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Mondial du Merlot: vincitori e vinti

Il Mondial du Merlot, concorso internazionale nato da un’idea di Alberto Rota e organizzato dalla ISICOM SA in collaborazione con VINEA i giorni 15 e 16 novembre nella magnifica cornice dell’hotel Villa Principe Leopoldo di Lugano, si è concluso con un grandissimo successo. Il concorso, patrocinato dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), dall’Union Suisse des OEnologues (USOE) e dall’Association Suisse des Sommeliers Professionnels (ASSP), ha visto la partecipazione di 24 nazioni con 278 vini, di cui il 62% provenienti dall’estero.

La giuria internazionale, composta da 20 esperti degustatori – professionisti del vino e enologi, sommeliers professionisti, giornalisti enogastronomici – ha assegnato 19 Medaglie d’Oro a Merlot provenienti da 7 nazioni e 70 Medaglie d’Argento da 16 diversi paesi. I Merlot svizzeri hanno conquistato undici Medaglie d’Oro (58%). La giuria ha anche attribuito 3 Medaglie d’Oro all’Italia e 1 rispettivamente ad Argentina, Australia, Austria, Francia e Stati Uniti.

Il titolo di miglior merlot del mondo (ed è tutto dire) è andato al merlot Hahn Estates 2006 dell'americana Hahn Family Wines.

E gli italiani?

Il migliori merlot d'Italia è il "La Macchia, Provincia di Pavia Rosso IGT, 2000" dell'Azienda Agricola Bellaria di Paolo Massone. Complimenti! Cercherò di degustare questo vino il prima possibile per verificare di persona se effettivamente siamo di fronte ad un grande merlot.

L'elenco di tutti i premi lo trovate qua: http://www.mondialdumerlot.com/default.asp

Soave La Rocca 2000 Pieropan: piccoli appunti di degustazione

L'Azienda Agricola Pieropan è diventata ormai un punto di riferimento per il mondo del vino internazionale.
E' stato il dottor Leonildo Pieropan a fondarla nel 1890 . I figli, Fausto e Gustavo, hanno continuato l'opera con infinita passione, ma è stato il nipote, di cui porta il nome, che con l'entusiasmo dei
suoi giovani anni ha rivoluzionato l'azienda.
Leonildo e Teresita Pieropan la conducono con la passione e la competenza dei veri vignaioli amanti del loro mestiere e sono universalmente considerati gli interpreti migliori della loro zona, Soave, tra le più vocate d'Italia. Il legame con il territorio soavese, il rispetto delle tradizioni e della cultura del luogo sono tutt'uno con la storia della famiglia Pieropan e anche la ragione profonda che anima tutte le attività aziendali. Così come l'idea della centralità del vigneto che Leonildo concepisce di fondamentale importanza per raggiungere il vertice qualitativo dei prodotti. Ecco allora l'acquisizione, nel corso del tempo, di prestigiosi cru di collina, tra cui Pigno, Palestrello, La Santa, e l'aumento di superficie dei fondi di famiglia Calvarino e La Rocca, gli innovativi sistemi di coltura , la ricerca e la salvaguardia dei vitigni in via di estinzione, la valorizzazione ostinata della garganega, le potature corte, il diradamento, l'utilizzo convinto delle concimazioni esclusivamente organiche.
A ciò si accompagnano i caratteristici spazi per l'appassimento dell'uva per il vino Recioto ed una cantina che è un piccolo grande gioiello: moderna ed assieme sintesi felice della sapienza delle passate generazioni. Concreto simbolo di questo amore per il passato è la sede dell'Azienda PIEROPAN, l'antico Palazzo Pullici, perfettamente ristrutturato, la cui origine risale addirittura al 1460 e che ha ospitato fra le sue mura uno scrittore e poeta quale Ippolito Nievo, negli anni della sua infanzia. Il Soave La Rocca proviene dall'omonimo vigneto che si trova a ridosso del Castello Scaligero di Soave, dalla cui Rocca appunto prende il nome. Il terreno è di origine “eocenica”, ricco di microelementi con struttura calcarea, in parte argillosa. Il vino è prodotto esclusivamente con garganega raccolta in fase di surmaturazione per ottenere maggior volume estrattivo e fatto maturare per un anno in botti di legno di rovere.

Il Soave La Rocca 2000 si presenta nel bicchiere con un bellissimo giallo dorato ed esprime da subito al naso con fresche note agrumate di pompelmo e cedro seguite a breve distanza da sensazioni di miele, pane tostato e qualche accenno minerale. Al palato è rotondo, pieno, con una grande vena acida, segno di una vitalità, che gli regala tanta freschezza e sapidità. Chiude molto persistente su ricordi di miele e note tostate. Un grande "bianco" italiano.

Spero di trovare in giro annate precedenti per verificare di persona, se ce ne fosse ancora....., la tenuta nel tempo di questo vino. Alla prossima degustazione...