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Sotto l'albero di Natale dei wine lovers c'è una vigna di Garganega!


Se siete a corto di idee in fatto di regali per il prossimo Natale, ecco un dono insolito da fare, o da farsi, a chi ama la natura e il buon vino: “adottare una vigna”, o più, nelle terre del Soave.

L'iniziativa, lanciata dalla Strada del vino Soave per promuovere il territorio, un giardino vitato di 6mila e 600 ettari disseminato di pievi, palazzi e castelli, consente di “adottare” un minimo di 50 viti di Garganega al costo di 100 euro all'anno. In cambio, il “viticoltore adottivo” avrà diritto a ricevere 12 bottiglie di vino Soave Doc all'anno, bottiglie che, a richiesta, potranno essere personalizzate nell'etichetta.

Fonte: immaginidinatale.it
Al di là di poter gustare un ottimo bianco, la verde adozione darà soprattutto l'opportunità al vignaiolo a distanza di visitare la “propria vigna” in ogni stagione, previo accordi con la Strada e il produttore socio che ha reso disponibile l'adozione nel proprio vigneto. L'adozione della vigna diventerà così un buon motivo per trascorrere un fine settimana nelle colline del Soave, magari per aiutare a potare, vendemmiare e per seguire in cantina l'evoluzione del proprio vino, fino al ritiro delle sospirate bottiglie.
Per aderire al progetto “Adotta una Garganega” basta contattare la Strada del vino Soave, www.stradadelvinosoave.comassociazione@stradadelvinosoave.com, telefono 045.7681407

Vecchie annate? No, grazie!


Interessante l'indagine realizzata da WineNews.it che ha tastato il polso delle vendite delle vecchie annate di vino all'interno delle principali enoteche italiane.
Secondo la ricerca gli italiani  continuano a preferire vini non più vecchi di cinque, massimo dieci anni.

“In Italia, c’è ancora grande confusione - spiega Francesco Trimani della famosa enoteca di Roma - su questo tema. Si confondono i vini da asta, i vini maturi, le vecchie annate e i vini da collezione. Noi abbiamo da qualche tempo cominciato a sperimentare la vendita di vini maturi da bere, non necessariamente dai prezzi stellari. Se, per esempio, affianchiamo ad un Chianti Classico 2006 o 2007, le annate oggi in commercio, sei o sette annate precedenti, il consumatore sembra gradire questo tipo di possibilità e comincia anche a comprare millesimi più vecchi”.
 
Le vecchie annate sono un prodotto che trattiamo soltanto marginalmente - afferma Paola Longo dell’Enoteca Longo di Legnano (Milano) - e solamente nei casi in cui ci è richiesto espressamente per occasioni quali i compleanni”. 
Non ho notato - sottolinea Maurizio Cavalli dell’Enoteca Cavalli di Parma - un aumento recente di interesse né tanto meno un aumento di vendite di bottiglie di vecchie annate. La mia enoteca è specializzata in bollicine e su questa tipologia bottiglie di dieci, quindici anni si vendono piuttosto bene, ma si tratta di una tipologia particolare. Altra storia è se parliamo, per esempio di un Barolo di 30 anni. In questo caso - conclude Cavalli - le richieste sono decisamente minime”.
 
Mi sembra di notare piuttosto una tendenza contraria - afferma Nicola Picone, patron dell’Enoteca Picone di Palermo - un aumento cioè della richiesta di vini sempre più freschi, di facile beva e poco impegnativi. Insomma, le vecchie annate non sono propri prese in considerazione”. 
Anche per Roberto Canali dell’Enoteca Beresapere di Perugia la vendita di bottiglie di vecchie annate è “decisamente marginale e riservata soltanto a pochissimi intenditori”.
Il mercato dei vini costosi è in crisi - afferma Pio Daniele De Lorenzo dell’Enoteca Nuvola di Foggia - e, quindi, la richiesta di annate molto vecchie è debole se non quasi inesistente anche per vini come Barolo e Brunello. Se mai vengono ricercate vecchie annate di Amarone, ma, sostanzialmente, sono una quota di vendita del tutto marginale”. 


La vecchia annata, evidentemente, rappresenta, nel caso che non sia conservata in modo adeguato un rischio e, peraltro, un rischio molto spesso assai caro. E’ un po’ questa semplice constatazione che guida le parole di Giovanni Valentini dell’Enoteca Valentini che si trova nella Repubblica di San Marino: “non esiste una richiesta specifica verso le vecchie annate, ancora sentite come bottiglie “rischiose”. Solo per i compleanni qualcuno ci chiede una bottiglia di quaranta o trenta anni di età”. 

