La Sardegna di Dettori alla prova del tempo

Alessandro Dettori e la terra di Badde Nigolosu, un binomio indissolubile e viscerale perchè, lo scrive lo stesso Alessandro, senza quel territorio la loro attività vitivinicola non avrebbe un senso, non esisterebbe.

Siamo in Romangia, sulle colline di Sennori, dove regna l'alberello sardo che punta le sue radici all'interno di un terreno prettamente calcareo, bianco come la panna, che fa da sfondo, oltre che alla vite che lotta contro il maestrale, ad una vegetazione composta da oliveti, fichi d'India, fichi e macchia mediterranea. Nel cielo, falchi e poiane fanno da guardiani a questa Natura struggente, primordiale.

Alessandro fa parte di una famiglia di pastori agricoltori che, come scrive sempre Alessandro, hanno la necessità, da sempre, di consegnare in eredità alle generazioni future una terra fertile e sana. I Dettori, perciò, si considerano piccoli artigiani del Vino il cui frutto, l'uva, viene lavorata naturalmente per creare vini di territorio e non prodotti che piacciono al mercato. Vivono le loro Terra in maniera profonda e consapevole tanto che la tecnica usata per capire quando vendemmiare è molto semplice: passeggiare tra i vigneti e “masticare” l’uva che, messa nelle cassette, viene portata in cantina dove viene lavorata immediatamente.

La Cantina è semplice, tradizionale, sarda e costruita totalmente interrata dopo anni di osservazione ed analisi che hanno permesso di individuare l’area da destinare alla vinificazione e quella per la maturazione in bottiglia. 

Badde Nigolosu
L’uva, selezionata manualmente, viene diraspata ma non pigiata e viene lasciata a macerare nei tini di cemento senza aggiunta alcuna di solforosa. La durata della macerazione dipende dalle caratteristiche del mosto. Può durare dai due ai venti giorni. La svinatura avviene sempre a mano per preservare la buccia. Il mosto prosegue il suo cammino nelle piccole vasche di cemento sino al suo imbottigliamento, di solito dopo due – tre anni. 
Non viene usato alcun prodotto di chimica di sintesi se non lo zolfo. Bellissime sono le retroetichette dei vini di Dettori che riportano tra gli ingredienti solo Uva e Zolfo.

Tutto ciò è ben conosciuto da noi appassionati di vino perchè Alessandro lo ripete ogni volta che lo si incontra alla fiere e perchè, da sempre, è scritto a chiare lettere sul sito dell'azienda. Quello che probabilmente Alessandro non sa, almeno fino in questo momento, è che un piccolo gruppo di romani si è riunito attorno ad un tavolo per valutare il rapporto dei suoi vini col tempo che passa.  Vediamo come è andata? Ma sì, vediamo!
Dettori Bianco 2007 (100% vermentino): giallo dorato, ti corrompe per la sua territorialità che evoca la macchia mediterranea, il miele sardo di asfodelo, il fieno disidratato e la frutta solare, calda, ma non marmellatosa. Al sorso esplode il tratto quasi tannico del vino ma, soprattutto, la grande sapidità del vino che, lo anticipo, rappresenta il tratto comune di tutti i vini di Dettori. Lunga persistenza salmastra che vale un tuffo nel mare cristallino della Sardegna. I 15,5° di alcol non pervenuti o, meglio, ben racchiusi nella struttura del vino.
Dettori Bianco 2006 (100% vermentino): rispetto al precedente il vino ha una veste cromatica meno intensa che prende la forma del giallo paglierino quasi scarico. Al naso il vermentino esplode con un connubio perfetto di olive nere, mela cotogna, anice stellato, timo. Al sorso il vino è un Freccia Rossa che corre in verticale donando freschezza e sapidità alla beva che rimane "tipica" e gradevolissima. Avrà ancora tanto futuro sto vino.

Foto: dobianchi.com
Dettori Bianco 2005 (100% vermentino): cromaticamente è il vino più evoluto col suo aspetto ambrato ma all'olfattiva riprende decisamente punti perchè sembra regalarti un viaggio all'interno di un bazar indiano con le sue note di spezie orientali che regalano una balsamicità inaspettata. Sorso scontroso, salino, politicamente scorretto e, forse per questo, di grande carattere e unicità.
Chimbanta 2003 (100% monica): nato per celebrare i 50 anni di Paolo Dettori, papà di Alessandro, è il prototipo di vino che ti aspetti da un territorio come la Sardegna: caldo, mediterraneo, strutturato e passionale. Per dirla come il mio amico Massimo Abbate, questo è un monica in purezza cazzuto adatto all'uomo che non deve chiedere mai.
Tenores 2003 (100% cannonau): già dalla veste cromatica, più simile a quella di un pinot nero di Borgogna che ad un Cannonau sardo, capisci che hai di fronte un vino diverso e, per questo straordinario. Lo pensi e, subito dopo, hai la conferma che nonostante i 17° di alcol questo è un vino senza peso in grado di volare e far volare. Più nordico che mediterraneo ti conquista con le note di rosa sotto spirito, frutti rossi di rovo, curcuma, coriandolo e freschissima balsamicità. La bocca sai che è imponente ma non te ne accorgi grazie alla sua vitale freschezza, alla sapidità dirompente e alla struttura tannica di nobile setosità. Persistenza iodata, indimenticabile.


Tuderi 2001 (100% cannonau): la seconda annata di questo cannonau di Badde Nigoluso regala una veste cromatica granato la cui territorialità dei profumi viene raccontata da note di lentisco, timo, rabarbaro, chinotto, amarene sotto spirito a cui seguono, col tempo, odori di torroncino e caffè tostato. Il grado alcolico del vino, sempre sopra i 16° è fortunatamente schiantato dalla debordante sapidità del vino che dona un vigoroso ma duraturo equilibrio. Finale di grande impatto mediterraneo.
Tuderi 2000 (100% cannonau): la prima annata di Tuderi di Dettori ricalca bene o male quanto percepito per la 2001 anche se alle note di chinotto, amarene sotto spirito e torroncino si sostituiscono quelle di tabacco da pipa, eucalipto e terra arsa al sole. Sorso ancora arrogante, sapido, sinuoso con finale accattivante e balsamico. 

Sono vini, quelli di Dettori, che potranno dire molto anche nei prossimi anni nonostante l'assenza di chimica. Qualcuno aveva detto il contrario?
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