Chianti Classico Collection 2024: vi racconto tutto sull'ultima annata in commercio tra aspettative e delusioni


Con un’edizione speciale che inaugura l’anno del centesimo anniversario del Consorzio più antico d’Italia, la Chianti Classico Collection 2024 si è conclusa da poco con numeri davvero significativi: 211 le aziende partecipanti, 773 i vini in degustazione, 2000 gli operatori di settore e 350 i rappresentanti della stampa nazionale ed internazionale accreditati, cui quest’anno si sono aggiunti anche 460 appassionati ai quali la manifestazione ha aperto le porte il 16 febbraio con l’obiettivo di presentare le nuove annate in commercio, ovvero la 2022 e la Riserva e Gran Selezione 2021.


Un Consorzio, quello del Gallo Nero, che con i suoi 100 anni “deve essere un esempio per tutte le altre realtà italiane” come ha commentato il Presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Mirco Carloni, ospite della manifestazione. 


Nel 1924, infatti, furono 33 lungimiranti viticoltori a decidere di crearlo: la loro visione fu quella di credere nell’unità di intenti, nella forza della collettività, di investire nell’aggregazione uscendo dalla miopia del singolo interesse privato, perché solo così si poteva gestire una produzione che potesse parlare di un intero territorio. A distanza di un secolo, i soci del Consorzio sono diventati 500, ma gli obiettivi che ci accomunano sono gli stessi del 1924. Proteggere il vino che nasce da un territorio altamente vocato e di rara bellezza e accompagnare i viticoltori nell’affrontare i mercati di tutto il mondo sotto l’insegna comune del Gallo Nero.

Giovanni Manetti

E’ il territorio che fa la differenza - ha dichiarato il Presidente Giovanni Manetti, nel corso del suo saluto alla stampa – ma fondamentale è anche il rapporto fra i fattori naturali e le persone, uomini e donne, che sono riusciti a mettere a frutto il dono offerto loro da madre natura. Questo è quel quid in più, l’intreccio magico fra natura e uomo, che ci permette di produrre vini unici al mondo. Quello che il grande Luigi Veronelli chiamava “l’anima del vino”. L’auspicio – ha concluso Manetti - è che i vini Chianti Classico possano esprimere sempre più territorio ma anche sempre più anima.”


Come sempre, ogni volta che partecipo ad una Anteprima, mi dedico, anche solo per questioni di tempo, a valutare l’ultima annata in commercio ovvero, come in questo caso, la (difficile) 2022. Già, infatti due anni fa, come riporta il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale della Regione Toscana*, il 2022 è stato l’anno più caldo con riferimento al periodo 1991-2020 (+ 1,3° sopra la media del periodo) caratterizzato sostanzialmente da un’estate calda e torrida, seconda solo alla 2003, e da una importante scarsità di piogge (-13%) con lunghe fasi siccitose (gennaio-marzo e maggio-luglio), interrotte da brevi parentesi eccezionalmente piovose (settembre, novembre e dicembre) che hanno messo ovviamente a dura prova lo sviluppo regolare dei ritmi vegetativi delle piante e la regolare maturazione, sia tecnologica che fenolica.


In Chianti Classico, pertanto, l'annata 2022 è stata tutto fuorché eccezionale, i vini da me degustati, con le eccezioni che andrò a segnalare successivamente, erano corretti, relativamente monocorde a livello aromatico dove ritroviamo tanta frutta rossa succosa, grado alcolico a volte fuori scala, e poco altro. Anche al gusto sono vini piacevoli ma manca quel guizzo di personalità e di lunghezza che potrebbe renderli altamente godibili. Volendo fare un paragone con le annate precedenti, questi 2022, mediamente, peccano di profondità e, consentitemi il termine, di tridimensionalità che avevo ritrovato spesso e volentieri nella 2019 che, ad oggi, rappresenta l’ultima grande annata in Chianti Classico.
Fortunatamente, non mancano Chianti Classico 2022 di grande godimento ed equilibrio, figli di territori di produzione più freschi grazie ad una altitudine media dei vigneti e\o di una loro esposizione che ha permesso alla vite di “salvarsi” dalle condizioni climatiche estreme dell’annata che, comunque, anche in queste zone, era difficilissima da gestire e i risultati nel bicchiere, purtroppo, lo hanno confermato.


Tra i 57 Chianti Classico 2022 presentati alla stampa, dato che conferma tutte le difficoltà esposte in precedenza, i territori o, meglio, le UGA dove ho trovato picchi di eccellenza sono state sicuramente Radda in Chianti e Lamole. Nel primo caso il Chianti Classico annata di Istine, prodotto dalla bravissima Angela Fronti, è quello che probabilmente mi è piaciuto maggiormente perché al frutto rosso croccante associa al palato leggiadria e sapidità rendendo il sorso scorrevolissimo ma al tempo stesso non rinunciando alla territorialità, Stessa cosa a Radda in Chianti, forse con meno impatto immediato, lo ha prodotto Michele Braganti di Monteraponi che ha presentato un Chianti Classico 2022 di equilibrio sopraffino nonostante una generosità palatale inconsueta figlia di una annata che anche a Radda si è fatta sentire.


Di Lamole, una delle UGA che amo di più, è stata presentato solo un 2022, quello di Castellinuzza e Piuca, che ha confermato come questo territorio, costellato da boschi, piante di iris e vigneti con quote superiore a 500 metri s.l.m., sia tra quelli più performanti quando si tratta di “gestire” il sangiovese durante le annate calde e siccitose. Il Chianti Classico di questa piccola azienda famigliare mi ha stregato per un profilo aromatico arioso di rara eleganza floreale e per un sorso agile e disteso che emoziona con la semplicità e la bellezza delle piccole cose.

Vigneti di Castellinuzza e Piuca

Gaiole, unica UGA del Chianti Classico il cui capoluogo non si trova in cima a un colle o a un crinale bensì al centro di una conca, subito ai piedi dei Monti del Chianti, è per questo motivo una delle zone più fresche dell’intera denominazione e da questo storico territorio arriva il Chianti Classico 2022 di Castello di Ama dalla veemente luminosità gusto-olfattiva pur mantenendo inalterata la sua spina dorsale di spiccata chiantigianità.


Da Gaiole in Chianti arriva anche l’ottimo Chianti Classico “base” di Riecine, forse meno rarefatto del solito, ma comunque elegantissimo, tenace, avvolgente e denso di sapore come si confà ai migliori sangiovese in purezza della denominazione. 


Least but not the last il Chianti Classico 2022 di Cigliano di Sopra, anche questo un sangiovese di razza che, in un territorio non facile con climi estremi come San Casciano, ha saputo mantenere carattere, integrità ed armonia di beva che solo chi conosce perfettamente la sua Terra può preservare ed esaltare nelle evidenti difficoltà. Bravi!

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