Non mi sembra - spiega Francesco Bonfio dell’Enoteca Piccolomini di Siena e presidente di Vinarius, l’associazione che raccoglie la maggioranza delle enoteche italiane - che ci sia una particolare attenzione per le vecchie annate. E’ un tipo di mercato che va un po’ al di fuori di quello delle enoteche. Si trova soprattutto su internet ed è animato da una ristretta elite. Continua, invece, la richiesta della bottiglia legata all’anno di nascita, ma è un fenomeno marginale”. 

Vecchie annate? Ce le chiedono soltanto per i compleanni - sbotta Gianni Sarais dell’Enoteca Le Cantine Isola di Milano - non vedo francamente un aumento di richiesta di vini di vecchie annate. Se mai aumenta la richiesta di prodotti di tre o cinque anni al massimo”. 


C'è sempre l’eccezione che conferma la regola: “sì le richieste di annate vecchie, parlo di vini anche di trenta anni, sono aumentate, di pari passo con l’aumento della competenza dei miei clienti. Soprattutto, sono i vini francesi a ricevere maggiori richieste. Ma - conclude Luca Ghiotto dell’Enoteca Soavino di Soave (Verona) - anche se in espansione, si tratta sempre di una richiesta che proviene da una nicchia”.

Ma, concludo io, se le annate vecchie non si vendono non sarà perchè, più dell'ignoranza dei clienti,  i prezzi di vendita di queste bottiglie sono alle stelle? 

Fonte: Winews.it

Decanter World Wine Awards 2010: vince il Soave di Fattori

 
E' un Soave il miglior vino bianco da monovitigno, vinificato in purezza, cento per cento garganega, al mondo secondo il Decanter World Wine Awards 2010, il piu' blasonato concorso enologico, organizzato dalla rivista inglese Decanter
Lo si legge in una nota della Soave, l'azienda della Fattori. "La purezza del monovitigno - dice la nota - ha quindi brillato tra le migliaia di campioni pervenuti al vaglio delle severe commissioni di assaggio: quasi 11.000 i vini giunti da tutto il mondo e tra questi il 'Soave Doc Motto Piane 2008' firmato da Antonio Fattori, che ha sbaragliato la concorrenza arrivando primo e regalando all'intera denominazione del Soave una nuova, grande occasione di prestigio". 

Etichetta
L'azienda Fattori , storica cantina nata nel 1888 a Terrossa, sulle colline ad est di Verona, di generazione in generazione trasmette l'arte di produrre vino con il giusto equilibrio tra il rispetto per la tradizione e l'innovazione. "Credo molto nelle potenzialita' della garganega - spiega Fattori - e da subito ho avuto il desiderio di creare e di sperimentare, cercando di fondere metodo scientifico ed innovazione con la tradizione delle nostre piu' antiche origini. Un impegno costante teso a ricercare vini piu' attraenti, piu' vibranti, con una soavita' di aromi e volume". 
 
Grappolo di garganega
 
Sempre a Londra ci sono stati altri produttori che hanno brillato per medaglie e menzioni. Al Decanter World Wine Award 2010 conquistano l'argento Villa Rasina Soave Classico 2009 Cantina di Soave, Rocca Sveva Soave Classico 2009 Cantina di Soave, Soave Classico 2008 Inama, Vigneti Foscarino Soave classico 2008 Inama; al medesimo concorso vincono il bronzo Monteleon Soave Classico 2009 Azienda Agricola Roncolato Antonio, Terre del monte forte - Soave Classico 2009 Cantina di Monteforte, Passo avanti - Soave Classico 2008 Cantina di Monteforte, Il Vicario - Soave Classico 2009 Cantina di Monteforte, Duca del Frassino Soave Classico 2009 Cantina di Soave, Sainsbury's Soave Colli Scaligeri 2008 Casa Vinicola Sartori, La Rocca Soave Classico 2007 Pieropan. 
"Questi numerosi riconoscimenti - spiega Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio del Soave - danno la meritata soddisfazione al costante impegno dei produttori del Soave ed evidenziano la bonta' delle scelte attuate dal Consorzio nella ricerca della qualita'. Tali esiti sottolineano come il Soave sia un vino particolarmente vocato all'export soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti dove, dopo un anno di intense attivita' promozionali, stiamo raccogliendo successi in termini commerciali e di premiazioni".
 
 

La Banca Solidale del vino: un sogno diventato realtà

Non facciamo gli ottimisti da quattro soldi, il terremoto in Abruzzo di un anno fa ha fatto e sta facendo ancora molti danni, sia materiali sia economici.


In questo anno molto personalità pubbliche e private si sono mosse per dare una mano ai residenti delle zone terremotate per permetter loro di rialzarsi nel più breve tempo possibile, per garantirgli un futuro, un’ancora di salvezza.

