Bollicine abissali!


Piero Lugano
, titolare dell'azienda vinicola Bisson di Chiavari ed ex insegnante di materie artistiche, da tempo studiava i ritrovamenti sottomarini di antichi galeoni contenenti vino, olio ed altri generi gastronomici che, dopo centinaia d'anni, si erano conservati in ottimo stato.

Lugano già sapeva quando, dal fondale della Cala degli Inglesi, baia incontaminata situata tra il faro di Portofino e la Cala dell'Oro, ha tirato su il primo dei dodici gabbioni contenenti 6.500 bottiglie del suo spumante denominato “Abissi – Riserva Marina di Portofino”, prodotto non in una semplice cantina ma ad profondità di 70 metri, con una temperatura costante di 15 gradi, in ambiente carente di luce: contesto che, assieme all'ottima
le bilanciamento di pressione garantito a simili profondità, favorisce il processo di spumantizzazione.

Lugano sapeva ma non poteva prevedere certo che da là
a qualche settimana tutti i suoi studi, i suoi sogni e le aspirazioni potessero concretizzarsi sul fondo del Mar Baltico. La notizia è di ieri: 30 bottiglie di champagne di 230 anni fa sono state scoperte sul fondo del Baltico. Secondo gli esperti, grazie alle ottime condizioni di conservazione, potrebbe trattarsi dello champagne ancora bevibile più invecchiato della storia.


Le trenta bottiglie, trovate da alcuni sub a una profondità di 55 metri farebbero parte di una spedizione effettuata da Re Luigi XVI allo zar russo Pietro il Grande. La scoperta è avvenuta durante un'immersione lo scorso 6 luglio al largo dell'isola finlandese di Aaland, a metà strada tra la Svezia e la Finlandia.
I sommozzatori hanno contattato inizialmente Moet & Chandon secondo cui però al 98% si tratta di Veuve Clicquot.

La data indicativa è stata dedotta dalla storia dello champagne francese: il Veuve Clicquot fu prodotto per la prima volta nel 1772, ma le prime bottiglie furono tenute a riposo per dieci anni prima di essere messe sul mercato. Perciò quelle sco
perte nel Baltico devono risalire agli anni che vanno dal 1782 al 1788-1789, quando, con lo scoppio della rivoluzione francese, si interruppe la produzione.


Ad assaggiare per primo il preziosissimo champagne è stata l'esperta finlandese, Ekka Gruessner Cromwell-Morgan. Il colore dello champagne è oro scuro con un aroma molto intenso, ha raccontato, «un forte retrogusto di tabacco, di grappa, di frutti bianchi, quercia».
Se dovesse essere confermata l'annata, il prezzo dello champagne potrebbe arrivare a centinaia di migliaia di euro.


Cromwell-Morgan ha spiegato che le bottiglie saranno messe all'asta: il prezzo di partenza per ognuna sarà di 53mila euro.

Vabbè, da profano mi accontenterò di degustare una bottiglia di Abissi made in Portofino. Chissà se Lugano ha ragione?!

Fonte: www.ilsole24ore.com

Gabrile Bonci, Dino De Bellis e......la Bestia





















Dino De Bellis e Gabriele Bonci non hanno bisogogno di molte presentazioni. A Roma sono considerati portatori sani di emozioni culinarie.

Cosa ci fanno insieme? Organizzeranno a Roma, il 20 Luglio, una cena speciale con la bestia.
Volete saperene di più? Ecco cosa mi hanno detto di scrivere.

Prendi una bestia enorme, macellala, falla frollare a dovere .
Aggiungi due pazzi che la cucinano in tutti i modi possibili e ne uscira fuori una serata speciale…..
menu a sorpresa, vino a sorpresa………il prezzo € 40,00

per info e prenotazioni info@incannucciata.com

0645424282

Ah, la bestia è una manzetta di 40 mesi e 500 Kg! Se volete saperne di più andate su Scatti di Gusto

Foto di Francesco Arena

Etichette d'autore: Chateau Mouton Rothschild

Château Mouton Rothschild, premier cru bordolese, è sicuramente uno dei vini più famosi al mondo non solo per la bontà del vino, ma anche perchè ogni annata del Mouton è caratterizzata da un'etichetta realizzata da un pittore contemporaneo che, generalmente, viene dedicata alle vigne, al vino oppure, occasionalmente, per celebrare eventi storici.

