Contessa Entellina "Mille e una notte" 2003


Nomini Donnafugata e subito ti vengono in mente il sole e il mare della Sicilia.

Nomini "Mille e una notte" e subito ti viene in mente il territorio di Contessa Entellina, dove la natura, un microclima unico e il lavoro dell'uomo creano dei vini di ottima qualità. Qui ci sono le cantine e i vigneti cuore dell'azienda.

Il nome Donnafugata, letteralmente “donna in fuga”, fa riferimento alla storia della regina asburgica Maria Carolina, consorte di Ferdinando IV di Borbone, che ai primi dell’800 fuggì dalla corte di Napoli per l’arrivo delle truppe napoleoniche di Murat e si rifugiò in Sicilia, nel cuore del Belice. Fu lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel suo famoso romanzo Il Gattopardo, ad indicare con il nome di Donnafugata quei possedimenti di campagna del Principe di Salina ed in particolare il palazzo di Santa Margherita, luogo di alcune scene salienti del romanzo. Questa vicenda così legata al territorio in cui si trovano i vigneti di Donnafugata, ha ispirato l’effige della testa di donna con i capelli al vento che campeggia su ogni bottiglia e l’illustrazione dell’etichetta del Mille e una Notte.

Il Contessa Entellina "Mille e una notte", la cui prima annata prodotta risale al 1995, è un vino composto da nero d'avola al 90% mentre il restante 10% è un composto di altre varietà autoctone (il sito aziendale non chiarisce di quale uve si tratti anche se sarebbe doveroso per questione di trasparenza).
Potremmo dire che è un vino che esprime un territorio in quanto espressione dei principali vitigni siciliani di cui il nero d'avola, nel bene o nel male, rappresenta la massima espressione.

Non si sa quando i vigneti coltivati a nero d'avola siano “sbarcati” sull'Isola; il nome sembrerebbe derivare dall'erronea traduzione del dialetto siciliano “calaurisi”, risultante dall'unione delle parole “calea” - ovvero uva - e “aulisi”- di Avola, borgo della provincia di Siracusa. Un'ipotesi avanzata sul nome nero d'avola , rimanda all'accezione “cala-brese”, la cui origine sarebbe da contestualizzare in tempi molto remoti e da ricondurre a motivi commerciali. In passato, infatti, gli esportatori di vini siciliani in Francia trovavano più facile venderli come vini calabresi, giacché i vini prodotti in questa regione godevano di una maggiore notorietà. Ma già alla fine dell'800 i vini rossi da uve nero d'avola, provenienti dal territorio siracusano e, in particolare, da Pachino, erano divenuti molto richiesti e apprezzati dagli stessi commercianti Francesi, che li usavano per dare colore e corposità ai loro vini.
Ed è solo a partire dagli anni '70 del secolo scorso che inizia, finalmente, una seria sperimentazione su questo vitigno: condotta tanto da Istituti pubblici, quanto da aziende private, al fine di studiare e alla valorizzare questo vitigno essa è culminata nella nascita della pregiata bottiglia di vino Duca Enrico 1984.
Oggi la situazione è cambiata radicalmente: l'uva nero d'avola è ormai diffusa in tutta la Sicilia, con circa 12.000 ettari di terreno dedicati a questa varietà, sebbene il territorio d'origine, definito dalle località di Eloro, Pachino e Noto, in provincia di Siracusa, ne possegga le maggiori estensioni.

Torniamo al nostro Contessa Entellina "Mille e una notte" 2003. L'annata, secondo quanto riportato dal sito aziendale, è stata, rispetto alla 2002, molto più piovosa e questo fatto ha decisamente favorito la maturazione zuccherina e fenolica delle uve. Le buone temperature diurne, mitigate da quelle più fresche delle notti delle colline di Contessa Entellina, hanno dato vita ad una straordinaria eleganza. In cantina, terminata la malolattica, il vino è stato ripartito in barrique di rovere francese di 14 tipologie differenti. L’affinamento è stato caratterizzato, alla maniera bordolese, dalla sosta del vino sulle fecce nobili fino al primo travaso.

Alla vista il vino si presenta di un rosso rubino impenetrabile, profondo e passionale come i colori di questa regione fantastica.
Al naso veniamo subito avvolti da una piacevolissima nota di eucalipto seguita da classici sentori di frutta matura (mora in prevalenza). Alla seconda olfazione escono le note floreali di violetta seguite da un tocco lieve di chiodi di garofano e qualche accenno di vaniglia,segno di un legno non ancora ben assorbito.
In bocca si allagarga subito, con tannini che si mostrano vivi, non esemplari come finezza, ma che si fondo in pieno equilibrio con l'alcol. Vino di estrema freschezza grazie alla grande spalla acida che è la vera sorpresa di questo vino, una caratteristica che lo rende di piacevolissima beva. Finale di media lunghezza.

GIUDIZIO FINALE: sicuramente un vino ben fatto, da abbinare su carni rosse o sughi molto speziati, ma che dovrebbe costare meno dei suoi trenta/trentacinque euro allo scaffale. A quel prezzo la concorrenza è tanta, forse troppa ed impietosa........

Post a cura di Andrea Petrini e Stefano Barberini
L'immagine dell'etichetta del vino è stata presa dal sito donnafugata.it
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