Ritorno dalle vacanze con una certezza: la Manzanilla de "La Cigarrera"

Torno dopo venti giorni passati nelle calde terre spagnole dell’Andalusia. Un viaggio che mi ha permesso di conoscere vini interessanti, sicuramente fuori dalle rotte dei grandi mercati ma che, forse per questo, sono dotati di grande originalità e fascino.
Passando per Sanlúcar de Barrameda non potevo esimermi dal visitare “La Cigarrera”, una Bodegas storica di questo territorio che, per le sue caratteristiche pedoclimatiche (qua il fiume Guadalaquivir sfocia nell’Oceano Atlantico), da vita al Jerez (meglio conosciuto col termine inglese Sherry) di intrigante impronta salina.
“La Cigarrera” è una cantina fondata nel 1758 da Don José Colóm Darbo che, pian pianino, iniziò a comprare terreni in città per cominciare a produrre jerez. L’attività è andata sicuramente bene visto che oggi siamo alla nona generazione e, nonostante i suoi piccoli numeri, “La Cigarrera” rimane una realtà molto importante nel settore soprattutto perché tutto è rimasto a livelli artigianali e i vini, soprattutto la Manzanilla, rimangono di grande spessore qualitativo.
Jerez e Manzanilla, che rapporto c’è tra loro? Il Jerez è stato il primo vino della Spagna al quale fu conferita la Denominación de Origen (DO) la cui area è delimitata dai territori dei comuni di Jerez de la Frontera, Sanlúcar de Barrameda e El Puerto de Santa María. Le uve utilizzate per la produzione del Jerez sono tre e precisamente Palomino, Pedro Ximénez e Muscatel.
Il Jerez viene classificato secondo cinque stili specifici (per approfondimenti vedere qua)
  • Fino
  • Amontillado
  • Palo Cortado
  • Oloroso
  • Cream
  • Pedro Ximénez
E la Manzanilla dove è? In quale stile la possiamo ricondurre? Questa tipologia di vino fa parte della categoria Fino ma si diversifica dallo stesso perché, in qualche modo, entra in gioco in questo caso il concetto di “terror”. Infatti solo a Sanlúcar de Barrameda può essere prodotta la Manzanilla che, grazie allo sviluppo e alla protezione del flor, lo strato di lieviti superficiali che si sviluppa all’interno della botte sopra la superficie del vino, mantiene caratteristiche uniche ed inimitabili.
Durante la visita alla Bodegas, che costa circa 3 euro a persona, abbiamo visitato tutta la cantina colma di botti di rovere americano accatastate secondo il metodo soleras y criaderas e abbiamo degustato, alla fine del tour, parte dei loro vini.
Curioso come una scimmia non ho potuto non degustare la loro Manzanilla che ho trovato di un gradevole impatto olfattivo giocato su sensazioni di miele, fiori bianchi e melone. Al palato esce tutto il “terroir” di Sanlúcar de Barrameda visto che il palato diventa gradevolmente salino e ricco di spunti di frutta fresca estiva, mandorla e vaniglia (il legno purtroppo in un vino così giovane è difficile da debellare).
Passando per gli altri stili sono arrivato al capo opposto, al Pedro Ximénez, un vino prodotto al 100% da uva omonima e che trasmette intensi effluvi di prugna, caramello, uva passa, fichi secchi, chiodi di garafano, mallo di noce, ciliegia matura. Un gran vino dolce, certamente non indimenticabile in questa versione, ma che porta con se un finale interminabile e di grande carattere. Col cioccolato poi è il massimo!
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