La prima etichetta d'autore è del 1924, quando il barone Philippe de Rothschild chiese a Jean Carlu di disegnarla per le bottiglie di quell'annata. Poi una lunga pausa, fino al 1945, quando per celebrare la pace, la seconda etichetta fu commissionata a Jean Oberle. Da lì un crescendo, con il coinvolgimento degli amici del barone tra cui Da, Mirò, Chagall, Picasso ed Andy Warhol.

Che ne dite di vederne qualcuna?


1945- La prima etichetta

1958 - Salvator Dalì

1969 - Joan Mirò

1970 - Marc Chagall

1973 - Pablo Picasso

1975 - Andy Warhol


Non finiscono qua le sorprese perchè etichette sono state create anche dal Principe Carlo, nel 2004, e da Lucian Freud, figlio del più famoso Sigmund.
Ovviamente tutti questi artisti vengono ricompensati con più casse di Château Mouton Rothschild.
Se volete vedere tutte le etichette fino ad ora prodotte questo è il sito:
http://www.theartistlabels.com/index.html

Parliamo di metalli pesanti nel vino?


Purtroppo le brutte notizie non sono finite.

Nel vino, così come in tantissimi altri alimenti, non dobbiamo fare i conti solo i pesticidi, i pericoli alla nostra salute giungono anche da un altro nemico invisibile: i metalli pesanti.

La notizia è del 2008 ma, nel frattempo, non credo che le cose siano migliorate, anzi.

Uno studio pubblicato dal Chemistry Central Journal e coordinato da Declan P. Naughton, ha voluto indigare sulle sostanze contenute nei comuni vini da tavola bianchi e rossi prodotti in 15 Paesi distribuiti tra Europa, Sudamerica e Medio Oriente, per ricavarne indicazioni sui loro livelli di contaminazione metallica.
La pericolosità di quest’ultima è stata valutata in base a un indice definito Target Hazard Quotient (THQ), originariamente messo a punto dall’Agenzia statunitense per la protezione ambientale allo scopo di stabilire i rischi per la salute comportati dai pesticidi.

Un valore del quoziente in questione che sia superiore a 1 rappresenta una minaccia alla salute, perciò i ricercatori sono rimasti sorpresi dalla constatazione che esso viene abbondantemente superato dai vini di 12 dei 15 Paesi presi in considerazione, con le virtuose eccezioni, per l’appunto, dell’Italia, del Brasile e dell’Argentina.

I principali metalli responsabili della contaminazione sono il vanadio, il rame e il manganese, seguiti dallo zinco, dal nichel, dal cromo e dal piombo.

La maglia nera dei vini che sanno di metallo va all’Ungheria e alla Repubblica Slovacca, dove il quoziente di rischio può superare il 350, ma non scherzano Paesi come la Francia, l’Austria, la Spagna, la Germania e il Portogallo, nei cui bicchieri nuotano ioni metallici in grado di proiettare le probabilità di una pesante bevuta oltre quota 100. Un po’ meno a rischio sono invece i vini prodotti in Grecia, Repubblica Ceca, Giordania, Macedonia e Serbia.


«In molti vini abbiamo riscontrato valori preoccupanti, senza differenze sostanziali fra i rossi e i bianchi», riferisce Naughton. «Un eccesso di metalli nella dieta viene associato a patologie come la malattia di Parkinson; inoltre, i metalli aumentano la probabilità di danno ossidativo, componente chiave delle malattie infiammatorie croniche e probabilmente di molte forme di tumore».

«I livelli di metalli dovrebbero essere segnalati nelle etichette», conclude Naughton.

Ohhhh e parliamo di etichetta allora, anzi, di retroetichetta!

Qualche blog si sta occupando in questi ultimi tempi di come dovrebbe essere quella del vino.
La mia versione somiglia molto a quella delle acque minerali, vorrei un’analisi delle caratteristiche chimiche e chimico-fisiche del vino che mi dica se e in che quantità sono presenti le seguenti sostanze:

Fungicidi
Diserbanti
Acaricidi
Regolatori di crescita
Insetticidi
Metalli pesanti


Questo sarebbe già un ottimo punto di partenza. Poi, come ha fatto il siciliano Bini, va benissimo inserire informazioni su eventuali prodotti aggiunti (lieviti, tannini, acidificanti, etc) o sulle pratiche di cantina (osmosi inversa, filtrazioni, etc,).

Etica e salute, spesso, vanno di pari passo.


Franco Ziliani, nonostante tutto, ci mancherai.


