I Fabbri - Chianti Classico Lamole 2010

La bottiglia era là, poggiata all'interno della mia cantinetta climatizzata che ogni tanto mi ricordo di rimettere in ordine visto che il via vai di vino al suo interno è paragonabile all'andirivieni della metro di Tokyo in ora di punta.

Non so come ma riesco a sfilare questo Chianti Classico senza creare danni. La prima cosa che colpisce è la sua etichetta d'antan che, se non ricordo male, Susanna Grassi mi disse essere la copia fedele di quella degli anni '20 del secolo scorso, periodo in cui il suo bisnonno Olinto cominciava a commercializzare vini imbottigliati e regolarmente etichettati.


Ricordo perfettamente quando mi è stata donata la bottiglia: era giusto un anno fa e, con la mia EnoRoma, avevo organizzato una splendida verticale dei Chianti Classico de I Fabbri (clicca QUI per rileggere articolo). 

Da allora ho custodito gelosamente questa bottiglia non per il suo valore economico, davvero esiguo se proporzionato alla qualità, ma per capire come questo sangiovese in purezza potesse evolvere nel corso del tempo dopo che, circa 365 giorni prima, l'avevo trovato già in splendida forma. Sono curioso, magari maniacale, ma la passione è anche questa!

E' una sonnacchiosa domenica di febbraio e a pranzo io e Stefy decidiamo che è giunto il momento di "tirare il collo" a questa 2010. Abbiamo voglia di Lamole ed immaginare di percorrere, stavolta con la fantasia, quei paesaggi boschivi del Chianti Classico che ti portano a quota 600 metri attraverso strade fatate dove, probabilmente, è più facile incontrare famiglie di gnomi che vignaioli.

Il vino nel bicchiere, nonostante sei anni, è ancora di una veste rubino viva, splendente, ma ciò che sbalordisce sono i suoi profumi, tersi e luminosi, che richiamano l'iris e le erbe aromatiche per poi virare su toni di ginepro, ribes e avvolgenti note eteree.


Il sorso è una carezza data al mattino alla propria compagna, sono coccole che prendono la forma di tannini sinuosi e freschezze primaverili. Puro terroir di Lamole condensato nel bicchiere. Non si potrebbe chiedere altro a questo sangiovese grosso. 

Susanna continua su questa strada che siamo ancora avidi di emozioni.

Susanna Grassi

Posta un commento