 milioni di euro. A proporre la candidatura è stato ieri il ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto per 15 anni, che ben conosce le colline della Marca, e del Coneglianese in particolare. «È uno dei paesaggi rurali più significativi d’Europa - ha dichiarato il ministro -. Si tratta di un’ulteriore occasione per far conoscere al mondo la bellezza di un territorio che già conta cinque siti patrimonio dell’umanità». È passato meno di un anno dall’ingresso delle Dolomiti, perla del Veneto, fra i siti dell’Unesco. E ieri le colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene hanno brindato alla futura nomination.

La notizia della candidatura infatti, girata all’Unesco dal ministro Galan, è giunta nel bel mezzo del festival del Prosecco superiore di Valdobbiadene e Conegl
iano «Vino in Villa», ospitato nel castello di San salvatore a Susegana: non poteva esserci momento più adatto. E non ha sorpreso per niente gli addetti ai lavori: «Da tre anni abbiamo avviato un percorso rivolto a questo obiettivo - ha commentato il direttore del consorzio di tutela del prosecco Giancarlo Vettorello -. Ci imbarchiamo in un percorso lungo e impegnativo che dovrebbe portare questo territorio, terra di vino vitale e spumeggiante, in un’area vitivinicola protetta dall’Unesco, al pari di altri grandi territori del vino come la valle del Porto in Francia». Le pregiate bollicine Docg continuano ad essere uno dei prodotti trevigiani più ricercati sul mercato, sia nazionale che internazionale. Neanche la crisi ha messo in dubbio il loro valore, e la produzione nel 2009 ha registrato addirittura un segno più, con ben 8 punti percentuali di aumento rispetto all’anno precedente, un terzo della quale volato al di là dei confini.

Nel corso della mattinata in Villa, il presidente del consorzio Franco Adami aveva peraltro rimarcato come la Docg assegnata poco più di un anno fa avesse cementato l’identità del Prosecco con il territorio, portando valore aggiunto ad entrambi, aumentando la considerazione del prosecco delle colline trevigiane sui 40 mercati esteri di esportazione. «Il 2010 - ha detto Adami - si apre all’insegna della ripresa e con le scorte in diminuzione». Aggiunge Etile Carpenè, presidente della storica azienda: «Questa proposta di riconoscimento è per noi una grande festa».


Fonte: Corriere della Sera

Qualche sorso di Spumante TRENTODOC, il metodo classico che sa di montagna


Pisoni Trento Doc Riserva 2005: da una famiglia di grandi distillatori non ci si aspetta un prodotto di questa qualità. Ottenuto dalle uve Chardonnay e Pinot nero, lo spumante ha un naso molto pulito, giovanile, si apre su note fresche di mela e agrumi per terminare la sua parabola olfattiva su cenni di tostato e frutta secca. Bocca di grande tensione, il pinot nero offre struttura mentre lo chardonnay dona la giusta morbidezza gustativa. Ottima la persistenza finale.

Cantina d’Isera Trento Doc Riserva 200
5: piccola grande realtà cooperativa trentina che ha compiuto nel 2007 i suoi “primi” cento anni. 100% chardonnay maturato sui lieviti per oltre 38 mesi, questo spumante ha un naso maturo, di mela cotogna, frutta tropicale appassita, lievito di birra. In bocca è pulito, nitido, con buona corrispondenza al naso anche se la persistenza finale non fa impazzire.

Vetrari Trento Doc Riserva 2005
: Frutto del terroir della Vallagarina, questo spumante è ottenuto Pinot Nero (in prevalenza) e Chardonnay con una permanenza sui lieviti di almeno 36 mesi. Al naso è di bella complessità, odora di biscotto, lievito, frutta gialla, crema pasticcera, nocciola, erbe alpine. Al palato è pieno, rotondo, tornano le note cremose e la vena fruttata. Ottima persistenza.

Zeni Roberto Trento Doc Riserva Maso Nero 2004: Roberto Zeni produce questo spumante con la passione di un artigiano, nella sua azienda i numeri si fanno col teroldego e il metodo classico per il vignaiolo rappresenta solo uno sfizio, un prodotto che anzittutto deve piacere a lui, il miglior cliente di se stesso. Fresco, elegante, armonico, questo spumante ha un naso dolce, di croissant, crema alla vaniglia, frutta dolce, spezie orientali. In bocca non si siede, c’è tanta freschezza e progressione. Ottima persistenza. Sboccato nel 2009.

Maso Martis Trento Doc Riserva 2004
: chardonnay e pinot nero opportunamente spumantizzati danno vita ad un prodotto di grande personalità ed intensità che offre sentori di fiori gialli, vaniglia e agrumi canditi. Al palato colpisce la grande vena acida del vino derivante da un terreno prettamente calcareo. Di grande futuro.

Abate Nero Trento Doc Riserva 2004
: Chardonnay, pinot nero e pinot bianco sono gli ingredienti principali di questo spumante che, anno dopo anno, mi piace sempre di più. Perlage sottile e persistnte, al naso è ricco, pulito, intenso, con le sue note di mela, confettura di albicocche, miele millefiori, pane sfornato. Bocca di grande freschezza e fragranza, ha un finale morbido, equilibrato e di fine persistenza.

Metius Trento Doc Riserva 2004
: Perlage fine e persistente per questo spumante dalla componente aromatica matura e di grande classe. Si percepiscono le note di mela golden, frutta tropicale, caffè, erbe aromatiche alpine. Al sorso ha nerbo e struttura, tornano le note tostate, quasi cremose, che preludono ad una persistenza molto lunga e di grande finezza. Il Metius è 60% chardonnay e 40% pinot nero.

Balter Trento Doc Riserva 2003
: un finissimo perlage dorato e di grande vivacità prelude ad un quadro aromatico di grande complessità: aromi di agrumi canditi, cioccolato bianco, vaniglia, miele, fiori alpini. In bocca è cremoso, di grande polpa, nonostante sia un 2003 non si sente alcuna nota sovramatura. Chiusura elegante dai toni di mela golden e di soffusa mineralità. Da bere e ribere.