Vino al Vino, il blog di Franco Ziliani, ex Franco Tiratore, chiude o, almeno, è quello che scrive lo stesso autore nel suo sito internet.

Le motivazioni sono profonde, pensate forse da molto tempo, non è un ragazzino Franco.

Scrive testualmente che:"
Non avendo chiare le idee sulla mia vita, non posso fare finta di niente e continuare a condurre questo diario in pubblico come se nulla fosse ed è lo stesso senso del mandare avanti un blog, raccontando molto di me come ho fatto e non limitandomi a parlare di vino, ad essere profondamente messo in discussione, a rivelarsi, in fondo, privo di senso. Questo anche se scrivere è la mia ragione di vita, l’unica cosa che, forse, so fare decentemente".

Non conoscevo Franco Ziliani di persona, ci siamo scambiati a volte qualche mail, un anno fa, quando vinsi il Blog Cafè, non mi risparmiò delle frecciatine. Non è amato da tutti, molto lo criticano più o meno giustamente, a me non interessa, quello che conta è che una voce libera su internet cesserà di gridare, di raccontare il vino. E questo ci renderà tutti più poveri.
Nonostante tutto, caro Franco, ci mancherai.

Con stima

Andrea Petrini

Piccola panoramica sui vini dell'Etna

Non vorrei che sia l’ennesima moda dove tanti, troppi, si sono buttati dentro senza un minimo di cognizione, non vorrei che, come accadde col nero d’avola, alla fine qualcuno sputtani quei i pochi, i Pionieri del Nerello, che con tanto amore stanno rilanciando un territorio.

Siamo in Sicilia, l’Isola del Fuoco come la definì Dante riferendosi all’Etna, un ecosistema unico al mondo la cui storia inizia con una lunga e suggestiva vicenda geologica, durata forse 500 mila o 700 mila anni, che ha dato origine alla regione etnea ed al vulcano più alto d'Europa. Un'area interamente costruita dal vulcano che nei secoli ha eruttato quantità enormi di lava.


Con l'aiuto del tempo, l'azione dell'uomo ha tenacemente sovrapposto al paesaggio lavico un paesaggio agricolo tra i più ricchi dell'isola dove l’arte di coltivare e lavorare la vite ha origini ed usanze antiche: nella "Storia dei Vini d’Italia", pubblicata nel 1596, venivano ricordati i vini prodotti sui colli che circondano Catania la cui bontà veniva attribuita alle ceneri dell’Etna. Oggi, a rendere davvero grandi questi vini, concorrono alcuni fattori: i terreni di origine vulcanica, a volte ciottolosi e ghiaiosi, a volte sabbiosi o meglio cinerei , le grandi escursioni termiche, che arrivano anche a 25/30 gradi tra il giorno e la notte ed infine l’età delle viti.

Qui troviamo alcuni dei vigneti più vecchi coltivati in
Italia, addirittura più che centenari e ancora a piede franco. Anche se non mancano impianti a cordone speronato o a spalliera la forma di allevamento più usata, che è anche quella più tradizionale, è l’alberello arrampicato su tutto il monte con l'aiuto delle nere terrazze di pietra lavica, trova da secoli la sua ideale ambientazione.

L’areale dell’Etna Doc, prima denominazione di origine siciliana (1968), ha una forma semicircolare che si estende da nord a sud-ovest in una fascia che va da 450 a 1000 metri di altitudine sul livello del mare. La zona, suddivisa in contrade, ha il cuore vinicolo pulsante situato nei dintorni di Castiglione di Sicilia e Randazzo.


E’ in questi comuni che vengono allevati i tre vitigli autoctoni dell’Etna: il nerello mascalese e il nerello cappuccio per i rossi e il carricante per i bianchi.
Il primo di questi, concorrendo per l’80 – 100% alla produzione totale del vino rosso Etna Doc, è sicuramente il vitigno principe della zona e si presum
e sia originario della storica Contea di Mascali, un vastissimo territorio che, a partire da alcune donazioni normanne del XII° secolo e fino ai primi dell’‘800, comprendeva, oltre all’attuale comune di Mascali, parte dell’Acese, gran parte delle falde orientali e nord–orientali del Vulcano e persino molte plaghe del messinese.


Vitigno difficile il nerello, molti lo paragonano al nebbiolo per la maturazione tardiva (2ª decade d'ottobre) e al pinot nero per quanto riguarda la sensibilità all’annata e al terroir di appartenenza. Roba tosta, insomma, per vignaioli veri, eroici, gli stessi presenti la scorsa settimana all’AIS di Roma dove è andata in scena una interessante verticale di Vini dell’Etna, un’occasione per capire chi fa sul serio e chi, invece, sta là solo per moda.