Una di queste persone è stata
Antonio Paolini, abruzzese e giornalista enogastronomico, che ha raccolto le grida d’aiuto di decine tra ristoratori e gestori di enoteche e wine bar che vorrebbero riaprire ma non possono, troppo il danno economico subito per via delle tante bottiglie rimaste sotto le macerie.
La sfida Paolini la lancia qualche mese fa chiedendo la solidarietà dei produttori di vino. L’idea è creare una banca solidale del vino. I produttori che aderiranno manderanno 12 bottiglie della loro azienda e un comitato di “saggi” (sommelier, rappresentanti dei commercianti e delle guide dei vini) le distribuirà in base ai bisogni degli esercenti locali.



Bene, il sogno è diventato realtà perché proprio ieri ho letto su vari giornali che sono state raccolte oltre 1700 bottiglie da tantissimi di produttori italiani di vino e due consorzi, il Soave ed il Sagrantino.


Il 7 luglio, alla presenza delle autorità aquilane, di una delegazione del Comune di Teramo, del comandante della Caserma, il generale Fabrizio Lisi, e di alcuni produttori, tra cui il presidente del Consorzio del Soave, Arturo Stocchetti, e la Confraternita del Sagrantino, prenderà il via l'organizzazione della distribuzione.

Paolini ce l’ha fatta, un’altra goccia nel mare si è aggiunta.

I Capitelli 2006 - Grande vino dolce di Roberto Anselmi

Roberto Anselmi è uno dei grandi produttori del comprensorio viticolo veronese (e non solo) e insieme a Pieropan è stato l'artefice del rilancio qualitativo della zona del Soave. Infatti, stanco della bassa qualità dei prodotti che provenivano dalla sua terra, nel 2000, contestando apertamente i disciplinari di produzione, decide di produrre tutti vini IGT abbandonando del tutto DOC e delle DOCG locali. Una ricerca dell'eccellenza con la massima autonomia che Roberto Anselmi ha perseguito attraverso l'adozione di vigne ad alta densità per ettaro (6000 piante per ettaro), selezione di cloni di garganega meno produttivi e più aromatici, cordone speronato permanente anche per l’allevamento della garganega, riduzione del numero di grappoli per pianta (tre o quattro al massimo), vinificazione curata nei dettagli, macerazione a freddo, fermentazione a bassa temperatura, lungo affinamento.
Una ricerca della massima qualità che ho potuto toccare con mano quando ho bevuto I Capitelli 2006, un vino dolce che mi ha conquistato sin da quando mi è stato versato nel bicchiere grazie alla sua elegante cremosità e al bellissimo colore a metà strada tra il dorato e l'ambra che vedo in certi gioielli. L'impatto olfattivo del vino non è assolutamente banale: emergono subito avvolgenti note eteree di iodio e di smalto dovute alla botrytis che ha attaccato parzialmente l'uva. Successivamente il bouquet aromatico si arricchisce e si amplia ed escono note di frutta candita ed anche frutta secca, fiori gialli, miele di tiglio, spezie dolci e una nota minerale finale dovuta al terreno tufaceo dove sono piantate le vigne aziendali.
In bocca il vino è dolce, morbido, con una bella vena acida che bilancia elegantemente il residuo zuccherino lasciando la bocca pulita. Tornano coerentemente al palato le sensazioni olfattive e il finale è di grande persistenza. Vino di grande struttura che se la potrebbe battere tranquillamente con i migliori botrizzati del mondo. Grande l'abbinamento con i formaggi erborinati ed il fois gras.

Il miglior vino da abbinare al sushi e al sashimi? E' il Soave DOC Vigneto La Capelina 2007 di Antonio Franchetto

Chissà se se lo aspettava il signor Antonio Franchetto che, dopo appena un anno di Soave, vede premiato il suo Soave DOC Vigneto La Capelina 2007 come miglior vino da sushi.
L'azienda è situata a Terrarossa e fino al 1982 rimane produttrice d’uva per delle cantine locali. Solo da poco tempo inizia l’avventura della vinificazione che completa un percorso iniziato tanto circa un secolo fa quando il signor Toni, cultore della vite, pianta un vero e proprio laboratorio vivaistico dove sperimenta le varie tipologie di barbatelle conosciute in quei tempi. Le antiche dall’Oro, Uliega, Delizia e molte altre.
Il fattore terroir è un valore decisamente determinante nella produzione di questo cru della Costa dei Basalti. Un vigneto dove emerge tutta la forza del basalto nero della Calvarina, questo antico ed enorme vulcano dell’Eocene che ha plasmato le terre orientali veronesi. Una piccola Pantelleria in terra veneta dove le vigne convivono con corbezzoli spontanei e iris blu naturali. Ginestre e capperi selvatici.Il Soave Vigneto La Capelina esprime una forza espressiva legata a intensità di profumi fruttati di agrumi e nuance tropicali calde. Speziature dolci e sensazioni balsamiche di mentuccia selvatica. Il tutto legato da una profonda percezione grafitica minerale tipica di queste terre. Il valore di freschezza e di sapidità è un pregio che lo contraddistingue tra i Soave.
Una Garganega d’effetto proveniente da viti mediamente di 40 – 50 anni coltivate con l’attenzione maniacale.
E il premio da dove nasce?? Ma è chiaro, da un altro, ennesimo, concorso, stavolta patrocinato dalla guida Vinibuoni d’Italia. Una commissione di esperti degustatori, ristoratori e chef giapponesi, ha decretato vittorioso il soave di Franchetto, tra una quarantina di campioni provenienti dalla denominazione, per le sue qualità di freschezza, sapidità e struttura aromatica olfattiva e la pulizia delle tonalità fruttate.
Una selezione che ha inserito il vino all’interno della prestigiosa catena di Ristoranti Giapponesi e Sushi Bar KIKI.
Ragazzi il consiglio ve l'ho dato, se fate una cena giapponese provate questo vino? E se poi non vi piace e pensate che i nostri esperti abbiano toppato? Ci facciamo tutti una carbonara...of course!

Soave La Rocca 2000 Pieropan: piccoli appunti di degustazione

L'Azienda Agricola Pieropan è diventata ormai un punto di riferimento per il mondo del vino internazionale.
E' stato il dottor Leonildo Pieropan a fondarla nel 1890 . I figli, Fausto e Gustavo, hanno continuato l'opera con infinita passione, ma è stato il nipote, di cui porta il nome, che con l'entusiasmo dei
suoi giovani anni ha rivoluzionato l'azienda.
Leonildo e Teresita Pieropan la conducono con la passione e la competenza dei veri vignaioli amanti del loro mestiere e sono universalmente considerati gli interpreti migliori della loro zona, Soave, tra le più vocate d'Italia. Il legame con il territorio soavese, il rispetto delle tradizioni e della cultura del luogo sono tutt'uno con la storia della famiglia Pieropan e anche la ragione profonda che anima tutte le attività aziendali. Così come l'idea della centralità del vigneto che Leonildo concepisce di fondamentale importanza per raggiungere il vertice qualitativo dei prodotti. Ecco allora l'acquisizione, nel corso del tempo, di prestigiosi cru di collina, tra cui Pigno, Palestrello, La Santa, e l'aumento di superficie dei fondi di famiglia Calvarino e La Rocca, gli innovativi sistemi di coltura , la ricerca e la salvaguardia dei vitigni in via di estinzione, la valorizzazione ostinata della garganega, le potature corte, il diradamento, l'utilizzo convinto delle concimazioni esclusivamente organiche.
A ciò si accompagnano i caratteristici spazi per l'appassimento dell'uva per il vino Recioto ed una cantina che è un piccolo grande gioiello: moderna ed assieme sintesi felice della sapienza delle passate generazioni. Concreto simbolo di questo amore per il passato è la sede dell'Azienda PIEROPAN, l'antico Palazzo Pullici, perfettamente ristrutturato, la cui origine risale addirittura al 1460 e che ha ospitato fra le sue mura uno scrittore e poeta quale Ippolito Nievo, negli anni della sua infanzia. Il Soave La Rocca proviene dall'omonimo vigneto che si trova a ridosso del Castello Scaligero di Soave, dalla cui Rocca appunto prende il nome. Il terreno è di origine “eocenica”, ricco di microelementi con struttura calcarea, in parte argillosa. Il vino è prodotto esclusivamente con garganega raccolta in fase di surmaturazione per ottenere maggior volume estrattivo e fatto maturare per un anno in botti di legno di rovere.

Il Soave La Rocca 2000 si presenta nel bicchiere con un bellissimo giallo dorato ed esprime da subito al naso con fresche note agrumate di pompelmo e cedro seguite a breve distanza da sensazioni di miele, pane tostato e qualche accenno minerale. Al palato è rotondo, pieno, con una grande vena acida, segno di una vitalità, che gli regala tanta freschezza e sapidità. Chiude molto persistente su ricordi di miele e note tostate. Un grande "bianco" italiano.

Spero di trovare in giro annate precedenti per verificare di persona, se ce ne fosse ancora....., la tenuta nel tempo di questo vino. Alla prossima degustazione...