Ricordate il discorso che ho fatto all’inizio, vero? Ecco qua
lche appunto di degustazione.

Vivera
Salisire 2008: 100% carricante da produzione biologica. E’ un vino che ti strega per grande mineralità, salinità e freschezza. Forse gli manca un po’ di struttura visto che nel finale di bocca cede troppo e non si allunga.

Passopisciaro – Passopisciaro 2007: 100% nerello mascalese. Olfatto molto coinvolgente, c’è un bouquet di fiori contornato da tanta frutta rossa croccante. Bocca un po’sfuggente, manca avvolgenza e persistenza. Per i miei gusti scivola via un po’ troppo.

Passopisciaro – Contrada Chiappemacine 2
008: 100% nerello mascalese da piante di oltre ottanta anni. Questo vino è figlio di una piccola Contrada sui 550 metri s.l.m., collocata tra strapiombi di pietra arenaria che la lava è appena arrivata a circondare. Diverso dal precedente, più complesso, profondo, lavico come dovrebbe essere un vino dell’Etna.


I Vigneri – Etna Rosso 2008: azienda interessantissima che produce un rosato davvero eccellente. In questa occasione ho degustato il loro rosso base da nerello mascalese e nerello cappuccio prodotto dai loro vigneti situati a varie altitudini. Naso inizialmente selvatico, poi escono le note dolci di fiori rossi, ciliegia, mora di rovo che, col tempo, si fondono ad un “amaro” dato da sensazioni di radici e pietra lavica. Bocca di discreta struttura e acidità. Un buona partenza che prelude a crescenti emozioni.


Biondi – Outis 2006: 100% nerello mascalese prodotto da vita di 40 anni di media. L’unico vino dell’Etna portato in degustazione con qualche anno sulle spalle. Vino di grande espressione territoriale, un vulcano all’interno del bicchiere visto che le sfumature aromatiche sono tutte di frutta rossa matura, catrame, cenere, polvere pirica, macchia mediterranea. In bocca è di grande equilibrio. Persistenza finale lunga giocata su ritorni di grafite. Questo è quello che mi aspetta da un vino dell’Etna.

Frank Cornelissen - MunJebel Rosso 2008:
ha bisogno di poche presentazioni questo belga trapiantato in Sicilia che, nel produrre il vino, impara dalla Natura. Questo vino è un assemblaggio di vari vigneti (contrade) e varie annate di nerello mascalese maturo e selezionato. E’ un vino diverso dagli altri, è chiaro fin da subito, e lo si nota da subito perché inizialmente, pur essendo giovane, è terziarizzato nelle sensazioni di cuoio, di fiori secchi appassiti, poi esce il terreno lavico e la ciliegia matura. Bocca spiazzante perché a tratti acerba, mi ricorda quando metto in bocca la buccia e i vinaccioli dell’uva. Deve essere così questo vino? Mah!

Tenuta di Fessina – Musmeci 2007
: prodotto in contrada Rovittello da uve nerello mascalese e nerello cappuccio di oltre 80 anni di età. I tre bicchieri verdi del Gambero Rosso e l’eccellenza della Guida ai vini de L’Espresso 2010 non posso essere un caso. All’olfattiva è ampio, fresco, disposto su sensazioni di viola appassita, geranio, frutta rossa croccante, humus, liquirizia, polvere di lava, rabarbaro. Bocca viva, tenace, di grande progressione e piacevolezza e persistenza. Il miglior vino della serata senza dubbio.


Degustato al volo anche il Quota 600 di Graci, sempre gradevolissimo, mentre la maglia nera della serata spetta a Cottanera col suo Barbazzale 2009 che aveva un naso dolcissimo da caramella Charms al lampone e una bocca sfuggente e contraddittoriamente amara. Bottiglia non in perfette condizioni?

Fonti:
http://www.vinisiciliani.it; http://www.winews.it; http://www.etnadoc.com; http://www.aislombardia.it; http://www.teatronaturale.it

Segui Percorsi di Vino!

Vuoi essere sempre aggiornato sui nuovi articoli Percorsi di Vino?

Nulla di più semplice? Diventa un lettore fisso cliccando sull'icona Segui con Google Friend Connect


oppure Abbonati, ovviamente gratis, e leggi le ultime novità in campo di vino utilizzando un semplice RSS Reader